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N O P Q R S T U V W Y Z  

Apollodoro (Pseudo)

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LIBRO I


Urano, primo signore del mondo, sposò Gea e generò gli Ecatonchiri ( Briareo , Cotto e Gige ), giganteschi e mostruosi, quindi i Ciclopi (Arge, Sterope e Bronte) che Urano confinò nel Tartaro.
Da Gea ed Urano nacquero inoltre i Titani: Oceano, Ceo, Iperione, Crio, Giapeto e Crono e le Titanidi : Teti, Rea, Temi, Mnemosine, Febe, Dione e Tea.
Adirata per i figli gettati nel Tartaro, Gea persuase i Titani ad aggredire Urano, il quale venne evirato da Crono. Dal sangue di Urano nacquero le Erinni: Aletto, Tisifone e Megera.
I Ciclopi vennero liberati e Crono prese il potere. Crono sposò la sorella Rea e prese a divorare tutti i suoi nati perché Gea e Urano avevano predetto che sarebbe stato battuto da un figlio.
Furibonda, Rea partorì di nascosto Zeus a Creta e lo affidò ai Cureti ed alle ninfe Adrasteia e Ida che lo nutrirono con il latte della capra Amaltea. Rea fece ingoiare a Crono una pietra avvolta in panni da neonato.
Diventato adulto, Zeus ottenne la complicità dell'oceanide Teti la quale fece ingerire a Crono una pozione costringendolo a vomitare i figli che aveva ingoiato. Con i suoi fratelli Zeus iniziò la guerra contro Crono ed i Titani. Dopo dieci anni di lotta Gea predisse che per vincere era necessario l'aiuto dei Ciclopi. Zeus uccise Campe che custodiva i Ciclopi prigionieri nel Tartaro ed i Ciclopi fabbricarono le armi degli dei: il tuono ed il fulmine di Zeus, l'elmo di Plutone, il tridente di Poseidone.
I tre divini fratelli sconfissero i Titani e li imprigionarono nel Tartaro, quindi affidarono alla sorte la divisione del potere: a Zeus toccò il dominio del cielo, a Poseidone quello del mare e a Plutone quello dell'Ade.
Segue un elenco delle unioni fra i Titani e dei figli che ne nacquero:
da Oceano e Teti nacquero le Oceanidi (Asia, Stige, Elettra, Doride, Eurinome, Anfitrite, Meti),
da Ceo e Febe: Asteria e Latona,
da Iperione e Tea: Eos, Elio, Selene,
da Crio ed Euribia (figlia di Ponto) Astreo, Pallante e Perse,
da Giapeto e Asia: Atlante, Prometeo, Epimeteo e Menezio,
da Eos e Astreo i venti e gli astri,
da Perse e Asteria: Ecate,
da Pallante e Stige: Nike (la vittoria), Crato (il potere), Zelo (l'ardore) e Bia (la forza).
Stige ed i suoi figli aiutarono Zeus nella battaglia contro i Titani, Zeus la ricompensò stabilendo che si pronunciassero i giuramenti sopra le sue acque.
Figli di Ponto e Gea: Forco, Taumante, Nereo, Euribia, Ceto.
Figli di Taumante ed Elettra: Iride, le Arpie.
Figli di Forco e Ceto: le Forcidi e le Gorgoni.
Figlie di Nereo e Doride furono le Nereidi: Cimotoe, Speia, Glauconome, Nausitoe, Alia, Erato, Sao, Anfitrite, Eunice, Teti, Eulimene, Agave, Eudora, Doto, Ferusa, Galatea, Actea, Pontomedusa, Ippotoe, Lisianassa, Cimo, Eione, Alimede, Plessaure, Eucrante, Proto, Calipso, Panope, Cranto, Neomeride, Ipponoe, Ianira, Polinoe, Autonoe, Melite, Dione, Nesea, Evagore, Psamate, Eumolpe, Ione, Dinamene, Ceto, Limnoreia.

Zeus sposò Era e generò Ebe, Ilizia ed Ares.
Da Temi nacquero le Ore (Irene, Eunomie e Dike) e le Moire (Cloto, Lachesi ed Atropo).
Da Dione nacque Afrodite.
Da Eurinome nacquero le Cariti (Aglaia, Eufrosine, Talia).
Da Stige nacque Persefone.
Da Mnemosine nacquero le Muse (Calliope, Clio, Melpomene, Euterpe, Erato, Tersicore, Urania, Talia, Polimnia).
Da Calliope ed Eagro (ma in realtà da Apollo), nacquero Lino ed Orfeo. Quando la sua sposa Euridice morì per il morso di un serpente, Orfeo scese nell'Ade e persuase con il suo canto Plutone a rimandarla sulla terra. Plutone pose la condizione che Orfeo non si voltasse indietro prima di giungere a casa ma Orfeo si voltò e la sua sposa tornò nell'Ade. Orfeo fondò i Misteri di Dioniso, fu fatto a pezzi dalle Menadi e sepolto nella Pieria.
Clio offese Afrodite rinfacciandole il suo amore per Adone e la dea la fece innamorare di Piero, figlio di Magnete. Ne nacque Giacinto, del quale si innamorò Tamiri, figlio di Filammone e della ninfa Argiope, che fu il primo uomo ad amare un altro uomo.
Tamiri sfidò le Muse ad una gara di musica e, vinto, fu privato degli occhi e della sua cetra.
Da Euterpe e dal fiume Strimone nacque Reso.
Da Talia ed Apollo nacquero i Coribanti.
Da Melpomene ed Acheloo nacquero le Sirene.
Era generò Efesto senza accoppiarsi. Quando Era suscitò una tempesta contro Eracle che aveva conquistato Troia, Zeus la fece incatenare, Efesto cercò di aiutarla e fu precipitato dal cielo a Lemno, Teti lo salvò ma divenne zoppo.
Zeus si unì a Meti e poiché lei diceva che dopo una prima figlia avrebbe generato un figlio che sarebbe stato signore del cielo, Zeus la ingoiò mentre era incinta. Quando giunse il momento della nascita Prometeo o Efesto lo colpirono alla testa e ne uscì Atena in armi.
La figlia di Ceo, Asteria, corteggiata da Zeus fu tramutata in quaglia e si gettò in mare.
Latona, che si era unita a Zeus, fu perseguitata da Era, giunta a Delo partorì Artemide ed Apollo, la prima si dedicò alla caccia e rimase vergine, il secondo apprese la matematica da Pan e si recò a Delfi. Qui uccise il serpente Pitone, guardiano dell'oracolo, e più tardi uccise Tizio, figlio di Zeus ed Elare, che aveva tentato di violentare Latona. Tizio si trova negli inferi, dove gli avvoltoi gli mangiano il cuore.
Apollo fu sfidato in una gara di musica da Marsia che aveva trovato il flauto gettato via da Atena perché le deformava il viso. Apollo suonò con la cetra capovolta e Marsia, non potendo fare altrettanto con il flauto, perse la gara e fu scorticato vivo.
Orione, figlio di Poseidone e di Euriale, aveva avuto dal padre la capacità di camminare sulle acque.
Sposò Side la quale gareggiò in bellezza con Era e fu precipitata negli inferi.
Chiese poi la mano di Merope, figlia di Enopione, ma questi lo fece ubriacare e lo accecò. Orione rapì un bambino perché guidasse i suoi passi e camminando verso oriente riottenne la vista. Cercò di vendicarsi di Enopione che si salvò nascondendosi in una dimora sotterranea costruita per lui da Efesto per ordine di Poseidone.
Eos, che era condannata ad innamorarsi continuamente da Afrodite per essersi unita ad Ares, si innamorò di Orione e lo rapì portandolo a Delo. Qui Orione fu ucciso da Artemide che egli sfidò nel lancio del disco o, come narrano altri, perché tentò di violentare Opide, vergine degli Iperborei.
Poseidone sposò l'oceanide Anfitrite, ne nacquero Tritone e Rode.
Innamoratosi di Persefone, Plutone la rapì con l'aiuto di Zeus. Demetra la cercò disperatamente e, venuta a conoscenza del rapimento, assunse sembianze umane e si recò ad Eleusi.
Presso la reggia del re Celeo alcune donne la invitarono a conversare con loro ed una vecchia di nome Iambe, facendo gesti osceni, fece ridere la dea. Di qui l'uso delle donne di fare gesti osceni durante le Tesmoforie.
Metanira, moglie di Celeo, affidò a Demetra il figlio Demofonte perché lo allevasse. La dea sottopose il piccolo ad una pratica magica per renderlo immortale: ogni notte lo immergeva nel fuoco. Sorpresa dalla straordinaria crescita di Demofonte, Metanira prese a spiare la finta nutrice e vedendo il figlio fra le fiamme gridò, rompendo l'incantesimo.
Il piccolo fu divorato dal fuoco e Demetra rivelò la sua vera natura.
Demetra fece dono a Trittolemo, il figlio maggiore di Metanira, di un carro trainato da serpenti alati con il quale seminare il grano su tutta la terra. Zeus ordinò a Plutone di lasciare andare Persefone ma Plutone fece mangiare un chicco di melagrana alla giovane che per questo motivo dovette trascorrere da allora un terzo dell'anno con Plutone. Demetra schiacciò sotto una roccia nell'Ade il demone Ascalafo che aveva accusato Persefone di aver mangiato la melagrana.
Persi i Titani, Gea concepì i Giganti, speventosi ed invincibili. Fra di loro Porfirione ed Alcioneo, quest'ultimo immortale finché era a contatto con la terra nativa.
Secondo una profezia i Giganti non sarebbero morti per opera degli dei se questi non si fossero alleati con un essere umano. Conoscendola, Gea si mise a cercare una pianta magica ma Zeus la trovò prima di lei, quindi incaricò Eracle di combattere i Giganti. Eracle uccise Alcioneo trascinandolo fuori da Pellene, suo luogo di nascita. Porfirione tentò di violentare Era e fu ucciso da Eracle con una freccia.
Efialte cadde colpito agli occhi dalle frecce di Apollo e di Eracle. Eurito fu ucciso da Dioniso, Clizio da Ecate o da Efesto. Atena scagliò l'intera Sicilia contro Encelado e scorticò Pallante. Poseidone uccise Polibote, Ermes uccise Ippolito, Artemide Grazione, le Moire Agrio e Toone. Gli altri furono sterminati dai fulmini di Zeus e dalle frecce di Eracle.
Ancora più adirata per la perdita dei Giganti, Gea si unì a Tartaro e partorì Tifone. Più alto delle montagne, Tifone aveva natura mista, umana e bestiale. Dalle braccia e dalle cosce emergevano serpenti che coprivano tutto il suo corpo. Aveva innumerevoli ali e gli occhi lanciavano fiamme. Davanti al suo terrificante attacco gli dei fuggirono in Egitto e si trasformarono in animali.
Zeus lottò contro Tifone ma il mostro riuscì ad avvolgerlo nelle sue spire e a strappargli i tendini delle mani e dei piedi, quindi li nascose nell'Antro Coricio in Cilicia. Avvolse i tendini nella pelle di un orso e li affidò a Delfine, che era metà donna e metà serpente.
Ermes e Pan sottrassero di nascosto i tendini e li riattaccarono a Zeus il quale riacquistò il suo vigore e riprese la lotta contro Tifone, inseguendolo e colpendolo con i fulmini ed infine scagliandogli contro l'Etna il cui fuoco, si diceva, era dovuto ai fulmini del dio.
Prometeo plasmò gli uomini e donò loro il fuoco, Zeus lo fece inchiodare sul Caucaso da Efesto: ogni giorno le aquile gli divoravano il fegato che di notte ricresceva. Molti anni dopo fu liberato da Eracle.
Deucalione, figlio di Prometeo, sposò Pirra che era figlia di Epimeteo e di Pandora.
Deucalione e Pirra, su consiglio di Prometeo, fabbricarono un'arca con la quale si misero in salvo quando Zeus sommerse l'Ellade con un diluvio per eliminare la "stirpe di bronzo". Dopo nove giorni e nove notti sul mare, Deucalione e Pirra sbarcarono sul Parnaso. Deucalione chiese di poter far nascere una nuova generazione e Zeus gli ordinò di gettare delle pietre alle spalle. Dalle pietre scagliate da Deucalione e Pirra nacquero rispettivamente uomini e donne.
Figli di Deucalione e Pirra furono Elleno (per alcuni figlio di Zeus) e Anfizione che fu re dell'Attica e di Protogenia.
Elleno e la ninfa Orseide concepirono Doro, Xuto e Eolo. Dato in proprio nome agli Elleni, egli divise il paese fra i suoi figli: il Peloponneso a Xuto, la terra antistante il Peloponneso a Doro e la Tessaglia a Eolo.
Xuto sposò Creusa, figlia di Eretteo, e generò Acheo e Ione che furono eponimi degli Achei e degli Ioni. Da Doro prese nome il popolo dei Dori, da Eolo quello degli Eoli.
Eolo sposò Enarete ed ebbe sette figli: Creteo, Sisifo, Atamante, Salmoneo, Deione, Magnete, Periere e cinque figlie: Canace, Alcione, Pisidice, Calice e Perimede.
Da Perimede ed Acheloo nacquero Ippodamante e Oreste, da Pisidice e Mirmidone nacquero Antifo ed Attore.
Alcione ed il suo sposo Ceice offesero gli dei e furono tramutati in uccelli. Da Canace e Poseidone nacquero Opleo, Nireo, Epopeo, Aloeo e Triope.
Ifimedia, figlia di Triope, sposò Aloeo ma fu sedotta da Poseidone e generò Oto ed Efialte che divennero giganti e dettero la scalata al cielo, furono uccisi da Artemide.
Da Calice ed Etlio nacquero Endimione, fondatore di Elide del quale si innamorò Selene. Zeus, che per alcuni autori era il vero padre di Endimione, gli concesse ciò che voleva ed Endimione scelse di dormire eternamente, senza mai invecchiare o morire.
Da Endimione e da una naiade o da Ifianassa nacque Etolo che uccise Api, figlio di Foroneo, e si rifugiò nella terra cui diede il nome di Etolia, dove uccise Doro, Laodoco e Polipete, figli di Ftia e di Apollo.
Da Etolo e Pronoe nacquero Pleurone e Calidone. Da Pleurone e Santippe, figlia di Doro, nacquero Agenore e le sue sorelle Sterope, Stratonice e Laofonte.
Da Calidone e Eolia nacquero Epicasta e Protogenia. Da Protogenia ed Ares nacque Ossilo. Da Epicasta ed Agenore nacquero Portaone e Demonice.
Da Demonice ed Ares nacquero Eveno, Molo, Pilo, Testio.
Marpessa, figlia di Eveno, fu rapita da Ida figlio di Afareo che la contendeva ad Apollo. Il padre Eveno tentò di inseguire il rapitore ma non riuscendovi si gettò nel fiume che prese il suo nome. Per risolvere la contesa fra Ida ed Apollo, Zeus stabilì che a scegliere fosse Marpessa e lei, per il timore di essere abbandonata da vecchia, scelse Ida.
Da Testio ed Euritemi nacquero Altea, Leda, Ipermestra, Ificlo, Evippo, Plesippo e Euripilo.
Da Portaone ed Eurite nacquero Oineo, Agrio, Alcatoo, Mela, Leucopeo e Sterope.
Da Sterope e Acheloo nacquero le Sirene.
Oineo fu re di Calidone e ricevette da Dioniso la pianta della vite. Sposò Altea, figlia di Testio, e ne nacquero Tosseo, Tireo, Climeno, Gorga, Deianira e Meleagro. Tosseo fu ucciso da Oineo per aver oltrepassato il suo fossato.
Gorga sposò Andremone.
Di Altea si diceva che avesse avuto Deianira da Dioniso e Meleagro da Ares. Di Deianira si innamorò Eracle che per lei lottò con Acheloo.
Quando Meleagro era neonato, le Moire predissero che sarebbe morto quando si fosse consumato il tizzone che ardeva sull'altare, allora Altea nascose quel tizzone in una cassapanca.
Anni dopo Artemide, offesa per essere stata dimenticata nei sacrifici di Oineo, inviò un enorme cinghiale nei campi intorno a Calidone. Oineo radunò un gruppo di valorosi per cacciare il cinghiale: Meleagro, Driante, Ida e Linceo, Castore e Polluce, Teseo, Admeto, Anceo e Cefeo, Giasone, Ificle, Piritoo, Peleo, Telamone, Eurizione, Atalanta, Anfiarao. La pelle del cinghiale era il palio per chi avesse ucciso la bestia.
Molti partecipanti alla caccia si opposero alla presenza di Atalanta ma Meleagro, che intendeva sedurla, prese le sue difese.
Ileo ed Anceo furono uccisi dal cinghiale, Peleo colpì involontariamente Eurizione. Atalanta fu la prima a colpire il cinghiale, seguita da Anfiarao, quindi Meleagro lo finì.
Ottenuta la pelle del cinghiale, Meleagro ne fece dono ad Atalanta, ma i fratelli di Altea si opposero e nella lite che seguì Meleagro li uccise. Per vendicare i fratelli Altea gettò nel fuoco il tizzone fatale e Meleagro morì istantaneamente.
Un'altra versione del mito presentava gli eventi in modo più articolato: dalla lite nasceva una vera guerra fra Cureti e Calidoni durante la quale Meleagro uccise gli zii e venne maledetto da Altea. Offeso si rinchiuse in casa ed uscì solo quando i concittadini lo pregarono di aiutarli per riprendere il combattimento e venire a sua volta ucciso. Dopo la morte di Meleagro, Altea e sua moglie Cleopatra si uccisero.
Morta Altea, Oineo sposò Peribea figlia di Ipponoo che partorì Tideo.
Divenuto adulto Tideo venne esiliato per aver ucciso lo zio Alcatoo oppure, a seconda della versione, i figli di Mela che avevano cospirato contro Oineo, o ancora suo fratello Olenia. Tideo si trasferì ad Argo presso Adrasto del quale sposò la figlia Deipile e generò Diomede.
Tideo partecipò alla missione contro Tebe e venne ucciso da Melanippo.
Intanto Oineo veniva spodestato a favore di Agrio e dai figli di quest'ultimo (Tersite, Onchesto, Protoo, Celentore, Licopeo e Melanippo). Imprigionato e maltrattato, Oineo fu più tardi reinsediato sul trono da Diomede che uccise i figli di Agrio, ad eccezione di Tersite ed Onchesto i quali riuscirono a fuggire. Poiché Oineo era ormai troppo vecchio, tuttavia, il regno venne affidato a suo genero Andremone. Tersite ed Onchesto tesero un agguato ad Oineo e lo uccisero, il suo corpo fu trasportato da Diomede in Argolide.

