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PLUTARCO DI CHERONEA

LE VITE di TESEO e di ROMOLO


La Vita di Teseo

1 - Dedica a Sosio Senecione implicita nella premessa: così come nelle carte geografiche oltre i limiti delle terre conosciute si scriveva " deserti e zone infestate da belve ", " palude inesplorata ", " mare gelato ", ecc. Plutarco nel risalire oltre le epoche storiche potrebbe dire " al di là dei fatti prodigiosi e materia per tragici: là abitano poeti e mitografi... ".
Tuttavia avendo già pubblicato (o pubblicando simultaneamente) le vite di Numa e Licurgo non sembra illogico spingersi fino a Romolo e a Teseo.
Plutarco sottolinea come queste vite siano leggendarie e dichiara apertamente il loro carattere non storico.

2 - Affinità fra Teseo e Romolo: fondatori di grandi città, entrambi figli illegittimi creduti di discendenza divina, ricorsero al rapimento di donne, ebbero contrasti con i concittadini.

3 - La famiglia di Teseo risaliva ad Eretteo e a Pelope.
Fra i molti nipoti di Pelope, potente re del Peloponneso era Pitteo, nonno di Teseo e fondatore di Trezene.

4 - Egeo, re di Atene, recatosi a consultare l'oracolo di Delfi ricevette dalla Pizia la raccomandazione (espressa in termini oscuri) di non avere rapporti sessuali prima di essere rientrato ad Atene, tuttavia Pitteo (re di Trezene) lo persuade ad unirsi alla propria figlia Etra, da cui nacque Teseo. Teseo fu allevato in casa di Pitteo, educato da un certo Konnidas.

5 - Secondo l'usanza del tempo Teseo divenuto adulto si recò a Delfi per offrire al Dio i propri capelli. Rase però solo la parte anteriore del capo, secondo un costume militare.

6 - Quando Etra lo giudicò pronto gli rivelò il segreto della sua nascita e lo condusse presso il nascondiglio degli oggetti paterni, Teseo rimosse il masso facilmente e si mise in viaggio per raggiungere Atene scegliendo la via più pericolosa, quella di terra. Plutarco giustifica le affinità fra le imprese di Teseo e quelle di Eracle con lo spirito di emulazione che il primo nutriva nei confronti del secondo.

7 - Teseo ed Eracle erano parenti in quanto i rispettivi nonni materni (Pitteo e Lisidace) erano fratelli, figli di Pelope e Ippodamia.

8 - Messosi in cammino, nella regione di Epidauro, Teseo si scontrò con Perifete e lo uccise impadronendosi della sua clava come trofeo. Sull'istmo uccise Sinide, detto il " Piegapini " che pare usasse legare i malcapitati passanti a due pini piegati che fatti scattare verso l'alto dilaniavano la vittima. Ucciso Sinide, Teseo sedusse la figlia di lui Perigune da cui nacque Melanippo, padre di Ioxo.

9 - La successiva impresa di Teseo fu l'uccisione della selvaggia scrofa di Crommione, secondo alcune fonti la scrofa veniva chiamata Phaia, secondo altre, dice Plutarco, si trattava invece di una donna dedita al brigantaggio di nome Phaia soprannominata scrofa per i suoi costumi.

10 - Ai confini dal territorio di Megara uccise il brigante Scirone. Secondo una versione megarese, dice Plutarco, Scirone era invece un eroe positivo e venne ucciso da Teseo non durante questo suo primo viaggio ma più tardi, quando si impadronì di Eleusi, occupata dai megaresi.

11 - Ad Eleusi vinse in combattimento Cercione, a Hermos uccise Damaste detto Procuste o Polipemone. Questo brigante stendeva i passanti su un letto di ferro tagliava loro le gambe se ne superavano la lunghezza, li stirava in caso contrario. Teseo applica ai suoi avversari le loro stesse torture, sempre in emulazione di Eracle.

12 - Continuando il suo viaggio fu accolto dalla famiglia dei Fitelidi (discendenti dell'eroe Phytalos), che svolsero per lui un rito di purificazione. Giunse infine ad Atene. La città era in preda a disordini e discordie e nella casa di Egeo si trovava Medea, esule da Iolco. Intuendo la vera identità di Teseo, Medea persuase Egeo ad avvelenarlo durante un banchetto ma il vecchio re, riconoscendo la spada di Teseo, rovesciò il calice del veleno e riconobbe il figlio ufficialmente.

13 - I Pallantidi (i cinquanta figli di Pallante, fratello di Egeo) non gradendo la designazione di Teseo come erede del re scesero in guerra. I Pallantidi attaccarono Atene divisi in due gruppi, uno dei quali, tradito da un araldo, fu devastato da Teseo mentre l'altro si disperse.

14 - Per guadagnare popolarità Teseo uccise il toro di Maratona che insidiava gli abitanti della Tetrapoli. Una donna di nome Ecale diede ospitalità a Teseo che decretò sacrifici in suo onore.

