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PLINIO IL VECCHIO

STORIA NATURALE


PREFAZIONE

Lettera dedicatoria a Tito, all'epoca non ancora unico imperatore ma già associato al potere dal padre Vespasiano. Il tono è encomiastico e vengono ricordate le cariche, i successi e le virtù di Tito, ma Plinio insiste anche sulla familiarità e sull'amicizia che lo legano al destinatario.
Nel dedicare l'opera a Tito, Plinio si dice consapevole di scegliere il più colto dei giudici. Retoricamente dichiara che la sua opera non è dilettevole in quanto "descrive la natura, cioè la vita, nei suoi aspetti più umili".
L'intento è quello di toccare tutti gli argomenti di quell'insieme che i Greci definivano "cultura enciclopedica".
Alcune cifre su quelli che qualcuno aveva definito "magazzini e non libri": ventimila fatti degni di nota, duemila volumi studiati per ricavarli, trentasei libri composti (trentasette contando l'indice). Per dimostrare la propria correttezza Plinio citerà sempre le proprie fonti.
Per riguardo al tempo di Tito (e dei lettori in generale), Plinio dice di aver preparato un indice degli argomenti contenuti nell'opera in modo da poter di volta in volta ricercare le notizie desiderate senza la necessità di una lettura integrale.

LIBRO I - INDICE


L'indice compilato da Plinio (caso unico fra gli autori antichi) comprende l'elenco degli argomenti trattati in ciascun libro dell'opera, il conteggio (per ogni libro) dei dati, notizie ed osservazioni, l'elenco delle fonti romane, l'elenco delle fonti straniere.

LIBRO II - COSMOLOGIA


Il mondo, nel senso dell'intera realtà, che con altro nome si può chiamare "cielo" è "sacro, eterno, sconfinato". Un incipit solenne apre l'opera: è pazzia voler misurare il mondo che è infinito, ed è pazzia credere che possa esistere qualcosa al di fuori del mondo che è "coincidente con il tutto".
Ha la forma di un globo perfetto, la più adatta per sostenersi e muoversi, e si muove a folle velocità compiendo una rivoluzione ogni ventiquattro ore, in apparente silenzio per noi che siamo al suo interno.
Il termine "mondo" significa "ornamento" ed allude alla sua eleganza (mundus come aggettivo = pulito, elegante). Esistono quattro elementi: il fuoco degli spazi più elevati, l'aria, la terra e l'acqua. Sono tra loro in equilibrio grazie all'eterna rotazione del mondo: la terra è al centro, immobile.
Tra la terra ed il cielo si trovano sette astri, i pianeti, fra i quali si muove il sole. Da questa concezione così ispirata del "mondo" (non conta qui la correttezza delle nozioni scientifiche ma l'ampiezza della visione filosofica) Plinio passa a riflettere su Dio che, a sua avviso, non ha forma o immagine ma è "tutto se stesso". Di qui una polemica contro la religione e, soprattutto, contro il culto di divinità negative (Febbre, Cattiva Sorte), contro la rappresentazione antropomorfica degli dei e la divinazione.
Il vero dio, per Plinio, è la natura, lo dimostra il fatto che neanche gli dei potrebbero far tornare in vita chi è morto, cambiare il passato o "fare in modo che due per dieci non faccia venti".
Tornando in tema cosmologico Plinio nega le credenze del suo tempo rispetto alle stelle (che ce ne sia una per ogni essere umano), sono astri eterni che hanno grande rilevanza. Anassimandro di Mileto scoprì l'obliquità dello Zodiaco e Cleostrato ne scoprì le costellazioni.
Fra i pianeti il più elevato è Saturno, per questo sembra il più piccolo, compie la propria orbita in trenta anni, è freddo e coperto di ghiacci.
Giove, più in basso, percorre l'orbita in dodici anni. Segue Marte, infuocato per la vicinanza del sole che compie il suo movimento in due anni.
Viene poi il percorso del sole, diviso in trecentosessanta gradi ai quali si devono aggiungere cinque giorni ogni anno ed un giorno intercalare ogni quattro anni.
Più in basso percorrono le loro orbite Venere, Mercurio ed infine la luna.
La trattazione della luna oscilla fra poesia e nozioni scientifiche, questo astro polimorfo che muta continuamente di aspetto e posizione affascina l'Autore che ne descrive, con dati essenzialmente corretti, i movimenti nella volta celeste rispetto al sole ed alla terra, le fasi ed i fenomeni delle eclissi.
Già nell'antichità molti studiarono le eclissi. Plinio ricorda Gaio Sulpicio Gallo che poco prima della battaglia di Pidna spiegò il fenomeno ai soldati romani liberandoli dalla paura (giugno 168 a.C.). Talete di Mileto predisse un'eclissi solare (584 a.C.). Ipparco di Nicea (II sec. a.C.) riuscì a predire le eclissi solari e lunari dei successivi seicento anni.
Plinio prosegue con una dotta e dettagliata descrizione dei fenomeni celesti indicando il comportamento dei singoli pianeti rispetto alle costellazioni dello Zodiaco, i loro periodi di visibilità ed invisibilità e così via. Pianeti che generano dulmini come un legno ardente emette scintille, distanze fra i corpi celesti misurate in toni e semitoni secondo la celebrata teoria pitagorica.
Posidonio di Apamea aveva stimato queste distanze in stadi ed aveva ipotizzato che le perturbazioni atmosferiche non si verificassero oltre una determinata altezza. Astri molto particolari sono le comete, delle quali Plinio elenca una serie di nomi (per lo più greci) riferiti alla forma apparente (barba, corvo, giavellotto, ecc.). L'immaginario popolare attribuiva all'apparizione delle comete significati divinatorii, spesso nefasti. Plinio ricorda quella apparsa nell'87 a.C.. quando il console Gneo Ottavio combatteva contro Mario e Cinna (si trattava della cometa di Halley) e quella avvistata nel 48 a.C. durante la guerra fra Giulio Cesare e Pompeo. Propizia fu considerata, invece, l'apparizione del "sidus Iulium", comparso il 23 settembre del 44 a.C.. durante la celebrazione dei giochi voluti da Ottaviano in memoria di Cesare.
Fu Ipparco ad assumersi l'immane compito di catalogare le stelle assegnando a ciascuna un nome e misurandone posizioni e movimenti tramite speciali strumenti di sua invenzione.
Dopo aver citato una serie di fenomeni (caduta di meteoriti, due o tre soli visibili, ecc.), Plinio parla dei fuochi di Sant'Elmo, con un riferimento autobiografico alla sua carriera militare in marina. Un solo fuoco era considerato infausto e veniva riferito ad Elena, una coppia di fuochi rappresentava i Dioscuri e proteggeva la nave.
Nel cielo sublunare l'aria degli spazi più alti si mescola con le esalazioni della terra e ciò da luogo a tutti i fenomeni meteorologici. I pianeti e le stelle con i loro moti influenzano questi fenomeni: ad esempio la costellazione delle Iadi (Hyades) è portatrice di pioggia e quella di Arturo di grandine.
Fuochi che dalle stelle cadono sulle nuvole generano fulmini, lampi, tuoni e bufere.
I venti possono nascere dalle esalazioni del terreno o dai vapori del cielo o da altre causee, come la conformazione delle montagne; ma i veri venti, quelli regolari e durevoli, hanno origine diversa (forse dalle stelle, forse dai pianeti) legata a leggi naturali non del tutto note.
Gli antichi consideravano quattro venti in tutto, questa visione cambiò più volte ed ai tempi di Plinio si contavano otto venti: subsaliano (o afeliote), volturno (o euro), austro (o noto), africo (o libs), favonio (o zefiro), coro (o argeste), settentrione (o aparctias), aquilone (o borea).
Di ognuno Plinio descrive le caratteristiche, la direzione, la stagionalità.
Tornando ai venti occasionali (soffi d'aria) ed ai fulmini che possono generare, Plinio nota come i fulmini siano più frequenti in primavere ed in autunno (per le maggiori variazioni della temperatura) ed in determinate regioni come la zona di Roma e la Campania, intermedie fra territori più caldi e più freddi.
A proposito dei fulmini si raccontavano prodigi: un fulmine uccise un feto lasciando incolume la madre, un fulmine a ciel sereno uccise un decurione di Pompei. Prodigi analoghi si raccontavano sul fulmine che salvò la città di Bolsena da un mostro, fulmine che era stato propiziato dal re Porsenna. Anche Numa Pompilio conosceva i segreti per far cadere i fulmini.
Molti altri prodigi celesti si prestavano ad interpretazioni divinatorie (Plinio affronta l'argomento con un cauto scetticismo): fulmini come presagi propizi per Silla e per Marco Emilio Scauro, pioggia di cibi, pietre ed altri oggetti a preannunciare sconfitte o disgrazie. Piovve lana nel luogo dove più tardi sarebbe morto Tito Annio Milone.
Anassagora di Clazomene, studiando il fenomeno delle meteoriti, aveva predetto con esattezza la caduta di alcune di esse.
Con brevi cenni agli arcobaleni, alla grandine ed alla nebbia Plinio conclude il discorso sull'aria e passa a parlare della terra.
Vera grande madre dell'umanità, verso la quale è sempre benigna e generosa, merita secondo Plinio che se ne studi a fondo la natura.
La prima delle meraviglie è la sua forma sferica attorno alla quale vivono tutte le creature. La terra non "cade" verso il basso perché si trova al centro dell'universo e le leggi naturali non permettono che prenda il posto di altri elementi.
Le acque che si trovano sulla sua superficie non cadono perchè i liquidi tendono ad andare verso il basso ed il luogo più basso è il centro della terra. L'argomento è occasione per una digressione sui mari più lontani e sulle imprese di celebri navigatori del passato per dimostrare come tutte le terre conosciute siano circondate dall'immensa distesa marina.
Con una serie di riferimenti geografici in generale corretti, Plinio fornisce dati sul funzionamento delle meridiane in vari luoghi della terra, cioè in merito alla diversa inclinazione delle ombre. In questa parte del libro vengono citati grandi eruditi del passato i cui lavori erano molto studiati e discussi ai tempi di Plinio: Eratostene, Anassimandro, Anassimene.
I terremoti si dicevano provocati da venti che penetrano nelle profondità della terra sconvolgendole. Si credeva possibile prevedere alcuni terremoti tramite vari fenomeni: calma di venti, vibrazioni, acque dei pozzi intorbidite.
Il più forte terremoto di cui si avesse memoria avvenne in Asia ai tempi di Tiberio (17 d.C.) e distrusse dodici città. I terremoti possono far emergere nuove terre come fu per Delo, Rodi ed altre isole del Mediterraneo. La natura ha staccato isole dalla terraferma o le ha riunite ad essa ed ha fatto sparire completamente delle terre: ci si riferisce alla favolosa Atlantide citata nei dialoghi di Platone.
Ma anche altri aspetti della terra affascinano Plinio, come i giacimenti di pietre preziose o i luoghi che emanano esalazioni metifiche.
La complessità degli argomenti di questo libro non permette all'autore di seguire uno sviluppo lineare. Ha già trattato degli astri e delle acque ma ora deve ritornare a parlarne per descrivere il fenomeno delle maree. Dovute all'attrazione lunare seguono un andamento costante rispetto alle ore equinoziali anche se, rispetto ad ogni singolo luogo, non si verificano mai ogni giorno alla stessa ora così come variabile è l'ora del sorgere e del tramontare della luna. Anche gli impulsi di altri astri e la conformazione dei bacini marini possono influenzare l'intensità e la periodiità delle maree.
Le acque presentano anche altri fenomeni: correnti di acqua dolce che attraversano il mare senza disperdersi, fiumi sotterranei che a volte passano sotto il fondale marino come il fiume greco Algeo che sgorga in Sicilia nella fonte Aretusa. Segue un lungo elenco di fenomeni particolari come fonti calde o gelide, acque velenose, acque che determinano il colore del manto del bestiame che le beve.
Un fango infiammabile reperibile in uno stagno nei pressi di Samosata fu usato dagli abitanti del luogo contro i soldati di Lucullo durante la terza guerra mitridatica. Con una sostanza simile, la nafta, Medea avrebbe fatto bruciare la rivale Creusa (questa spiegazione dell'evento mitico è presente solo in Plinio).
Altre meraviglie della terra sono i vulcani. Plinio ne cita molti a partire dall'Etna fino al'etiope Theon Ochema, il Carro degli Dei (forse il monte Camerun che a quei tempi era un vulcano attivo). Oltre alle fiamme dei vulcani la natura produce altri fuochi misteriosi: si diceva che una volta bruciarono le acque del lago Trasimeno, che una fiamma sprizzò dalla testa di Servio Tullio ancora bambino e che altrettanto accadde al tribuno militare Lucio Marcio Settimio in Spagna mentre assumeva il comando dopo la morte dei due generali Gneo e Publio Scipione (211 a.C., seconda guerra punica).
Al termine del libro Plinio annuncia di voler trattare della terra abitata, dall'India alle colonne d'Ercole. Di queste terre fornisce qui una serie di misurazioni attingendo ad Artemidoro di Efeso e Isidoro di Carace. Oltre queste terre si estendono territori sconfinati, in parte inabitabili, per lo più inesplorati.