Atamante, figlio di Eolo, fu re della Beozia e con Nefele generò Frisso ed Elle. Poi sposò Ino e ne nacquero Learco e Melicerte.
Gelosa dei figli della moglie precedente, Ino adottò pratiche magiche per provocare la carestia, quindi convinse i messaggeri inviati dal re a consultare gli oracoli a riferire che era necessario sacrificare Frisso a Zeus.
Nefele, tuttavia, rapì Frisso ed Elle e li affidò ad un magico ariete dal Vello d'Oro perché li portasse in salvo. Durante il volo Elle cadde nel mare che da lei prese il nome di Ellesponto.
Frisso giunse in Colchide e fu accolto dal re Eeta, figlio di Elio e Perseide e fratello di Circe e di Pasifae.
Frisso sacrificò l'ariete a Zeus e donò il Vello a Eeta il quale gli fece sposare la figlia Calciope.
Da Calciope e Frisso nacquero Argo, Mela, Frontide e Citisoro.
Impazzito per volere di Era, Atamante uccise Learco mentre Ino si gettava in mare con il figlio Melicerte.
Cacciato dalla Beozia, Atamante ebbe da un oracolo l'indicazione di cercare un luogo ove lo avessero accolto animali selvaggi. Quando incontrò un branco di lupi che fuggì avanti a lui abbandonando le prede, Atamante scelse la sua nuova terra, chiamandola Atamanzia. Sposò Temisto e concepì con lei Leucone, Eritrio, Scoineo e Ptoo.

Sisifo, figlio di Eolo, fondò la città di Efira che poi prese il nome di Corinto e sposò Merope, figlia di Atlante. Glauco, loro figlio, generò con Eurimede Bellerofonte.
Sisifo rivelò ad Asopo dove Zeus gli aveva nascosto la figlia Egina, per questo motivo è condannato a spingere eternamente un masso che rotola sempre indietro.
Il re della Focide Deione sposò Diomeda, figlia di Xuto, ed ebbe una figlia, Asterodia e quattro figli: Eneto, Attore, Filaco e Cefalo. Cefalo sposò Procri, figlia di Eretteo, poi fu rapito da Eos innamorata di lui.
Periere, figlio di Eolo, conquistò la Messenia e sposò Gorgofone figlia di Perseo, ne nacquero Afareo, Leucippo, Tindaro, Icario.
Da Magnete ed una naiade nacquero Polidette e Ditti. Salmoneo si stabilì in Tessaglia, poi nell'Ellade. Pretendeva di essere pari a Zeus, trascinava tamburi di pelle e lebeti di bronzo legati ad un carro per produrre il rumore del tuono, così Zeus lo fulminò.
Tiro, figlia di Salmoneo e di Alcidice, si innamorò del fiume Enipeo. Poseidone prese l'aspetto di Enipeo e si unì a lei. I due gemelli che ne nacquero furono esposti da Tiro, il mandriano che li salvò li chiamò Pelia e Neleo.
Cresciuti, riconobbero la madre e la liberarono dai maltrattamenti della matrigna Sidero, che Pelia uccise sull'altare di Era. Più tardi i due gemelli litigarono e Neleo, scacciato, si trasferì in Messenia dove fondò Pilo e sposò Cloride dalla quale ebbe una figlia, Pero e dei figli: Tauro, Asterio, Pilaone, Deimaco, Euribio, Epiloo, Frasio, Eurimone, Evagora, Alestore, Nestore, Periclimeno.
Periclimeno, al quale Poseidone aveva concesso la facoltà di cambiare aspetto, combattè Eracle che saccheggiava Pilo assumendo varie forme animali ma infine fu ucciso da Eracle insieme ai suoi fratelli.
Si salvò solo Nestore e sposò Anassibia figlia di Cratieo generando due figlie, Pisidice e Policasta e dei figli: Perseo, Stratico, Areto, Echefrone, Pisistrato, Antiloco, Trasimede.
Stabilitosi in Tessaglia, Pelia sposò Anassibia, figlia di Biante ed ebbe un figlio di nome Acasto e delle figlie: Pisidice, Pelopia, Ippotoe e Alcesti.
Creteo fondò Iolco e sposò Tiro, figlia di Salmoneo, loro figli furono Esone, Amitaone e Ferete. Amitaone sposò Idomenea, figlia di Ferete ed ebbe due figli: Biante e Melampo.
Melampo viveva in campagna. Quando i suoi servi uccisero due serpenti che avevano fatto il nido presso la sua casa, Melampo allevò i loro piccoli. Più tardi questi serpenti lambirono le orecchie di Melampo addormentato conferendogli la facoltà di intendere il linguaggio degli animali e di predire il futuro.
Il fratello Biante chiese aiuto a Melampo perché voleva sposare Pero, figlia di Neleo e quest'ultimo aveva stabilito che avrebbe dato la figlia solo a chi gli avesse portato le vacche di Ificlo che erano custodite da un cane feroce. Melampo predisse che avrebbe potuto prendere le vacche solo dopo aver subito un anno di prigionia, infatti quando si dedicò all'impresa venne catturato. Dopo circa un anno Melampo seppe dai tarli che la sua prigione stava per crollare e chiese di essere trasferito. Quando l'edificio crollò Filaco, padre di Ificlo, comprese che Melampo era un indovino, lo liberò e gli chiese aiuto per Ificlo che non riusciva ad avere figli. Melampo chiese ed ottenne il bestiame di Ificlo, quindi sacrificò due tori richiamando un avvoltoio che gli svelò l'origine dei problemi del giovane. Quando era ancora un bambino lo aveva spaventato il coltello insanguinato con cui il padre aveva castrato dei montoni e Filaco aveva conficcato quel coltello in una quercia sacra. Il rimedio consisteva nel far bere ad Ificlo la ruggine di quel coltello per dieci giorni. Così fu fatto e ad Ificlo nacque un figlio che venne chiamato Podarce.
Melampo ebbe le vacche e le portò a Neleo, ottenendo la sposa per il fratello, quindi soggiornò in Messenia. Più tardi, curando le donne di Argo fatte impazzire da Dioniso, ottenne parte del regno e vi si stabilì.
Da Biante e Pero nacque Talao che sposò Lisimache e fu padre di Adrasto, Partenopeo, Mecisteo, Aristomaco ed Erifile.
Promaco, figlio di Partenopeo, partecipò alla missione degli Epigoni. Eurialo, figlio di Mecisteo, andò a Troia.
Da Pronace nacque Licurgo, da Adrasto e Anfitea (figlia di Pronace) nacquero tre figlie: Argia, Deipile e Egialea e due figli: Egialeo e Cianippo.
Fere, figlio di Creteo, fondò la città di Fere in Tessaglia e fu padre di Admeto e Licurgo, quest'ultimo fu padre di Ofelte.
Admeto regnò a Fere e volle sposare Alcesti. Il padre di Alcesti, Pelia, stabilì che gliela avrebbe concesso se fosse riuscito ad aggiogare ad un carro un leone ed un cinghiale. Lo fece Apollo che era al servizio di Admeto. Durante la festa nuziale però Admeto dimenticò di sacrificare ad Artemide e trovò nel talamo un groviglio di serpenti.
Apollo ottenne dalle Moire che Admeto, quando fosse in punto di morte, scampasse se qualcuno accettava di morire al suo posto. Quando venne il momento i genitori rifiutarono ed Alcesti morì per lui. Core la rimandò sulla Terra, oppure si diceva che la riprese Eracle battendosi con Ade.
Da Esone e Polimede nacque Giasone, che visse a Iolco. Qui, dopo Creteo, regnava Pelia che fu avvertito da un oracolo di guardarsi da un uomo con un solo sandalo.
Quando Pelia vide Giasone che aveva perduto un sandalo guadando il fiume comprese l'oracolo ed inviò Giasone alla ricerca del Vello d'Oro per allontanarlo da lui.
Argo, figlio di Frisso, costruì con l'aiuto di Atena la nave che ebbe il suo nome.
Segue un catalogo degli Argonauti: Falero, eroe eponimo del primo porto di Atene, Tifi, Orfeo, Zete e Calais, Castore e Polluce, Telamone e Peleo, Eracle, Teseo, Ida e Linceo, Anfiarao, Ceneo, Palemone, Cefeo, Laerte, Autolico, Atalanta, Menezio, Attore, Admeto, Acasto, Eurito, Meleagro, Anceo, Eufemo, Peante, Bute, Fano e Stafilo, Ergino, Periclimeno, Augea, Ificlo figlio di Testio, Argo figlio di Frisso, Eurialo, Peneleo, Leito, Ifito figlio di Naubolo, Ascalafo, Ialmeno, Asterio, Polifemo figlio di Elato.
Gli Argonauti approdarono a Lemno dove regnava la regina Ipsipile e non c'erano uomini. Afrodite, indignata con le donne di Lemno che non la onoravano, le aveva condannate ad emanare cattivo odore e gli uomini le avevano evitate preferendo loro schiave trace, infine le donne di Lemno avevano ucciso tutti gli uomini. Si salvò solo Toante, padre di Ipsipile, che fu nascosto dalla figlia.
Gli Argonauti si unirono alle donne di Lemno, Giasone ebbe da Ipsipile due figli: Euneo e Nebrofono.
Dopo Lemno visitarono il paese dei Dolioni dove furono accolti amichevolmente dal re Cizico ma quando ripartirono furono respinti dalla tempesta e i Dolioni, per equivoco, li attaccarono. Nella battaglia che seguì Cizico perse la vita.
Proseguendo il viaggio approdarono in Misia dove il giovane Ila fu rapito dalle ninfe. Eracle, che amava Ila, e Polifemo si attardarono a cercarlo e la nave partì senza di loro. Polifemo rimase in Misia dove fondò la città di Cio, Eracle tornò ad Argo.
Giunti alla terra dei Bebrici, gli Argonauti vi trovarono Amico che costringeva gli stranieri a battersi con lui nel pugilato e li uccideva. Si battè con Amico Polluce e lo uccise.
A Salmidesso trovarono Fineo, indovino reso cieco dagli dei perché svelava il futuro agli uomini, perseguitato dalle Arpie che lordavano il suo cibo.
Zete e Calais, dotati di ali, inseguirono le Arpie ma non le uccisero perché giurarono di non perseguitare Fineo (viene qui esplicitamente citato Apollonio).
Liberato, Fineo rivelò agli Argonauti la rotta da seguire e li avvertì del pericolo rappresentato dalla rocce Simplegadi che cozzavano fra di loro impedendo il passaggio.
Seguendo il consiglio di Fineo di mandare avanti una colomba per vedere se riusciva a passare fra le Simplegadi, gli Argonauti superarono il pericolo approfittando del momento in cui le rocce, dopo essersi urtate, si riaprivano.
Sostarono quindi presso il re Lico nel paese dei Mariandini. Qui morirono Idmone l'indovino e Tifi il pilota, Anceo prese il timone.
Finalmente giunsero in Colchide. Qui il re Eeta promise a Giasone di dargli il Vello d'Oro a patto che egli riuscisse da solo ad aggiogare i feroci tori dagli zoccoli di bronzo. Giasone doveva inoltre seminare i denti del serpente che Cadmo aveva seminato a Tebe e che Eeta aveva ricevuto in dono.
Giasone superò la prova grazie all'aiuto di Medea, figlia di Eeta, che in cambio della promessa di sposarla lo rese invulnerabile con un unguento.
Aggiogati i tori, Giasone seminò i denti del serpente: ne nacquero uomini in armi che si uccisero fra loro per prendere le pietre scagliate da Giasone su consiglio di Medea.
Le prove erano superate ma Eeta rifiutava di consegnare il Vello d'Oro. Medea addormentò con un filtro il serpente che faceva la guardia, prese il Vello e si imbarcò con Giasone e con il proprio fratello Aspirto.
Quando vide che le navi di Eeta stavano per raggiungerli, Medea uccise fratello costringendo Eeta a rallentare per recuperare i pezzi del corpo di Aspirto gettati in mare.
Per questo omicidio gli Argonauti dovettero allungare il viaggio fino alla dimora di Circe per essere da questa purificati.
Durante il viaggio di ritorno incontrarono le Sirene, ma il canto di Orfeo neutralizzò il loro sortilegio. Superarono, con l'aiuto di Era, Scilla e Cariddi, le Rocce Erranti ed altri pericoli. Sostarono nell'isola dei Feaci, ospiti del re Alcinoo. I Colchi chiesero ad Alcinoo di consegnare loro Medea ed Alcinoo disse che lo avrebbe fatto solo se il matrimonio fra Giasone e Medea non fosse stato consumato, allora la regina Arete affrettò le nozze, permettendo a Medea di salpare con gli Argonauti.
Giunti a Creta trovarono il mostruoso Talo che impediva l'approdo: alcuni dicono che lo uccise Medea con i suoi filtri, altri che morì per una freccia di Peante.
Arrivato a Iolco, Giasone seppe che Pelia aveva fatto morire i suoi genitori ed il fratello minore Promaco. Consegnò il Vello d'Oro a Pelia e chiese a Medea di vendicare le offese subite.
Medea convinse le figlie di Pelia a fare a pezzi il padre e a bollirne le carni, asserendo che in questo modo sarebbe tornato giovane. Il re morì ma gli abitanti di Iolco scacciarono Giasone e Medea. Si trasferirono a Corinto dove vissero felici per dieci anni finché il re Creonte non promise sua figlia Glauce a Giasone. Per sposare Glauce, Giasone ripudiò Medea e la maga si vendicò uccidendo la sposa ed il padre con un peplo intriso di veleno, quindi uccise anche i propri figli avuti da Giasone per poi fuggire ad Atene. Qui sposò Egeo ed ebbe un figlio, Medo.
Più tardi, avendo complottato contro Teseo, venne scacciata insieme a Medo.
Medo sottomise i popoli barbari del paese che da lui prese il nome di Media, quindi morì combattendo contro gli Indiani. Medea tornò in Colchide dove Eeta era stato spodestato dal fratello Perse, uccise Perse e restituì il regno al padre.