15 - Minosse, re di Creta, convinto che suo figlio Androgeo fosse stato ucciso dagli Ateniesi aveva mosso guerra ad Atene. In base ad un oracolo, Creta ed Atene trattarono e conclusero un accordo che obbligava gli Ateniesi ad inviare ogni nove anni a Creta sette ragazzi e sette ragazze da sacrificare al Minotauro.

16 - Plutarco riporta anche la versione razionalistica di Filocaro che nega l'esistenza del mostruoso Minotauro e dice che le vittime ateniesi erano semplicemente ridotte in schiavitù ad Atene.

17 - Quando giunse il tempo di consegnare le vittime a Minosse per la terza volta gli Ateniesi si agitarono contro Egeo considerato responsabile della situazione (per aver fatto uccidere Androgeo) e Teseo si offrì spontaneamente fra le vittime designate prima del sorteggio. Secondo altre versioni citate da Plutarco lo stesso Minosse venne ad Atene a scegliere le vittime e fra queste Teseo. Egeo, rincuorato dall'assicurazione di Teseo che intendeva eliminare il Minotauro e far cessare il tributo, consegnò al timoniere della nave che doveva accompagnare i prescelti a Creta, una vela bianca da issare nel viaggio di ritorno, in caso di vittoria.

18 - Teseo compie sacrifici propiziatori ad Apollo ed Afrodite.

19 - Fra gli episodi più celebri della saga di Teseo quello della sua permanenza a Creta e dell'uccisione del Minotauro è trattato da Plutarco con atteggiamento estremamente razionalistico: la versione classica, con la vicenda del filo di Arianna è menzionata in pochissime frasi mentre l'autore elenca con scrupolosa precisione le altre versioni a lui note, ed i particolari meno conosciuti. Una versione alternativa (Filocaro) nega o ignora il mito del Minotauro e spiega che i sequestrati ateniesi finivano in schiavitù di un certo Tauro, generale cretese così violento ed arrogante da essere in odio allo stesso Minosse. Teseo avrebbe vinto Tauro partecipando alle gare atletiche e di lotta e vedendolo combattere Arianna si sarebbe innamorata di lui. Altri particolari riguardano la partenza di Teseo da Creta ed il sabotaggio delle navi cretesi da lui organizzato per impedire ai nemici di inseguirlo.

20 - Plutarco continua ad esporre particolari contrastanti delle varie versioni del mito: ora quelli che riguardano Arianna che, per alcuni, sedotta e abbandonata da Teseo si sarebbe impiccata, per altri avrebbe sposato a Nasso dopo l'abbandono un certo Enaro, sacerdote di Dioniso. Un'altra versione vuole che Arianna generasse da Teseo due figli di nome Enopione e Stafilo. Ancora: incinta viene sbarcata a Nasso durante una tempesta e qui muore di parto.

21 - Salpato da Creta Teseo giunge a Delo dove sacrifica, danza ed istituisce gare.

22 - In vista dell'Attica Teseo ed il suo timoniere dimenticano di sostituire la vela come convenuto con Egeo e questi nel vedere la nave con la vela nera crede morto Teseo e si precipiterà in mare. Sbarcato Teseo viene incoronato re al posto di Egeo. Dopo aver compiuto sacrifici votivi si occupa delle esequie del padre.

23 - La nave di Teseo, a trenta remi, fu conservata dai Cretesi fino all'età ellenistica. A Teseo venne assegnato un luogo sacro e venne istituita una festa (Oschophoria) per commemorare la sua impresa.

24 - Inizia la realizzazione del sinecismo di Atene. Recandosi personalmente presso ogni comunità e famiglia del territorio persuadeva la gente a trasferirsi ed organizzarsi per dare vita ad una grande città. Proponeva un regime democratico riservando per se il ruolo di comandante militare e quello di custode delle leggi. Chiamò la città Atene ed istituì le Panatenee, festività comune a tutti i gruppi che aveva riunito. Come aveva dichiarato Teseo lascia il trono e si dedica a codificare le leggi, ma gli oracoli gli profetizzano un nuovo viaggio.

25 - Nella sua costituzione Teseo prevede un ordinamento in classi della popolazione: Eupatridi, Geomori e Demiurghi, ai primi competevano le massime cariche statali. Battè moneta ed incoraggiò i cittadini all'agricoltura. Annessa la Megaride stabilì i nuovi confini dell'Attica. Imitando Eracle che aveva fondato i giochi olimpici in onore di Zeus , istituì i giochi istmici in onore di Poseidone.

26 - Secondo alcuni autori Teseo navigò fino al Ponto Eusino per combattere con Eracle contro le Amazzoni, come ricompensa prese Antiope. Per altri la missione di Teseo fu successiva a quella di Eracle. Secondo un certo Menecrate fra coloro che partecipavano alla spedizione c'era Soloente che si innamorò di Antiope, respinto si uccise. Ricordando l'avvertimento di una Pizia di fondare una città quando gli fosse capitato un triste evento in terra straniera Teseo fondò allora la città di Pitopoli e chiamò Loroente il fiume che la bagnava.

