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ESCHILO

Agamennone

Personaggi:
Scolta
Coro
Clitemnestra
Araldo
Agamennone
Cassandra
Egisto

Argomento:
Agamennone, prima di partire, aveva promesso a Clitemnestra che in caso di vittoria l'avrebbe avvertita con un segnale di fuoco. La scolta incaricata di aspettare il segnale ne da l'annuncio a tutti intonando un canto di giubilo. Agamennone arriva su un carro e mentre entra in casa con Clitemnestra, Cassandra, sua schiava, profetizza le imminenti tragedie.

Prologo:
Monologo della scolta che si lamenta per l'attesa di anni alla quale lo obbliga l'ordine ricevuto. Finalmente appare il segnale luminoso e la scolta, esultante, corre ad avvertire Clitemnestra.
La tragedia:
Il coro racconta l'antefatto, cioè la partenza di Agamennone per Troia, avvenuta dieci anni prima con una flotta di mille navi. Ricorda l'ostilità di Artemide (vari motivi di tale ostilità si ricavano dalla tradizione, la dea era stata offesa da Agamennone, oppure parteggiava per i Troiani). L'indovino Calcante aveva parlato dell'ira di Artemide ed aveva previsto l'esito della missione.
Qui il coro recita un famoso "inno a Zeus" che suole avviare a saggezza i mortali.
Il coro riprende quindi la narrazione. All'epoca della partenza la flotta era raccolta in Aulide ma i venti contrari le impedivano di riprendere il mare (così Eschilo mentre in altri autori il problema è costituito dalla bonaccia). Calcante pronunciò quindi la tragica rivelazione: per placare l'ira di Artemide sarebbe stato necessario il sacrificio di Ifigenia, figlia di Agamennone. Dopo grande tormento Agamennone decise di sacrificare la giovane per permettere il successo dell'impresa. Notoriamente Artemide intervenne impedendo il sacrificio. Mentre il coro conclude il proprio intervento albeggia e Clitemnestra esce dal palazzo.
Clitemnestra annuncia la vittoria degli Achei e, di fronte allo scetticismo del coro, spiega come il messaggio luminoso inviato da Agamennone e ripetuto durante la notte da numerose postazioni sia potuto giungere così rapidamente fino a lei. La regina immagina il disordine, i rumori e gli umori dei vincitori che si contrappongono alla disperazione dei vinti ed esprime l'auspicio che gli Achei non compiano atti sacrileghi.
Nel dialogo fra Clitemnestra ed il coro viene qui rievocata la vicenda di Paride ed Elena, vicenda che fu la prima causa della guerra.
L'adulterio, il rimpianto e lo sdegno di Menelao, assumono i cupi colori di un fato che ben presto coinvolgerà tutta la nazione achea. Poi il dolore, le molte morti, il sordo rancore che fra gli Achei si diffonde verso i due Atridi. E questo rancore, nelle parole del coro, pende minaccioso sul capo di Agamennone perché l'avere splendida gloria oltre misura è un rischio: viene scagliato il fulmine dagli occhi di Zeus.
Sopraggiunge l'araldo portatore della sospirata conferma. Le prime parole dell'araldo sono di benedizione alla sua terra finalmente ritrovata ed agli dei che hanno consentito il suo ritorno. Quindi l'araldo annuncia l'arrivo ormai imminente di Agamennone vincitore. Nell'attesa, dialogando con il coro, l'araldo rievoca la durezza, le sofferenze ed i pericoli dei dieci lunghi anni di guerra. Clitemnestra si rivolge all'araldo dichiarando la fedeltà che ha osservato durante l'assenza di Agamennone.
Ma l'araldo reca anche una notizia triste: si tratta della scomparsa della nave di Menelao durante la tempesta che ha sconvolto la flotta achea sulla via del ritorno. Mentre il coro discorre ancora degli eventi della guerra e del destino, sopraggiunge il carro di Agamennone. Salutato dal coro Agamennone a sua volta benedice la patria ritrovata e la casa. Ricorda brevemente che fra tutti i suoi compagni ebbe da Odisseo, ora disperso, il sostegno più leale.
