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UMBERTO ECO - IL PENDOLO DI FOCAULT


Un libro variopinto e affascinante, che affronta molti argomenti.
Il filo conduttore è la storia di tre intellettuali (Casaubon, Jacopo Belbo e Diotallevi) che un po' per gioco, un po' per lavoro (essendo collaboratori di una casa editrice) studiano a fondo la storia dei templari e delle varie sette segrete più o meno direttamente collegate ad essi fino a definire l'ipotesi di un piano elaborato dai templari all'epoca del forzato e sanguinoso soglimento dell'ordine; piano che, in assoluto segreto, avrebbe conosciuto sei tappe (una ogni centoventi anni) fino ad arrivare ai giorni nostri.
Il segreto dei Templari, immaginano i tre, sarebbe stata addirittura una scienza occulta capace di dirigere e condizionare le "correnti telluriche" e quindi di provocare terremoti e giganteschi bradisismi. E' evidente il potere che ne deriverebbe per il possessore del segreto.
Nel frattempo i tre, curando una collana di letteratura occultistica, entrano in contatto con una folta schiera di maghi, chiromanti, medium (genericamente definiti "i diabolici") fra i quali però alcuni sono dei veri seguaci dei Templari o di sette segrete. Il gioco diventa pericoloso quando Belbo, geloso del dottor Agliè, esperto di cose magiche e consulente della casa editrice che apparentemente corteggia la sua ragazza, decide di burlarsi del rivale e gli svela parte del piano.
Belbo finisce con l'essere rapito da una setta segreta ed il culmine della storia si svolge nel museo parigino delle Arti e Mestieri dove, secondo il "piano", il pendolo di Foucault avrebbe dovuto indicare all'alba del 23 giugno 1994 su una mappa scomparsa il punto della terra in cui si trova la chiave per soggiogare le correnti telluriche.
La setta è ormai convinta che Belbo possegga la mappa e vuole estorcergli il segreto. Casaubon nascosto nel museo spia una macabra riunione nel corso della quale Belbo perde la vita.
Il racconto si conclude con Casaubon, unico superstite (Diotallevi nel frattempo è morto di cancro) che è ormai certo e rassegnato che la setta ucciderà anche lui.
Il romanzo è importante e molto ben architettato. La lettura a tratti risulta molto impegnativa a causa della ricchezza di particolari o della sconfinata cultura dell'autore (come capita per altro in alcuni passi del Nome della Rosa) ma, dopo tutto, il problema è del lettore e non di Eco che si dimostra capace di sviluppare sofisticate strutture narrative.