LIBRO III - EUROPA I


Il libro si apre con una nota sul metodo che Plinio intende seguire nel descrivere tutte le parti del mondo: si servirà per ciascuna regione della fonte che riterrà di volta in volta più attendibile. Chiede al lettore di prescindere dagli eventi storici la cui fama accompagna i luoghi che citerà ma di seguirlo nel suo intento di fornire in questo e nei libri successivi (fino al sesto) nozioni puramente geografiche, mentre gli altri aspetti saranno trattati in libri appositi.
Il mondo si divide in tre parti: Europa, Asia e Africa. Si trovano rispettivamente a sinistra, di fronte e a destra di chi entri del Mediterraneo dallo stretto di Cadice. I tre continenti sono divisi dai fiumi Tanai (Don) e Nilo.
Lo stretto ha una lunghezza di quindici miglia ed una larghezza massima di cinque (stando al geografo Turranio Gracile) e si trova fra due montagne dette Colonne d'Ercole.
L'Europa va dallo stretto al fiume Tanai. Il mare forma un immenso golfo fra Calpe (Gibilterra) ed il promontorio Bruzio (Capo Spartivento in Calabria). Plinio si accinge a descrivere una prima parte dell'Europa seguendo le coste di questo golfo.
Si inizia dunque dalla Spagna Ulteriore divisa in due province, la Betica (Andalusia) e la Lusitania (Portogallo meridionale) separate dal fiume Ana (Guadiana); più a nord si trovava la Spagna Citeriore o Tarragonese i cui confini erano segnati dai Pirenei, dal mare Iberico e dall'Oceano Gallico.
La Betica prendeva il nome dal fiume Betis (Guadalquivir) e comprendeva le giurisdizioni di Cadice, Cordova, Astigi (Ecija) e Ispali (Siviglia). Numerose le città lungo le coste mediterranee ed atlantiche. La popolazione comprendeva elementi di origine cartaginese, fenicia, persiana e celtica.
Segue un lungo elenco di città dell'interno citate nell'ordine in cui si incontravano lungo i corsi del Betis e dei suoi affluenti. Nel fornire le dimensioni della Betica (475 per 268 miglia) come le indicava Agrippa, Plinio precisa che questo tipo di misurazione non è mai esatta e varia da autore ad autore a causa di differenti percorsi, di mutamenti dell'ambiente e dei confini nel tempo e così via.
La Spagna Citeriore era divisa in sette giurisdizioni: Cartagena, Terragona, Saragozza, Clunia, Astorga, Lugo, Braga. Anche in questo caso vengono forniti elenchi di città e di popolazioni e misurazioni gerografiche.
Vi scorre il fiume Ibero (Ebro) dal cui nome derivava quello greco di Iberia che indicava l'intera Spagna.
Tutta la Spagna era ricca di miniere di piombo, rame, ferro, argento e oro. Si estraevano anche il minio e la "pietra speculare" che veniva usata per le finestre come i vetri.
Oltre i Pirenei si trovava la Gallia Narbonese (Linguadoca e Provenza) che si estendeva fino alle Alpi, affacciandosi sul Mediterraneo. Il Rodano, il più importante e impetuoso fiume di questa provincia sfociava nel Mediterraneo con tre bocce (solo due ai nostri giorni). Anche per la Gallia Narbonese Plinio elenca città, luoghi importanti e le misurazioni di Agrippa.
Segue l'Italia, il territorio dei Liguri, l'Etruria, l'Umbria, il Lazio con la foce del Tevere e Roma, il litorale dei Volsci, la Campania, quindi i litorali piacentino, lucano e bruzio.
A questo punto Plinio inserisce l'elogio dell'Italia secondo uno stile molto in uso ai suoi tempi, scusandosi per non riuscire a trattare compiutamente le meraviglie dell'Italia, "patria di tutte le genti del mondo intero". Così come occupandosi del cielo ha dovuto scegliere di parlare solo di alcune stelle, per l'Italia dovrà scegliere solo alcuni luoghi.
Segue l'elencazione delle misure della penisola e delle distanze dalle terre circostanti nel Mediterraneo. Per la descrizione del territorio e delle città Plinio premette che farà riferimento alla suddivisione in undici regioni stabilita da Augusto.
Si parte da nord-ovest con la Liguria per la quale vengono citate fra l'altro Nizza, Ercole Moneco (Monaco), Albo Intimilio (Ventimiglia), Albo Ingauno (Albenga) , Genova, il Porto del Delfino (Portofino). Il fiume Magra segna il confine della Liguria, alle spalle di tutti questi luoghi corre l'Appennino che si estende per l'intera penisola fino allo stretto siculo. Oltre l'Appennino, fino al Po, si trovano altre città liguri come Libarna, Pollenza, Asti.
Confina con la Liguria l'Etruria, anticamente abitata dagli Umbri che furono cacciati dai Pelasgi e questi dai Lidi che presero il nome di Tirreni dal loro re Tirreno.
In Etruria si trovano Luni, Piacenza, Pisa, Populonia, Cosa e molte altre città lungo la costa fino a Fregene sul fiume Tevere. All'interno Roselle, Siena, Sutri, Arezzo, Cortona, Chiusi, Pistoia, Perugia, Tarquinia, Tuscania, Veio, etc.
Il Tevere si chiamava anticamente Tibris e prima ancora Albula. Nasce nel territorio di Arezzo, circa a metà dell'Appennino, nella prima parte del suo tortuoso corso non è navigabile poi lo diventa più a valle dopo aver ricevuto quarantadue affluenti fra i quali il Nera e l'Aniene. A Roma scorre fra alti argini ma le sue piene improvvise sono sempre temute.
Il Lazio va dal Tevere al Circeo e nei secoli fu abitato da molti popoli diversi. La più prossima al Tevere è la colonia di Ostia, seguono Laurento ed Ardea, Anzio e poi il Circeo che, stando ad Omero, una volta era un'isola.
Seguono Terracina, Sperlonga, Gaeta e Formia. Ultima città laziale è Sinuessa, oltre inizia la Campania, famosa per i suoi vini. Comprende infatti i territori di Sezze, il Cecubo, il Falerno, il Caleno, il Massimo. Nei Campi Leborini (zona di Caserta) si coltiva il grano per trarne una bevanda detta alica. Il mare è ricco di ottimo pesce e vi si produce olio della migliore qualità. Abitarono la Campania gli Oschi, i Greci, gli Umbri, gli Napoli, Ercolano, Pompei (dalla quale si vede il Vesuvio), Sorrento con il promontorio di Minerva, un tempo sede delle Sirene.
All'interno numerosissime colonie fra cui Capua, Suessa, Nola, Avellino, Anagni e molte altre. In questo "interno" Plinio considera la stessa Roma il cui secondo nome non doveva mai essere pronunciato, pena la morte come accadde a Valerio Sorano.
Ai tempi di Plinio Roma era divisa in quattordici circoscrizioni, le mura misuravano tredici miglia e vi si aprivano trentasette porte. Nel suo sviluppo Roma inglobò numerose località e ben cinquantatre popolazioni.
Dal territorio di Sorrento fino al fiume Sele si estende il territorio piacentino, già appartenuto agli Lucania ed il Bruzio. Anche qui abitarono varie popolazioni fra cui Pelasgi, Siculi, Greci e infine i Lucani.
Si incontrano le città di Paestum, Velia, Bussento. Lungo la costa bruzia: Blanda (oggi Maratea), il porto di Partenio, Cosenza, Vibo Valentia, Scilla e Reggio sullo stretto Siculo.
Finisce qui il primo golfo dell'Europa che, dallo stretto di Cadice, comprende i mari Iberico, Gallico, Ligure, Etrusco o Tirreno. Polibio chiamava Ausonio il mare fra la Sicilia e il Salento.
Le prime isole che si incontrano nel Golfo proveniendo da ovest sono le Pitiusse che comprendono Ebuso (Ibiza), quindi le Baleari con le città di Palma e Pollenza ed un'altra ventina di piccole isole.
Presso le coste della Gallia si trovano Matina, le tre isole Stecadi, Lero e Lerina.
Nel Mar Ligure è la Corsica, con trentadue città.
Fra la Corsica e l'Italia sono Oglaza e Pianosa; Gorgona, Capraia, Giglio, Artemisio, altre isole minori e l'Elba, con le miniere di ferro.
A sud della foce del Tevere si trovano altre isole fra cui Ponza. Nel golfo di Pozzuoli Pandateria e Procida. A otto miglia da Sorrento si trova Capri, famosa per il palazzo di Tiberio e, fuori dalla vista, la Sardegna circondata da piccole isole. In Sardegna vivevano gli Iliensi, i Balari, i Corsi ed altri.
Supera per fama tutte le altre isole la Sicilia, anche detta Sicania o Trinacria, che un tempo era unita al continente. Sullo stretto si trovano le rupi di Scilla e Cariddi, tristemente note per la loro pericolosità. Ha forma di triangolo, la punta verso l'Italia si chiama Capo Pachino, quella rivolta alla Grecia Peloro e la terza Capo Lilibeo. In Sicilia vi sono cinque colonie e sessantatre città. Sulla costa ionica sono Messina e Tauromenio, già Naxos, e il monte Etna dai meravigliosi bagliori notturni, il suo fragore si sente fino alle Madonie. Seguono Catania, Lentini, Megara, Siracusa. Sulla base meridionale Camarina, Agrigento, Selinunte. Poi Trapani e il monte Erice, Palermo, Imera, Cefalù, Tindari. All'interno si trovano molte città di diritto latino fra le quali Gena, Enna e Zancle.
Numerose le isole fra la Sicilia e l'Africa, fra loro: Malta, Lampedusa e Ustica. A nord della Sicilia le sette isole Eolie o Lipari dove, ai tempi della guerra di Troia, regnò Eolo. In una di esse, Stromboli, si trova un vulcano dal cui fumo si dice che gli abitanti sappiano prevedere la direzione del vento, di qui la leggenda della reggia di Eolo.
Qui si conclude la trattazione del primo golfo di Europa.
Locri è l'inizio della Magna Grecia, la base meridionale dell'Italia che si affaccia sul Mar Ausonio. Da Locri a Capo Lacinio presso Crotone la costa forma un primo golfo, ma da Capo Lacinio ha inizio anche il secondo grande golfo d'Europa delimitato dall'Epiro.
Proseguendo oltre Crotone si incontrano Turii, Crati, Sibari e Metaponto al confine della terza regione d'Italia.
Fra le varie città all'interno del Bruzio Plinio ricorda Eboli, Grumento, Potenza.
Confina con questi luoghi la seconda regione che comprende l'Irpinia, la Calabria (per i Romani la Calabria erano gli attuali territori provinciali di Lecce e Brindisi, la Puglia ed il Salento con il golfo di Taranto).
Napoli è la città più vicina alla Grecia, tanto che Pirro pensò di costruire un ponte sul canale. Ma il porto più sicuro è quello di Brindisi dal quale si raggiunge Durazzo dopo una traversata di 225 miglia.
Oltre la città di Canosa ha inizio la Puglia dei Dauni, che prese il nome da Dauno la cui figlia (Eurippe) aveva sposato Diomede. Ci sono tre stirpi di Dauni: i Teani, i Lucani e i Dauni, segue un lungo elenco alfabetico delle città dell'Apulia.
Segue la quarta regione che comprende il territorio dei Frentani, quello dei Marrucini, dei Masi, degli Equicoli, dei Vestini, dei Sanniti, dei Sabini. Questi ultimi vivono nella regione dei Laghi Velini il cui emissario è il fiume Nera, affluente del Tevere.
La quinta regione è il Piceno. I Piceni provennero dai Sabini in seguito ad una primavera sacra. Il Piceno comprende il territorio di Atri (Agro Adriano), il territorio Palmese, il Pretuzio, Castro Nuovo, il fiume Batino, i fiumi Vomano, Tronto, Albula, Tesino ed Elvino, la città di Tronto abitata dai Liburni. La colonia più famosa in quella regione è Ascoli.
La sesta regione comprende l'Umbria ed il territorio dei Galli al di qua di Rimini. Da Ancona inizia la costa della Gallia Togata che fu dei Siculi e dei Liburni, poi scacciati dagli Umbri, questi dagli Etruschi, a loro volta, dai Galli. La popolazione degli Umbri è la più antica di Italia. La regione comprende le colonie di Fano, Pesaro, Spello e Todi. Segue un altro elenco alfabetico di città e località.
L'ottava regione è compresa fra Rimini, il Po e l'Appennino. L'attraversa il Rubicone, un tempo confine d'Italia, Bologna, Modena, Parma, Piacenza, Cesena ed altre.
Il Po nasce sul Monviso nel territorio dei Liguri, chiamato Eridano dai Greci e reso celebre dal mito di Fetonte. Ha trenta affluenti e sfocia nell'Adriatico, con più bocche. Sulla foce del Po sorgeva un tempo la città di Spina, fondata da Diomede.
Dal nome del Po deriva quello dell'undicesima regione Transpadana, dove si trovano Augusta Pretoria, Vercelli, Novara. Gli Insubri fondarono Milano, Como, Bergamo e altre comunità di stirpe arabica.
La decima regione comprende Venezia (nel senso di regione triveneta, la città non esisteva ai tempi di Plinio), la colonia di Aquileia, Trieste confine attuale con l'Istria.
All'interno della decima regione sono le colonie di Cremona e Brescia, le città di Padova, Belluno, Vicenza. Mantova è la sola città etrusca al di là del Po.
La lunghezza delle Alpi è di circa mille miglia, vi vivono molte popolazioni come i Fecussi, i Subocrini, i Catali, i Menoncaleni, i Carni, i Reti e i Vindelici. A questo punto Plinio cita testualmente un'iscrizione posta sulle Alpi in onore di Augusto.
Tornando all'Istria Plinio ne cita un elenco di città e di popolazioni fra cui la colonia di Salona, fondata dall'imperatore Claudio. L'Istria e la Dalmazia formano la regione dell'Illirico che confina con la Macedonia oltre la città di Lisso. Vi abitano Parteni e Dassareti con le città di Denda e Durazzo. Oltre la città di Orico ha inizio l'Epiro.
Alle spalle dei Carni e dei Reti si trova il Norico (corrispondente approssimativamente all'attuale Austria) la cui città più importante è Viruno. Confinano con il Norico il lago Pelsone (Balaton) ed il territorio dei Boi (Boemia).
Dove le Alpi scendono verso il Mar Adriatico dividono l'Illirico dalla Pannonia (approssimativamente Ungheria e Slovenia) che si estende fino al Danubio nel quale confluiscono due fiumi: la Drava proveniente dal Norico e la Sava che nasce dalle Alpi Carniche. Segue un elenco di popolazioni della Pannonia, fra cui Scordisci e Taurisci.
Confina con la Pannonia la provincia della Mesia (Bulgaria e parte della Jugoslavia) che, attraversato il Danubio, si estende fino al Ponto.
Di questo "golfo" fin qui descritto da Plinio fanno parte due mari: lo Ionio e l'Adriatico.
Nello Ionio, davanti alla costa pugliese, si trova l'isola Diomedea con la tomba di Diomede. Di fronte alle coste dell'Illirico si trovano più di mille isole dovuta al lavoro del mare sui fondali bassi.
Davanti alla costa della Liburnia sono le Isole Cretesi e le Liburniche.

