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ARISTOFANE

PACE


Personaggi:
Servi
Trigeo
Figlie
Ermes
Guerra
Finimondo
Coro
Ierocle
Venditore di falce
Mercante d'armi
Ragazzi


I Greci sono afflitti dalla guerra, la situazione è insostenibile. Secondo uno schema frequente nelle commedie di Aristofane c'è qualcuno che ha un'idea straordinaria per cambiare lo stato di cose e risolvere il problema.
In questo caso si tratta del vignaiolo Trigeo che ha deciso di raggiungere Zeus nella sua sede celeste per mettere in chiaro i motivi di tanta sofferenza e pregarlo di non infierire oltre sui Greci. Dopo un tentativo fallito con delle lunghissime scala, il buon Trigeo ha escogitato un sistema sorprendente per raggiungere la sede degli dei: cavalcherà un enorme scarabeo alato. La commedia si apre infatti con la comica scena di due servi di Trigeo che stanno nutrendo lo scarabeo (invisibile allo spettatore) con secchi di escrementi.
Fin dalle prime parole la commedia si presenta movimentata e divertente, i due servi intenti al bizzarro compito scherzano fra loro e rivolti verso il pubblico con battute mordaci come : "Se il poeta menziona uno zozzone coprofago, allude evidentemente ad un politico".
Entra in scena Trigeo, che ribadisce il suo proposito, e subito dopo le figlie che lo implorano di desistere, ma Trigeo sale in groppa allo scarabeo ed inizia il suo pericoloso volo durante il quale, molto comicamente, si rivolge direttamente ai macchinisti perché eseguano la manovra con grande attenzione.
Al termine del volo una grossa delusione attende Trigeo: gli dei hanno abbandonato la loro sede e si sono trasferiti "sotto la volta del firmamento" per non veder più le tristi vicende dei Greci perennemente in guerra.
A guardia di pochi oggetti abbandonati hanno lasciato il solo Ermes che accoglie Trigeo coprendolo di insulti. Con offerta di carni, comunque, lo scaltro vignaiolo riesce a far cambiare umore al dio che lo informa sulla partenza degli dei e, particolare spaventoso, sul fatto che essi hanno ceduto la loro reggia al gigante Guerra (Polemos), autorizzandolo a disporre a suo piacimento della sorte dei Greci.
Il gigante in questione subentra dopo questo scambio di battute. Armato di un enorme mortaio dichiara di volerlo usare per triturare le città greche belligeranti.
Questa operazione dovrà però essere rinviata perché si sono "rotti i pestelli" in quanti gli Ateniesi hanno perso lo stratego Cleone e gli spartani il generale Brasida, preparare "nuovi pestelli" sarà cosa lunga.
Trigeo, che ha appreso da Ermes che il gigante ha imprigionato la Pace in una grotta, approfitta del fatto di essere rimasto solo per lanciare un concitato appello ai Greci, accorressero tutti con funi, pale ed ogni attrezzo che possa essere utile per rimuovere il masso che chiude la grotta e liberare finalmente la Pace.
La risposta a questa convocazione è resa con l'entrata in scena del coro, un coro composto da individui danzanti ed inebriati, incapaci di star fermi che chiedono ordini e sono impazienti di darsi da fare.
Garante della volontà degli dei, in un primo momento Ermes di oppone all'impresa ma Trigeo, con promesse di solenni onori per lui e per tutti gli dei, riesce di nuovo a portarlo dalla sua parte e a convincerlo a collaborare.
La scena del tentativo di rimuovere il macigno è ricca di sottintesi politici, fra quanti tirano le corde alcuni dimostrano scarsa volontà di collaborare, altri tirano nel verso sbagliato complicando la situazione e vanificando gli sforzi dei compagni. Trigeo comincia ad allontanare gli stranieri e quanti non partecipano attivamente: quando a lavorare rimangono solo i contadini ateniesi il masso viene finalmente spostato e la Pace liberata.
La Pace è muta: indignata per il comportamento degli uomini rifiuta di parlare se non con Ermes che quindi si trova a fare da interprete fra Trigeo e la dea.
Dopo aver lamentato di essere stata più volte cacciata e respinta dai Greci, la dea accetta di tornare fra di loro. Rinchiuse con lei erano due divinità del suo seguito, Opora, dea dei frutti e Theoria, dea delle feste.
Pace concede la prima in moglie a Trigeo ed invia la seconda presso il Consiglio di Atene.
A questo punto un intervento del coro serve ad esporre al pubblico il pensiero di Aristofane che rivendica il merito di aver coraggiosamente attaccato nelle sue opere i politici corrotti e guerrafondai.
Trigeo, stanco e soddisfatto, torna a casa e subito inizia i preparativi per le nozze con Opora, quindi consegna Theoria al consiglio invitandola ad esibirsi nuda per rallegrare i gravi consiglieri.
Si allestisce un altare per tributare sacrifici alla Pace ma l'uccisione e la preparazione delle vittime si svolge fuori scena perché la dea non tollera la vista del sangue.
Si allestisce il banchetto ed arrivano una serie di personaggi la cui vita sarà cambiata dal ritorno della pace: entusiasta il venditore di falci che vedrà rifiorire il suo commercio ora che gli uomini ritorneranno ai campi, desolato il mercante d'armi che cerca di liberarsi delle proprie mercanzie cedendole a prezzi fallimentari.
Un gruppo di ragazzi viene simpaticamente deriso per aver intonato un canto di guerra ed infine il corteo nuziale per Trigeo ed Opora conclude lietamente la commedia.