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PLINIO IL VECCHIO

STORIA NATURALE


PREFAZIONE

Lettera dedicatoria a Tito, all'epoca non ancora unico imperatore ma già associato al potere dal padre Vespasiano. Il tono è encomiastico e vengono ricordate le cariche, i successi e le virtù di Tito, ma Plinio insiste anche sulla familiarità e sull'amicizia che lo legano al destinatario.
Nel dedicare l'opera a Tito, Plinio si dice consapevole di scegliere il più colto dei giudici. Retoricamente dichiara che la sua opera non è dilettevole in quanto "descrive la natura, cioè la vita, nei suoi aspetti più umili".
L'intento è quello di toccare tutti gli argomenti di quell'insieme che i Greci definivano "cultura enciclopedica".
Alcune cifre su quelli che qualcuno aveva definito "magazzini e non libri": ventimila fatti degni di nota, duemila volumi studiati per ricavarli, trentasei libri composti (trentasette contando l'indice). Per dimostrare la propria correttezza Plinio citerà sempre le proprie fonti.
Per riguardo al tempo di Tito (e dei lettori in generale), Plinio dice di aver preparato un indice degli argomenti contenuti nell'opera in modo da poter di volta in volta ricercare le notizie desiderate senza la necessità di una lettura integrale.

LIBRO I - INDICE


L'indice compilato da Plinio (caso unico fra gli autori antichi) comprende l'elenco degli argomenti trattati in ciascun libro dell'opera, il conteggio (per ogni libro) dei dati, notizie ed osservazioni, l'elenco delle fonti romane, l'elenco delle fonti straniere.

LIBRO II - COSMOLOGIA


Il mondo, nel senso dell'intera realtà, che con altro nome si può chiamare "cielo" è "sacro, eterno, sconfinato". Un incipit solenne apre l'opera: è pazzia voler misurare il mondo che è infinito, ed è pazzia credere che possa esistere qualcosa al di fuori del mondo che è "coincidente con il tutto".
Ha la forma di un globo perfetto, la più adatta per sostenersi e muoversi, e si muove a folle velocità compiendo una rivoluzione ogni ventiquattro ore, in apparente silenzio per noi che siamo al suo interno.
Il termine "mondo" significa "ornamento" ed allude alla sua eleganza (mundus come aggettivo = pulito, elegante). Esistono quattro elementi: il fuoco degli spazi più elevati, l'aria, la terra e l'acqua. Sono tra loro in equilibrio grazie all'eterna rotazione del mondo: la terra è al centro, immobile.
Tra la terra ed il cielo si trovano sette astri, i pianeti, fra i quali si muove il sole. Da questa concezione così ispirata del "mondo" (non conta qui la correttezza delle nozioni scientifiche ma l'ampiezza della visione filosofica) Plinio passa a riflettere su Dio che, a sua avviso, non ha forma o immagine ma è "tutto se stesso". Di qui una polemica contro la religione e, soprattutto, contro il culto di divinità negative (Febbre, Cattiva Sorte), contro la rappresentazione antropomorfica degli dei e la divinazione.
Il vero dio, per Plinio, è la natura, lo dimostra il fatto che neanche gli dei potrebbero far tornare in vita chi è morto, cambiare il passato o "fare in modo che due per dieci non faccia venti".
Tornando in tema cosmologico Plinio nega le credenze del suo tempo rispetto alle stelle (che ce ne sia una per ogni essere umano), sono astri eterni che hanno grande rilevanza. Anassimandro di Mileto scoprì l'obliquità dello Zodiaco e Cleostrato ne scoprì le costellazioni.
Fra i pianeti il più elevato è Saturno, per questo sembra il più piccolo, compie la propria orbita in trenta anni, è freddo e coperto di ghiacci.
Giove, più in basso, percorre l'orbita in dodici anni. Segue Marte, infuocato per la vicinanza del sole che compie il suo movimento in due anni.
