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ARISTOFANE

NUVOLE


Personaggi:
Strpsiade
Un servo di Strpsiade
Discepoli di Socrate
Socrate
Coro delle nuvole
Il discorso giusto
Il discorso ingiusto
Un creditore di Strpsiade


Strepsiade è un contadino inurbato, come si evince dal suo monologo che apre la commedia, ha sposato un'aristocratica ed ha avuto un figlio, Fidippide, che per la passione delle corse equestri sta dilapidando gli averi familiari. Nella stessa scena Strepsiade e Fidippide giacciono vicini sui loro letti ma mentre il giovane dorme (e di tanto in tanto parla nel sonno di cavalli) il padre non riesce a chiudere occhio, ossessionato com'è dalle preoccupazioni finanziarie.
Infine decide di svegliare il ragazzo e tenta di convincerlo ad andare a scuola dai filosofi per imparare sofismi e sottigliezze che gli consentano di sbaragliare i creditori in tribunale. Fidippide rifiuta seccamente e a Strepsiade non rimane che andare personalmente a bussare alla casa dei sapienti.
Un discepolo lo accoglie e fra i due si svolge un dialogo nel quale vengono messi in ridicolo gli studi dei filosofi, quindi Strepsiade viene accompagnato al cospetto di Socrate che si trova in una cesta sospesa da terra per studiare astronomia.
Nell'esporre i suoi problemi al maestro, Strepsiade invoca gli dei e subito Socrate lo informa che nella sua casa non si venerano gli dei ma le Nuvole e, sottoponendo il nuovo discepolo ad un curioso rito di iniziazione le invoca perché si manifestino. Le Nuvole (il coro) rispondono da fuori scena. Le "vergini portatrici di pioggia" usano un linguaggio solenne, quasi una parodia dei cori tragici.
Quando Strepsiade vede entrare il coro si stupisce dell'aspetto umano delle nuvole ma Socrate gli spiega che quelle creature possono assumere qualsiasi forma, come si nota quando, guardando il cielo, sembra di vedere nuvole a forma di centauro, di lupo o di altri animali.
Strepsiade, dopo aver appreso da Socrate che gli dei non esistono e che pioggia, tuoni e fulmini non vengono da Zeus ma dalle nuvole a queste si inchina implorandole di concedergli il dono di un'insuperabile eloquenza, dono che le nuvole ben volentieri promettono a condizione che l'uomo rispetti i dettami dei loro sacerdoti.
Mentre Socrate intraprende l'educazione di Strepsiade, i due escono di scena ed il coro, con un lungo intervento, da voce allo stesso Aristofane, rivolgendosi al pubblico e deprecando le sconfitte subite dal poeta durante precedenti competizioni teatrali.
Dopo questo intermezzo Socrate e Strepsiade rientrano in scena, il primo esasperato dalla rozza ignoranza del secondo. Segue un rapido scambio di battute nel quale il vecchio si dimostra incapace di apprendere e di imitare quanto il filosofo cerca di insegnargli. Finalmente Strepsiade, su consiglio delle nuvole, decide di rinunciare e di costringere il figlio a prendere il suo posto.
Non è facile per il vecchio ottenere che il figlio lo segua da Socrate, ci riesce insistendo e minacciandolo e quando finalmente i due raggiungono il filosofo questi decide di affidare l'educazione del giovane a due nuovi personaggi: il "discorso giusto" e il "discorso ingiusto".
Entrando in scena i due "discorsi" iniziano una lite per decidere chi dovrà occuparsi di Fidippide. Interviene il coro e suggerisce che entrambi espongano le loro tesi lasciando al giovane la libertà di scegliere a quale posizione adeguarsi. Il primo a parlare è il "discorso giusto" che espone a Fidippide l'antica educazione dei tempi in cui era lui il più ascoltato e vigevano la giustizia e la temperanza. Esaltando virtù come il pudore e la morigeratezza invita il giovane a seguire i suoi insegnamenti.
Da parte sua il "discorso ingiusto" confuta le parole del rivale sostenedo la solita tesi: la vita senza piacere non vale nulla e sfrutta argomenti capziosi per mettere in difficoltà il "discorso giusto" fino ad indurlo ad ammettere la propria sconfitta.
Alla fine della disputa Strepsiade, prevaricando Fidippide, decide di affidare l'educazione del figlio al "discorso ingiusto".
Un breve intervento del coro crea l'effetto del tempo trascorso e nella scena successiva Fidippide ha già ricevuto ed assimilato gli insegnamenti del "discorso ingiusto" come dimostra facendo sfoggio di cavilli e di sofismi in un dialogo con il padre.
Strepsiade incontra due dei suoi creditori e li tratta in modo ingiurioso convinto che Fidippide, con le astuzie che ha appreso, riuscirà a vincere la causa contro ogni giustizia. Ma le speranze di Strepsiade vengono amaramente deluse, anzi nella scena successiva il vecchio viene percosso da Fidippide che legittima il suo comportamento adducendo i soliti cavilli appresi alla scuola dei filosofi.
A questo punto le Nuvole fanno notare a Strepsiade quale errore abbia commesso nell'affidarsi a Socrate disprezzando gli dei e a lui che domanda perché non l'abbiano avvertito in tempo rispondono che fanno sempre così, lasciando che chi è incline al male impari, dalle conseguenze delle proprie azioni, a temere gli dei.
La commedia si conclude con Strepsiade che, aiutato dai servi, incendia le case dei filosofi.