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Guittone d'Arezzo

Rime


Ora parrà s'eo saverò cantare


In polemica con il trovatore Bernart de Ventadorn, che sosteneva che solo l'uomo innamorato piò produrre versi di valore, Guittone afferma di aver del tutto fuggito Amore, in quanto causa di follia ed opera demoniaca.
Chi vuole "ben cantare", dice Guittone, sceglierà come sua guida la rettitudine e Dio come stella polare.
Nessun, infatti, ha conquistato onori seguendo i desideri carnali, ma piuttosto astenendosi dal peccato.
Ciascuno voglia per gli altri quanto desidera per se stesso, senza cercare di trarre vantaggio dal danno altrui.
L'uomo nemico della ragione, schiavo della cupidigia, muore pur restando in vita e l'accrescersi della ricchezza gli porta soltanto nuova ansia di possederla.
Ogni cosa fu creata per l'uomo e l'uomo fu creato per vivere rettamente.
La follia e l'ignoranza allontanano l'uomo dalla rettitudine, la malvagità rende più astuto chi erra rispetto a chi è leale; il male non è più facile a farsi del bene ma si è abituati a farlo; dove il bene è di casa regna l'amore e l'allegria.

Meraviglioso beato


Laude in onore di San Domenico.
Domenico è "meraviglioso beato e coronato d'onore", che ben merita il suo nome (da Dominus).
"Coltivatore" di nostro Signore.
La canzone continua lodando Domenico, "difesa della Chiesa", "forte campione", e così via.


Vegna, vegna chi vuole giocundare


Sorta di "danza sacra", paragonata a "O iubelo de Core" di Jacopone da Todi.
Esordisce:
Vegna, vegna chi vole giocundare,
e a la danza se tenga.
(si attenga)
e continua con una struttura circolare di danza ballata in tondo che vuol far avvertire l'ebbrezza mistica.
I versi:
Or venite, venite e giocundate, sponse del Signore e donne mie
fanno ritenere che Guittone si rivolga ad una comunità monastica femminile.