Viene poi il percorso del sole, diviso in trecentosessanta gradi ai quali si devono aggiungere cinque giorni ogni anno ed un giorno intercalare ogni quattro anni.
Più in basso percorrono le loro orbite Venere, Mercurio ed infine la luna.
La trattazione della luna oscilla fra poesia e nozioni scientifiche, questo astro polimorfo che muta continuamente di aspetto e posizione affascina l'Autore che ne descrive, con dati essenzialmente corretti, i movimenti nella volta celeste rispetto al sole ed alla terra, le fasi ed i fenomeni delle eclissi.
Già nell'antichità molti studiarono le eclissi. Plinio ricorda Gaio Sulpicio Gallo che poco prima della battaglia di Pidna spiegò il fenomeno ai soldati romani liberandoli dalla paura (giugno 168 a.C.). Talete di Mileto predisse un'eclissi solare (584 a.C.). Ipparco di Nicea (II sec. a.C.) riuscì a predire le eclissi solari e lunari dei successivi seicento anni.
Plinio prosegue con una dotta e dettagliata descrizione dei fenomeni celesti indicando il comportamento dei singoli pianeti rispetto alle costellazioni dello Zodiaco, i loro periodi di visibilità ed invisibilità e così via. Pianeti che generano dulmini come un legno ardente emette scintille, distanze fra i corpi celesti misurate in toni e semitoni secondo la celebrata teoria pitagorica.
Posidonio di Apamea aveva stimato queste distanze in stadi ed aveva ipotizzato che le perturbazioni atmosferiche non si verificassero oltre una determinata altezza. Astri molto particolari sono le comete, delle quali Plinio elenca una serie di nomi (per lo più greci) riferiti alla forma apparente (barba, corvo, giavellotto, ecc.). L'immaginario popolare attribuiva all'apparizione delle comete significati divinatorii, spesso nefasti. Plinio ricorda quella apparsa nell'87 a.C.. quando il console Gneo Ottavio combatteva contro Mario e Cinna (si trattava della cometa di Halley) e quella avvistata nel 48 a.C. durante la guerra fra Giulio Cesare e Pompeo. Propizia fu considerata, invece, l'apparizione del "sidus Iulium", comparso il 23 settembre del 44 a.C.. durante la celebrazione dei giochi voluti da Ottaviano in memoria di Cesare.
Fu Ipparco ad assumersi l'immane compito di catalogare le stelle assegnando a ciascuna un nome e misurandone posizioni e movimenti tramite speciali strumenti di sua invenzione.
Dopo aver citato una serie di fenomeni (caduta di meteoriti, due o tre soli visibili, ecc.), Plinio parla dei fuochi di Sant'Elmo, con un riferimento autobiografico alla sua carriera militare in marina. Un solo fuoco era considerato infausto e veniva riferito ad Elena, una coppia di fuochi rappresentava i Dioscuri e proteggeva la nave.
Nel cielo sublunare l'aria degli spazi più alti si mescola con le esalazioni della terra e ciò da luogo a tutti i fenomeni meteorologici. I pianeti e le stelle con i loro moti influenzano questi fenomeni: ad esempio la costellazione delle Iadi (Hyades) è portatrice di pioggia e quella di Arturo di grandine.
Fuochi che dalle stelle cadono sulle nuvole generano fulmini, lampi, tuoni e bufere.
I venti possono nascere dalle esalazioni del terreno o dai vapori del cielo o da altre causee, come la conformazione delle montagne; ma i veri venti, quelli regolari e durevoli, hanno origine diversa (forse dalle stelle, forse dai pianeti) legata a leggi naturali non del tutto note.
Gli antichi consideravano quattro venti in tutto, questa visione cambiò più volte ed ai tempi di Plinio si contavano otto venti: subsaliano (o afeliote), volturno (o euro), austro (o noto), africo (o libs), favonio (o zefiro), coro (o argeste), settentrione (o aparctias), aquilone (o borea).