LIBRO IV - EUROPA II


Il terzo golfo dell'Europa va dagli Acrocerauni all'Ellesponto e comprende: Epiro, Acarnania, Etolia, Focide, , Messenia, Laconia, Argolide, Megaride, Attica, Beozia, Doride, Ftiotide, Tessaglia, Magnesia, Macedonia, Tracia.
In Epiro abitano i Caoni, i Tesproti, gli Antigonensi, i Cestrini, i Perrebi, i Cassopei, i Driopi, i Selli, gli Ellopi, i Molossi.
Luoghi notevoli sono il tempio di Giove in Dodona presso i Molossi, la fortezza di Chimera sugli Acrocerauni, le città di Meandria e Cestria, la colonia di Butroto ed il golfo di Ambracia con l'omonima città.
Le città dell'Acarnania sono Eraclia, Echino, Azio, Nicopoli, Leucade che sorge su una penisola che un tempo fu separata dalla terraferma; Alizia, Strato, Argo Anfilochia. Il fiume Acheloo divide l'Acarnania dall'Etolia.
Abitano l'Etolia gli Atamari, i Tinfei, gli Efiri, gli Eniensi (o Eniani), i Perrebi, i Dolopi, i Maraci, gli Atraci.
Le maggiori città dell'Etolia sono Calidone, Macinia, Molicria, Naupatto, Eupolimna, Pleurone, Alicarna.
Nella ??? si trovano le città di Eante, Argina, Eupalia, Calauso e la libera città di Delfi con il santuario di Apollo.
Il Peloponneso è una penisola situata fra l'Egeo e lo Ionio. Il periplo del Peloponneso è rischioso per le navi, si è dunque cercato di scavare un canale nell'itsmo che collega la penisola al continente da parte di Demetrio Poliorcete, di Cesare, Caligola e Nerone. Sull'istmo si trova la città di .
Dall'istmo ha inizio l'
Acaia con le città di Lechee, Oliro, Elice, Bura, Sicione, Egira, Egio, Erineo, Cleone, Isia e il porto di Panormo.
Segue il territorio degli Elei con la città di Elide ed il santuario di Giove Olimpio dove si svolgono i Giochi ed altre città fino al confine con la Messenia. Qui si trovano Messene, Itome, Ecalia, Arene, Pteleo, Trio, Dario, Zancle.
Segue la Laconia con le città di Tenaro, Amicle, Fere, Leuttra, Sparta, Terapne.
Il golfo successivo è l'Argolico con le città di Argo, Bova, Epidauro Zarace, Mantinea ed il sito dove sorgeva Tirinto. Ancora in Argolide si trovano Ermione, Trezene, Corifazio.
Nell'entroterra del Peloponneso si trova l'Arcadia, lontana dal mare. Le sue città: Psofide, Mantinea, Stinfalo, Tegea, Orcomeno, Feneo, Pallanteo, Megalopoli, Gortina, Bucolio, Carmio, Parrasia, Telpusa, Melene, Erea, Pile, Pellene, Agre, Epio, Cinete, Lepreo, Alea, Metidrio, Enispia, Macisto, Lampia, Cleone.
Dalla strettoia dell'istmo inizia l'Ellade o Grecia con l'Attica. Vi si trovano Megara, Scheno, Sidunte, Cremnione, Gerania, Eleusi. Atene è unita ai porti del Pireo e del Falero da un muro lungo cinque miglia. Oltre le città di Melite e Oropo inizia la Beozia.
Le maggiori città della Beozia sono Antedone, Onchesto, Tespie, Lebadea e Tebe. Nei pressi di Tebe il bosco dell'Elicona ritenuto luogo di nascita delle Muse. Sullo stretto di Euripo che la separa dall'isola di Eubea si trova Aulide.
L'unica città costiera della Focide è Dafnunte, all'interno Larisa, Elatea, Lilea, Cnemide e Iempoli.
Nella Doride si trovano Sparto, Erineo, Baio, Pindo e Citino.
In Tessaglia si trovano Orcomeno, Alimo, Atrace, Fere, Larissa, Gonfi, Tebe di Tessaglia, Demetriade, Tricca, Farsalo.
Confina con la Tessaglia la Magnesia con le città di Iolco, Ormeio, Pirra, Metone, Olizo, Castana, Spolatra, Melibea, Rizo, Erimne, Crannone ed altre.
Viene quindi la Macedonia il cui impero un tempo abbracciava il mondo. Le sue città sono Egem, Berea, Eginio, Eraclea, Pidna, Aloro, Stobi, Antigonea, Europo, Calastra, Piloro, Lete, Tessalonica, Terme, Pellene, Flegra, Miscella, Ampelo, Tarone, Singo, Stelo, Stagira, Sitone, Apollonia, Aretusa e Anfipolia>. La Macedonia è abitata da centocinquanta popolazioni.
Oltre la Tessaglia si trova la Tracia abitata da numerose popolazioni fra le più forti d'Europa. Fra le sue città Paneropoli, Filippopoli, Apollonia, Esima, Neapoli e Dato, Istropoli, Tomi, Collati, Eraclea.
Superato il Bosforo si trova il promontorio del Corno d'Oro con la città di Bisanzio.
L'Ellesponto divide Europa e Asia, sulla costa europea le città di Callipoli e Sesto, su quella asiatica Lampsaco e Abido.
Qui finisce il terzo golfo dell'Europa del quale Plinio passa a descrivere le isole. A dodici miglia da Butroto si trova Corcira con la città omonima attorniata da numerose isole minori. Numerosissime le isole che si trovano di fronte all'Etolia fra le quali le Teleboidi, Zacinto, Itaca.
Nel golfo Argolico si trovano Pitusa, Arine e Efire.
A venti miglia dal porto del Pireo è Egina.
Creta si allunga da est a ovest e possiede cento famose città fra le quali Elea, Festo, Cnosso. Anche Creta è attorniata da isole minori.
Fra le isole di fronte all'Attica la più illustre è Salamina. L'Eubea si trova davanti alla Beozia dalla quale è separata dallo stretto canale dell'Euripo. La città più importante è Calcide.
Al largo dell'Eubea si trovano molte isole fra le quali la più famosa è Delo per il Santuario di Apollo. Seguono le Sporadi: Elene, Facusa, Nicasia, Schinusa, Folegrando e Icaro. Altre isole non riunite in arcipelago sono Sciro, Io (dove sarebbe sepolto Omero), Odia, Oletandro ed altre.
Il quarto golfo dell'Europa inizia dall'Ellesponto e termina alle bocche della Meotide. Si tratta del Ponto (Mar Nero). Vi si accede dall'Ellesponto che Serse superò con un ponte di navi, lo stretto di allarga per un tratto di ottantasei miglia formando un mare interno chiamato Propontide (Mar di Marmara) che fu attraversato da Alessandro Magno per poi restringersi di nuovo nella strettoia del Bosforo Tracio sulla quale Dario gettò un ponte. Superato questo stretto si apre il Ponto Eusino che ha la forma di un grande arco ed all'estremità comunica con il lago Meotide (Mar d'Azov) tramite il passaggio del Bosforo Cimmerio (stretto di Kerc). Nel lago Meotide confluisce il fiume Tanai (Don) che costituisce l'estremo confine fra Europa ed Asia.
Nel Ponto Eusino sfocia il fiume Istro (Danubio) che nasce in Germania e dopo aver ricevuto sessanta affluenti forma un ampio delta comprendente sei canali: il canale sacro, la bocca di Naraco, la bella bocca, la bocca finta, la bocca del nord e la bocca calva. La portata del fiume è tale che nelle quaranta miglia circostanti il delta l'acqua del mare è dolce.
Le popolazioni di quella regione appartengono tutte al ceppo degli Sciti e si distinguono in Geti o Daci, Sarmati, Sauromati, Sciti degeneri o Trogloditi, Alani e Rossolani.
Procedendo dal delta dell'Istro fino alle bocche del lago Meotide si incontra un'ampia insenatura detta golfo Carcinite con le città di Navaro e Carcine. Da questo golfo ha inizio la Tauride, abitata da trenta diverse tribu.
Sul Bosforo Cimmerio si trovano le città di Ermisio e Mirmecio, al suo interno l'isola di Alopece.
Partendo dal lago Meotide ed inoltrandosi nel continente si incontrano le popolazioni degli Aucheti, i Neuri, i Geloni, i Tissacleti, i Budini, i Basilidi, gli Agatirsi, i Nomadi, gli Antropofagi, i Sauromati e gli Essedoni. Lungo la costa vivono i Meoti e, lontanissimi alle loro spalle gli Arimaspi.
Dopo una regione chiamata Pteroforo condannata dalla natura alla neve perenne ed incessante, vivono i fortunati Iperborei, rinomati per mitiche meraviglie. Vivono in pace nei boschi in un clima mite e sono esenti da guerre e malattie. Giunti all'estrema vecchiaia, quando sono sazi di vivere, si uccidono gettandosi in mare. Toglie ogni dubbio sulla loro esistenza il fatto che molti scrittori testimoniano che gli Iperborei anticamente solevano inviare le primizie al santuario di Delo dedicandole ad Apollo al quale sono particolarmente devoti.
Nel Ponto si trovano le isole Simplegadi che secondo il mito collidevano fra loro (Plinio spiega questa credenza con un effetto ottico che si nota navigando: a tratti si vedono due isole, a tratti sembra di vederne una sola).
Più a largo l'isola degli Apolloniati dalla quale Marco Licinio Lucullo proconsole in Macedonia prese la statua di Apollo che portò a Roma per il suo trionfo (71 a.C.) e l'isola di Achille che dicono custodisca la tomba dell'eroe.
Lasciando il Ponto Plinio passa a descrivere gli estremi contorni dell'Europa seguendo le coste dell'Oceano Settentrionale e precisa che per queste regioni le sue informazioni sono molto meno dettagliate.
Si parte dalla coste scitiche di fronte alle quali si trovano la grande isola di Balcia e le isole Eone dove abitano gli Ippopopodi, uomini con zoccoli di cavallo, e le isole dei Fanesii i cui abitanti hanno enormi orecchie che usano per coprire il corpo.
A partire dall'inizio della Germania, zona abitata dagli Ingueoni il monte Sevo forma una grande baia fino al promontorio dei Cimbri (lo Jutland), la baia ha nome golfo Codano (Mar Baltico) e comprende molte grandi isole fra cui la Scandinavia, abitata solo in parte dagli Illevioni, e la Eningia (forse la Finlandia).
Grandi discrepanze delle sue fonti impediscono all'Autore di stimare le dimensioni delle coste germaniche. I Germani si dividono in cinque razze: I Vandali (Burgodioni, Varinni, Carini, Gutoni), gli Ingueoni (Cimbri e Teutoni), gli Istueoni, gli Ermioni (Suebi, Ermunduri, Catti, Cherusci), la quinta razza comprende Peucini e Basterni. Fra i fiumi della Germania il Reno, la Vistola, l'Albi (Elba), l'Amisi (Ems) e la Mosa.
Di fronte a queste terre c'è l'isola di Britannia, un tempo chiamata Albione, esplorata soltanto fino al limite della foresta Caledonia (la Scozia).
A cinquanta miglia dalla Britannia si trova l'Ibernia (Irlanda). Fra le isole minori di quei mari sono le Orcadi (Orkneis), le Acmodi (Shetland), le Ebridi ed altre.
L'ultima isola è Tule (forse l'Islanda o parte della Norvegia), senza notte d'estate e senza giorno d'inverno. Ad un giorno di navigazione da Tule inizia il "mare solidificato".
La Gallia, nel complesso detta Comata, è divisa in tre ceppi razziali e in tre aree geografiche delimitate dei fiume Scaldi (Schelda), Senna e Garonna: Gallia Belgica, Gallia Celtica o Lugdunese e Gallia Aquitanica o Aremorica.
Nella Gallia Belgica vivono i Tessuandri, i Menapi, i Morini, i Marsaci, i Britanni, gli Ambiani, i Bellovaci e i Bassi e molte altre popolazioni.
Fra le popolazioni citate per la Gallia Lugdunese: i Calevi, i Veneti, i Namneti, gli Edui, i Boi e i Senoni.
Vivono fra gli altri nella Gallia Aquitanica Ambiletri e Anagnuti, Venami, Vellati, Ausci.
Le coste sono bagnate dai mari Settentrionale, Britannico e Gallico.
Dal massiccio dei Pirenei inizia la Spagna che si trova fra l'Oceano e il mare Iberico. La parte orientale è la Spagna Citeriore o Tarragonese, fra le cui popolazioni sono Cantabri ed Asturi. Vi scorre il Duero, uno dei fiumi maggiori della penisola, presso Numanzia. Tutta le regione è ricca di miniere d'oro, argento e altri metalli. Dal Duero ha inizio la Lusitania.
Aggirando il promontorio formato dalle ultime propaggini dei Pirenei si passa dal Mare Gallico all'Oceano Atlantico. Le popolazioni sono i Celti Turduli, i Vettoni e i Lusitani. Vi si trovano quarantacinque colonie romane o latine, fra le quali Olisipane detta anche Felicita Giulia è municipio di cittadinanza romana.
Davanti alla costa betica a venticinque miglia dall'imbocco dello stretto è l'isola di Cadice.
Si è concluso così il giro dell'Europa che, partito dallo Stretto di Cadice, ad esso è ritornato.