LIBRO II


Descritta la stirpe di Deucalione, l'autore dichiara che intende ora parlare di quella di Inaco.
Inaco era figlio di Oceano e di Teti. Da Inaco e Melia nacquero Foroneo ed Egialeo.
Egialeo non ebbe figli. Foroneo regnò sul Peloponneso e dalla ninfa Teledice ebbe Api e Niobe.
Api fu un crudele tiranno e venne ucciso da Telsione e Telchi in un agguato senza aver avuto figli, fu ritenuto un dio e chiamato Serapide.
Niobe fu la prima donna mortale alla quale Zeus si unì, ne nacquero Argo e Pelasgo.
Argo ereditò il regno di Foroneo e da Evadne, figlia di Strimone e di Neera, ebbe quattro figli: Ecbaso, Pira, Epidauro e Criaso. Da Ecbaso nacque Agenore e da questi un altro Argo detto Panopte perché aveva occhi su tutto il corpo. Uccise un toro ed un satiro che devastavano l'Arcadia, uccise anche l'Echidna, figlia di Tartaro e di Gea.
Da Argo e Ismene (figlia di Asopo) nacque Iaso, padre di Io, che altri autori dicevano figlia di Inaco. Secondo Esiodo e Acusilao madre di Io era Pirene.
Sacerdotessa di Era, Io fu tramutata in giovenca da Zeus che voleva nascondere di essersi unito a lei. Era pretese di avere la giovenca e la affidò ad Argo Panopte. Zeus ordinò ad Ermes di rapire la giovenca e questi uccise Argo.
Era inviò il tafano a tormentare la giovenca ed Io fuggì verso il mare che da lei prese il nome di Ionio, continuò a vagare attraverso l'Europa e l'Asia, giunse infine in Egitto dove, ripresa forma umana, partorì Epafo.
Su richiesta di Era, i Cureti fecero scomparire Epafo e per questo Zeus li uccise.
Io ritrovò Epafo in Siria, tornò in Egitto e sposò il re Telegono.
Epafo divenne re d'Egitto e da sua figlia Libia prese il nome la terra omonima.
Da Libia e Poseidone nacquero i gemelli Agenore e Belo, il primo divenne re in Fenicia ed il secondo ebbe il regno d'Egitto.
Da Belo ed Anchinoe nacquero Egitto e Danao e, secondo Euripide, anche Cefeo e Fineo.
Egitto ebbe cinquanta figli e Danao cinquanta figlie. Venuto a contesa con Egitto, Danao fuggì e divenne re di Argo.
Danao mandò le figlie a cercare acqua ed una di loro, Amimone, involontariamente ferì un satiro addormentato cercando di colpire un cervo. Il satiro tentò di violentarla ma fu messo in fuga da Poseidone che si unì alla giovane e poi le rivelò la fonte di Lerna.
I figli di Egitto vennero ad Argo a proporre la pace e chiedere in mogli le figlie di Danao. Danao, pur controvoglia, acconsentì.
Segue il catalogo delle figlie di Danao e dei relativi sposi, secondo gli accoppiamenti che furono stabiliti in base a vari criteri fra i quali l'omonimia (es. Clito sposa Clite, Stenelo sposa Stenela, ecc.) ed il sorteggio.
Durante la prima notte di nozze le figlie di Danao uccisero i mariti nel sonno, ad eccezione di Ipermestra che risparmiò Linceo perché aveva rispettato la sua verginità.
Più tardi le Danaidi sposarono altri uomini, Amimone che era stata amata da Poseidone, partorì Nauplio.
Linceo divenne re di Argo dopo Danao e da Ipermestra ebbe Abante che sposò Aglaia ed ebbe due gemelli, Acrisio e Preto. I due lottarono per il regno e Preto, sconfitto, andò in Licia dove sposò Antea (o Stenebea) quindi riconquistò parte dell'Argolide e fu re di Tirinto.
Le figlie di Preto, Lisippa, Ifinoe e Ifianassa, impazzirono. Le curò l'indovino Melampo che volle una parte del regno per se ed una per il fratello Biante. Ifinoe morì e le sorelle sposarono Melampo e Biante.
Il terzo capitolo del secondo libro racconta in estrema sintesi la storia di Bellerofonte: ucciso involontariamente un fratello cercò rifugio e purificazione presso Preto, ma la moglie di questi Stenebea si innamorò di lui e, respinta, lo accusò ingiustamente presso il marito di aver tentato di sedurla.
Preto mandò Bellerofonte dal suocero Iobate con una lettera che conteneva la richiesta di uccidere il latore. Per far morire Bellerofonte, Iobate gli ordinò di uccidere la Chimera, essere mostruoso nato da Tifone e da Echidna ma l'eroe, con l'aiuto del cavallo alato Pegaso, superò la prova. Dovette allora combattere contro i Solimi e contro le Amazzoni ed affrontare un agguato organizzato da Iobate. Infine Iobate, ammirato, mostrò a Bellerofonte la lettera e gli diede in sposa sua figlia Filonoe, rendendolo erede del suo regno.
Danae fu imprigionata dal padre Acrisio che aveva saputo da un oracolo che un figlio nato da lei lo avrebbe ucciso. Danae fu comunque sedotta da Zeus (secondo altri da Preto) e partorì Perseo.
Acrisio gettò in mare madre e figlio chiusi in una cassa, la cassa fu recuperata da Ditti (fratello del re di Serifo Polidette) che allevò il bambino.
Innamorato di Danae, Polidette decise di eliminare Perseo, che nel frattempo era diventato adulto, e fingendo di voler sposare Ippodamia gli chiese di portargli la testa della Gorgone come dono nuziale.
Perseo affrontò l'impresa con l'aiuto di Ermes e di Atena. Si recò dalle Graie, le tre figlie di Forco nate già vecchie, che possedevano in tre un unico occhio che usavano a turno. L'eroe si impadronì di quell'occhio e lo restituì soltanto quando le Graie gli svelarono come raggiungere le ninfe ed ottenere gli oggetti magici necessari per affrontare le Gorgoni. Dalle ninfe Perseo ebbe quindi dei sandali alati, una bisaccia detta kibisis e l'elmo di Ade che rendeva invisibili. Ebbe inoltre da Ermes una falce d'acciaio.
Sorvolando l'Oceano, Perseo trovò le Gorgoni addormentate: Steno, Euriale e Medusa, l'unica mortale. Osservando il riflesso di Medusa in uno scudo di bronzo per evitare di essere pietrificato dal suo sguardo, Perseo decapitò Medusa. Dal cadavere fuoriuscirono Pegaso e Crisaore (dei quali Medusa era incinta).
L'eroe fuggì con la testa di Medusa nella bisaccia, evitando l'inseguimento delle altre Gorgoni grazie all'elmo che lo rendeva invisibile.
Giunto in Etiopia, Perseo salvò Andromeda, figlia del re Cefeo e di Cassiopea. Quest'ultima aveva provocato l'ira degli dei sfidando le Nereidi ad una gara di bellezza. Per placare il mostro marino inviato da Poseidone, Cefeo era costretto ad immolare la figlia.
Perseo uccise il mostro e liberò Andromeda, della quale si innamorò. Fineo, fratello di Cefeo, che avrebbe voluto sposare la giovane, complottò contro Perseo e questi lo pietrificò mostrandogli la testa di Medusa. Tornato a Serifo, Perseo seppe che Polidette perseguitava sua madre e Ditti, e usò di nuovo la testa di Medusa per pietrificare Polidette ed i suoi accoliti instaurando Ditti sul trono.
Consegnò poi la testa di Medusa ad Atena che la collocò al centro del suo scudo.
Successivamente, partecipando ad una gara, Perseo colpì involontariamente Acrisio e lo uccise, come era stato predetto dall'oracolo. Non volendo accettare l'eredità di un uomo che aveva ucciso, Perseo scambiò il trono di Argo con quello di Tirinto, retto da Megapente.
Da Andromeda ebbe molti figli: Perse, Alceo, Stenelo, Eleio, Mestore, Elettrione ed una figlia: Gorgofone.
Alceo e Astidamia, figlia di Pelope, ebbero un figlio, Anfitrione, ed una figlia di nome Anasso.
Da Mestore e Lisidice nacque Ippotoe che, amata da Poseidone, generò Tafio, fondatore della città di Tafo.
Da Tafio nacque Pterelao, che Poseidone rese immortale. Da Pterelao nacquero Cronio, Tiranno, Antioco, Ctesidamante, Mestore, Evere ed una figlia: Cometo.
Elettrione sposò Anasso e generò Alcmena ed altri figli (Stratobate, Gorgofono, Filonome, Celeneo, Anfimaco, Lisinomo, Chirimaco, Anattore, Archelao), ebbe inoltre un figlio illegittimo, Licimnio, da una donna frigia di nome Midia.
Da Stenelo e Nicippe (figlia di Pelope) nacquero Alcione, Medusa ed Euristeo. I figli di Pterelao e quelli di Elettrione, in contesa per il regno di Micene, combatterono e si uccisero fra loro.
Elettrione, per vendicare i suoi figli, progettò una spedizione ma fu involontariamente ucciso da Anfitrione.
Prese il potere Stenelo mentre Anfitrione andò in esilio a Tebe con Alcmena la quale promise di sposarlo se lui avesse vendicato la morte dei suoi fratelli.
Per ottenere aiuti dal re di Tebe Creonte, Anfitrione accettò di liberare la regione da una volpe feroce che rapiva i bambini, quindi attaccò i Tafi con i suoi alleati Creonte, Cefalo, Panopeo, Eleio devastando l'isola. Pterelao, tuttavia, era immortale grazie ad un capello d'oro donatogli da Poseidone; sua figlia Cometo si innamorò di Anfitrione e recise quel capello permettendo all'eroe di uccidere Pterelao e vincere la guerra. Anfitrione uccise anche Cometo per punire il tradimento, quindi tornò a casa. Nel frattempo Zeus, invaghitosi di Alcmena, aveva assunto l'aspetto di Anfitrione e si era introdotto nel suo letto, così Alcmena partorì contemporaneamente due figli: Eracle da Zeus ed Ificle da Anfitrione.
Dopo otto mesi Era inviò due serpenti ad uccidere i bambini ma Eracle, ancora nella culla, li strangolò.
Eracle fu educato da Anfitrione, Autolico, Castore e Lino. Lino, fratello di Orfeo, litigò con Eracle e fu da questi ucciso. Processato ed assolto perché Lino lo aveva colpito per primo, Eracle fu comunque allontanato dalla casa e mandato a fare il mandriano. A diciotto anni uccise il leone del monte Citerone che sbranava il bestiame del re Tespio e fece un mantello con la pelle della belva. Tespio lo volle suo ospite ed ogni notte mandava nel suo letto una delle sue cinquanta figlie.
Sconfitti i Tebani presso i quali Periere che aveva ucciso suo padre Climeno, Ergino re dei Minii imponeva loro un tributo annuo di bestiame. Eracle incontrò gli araldi di Ergino che venivano a riscuotere il tributo, li attaccò e li rimandò indietro mutilati. Ovviamente Ergino attaccò Tebe ma Eracle, postosi a capo dei Tebani, lo sconfisse e lo uccise. Nella battaglia cadde Anfitrione.
Creonte, re di Tebe, come "dono d'onore", gli fece sposare sua figlia Megara, dalla quale Eracle ebbe tre figli: Terimaco, Creontiade e Deicoonte.
Reso folle da Era, Eracle uccise tutti i figli avuti da Megara quindi andò volontariamente in esilio.
A Delfi la Pizia gli ordinò di stabilirsi a Tirinto mettendosi per dieci anni al servizio di Euristeo e predisse che dopo aver compiuto le imprese che Euristeo gli avrebbe ordinato, Eracle sarebbe divenuto immortale.
Il primo ordine di Euristeo fu quello di eliminare il leone di Nemea. Eracle penetrò nella terra della belva e la uccise strangolandola con le mani nude. Quando giunse a Tirinto con il corpo del leone, Euristeo ne ebbe paura e gli ordinò, per il futuro, di esporre le sue prede fuori dalle mura, senza entrare in città.
La seconda impresa fu l'uccisione dell'Idra di Lerna, mostro dotato di nove teste che, se tagliate, ricrescevano. Eracle la uccise ma Euristeo non ritenne valida la prova perché l'eroe era stato aiutato dall'auriga Iolao.
Euristeo ordinò quindi ad Eracle di catturare viva la cerva di Cerinea, sacra ad Artemide. L'eroe ci riuscì dopo aver inseguito l'animale per un anno intero.
Ripartito in cerca del cinghiale di Erimanto, Eracle fu ospite del centauro Folo. Qui si scontrò con gli altri Centauri, attratti dall'odore del vino che Eracle aveva chiesto al suo ospite, e li mise in fuga scagliando frecce e tizzoni ardenti.
I Centauri rifugiarono presso Chirone che venne ferito al ginocchio da una freccia scagliata da Eracle. Questi, che non intendeva colpire Chirone, tentò di curare la ferita ma Chirone, sapendo che si trattava di una piaga incurabile (le frecce di Eracle erano avvelenate con il fiele dell'Idra di Lerna) si ritirò nella sua caverna desiderando di morire. Ma Chirone era immortale e solo "quando Prometeo offrì a Zeus di diventare immortale al suo posto" riuscì a morire.
Gli altri Centauri si dispersero in vari luoghi e Folo, che aveva estratto una freccia da un cadavere, morì a sua volta per essersi ferito con la punta avvelenata. Eracle stanò il cinghiale di Erimanto, lo catturò con il laccio e come gli era stato ordinato lo portò a Micene.
La quinta impresa ordinata da Euristeo consisteva nel ripulire dal letame in un solo giorno e senza farsi aiutare le stalle di Augia, re dell'Elide.
Eracle chiese ad Augia un compenso in bestiame per l'immane lavoro, evitando di parlare di Euristeo; Augia accettò ma ad impresa compiuta rifiutò di pagare. Eracle ripulì le stalle deviando il corso dei fiumi Alfeo e Peneo in modo che le acque portassero via rapidamente tutto il letame.
Sulla via del ritorno Eracle uccise il centauro Eurizione su richiesta di Dessameno del quale il centauro pretendeva di sposare la figlia Mnesimache.
Euristeo considerò nulla anche la prova delle stalle di Augia perché, per compierla, Eracle aveva richiesto un compenso.
Per l'impresa successiva fu ordinato ad Eracle di scacciare gli uccelli della palude Stinfalide in Arcadia. Eracle ci riuscì spaventando gli uccelli con il rumore provocato facendo risuonare dei crotali di bronzo, opera di Efesto, che aveva avuto da Atena.
La settima impresa consisteva nella cattura del toro di Creta. Eracle lottò con l'animale, lo portò ad Euristeo e poi lo lasciò libero. Dopo un lungo vagare l'animale giunse a Maratona in Attica e qui si fermò, danneggiando gli abitanti.
Eracle dovette poi impadronirsi delle cavalle antropofaghe di Diomede re dei Bistoni in Tracia, figlio di Ares e di Cirene. Con alcuni seguaci combattè contro i Bistoni, uccise Diomede e prese le cavalle. Morì Abdero, figlio di Ermes, amato da Eracle che sulla tomba dell'amico fondò la città di Abdera.
Euristeo ordinò quindi ad Eracle di portargli la cintura di Ippolita regina delle Amazzoni per farne dono a sua figlia Admeta.
Le Amazzoni erano un popolo di donne guerriere. Usavano atrofizzare il seno destro perché non le impacciasse nell'uso del giavellotto.
Eracle partì con una nave ed alcuni volontari. Approdò all'isola di Paro dove vivevano Eurimedonte, Crise, Nefalione e Filolao, figli di Minosse, i quali uccisero due compagni di Eracle.
Sdegnato, Eracle uccise i figli di Minosse ed assediò l'isola. Gli abitanti di Paro gli offrirono di prendere due dei loro in cambio dei compagni uccisi ed egli scelse Alceo e Stenelo, figli di Androgeo, figlio di Minosse. Proseguendo il viaggio Eracle giunse in Misia dove aiutò Lico nella guerra contro i Bebrici.
Giunto infine nella terra delle Amazzoni, Eracle incontrò Ippolita che gli promise di dargli la cintura, ma Era, assunte le sembianze di un'amazzone, sparse la voce che la regina era in pericolo, spingendo le Amazzoni ad attaccare la nave di Eracle. Pensando ad un agguato, Eracle uccise Ippolita e le prese la cintura. Ripreso il mare giunse a Troia.
La città era tormentata dalla peste mandata da Apollo e da un mostro marino inviato da Poseidone. Tempo prima infatti Apollo e Poseidone avevano costruito le mura di Troia ma il re Laomedonte aveva rifiutato di pagare loro il compenso pattuito, provocando l'ira dei due dei.
Poseidone pretendeva che Laomedonte desse in pasto al mostro la figlia Esione ed il re si era ormai rassegnato ad accettare quando giunse Eracle che si offrì di salvare la giovane in cambio dei cavalli che Laomedonte aveva avuto da Zeus per aver collaborato nel rapimento di Ganimede. Eracle salvò Esione ma anche questa volta Laomedonte non onorò l'impegno preso.
Per la successiva impresa Euristeo ordinò ad Eracle di portargli le vacche di Gerione che si trovavano ad Erizia.
Per trovarle Eracle attraversò l'intera Europa e giunto a Tartesso collocò due colonne antistanti, sullo stretto che segnava il confine fra l'Europa e la Libia, a memoria del suo passaggio.
Eracle uccise Gerione, si impossessò del suo bestiame ed intraprese un faticoso viaggio di ritorno. Aveva così compiuto dieci imprese in otto anni ed un mese, ma Euristeo che non considerava valide la cattura dell'Idra e la pulizia delle stalle di Augia gli ordinò di portargli le mele d'oro delle Esperidi.
Il racconto di questa impresa è particolarmente articolato: le mele d'oro, dono nuziale di Gea per Zeus ed Era, erano custodite presso Atlante da un serpente immortale e dalle Esperidi: Egle, Eurizia, Esperia ed Aretusa.
Durante il viaggio Eracle fu sfidato a duello da Cicno, figlio di Ares, e lo uccise. Anche Ares per vendicare il figlio lo sfidò ma il duello fu interrotto da un fulmine caduto fra i due contendenti.
Per trovare il giardino delle mele d'oro Eracle consultò le ninfe del fiume Eridano, quindi Nereo. Nereo era in grado di cambiare forma ma Eracle riuscì a legarlo e a costringerlo a rivelargli quanto voleva sapere.
Giunto in Libia dovette affrontare Anteo il quale, per ordine di un oracolo, uccideva tutti gli stranieri.
Figlio di Gea, Anteo riprendeva forze quando toccava la terra. Per ucciderlo Eracle dovette tenerlo sollevato dal suolo.
In Egitto fu catturato dal re Busiride che intendeva sacrificarlo per obbedire ad una profezia. Anni prima infatti Busiride aveva consultato un indovino cipriota di nome Frasio che aveva detto che per far cessare una terribile carestia era necessario sacrificare ogni anno agli dei uno straniero. Ma quando Eracle fu condotto all'altare del sacrificio spezzò i legami ed uccise Busiride e suo figlio Anfidamante.
Sul Caucaso liberò Prometeo uccidendo l'aquila che gli divorava il fegato. Giunto finalmente nel paese degli Iperborei sostituì Atlante nel sorreggere la volta del cielo e lo mandò a prendere le mele d'oro. Tornato con le mele Atlante rifiutò di riprendere il suo posto ma Eracle, come gli aveva suggerito Prometeo, gli chiese di sorreggere ancora il cielo per il tempo necessario per procurarsi un sostegno per la testa. Atlante accettò ed Eracle, liberato dal carico, raccolse le mele ed andò via.
Viste le mele, Euristeo le lasciò ad Eracle che ne fece dono ad Atena. La dea le riportò nel giardino delle Esperidi perché non era lecito che si trovassero altrove.
La dodicesima fatica fu la cattura di Cerbero, nell'Ade. Cerbero aveva tre teste canine, coda di serpente ed il dorso irto di teste di serpenti.
Per poter accedere all'Ade Eracle si recò ad Eleusi dove Eumolpo lo purificò per l'uccisione dei Centauri e lo iniziò ai misteri.
Nell'Ade Eracle incontrò le ombre di Meleagro e della Gorgone Medusa, liberò Teseo ma non riuscì a liberare Piritoo; fece rotolare via la roccia che teneva prigioniero Ascalafo.
Ottenne Cerbero da Plutone a condizione che lo catturasse senza fare uso di armi, lo mostrò ad Euristeo e lo riportò nell'Ade. Completate le dodici fatiche, Eracle tornò a Tebe e diede Megara in sposa a Iolao.
Desiderando sposarsi partecipò alla gara nuziale per Iole, figlia di Eurito re di Ecalia. Vinse la gara ma i fratelli di Iole ad eccezione di Ifito si opposero al matrimonio perché già una volta Eracle aveva ucciso i propri figli.
Più tardi Eracle, colto da una nuova crisi di follia, uccise Ifito e per farsi purificare da questo delitto si recò da Neleo, re di Pilo, ma venne scacciato.
Purificato da Deifobo, figlio di Ippolito, ma colpito da una grave malattia si recò a Delfi. La Pizia in un primo momento rifiutò il responso tanto che Eracle minacciò di profanare il tempio, quindi sentenziò che per guarire avrebbe dovuto lasciarsi vendere come schiavo e cedere il ricavato ad Eurito.
Venne comperato da Onfale, regina dei Lidi, vedova di Tmolo. Durante la schiavitù compì altre imprese come la cattura dei Cercopi e la sepoltura di Icaro.
Tornato in libertà e guarito dalla malattia, Eracle partì con un esercito di volontari e con cinquanta navi alla volta di Troia. Espugnò la città ed uccise Laomedonte e tutti i suoi figli, tranne Podarce, fece sposare Esione al suo compagno Telamone, concedendole di liberare un prigioniero. Esione scelse il fratello Podarce.
Eracle stabilì che Podarce dovesse prima divenire schiavo, quindi ricomprato da Esione per un prezzo simbolico. Esione offrì il proprio velo ed ottenne Podarce che prese il nome di Priamo (comperato, scambiato).
Tornando da Troia Eracle fu attaccato dagli abitanti dell'isola di Cos che lo credevano un pirata, reagì impadronendosi dell'isola ed uccidendo il re Euripilo, figlio di Poseidone e Astipalea. Organizzò una spedizione contro Augia ma si ammalò e dovette ritirarsi. Più tardi eliminò Augia e i suoi figli conquistando Elide.
Conquistò Pilo uccidendo Neleo e tutti i suoi figli ad eccezione di Nestore. Marciò contro i Lacedemoni che avevano aiutato Neleo.
Cercò l'alleanza di Cefeo, in Arcadia, e poiché questi esitava Eracle donò a Sterope, figlia di Cefeo, un ricciolo della Gorgone che aveva avuto da Atena spiegandole che aveva il potere di mettere in fuga i nemici.
Cefeo allora partecipò alla spedizione contro i Lacedemoni ma morì in battaglia. Morì anche Ificle, fratello di Eracle.
Passando per Tegea, Eracle violentò Auge. Il bambino che ne nacque fu esposto per volere di Aleo, padre di Auge, e fu salvato dai pastori, ebbe il nome di Telefo. Auge, venduta in terra straniera, divenne moglie di Teutra re di Teutrania.
A Calidone Eracle decise di sposare Deianira e per lei si battè con Acheloo che aveva assunto forma di toro e lo privò di un corno. Sposata Deianira, Eracle restituì il corno ad Acheloo in cambio di quello magico di Amaltea che aveva il potere di produrre cibo e bevande, la Cornucopia.
Con gli abitanti di Calidone lottò contro i Tesproti il cui re Fila aveva una figlia di nome Astioche. Eracle si unì a lei concependo Tlepolemo.
Durante un banchetto uccise involontariamente un ragazzo e si recò in esilio volontario a Trachis. Durante il viaggio incontrò Nesso che traghettava a pagamento i viaggiatori sul fiume Eveno. Eracle gli affidò Deianira ma il centauro tentò di violentarla. Eracle lo colpì con una freccia e Nesso, morendo, disse a Deianira che il suo sangue sarebbe divenuto un potente filtro d'amore.
A Trachis Eracle fu accolto da Ceice e combattè contro i Driopi ed i Lapiti.
Sconfisse ed uccise Cicno figlio di Ares e di Pelopia ed Amintore re di Orcomeno che voleva impedirgli il passaggio. Organizzò un esercito e conquistò Ecalia, uccise Eurito e rese Iole sua schiava.
Gelosa di Iole, Deianira fece indossare ad Eracle una tunica intrisa del sangue di Nesso, convinta si trattasse di un filtro d'amore. Ma il sangue del centauro era corrotto dal fiele dell'Idra (con cui erano state avvelenate le frecce di Eracle) e quando l'eroe indossò la tunica fu colto da atroci dolori.
Comprendendo di non aver possibilità di sopravvivere, Eracle volle essere trasportato a Trachis e qui fece innalzare una pira. Dopo aver ordinato a suo figlio Illo di sposare Iole si gettò nel fuoco. Dal rogo una nuvola prodigiosa lo trasportò in cielo dove ricevette l'immortalità, si riconciliò con Era e ne sposò la figlia Ebe dalla quale ebbe due figli: Alessiarete ed Aniceto.
Segue un catalogo dei figli che Eracle concepì unendosi alle figlie di Tespio e con altre donne: da Deianira ebbe Illo, Ctesippo, Gleno, Oncite; da Megara Terimaco, Deicoonte, Creontiade, da Onfale Agelao dal quale discese la stirpe di Creso.
I figli di Eracle, perseguitati da Euristeo, rifugiarono ad Atene. Gli Ateniesi rifiutarono di consegnarli ad Euristeo, nella guerra che seguì Illo uccise Euristeo. In seguito gli Eraclidi conquistarono il Peloponneso finché, per rispettare un oracolo, non si ritirarono a Maratona.
Illo, che aveva sposato Iole come ordinato dal padre, consultò l'oracolo di Delfi per sapere quando avrebbe potuto ricondurre la sua gente nel Peloponneso e la risposta fu che avrebbe dovuto attendere il terzo raccolto. Dopo tre anni, quindi, Illo organizzò una spedizione ma venne sconfitto ed ucciso dagli abitanti del Peloponneso. Aristomaco, nipote di Illo, tentò di nuovo l'impresa ma venne a sua volta ucciso.
Più tardi Temeno, discendente di Eracle, seppe dall'oracolo che per "terzo raccolto" si doveva intendere la terza generazione e progettò nuovamente la conquista del Peloponneso. Subì una grave disfatta a Naupatto: l'oracolo spiegò che la sciagura era dovuta all'uccisione sacrilega di un indovino ad opera di un compagno di Temeno ed ordinò di prendere come guida "l'essere dai tre occhi".
Quando incontrarono Ossilo che montava un cavallo privo di un occhio, gli Eraclidi lo scelsero come guida e questa volta vinsero la guerra uccidendo il re del Peloponneso Tisameno, figlio di Oreste. Negli scontri morirono, fra gli altri, Dimante e Panfilo figli di Egimio che combattevano con gli Eraclidi.
Temeno, Aristodemo e Cresfonte divisero i territori conquistati tirando a sorte. Temeno ebbe Argo, Aristodemo ebbe Sparta e Cresfonte, barando, ottenne la Messenia.
Temeno fu fatto uccidere dai propri figli, gelosi della fiducia da lui riposta in Deifonte che aveva sposato sua figlia Irneto, ma morto Temeno l'esercito consegnò il potere proprio a Deifonte.
Cresfonte fu ucciso da un parente di nome Polifonte il quale prese il potere a Messene e pretese di sposare Merope, vedova di Cresfonte. Più tardi Polifonte fu ucciso da Epito, figlio di Cresfonte (nota: Igino non chiama questo personaggio Epito ma Telefonte).
Aristodemo morì colpito da un fulmine lasciando il proprio regno ai due figli gemelli nati da Argia figlia di Autesione, Euristene e Procle.