Di ognuno Plinio descrive le caratteristiche, la direzione, la stagionalità.
Tornando ai venti occasionali (soffi d'aria) ed ai fulmini che possono generare, Plinio nota come i fulmini siano più frequenti in primavere ed in autunno (per le maggiori variazioni della temperatura) ed in determinate regioni come la zona di Roma e la Campania, intermedie fra territori più caldi e più freddi.
A proposito dei fulmini si raccontavano prodigi: un fulmine uccise un feto lasciando incolume la madre, un fulmine a ciel sereno uccise un decurione di Pompei. Prodigi analoghi si raccontavano sul fulmine che salvò la città di Bolsena da un mostro, fulmine che era stato propiziato dal re Porsenna. Anche Numa Pompilio conosceva i segreti per far cadere i fulmini.
Molti altri prodigi celesti si prestavano ad interpretazioni divinatorie (Plinio affronta l'argomento con un cauto scetticismo): fulmini come presagi propizi per Silla e per Marco Emilio Scauro, pioggia di cibi, pietre ed altri oggetti a preannunciare sconfitte o disgrazie. Piovve lana nel luogo dove più tardi sarebbe morto Tito Annio Milone.
Anassagora di Clazomene, studiando il fenomeno delle meteoriti, aveva predetto con esattezza la caduta di alcune di esse.
Con brevi cenni agli arcobaleni, alla grandine ed alla nebbia Plinio conclude il discorso sull'aria e passa a parlare della terra.
Vera grande madre dell'umanità, verso la quale è sempre benigna e generosa, merita secondo Plinio che se ne studi a fondo la natura.
La prima delle meraviglie è la sua forma sferica attorno alla quale vivono tutte le creature. La terra non "cade" verso il basso perché si trova al centro dell'universo e le leggi naturali non permettono che prenda il posto di altri elementi.
Le acque che si trovano sulla sua superficie non cadono perchè i liquidi tendono ad andare verso il basso ed il luogo più basso è il centro della terra. L'argomento è occasione per una digressione sui mari più lontani e sulle imprese di celebri navigatori del passato per dimostrare come tutte le terre conosciute siano circondate dall'immensa distesa marina.
Con una serie di riferimenti geografici in generale corretti, Plinio fornisce dati sul funzionamento delle meridiane in vari luoghi della terra, cioè in merito alla diversa inclinazione delle ombre. In questa parte del libro vengono citati grandi eruditi del passato i cui lavori erano molto studiati e discussi ai tempi di Plinio: Eratostene, Anassimandro, Anassimene.
I terremoti si dicevano provocati da venti che penetrano nelle profondità della terra sconvolgendole. Si credeva possibile prevedere alcuni terremoti tramite vari fenomeni: calma di venti, vibrazioni, acque dei pozzi intorbidite.
Il più forte terremoto di cui si avesse memoria avvenne in Asia ai tempi di Tiberio (17 d.C.) e distrusse dodici città. I terremoti possono far emergere nuove terre come fu per Delo, Rodi ed altre isole del Mediterraneo. La natura ha staccato isole dalla terraferma o le ha riunite ad essa ed ha fatto sparire completamente delle terre: ci si riferisce alla favolosa Atlantide citata nei dialoghi di Platone.
Ma anche altri aspetti della terra affascinano Plinio, come i giacimenti di pietre preziose o i luoghi che emanano esalazioni metifiche.
La complessità degli argomenti di questo libro non permette all'autore di seguire uno sviluppo lineare. Ha già trattato degli astri e delle acque ma ora deve ritornare a parlarne per descrivere il fenomeno delle maree. Dovute all'attrazione lunare seguono un andamento costante rispetto alle ore equinoziali anche se, rispetto ad ogni singolo luogo, non si verificano mai ogni giorno alla stessa ora così come variabile è l'ora del sorgere e del tramontare della luna. Anche gli impulsi di altri astri e la conformazione dei bacini marini possono influenzare l'intensità e la periodiità delle maree.