LIBRO V - AFRICA


I Greci chiamavano Libia l'Africa e Libico il mare circostante. Ha inizio con le due Mauritanie, un tempo regni, province dal regno di Caligola. Procedendo verso occidente si trova il promontorio dell'Ampelusa dove ha inizio la costa atlantica. Si incontrano quindi le città di Zicce e Lisso, qui il mito collocava Anteo che fu ucciso da Eracle ed i giardini delle Esperidi. All'interno la colonia Giulia Campestre, Banasa e la città di Volubile.
Sulla costa, a cinquanta miglia fal fiume Lisso c'è il fiume Sububo, quindi la città di Sala ai limiti del deserto. Da qui una strada porta al Monte Atlante. Il versante che guarda verso il mare è arido mentre quello rivolto all'Africa è coperto di boschi e ricco di sorgenti. Durante il giorno il monte è immerso in un solenne silenzio mentre si dice che di notte sia animato dagli Egipani, dai Satiri e dai loro fuochi.
Il comandante cartaginese Annone, che circumnavigò l'Africa, lasciò appunti che descrivono quei luoghi e le molte città che egli avrebbe fondato, delle quali non rimaneva traccia. Dagli appunti di Annone avevano tratto spunti racconti fantasiosi di autori greci e latini.
Anche Polibio aveva descritto la regione del Monte Atlante dopo averne esplorato le coste con navi procurategli da Scipione Emiliano.
I Romani combatterono per la prima volta in Mauretania sotto Claudio quando il liberto Edemone provocò una rivolta per vendicare il re Tolomeo di Mauretania fatto uccidere da Caligola. Svetonio Paolino fu il primo comandante romano ad attraversare e superare l'Atlante. Attraversò deserti di polvere nera e foreste piene di belve, abitate dalle tribù dei Canarii che si cibavano di animali selvatici. Il re Giuba II, famoso studioso, ha fornito molte notizie sull'Atlante e su un'erba medicinale che vi nasce detta euforbia, utile contro i veleni.
La provincia Tingitana è abitata da Mauri, Baniuri, Autetoli, Nesimi. Vi nascono molti elefanti nella zona orientale montuosa con il monte Abila e con i Sette Fratelli, montagne così chiamate perché hanno la stessa altezza. Da queste alture che dominano lo stretto ha inizio la costa mediterranea.
Di fronte a Malaga si trova la città di Siga che fu residenza di Siface. Lungo la costa le città di Cesarea, residenza di Giuba II, Icosio, Rusucuru, Rusazo, Salde, Igilgil, Tucca. Il fiume Ampsaga separa la Mauretania dalla Numidia, patria di Massinissa, abitata in prevalenza da nomadi.
Fra le città della Numidia sono citate Cullu, Rusicade, Cirta, Tacatua ed altre. Superato il fiume Tusca ha inizio la Zeugitania, nell'Africa propriamente detta (cioè nel territorio di Cartagine). Sulla costa tre promontori definiscono due golfi, nel secondo dei quali si trova Utica, dove morì Catone.
Nel sito della grande Cartagine non rimane che una colonia (rifondata da Augusto nel 29 a.C.).
Più ad Est un altro grande golfo è diviso in due baie dette Grende e Piccola Sirte.
All'interno, in corrispondenza di queste baie, si trovano terre desolate e vasti deserti oltre i quali abitano i Garamanti, gli Augili, gli Psilli e i Cissippadi.
La costa infondo all'insenatura era un tempo abitata dai Lotofagi. Oltre il promontorio Boreo che chiude la Grande Sirte ha inizio la provincia di Cirenaica.
Dal fiume Ampaga a questo punto vivono in totale cinquecentosedici comunità, tutte sotto il dominio romano.
In Cirenaica si trovano il famoso oracolo di Ammone e le città di Cirene e Berenice. Fra le popolazioni cirenaiche sono i Marmaridi e i Nasamoni.
I già citati Garamanti hanno la loro capitale in Garama e furono sottomessi da Lucio Cornelio Balbo (nel 21 - 20 a.C.).
Oltre la Cirenaica si incontra la Libia Mareotide, confinante con l'Egitto.
Nel mare antistante queste regioni si trovano poche isole, le pù grandi sono Meninge e Cercina, cinquanta miglia più a Nord è Lampedusa.
Qualche nota sui costumi e le caratteristiche di alcuni popoli africani: gli Atlanti imprecano contro il sole che ritengono nocivo e non sognano mai. I Trogloditi vivono nelle grotte, si cibano di serprenti e stridono invece di parlare. I Garamanti non conoscono unioni coniugali. I Ganfasanti vivono nudi, non sanno combattere e rifiutano ogni contatto con gli estranei.
I Blemnii sono privi di testa e hanno gli occhi in mezzo al petto, gli Imentopodi hanno per natura i piedi inabili e si muovono strisciando.
L'Africa, come fin qui descritta, confina con l'Egitto che si estende verso sud fino al paese degli Etiopi.
L'Egitto è diviso in due parti a loro volta suddivise in prefetture cittadine o Nomoi.
In Egitto si trovava un tempo un grande lago artificiale fatto scavare dal Faraone Meride (Amenemhet III) a sessantadue miglia dalla città di Menfi.
Non si sono trovate le sorgenti del Nilo. Secondo il re Giuba il fiume nasce in Mauretania, forma laghi ed isole, scorre sotterraneo per due lunghi tratti e riaffiora in Etiopia.
Durante questo lungo corso prende diversi nomi e soltanto il tratto egiziano è chiamato Nilo.
Numerose le teorie per spiegare le piene del Nilo: un riflusso alla foce quando è ostacolato dai venti etesii, la stagione piovosa in Etiopia, oppure il surriscaldamento estivo dei tratti sotterranei.
Le esondazioni stagionali si verificano sempre in periodi precisi, il livello ottimale è di sedici cubiti, quando non viene raggiunta la siccità impedisce la semina, se viene superato l'acqua defluisce più lentamente ostacolando i lavori agricoli.
Ai tempi del faraone Amasi l'Egitto arrivò ad avere ventimila città ed ancora ai tempi di Plinio i centri egiziani erano molto numerosi. Si ricordano Tebe dalle cento porte, Abido con il tempio di Osiride e la reggia di Memnone, Tolemaide, Panopoli, Menfi, Arsinoe, Eliopoli.
Sulla costa si trova Alessandria che fu fondata da Alessandro Magno (nel 331 a.C.). Tramite il vicino lago Meteotide, collegato da un canale alle foci del Nilo, Alessandria riceve il commercio proveniente dall'interno del Paese.
Nella regione delle foci del Nilo si trovano altre città come Buto, Sais, Naucrati.
Oltre la foce detta Pelusiaca inizia l'Arabia che si estende fino al Mar Rosso, sterile ad eccezione della zona ai confini con la Siria.
La Siria, un tempo la più grande delle terre, comprende la Palestina, la Giudea, la Celesiria, la Fenicia e la Siria Damascena (qui il termine Siria corrisponde all'insieme degli antichi domini degli Assiri) ed ancora Babilonia, Mesopotamia, Sofene, Commagene, Armenia e Cilicia.
L'antichissima città fenicia di Ioppe è posta di fronte alla roccia alla quale fu legata Andromeda. In Siria sono anche Apollonia, la Torre di Stratone, Cesarea fondata da Erode, Neapoli, Sebaste e Gamale.
La parte di Giudea confinante con la Siria si chiama Galilea, quella più vicina all'Arabia Perea, il resto della Giudea è diviso in otto toparchie: Gerico, Emmaus, Lidda, Ioppe, Acrabate, Gofa, Tamna, Betoleptef (che comprende Gerusalemme) ed Erdio.
Il Giordano è un fiume ameno dal corso tortuoso, si riversa nel malsano lago Asfaltide (Mar Morto) che produce soltanto bitume. Ad occidente del lago vivono gli Esseni, una popolazione di uomini solitari che hanno rinunciato alle donne per vivere in castità. La popolazione si mantiene da secoli costante per il continuo arrivo di nuovi aderenti ai costumi degli Esseni.
Oltre gli Esseni si trovano la città di Engada e la fortezza di Masada.
Confina con la Siria la regione della Decapoli comprendente Damasco, Filadelfia, Rafana, Scitopoli, Gadara, Ippo, Dion, Pella, Garasa e Canata.
Tornando sulla costa punica si incontrano Capo Carmelo e la città omonima, Getta e Geba, il fiume Belo nella cui sabbia si trovano pietruzze utili per fare il vetro.
Tiro era un'isola finché Alessandro Magno, assediandola, non la unì alla terraferma con un terrapieno. Fu madrepatria di Leptis, Utica, Cartagine e Cadice.
A Sidone, madrepatria di Tebe in Beozia, si fabbrica il vetro. Alle spalle di Sidone inizia la catena montuosa del Libano che arriva fino alla Celesiria. Le si oppone la catena dell'Antilibano oltre la quale si incontrano la Decapoli e la Palestina.
Sulla costa della Libia si trovano Antiochia e Seleucia. Il fiume Oronte nasce fra Libano e Antilibano e scorre presso queste città. La Celesiria comprende le città di Apameae Ierapoli, Calcide, Cirro.
L'Eufrate nasce in Armenia Maggiore, bagna la Cappadocia e supera la catena del Tauro e da qui separa l'Arabia dalla Commagene. Forma delle cateratte a quarantuno miglia dalla città di Samosata.
Il distretto arabico degli Orrei, bagnato dall'Eufrate, comprende le città di Edessa e Carre, famosa per la sconfitta di Crasso e confina con la Mesopotamia che comprende Antemusia e Niceforio.
Sotto Samosata l'Eufrate riceve le acque del fiume Marsia, entra quindi nel territorio degli Imenei dove bagna Epifania, Antiochia sull'Eufrate e Zeugma, quest'ultima unita ad Apamea da un ponte costruito da Seleuco I.
Giunto alla città di Sura il fiume volge a Oriente lasciando il deserto di Palmira che arriva fino a Petra e all'Arabia Felice. Palmira si trova in un'oasi del deserto siriano famosa per la qualità del suolo e delle acque. Posta fra l'Impero Romano ed il regno dei Parti attira costantemente l'attenzione di entrambi.
Molto più avanti di Zeugma l'Eufrate si divide in due rami, il ramo sinistro scorre verso la Mesopotamia bagnando Seleucia, il ramo destro raggiunge Babilonia e dopo averla superata si disperde in paludi. Come il Nilo, anche l'Eufrate compie regolari esondazioni annuali.
Si torna alla costa della Siria. Città: Isso, mallo, magirso, Tarso (all'interno), Casipane, Mopso, Tiro, Zefirio, Anchiale, Soli di Cilicia, Corico, Iconio.
Fiumi: Diafane, Piramo, Saro Cidno, Lipari, Bombo, Paradiso. Fra la Cilicia e la Panfilia si trova l'Isauria con le città di Isaura, Cilibano, Lalesi.
Località di interesse in Panfilia sono Side, Aspendio, Platonisto e Perga, Lirneso, Olbia e Fasali. Scorre in Panfilia il fiume Eurimedonte.
Il promontorio del Monte Tauro separa la Cilicia dalla Licia. La Catena del Tauro, lambita da diversi mari, giunge fino all'Oceano Indiano assumendo nei vari tratti nomi diversi. I Greci la chiamano Ceraunio.
In Licia si incontrano Simena, Efestio, Limira, Andrio, Mira, Pirra, Xanto, Patera, Candiba, Telandro.
Principali città della Caria sono Dedale, Cria, Calinda. All'interno si trova Laodicea situata fra i fiumi Asopo e Capso.
Ad Aulocrene si svolse la gara di flauto fra Apollo e Marsia.
Numerose le popolazioni: idreliti, Temisoni, Ierapoliti, Acmonensi, Pelteni, Silbiani. Nel golfo della Doride: Leucopoli, Eleo, Alicarnasso. All'interno della Caria sono Milosa, Antiochia, Lisia, Tralle Stratonicea, Visconono, il Meandro, il Marsino, il Tebaide e l'Eudone.
La Lidia confina con la Frigia, la Misia e la Caria. E' percorsa dal Meandro. Il suo principale centro è Sardi. La Ionia inizia dal golfo di Iaso e presenta una costa tortuosa con molte insenature. Sua capitale è Mileto, patria di Cadmo.
A dieci stadi da Mileto sfocia in mare il Meandro, noto per la tortuosità del suo corso. Fra le altre città della Ionia sono Eraclea, Miunte, Nauloco, Priene, Magnesia, Matio, Efeso, Colofone, Eritre.
Sulla costa sorge Smirne che fu fondata da un'amazzone ed è bagnata dal fiume Melete. La giurisdizione di Smirne comprende la maggior parte dell'Etolia.
La regione successiva è l'Eolide (prima della Troade sulle coste dell'Ellesponto). Qui si trovano Mirina, Elea, Pitane e il Monte Ida. Il capo Lecto separa l'Eolide dalla Troade.
Procedendo nella Troade si incontrano Amassito, Cebrenia, Troade, Antigonia, il fiume Scamandro che sfocia nella località detta "Porto degli Achei" insieme allo Xanto e al Simoenta.
Oltre il golfo ci sono le città di Reteo, Dardanio e Ariste.
All'interno, confinante con l'Eolide e parte della Troade, si estende il distretto di Teutronia, comprendente la città di Pergamo.
Fra le isole situate davanti alla costa asiatica, Canopo, davanti alla costa del Nilo, prese il nome del timoniere di Menelao. Segue Faro unita da un ponte ad Alessandria e munita di un faro per la sicurezza delle navi, quindi Arado, nei suoi pressi sgorga una sorgente sottomarina sfruttata tramite tubi di cuoio.
Nel mare di Cilicia si trovano isole importanti fra cui Cipro con le città di Pago, Salamina, Soli, Epidauro ed altre.
La più bella è l'isola di Rodi con l'omonima città, le appartengono le isole minori di Carpato, Caso, Agne, Eulimna, Nisiro.
Fra le isole antistanti la Caria la più famosa è Cos.
Fra Samo e Lesbo si trovano l'isola di Chio con la sua città e le sue cave di marmo. Sull'isola di Lesbo sorgono Mitilene, Ereso e Pirra.
Fuori dall'Ellesponto, davanti alla costa di Sigeo è situata l'isola di Tenedo.
Nei pressi del punto in cui la corrente dell'Ellesponto segue la linea di confine fra Asia ed Europa solo le città di Abifo, Percote, Lampaco, la colonia di Perio; più oltre la città di Cizico.
Sono in Bitinia le città di Gordiucome, Dascilo e Cio fondata dai Milesi.
La Frigia è situata a Nord della Troade, confina anche con la Galazia, la Licaonia, la Pisidia, la Migdonia e la Cappadocia.
Fra le sue città sono Ancira, Andria, Celene, Colosse, Casina, Cotico, Cerene, Conio e Mideo.
A nord della Frigia si trova la Galazia che comprende prevalentemente territori già appartenuti alla stessa Frigia, come la città di Gordio.
A sud e a est della Galazia si estende la Cappadocia. Galazia e Cappadocia furono invase da popolazioni celtiche (nel 278 a.C.).
Plinio torna alla costa e partendo da Cio si dirige verso l'interno incontrando Prusa, Nicea, la tomba di Annibale e Nicomedia. A 62 miglia da Nicomedia, verso il Bosforo, si trova la città di Calcedone detta la città dei Ciechi perché i suoi fondatori non avevano notato il sito poco distante e molto più favorevole dove più tardi sarebbe sorta Bisanzio.