LIBRO III


Figlio di Poseidone e di Libia, fratello di Inaco, Agenore si stabilì in Fenicia, sposò Telefassa ed ebbe una figlia di nome Europa.
Sedotta da Zeus, Europa generò Sarpedonte, Minosse e Radamanto. Agenore inviò i propri figli a cercare Europa che era stata rapita da Zeus. Non riuscendo a trovarla ed essendosi impegnati a non ritornare senza la sorella, i tre figli di Agenore si stabilirono in luoghi diversi: Fenice in Fenicia, Cilice in un territorio non distante dalla Fenicia che da lui prese il nome di Cilicia e Cadmo, con la madre Telefassa, in Tracia.
Asterio, re di Creta, sposò Europa ed allevò i suoi figli.
Cresciuti, i tre figli di Europa vennero in contesa fra loro per un fanciullo di nome Mileto, vinse Minosse.
Mileto fuggì in Caria dove fondò la città che ebbe il suo nome, Sarpedonte e Cilice si allearono per far guerra ai Lici. Radamanto sposò Alcmena e si stabilì in Beozia. Dopo la morte Minosse e Radamanto divennero giudici nell'Oltretomba.
Minosse sposò Pasifae ed ebbe quattro figli: Catreo, Deucalione, Glauco e Androgeo, e quattro figlie: Acalle (Acacallide), Xenodice, Arianna e Fedra.
Da una ninfa di Paro ebbe inoltre: Eurimedonte, Nefalione, Crise e Filolao; da Dessitea ebbe Eussantio.
Morto Asterio, Minosse divenne re di Creta. Per convincere i Cretesi a conferirgli il potere, Minosse chiese a Poseidone di far giungere prodigiosamente dal mare un toro sacrificale. Fu accontentato ma non sacrificò il toro, provocando l'ira di Poseidone che fece innamorare Pasifae dell'animale.
Con l'aiuto del maestro d'arte Dedalo, Pasifae si travestì da vacca e si unì al toro. Ne nacque Asterio, detto Minotauro, con il corpo umano e la testa bovina.
Dedalo fu rinchiuso nel Labirinto, come punizione per aver aiutato Pasifae.
Catreo, figlio di Minosse, ebbe un figlio di nome Altemene e tre figlie: Erope, Climene e Apemosine. Un oracolo annunciò che Catreo sarebbe stato ucciso da uno dei suoi figli, nel timore di commettere il parricidio Altemene si trasferì a Rodi con Apemosine.
Più tardi Apemosine venne violentata da Ermes e rimase incinta, Altemene, non credendo al suo racconto, la uccise.
Erope e Climene furono vendute come schiave. La prima sposò Plistene e concepì Agamennone e Menelao, la seconda sposò Nauplio e ne nacquero Eace e Palamede.
In vecchiaia Catreo andò a cercare il figlio a Rodi per cedergli il regno ma quando sbarcò Altemene, credendolo un nemico, lo uccise. Compreso l'accaduto pregò ed ottenne di essere inghiottito dalla terra.
Deucalione ebbe due figli, Idomeneo e Molo ed una figlia, Crete.
Glauco, ancora bambino, morì cadendo in un orcio pieno di miele. Lo ritrovò l'indovino Poliido che venne rinchiuso con il cadavere finché non fosse riuscito a risuscitarlo. Poliido ci riuscì con un'erba prodigiosa che un serpente, in sua presenza, aveva utilizzato per riportare in vita un proprio simile. Minosse ordinò a Poliido di insegnare la mantica a Glauco, l'indovino fu costretto ad eseguire ma prima di partire fece in modo che il bambino dimenticasse quanto aveva imparato.
Tornando a narrare di Cadmo, l'autore racconta che dopo la morte di Telefassa e la scomparsa di Europa, egli ricevette l'ordine di prendere come guida una vacca e di fondare una nuova città dove l'animale si fosse fermato.
Cadmo eseguì e giunto in Beozia fondò la città Cadmea nel luogo dove poi sorse Tebe.
Un serpente sacro ad Ares uccise gli uomini che Cadmo aveva inviato a prendere l'acqua per i sacrifici, Cadmo uccise il serpente e, su consiglio di Atena, ne seminò i denti. Ne nacquero uomini armati, gli Sparti, che subito presero a combattere fra loro fino a quando non ne rimasero che cinque: Echione, Udeo, Ctonio, Iperenore e Peloro.
Cadmo espiò l'uccisione del serpente servendo a lungo Ares, ebbe quindi il regno e sposò Armonia, figlia di Ares e di Afrodite.
Nacquero quattro figlie: Autonoe, Ino, Semele e Agave e un figlio: Polidoro. Semele fu sedotta da Zeus e divenne sua amante. Era indusse Semele a chiedere a Zeus di mostrarsi nel suo vero aspetto ma quando lo vide sul carro scagliare tuoni e fulmini morì per il terrore. Zeus salvò dal suo corpo un feto di sei mesi e lo cucì nella propria coscia.
Nacque così Dioniso che fu affidato ad Ermes, Ermes a sua volta lo affidò ad Ino ed Atamante perché lo crescessero ma Era li fece impazzire: Atamante uccise il figlio maggiore Learco cacciandolo come un cerbiatto, Ino uccise il figlio Melicerte e con il suo cadavere fra le braccia si gettò in mare. Vennero mutati in divinità protettrici dei naviganti: Leucotea e Palemone.
In onore di Melicerte furono istituiti i Giochi Istmici.
Quanto a Dioniso fu mutato in capretto e sottratto alla collera di Era. Fu allevato in Asia dalle ninfe che più tardi Zeus trasformò nella costellazione delle Iadi.
Atteone, figlio di Autonoe ed Aristeo, apprese dal centauro Chirone l'arte della caccia. Più tardi venne sbranato dai propri cani per aver visto Artemide che prendeva il bagno. La dea infatti, indignata lo trasformò in cervo e fece in modo che i cani si avventassero furiosamente su di lui.
Dioniso errò per l'Egitto e per la Siria, in Frigia fu purificato ed iniziato da Rea, quindi attraversò la Tracia diretto in India.
Licurgo re degli Edoni gli si oppose, catturò le Baccanti ed i Satiri del suo seguito e lo costrinse a fuggire ma Dioniso tornò, liberò i suoi seguaci e fece impazzire Licurgo. Rese sterile la terra degli Edoni e sentenziò che sarebbe tornata a fruttificare solo dopo la morte di Licurgo che, per questo motivo, fu subito giusitiziato.
Quando Dioniso giunse a Tebe, tutte le donne si dedicarono ai riti bacchici sul monte Citerone. In preda alla follia Agave fece a pezzi il figlio Penteo. Analogo furore Dioniso ispirò nelle donne di Argo. In viaggio verso Nasso fu fatto prigioniero dai marinai della nave che aveva noleggiato ma trasformò i remi in serpenti, riempì la nave di edera ed i marinai, folli di terrore, si gettarono in mare.
Dioniso liberò Semele dall'Ade e con lei salì in cielo.
Cadmo ed Armonia lasciarono Tebe e si posero a capo del popolo degli Enchelei, in guerra contro gli Illiri.
Vinta la guerra Cadmo divenne re degli Illiri e chiamò Illirio il figlio che ebbe da Armonia in quella terra. Più tardi Cadmo ed Armonia passarono nei Campi Elisi trasformati in serpenti.
Polidoro divenne re di Tebe e, sposata Nitteide, generò Labdaco. Questi morì quando si oppose ai culti dionisiaci lasciando un bimbo di nome Laio.
Lico assunse il potere quale reggenti in nome di Laio, era fratello di Nitteo, suocero di Polidoro.
Antiope, figlia di Nitteo, era stata sedotta da Zeus ed aveva partorito due gemelli, Zeto e Anfione. Per evitare l'ira paterna era fuggita a Sicione dove aveva sposato Epopeo. Nitteo si era ucciso dopo aver fatto giurare a Lico di punire Antiope. Lico conquistò Sicione, fece prigioniera Antiope ed abbandonò i gemelli che furono adottati dai pastori.
Più tardi Antiope riuscì a liberarsi e a ritrovare Zeto e Anfione che vendicarono le sofferenze della madre uccidendo Lico e sua moglie Dirce.
Zeto e Anfione presero il potere a Tebe, costruirono poderose mura e bandirono Laio, il quale si trasferì nel Peloponneso presso Pelope.
Zeto sposò Tebe, Anfione Niobe figlia di Tantalo. Partoriti molti figli, Niobe se ne vantò dicendosi più fortunata di Latona, Artemide ed Apollo vendicarono l'offesa sterminando i figli di Niobe.
Dopo la morte di Anfione Laio tornò al potere e sposò Giocasta. L'oracolo lo avvertì di non avere figli ma Laio, ubriaco, si unì alla moglie e ne nacque un bambino.
Laio fece forare le caviglie del neonato ed ordinò ad un pastore di esporlo sul Citerone, lo trovarono dei mandriani che lo portarono a Peribea, moglie di Polibo re di Corinto.
Peribea allevò il piccolo chiamandolo Edipo a causa dei piedi gonfi. Da adulto Edipo si recò a Delfi dove l'oracolo lo avvertì che se fosse tornato in patria avrebbe ucciso il padre e sposato la madre. Ignorando la sua vera origine Edipo pensò che l'oracolo si riferisse a Polibo e Peribea, quindi abbandonò Corinto e prese a viaggiare.
In Focide litigò con Laio che con il suo seguito ostruiva la strada e lo uccise. Creonte prese il potere a Tebe e durante il suo regno la Sfinge, figlia di Echidna e Tifone, prese a funestare la città. Mostro dal volto di donna e dal corpo ferino, la Sfinge proponeva ai Tebani un enigma appreso dalle Muse: quale animale ha prima quattro, poi due, poi tre piedi ?
Solo il solutore dell'enigma poteva liberare Tebe: molti provarono, fallirono e furono divorati dal mostro.
Creonte offrì il regno e la mano di Giocasta al vincitore della Sfinge, Edipo trovò la soluzione: l'uomo cammina da bambino sui quattro arti, poi sui due piedi ed in vecchiaia si aiuta con il bastone.
La Sfinge sconfitta si gettò dall'Acropoli, Edipo ebbe il regno e, senza saperlo, sposò la propria madre. Ebbero due figli, Polinice ed Eteocle, e due figlie, Ismene ed Antigone.
Più tardi l'incesto fu svelato, Giocasta si uccise ed Edipo si accecò. Condannato all'esilio maledisse i figli per non averlo difeso. Con Antigone si recò a Colono dove visse ancora per poco tempo ospite di Teseo.
Eteocle e Polinice stabilirono di alternarsi sul trono; Polinice fu il primo a governare e dopo un anno lasciò il potere ad Eteocle ma questi non volle più cederlo.
Polinice si recò ad Argo dove duellò con Tideo, figlio di Oineo, esule da Calidone. Sugli scudi dei due litiganti erano dipinte la testa di un cinghiale e quella di un leone. Il particolare ricordò una profezia ad Adrasto, re di Argo, che li volle suoi generi. Tideo sposò Deipile, Polinice Argia.
Polinice ed Adrasto organizzarono una spedizione contro Tebe per scacciare Eteocle. Si opponeva l'indovino Anfiarao, consapevole che sarebbe morto nella spedizione, ma fu persuaso a partecipare dalla moglie Erifile, che si era lasciata corrompere da un dono di Polinice.
L'armata contro Tebe era composta dagli eserciti di sette re: Adrasto, Anfiarao, Capaneo, Ippomedonte, Polinice, Tideo, Partenopeo. Chi non considera fra i sette capi Polinice e Tideo include Eteoclo e Mecisteo.
Giunti a Nemea, regno di Licurgo, i sette incontrarono Ipsipile di Lemno, figlia di Toante, che era stata venduta come schiava per aver risparmiato la vita del padre.
Ipsipile aveva il compito di allevare il piccolo Ofelte, figlio di Licurgo. Lo lasciò solo per indicare ai sette una fonte ed il bambino venne ucciso da un serpente. Adrasto ed i suoi compagni seppellirono Ofelte ed istituirono in suo onore i giochi di Nemea. Giunti sul Citerone mandarono Tideo a chiedere ad Eteocle di lasciare Tebe, ottenuto un rifiuto assediarono la città.
Tebe aveva sette porte di fronte alle quali ciascun assediante schierò le proprie truppe. Nella città viveva l'indovino Tiresia, figlio di Evereo e della ninfa Cariclo. Molte le versioni del mito che spiegavano la cecità di Tiresia: gli dei lo avevano privato della vista perché abusava del potere divinatorio, era stato accecato per aver contemplato la nudità di Atena, oppure da Era. In quest'ultimo caso si raccontava che Tiresia era stato chiamato ad arbitrare in una disputa fra Zeus e la sua sposa su chi, fra un uomo ed una donna, tragga maggior piacere dall'amplesso.
Tiresia, che in passato aveva temporaneamente mutato sesso per un prodigio, sostenne che la donna prova maggior piacere, contraddicendo Era che lo aveva punito con la cecità.
Durante l'assedio Tiresia profetizzò che per vincere la guerra era necessario il sacrificio di Meneceo, figlio di Creonte.
Quando scoppiò la battaglia molti persero la vita, fra questi Polinice ed Eteocle che si uccisero reciprocamente in duello. Sopravvisse solo Adrasto, salvato dal suo cavallo divino, figlio di Poseidone.
Riprese il potere Creonte che negò sepoltura ai nemici caduti, ma Antigone sottrasse il corpo di Polinice e lo seppellì. Scoperta, venne condannata a morte.
Guidati da Teseo gli Ateniesi attaccarono Tebe recuperando le salme dei caduti per riconsegnarle ai parenti. Evadne, moglie di Capaneo, volle morire nel rogo della salma del marito.
Dieci anni dopo Alcmeone, come indicato dall'oracolo, prese il comando dei figlio dei caduti, gli Epigoni, che avevano deciso di vendicare i padri.
Erano: Alcmeone e Anfiloco, figli di Anfiarao; Egialeo figlio di Adrasto, Diomede figlio di Tideo, Promaco figlio di Partenopeo, Stenelo figlio di Capaneo, Tersandro figlio di Polinice, Eurialo figlio di Mecisteo.
Il comando dei Tebani andò a Laodamante, figlio di Eteocle, che uccise Egialeo ma fu a sua volta ucciso da Alcmeone.
Perduto il loro capo i Tebani si chiusero in città e mandarono un araldo a trattare una tregua mentre, su consiglio di Tiresia, si davano alla fuga. Gli Argivi distrussero la città abbandonata ed inviarono la santuario di Delfi parte del bottino insieme a Manto, figlia di Tiresia, da loro catturata.
Dopo la caduta di Tebe, Alcmeone uccise la madre Erifile, che aveva tradito Anfiarao svelando il suo nascondiglio. Perseguitato dall'Erinni, Alcmeone impazzì e vagò a lungo fino a quando Fegeo lo guarì, lo purificò e gli fece sposare la propria figlia Arsinoe. Più tardi Alcmeone ottenne un'altra purificazione da parte di Acheloo e ne sposò la figlia Calliroe. Per Calliroe Alcmeone trafugò la collana ed il peplo che Fegeo aveva donato ad Arsinoe, scoperto l'inganno Fegeo lo fece uccidere dai propri figli. Arsinoe si ribellò e venne venduta come schiava dai fratelli che l'accusarono falsamente della morte di Alcmeone.
Calliroe chiese ed ottenne da Zeus che i figli avuti da Alcmeone diventassero subito adulti e forti per vendicare il padre: uccisero Fegeo, sua moglie ed i suoi figli quindi si trasferirono in Epiro dove fondarono Acarnania.
Durante la sua follia, Alcmeone ebbe due figli da Manto: Anfiloco e Tisifone che furono affidati a Creonte re di Corinto. La moglie di Creonte, gelosa della bellezza di Tisifone, la vendette come schiava. La comprò Alcmeone e, non riconoscendola, ne fece una sua serva.