Sopraggiunge Clitemnestra ed apre un lungo intervento con il ricordo dell'ansia e della solitudine durante i dieci anni di assenza di Agamennone, quindi accoglie lo sposo avvertendolo che il figlio Oreste si trova presso l'amico Strofio in Focide, dove ha voluto mandarlo per sottrarlo ai pericoli di un'eventuale sedizione. Quindi Clitemnestra insiste perché Agamennone entri nel palazzo camminando su un tappeto di porpora ma egli rifiuta quegli onori che giudica eccessivi, la donna insiste ed alla fine il re cede ed accetta di partecipare al rito.
Clitemnestra ordina a Cassandra, giunta al seguito di Agamennone come schiava, di entrare nel palazzo per unirsi agli altri schiavi. La invita a non essere superba e ad accettare la sua sorte che avrebbe anche potuto essere peggiore. Cassandra non risponde e rimane sul cocchio di Agamennone, tanto che Clitemnestra crede che non comprenda il greco. Alla fine la regina, adirata, rientra nel palazzo.
Rimasta sola, Cassandra prende a lamentarsi e ad invocare Apollo. La profetessa ha la visione degli orrendi fatti di sangue già avvenuti nel palazzo (Atreo, padre di Agamennone, aveva ucciso i figli del fratello Tieste e gliene aveva imbandite le carni). A questa visione del passato segue immediatamente quella dell'uccisione di Agamennone. Dialogando con il coro Cassandra descrive Clitemnestra che uccide Agamennone nel bagno, con la scure. Inoltre Cassandra prevede che presto sarà uccisa con la stessa arma.
Il coro esprime stupore e perplessità per l'oscuro linguaggio oracolare di Cassandra, ed ella ripete i presagi con maggiore chiarezza. Avverte anche che qualcuno ora esule (Oreste, figlio di Agamennone) giungerà per vendicare il re e mettere fine alle maledizioni della casa degli Atridi. Cassandra entra nel palazzo.
Dall'interno del palazzo si ode il grido di Agamennone colpito a morte. I coreuti (il consiglio degli anziani) discutono rapidamente fra loro sul da farsi, quindi decidono di intervenire per sorprendere il colpevole. Aperte le porte si scorgono i cadaveri di Agamennone e di Cassandra.
In piedi fra i cadaveri, Clitemnestra più che ammettere ostenta il suo omicidio con il quale dichiara di aver fatto giustizia sui crimini di Agamennone, troppo numerosi ed orrendi. Respinge sprezzantemente le accuse del coro e ribadisce di aver punito il marito per il sacrificio di Ifigenia e per i suoi adulteri. Infatti insieme ad Agamennone ha ucciso la più recente delle sue amanti, Cassandra. Il coro continua ad accusare Clitemnestra, e questa sostiene le proprie ragioni fin quando non entra in scena Egisto.
Egisto, figlio di Tieste, esulta per la morte di Agamennone che dichiara di aver personalmente tramato ed organizzato, il suo odio per il cugino risale alla vicenda di Atreo e Tieste. Egisto, ancora neonato, era stato esiliato da Argo insieme al padre e agli altri fratelli.
Egisto dimostra di non temere il giudizio degli anziani e di non tenerli in alcun conto, li definisce infatti "l'ultimo ordine di rematori", quindi manifesta l'intenzione di prendere il potere sfruttando le ricchezze di Agamennone. L'alterco di Egisto con il coro trascende e si giungerebbe alle mani se non intervenisse Clitemnestra per convincere l'amante a non spargere altro sangue.
La tragedia si chiude con l'augurio pronunciato dal coro che Oreste possa un giorno tornare e vendicare la morte del padre.