27 - Il motivo della guerra contro le Amazzoni sarebbe stato un tentativo di invasione da parte di queste. Dopo quattro mesi di guerra si giunse ad un trattato con la regina Ippolita che alcuni autori identificano con Antiope.

28 - Le cause della ribellione delle Amazzoni: secondo la Teseide (opera del sesto secolo a.C.) Antiope avrebbe assalito Teseo quando questi sposò Fedra, sorella di Arianna. Plutarco respinge questa versione e dice che Teseo sposò Fedra " dopo la morte di Antiope e da Antiope ebbe un figlio, Ippolito o Demofonte ". Plutarco non si sofferma sulla leggenda di Fedra forse perchè fin troppo nota ai suoi tempi.

29 - Episodi poco edificanti della vita di Teseo non furono portati in teatro, in particolare diversi casi di violenza sessuale. Altre imprese furono invece ricordate in molte tragedie, per esempio da Euripide e da Eschilo.

30 - Teseo strinse amicizia con Piritoo, eroe tessalo figlio di Issione (o di Zeus). L'amicizia nacque quando Piritoo per mettere alla prova la fama di Teseo gli rubò i buoi di Maratona. Teseo lo inseguì e Piritoo tornò indietro per affrontarlo, ma reciprocamente sorpresi dal loro aspetto e coraggio subito si rappacificarono e si prestarono giuramento di eterna amicizia. Piritoo, re dei Lapiti, sposò Deidamia ed invitò al banchetto Teseo ed i Centauri. L'esuberanza dei Centauri fece scoppiare una rissa e Teseo combattè a fianco dei Lapiti. Secondo alcuni autori in quel periodo Teseo conobbe personalmente Eracle ed i due si scambiarono molte lodi.

31 - " A cinquant'anni ", secondo Ellanico, rapì Elena senza badare all'età. In altre versioni Teseo avrebbe preso in custodia Elena per proteggerla da altri rapitori. Teseo e Piritoo giunsero entrambi a Sparta, racconta Plutarco tornando alla versione più accreditata, e fuggirono dopo aver rapito Elena che era ancora una bambina, quindi sorteggiarono Elena, che toccò a Teseo, e stabilirono che il vincitore avrebbe aiutato l'altro a trovare un'altra sposa. Poiché la vergine non era ancora in età di matrimonio la affidò all'amico Afidno ed andò con Piritoo in Epiro per aiutarlo a rapire la figlia di Adoneo re dei Molossi. La moglie di Adoneo si chiamava Persefone, sua figlia Core ed il suo cane Cerbero. Scoperto il tentato rapimento il re fece sbranare Piritoo da Cerbero ed imprigionare Teseo. (in Esiodo questo episodio corrisponde ad una discesa di Teseo e Piritoo nell'Ade).

32 - Nel frattempo ad Atene, Menesteo, discendente di Eretteo parlando alla folla tentò di sollevare il popolo contro l'assente Teseo. I Dioscuri, fratelli di Elena giunsero ad Atene a richiedere la fanciulla, quando fu loro risposto che Elena non era in Atene ma era stata nascosta in un luogo ignoto dichiararono guerra. A ritrovare Elena ed indicarla ai Dioscuri fu Academo eroe eponimo dell'Accademia. In breve i Dioscuri presero Afidna e liberarono Elena, portarono via anche Etra, madre di Teseo.

33 - Dopo la presa di Afidna i Dioscuri non nocquero ad Atene ma chiesero solo l'iniziazione misterica. Furono adottati da Afidno ed introdotti ai misteri. Ricevettero grandi onori dagli Ateniesi riconoscenti per la loro clemenza.

34 - Etra fu portata a Sparta e di là a Troia insieme ad Elena.

35 - Teseo viene salvato da Eracle che occasionalmente ospite di Adoneo viene a sapere della morte orribile di Piritoo e della prigionia di Teseo. Eracle convince Adoneo a liberarlo e Teseo fa ritorno ad Atene.Tentò di riprendere il potere ma la sedizione ormai dilagante glielo impedì. Messi in salvo i suoi figli in Eubea Teseo allora si recò a Sciro presso il re Licomede che riteneva fosse suo amico ma Licomede, per compiacere Menesteo lo uccise a tradimento. Menesteo regnò in Atene fin quando non morì nella guerra di Troia, poi il regno tornò ai figli di Teseo.

36 - Dopo la guerra di Troia la Pizia ordinò di riportare ad Atene le ossa di Teseo. Più tardi Cimone conquistò l'isola di Sciro (si è in epoca storica: 476 a.C.) e cercò la tomba dell'eroe. Interpretando il volo di un'aquila Cimone trovò la sepoltura di un uomo grande ed armato e trasferì le spoglie ad Atene. La sepoltura ateniese di Teseo ancora ai tempi di Plutarco era luogo di culto ed all'eroe di dedicava un giorno festivo con sacrifici e solennità.