Da Pelasgo e Melibea nacque Licaone che fu re degli Arcadi ed ebbe cinquanta figli.
I figli di Licaone erano terribilmente empi e malvagi, per metterli alla prova Zeus li visitò fingendosi un mendicante e quando gli furono offerte le carni di un bambino il dio fulminò Licaone e tutti i suoi figli, tranne il più giovane di nome Nittimo.
Durante il regno di Nittimo si svolse il diluvio di Deucalione. Secondo alcuni autori Licaone aveva una figlia di nome Callisto che fu sedotta da Zeus e da questi mutata in orsa per nasconderla alla gelosia di Era. Ma Era indusse Artemide ad uccidere l'orsa. Zeus salvò il bambino di Callisto che fu allevato da Maia ed ebbe il nome di Arcade, mentre Callisto veniva mutata nella costellazione dell'Orsa Maggiore.
Elato, figlio di Arcade, ebbe due figli: Stinfalo e Pereo, mentre a suo fratello Afeida nacquero Aleo e Stenebea, quest'ultima sposò Preto.
Aleo sposò Neera, figlia di Pereo, e ne nacquero una figlia, Auge, e due figli, Cefeo e Licurgo.
Auge fu violentata da Eracle e nascose il suo bambino nel santuario di Atena, scoperta dal padre fu consegnata a Nauplio perché la uccidesse, ma Nauplio la diede a Teutra che la sposò.
Il bambino, esposto, fu salvato dai pastori e chiamato Telefo.
Licurgo ebbe da Cleofile (o da Eurinome) quattro figli: Anceo, Epoco, Anfidamante e Iaso.
Anfidamante ebbe un figlio, Melanione e una figlia, Antimache che sposò Euristeo.
Iaso sposò Climene e ne nacque Atalanta. Desiderando figli maschi, Iaso espose Atalanta ma questa fu nutrita da un'orsa finché non venne trovata dai pastori. Divenne una cacciatrice solitaria ed uccise due Centauri quando tentarono di violentarla. Partecipò alla caccia del cinghiale calidonio .
Ritrovati i genitori, Atalanta decise che avrebbe sposato solo l'uomo che l'avesse vinta nella corsa, mentre i contendenti sconfitti sarebbero stati uccisi. Melanione vinse la gara distraendo Atalanta con delle mele d'oro donategli da Afrodite. Un giorno Melanione ed Atalanta si amarono in un tempio di Zeus e vennero trasformati in leoni. Figlio di Atalanta fu Partenopeo.

Atlante e l'oceanina Pleione ebbero sette figlie, dette Pleiadi: Alcione, Merope, Celeno, Elettra, Sterope, Taigete, Maia. Sterope sposò Enomao, Merope Sisifo.
Poseidone si unì a Celeno generando Lico e con Alcione generando Etusa, Irieo e Iperenore.
Amata da Apollo, Etusa partorì Eleutero.
Con la ninfa Clonia Irieo generò Nitteo e Lico. Da Nitteo e Polisso nacque Antiope, da questa e da Zeus nacquero Zeto e Anfione.
Zeus si unì con Maia in una grotta del monte Cillene generando Ermes il quale, ancora bambino, rubò le vacche di Apollo e le nascose. Tornato al Cillene Ermes trovò una tartaruga e con il carapace realizzò la prima lira.
Grazie ai suoi poteri divinatori Apollo scoprì chi aveva rubato il suo bestiame e chiese soddisfazione a Zeus ma, riavute le vacche, le scambiò con la lira. Ermes inventò allora la siringa ed Apollo, per avere anche questa, accettò di cedergli la sua verga d'oro da pastore e di insegnargli la mantica.
Con Taigete Zeus generò Lacedemone e questi ebbe da Sparta (figlia di Eurota figlio di Lelege e Cleocaria) due figli: Amicla ed Euridice. Amicla sposò Diomeda, ne nacquero Cinorta e Giacinto il quale fu amato da Apollo e da questi involontariamente ucciso.
Da Cinorta nacque Periere che sposò Gorgofone, figlia di Perseo, generando Tindaro, Icario, Afareo e Leucippo.
Da Afareo e Arene nacquero Ida, Piso e Linceo noto per la sua vista particolarmente acuta.
Leucippo ebbe tre figlie, Ilaira, Febe ed Arsinoe. Le prime due vennero rapite dai Dioscuri e ne divennero le spose, Arsinoe fu amata da Apollo e generò Asclepio (per altri figlio di Coronide).
Coronide preferì l'amore di Ischi a quello di Apollo e il dio rese nero il corvo che gli comunicò la decisione di Coronide e lo affidò al centauro Chirone. Asclepio apprese la medicina dal centauro e divenne così abile da riuscire a resuscitare i morti.
Atena gli aveva donato il sangue della Gorgone ed Asclepio usava quello delle vene di sinistra per far morire gli uomini e quello delle vene di destra per riportarli alla vita. Zeus ritenne che Asclepio abusasse della sua arte medica e lo fulminò. Apollo uccise i Ciclopi che avevano forgiato i fulmini di Zeus e fu punito con l'ordine di servire per un anno un comune mortale. Apollo si recò a Fere e vi rimase per un anno al servizio di Admeto.
Ippocoonte figlio di Ebalo ebbe numerosi figli e con il loro aiuto cacciò da Sparta Icario e Tindaro i quali rifugiarono presso Testio fin quando Eracle non ebbe ucciso Ippocoonte. Tindaro sposò Leda, figlia di Testio.
Da Icario e dalla ninfa Peribea nacquero Toante, Damasippo, Imeusimo, Alete, Perileo e Penelope, la sposa di Odisseo.
Da Tindaro e Leda nacquero Timandra, Clitemnestra e Filonoe/a>.
Zeus sotto forma di cigno visitò Leda nella stessa notte in cui si era unita a Tindaro: da Zeus nacquero Elena e Polluce, da Tindaro Clitemnestra e Castore.
In altre versioni ricordate dall'autore Elena nacque dall'unione di Zeus con Nemesi (rispettivamente sotto forma di cigno e di oca). Un pastore portò a Leda l'uovo di Nemesi e quando dall'uovo nacque Elena, Leda la allevò come una figlia.
Divenuta bellissima, Elena fu rapita da Teseo quindi ripresa da Castore e Polluce che resero schiava Etra, madre di Teseo.
Molti pretendenti chiesero di sposare Elena: Odisseo, Diomede, Antiloco, Agapenore, Stenelo, Anfimaco, Talpio, Megete, Anfiloco, Menesteo, Schedio, Epistrofo, Polisseno, Peneleo, Leito, Aiace d'Oileo, Ascalafo, Ialmeno, Elefenore, Eumelo, Polipete, Leonteo, Podalirio, Macaone, Filottete, Menelao, Aiace, Teucro, Patroclo.
Tindaro ebbe timore che fra i pretendenti si accendessero gravi ostilità ed Odisseo gli promise il suo aiuto se Tindaro lo avesse aiutato a sposare Penelope. L'accordo fu raggiunto ed Odisseo propose di impegnare tutti i pretendenti con il giuramento di aiutare il prescelto in caso di offesa.
Ottenuto il giuramento, Tindaro scelse Menelao e convinse Icario a far sposare Penelope con Odisseo.
Da Elena e Menelao nacque Ermione.
I fratelli di Elena, Castore e Polluce si dedicavano rispettivamente alle arti militari ed al pugilato. Rapirono e sposarono le figlie di Leucippo. Da Polluce e Febe nacque Mnesileo, da Castore e Ilaira nacque Anogone.
Ida e Linceo, figli di Afareo, fecero razzia di bestiame in Arcadia. I Dioscuri marciarono su Messene, ripresero le mandrie e si scontrarono con loro.
Ida uccise Castore, Polluce uccise Linceo. Zeus fulminò Ida e portò in cielo Polluce ma questi rifiutava l'immortalità. Zeus concesse allora a Polluce e Castore di stare un giorno fra gli dei ed uno fra gli uomini.
Da Elettra figlia di Atlante e da Zeus nacquero Iasione e Dardano. Iasione venne fulminato quando tentò di violentare Demetra. Addolorato per la morte del fratello, Dardano partì e raggiunse il re Teucro del quale sposò la figlia. Alla morte di Teucro Dardano ereditò il regno e lo chiamò Dardania. Gli succedette il figlio Erittonio che sposò Astioche figlia del Simoenta e fu padre di Troo, che cambiò in Troia il nome del paese.
Troo sposò Calliroe, figlia del fiume Scamandro, ed ebbe una figlia, Cleopatra, e tre figli: Ilo, Assaraco e Ganimede.
Ganimede fu rapito da Zeus che ne fece il coppiere degli dei.
Ad Assaraco nacque da Ieromneme, figlia del fiume Simoenta, Capi, da Capi e Temiste figlia di Ilo nacque Anchise del quale si innamorò Afrodite che con lui concepì Enea.
Ilo, vincendo una gara di lotta in Frigia, ebbe in premio cinquanta ragazzi e cinquanta ragazze. Seguendo un oracolo, Ilo fondò la città di Ilio nel luogo in cui una vacca pezzata donatagli dal re si andò ad accovacciare e ricevette da Zeus un segno propizio: all'alba cadde dal cielo presso la sua tenda la statua del Palladio.
Su questa statua si raccontava un mito: Atena fu allevata da Tritone che aveva una figlia di nome Pallade. Atena uccise involontariamente Pallade durante una gara e per onorarla fabbricò la grande statua di legno.
Ilo sposò Euridice, figlia di Adrasto, e generò Laomedonte che a sua volta ebbe numerosi figli: Titono, Lampo, Clizio, Icetaone, Podarce, Bucolione, e figlie: Esione, Cilla, Astioche.
Titono fu rapito da Eos, innamorata di lui, e da lei ebbe due figli, Emazione e Memnone.
Podarce divenne re di Ilio e prese il nome di Priamo, aveva sposato Arisbe figlia di Merope dalla quale era nato Esaco che sposò Asterope e, rimasto vedovo, per il dolore fu mutato in uccello.
In seguito Priamo fece sposare Arisbe con Irtaco e prese in seconde nozze Ecuba. Il loro primo figlio fu Ettore.
Prima che nascesse il secondo, Ecuba sognò l'incendio della città. Esaco che conosceva l'interpretazione dei sogni disse che dal nascituro sarebbero venute grandi disgrazie. Il neonato venne esposto sul Monte Ida dal servo Agelao e nutrito per cinque giorni da un'orsa. Agelao, ritrovandolo salvo, decise di allevarlo e lo chiamò Paride.
Divenuto adulto Paride, soprannominato Alessandro, ritrovò i veri genitori.
Dopo Paride, Ecuba partorì alcune figlie: Creusa, Laodice, Polissena, Cassandra. Quest'ultima apprese la mantica da Apollo ma quando rifiutò di unirsi al dio fu punita con la perdita della credibilità.
Priamo ed Ecuba ebbero molti altri figli e figlie. Ettore sposò Andromaca, Paride sposò Enone figlia del fiume Cebreno.
Enone, dotata di arti divinatorie, diffidò Paride dal partire e lo avvertì che se fosse stato ferito solo lei sarebbe stata in grado di guarirlo.
Quando Paride, dopo aver rapito Elena, fu ferito da Filottete con le frecce di Eracle, tornò da Enone ma lei gli serbava rancore e lo lasciò morire. Più tardi si pentì e si impiccò.

Il dio fluviale Asopo sposò Metope ed ebbe due figli: Ismeno e Pelasgone e dodici figlie fra le quali Egina che fu rapita da Zeus. Asopo tentò di riprenderla ma Zeus lo colpì con la folgore, per questo motivo - si credeva - lungo il letto dell'Asopo si trovava il carbone.
Zeus portò Egina nell'isola che da lei prese il nome e si unì a lei concependo Eaco, quindi trasformò le formiche in esseri umani popolando l'isola.
Eaco sposò Endeide ed ebbe due figli, Peleo e Telamone, quindi si unì a Psamate, figlia di Nereo, concependo Foco.
Uomo molto pio, Eaco allontanò dall'Ellade con le sue preghiere l'ira degli dei provocata da un sacrilegio compiuto da Pelope che aveva ucciso Stinfalo e ne aveva smembrato il corpo.
Gelosi di Foco, che era il più abile nei giochi, Telamone e Peleo lo uccisero a tradimento. Scoperti da Eaco vennero cacciati da Egina.
Telamone si recò a Salamina presso il re Cicreo che successivamente lo lasciò erede del suo regno, sposò Peribea e generò Aiace. Partecipò alla spedizione di Eracle contro Troia e ricevette come dono d'onore Esione figlia di Laomedonte, con lei generò Teucro.
Peleo, esule a Ftia, venne purificato da Eurizione che gli diede in moglie la figlia Antigone e gli donò un terzo del suo regno. Peleo ed Antigone ebbero una figlia di nome Polidora che fu madre di Menestio concepito con Boro figlio di Periere o con il fiume Spercheo.
In seguito Peleo uccise involotariamente Eurizione e subì di nuovo l'esilio. A Iolco fu purificato da Acasto. Astidamia, moglie di Acasto, si innamorò non corrisposta di Peleo e fece avere ad Antigone la falsa notizia che Peleo volesse sposare un'altra donna, inducendola al suicidio, quindi disse ad Acasto che Peleo aveva tentato di sedurla.
Non volendo uccidere un uomo che aveva purificato, Acasto invitò Peleo ad una battuta di caccia e durante la notte, mentre dormiva, lo privò delle armi lasciandolo catturare dai Centauri.
Peleo fu salvato da Chirone e in seguito sposò Polidora, figlia di Periere e generò Menestio.
Quando Temi profetizzò che il figlio nato da Teti, figlia di Nereo, sarebbe stato più forte del padre, Zeus decise di far sposare la nereide con un uomo mortale e scelse Peleo.
Su consiglio di Chirone, Peleo afferrò Teti di sorpresa e la tenne ferma nonostante i suoi cambiamenti di forma. Per le nozze Chirone donò a Peleo una lancia di frassino, Poseidone i cavalli immortali Balio e Xanto. Nato un bambino, Teti decise di renderlo immortale immergendolo nel fuoco ed ungendolo con l'ambrosia ma, scoperta da Peleo, abbandonò il bambino e tornò fra le Nereidi.
Il bambino fu allevato da Chirone che lo chiamò Achille e lo nutrì con carne di belve feroci.
Successivamente Peleo, con l'aiuto di Giasone e dei Dioscuri, saccheggiò Iolco ed uccise Astidamia. Quando Achille ebbe nove anni l'indovino Calcante profetizzò che Troia non sarebbe stata presa senza di lui, allora Teti lo travestì da fanciulla e lo affidò a Licomede.
Achille si unì a Deidamia, figlia di Licomede, e generò Pirro, più tardi chiamato Neottolemo.
Non sapendo resistere al suono delle trombe di guerra, Achille fu smascherato da Odisseo e condotto a Troia. Fra i compagni di Achille erano Fenice e Patroclo.
Fenice, figlio di Amintore, fu falsamente accusato di violenza dalla concubina del padre. Fatto accecare, recuperò la vista grazie alle arti di Chirone e divenne re dei Dolopi.
Patroclo, figlio di Menezio, era stato esiliato da Opunte per un omicidio involontario. Accolto da Peleo era divenuto l'amato di Achille.