Le acque presentano anche altri fenomeni: correnti di acqua dolce che attraversano il mare senza disperdersi, fiumi sotterranei che a volte passano sotto il fondale marino come il fiume greco Alfeo che sgorga in Sicilia nella fonte Aretusa. Segue un lungo elenco di fenomeni particolari come fonti calde o gelide, acque velenose, acque che determinano il colore del manto del bestiame che le beve.
Un fango infiammabile reperibile in uno stagno nei pressi di Samosata fu usato dagli abitanti del luogo contro i soldati di Lucullo durante la terza guerra mitridatica. Con una sostanza simile, la nafta, Medea avrebbe fatto bruciare la rivale Creusa (questa spiegazione dell'evento mitico è presente solo in Plinio).
Altre meraviglie della terra sono i vulcani. Plinio ne cita molti a partire dall'Etna fino al'etiope Theon Ochema, il Carro degli Dei (forse il monte Camerun che a quei tempi era un vulcano attivo). Oltre alle fiamme dei vulcani la natura produce altri fuochi misteriosi: si diceva che una volta bruciarono le acque del lago Trasimeno, che una fiamma sprizzò dalla testa di Servio Tullio ancora bambino e che altrettanto accadde al tribuno militare Lucio Marcio Settimio in Spagna mentre assumeva il comando dopo la morte dei due generali Gneo e Publio Scipione (211 a.C., seconda guerra punica).
Al termine del libro Plinio annuncia di voler trattare della terra abitata, dall'India alle colonne d'Ercole. Di queste terre fornisce qui una serie di misurazioni attingendo ad Artemidoro di Efeso e Isidoro di Carace. Oltre queste terre si estendono territori sconfinati, in parte inabitabili, per lo più inesplorati.

LIBRO III - EUROPA I


Il libro si apre con una nota sul metodo che Plinio intende seguire nel descrivere tutte le parti del mondo: si servirà per ciascuna regione della fonte che riterrà di volta in volta più attendibile. Chiede al lettore di prescindere dagli eventi storici la cui fama accompagna i luoghi che citerà ma di seguirlo nel suo intento di fornire in questo e nei libri successivi (fino al sesto) nozioni puramente geografiche, mentre gli altri aspetti saranno trattati in libri appositi.
Il mondo si divide in tre parti: Europa, Asia e Africa. Si trovano rispettivamente a sinistra, di fronte e a destra di chi entri del Mediterraneo dallo stretto di Cadice. I tre continenti sono divisi dai fiumi Tanai (Don) e Nilo.
Lo stretto ha una lunghezza di quindici miglia ed una larghezza massima di cinque (stando al geografo Turranio Gracile) e si trova fra due montagne dette Colonne d'Ercole.
L'Europa va dallo stretto al fiume Tanai. Il mare forma un immenso golfo fra Calpe (Gibilterra) ed il promontorio Bruzio (Capo Spartivento in Calabria). Plinio si accinge a descrivere una prima parte dell'Europa seguendo le coste di questo golfo.
Si inizia dunque dalla Spagna Ulteriore divisa in due province, la Betica (Andalusia) e la Lusitania (Portogallo meridionale) separate dal fiume Ana (Guadiana); più a nord si trovava la Spagna Citeriore o Tarragonese i cui confini erano segnati dai Pirenei, dal mare Iberico e dall'Oceano Gallico.
La Betica prendeva il nome dal fiume Betis (Guadalquivir) e comprendeva le giurisdizioni di Cadice, Cordova, Astigi (Ecija) e Ispali (Siviglia). Numerose le città lungo le coste mediterranee ed atlantiche. La popolazione comprendeva elementi di origine cartaginese, fenicia, persiana e celtica.
Segue un lungo elenco di città dell'interno citate nell'ordine in cui si incontravano lungo i corsi del Betis e dei suoi affluenti. Nel fornire le dimensioni della Betica (475 per 268 miglia) come le indicava Agrippa, Plinio precisa che questo tipo di misurazione non è mai esatta e varia da autore ad autore a causa di differenti percorsi, di mutamenti dell'ambiente e dei confini nel tempo e così via.