LIBRO VI - ASIA


Non accontentandosi di circondare le terre emerse, a volte il mare penetra profondamente nel loro interno, come nel caso del Ponto Eusino (Mar Nero) che si trova fra l'Europa e l'Asia, fra l'Ellesponto ed il lago Meotide (Mar d'Azov).
A partire dall'imboccatura del Bosforo, procedendo in senso antiorario, si incontrano il fiume Reba o Reso, Siri, Calpa e i fiumi Sangari (Sakaria) e Coralio, Eraclea sul fiume Lico, il porto di Acone, i fiumi Pelopide, Callicoro, Sonaute, Billi. Inizia qui la Paflagonia dalla quale ebbero origine gli Eneti, antenati dei Veneti.
Proseguendo: le città di Sesamo e Amastri, il monte Citoro, le città di Cimoli e Stafane, il fiume Partenio, il capo Carambi, la colonia di Sinope, il fiume Vareco, la città di Caturia Gizelo, il fiume Halys, la colonia di Amiso.
Il golfo di Amiso fa dell'Asia Minore una penisola. Fra le popolazioni che abitano la regione sono greche la dorica, la ionica e l'eolica.
Sono città della Cappadocia Archelaide, Amasia, Sebastopoli, Melita (fondata da Semiramide), Ziela (o Zela) dove nel 67 a.C. Valerio Triario, legato di Lucullo, sconfisse Mitridate e nel 47 a.C. Giulio Cesare annientò Farnace (Veni, Vidi, Vici).
Il fiume Termodonte che sfocia nel Ponto bagnava le città di Termodonte, Amazonio, Temiscira, Sotira, Amasia e Comana.
La città di Farnacea è a ottanta miglia da Amiso, più avanti è Trapezunte (Trebisonda). Le montagne dividono queste zone dall'Iberia (attuale Georgia), mentre lungo la costa vivono numerose popolazioni fra le quali quella dei Colchi nei pressi del fiume Fasi che riceve molti affluenti.
Nella parte del litorale pontico abitata dai popoli selvaggi del Melancleni e dei Corassi si trova la città di Dioscuriade, tradizionalmente fondata da Anfito e Telchio, aurighi di Castore e Polluce, dai quali derivò il popolo degli Eniochi.
Oltre le montagne del Caucaso abitano i Sauromati presso il quale si rifugiò il principe Mitridate durante l'impero di Claudio.
La costa del Bosforo si incurva sia dalla parte dell'Asia che da quella dell'Europa per formare la Meotide, all'estremità dello stretto si trova la città di Cimmerio.
A partire dal Cimmerio abitano i Meoti, i Vali, i Serbi i Serrei, gli Scizi e gli Gnissi. Alla foce del Tanai vivono i Sarmati, considerati discendenti dei Medi e divisi in diverse stirpi: Sauromati Ginecocratumeni, Nevazi, Coiti, Cizici, Messeniani, Costoboci, Zeceti, Zigi, Tindari, Tussageti, Tirci.
Prima di passare alla descrizione delle regioni interne, dopo aver completato la descrizione delle rive del Mar Nero, Plinio precisa che utilizzerà fonti diverse da quelle fin qui considerate, in particolare Domizio Corbulone (che fra il 58 d.C. ed il 63 d.C. svolse una campagna contro i Parti.
L'esame ha inizio con il popolo dei Cappadoci. E' la popolazione pontica che si estende di più verso l'interno, fino ai confini con l'Armenia e la Commagene.
L'Armenia Maggiore è divisa dalla Cappadocia dal fiume Eufrate, dalla Mesopotamia dal Tigri, dall'Armenia Minore dal fiume Absarro e dai monti Periedri.
In Armenia Minore si trovano le città di Cesarea, Aza, Nicopoli. In Armenia Maggiore Arsamosata, Carcatiocerta, Tigranocerta, Artassata.
A Oriente l'Armenia confina con l'Adiabene. Lungo i confini vivono gli Albani, gli Iberi, gli Armenocalibi, i Moschi, i Sacasani, i Maceroni, i Lupeni, i Diduri e i Sodi.
Nel Ponto sono le isole Plancte o Simplegadi e l'isola di Apollonia Tinia.