La Vita di Romolo


1 - Sul nome di Roma, già di origine incerta ai suoi tempi, Plutarco fornisce alcune ipotesi. Alcuni lo derivano dalla parola Rhome che significa "forza" e lo attribuiscono ai Pelasgi stabilitisi nel Lazio dopo molte guerre vittoriose, altri alla troiana Rhome che per mettere fine alle peregrinazioni del gruppo di esuli di cui faceva parte, arrivata alla foce del Tevere, convinse le sue compagne ad incendiare le navi.

2 - Secondo altri una Rhome eponima era figlia di Italo (mitico re degli Enotri) e di Leucaria, oppure di Telefo, figlio di Eracle e sposa di Enea o di Ascanio. Qualcuno vuole la città fondata da Romano, figlio di Odisseo e di Circe, oppure da Romo, figlio del troiano Emasione. Alcuni lo attribuiscono ad un Rhomis, signore dei Latini e vincitore sugli Romolo: per alcuni era figlio di Enea e di Dessitea, nato a Troia fu portato in Italia dal padre fuggiasco insieme al fratello gemello Remo, scampò ad un naufragio presso la foce del Tevere e fondò la città. Alcuni sostengono che Rhome, figlia della troiana nominata in precedenza, sposò Latino, figlio di Telemaco e partorì Romolo. Altri lo dicono figlio di Emilia, figlia di Enea e di Lavinia, unitasi con Marte. Una versione del tutto favolosa è attribuita ad un certo Promathion, autore di una storia d'Italia. Tarchezio, dispotico re degli Albani, ebbe la visione di un fallo maschile apparso sul suo focolare. Un oracolo gli ordinò di far unire al fallo una vergine e Tarchezio ordinò ad una delle sue figlie di farlo ma la ragazza mandò al suo posto una schiava. Scoperte le due ragazze furono imprigionate, dalla schiava nacquero Romolo e Remo che furono condannati da Tarchezio. Esposti al Tevere furono salvati dalla lupa e quindi da un pastore che li allevò fin quando diventati adulti non spodestarono Tarchezio.

3 - La versione canonica fu proposta ai Greci per la prima volta da Diocle di Pepareto, seguito anche da Fabio Pittore. Di Diocle di Pepareto non si sa nulla e non se ne conosce la datazione, Fabio Pittore è ricorrentemente citato come il primo storico romano e scrisse probabilmente al tempo della seconda guerra punica. La versione canonica: fra i discendenti di Enea la successione del regno di Alba passò ad un certo punto a due fratelli: Amulio e Numitore. Amulio propose di dividere l'eredità: ad uno le ricchezze all'altro il regno. Numitore scelse il regno ma Amulio tramite la ricchezza divenne più potente di lui ed in breve usurpò il regno. Temendo che dalla figlia di Numitore (Ilia, Rea o Silvia) potessero nascere figli, la costrinse a farsi vestale. La figlia di Amulio, Anthò, con una supplica riuscì ad ottenere che Rea Silvia, scoperta incinta, non fosse uccisa. Venne imprigionata e tenuta in isolamento finchè non le nacquero due gemelli di grandezza e bellezza straordinarie. Amulio decretò che i bambini fossero uccisi e l'uomo incaricato, postili in una cesta li portò al Tevere ma vedendo le acque alte e vorticose ebbe paura ad avvicinarsi troppo ed abbandonò la cesta sulla riva. La corrente fece galleggiare la cesta fino al Germalo.

4 - Nel sito in cui la cesta si arenò si trovava un fico detto ruminale (o per il ruminare delle greggi dei dintorni, o dalla divinità arcaica Rumina, o da Ruma, mammella di animale con riferimento all'allattamento di Romolo e Remo). Sotto il fico ruminale i gemelli furono quindi allattati da una lupa. Anche un picchio contribuiva a nutrirli. Lupa e Picchio erano animali sacri a Marte, per questo non fu difficile a Rea Silvia attribuire al dio la paternità dei gemelli. Alcuni ritengono che lo stesso Amulio deflorò Rea Silvia, presentandosi in armi per ingannarla. Un altro equivoco potrebbe riferirsi alla lupa che forse era il nome di Acca Larenzia, prostituta che adottò i gemelli quando il marito Faustolo li raccolse sulle sponde del fiume. Ad Acca Larenzia i Romani dedicarono la festa detta Larentalia.

5 - A questo punto Plutarco apre una divagazione sul mito di un'altra Acca Larenzia, anche essa onorata dai Romani. Un guardiano del tempio di Ercole per vincere la noia si mise a giocare a dadi da solo tirando anche per Ercole. Proponeva al dio una partita la cui posta era la possibilità di ottenere un favore se avesse vinto lui, l'offerta di un banchetto e di una bella donna se avesse vinto il dio. I suoi tiri ai dadi risultarono perdenti. Per mantenere la parola data il buon uomo andò a chiamare una certa Acca Larenzia, bella donna che non esercitava la prostituzione. La recò al tempio e dopo aver banchettato con lei la chiuse dentro perchè il dio la possedesse. Il mito vuole che Ercole si incontrasse veramente con lei ed al mattino fece modo che Larenzia trovasse marito: un benestante attempato e senza figli di nome Tarrunzio. Divenuta famosa e considerata cara ad un dio si racconta che scomparisse un giorno presso il luogo ove era sepolta la prima Larenzia, al Velabro.