La Spagna Citeriore era divisa in sette giurisdizioni: Cartagena, Terragona, Saragozza, Clunia, Astorga, Lugo, Braga. Anche in questo caso vengono forniti elenchi di città e di popolazioni e misurazioni gerografiche.
Vi scorre il fiume Ibero (Ebro) dal cui nome derivava quello greco di Iberia che indicava l'intera Spagna.
Tutta la Spagna era ricca di miniere di piombo, rame, ferro, argento e oro. Si estraevano anche il minio e la "pietra speculare" che veniva usata per le finestre come i vetri.
Oltre i Pirenei si trovava la Gallia Narbonese (Linguadoca e Provenza) che si estendeva fino alle Alpi, affacciandosi sul Mediterraneo. Il Rodano, il più importante e impetuoso fiume di questa provincia sfociava nel Mediterraneo con tre bocce (solo due ai nostri giorni). Anche per la Gallia Narbonese Plinio elenca città, luoghi importanti e le misurazioni di Agrippa.
Segue l'Italia, il territorio dei Liguri, l'Etruria, l'Umbria, il Lazio con la foce del Tevere e Roma, il litorale dei Volsci, la Campania, quindi i litorali piacentino, lucano e bruzio.
A questo punto Plinio inserisce l'elogio dell'Italia secondo uno stile molto in uso ai suoi tempi, scusandosi per non riuscire a trattare compiutamente le meraviglie dell'Italia, "patria di tutte le genti del mondo intero". Così come occupandosi del cielo ha dovuto scegliere di parlare solo di alcune stelle, per l'Italia dovrà scegliere solo alcuni luoghi.
Segue l'elencazione delle misure della penisola e delle distanze dalle terre circostanti nel Mediterraneo. Per la descrizione del territorio e delle città Plinio premette che farà riferimento alla suddivisione in undici regioni stabilita da Augusto.
Si parte da nord-ovest con la Liguria per la quale vengono citate fra l'altro Nizza, Ercole Moneco (Monaco), Albo Intimilio (Ventimiglia), Albo Ingauno (Albenga) , Genova, il Porto del Delfino (Portofino). Il fiume Magra segna il confine della Liguria, alle spalle di tutti questi luoghi corre l'Appennino che si estende per l'intera penisola fino allo stretto siculo. Oltre l'Appennino, fino al Po, si trovano altre città liguri come Libarna, Pollenza, Asti.
Confina con la Liguria l'Etruria, anticamente abitata dagli Umbri che furono cacciati dai Pelasgi e questi dai Lidi che presero il nome di Tirreni dal loro re Tirreno.
In Etruria si trovano Luni, Piacenza, Pisa, Populonia, Cosa e molte altre città lungo la costa fino a Fregene sul fiume Tevere. All'interno Roselle, Siena, Sutri, Arezzo, Cortona, Chiusi, Pistoia, Perugia, Tarquinia, Tuscania, Veio, etc.
Il Tevere si chiamava anticamente Tibris e prima ancora Albula. Nasce nel territorio di Arezzo, circa a metà dell'Appennino, nella prima parte del suo tortuoso corso non è navigabile poi lo diventa più a valle dopo aver ricevuto quarantadue affluenti fra i quali il Nera e l'Aniene. A Roma scorre fra alti argini ma le sue piene improvvise sono sempre temute.
Il Lazio va dal Tevere al Circeo e nei secoli fu abitato da molti popoli diversi. La più prossima al Tevere è la colonia di Ostia, seguono Laurento ed Ardea, Anzio e poi il Circeo che, stando ad Omero, una volta era un'isola.