Plinio immagina l'Asia, compresa l'India, come circondata da tre mari: il Caspio a nord, l'Oceano Serico ad est e l'Oceano Indiano a sud. Il continente è separato dal Ponto Eusino dalla catena dei monti Ripei.
Una vasta parte dell'Asia Settentrionale è formata da zone gelide e desertiche.
All'estremo nord-est abitano gli Sciti. A partire dal loro paese si incontra Litarmi, quindi il fiume Carambuci oltre il quale il clima diventa più mite. Qui abitano i pacifici Arinfei, affini agli Iperborei, considerati sacri ed inviolabili dalle popolazioni vicine.
Seguono Sciti, Cimmeri, Cissi, Anti, Georgi, Amazzoni, fino al Mar Caspio che Plinio considera comunicante con l'Oceano, le rive del Mar Caspio sono abitate dai Caspi.
Il regno persiano, poi partico, si estendeva fra il Golfo Persico ed il Mar Caspio fino alla catena del Caucaso che corre lungo la regione detta Cefenia. La Cefenia confina con il territorio degli Assiri (Adiabene) comprendente la regione di Arbela dove Alessandro sconfisse Dario.
Le città dell'Adiabene sono Alessandria ed Antiochia (o Nesebi) e, anticamente, Ninive.
L'altro versante del Caucaso è rivolto verso la Media la cui capitale Ecbatana fu fondata da Seleuco. Altre città della Media sono Fisganzaga e Apamea.
Nella valle del Tigri si trovano le città della Partia: Calliope, Issati e la capitale Ecatompilo.
A oriente dei Caspi si trova l'Apavortene con la città di Dareio, quindi i paesi dei Tapiri, Anariaci, Stauri e Ircani. Segue la regione Margiana che produce la vite grazie al suo clima particolarmente mite.
Nella Margiana Alessandro fondò una città che fu distrutta dai Barbari e ricostruita da Antioco figlio di Seleuco che le diede il nome di Antiochia.
Nella parte montuosa della Margiana abitano molte popolazioni fra le quali i feroci Mardi.
Oltre il fiume Iassarte abitano altre popolazioni di stirpe scitica fra le quali i Messageti, gli Arimaspi, gli Etei.
L'acqua del Mar Caspio è resa dolce dalla grande quantità di fiumi che vi sfociano (si deve ricordare che Plinio considera il Mar Caspio un'insenatura oceanica).
Procedendo verso l'Oceano Scitico e seguendo la costa verso est si arriva all'Oceano Eoo (estreme regioni dell'Asia Orientale). La prima parte è inabitabile per il gelo, la regione successiva ospita gli Sciti Antropofagi che si cibano di carne umana ed una grande varietà di belve feroci.
Si incontra infine la catena del Tabi a strapiombo sul mare e più a nord-est il paese dei Seri che producevano lana con le foglie delle loro foreste (si tratta di Cinesi produttori di seta), lana che arrivava fino a Roma per gli abiti trasparenti delle matrone. Un'altra serie di popolazioni stanziali o nomadi abita le aree da qui all'India.
Il paese degli Indiani inizia dalla catena dei Monti Emodi (Himalaya) e si affaccia sia sull'Oceano Eoo che sull'Oceano Indiano.
Il clima dell'India è favorito dal vento favonio e consente due raccolti annuali, anche l'inverno è mite e il mare rimane navigabile. Innumerevoli i popoli e le città dell'India: i collaboratori di Alessandro Magno hanno parlato di oltre cinquemila grandi città e novemila popoli.
Dai tempi di Libero ad Alessandro Magno trascorsero 6.451 anni e regnarono centocinquantatre re.
Straordinarie le dimensioni dei fiumi indiani come l'Indo ed il Gange e delle catene montuose dalle quali tutta l'India digrada in un'immensa pianura.
Plinio espone una lunga serie di misurazioni geografiche dell'India attingendo alle testimonianze dei topografi al seguito di Alessandro Magno e di Seleuco Nicatore.
Come il Nilo, il Gange irriga le regioni che attraversa e proviene da fonti sconosciute. Riceve diciannove affluenti.
La popolazione indiana è divisa in classi: agricoltori, militari, commercianti. La classe più privilegiata si occupa di amminitsrare lo stato e la giustizia. Questi ottimati seguono una dottrina filosofica e religiosa e danno termine alla loro vita morendo volontariamente sul rogo.
La classe più bassa è formata da individui semiselvaggi, oberati dal compito di domare gli elefanti utilizzati in agricoltura ed in guerra.
Il popolo più potente dell'India è quello dei Prasi (Pracya) con capitale in Polibrota.
A sud del Gange vivono genti dalla pelle scura che diventa sempre più bruna via via che si avvicina al fiume Indo. L'Indo nasce dalla catena del Caucaso e, come il Gange, riceve diciannove affluenti fra cui l'Idaspe.
Fra l'Indo e lo Iomane (affluente del Gange) vivono i Cesi, i Cetriboni, i Megalli ed altre popolazioni, il paese è infestato da tigri feroci.
Fra i numerosi popoli indiani citati da Plinio quello dei Pandi è l'unico ad essere governato da donne. Sono le discendenti, secondo un mito, di Pandea figlia di Ercole.
Ai miti dionisiaci sono invece collegati il Monte Mero, sacro al dio dal cui nome Plinio fa derivare la leggenda di Dioniso partorito dalla coscia di Giove (Meros=coscia) ed il territorio degli Aspagani, ricco di viti.
L'isola di Taprobane (Ceylon) fu considarata una sorta di "altro mondo" fino alla spedizione di Alessandro.
Onesicrito, Megastene ed Eratostene descrivono l'isola, le sue ricchezze e le sue dimensioni.
Il mare fra l'India e Tabropane presenta fondali bassi ma anche grani profondità, si usano navi con due prore che possono invertire la direzione senza virare. L'Orsa Maggiore non è visibile ma i marinai usano liberare degli uccelli per seguirne il volo verso terra.
Durante l'impero di Claudio un liberto di un certo Annio Proclamo, esattore fiscale nel Mar Rosso, fu spinto fino a Tabropane da una tempesta e fu accolto benevolmente. Il liberto imparò la lingua locale e rispose al re dell'isola curioso di conoscere l'origine del visitatore. Il re rimase impressionato dalle notizie sui romani ed inviò a Roma degli ambasciatori dai quali si appresero molte informazioni su Tabropane.
Gli isolani commerciavano con i Seri (ma probabilmente non si trattava di Cinesi, ma di Indiani continentali) barattando le merci senza parlare, l'isola era molto ricca d'oro e d'argento che erano ostentati più che a Roma.
Governava un re elettivo che non doveva avere figli per evitare i rischi di monarchia ereditaria. Nel complesso le leggi di Tabropane erano molto miti, gli abitanti erano longevi, amavano la caccia alle tigri e agli elefanti e la pesca delle tartarughe.
La principale attività era una ricca agricoltura ma non conoscevano la vite.
Terminata la descrizione dell'India si torna alla Persia e precisamente alle quattro satrapie nordorientali.
Partendo dall'Indo si incontra Capisene, con la città di Capisa che fu distrutta da Ciro. L'Aracosia (Afghanistan Meridionale) con un fiume ed una città con lo stesso nome; la terra degli Ari con la città di Alessandria (Obeh); la regione Ariana con le città di Artacoana sul fiume Ario e di Artacabane.
A proposito di queste regioni Plinio fa riferimento a Onesicrito rielaborato da Giuba e nriepiloga brevemente le tappe di Nearco che guidò la flotta di Alessandro dall'Indo alla foce dell'Eufrate nel 325 a.C. La flotta partì da Silinepoli, una città sul delta dell'Indo non precisamente identificata. Superato il fiume Tombero costeggiò per trenta giorni il paese degli Ittiofagi e giunse al fiume Ittani, dove si comincia a vedere l'Orsa Maggiore. Navigò infine fra le isole del golfo prima di arrivare in Persia. Continuando giunsero alla foce dell'Eufrate ed al lago nei pressi di Carace e, risalendo il Tigri, giunsero a Susa.