Lacuna nel testo


Cecrope, metà uomo e metà serpente, fu il primo re dell'Attica. Atena e Poseidone contesero per insediarsi in quei luoghi ed Atena, piantando per prima l'ulivo, vinse la gara.
Cecrope ebbe un figlio di nome Erisittone, che morì senza figli, e tre figlie: Agraulo, Erse, Pandroso. Ares si unì ad Agraulo generando una figlia di nome Alcippe. Quando Alirrozio, figlio di Poseidone, tentò di stuprare Alcippe, Ares lo uccise. Giudicato dai dodici dei nell'Areopago, Ares venne assolto.
Ermes si unì a Erse e generò Cefalo dal quale discese Adone (si omette qui la lunga genealogia riportata nel testo). Secondo Esiodo, tuttavia, Adone era nato dalla corteccia dell'albero in cui era stata trasformata Mirra dopo essersi unita al padre.
Per la sua bellezza Adone fu conteso fra Afrodite e Persefone e Zeus decise che trascorresse una parte dell'anno in solitudine, una con Afrodite ed una con Persefone. Adone però dedicò ad Afrodite anche la propria parte dell'anno ed in seguito venne ucciso da un cinghiale.
A Cecrope successe Cranao che sposò Pedia e generò Cranae, Cranecme e Attide.
Anfizione scacciò Cranao e prese il potere per dodici anni, fu a sua volta scacciato da Erittonio del quale si diceva fosse nato dallo sperma versato da Efesto nel tentativo di violare Atena e fosse cresciuto nel santuario di Atena.
Erittonio istituì le feste Panatenee e sposò la ninfa Prassitea dalla quale nacque Pandione che fu suo successore.
Durante il regno di Pandione Dioniso e Demetra visitarono l'Attica. Dioniso fu ospitato da Icario e lo premiò insegnandogli come fare il vino. Icario offrì il vino ai pastori che ne bevvero smodatamente e, credendo di essere stati avvelenati, uccisero Icario.
Erigone, figlia di Icario, venuta a sapere della morte del padre, si uccise.
Pandione sposò la zia Zeusippe ed ebbe due figlie, Procne e Filomela, e due figli: Eretteo e Bute.
Pandione fece sposare Procne a Tereo, figlio di Ares, che lo aveva aiutato in una guerra contro Labdaco.
Tereo ebbe da Procne un figlio, Iti, poi si innamorò di Filomela, la fece sua prigioniera e concubina e le tagliò la lingua. Filomela riuscì comunque a far avere un messaggio a Procne la quale, per vendetta, uccise Iti e ne servì le carni a Tereo, quindi le due sorelle fuggirono. Quando Tereo stava per raggiungere le due ragazze ed ucciderle intervennero gli dei e lo mutarono in upupa mentre Procne e Filomela furono trasformati rispettivamente in usignolo e rondine.
Morto Pandione, Eretteo divenne re di Atene e Bute sacerdote di Atena e Poseidone.
Eretteo sposò Prassitea ed ebbe tre figli: Cecrope, Pandoro e Mezione e quattro figlie: Procri, Creusa, Ctonia e Orizia. Procri, figlia di Eretteo, sposò Cefalo ma lo tradì, scoperta rifugiò presso Minosse il quale si innamorò di lei.
A causa di una pozione somministratagli dalla moglie Pasifae, Minosse eiaculava creature mostruose che uccidevano le donne che si univano a lui. Procri, in cambio di un cane veloce e di una lancia infallibile, lo curò con un'altra pozione e si unì a lui, quindi tornò ad Atene e si riconciliò con Cefalo ma rimase da questi uccisa involontariamente durante una battuta di caccia. Cefalo venne condannato all'esilio.
Un'altra figlia di Eretteo, Orizia, fu rapita da Borea e generò due figli alati, Zete e Calais e due figlie: Cleopatra e Chiono.
Zete e Calais morirono nella caccia alle Arpie o, per altre fonti, furono uccisi da Eracle.
Cleopatra sposò Fineo ed ebbe due figli. Successivamente Fineo sposò Idea che, gelosa dei figliastri, li accusò ingiustamente di averle usato violenza. Fineo li fece accecare e venne poi punito dagli Argonauti.
Poseidone si unì a Chiono generando Eumolpo che fu allevato da Bentesicima, figlia di Poseidone ed Anfitrite. Eumolpo sposò una figlia di Endio (marito di Bentesicima) ma quando violentò una cognata fu scacciato da Eleusi, rifugiò in Tracia dove divenne re. Tornato ad Eleusi comandò la guerra contro Atene e fu ucciso in battaglia da Eretteo.
Ad Eretteo successe il figlio maggiore Cecrope, poi Pandione che fu cacciato da Atene e divenne re di Megara, quindi fondatore di Pilo.
Dopo la morte di Pandione i suoi figli riconquistarono Atene ed il maggiore, Egeo, divenne re.
Non riuscendo ad avere figli, Egeo consultò l'oracolo di Delfi e gli fu ordinato di non avere rapporti sessuali "prima di essere giunto sul punto più alto di Atene". Non osservando questa disposizione, Egeo si unì ad Etra, figlia di Pitteo di Trezene. Ripartendo per Atene, Egeo lasciò una spada e dei sandali sotto una roccia, incaricando Etra di mandare da lui il nascituro solo se e quando fosse stato capace di sollevare il masso e recuperare gli oggetti.
Più tardi Androgeo, figlio di Minosse, vinse tutte le gare delle Panatenee ma fu ucciso quando Egeo gli ordinò di affrontare il toro di Maratona.
L'evento fu causa di una lunga guerra fra Creta ed Atene. L'oracolo sentenziò che la guerra sarebbe finita solo se gli Ateniesi avessero accettato di subire una pena scelta da Minosse e questi chiese il tributo annuale di sette giovani e sette fanciulle da dare in pasto al Minotauro.
Nato dall'unione di Pasifae con un toro sacro a Poseidone, il Minotauro viveva nel labirinto costruito da Dedalo che era fuggito da Atene a Creta per aver ucciso un suo allievo.
Intanto il figlio di Egeo ed Etra, Teseo, era cresciuto ed era riuscito a sollevare il masso che custodiva gli oggetti lasciati dal padre e si era messo in viaggio verso Atene.
Lungo la strada uccise il gigante Perifete, figlio di Efesto ed Anticlea, ed eliminò Sini che uccideva i passanti legandoli a tronchi di pino piegati a forza e poi lasciati andare.
Prima di giungere ad Atene, Teseo liberò la strada dai malviventi che la infestavano, fra i quali Damaste che uccideva i viandanti facendoli stendere su di un letto e stirandoli o segandoli finché il loro corpo non aveva la lunghezza del letto stesso.
Medea, allora moglie di Egeo, tramò contro Teseo e convinse Egeo ad ordinare all'eroe di affrontare il toro di Maratona. Teseo soppresse il toro e Medea tentò di avvelenarlo ma Egeo riconobbe il figlio grazie alla spada e scacciò la maga.
Teseo partì per Creta fra i giovani dell'annuale sacrificio e conobbe Arianna, figlia di Minosse, che promise di aiutarlo a patto di essere sposata. Uccise il Minotauro e scampò dal labirinto seguendo il filo che Arianna gli aveva dato su consiglio di Dedalo. Portò con se Arianna come promesso ma a Nasso la giovane fu rapita da Dioniso. Per il dolore Teseo dimenticò di cambiare la vela nera della sua nave con una bianca, segnale convenuto con Egeo per indicargli che si era salvato. Egeo vide la vela nera dall'Acropoli e credendo il figlio morto si suicidò.
Teseo ereditò così il trono di Atene e, eliminati tutti gli avversari, regnò con potere assoluto. Informato della fuga di Teseo, Minosse fece rinchiudere nel labirinto Dedalo con il figlio Icaro. Dedalo fabbricò delle ali per fuggire ma Icaro non ascoltando gli avvertimenti del padre volò troppo in alto: il calore del sole sciolse la colla ed il giovane cadde in mare.
Dedalo giunse in Sicilia e fu ospite di Cocalo, re di Camico.
Minosse offrì una ricompensa a chi fosse riuscito a far passare un filo attraverso una conchiglia, su richiesta di Cocalo, Dedalo vi riuscì legando il filo ad una formica ed introducendola in un foro praticato nel guscio. In questo modo Minosse scoprì il rifugio di Dedalo e chiese che gli fosse consegnato ma le figlie di Cocalo aiutarono l'artefice facendo morire Minosse in un bagno bollente.
Teseo rapì un'amazzone (Antiope, Ippolita a seconda delle fonti) ed ebbe da lei un figlio di nome Ippolito.
Successivamente sposò Fedra, figlia di Minosse, dalla quale ebbe due figli: Acamante e Demofonte.
Fedra si innamorò di Ippolito; respinta lo accusò di averla violentata e Teseo pregò Poseidone di far morire Ippolito che, infatti, fu travolto dai propri cavalli spaventati da un toro improvvisamente emerso dal mare. Quando la verità fu scoperta Fedra si impiccò.
Issione tentò di violentare Era, Zeus lo ingannò facendolo giacere con una nuvola e poi lo condannò a scontare eternamente la pena della ruota. La nuvola, fecondata da Issione, generò i Centauri.
Teseo e Piritoo si scontrarono con i Centauri quando questi, ubriachi, tentarono di rapire Ippodamia, sposa di Piritoo, durante il banchetto nuziale.
A questo scontro partecipò anche Ceneo che era nato donna ed aveva ottenuto, dopo l'unione con Zeus, di divenire uomo ed invulnerabile. Ceneo, infatti, uccise molti Centauri ma alla fine fu sotterrato vivo.
Teseo rapì Elena ed aiutò Piritoo a rapire Persefone ma i Dioscuri attaccarono Atene, ripresero Elena e catturarono Etra, Demofonte ed Acamante.
Intanto Teseo e Piritoo furono fatti prigionieri da Ade, Piritoo rimase negli inferi mentre Teseo venne liberato da Eracle.
Tornato ad Atene, Teseo fu cacciato da Menesteo ed in seguito ucciso da Licomede.