6 - Riprende la narrazione della versione canonica: Faustolo, di nascosto aveva adottato i gemelli; lo sapeva solo Numitore il quale senza farlo sapere a nessuno provvedeva al loro sostentamento ed alla loro educazione che ricevettero a Gabii. Si racconta che i nomi Romolo e Remo venissero dalle mammelle (Rhumae) della lupa che li aveva allattati. Crebbero molto forti ed audaci divenendo in breve campioni dei pastori contro i soprusi dei funzionari del re e le razzie dei ladroni.

7 - I pastori di Numitore e quelli di Amulio litigarono fra loro e nella rissa Remo fu catturato e portato da Numitore. Numitore non lo punì ma chiese giustizia ad Amulio per le offese subite dai suoi servi. Amulio a sua volta consegnò il giovane al fratello perchè lo punisse come credeva. Trovandosi al cospetto del nipote per giudicarlo Numitore ha un presentimento ed interroga Remo sulla sua identità. Remo racconta che lui e suo fratello erano ritenuti figli di Faustolo e di Larenzia, tuttavia varie dicerie indicavano la loro origine misteriosa e si diceva fossero stati salvati, infanti, da una lupa e da un picchio. Numitore, ovviamente, capisce che si tratta dei nipoti e cerca di mettersi in contatto con la figlia che era ancora strettamente sorvegliata.

8 - Nel frattempo Faustolo svela a Romolo il seguito della loro nascita e lo incita ad aiutare il fratello. Faustolo quindi si reca da Numitore con le cesta in cui aveva trovato i lattanti per dimostrare la veridicità della storia ma viene catturato dalle guardie di Amulio. Sotto tortura Faustolo ammise di aver salvato i gemelli ma non rivelò la loro identità, disse invece che si trovavano lontani da Alba e che lui voleva consegnare la cesta a Rea Silvia per darle conforto e speranza. Romolo nel frattempo organizzava i suoi amici per liberare Remo il quale, ormai riconosciuto dal nonno, raccoglieva contro Amulio i sostenitori di Numitore. Amulio non seppe reagire e ben presto fu catturato ed ucciso.

9 - Morto Amulio, Romolo e Remo reinsediarono Numitore sul trono, resero alla madre gli onori dovuti e decisero di andare a vivere altrove fondando una nuova città. Plutarco riporta l'opinione più comune su questa decisione dei gemelli: non volevano vivere ad Alba senza regnare e non volevano togliere al nonno il diritto di farlo, ma aggiunge una sua considerazione, secondo la quale la decisione sarebbe derivata anche dall'opportunità di organizzare e mantenere uniti i loro seguaci contro l'ostilità degli avversari. Realizzata la prima fondazione Romolo e Remo offrirono asilo a chiunque lo volesse riuscendo rapidamente a popolare la città. Sorse subito una controversia fra i fratelli a proposito del luogo in cui fondare la città: Romolo tracciò sul Palatino il famoso quadrilatero detto Roma Quadrata, mentre Remo aveva scelto un altro sito sull'Aventino. Per risolvere la questione si affidarono all'interpretazione del volo degli uccelli: a Remo apparvero sei avvoltoi, a Romolo dodici. Secondo alcuni l'avvistamento di Romolo però non sarebbe stato vero e sarebbe avvenuto dopo il tempo prefissato.

10 - Adirato (forse per l'inganno) Remo prese ad ostacolare il lavoro finchè provocò Romolo saltando il fossato con cui questi stava delimitando i confini della nuova città. Ne nacque uno scontro nel quale Remo rimase ucciso da Romolo o, secondo alcuni da un certo Celere, suo luogotenente. Periranno nello scontro anche Faustolo e suo fratello Plistino.

11 - Dopo aver sepolto il fratello, Faustolo e Plistino sull'Aventino Romolo completò la fondazione e chiamò uomini dall'Etruria perchè redigessero testi sacri di leggi. Scavò una fossa circolare (mundus) per l'offerta delle primizie, nella fossa furono posti i frutti insieme alla terra che ognuno aveva portato dal suo paese di origine. Prendendo il Mundus come punto centrale Romolo tracciò il solco con l'aratro. Al solco corrisponderà il tracciato delle prime mura (Pomerium), ritenute sacre. Un particolare: in corrispondenza di quelle che sarebbero state le porte Romolo sollevava il vomere ed interrompeva il solco per non consacrare quei tratti in modo che successivamente non si sarebbe dovuto far transitare per passaggi sacri cose necessarie ma ritenute impure.

