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TITO MACCIO PLAUTO

PSEUDOLO
Personaggi:

Pseudolo
Calidoro
Ballione
Schiavi
Cortigiana
Simone
Callifone
Arpace
Carino
Un cuoco
Scimmia
Fenicia

Il giovane Calidoro è disperato perché un lenone ha venduto la cortigiana di cui egli è innamorato. Confida la propria pena al servo Pseudolo: il compratore ha versato una parte del prezzo pattuito ed ha lasciato un suo contrassegno al lenone che dovrà consegnare la cortigiana a chi gli porterà il saldo ed un contrassegno analogo.
Pseudolo promette di aiutare Calidoro ed afferma di aver trovato una soluzione.
Nella scena successiva Ballione, il lenone, impartisce ordini ai suoi servitori percuotendoli perché si affrettino a preparare la casa ed il banchetto per la sua festa di compleanno. Si rivolge anche alle numerose ragazze che tiene in casa per la sua attività: da loro vuole che convincano i loro amanti a portargli ricchi regali. Calidoro e Pseudolo, non visti, osservano la scena e criticano indignati i discorsi del lenone.
Infine Calidoro e Pseudolo interpellano Ballione e, fingengo di non sapere che è già stata venduta, lo pregano di cedere loro a credito la cortigiana Fenicia.
Ballione ovviamente rifiuta, ne segue un comico scambio di improperi nel quale vengono evidenziate, con toni di caricatura, l'avariazia e l'infamia di Ballione.
Quando Ballione esce di scena, tuttavia, Pseudolo conferma di avere la soluzione e chiede a Calidoro di trovare un amico che sia furbo e sveglio e che collabori al suo progetto.
Rimasto solo Pseudolo confida al pubblico di non aver la minima idea di come aiutare Calidoro. Entrano in scena Simone, padre di Calidoro, e l'amico Callifone. I due hanno sentito dire che Calidoro intende riscattare una cortigiana ed interrogano in merito Pseudolo. Questi conferma e, con molta spavalderia, chiede a Simone di dargli il denaro necessario. Al rifiuto i Simone il servo scommette che entro la giornata avrà da lui quel denaro. Simone e Callifone sono incuriositi ed accettano la scommessa, Callifone si lascia convincere a collaborare.
La fortuna aiuta Pseudolo: egli riesce ad intercettare Arpace, il servo del soldato che ha comprato Fenicia, che reca a Ballione il denaro ed il contrassegno per concludere il contratto. Fingendosi un servo di Ballione (ed aprofittando dell'assenza di questi) Pseudolo riesce a farsi consegnare il contrassegno, ma non il denaro.
A dargli il denaro sarà Carino, l'amico che Calidoro ha chiamato per aiutare Pseudolo, il quale gli metterà a disposizione anche un suo schiavo di nome Scimmia. L'idea di Pseudolo è semplice: Scimmia dovrà fingersi il servo del soldato, consegnare a Ballione denaro e contrassegno e prendere Fenicia.
L'impresa riesce perfettamente, Scimmia si presenta a Ballione fingendosi Arpace ed il lenone, senza nulla sospettare, gli consegna la ragazza.
Ballione si vanta con Simone di aver concluso il suo affare e Simone, che in precedenza ha raccomandato al lenone di non concedere credito a Pseudolo, appare sollevato.
Arriva il vero Arpace, ovviamente ignaro di tutto, e reclama la ragazza, in un primo momento Ballione e Simone credono si tratti di un complice di Pseudolo e si compiacciono di come siano andate le cose ma tramite una serie di vivaci battute l'equivoco si chiarisce. Con suo grande dispiacere Ballione sarà costretto a restituire ad Arpace le venti mine che il soldato ha già pagato.
La commedia si conclude con Pseudolo che, ubriaco per aver festeggiato con Calidoro, incassa da Simone la scommessa vinta.