Seguono Terracina, Sperlonga, Gaeta e Formia. Ultima città laziale è Sinuessa, oltre inizia la Campania, famosa per i suoi vini. Comprende infatti i territori di Sezze, il Cecubo, il Falerno, il Caleno, il Massimo. Nei Campi Leborini (zona della provincia di Caserta, dal Medioevo detta Terra di Lavoro) si coltiva il grano per trarne una bevanda detta alica. Il mare è ricco di ottimo pesce e vi si produce olio della migliore qualità. Abitarono la Campania gli Oschi, i Greci, gli Umbri, gli Etruschi ed infine i Campani.
Lungo la costa si trovano Volturno, Literno, Cuma, Miseno, il porto di Baia, Pozzuoli, Napoli, Ercolano, Pompei (dalla quale si vede il Vesuvio), Sorrento con il promontorio di Minerva, un tempo sede delle Sirene.
All'interno numerosissime colonie fra cui Capua, Suessa, Nola, Avellino, Anagni e molte altre. In questo "interno" Plinio considera la stessa Roma il cui secondo nome non doveva mai essere pronunciato, pena la morte come accadde a Valerio Sorano.
Ai tempi di Plinio Roma era divisa in quattordici circoscrizioni, le mura misuravano tredici miglia e vi si aprivano trentasette porte. Nel suo sviluppo Roma inglobò numerose località e ben cinquantatre popolazioni.
Dal territorio di Sorrento fino al fiume Sele si estende il territorio piacentino, già appartenuto agli Etruschi.
Dal Sele ha inizio la terza regione comprendente la Lucania ed il Bruzio. Anche qui abitarono varie popolazioni fra cui Pelasgi, Siculi, Greci e infine i Lucani.
Si incontrano le città di Paestum, Velia, Bussento. Lungo la costa bruzia: Blanda (oggi Maratea), il porto di Partenio, Cosenza, Vibo Valentia, Scilla e Reggio sullo stretto Siculo.
Finisce qui il primo golfo dell'Europa che, dallo stretto di Cadice, comprende i mari Iberico, Gallico, Ligure, Etrusco o Tirreno. Polibio chiamava Ausonio il mare fra la Sicilia e il Salento.
Le prime isole che si incontrano nel Golfo proveniendo da ovest sono le Pitiusse che comprendono Ebuso (Ibiza), quindi le Baleari con le città di Palma e Pollenza ed un'altra ventina di piccole isole.
Presso le coste della Gallia si trovano Matina, le tre isole Stecadi, Lero e Lerina.
Nel Mar Ligure è la Corsica, con trentadue città.
Fra la Corsica e l'Italia sono Oglaza e Pianosa; Gorgona, Capraia, Giglio, Artemisio, altre isole minori e l'Elba, con le miniere di ferro.
A sud della foce del Tevere si trovano altre isole fra cui Ponza. Nel golfo di Pozzuoli Pandateria e Procida. A otto miglia da Sorrento si trova Capri, famosa per il palazzo di Tiberio e, fuori dalla vista, la Sardegna circondata da piccole isole. In Sardegna vivevano gli Iliensi, i Balari, i Corsi ed altri.
Supera per fama tutte le altre isole la Sicilia, anche detta Sicania o Trinacria, che un tempo era unita al continente. Sullo stretto si trovano le rupi di Scilla e Cariddi, tristemente note per la loro pericolosità. Ha forma di triangolo, la punta verso l'Italia si chiama Capo Pachino, quella rivolta alla Grecia Peloro e la terza Capo Lilibeo. In Sicilia vi sono cinque colonie e sessantatre città. Sulla costa ionica sono Messina e Tauromenio, già Naxos, e il monte Etna dai meravigliosi bagliori notturni, il suo fragore si sente fino alle Madonie. Seguono Catania, Lentini, Megara, Siracusa. Sulla base meridionale Camarina, Agrigento, Selinunte. Poi Trapani e il Monte Erice, Palermo, Imera, Cefalù, Tindari. All'interno si trovano molte città di diritto latino fra le quali Gena, Enna e Zancle.