12 - C'è accordo, dice Plutarco, sul giorno della fondazione rituale di Roma: l'undicesimo prima delle calende di Maggio. Divagazione di Plutarco sulla datazione calcolata dall'erudito Varrone con l'amico astrologo Taruzio il quale avrebbe utilizzato un metodo piuttosto singolare: così come dalla posizione degli astri al momento della nascita è possibile predire il destino di un uomo, conoscendone la vita è possibile calcolarne a ritroso la data di nascita .In base a questo criterio Taruzio avrebbe svolto strani calcoli astrologici datando il concepimento di Romolo e Remo, la loro nascita e la fondazione di Roma. Ovviamente l'intellettuale Plutarco rimane scettico.

13 - Fondata la città Romolo divise in contingenti militari tutti gli uomini in grado di portare le armi. Ogni contingente era formato da tremila fanti e trecento cavalieri e si chiamava Legione. Nella popolazione distinse dalla massa (populus) i cento migliori chiamandoli patrizi e chiamò Senato il loro consiglio. Secondo Plutarco la denominazione dei Patres, nelle intenzioni di Romolo voleva sottolineare il dovere di protezione degli ottimati verso gli umili e l'obbligatorio rispetto di questi verso quelli. Analogamente i potenti furono detti Patrones (protettori) e Clientes i loro dipendenti ed assistiti. Le leggi romulee esaltavano il legame fra patrono e clienti.

14 - Nel quarto mese dopo la fondazione (qui Plutarco cita Fabio Pittore) fu " osato il rapimento delle donne ". Secondo Plutarco il movente del ratto fu soprattutto il disequilibrio fra la popolazione maschile e quella femminile e, di conseguenza, l'intenzione di Romolo di creare con la formazione di nuovi nuclei familiari una maggiore coesione sociale fra i suoi cittadini. Romolo sparse la notizia di aver trovato e dissepolto una statua del dio Conso (secondo altri di Poseidone) e di voler dedicare al dio sacrifici e giochi. Lo spettacolo attirò molta gente dalle località limitrofe e Romolo, togliendosi ed indossando di nuovo il mantello purpureo, dette il segnale convenuto: i Romani in pochi istanti si impossessarono delle ospiti sabine lasciando fuggire i loro uomini, presi alla sprovvista. Secondo alcuni autori le donne rapite furono solo trenta e da loro presero nome le curie ma Valerio Anziate ne riportava cinquecentoventisette e Giuba seicentoottantatre. A favore di Romolo si disse che non aveva rapito donne sposate dimostrando che il gesto non era compiuto per violenza ma per necessità. L'unica donna sposata rapita per errore fu Ersilia che divenne moglie di Ostio Ostilio o secondo altri dello stesso Romolo al quale avrebbe dato due figli: Prima e Avillius.

15 - Plutarco riferisce a questi episodi l'usanza romana del grido nuziale T(h)alassio o Talasse che deriverebbe da un nobile romano al quale la folla offrì (gridando appunto il suo nome Talasio) una delle più belle fra le giovani rapite. Anche l'uso di far varcare la soglia della casa alla sposa portandola in braccio risalirebbe al ratto delle Sabine che non entrarono spontaneamente nelle case dei Romani ma vi furono introdotte con la forza.

16 - In un primo tempo i Sabini deliberarono di trattare con Romolo la restituzione degli ostaggi promettendo che una volta riavute le donne avrebbero instaurato con Roma rapporti amichevoli. Dal canto suo Romolo rifiutava di restituire la preda ma offriva pace ed amicizia. Acrone, re di Cenina, diffidando di Romolo mosse per primo in armi contro di lui. Romolo vinse Acrone in duello e ne offrì le armi in voto a Giove Capitolino, quindi le forze di Cenina furono sconfitte e la città invasa. Gli abitanti di Cenina non subirono violenza ma fu loro imposto di abbattere le proprie case e trasferirsi a Roma, ove sarebbero divenuti cittadini. La processione inscenata da Romolo per dedicare le armi di Acrone fu il modello di quello che sarebbe divenuto il corteo trionfale. La dedicazione delle " spoglie opime " fu un onore concesso solo tre volte: a Romolo uccisore di Acrone, a Cornelio Cosso vincitore dell'etrusco Tolumnio e a Claudio Marcello che uccise il re dei Galli Britomartos.

17 - Dopo la presa di Cenina, , Crustumerio e Antemnae si coalizzarono contro Roma e subirono lo stesso destino dei Ceninati. Romolo distribuì ai Romani le terre delle città sconfitte lasciando però i loro possedimenti ai genitori delle fanciulle rapite. Gli altri Sabini si coalizzarono infine affidando il comando del proprio esercito a Tazio. Tarpea, figlia di Tarpeo comandante romano a cui era stata affidata la guardia delle mura, come è noto tradì ed aiutò Tazio ad entrare in città. Plutarco sceglie decisamente la versione secondo la quale Tarpea tradì perchè corrotta dall'oro dei Sabini e non perchè innamorata di Tazio. I Sabini, dopo essersi giovati del tradimento della giovane, la punirono seppellendola sotto i loro bracciali e scudi (Tazio le aveva promesso " ciò che portavano al braccio sinistro "). Anche Tarpeo, accusato da Romolo, fu giustiziato per tradimento.