Qui, dopo tre mesi di navigazione, Nearco incontrò Alessandro che era tornato a Susa via terra.
Successivamente furono sperimentate altre rotte ed all'epoca di Plinio il commercio di merci pregiate provenienti dall'India era abituale. Si partiva, informa lo scrittore, con navi dotata di coorti di arcieri per proteggersi dagli attacchi dei pirati.
Partendo da Alessandria d'Egitto si risaliva il Nilo fino a Copto (Kuft) per proseguire a dorso di cammello verso il Mar Rosso per duecentocinquantasette miglia fino alla città di Berenice dove ci si imbarcava per l'Arabia. Dalla città araba di Oceli occorrono quaranta giorni di navigazione fino al primo porto indiano che si chiama Muziri, ma per vari motivi è consigliabile proseguire fino al porto di Becare nel paese dei Neacindi.
Il viaggio di andata si svolgeva in estate, al sorgere della costellazione del Cane (18 luglio) mentre si ripartiva nel mese di dicembre o prima delle idi di gennaio.
Il Mar Rosso seondo alcuni prendeva questo nome per effetto del riverbero del sole, per altri dipendeva dalla natura del fondo o delle acque. E' diviso in due parti, quella orientale si chiama Golfo Persico e fronteggia la costa dell'Arabia.
Vi si trova la Carmania dove abitano i Chelonofagi, selvaggi e villosi si nutrono di testuggini e producono i propri indumenti con squame di pesce.
La ricchissima Persia occupa circa 550 miglia di questa costa, la tempo ha cambiato nome in Partia (conquista da parte di Arsace nel 248 a.C.). In origine i Parti venivano da un paese delle catene montuose (Iran settentrionale).
A ovest della Partia giace la Media.
Un tempo tutta la Mesopotamia apparteneva agli Assiri e la popolazione era dispersa in numerosissimi villaggi. A parte Babilonia e Ninive le altre città mesopotamiche furono successivamente fondate dai Macedoni.
Babilonia, capitale delle genti caldee, fu fra le città più famose del mondo e tutta la regione circostante prese il suo nome. era circondata da due possenti cinte di mura ed attraversata dall'Eufrate.
Decadde e si spopolò quando Seleuco fondò nelle vicinanze la città di Seleucia. Questa sorge dove un canale artificiale confluisce nel Tigri e, nonostante l'origine e i costumi macedoni, ai tempi di Plinio era detta Seleucia Babilonese.
A tre miglia da Seleucia i Parti fondarono la loro capitale Ctesifonte e più tardi, in concorrenza a Ctesifonte il re parto Vologese I fondò non lontano Vologesicerta.
Secondo Nearco e Onesicrito l'Eufrate è navigabile fino a Babilonia, secondo autori più tardi lo è per circa trenta miglia in più ino a Seleucia.
Il Tigri nasce in Armenia Maggiore nella pianura di Diglito e scorre lentamente per il primo tratto, poi raggiunge una tale velocità che ne derivò il nome di Tigri che nella lingua dei Medi significa freccia.
Il fiume attraversa il lago Aretissa che emana vapori di nitro senza che le sue acque si mescolino a quelle lacustri, quindi supera la catena del Tauro percorrendo un tratto sotterraneo ed emergendo in una località chiamata Zoaranda.
Dopo un altro lago, il Tospite, ed un altro tratto sotto terra e dopo aver ricevuto gli affluenti Partenia e Niceforione, arriva a congiungersi con l'Eufrate.
Il grande fiume che così si forma scorre nei pressi di Apamea, si divide in due rami e dove questi si ricongiungono prende il nome di Pasitigri, riceve il Coaspe e si getta nel Golfo Persico con un estuario largo dieci miglia.
Fra le città della regione contigua al Tigri si trova Susa che fu fondata da Dario (e fu capitale del regno achemenide) a 250 miglia dal Golfo Persico, bagnata dal fiume Euleo che nasce nella Media. L'Euleo divide la regione di Susa (la Susiana) dall'Ellesponto le cui città sono un'altra Seleucia e Sostrata, regione estremamente paludosa.
Nel punto più interno del Golfo Persico, all'inizio dell'Arabia Felice, Alessandro fondò Carace (324 a.C.) fra il Tigri e l'Euleo.
Distrutta due volte dalle alluvioni, fu ricostruita prima da Antioco e poi dagli Arabi. Carace fu la patria di un geografo che Plinio chiama Dionisio (ma probabilmente si tratta di Isidoro di Carace, I secolo d.C.) che visitò e descrisse quelle regioni per ordine di Augusto.
Tigrane II di Armenia (95 a.C. - 55 a.C.) trasferì molte popolazioni arabe sulla costa del golfo dal loro paese di origine (intorno al 67 a.C.) mentre altre migrarono spontaneamente verso il Mediterraneo.
La penisola araba propriamente detta è situata fra il Mar Rosso ed il Golfo Persico, è simile all'Italia per forma e dimensioni.
Le popolazioni arabe stanziate oltre il deserto di Palmira sono prevalentemente nomadi, comprendono gli Sceniti ed i Nabatei. Questi ultimi costruirono la città di Petra, in una vallata circondata da montagne invalicabili, all'incrocio delle principali vie di transito della regione.
Plinio passa a descrivere la costa araba a partire da Carace, esplorata per la prima volta da Antioco IV Epifane.
Vi si trovano la foce del fiume Salso, capo Caldone, il fiume Aceuro, baie e zone desertiche. A cinquanta miglia dalla costa di trova l'isola di Tilo, famosa per le perle. La descrizione prosegue con un minuzioso elenco dei popoli e dei luoghi che è possibile incontrare percorrendo le circa quattromila miglia di costa arabica da Carace alla città di Leana o Eleana e visitando l'interno del paese. Viene ricordata la spedizione di Elio Gallo prefetto d'Egitto dal 25 al 24 a.C. che (pur dimostrandosi inutile e non conseguendo risultati di rilievo) servì ad arricchire le conoscenze sull'Arabia, le sue popolazioni, i costumi e le risorse economiche.
Si passa ora a descrivere la costa antistante l'Arabia, cioè quella dell'attuale Mar Rosso. Qui il porto di Danei secondo un vecchio progetto doveva essere il punto di partenza di un canale artificiale che avrebbe dovuto unire il Mar Rosso al delta del Nilo. Il progetto fu ideato dal faraone Sesostri, poi ripreso da Dario e da Tolomeo II ed infine abbandonato per timore di inondazioni. Anche in questo caso vengono elencate città, popolazioni e territori. Si ricorda Eratostene che lungo questa costa sviluppò i propri studi astronomici misurando le ombre proiettate dal sole nelle varie ore del giorno.
Famosi gli empori dei Trogloditi e degli Etiopi dove si commerciano "avorio, corna di rinoceronte, pelli d'ippopotamo, gusci di testuggine, scimmie e schiavi".
Segue una lunga lista delle città etiopi bagnate dal Nilo: Plinio lascia al lettore la scelta di considerarle asiatiche o africane e precisa che ai tempi di Augusto molte di esse erano già scomparse a causa dei millenari conflitti con l'Egitto.
Ci si sofferma sulla città nubiana di Meroe, governata da una regina e situata in una zona fertile e boscosa, mentre alle estreme propaggini del paese vivono genti mostruose: prive di naso, del labbro superiore o della lingua. Altre tribù hanno le labbra saldate ed un unico orifizio sul viso attraverso il quale assumono alimenti liquidi succhiandoli con cannucce d'avena. Queste tribù non conobbero l'uso del fuoco fino ai tempi di Tolomeo Latiro.
Strane abitudini alimentari: gli Agriofagi si cibano di carne di pantera e di leone, gli Antropofagi di carne umana, i Panfagi mangiano di tutto. I membri di un'altra tribù mangiano solo locuste affumicate e conservate sotto sale: non vivono mai più di quarant'anni.
Dettagliato ma un po' confuso l'elenco delle isole del Mar Rosso fra cui le Gorgadi, già sede delle Gorgoni, e le isole fortunate.

