Guida rapida
A B C D E F G H I J K L M
N O P Q R S T U V W Y Z  

Publio Terenzio Afro

I FRATELLI


Personaggi:
Micione
Demea
Sannione
Eschino
Bacchide
Parmenone
Siro
Ctesifone
Geta
Sostrata
Cantara
Egione
Panfila
Dramone
Stefanione

Il prologo fornisce alcune indicazioni sui testi greci di riferimento utilizzati della composizione della commedia e respinge la diceria che Terenzio fosse in realtà solo un prestanome di personaggi molto in vista che sarebbero stati i veri autori delle sue opere.
L'esposizione dell'argomento viene invece esplicitamente rimandata alle prime scene.
Apre infatti la commedia un monologo di Micione, padre adottivo di Eschino e fratello di Demea. Preoccupato per non aver visto rincasare Eschino, Miciona parla al pubblico del suo affetto per il ragazzo e del tipo di educazione dolce e permissiva che ha deciso di offrirgli. Molto diverso il comportamento di Demea che ha cresciuto l'altro figlio, Ctesifone, con grande rigore.
Sopraggiunge Demea, indignato perché ha saputo che Eschino è penetrato con la forza nella casa di un lenone impadronendosi di una citarista; Demea accusa Micione di aver corrotto Eschino con l'eccessiva tolleranza e liberalità mentre Micione difende il ragazzo e la propria linea di condotta.
Eschino entra nella scena successiva accompagnato da Bacchide (la cortigiana che ha rapito) e dal servo Parmenione. Li segue protestando il lenone Sannione che ben presto, davanti alla violenta reazione di Eschino, deve accettare di aver perduto la ragazza in cambio dell'incerta promessa di un risarcimento in denaro.
Con l'arrivo di Ctesifone il pubblico apprende come stanno realmente le cose: è lui, non Eschino, ad essere innamorato di Bacchide, ma temendo l'ira paterna non aveva osato agire e si era rassegnato all'esilio volontario quando il fratello, venuto a conoscenza della cosa, aveva deciso di soccorrerlo assumendo ogni responsabilità.
Nella scena successiva tuttavia la trama si complica: si scopre che Eschino ama una ragazza di nome Panfila che vive in povertà con la madre Sostrata, la nutrice Cantara ed il servo Geta. Mentre Panfila sta per mettere al mondo un figlio di Eschino, Geta viene a conoscenza del rapimento di Bacchide. Ignorando le vere intenzioni di Eschino, Panfila e la sua famiglia, che avevano creduto alle promesse del giovane, temono il tradimento e l'abbandono e, in cerca di aiuto, si rivolgono ad Egione, uomo noto per saggezza ed onestà.
Egione prende a cuore la faccenda ed affronta Demea minacciandolo di portare Eschino in tribunale se non vorrà onorare l'impegno di sposare Panfila.
Mentre Ctesifone gode della compagnia di Bacchide in casa di Micione, il servo di questi Siro si ingegna ad allontanare Demea con una serie di astuzie, ma infine tutti gli equivoci si chiariscono: Eschino sposa Panfila, Ctesifone ottiene il permesso di sposare Bacchide.
Questa era probabilmente la conclusione del modello menandreo, ma Terenzio inserisc un singolare epilogo: Demea si rende conto di essere impopolare a causa della sua severità di costumi e decide di procurarsi affetto e simpatia con comportamenti insolitamente liberali. Non solo acconsente ai matrimoni dei figli ma convince Micione a spostare Sostrata, l'anziana madre di Panfila, ad affrancare il servo Siro e a donare un terreno ad Egione. Tutto questo comporta un'improvvisa inversione di ruoli: ora è Demea a essere amato e adulato da parenti e servitù mentre Micione è perplesso e rattristato per le sue nozze imminenti ed impreviste. La chiave di lettura è fornita da Demea in una delle ultime battute della commedia: Volevo dimostrare che, se questi ti considerano gentile ed amabile, ciò non dipende da una retta concezione della vita, né da un senso di giustizia e di bontà, ma soltanto dall'arrendevolezza, dall'indulgenza e dalla prodigalità, Micione. (1)

(1) La citazione è tratta dalla traduzione di Dario Del Corno.