18 - Il colle sul quale fu sepolta la traditrice fu detto Tarpeo finchè non fu consacrato a Giove da Tarquinio, allora il nome fu limitato ad una rupe del Campidoglio dalla quale venivano gettati i malfattori. Impadronitosi della rocca Tazio ingaggiò battaglia con Romolo. Casualmente il Tevere era straripato pochi giorni prima inondando la palude del Foro e rendendola molto insidiosa. Il coraggioso sabino Curzio, cavalcando alla testa dei suoi finì in una voragine con il cavallo e si mise in salvo a stento, da cui il nome del Lacus Curtius. Dopo una lunga battaglia Romolo fu ferito e ciò sparse il panico fra i Romani che si dispersero ma le invocazioni di Romolo a Giove resero loro il coraggio e si radunarono nel luogo dove sorse il tempio di Giove Statore (colui che ferma). Riorganizzatisi respinsero i Sabini.

19 - A questo punto intervennero le donne rapite supplicando i loro congiunti di cessare il combattimento. Quelli che avevano usato loro violenza, dicevano le donne, nel lungo tempo passato fra gli indugi dei Sabini erano divenuti loro sposi e padri dei loro figli. La guerra era dunque guerra fra parenti e doveva cessare. Notevole l'impianto drammatico di Plutarco. Come è noto le donne convinsero i belligeranti a far la pace, si stabilì che Romolo e Tazio avrebbero regnato insieme e che Romani e Sabini avrebbero condiviso la città. "Il luogo dove si stabilirono questi accordi si chiama ancora oggi Comizi". I Romani infatti dicono il riunirsi comire.

20 - La città risultò raddoppiata dalla fusione con i Sabini. Vennero creati cento nuovi patrizi e le legioni divennero di seimila fanti e seicento cavalieri. Furono istituite le tre tribù: Ramnes dal nome di Romolo, Tatienses dal nome di Tazio e Lucerenses dai boschi (luci) in cui si erano rifugiati coloro che chiedevano asilo. Ogni tribù comprendeva dieci curie che secondo alcuni prendevano il nome dalle donne sabine. Plutarco dubita di questa tradizione considerando che molte delle tribù prendevano il nome dalla località abitata. Si rendevano comunque alle donne molte forme di rispetto: si cedeva loro il passo; nessuno poteva dire in loro presenza nulla di sconveniente o mostrarsi nudo, pena un processo penale. Romolo e Tazio prima di prendere decisioni comuni consultavano separatamente i rispettivi consigli di patrizi. Tazio abitava dove sarebbe sorto il tempio di Moneta, Romolo presso la Scala Caci. Nel luogo, secondo la tradizione si trovava un corniolo sacro nato dalla lancia di corniolo che Romolo, per provare la sua forza vi aveva scagliato dall'Aventino conficcandola così forte nel terreno che nessuno era più riuscito a svellere. L'albero fu a lungo venerato e curato dalla cittadinanza finchè sotto Giulio Cesare degli operai lavorando nelle vicinanze inavvertitamente non ne rovinarono le radici facendolo seccare.

21 - I Sabini adottarono i mesi romani (Plutarco dice di parlarne nella vita di Numa). Romolo adottò le armi del tipo sabino. I rispettivi culti si fusero e vennero istituiti nuovi rituali come quello dei Matronalia, dedicato alle donne che avevano messo fine alla guerra, ed i Carmentalia dedicati alla parca che presiede alle nascite o alla moglie di Evandro, entrambe di nome Carmenta. I Lupercalia si compivano durante i giorni nefasti del mese di febbraio. Il nome significa festa dei lupi e la loro origine doveva essere antichissima, da alcuni riferita agli Arcadi di Evandro. Il rituale dei lupercali era misterioso: due giovani di buona famiglia venivano toccati sulla fronte con sangue delle capre sacrificate, quindi vestiti solo di un perizoma correvano per la città colpendo i passanti con strisce ricavate dalla pelle delle capre. Secondo un poeta elegiaco di nome Butos il rito ricorderebbe la corsa dei compagni di Romolo dopo la morte di Amulio fino al luogo in cui la lupa aveva allattato i gemelli, per festeggiare la vittoria.

22 - Si dice che Romolo per primo istituì il culto del fuoco e l'ufficio delle vestali, che altri attribuiscono a Numa. Fu comunque uomo molto religioso. Fra le leggi romulee Plutarco ricorda quella che proibiva alle donne di abbandonare il marito. Non promulgò leggi contro il parricidio considerando parricidio ogni omicidio.