Numerose le isole fra la Sicilia e l'Africa, fra loro: Malta, Lampedusa e Ustica. A nord della Sicilia le sette Isole Eolie o Lipari dove, ai tempi della guerra di Troia, regnò Eolo. In una di esse, Stromboli, si trova un vulcano dal cui fumo si dice che gli abitanti sappiano prevedere la direzione del vento, di qui la leggenda della reggia di Eolo.
Qui si conclude la trattazione del primo golfo di Europa.
Locri è l'inizio della Magna Grecia, la base meridionale dell'Italia che si affaccia sul Mar Ausonio. Da Locri a Capo Lacinio presso Crotone la costa forma un primo golfo, ma da Capo Lacinio ha inizio anche il secondo grande golfo d'Europa delimitato dall'Epiro.
Proseguendo oltre Crotone si incontrano Turii, Crati, Sibari e Metaponto al confine della terza regione d'Italia.
Fra le varie città all'interno del Bruzio Plinio ricorda Eboli, Grumento, Potenza.
Confina con questi luoghi la seconda regione che comprende l'Irpinia, la Calabria (per i Romani la Calabria erano gli attuali territori provinciali di Lecce e Brindisi, la Puglia ed il Salento con il golfo di Taranto).
Napoli è la città più vicina alla Grecia, tanto che Pirro pensò di costruire un ponte sul canale. Ma il porto più sicuro è quello di Brindisi dal quale si raggiunge Durazzo dopo una traversata di 225 miglia.
Oltre la città di Canosa ha inizio la Puglia dei Dauni, che prese il nome da Dauno la cui figlia (Eurippe) aveva sposato Diomede. Ci sono tre stirpi di Dauni: i Teani, i Lucani e i Dauni, segue un lungo elenco alfabetico delle città dell'Apulia.
Segue la quarta regione che comprende il territorio dei Frentani, quello dei Marrucini, dei Marsi, degli Equicoli, dei Vestini, dei Sanniti, dei Sabini. Questi ultimi vivono nella regione dei Laghi Velini il cui emissario è il fiume Nera, affluente del Tevere.
La quinta regione è il Piceno. I Piceni provennero dai Sabini in seguito ad una primavera sacra. Il Piceno comprende il territorio di Atri (Agro Adriano), il territorio Palmese, il Pretuzio, Castro Nuovo, il fiume Batino, i fiumi Vomano, Tronto, Albula, Tesino ed Elvino, la città di Tronto abitata dai Liburni. La colonia più famosa in quella regione è Ascoli.
La sesta regione comprende l'Umbria ed il territorio dei Galli al di qua di Rimini. Da Ancona inizia la costa della Gallia Togata che fu dei Siculi e dei Liburni, poi scacciati dagli Umbri, questi dagli Etruschi, a loro volta, dai Galli. La popolazione degli Umbri è la più antica di Italia. La regione comprende le colonie di Fano, Pesaro, Spello e Todi. Segue un altro elenco alfabetico di città e località.
L'ottava regione è compresa fra Rimini, il Po e l'Appennino. L'attraversa il Rubicone, un tempo confine d'Italia, Bologna, Modena, Parma, Piacenza, Cesena ed altre.
Il Po nasce sul Monviso nel territorio dei Liguri, chiamato Eridano dai Greci e reso celebre dal mito di Fetonte. Ha trenta affluenti e sfocia nell'Adriatico, con più bocche. Sulla foce del Po sorgeva un tempo la città di Spina, fondata da Diomede.
Dal nome del Po deriva quello dell'undicesima regione Transpadana, dove si trovano Augusta Pretoria, Vercelli, Novara. Gli Insubri fondarono Milano, Como, Bergamo e altre comunità di stirpe celtica.
La decima regione comprende Venezia (nel senso di regione triveneta, la città non esisteva ai tempi di Plinio), la colonia di Aquileia, Trieste confine attuale con l'Istria.
