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TITO MACCIO PLAUTO

COMMERCIANTI (Mercator)


Personaggi:

Carino
Acanzione
Demifone Lisimaco
Un servo di Lisimaco
Paricompsa
Dorippa
Sira
Un cuoco

ATTO PRIMO


La prima scena consiste in un lungo monologo del giovane Carino che racconta al pubblico le sue pene d'amore. In passato si era lasciato svuotare le tasche dal lenone di una donna della quale si era invaghito procurandosi severissimi rimproveri da parte del padre Demifone.
Per sfuggire l'ira del padre e riconquistarne la fiducia, Carino ha proposto di darsi al commercio. Demifone entusiasta gli ha procurato una nave, le mercanzie ed i fondi necessari e Carino si è recato a Rodi dove ha concluso buoni affari.
Ma a Rodi Carino ha conosciuto una bella ragazza, un'etera i cui servizi sono stati offerti da un amico e se ne è innamorato: non ha resistito alla tentazione di comperarla e portarla con se.
Al termine del monologo entra in scena Acanzione, servo di Carino, che giunge trafelato dal porto per avvertire il padrone che il vecchio Demifone ha già visto la ragazza. Acanzione ha detto al vecchio che Carino ha acquistato la giovane per farne una serva di sua madre ed ora si preoccupa che Carino non smentisca la sua versione.

ATTO SECONDO


Il vecchio torna da solo dal porto, è sconvolto per essersi improvvisamente innamorato della giovane che ha visto sulla nave di suo figlio e ha ingenuamente creduto ad Acanzione, è convinto cioè che la giovane sia destinata a diventare una fantesca di sua moglie.
Incontra l'amico Lisimaco e si confida con lui, Lisimaco accoglie la notizia di quell'amore senile con benevola ironia.
Uscito Lisimaco, Demifonte incontra Carino e, dopo un breve scambio di convenevoli, si arriva al punto: Demifone dichiara che la ragazza che ha visto non è adatta a fare la fantesca per sua moglie. E' troppo avvenente, attirerebbe le attenzioni di tutti e le volgarità di molti, per una donna di famiglia avere una serva così sarebbe senz'altro sconveniente.
Demifone intende dunque vendere la ragazza e sostiene di avere un compratore a portata di mano. Anche Carino afferma di averne uno, segue in dialogo esilarante in cui i due rialzano continuamente le offerte degli inesistenti acquirenti contendendosi l'etera. Alla fine la spunta Demifone facendo valere la propria autorità più del denaro. A soccorrere Carino sopraggiunge l'amico Eutico, figlio di Lisimaco, che si offre di fingersi un vero compratore e di proporre a Demifone una grossa somma.

ATTO TERZO


Lisimaco ha accettato di fingere di voler comprare la ragazza ed ora la sta conducendo a casa sua. Paricompsa, questo è il nome della giovane, durante il tragitto viene a sapere che Lisimaco ha seguito il desiderio del padrone di lei, ma si crea l'equivoco in quanto Paricompsa crede si stia parlando di Carino e non di Demifone.
Quando Lisimaco incontra Demifone gli consiglia prudenza: vecchio com'è potrebbe disgustare la ragazza con un approccio troppo diretto, così i due decidono di organizzare un banchetto.
Intanto Carino si dispera ed accusa di infingardaggine l'amico Eutico che non è riuscito a portare a termine l'acquisto di Paricompsa nè sa dirgli che è stato il compratore. Per vincere il dolore decide di lasciare Atene ed esce di scena esasperato. Rimasto solo Eutico si promette di fare di tutto per ritrovare la ragazza.

ATTO QUARTO


Tornata improvvisamente dalla campagna Dorippa, moglie di Lisimaco, trova in casa Paricompsa e scopre che si sta allestendo un banchetto. Ovviamente pensa che il vecchio consorte abbia una giovane amante e da sfogo alla sua gelosia in una terribile scenata.

ATTO QUINTO


Carino si prepara alla partenza, con toni patetici prende commiato dalla casa e dalla città, ma lo raggiunge Eutico felice di aver ritrovato Paricompsa.
Carino vorrebbe essere subito accompagnato da lei ma Eutico esita a causa della lite in corso fra i suoi genitori per l'equivoco verificatosi nel quarto atto.
Alla fine Eutico incontra Demifone e Lisimaco, svela al primo che Paricompsa è l'amante di Carino e rassicura il secondo sulle ire di Dorippa. Egli ha infatti provveduto a chiarire ogni equivoco, ha dissuaso Carino dall'idea dell'esilio volontario e lo ha riunito alla sua amata. Al vecchio Demifone, bonariamente rimproverato da Eutico per i suoi desideri erotici ormai tardivi, non resta che accettare, sia pure a malincuore, questa conclusione.