23 - Nel quinto anno del regno di Tazio alcuni suoi amici uccisero a scopo di rapina degli ambasciatori laurentini. La pena da comminare agli assassini fu il solo episodio di discordia fra Romolo e Tazio. I parenti delle vittime infine si vendicarono uccidendo Tazio. Romolo seppellì con ogni onore il corpo di Tazio sull'Aventino. Romolo non fece processare gli uccisori di Tazio provocando nell'opinione pubblica il sospetto che fosse lieto della morte del collega, comunque i Sabini non reagirono e rimasero sudditi del governo di Romolo.

24 - In seguito scoppiò una grave pestilenza e sulla città cadde una pioggia di sangue. Gli stessi prodigi si manifestarono a Laurento finchè non furono puniti gli uccisori di Tazio e quelli degli ambasciatori di Laurento. Purificata la città dopo il cessare dell'epidemia, Romolo mosse contro la città di Cameria che aveva approfittato della pestilenza per devastare territori romani. Conquistata Cameria deportò a Roma metà della popolazione e fondò una nuova colonia.

25 - L'invidia ed il timore spinsero gli Etruschi a muovere contro Romolo. Iniziarono i Veienti che richiesero la restituzione di Fidene che consideravano loro consanguinea. Nella prima battaglia i Veienti vinsero e uccisero duemila Romani, ma Romolo li affrontò nuovamente ed uccise ottomila Veienti. Battuti ancora una volta i Veienti chiesero una tregua di cento anni, rinunciando a molti territori ed alle saline presso il Tevere.

26 - Questa fu l'ultima guerra combattuta da Romolo. In seguito inorgoglito per i molti successi prese atteggiamenti dispotici: prese a vestire di porpora, a sedere in trono e a farsi precedere dai littori.

27 - Quando ad Alba morì Numitore Romolo ne ereditò il trono, tuttavia decise di guadagnarsi il favore del popolo lasciando il potere ad un magistrato da eleggere annualmente. A Roma invece offese a volte il Senato prendendo decisioni senza consultarlo, per questo quando scomparve misteriosamente molti sospettarono dei senatori. La sua scomparsa avvenne alle none del mese di luglio. Scomparso improvvisamente non furono trovati nè il suo corpo nè le sue vesti. Alcuni congetturarono che i senatori, dopo averlo ucciso ne smembrarono il cadavere distruggendo poi le singole parti. Altri dicono che durante una assemblea nel Foro (palude della capra) presieduta da Romolo il cielo si oscurò improvvisamente e la notte e la tempesta dispersero la folla. Alla fine del fenomeno il re era scomparso ed i senatori dicevano che era stato innalzato tra gli dei.

28 - Giulio Proculo giurò di aver sognato Romolo trepidante che gli rivelava la propria deificazione (di Romolo e di altri). Plutarco dice la sua: leggende senza senso quelle che vogliono mortali assunti fra gli dei con il corpo. Piuttosto preferisce credere ad una vita dopo la morte in cui i giusti vengano premiati.

29 - Romolo deificato divenne Quirino, gli fu dedicato un tempio sul colle da allora chiamato Quirinale. Il giorno della sua scomparsa fu consacrato. Si dice che quando scomparve Romolo avesse cinquantaquattro anni e avesse regnato per trentotto anni.

Confronto fra Teseo e Romolo


1 - Teseo compì le sue imprese solo per eroismo ed ambizione mentre Romolo fu quasi sempre spinto dalla necessità. Teseo liberò la Grecia da molti tiranni e briganti senza essere mai stato da loro colpito mentre Romolo e Remo mossero contro Amulio solo quando questi mise in pericolo le loro vite. Infine Teseo affrontò con grande altruismo il Minotauro.

2 - Entrambi tendevano per natura al governo ma Teseo si allontanò dal regime monarchico per andare verso la democrazia mentre Romolo andò verso la tirannide.

3 - L'ira portò Romolo ad agire contro il fratello e Remo contro il figlio.

4 - Il grande merito di Romolo è quello di aver raggiunto la grandezza partendo da una condizione servile e di aver fondato la città dal nulla facendo del bene a quanti vi trovavano asilo.

5 - A Romolo spetta il merito di aver difeso e salvato la madre ed il nonno, mentre non sono chiare le responsabilità in merito alla morte di Remo. A Teseo è invece da ascrivere grande responsabilità per la morte del padre (per la dimenticanza della vela).

6 - Teseo rapì molte donne per il proprio piacere mentre Romolo con il ratto delle Sabine compì quello che Plutarco definisce una impresa politica. Del resto dimostrò moderazione scegliendo per se stesso una sola moglie. I matrimoni voluti da Romolo procurarono a Romani e Sabini prosperità e potenza mentre quelli di Teseo provocarono agli Ateniesi lutti e pericoli. Infine Romolo neonato si salvò grazie alla benevolenza degli dei mentre l'oracolo che aveva proibito ad Egeo di accoppiarsi sembra indicare che Teseo nacque contro la volontà divina.