Tantalo, che rivelò i segreti degli dei, è punito con la fame, con la sete e con la visione di acqua e frutti dei quali non riesce ad impadronirsi.
Il cacciatore Brotea, che non onorava Artemide, fu punito con la follia e si gettò nel fuoco.
Per la sua bellezza Pelope fu amato da Poseidone che gli donò un velocissimo carro alato. Partecipò alla gara nuziale per Ippodamia: i pretendenti venivano inseguiti da Enomao, re di Pisa e padre della giovane e, se raggiunti, venivano decapitati. Ippodamia si innamorò di Pelope e convinse Mirtilo, auriga di Enomao, a sabotare il carro del padre, così Pelope vinse la gara ed Enomao morì travolto dai propri cavalli. Morendo maledisse Mirtilo che, infatti, fu ucciso da Pelope quando tentò di violentare Ippodamia. A sua volta Mirtilo, in fin di vita, scagliò una maledizione sulla stirpe di Pelope.
Pelope ebbe diversi figli, fra i quali Atreo e Tieste.
Atreo sposò Erope che lo tradì con Tieste. Custodiva un'agnella d'oro che Erope donò a Tieste e quando l'oracolo ordinò che un pelopide fosse re di Micene, fu scelto il possessore dell'agnella d'oro, cioè Tieste. Tuttavia Atreo, consigliato da Ermes, propose a Tieste di lasciargli il trono se il sole avesse invertito il suo corso, così avvenne e Tieste fu scacciato.
Anni dopo Atreo, venuto a conoscenza dell'adulterio di Erope, finse di volersi riconciliare con il fratello e lo mandò a chiamare, ma uccise i suoi figli e gli servì le loro carni.
Seguendo un responso oracolare, Tieste si unì alla propria figlia generando Egisto il quale più tardi uccise Atreo e restituì il regno a Tieste.
Atreo ed Erope avevano avuto due figli che sposarono rispettivamente Clitemnestra ed Elena, figlie di Tindaro.
Agamennone ebbe il trono di Micene, Menelao quello di Sparta. Più tardi Elena fu rapita da Alessandro.
Alessandro fu chiamato ad assegnare una mela gettata da Eris a quella che riteneva la più bella fra Era, Atena ed Afrodite. Era gli promise il dominio del mondo, Atena la vittoria nelle guerre ed Afrodite le nozze con Elena. Alessandro scelse Afrodite quindi si recò a Sparta, ospite di Menelao, e persuase Elena a fuggire con lui. Secondo alcuni però la vera Elena fu recata in Egitto da Ermes mentre Alessandro fuggì con un fantasma fatto di nuvole.
Menelao ed Agamennone, inviando araldi a tutti i re della Grecia, reclutarono ingenti forze per far guerra a Troia.
Odisseo, per non essere arruolato, simulò la pazzia ma fu smascherato da Palamede che finse di volergli uccidere il figlio Telemaco costringendolo ad ammettere di aver mentito.
Più tardi Odisseo si vendicò calunniando Palamede che, accusato di tradimento, venne lapidato.
Cinira, re di Cipro, giurò che avrebbe partecipato alla spedizione con cinquanta navi, ma non mantenne la promessa.
L'armata si raccolse in Aulide (segue un catalogo dei partecipanti), Agamennone era il capo supremo, Achille, quindicenne, aveva il comando della flotta.
Non conoscendo la rotta per Troia, gli Elleni approdarono in Misia e la saccheggiarono, in quell'occasione Achille ferì Telefo, re dei Misi. Molti di loro tornarono in patria a causa di una violenta tempesta che disperse la flotta. Ci vollero otto anni per riunire di nuovo l'armata in Aulide: si presentò in atteggiamento di supplice Telefo al quale un oracolo aveva detto che solo chi l'aveva provocata avrebbe potuto guarire la sua ferita ed offrì in cambio delle cure di Achille di svelare agli Elleni la rotta per Troia.
Achille curò Telefo con la ruggine della propria lancia e Telefo indicò una rotta che l'indovino Calcante confermò.
La flotta era tuttavia bloccata dalla bonaccia provocata da Artemide (che era stata offesa da Agamennone) e Calcante sentenziò che per partire era necessario sacrificare Ifigenia, figlia di Agamennone.
Agamennone mandò a prendere Ifigenia fingendo di volerla dare in sposa ad Achille ma al momento del sacrificio la giovane fu rapita da Artemide che la trasportò in Tauride e la fece sua sacerdotessa.
Salpati da Aulide, i Greci giunsero a Tenedo, dove regnava Tenete, figlio di Cicno, che era stato esiliato dal padre a causa delle calunnie della matrigna Filonome. Tenete cercò di impedire lo sbarco ai Greci ma venne ucciso da Achille nonostante questi avesse saputo da Teti che per questa uccisione sarebbe perito per mano di Apollo.
A Tenedo Filottete fu morso da un serpente e per il fetore della sua ferita venne abbandonato nell'isola deserta di Lemno dove prese a cacciare con l'arco avuto da Eracle.
I Troiani rifiutarono di restituire Elena ed i Greci attaccarono. Come era stato predetto il primo a scendere dalle navi fu anche il primo a morire: Protesilao, ucciso da Ettore. La sua sposa Laodamia lo amava tanto che fabbricò una statua di Protesilao alla quale si univa. Impietosito, Ermes concesse che il defunto tornasse per breve tempo in vita, ma quando Protesilao rientrò definitivamente nell'Ade, Laodamia si uccise.
I Troiani si rinchiusero nella città, avevano perso il coraggio di fronte al violento attacco nemico e, in particolare, di fronte alla forza ed all'audacia di Achille.
Dopo nove anni di assedio i Troiani ricevettero aiuti da numerose città loro alleate. In quel periodo Achille si asteneva dal combattere, irato per la disputa con Agamennone per Briseide. Ne approfittarono i Troiani per riprendere forza e respingere i Greci fino al muro da questi costruito intorno alle loro navi.
I Greci pregarono invano Achille di tornare a combattere, intanto Odisseo e Diomede, penetrati durante la notte nel campo nemico, uccisero Dolone e Reso.
Nella battaglia del giorno successivo molti Greci vennero feriti ed Ettore riuscì ad incendiare le navi nemiche. Achille consegnò le proprie armi a Patroclo, il quale combattè con valore uccidendo molti nemici, fra i quali Sarpedonte figlio di Zeus, ma infine fu ferito da Euforbo e finito da Ettore.
Achille mise da parte la propria ira e, ottenute nuove armi da Efesto, tornò a combattere facendo strage dei Troiani. Uccise Ettore in duello e, legato il cadavere al suo carro, lo trascinò fino alle navi. Sepolto Patroclo, istituì giochi funebri in suo onore, quindi consegnò a Priamo le spoglie di Ettore.
L'amazzone Pentesilea, figlia di Otrere e di Ares, uccise involontariamente Ippolita e venne purificata da Priamo. Combattè valorosamente contro i Greci finché non fu uccisa da Achille il quale, dopo la sua morte, si innamorò di lei.
Ippolita era stata uccisa quando aveva attaccato gli invitati alle nozze di Teseo con Fedra, era madre di Ippolito. Successivamente Achille venne ucciso da Alessandro e da Apollo che lo colpirono alle caviglie.
Il suo corpo, recuperato da Aiace, fu seppellito nell'Isola Bianca, le sue ossa furono mescolate con quelle di Patroclo. Si dice che nell'Isola dei Beati lo spirito di Achille sposò quello di Medea.
Le armi di Achille vennero assegnate ad Odisseo, Aiace progettò di attaccare di notte il campo greco per impadronirsene ma Atena lo rese folle ed egli fece strage di bestiame quindi, tornato in se, si tolse la vita.
L'indovino Calcante avvertì che per conquistare Troia era necessario l'arco di Eracle, così Filottete venne portato a Troia, curato da Podalirio ed uccise Alessandro con una freccia. Ne seguì una contesa fra Eleno e Deifobo per le nozze con Elena. Sconfitto, Eleno lasciò Troia ma i Greci lo catturarono perché era a conoscenza degli oracoli che proteggevano la città e lo costrinsero a rivelarli. Seppero così che era necessario portare nel campo le ossa di Pelope, far partecipare alla guerra Neottolemo e rubare il Palladio, cosa di cui si occupò Odisseo introducendosi nella città travestito da mendicante. Successivamente Odisseo ordì l'inganno del cavallo: entrò nel grande cavallo di legno costruito da Epeo con cinquanta compagni mentre tutti gli altri Greci smontavano il campo ed allontanavano le navi per simulare la partenza.
All'alba i Troiani, felici per la conclusione della guerra, vollero portare in città il cavallo di legno, nonostante gli avvertimenti di Cassandra e Laocoonte.
Durante la notte successiva i Greci uscirono dal cavallo di legno ed aprirono le porte al resto dell'esercito che, nel frattempo, era tornato sul luogo. Fu fatta strage dei Troiani, Neottolemo trucidò Priamo, Menelao uccise Deifobo e ricondusse Elena alle navi, Aiace di Locri violentò Cassandra sotto l'altare di Atena.
La città fu data alle fiamme, il piccolo Astianatte, figlio di Ettore, venne scagliato dalle mura e Polissena, figlia di Priamo, fu sacrificata sulla tomba di Achille.
Agamennone ricevette Cassandra come premio d'onore, Neottolemo Andromaca, Odisseo Ecuba, ma secondo alcuni Eleno riuscì a portare Ecuba nel Chersoneso dove la donna si trasformò in cagna.
Al momento della partenza Calcante avvertì i Greci dell'ira di Atena a causa del sacrilegio di Aiace.
Ne seguì una lite fra quanti volevano partire e quanti volevano rimanere per offrire sacrifici alla dea.
Menelao partì e fu colto da una tempesta, perse quasi tutte le sue navi ed approdò in Egitto.
Anfiloco, Calcante e Leonteo partirono a piedi. Durante il viaggio furono ospiti di Mopso il quale sfidò Calcante ad una gara di mantica. Sconfitto, Calcante morì di dolore.
Atena pregò Zeus di suscitare tempeste contro i Greci blasfemi e molte navi furono affondate. Aiace fece naufragio ed annegò, altro Greci si schiantarono contro gli scogli ingannati da un segnale acceso da Nauplio, padre di Palamede che vendicava così la morte del figlio fatto lapidare da Odisseo.
Neottolemo giunse a piedi in Molossia e la conquistò. Da Andromaca ebbe un figlio che chiamò Molosso; ad Eleno che era con lui fece sposare sua madre Deidamia. In seguito Neottolemo si impadronì di Ftia, regno di Achille, e rapì Ermione moglie di Oreste il quale lo uccise, ma secondo alcuni Neottolemo morì per aver profanato il tempio di Apollo a Delfi.
Fra i Greci superstiti fu Demofonte che approdò in Tracia e sposò la principessa Fillide ma poi se ne separò preso dalla nostalgia per la sua casa, giurandole che sarebbe ritornato. Dopo qualche tempo Fillide si uccise maledicendo Demofonte. Questi morì a sua volta cadendo dal cavallo mentre fuggiva, colto dal terrore per la vista di un misterioso oggetto sacro che Fillide gli aveva consegnato, chiuso in un canestro, al momento della separazione.
Agamennone tornò a Micene con Cassandra e qui venne ucciso da Egisto e Clitemnestra. Egisto prese il potere ma Elettra, figlia di Agamennone, mise in salvo il fratello Oreste, affidandolo al fratello Strofio.
Divenuto adulto, Oreste uccise Egisto e Clitemnestra con il consenso dell'oracolo di Delfi. Perseguitato dalle Erinni fuggì ad Atene dove venne processato dall'Areopago ed assolto.
Per liberarsi della follia provocata dalle Erinni dovette riportare una statua di legno che si trovava presso i Tauri.
In Tauride, accompagnato da Pilade, ritrovò la sorella Ifigenia e la riportò a Micene, dopo aver prelevato la statua. Oreste sposò Ermione, Pilade sposò Elettra.
Secondo alcuni Menelao trovò Elena in Egitto mentre fino a quel momento aveva avuto con se soltanto un fantasma. Dopo aver errato per otto giorni giunse a Micene dove trovò Oreste che aveva vendicato la morte di Agamennone, quindi tornò a Sparta e riconquistò il trono.
Odisseo, salpato da Ilio, conquistò Ismaro, città dei Ciconi, ma fu scacciato e giunse nel paese dei Lotofagi dal quale fuggì quando venne a sapere dell'insidioso frutto chiamato loto, capace di privare della memoria chi lo assaggiava.
Con una sola nave e dodici compagni approdò nell'isola dei Ciclopi e rimase intrappolato nell'antro di Polifemo. Il Ciclope divorò alcuni suoi compagni ma Odisseo riuscì a farlo ubriacare e lo accecò nel sonno.
Poiché Odisseo aveva detto di chiamarsi Nessuno, Polifemo fu frainteso dai suoi fratelli quando gridò Nessuno mi fa male e non ricevette soccorso. All'alba Odisseo ed i suoi compagni riuscirono a fuggire confusi con il gregge del Ciclope che usciva dall'antro. Raggiunta la nave gridò il suo vero nome e Polifemo tentò di farlo affondare scagliando massi. Odisseo evitò i colpi di Polifemo ma la vicenda attirò su di lui l'ira di Poseidone.
All'isola Eolia Odisseo fu accolto da Eolo che gli fece dono di un otre contenente i venti spiegandogli come usarli durante la navigazione ma, quando era ormai prossimo a Itaca, Odisseo si addormentò e i suoi compagni aprirono l'otre credendo contenesse un tesoro. I venti contrari ne fuoriuscirono e ripotarono la nave ad Eolia ma questa volta Eolo scacciò Odisseo perché gli dei gli erano contrari.
Giunto alla terra dei Lestrigoni, Odisseo perse molti compagni divorati da quei giganti antropofagi.
Nell'isola di Eea viveva Circe, figlia di Elio e di Perse. Odisseo inviò da lei ventidue uomini che furono trasformati in animali quando accettarono una bevanda dalla maga. Si salvò Euriloco che avvertì Odisseo dell'accaduto. Questi ottenne da Ermes un antidoto per i filtri di Circe (il Moly o Allium nigrum) e costrinse la maga a restituire ai compagni le sembianze umane.
Odisseo rimase con Circe per un anno ed ebbe da lei un figlio di nome Telegono, quindi offrì sacrifici alle anime dei defunti e con l'aiuto dell'indovino Tiresia parlò con lo spirito di sua madre Anticlea e con quello del suo compagno Elpenore. Congedatosi da Circe riprese il mare, costeggiò l'isola delle Sirene che attiravano i naviganti con il loro canto. Seguendo i consigli di Circe, Odisseo si fece legare all'albero della nave dopo aver turato le orecchie dei compagni con la cera, così superò indenne l'insidia pur ascoltando il canto delle Sirene.
Oltrepassò lo stretto fra Scilla e Cariddi perdendo sei compagni che furono divorati da Scilla, ma sostando in Trinacria i suoi uomini uccisero alcune vacche delle mandrie del sole e Zeus colpì con la folgore la sua ultima nave.
Naufrago, aggrappato ad un tronco, Odisseo fu trasportato dalle onde all'isola di o. Qui rimase per cinque anni con la ninfa Calipso dalla quale ebbe un figlio di nome Latino, quindi costruì una zattera e riprese il mare.
Di nuovo naufrago nella terra dei Feaci fu accolto dal re Alcinoo e da sua figlia Nausicaa che lo fecero accompagnare ad Itaca. Trovò la sua casa invasa dai pretendenti della moglie che, credendolo morto, si erano stabiliti nella reggia di Itaca e si nutrivano del suo bestiame.
Travestito da mendicante, Odisseo si fece riconoscere solo dal figlio e dai servi Eumeo e Filezio con i quali organizzò un agguato ai pretendenti.
Penelope offrì ai Proci l'arco di Odisseo dicendo che avrebbe sposato solo chi sarebbe riuscito a tenderlo, nessuno ne fu capace tranne il falso mendicante che a questo punto si rivelò ed uccise i pretendenti e le ancelle infedeli.
Successivamente Odisseo si recò nel regno dei Tesproti dove offrì sacrifici per placare Poseidone. Si unì a Callidice, regina dei Tesproti, generando Polipete e regnò su quel popolo fino alla morte di Callidice, quindi lasciò il regno a Polipete e tornò ad Itaca.
Telegono, il figlio che Odisseo aveva avuto da Circe, si recò ad Itaca per conoscere il padre. Approdato sull'isola fece razzia di bestiame e si scontrò con Odisseo, non potendolo riconoscere lo uccise.
Quando comprese chi aveva ucciso Telegono si addolorò, portò a Circe il corpo di Odisseo e sposò Penelope.
In altre versioni Penelope non fu fedele ad Odisseo e si lasciò sedurre da un pretendente o dal dio Ermes con il quale avrebbe generato Pan.
Infine in un racconto Odisseo viene processato ed esiliato per aver fatto strage dei Proci e finisce i suoi giorni in Etolia.


EPITOME 1


Nota: L'epitome si basa su due codici (Epitome Vaticana e Frammenti Sabbaitici) e costituisce un compendio della Biblioteca utile per integrare le parti perdute.

Altre imprese di Teseo: uccise la Scrofa Fea figlia di Echidna e di Tifone, rese più sicure le strade uccidendo Scirone, Cercione e Damaste che sopprimevano i viaggiatori con le loro insidie.
A Atene uccise il Toro di Maratona mandatogli contro da Egeo (che ignorava di essere suo padre) istigato da Medea. Quando Egeo vedendo la propria spada riconobbe Teseo, Medea venne scacciata.
Per sua volontà Teseo fu inviato a Creta come vittima per il Minotauro, Arianna figlia di Minosse si innamorò di lui e gli consigliò di stendere un filo dietro di se nel labirinto. Teseo uccise il Minotauro, uscì dal labirinto seguendo il filo e ripartì portando con se Arianna ma giunti a Nasso Dioniso si innamorò di Arianna e la rapì. Arianna e Dioniso generarono Toante, Stafilo, Enopione e Pepareto.
Teseo tornò a Atene dimenticando di spiegare le vele bianche come aveva promesso al padre, Egeo vedendo le vele nere lo credette morto e si suicidò.
Teseo prese il potere eliminando i cinquanta figli di Pallante e chiunque volesse opporsi a lui. Dedalo che aveva aiutato Arianna e Teseo fu rinchiuso nel labirinto con il figlio Icaro per ordine di Minosse. I due fuggirono con le ali fabbricate da Dedalo ma Icaro volò troppo in alto, il sole sciolse la colla disfacendo le ali e il ragazzo annegò nel mare che prese il nome di Icario.
Minosse ritrovò Dedalo che si era rifugiato presso Cocalo re di Camico in Sicilia, ma venne ucciso dalle figlie di Cocalo mentre prendeva il bagno.
Teseo combattè con Eracle contro le Amazzoni e ne rapì una dalla quale ebbe il figlio Ippolito. Più tardi sposò Fedra figlia di Minosse, durante il banchetto l'amazzone si presentò in armi minacciando i convitati ma venne uccisa, forse dallo stesso Teseo.
Da Teseo Fedra ebbe due figli, Acamante e Demofonte. Si innamorò di Ippolito e respinta disse a Teseo che aveva tentato di violentarla, Teseo le credette e pregò Poseidone di far morire Ippolito che fu travolto dal suo carro quando un toro uscito dal mare atterrì i suoi cavalli mentre correva lungo la spiaggia.
La verità fu scoperta e Fedra si impiccò.
Issione insidiò Era e Zeus lo ingannò ponendo nel suo letto una nuvola con le forme della dea. Quando Issione si vantò di essersi unito a Era Zeus lo legò a una ruota condannandolo a girare in eterno spinto dai venti. Dalla nuvola fecondata da Issione nacque il Centauro.
Quando Piritoo sposò Ippodamia invitò i Centauri al banchetto ma questi si ubriacarono e aggredirono la sposa, Piritoo e Teseo attaccarono i Centauri e ne uccisero molti.
Durante la battaglia i Centauri colpirono Ceneo fino a farlo sprofondare nella terra. Ceneo era stato una donna e dopo essersi unita a Poseidone aveva ottenuto dal dio di diventare uomo e invulnerabile.
Teseo e Piritoo decisero di sposare due figlie di Zeus. Teseo rapì Elena e la portò a Atene, ma i Dioscuri conquistarono Atene, liberarono Elena e portarono con loro Etra, quindi misero sul trono Menesteo.
Per rapire Persefone Teseo e Piritoo scesero nell'Ade ma qui furono fatti sedere su troni ai quali rimasero attaccati e trattenuti da spire. Piritoo rimase prigioniero, Teseo fu liberato da Eracle e riportato a Atene ma Menesteo lo scacciò, si recò da Licomede che lo uccise.


EPITOME 2


Tantalo, che rivelò agli uomini i misteri degli dei, è punito nell'Ade con la fame e con la sete.
Il cacciatore Brotea che non onorava Artemide impazzì e si gettò nel fuoco.
Pelope, che era stato fatto a pezzi e bollito al banchetto degli dei, tornò in vita e divenne amasio di Poseidone che gli donò un carro alato. Enomao re di Pisa era innamorato della figlia Ippodamia e uccideva tutti i suoi pretendenti dopo averli vinti in una gara con il carro (Enomao vinceva facilmente perché possedeva armi e cavalli avuti da Ares). Quando Pelope si presentò alla gara Ippodamia si innamorò di lui e convinse l'auriga Mirtilo a sabotare il carro del padre. Enomao morì travolto dal suo carro e Pelope sposò Ippodamia, in seguito uccise Mirtilo che aveva tentato di violentare Ippodamia e morendo l'auriga maledisse la sua stirpe.
Pitteo, Tieste e Atreo furono figli di Pelope. Atreo sposò Erope che si innamorò di Tieste.
Atreo fece voto a Artemide di sacrificare l'animale più bello che fosse nato dalle sue greggi ma quando nacque un'agnella d'oro la uccise e la nascose in un'urna tenendola per se. Erope la donò a Tieste e quando fra i due Pelopidi si doveva scegliere il nuovo re di Micene Tieste propose che il regno andasse a chi aveva l'agnella d'oro. Ma intervenne Ermes inviato da Zeus a stabilire che il regno andasse ad Atreo se il sole avesse invertito il suo corso, cosa che avvenne. Atreo ebbe il trono e Tieste andò in esilio.
Scoperto l'adulterio di Erope con suo fratello, Atreo richiamò Tieste fingendo di volersi riconciliare con lui, invece uccise i suoi figli e gliene imbandì le carni. Quando Tieste ebbe mangiato, Atreo gli svelò il delitto e lo cacciò dal paese. Cercando il modo di vendicarsi, Tieste consultò un oracolo che gli ordinò di unirsi alla figlia, ne nacque Egisto che, divenuto adulto, uccise Atreo e consegnò il regno a Tieste.
Agamennone e Menelao, dopo aver cacciato Tieste, sposarono rispettivamente Clitemnestra e Elena figlie di Tantalo. Agamennone e Clitemnestra ebbero un figlio, Oreste, e tre figlie, Crisotemi, Elettra e Ifigenia.
Tindaro cedette a Menelao il trono di Sparta e Agamennone divenne re di Micene.