Completata la descrizione di tutte le regioni ai suoi tempi conosciute, Plinio riporta i dati delle sue fonti relative alla misurazione dei mari, passa quindi a parlare della suddivisione del pianeta in paralleli.

LIBRO VII - ANTROPOLOGIA


Il settimo libro, dedicato all'antropologia, si apre con una considerazione pessimistica sulla condizione umana: l'uomo nasce nudo, incapace di compiere qualsiasi azione che non gli venga insegnata, inabile ed indifeso sa soltanto piangere, non a caso fra tutti gli animali è l'unico a possedere la prerogativa del pianto. Come molti hanno già scritto la sorte migliore sarebbe non nascere affatto ma, una volta venuti al mondo, c'è da augurarsi di lasciarlo il più presto possibile. Queste deprimenti considerazioni non sono certo originali ma manifestamente richiamano autori greci e latini, tuttavia il fatto che Plinio le riprenda più volte nel seguito dell'opera potrebbe dimostrare che le aveva profondamente meditate ed apertamente le condivideva.
L'esposizione dell'antropologia comprenderà molte notizie particolari, a volte bizzarre, a volte assolutamente fantasiose. L'autore dichiarerà ove opportuno i nomi delle fonti citate.
Si comincia con quella parte di tribù di Sciti che, come si è detto in precedenza, vivono molto a Nord e si cibano di carne umana, usanza bestiale ma in fondo non completamente dissimile dall'immolare vittime umane come ancora si faceva in tempi recenti per Plinio in paesi civilizzati. Non lontano dagli Sciti Antropofagi vivono gli Arimaspi che hanno un solo occhio al centro della fronte. Pare combattano continuamente con dei grifoni alati che cercano di impedire loro lo sfruttamento delle miniere d'oro.
Nella regione del monte Imavo (Himalaya) vive un popolo di uomini velocissimi con i piedi rivolti all'indietro. Ne parla uno scrittore di nome Isigono di Nicea il quale fornisce anche particolari macabri sugli antropofagi che bevevano nel cranio delle vittime e parlava di un popolo di albini stanziati sul Caucaso che vedono meglio nell'oscurità.
Da Cratete di Pergamo, invece, Plinio trae notizie sui popoli immuni al veleno dei serpenti. Sono gli Ofiogeni sull'Ellesponto, gli Psilli dei quali parlava Agatarchide in Africa ed i Marsi in Italia, questi ultimi discendenti secondo il mito da Marso, figlio di Ulisse e di Circe.
Pochissimi superstiti rimangono degli Psilli che in tempi antichi furono sterminati nella guerra contro i Nasamoni.
Confinano con i Nasamoni anche i Maclii Androgini dotati di entrambi i sessi che si accoppiano scambiandosi i ruoli.
Ancora Isigono ed altre fonti riferiscono di persone dagli occhi dotati di doppia pupilla (se ne trovano un po' ovunque) il cui sguardo è sempre nocivo e può risultare letale se fissano qualcuno con ira e consapevole malizia.
Innocui, ma dotati di una speciale caratteristica, sono gli Irpi, una piccola comunità del territorio dei Falisci non lontano da Roma. Durante un rito annuale che si svolge in onore di Apollo sul monte Soratte, camminano senza bruciarsi sulle braci ardenti.
Alcune persone sono dotate di misteriose facoltà terapeutiche come Pirro che poteva guarire un malato di milza toccandolo con l'alluce destro; ma le più grandi meraviglie sembrano essere concentrate in India ed in Etiopia.