EPITOME 3


Per istigazione di Zeus che voleva che la figlia diventasse famosa o per la gloria dei semidei, Alessandro rapì Elena: Eris aveva gettato il pomo della discordia fra le dee Era, Atena e Afrodite dicendo "alla più bella". Zeus aveva deciso che fosse giudice Alessandro il quale aveva scelto Afrodite che gli prometteva l'amore di Elena.
Alessandro fu ospite di Menelao a Sparta e dopo dieci giorni, approfittando di un'assenza di lui, persuase Elena a seguirlo e fuggì con lei. Spinti da una tempesta a Sidone, Alessandro e Elena vi sostarono a lungo temendo di essere inseguiti quindi andarono a Troia. Secondo alcuni però Ermes portò Elena in Egitto e Alessandro fuggì con un fantasma.
Intanto Menelao informava Agamennone del rapimento e tutti i re della Grecia venivano convocati in base a un giuramento. Odisseo cercò di evitare l'arruolamento fingendosi pazzo ma quando Palamede mostrò di voler uccidere il piccolo Telemaco, per salvare il figlio fu costretto ad smettere la finzione e ad andare in guerra. Più tardi Odisseo simulò un tradimento di Palamede che venne lapidato.
Cinira accettò di partecipare alla guerra con cinquanta navi ma ne mandò una sola comandata dal figlio Migdalione.
Anio figlio di Apollo aveva avuto tre figlie: Elaide, Spermò, Enò (le Enotropi) alle quali Dioniso aveva donato la capacità di produrre dalla terra l'olio, il grano e il vino.
Coloro che parteciparono alla spedizione contro Troia si raccolsero in Aulide. Durante i sacrifici un serpente divorò nove passeri in un nido e si trasformò in pietra, Calcante ne dedusse che la guerra sarebbe durata dieci anni.
I Greci approdarono in Misia credendo di essere arrivati a Troia e si diedero al saccheggio, negli scontri con i Misii fu ucciso Tersandro figlio di Polinice. Telefo re dei Misii fuggì davanti a Achille e fu ferito ad una coscia da un colpo di lancia.
Lasciata la Misia gli Elleni furono spinti indietro da una tempesta e passarono due anni prima che fossero di nuovo pronti a partire e otto prima che si riunissero in Aulide. Nessuno conosceva la rotta per Troia, la indicò Telefo quando Achille accettò di curargli le ferite con la ruggine della sua lancia come aveva indicato l'oracolo.
La mancanza di vento impediva la partenza e Calcante disse che Artemide era stata offesa da Agamennone e da Atreo ed esigeva il sacrificio di Ifigenia figlia di Agamennone. Questi inviò Odisseo e Taltibio a prendere la figlia ma quando stava per ucciderla Artemide la sostituì con una cerva e la portò in Tauride rendendola sua sacerdotessa.
La prima sosta dei Greci fu a Tenedo dove regnava Tenete, figlio di Cicno e di Procleia. Tenete, calunniato dalla matrigna Filonome, era stato gettato in mare in una cassa con la sorella Emitea ma si era salvato sull'isola a cui aveva dato il nome di Tenedo. Vedendo arrivare i Greci, Tenete aveva tentato di cacciarli ma era stato ucciso da Achille. Una profezia aveva avvisato Achille che se avesse ucciso Tenete sarebbe morto per mano di Apollo.
Un serpente morse Filottete che fu abbandonato a Lemno a causa del fetore della ferita.
Giunti a Troia, Odisseo e Menelao chiesero ai Troiani la restituzione di Elena. Ottenuto un rifiuto i Greci attaccarono. Il primo a sbarcare e a morire fu Protesilao ucciso da Ettore. Laodamia sua moglie non si rassegnò e continuò ad unirsi a una statua con le sembianze del marito.
Achille sbarcato con i Mirmidoni uccise Cicno e sparse il panico fra i Troiani. Uccise Troilo e catturò Licaone. Saccheggiò il paese e prese le vacche di Enea e di Priamo sopprimendone i guardiani. Conquistò quindi molte città fra cui Lesbo, Focea, Colofone, Clazomene e molte altre.
Dopo nove anni giunsero gli alleati dei Troiani.

EPITOME 4


Achille si astiene dal combattere perché irato a causa di Briseide. Alessandro affronta Menelao in duello e sta perdendo quanto Afrodite lo rapisce. Pandaro ferisce Menelao violando la tregua.
Diomede ferisce Afrodite che sta soccorrendo Enea, incontra Glauco ma scambia con lui le armi in ricordo dell'amicizia dei padri.
Ettore sfida il più forte degli Achei, viene sorteggiato Aiace, a sera i due sono separati dagli araldi.
Odisseo, Fenice e Aiace ambasciatori presso Achille per chiedergli di tornare.
Odisseo e Diomede penetrano di notte nel campo troiano per spiare e uccidono Dolone e Reso che era giunto il giorno prima dalla Tracia.
Violenta battaglia, vengono feriti Agamennone, Diomede, Odisseo, Euripilo e Macaone. I Greci fuggono, Ettore fa breccia nel loro muro e incendia le navi.
Achille manda Patroclo a combattere con le sue armi. Patroclo uccide molti nemici fra i quali Sarpedonte ma viene ferito da Euforbo e ucciso da Ettore. Aiace con grande valore porta a riparo il suo corpo.
Achille rinuncia all'ira e riceve nuove armi da Efesto. Torna a combattere e uccide molti Troiani fra cui Asteropeo figlio di Pelegone figlio del fiume Assio. Il fiume assale Achille ma Efesto lo prosciuga con il fuoco.
Achille uccide Ettore in duello e ne trascina il corpo legato al suo carro.
Istituisce gare in onore di Patroclo: Diomede vince nella corsa dei carri, Egeo nel pugilato, Aiace e Odisseo nella lotta.
Priamo riscatta da Achille il cadavere di Ettore e gli da sepoltura.

EPITOME 5


Pentesilea figlia di Otrere e di Ares uccise involontariamente Ippolita e fu purificata da Priamo, dopo aver abbattuto Macaone e altri Greci morì per mano di Achille che si innamorò della sua bellezza e uccise Tersite che la insultava.
Ippolita, detta anche Glauce o Menalippe, era madre di Ippolito. Alle nozze di Teseo con Fedra si presentò con le Amazzoni minacciando gli invitati ma fu uccisa per errore da Pentesilea oppure da Teseo e dai suoi compagni.
Memnone figlio di Titono e Eos comandava gli Etiopi, uccise Antiloco e morì per mano di Achille.
Achille fu colpito alla caviglia da una freccia di Alessandro poi da Apollo, Aiace portò il cadavere alle navi mentre Odisseo respingeva i nemici. All'Isola Bianca le sue ossa furono mischiate con quelle di Patroclo. Si dice che nell'Isola dei Beati Achille abbia sposato Medea.
Eumelo, Diomede, Aiace e Teucro vincono le gare funebri per Achille. Aiace e Odisseo duellano per le armi di +, vince Odisseo e Aiace vuole vendetta ma Atene lo fa impazzire e fa strage delle greggi e dei pastori, poi si suicida. Agamennone non permette che il suo corpo sia bruciato e viene sepolto sul Promontorio Reteo.
Odisseo si reca a Lemno con Diomede e torna con Filottete che aveva l'arco di Eracle senza il quale, secondo Calcante, non era possibile conquistare Troia. Guarito da Podalirio, Filottete uccide Alessandro con una freccia.
Eleno e Deifobo contendono per sposare Elena, Elena sceglie Deifobo e Eleno va a vivere sul Monte Ida ma viene catturato da Odisseo che lo porta al campo greco. Eleno svela ai Greci gli oracoli che proteggono Troia: servono le ossa di Pelope, la partecipazione di Neottolemo e il furto del Palladio caduto dal cielo.
I Greci fanno portare le ossa di Pelope. Odisseo e Fenice vanno a Sciro a prendere Neottolemo, Odisseo gli consegna le armi del padre.
Arriva Euripilo figlio di Telefo con un contingente di Misii e si batte valorosamente ma viene ucciso da Neottolemo.
Odisseo e Diomede si avvicinano a Troia di notte. Odisseo lascia Diomede di guardia e travestito da mendicante penetra in città, viene riconosciuto da Elena che lo aiuta a rubare il Palladio.
Più tardi Odisseo escogita l'inganno del cavallo di legno e affida la costruzione a Epeo. Odisseo entra nel cavallo con cinquanta guerriere mentre gli altri Greci simulano la partenza appostandosi a Tenedo e lasciando sul luogo Sinone.
All'alba i Troiani vedono il campo greco deserto, trovano il cavallo e lo portano in città. Cassandra e Laocoonte li avvertono del pericolo ma non vengono ascoltati, inoltre Apollo da un segno inviando dal mare due serpenti che divorano i figli di Laocoonte.
Elena, vicina al cavallo, chiama i Greci imitando le voci delle loro mogli ma Odisseo non permette di rispondere.
Durante la notte i Greci avvertiti da un segnale di Sinone salpano da Tenedo e raggiungono Troia dove quanti erano nel cavallo hanno aperto le porte. Echione è morto saltando dal cavallo. Neottolemo uccide Priamo sull'altare di Zeus.
Odisseo e Menelao risparmiano Glauco figlio di Antenore, vengono risparmiati anche Enea e Anchise.
Menelao uccide Deifobo e porta Elena alle navi insieme a Etra madre di Teseo. Aiace di Locri violenta Cassandra abbracciata alla statua di Atena.
I Greci precipitano Astianatte dalle mura e uccidono Polissena sulla tomba di Achille, incendiano Troia e dividono il bottino. Agamennone riceve Cassandra, Neottolemo Andromaca, Odisseo Ecuba ma secondo alcuni Ecuba fugge con Eleno nel Chersoneso e qui diventa una cagna. Laodice figlia di Priamo viene inghiottita da una voragine.
Prima che i Greci partano Calcante li avverte dell'ira di Atena per il sacrilegio di Aiace di Locri.

EPITOME 6


Diomede e Nestore salpano insieme e a Menelao e fanno buon viaggio, Menelao perde quasi tutte le navi in una tempesta e arriva in Egitto.
Anfiloco, Calcante e Leonteo raggiungono a piedi Colofone dove Calcante muore perché battuto da Mopso in una gara di arte mantica: Mopso indovina esattamente il numero dei fichi su un albero mentre Calcante sbaglia nel prevedere quanti porcellini partorirà una scrofa.
Agamennone approda a Tenedo dove Teti convince Neottolemo a trattenersi per offrire sacrifici, gli altri partono e perdono molte navi in una tempesta suscitata da Zeus per richiesta di Atena. La nave di Aiace affonda per un fulmine scagliato da Atena, Aiace si salva su una roccia e se ne vanta ma Poseidone spacca la roccia col tridente facendo annegare Aiace che viene sepolto a Micono da Teti.
Molti altri Greci fanno naufragio e muoiono per i segnali ingannevoli di Nauplio che voleva vendicare la morte del figlio Palamede causata da Odisseo con la complicità di Agamennone. Per vendetta Nauplio aveva anche indotto alcune mogli all'adulterio: Clitemnestra con Egisto, Egialea con Comete, Meda con Leuco.
Neottolemo dopo due giorni si reca a piedi con Eleno e altri nel paese dei Molossi, Fenice muore durante il viaggio. Neottolemo sconfigge i Molossi e ne diventa re, ha un figlio da Andromaca che chiama Molosso. Eleno fonda una città e sposa Deidamia.
Alla morte di Peleo, Neottolemo si impadronisce del regno del padre. Quando Oreste impazzisce Neottolemo rapisce sua moglie Ermione che era stata sua promessa e più tardi viene ucciso a Delfi da Oreste. Secondo altri lo uccide Machereo perché profana il tempio di Delfi.
Guneo approda in Libia, Antifo figlio di Tessalo nella terra che chiama Tessaglia, Filottete in Campania, Fidippo ad Andro, Agapenore a Cipro, Megete e Protoo muoiono al capo Cafareo in Eubea.
Menesteo si reca a Melo dove prende il potere.
I compagni del defunto Elefenore si stabiliscono a Apollonia in Epiro.
I compagni di Tlepolemo raggiungono Creta, poi sono sospinti dai venti fino alle isole iberiche.
I compagni di Protesilao giungono nella penisola di Pellene.
Etilla, Astioche e Medesicasta, sorelle di Priamo, giunte alla costa dell'Italia, incendiano le navi per non essere portate in Grecia come schiave. I Greci che sono con loro si stabiliscono in quei luoghi.
Demofonte giunge in Tracia e sposa la principessa Fillide, quando riparte Fillide gli consegna un canestro con l'avviso di non aprirlo se non quando sarà certo di non tornare più da lei. Trascorso un tempo stabilitò Fillide maledice Demofonte e si uccide, lui apre il canestro e colto dal terrore si lancia al galoppo, cade e muore. I suoi compagni si stabiliscono a Cipro.
Podalirio si stabilisce nel Chersoneso in un luogo circondato dalle montagne perché l'oracolo gli ha detto di andare dove il cielo cadendo non faccia danni.
Anfiloco figlio di Alcmeone è portato da una tempesta presso Mopso, i due si battono per il regno e si uccidono a vicenda.
I Locresi sono condannati da Atena a mandare due vergini a servire il suo tempio per mille anni.
Agamennone e Cassandra, giunti a Micene, vengono uccisi da Egisto e Clitemnestra. Oreste che è stato cresciuto da Strofio insieme a Pilade, viene autorizzato dal dio di Delfi a vendicare la morte del padre ed uccide Egisto e sua madre. Perseguitato dalle Erinni, viene processato nell'Areopago ed assolto. Per recuperare la ragione si reca in Tauride dove ritrova la sorella Ifigenia, con lei e con Pilade riporta in patria una statua di legno come ordinato dall'oracolo.
Pilade sposa Elettra. Oreste sposa Ermione e genera Tisameno.
Menelao con cinque navi vaga a lungo nel Mediterraneo raccogliendo ricchezze, secondo un racconto ritrova Elena in Egitto mentre quella rapita da Paride era solo un fantasma fatto di nuvole. Dopo otto anni Menelao arrivò a Micene, quindi riconquistò il regno di Sparta. Reso immortale da Era andò nei Campi Elisi con Elena.


EPITOME 7


Salpato da Ilio, Odisseo giunge a Ismaro città dei Ciconi e la conquista, risparmia Marone sacerdote di Apollo che gli dona un otre di vino.
Sbarca quindi nel paese dei Lotofagi dove una parte dei suoi compagni perde la memoria mangiando i frutti del loto, li riconduce con la forza alle navi e riprende il mare verso la terra dei Ciclopi alla quale si avvicina con dodici uomini e una sola nave.
Entrano in un antro dove sacrificano dei capretti e mangiano ma arriva Polifemo, il gigante con un solo occhio figlio di Poseidone e di Toosa, e divora alcuni di loro. Odisseo lo fa ubriacare con i vino e gli dice di chiamarsi "Nessuno", Polifemo risponde che lo mangerà per ultimo per ringraziarlo del vino e si addormenta. Odisseo e i compagni accecano il ciclope con un palo appuntito e quando Polifemo grida che "Nessuno" gli ha fatto del male i suoi fratelli fraintendono e non intervengono.
Al mattino Odisseo e i compagni riescono a uscire dall'antro legandosi sotto i montoni. Una volta arrivato alla nave Odisseo grida il proprio nome a Polifemo che ricorda una profezia e scaglia macigni contro la nave che li evita per un soffio. Odisseo è salvo ma ora Poseidone è irato con lui.
Odisseo e i suoi compagni giungono all'isola di Eolo governatore dei venti che dona loro un otre contenente i venti e spiega ad Odisseo come usarlo per tornare in patria ma mentre Odisseo riposa sulla sua nave i compagni, credendo contenga oro, aprono l'otre liberando i venti contrari che li riportano indietro. Questa volta Eolo nega il suo aiuto perché crede che gli dei siano ostili a Odisseo.
Segue l'incontro con i Lestrigoni che distruggono tutte le navi e divorano gli uomini, si salva solo Odisseo con una nave e pochi compagni, raggiunge l'isola di Eea dove vive Circe la maga che con i suoi filtri magici trasforma gran parte dei Greci in maiali ed altri animali. Odisseo neutralizza il filtro con il moly datogli da Ermes, costringe Circe a rendere ai compagni l'aspetto umano e si unisce a lei generando Telegono.
Dopo un anno Odisseo visita gli Inferi seguendo le istruzioni di Circe e interroga Tiresia, incontra eroi, eroine, sua madre Anticlea e il suo compagno Elpenore morto per una caduta nella casa di Circe. Preso congedo da Circe Odisseo riparte e supera il luogo dove Pisinoe, Aglaope e Telsepia, le tre Sirene figlie di Acheloo e di Melpomene, incantano i naviganti con il loro canto. Tura le orecchie dei compagni con la cera e legato all'albero maestro riesce a passare pur ascoltando il canto. Le Sirene muoiono come diceva una profezia.
Evita le rocce erranti e passa fra Scilla e Cariddi, la mostruosa Scilla divora sei suoi compagni. Giunti in Sicilia, i Greci devono sostare per il mare cattivo e si cibano delle vacche sacre al sole, quando ripartono Zeus distrugge la nave con un fulmine.
Naufrago, aggrappato all'albero della nave, Odisseo scampa ai gorghi di Cariddi e arriva all'isola di Ogigia. Qui è accolto da Calipso con la quale genera Latino. Dopo cinque anni costruisce una zattera e riprende il mare ma Poseidone distrugge la zattera e Odisseo, di nuovo naufrago, giunge all'isola dei Feaci.
Il re Alcinoo e la figlia Nausicaa accolgono Odisseo e lo aiutano, viene accompagnato in patria con molti doni, ma l'ira di Poseidone ricade sui Feaci la cui città viene distrutta.
In patria Odisseo trova la sua casa invasa dai pretendenti di Penelope che consumano il bestiame banchettando. Penelope, costretta a promettere di sposarsi dopo aver finito di tessere il lenzuolo funebre per Laerte, lavora da tre anni disfacendo di notte quanto ha tessuto di giorno.
Odisseo si fa riconoscere dai servi Eumeo e Filezio e dal figlio Telemaco. Viene insultato dal capraio Melanzio e si batte con il mendicante Iro.
Penelope dichiara che sposerà chi riuscirà a tendere l'arco di Odisseo, ma nessuno vi riesce. Odisseo ottiene l'arco e lo usa per uccidere tutti i pretendenti con l'aiuto di Eumeo, Filezio e Telemaco. Uccide anche Melanzio e le ancelle infedeli, quindi si fa riconoscere dalla moglie e dal padre.
Per placare l'ira di Poseidone, Odisseo attraversa a piedi l'Epiro e giunge nel paese dei Tesproti come indicato da Tiresia, sposa la regina Callidice e genera Polipete, regna sui Tesproti e ne sconfigge i nemici. Morta Callidice torna a Itaca dove trova che Penelope ha partorito Poliporte.
Telegono, che ha saputo da Circe di essere figlio di Odisseo, parte per cercarlo. Giunto a Itaca cattura del bestiame, si scontra con Odisseo e lo uccide. Riconosciuto il padre, Telegono porta il suo corpo nell'isola di Circe e sposa Penelope.
Secondo alcuni Penelope fu sedotta da Antinoo e, scacciata da Odisseo, fu amata da Ermes generando Pan, secondo altri fu sedotta da Anfinomo e fu uccisa da Odisseo.
In un'altra versione Odisseo viene messo sotto processo dalle famiglie dei Proci, sceglie come giudice Neottolemo che lo esilia per impadronirsi dei suoi domini, si reca in Etolia dove sposa la figlia di Toante figlio di Andremone e muore vecchio.