All'interno della decima regione sono le colonie di Cremona e Brescia, le città di Padova, Belluno, Vicenza. Mantova è la sola città etrusca al di là del Po.
La lunghezza delle Alpi è di circa mille miglia, vi vivono molte popolazioni come i Fecussi, i Subocrini, i Catali, i Menoncaleni, i Carni, i Reti e i Vindelici. A questo punto Plinio cita testualmente un'iscrizione posta sulle Alpi in onore di Augusto.
Tornando all'Istria Plinio ne cita un elenco di città e di popolazioni fra cui la colonia di Salona, fondata dall'imperatore Claudio. L'Istria e la Dalmazia formano la regione dell'Illirico che confina con la Macedonia oltre la città di Lisso. Vi abitano Parteni e Dassareti con le città di Denda e Durazzo. Oltre la città di Orico ha inizio l'Epiro.
Alle spalle dei Carni e dei Reti si trova il Norico (corrispondente approssimativamente all'attuale Austria) la cui città più importante è Viruno. Confinano con il Norico il lago Pelsone (Balaton) ed il territorio dei Boi (Boemia).
Dove le Alpi scendono verso il Mar Adriatico dividono l'Illirico dalla Pannonia (approssimativamente Ungheria e Slovenia) che si estende fino al Danubio nel quale confluiscono due fiumi: la Drava proveniente dal Norico e la Sava che nasce dalle Alpi Carniche. Segue un elenco di popolazioni della Pannonia, fra cui Scordisci e Taurisci.
Confina con la Pannonia la provincia della Mesia (Bulgaria e parte della Jugoslavia) che, attraversato il Danubio, si estende fino al Ponto.
Di questo "golfo" fin qui descritto da Plinio fanno parte due mari: lo Ionio e l'Adriatico.
Nello Ionio, davanti alla costa pugliese, si trova l'isola Diomedea con la tomba di Diomede. Di fronte alle coste dell'Illirico si trovano più di mille isole dovuta al lavoro del mare sui fondali bassi.
Davanti alla costa della Liburnia sono le Isole Cretesi e le Liburniche.

LIBRO IV - EUROPA II


Il terzo golfo dell'Europa va dagli Acrocerauni all'Ellesponto e comprende: Epiro, Acarnania, Etolia, Focide, , Messenia, Laconia, Argolide, Megaride, Attica, Beozia, Doride, Ftiotide, Tessaglia, Magnesia, Macedonia, Tracia.
In Epiro abitano i Caoni, i Tesproti, gli Antigonensi, i Cestrini, i Perrebi, i Cassopei, i Driopi, i Selli, gli Ellopi, i Molossi.
Luoghi notevoli sono il tempio di Giove in Dodona presso i Molossi, la fortezza di Chimera sugli Acrocerauni, le città di Meandria e Cestria, la colonia di Butroto ed il golfo di Ambracia con l'omonima città.
Le città dell'Acarnania sono Eraclia, Echino, Azio, Nicopoli, Leucade che sorge su una penisola che un tempo fu separata dalla terraferma; Alizia, Strato, Argo Anfilochia. Il fiume Acheloo divide l'Acarnania dall'Etolia.
Abitano l'Etolia gli Atamari, i Tinfei, gli Efiri, gli Eniensi (o Eniani), i Perrebi, i Dolopi, i Maraci, gli Atraci.
Le maggiori città dell'Etolia sono Calidone, Macinia, Molicria, Naupatto, Eupolimna, Pleurone, Alicarna.
Nella ??? si trovano le città di Eante, Argina, Eupalia, Calauso e la libera città di Delfi con il santuario di Apollo.
Il Peloponneso è una penisola situata fra l'Egeo e lo Ionio. Il periplo del Peloponneso è rischioso per le navi, si è dunque cercato di scavare un canale nell'itsmo che collega la penisola al continente da parte di Demetrio Poliorcete, di Cesare, Caligola e Nerone. Sull'istmo si trova la città di .
Dall'istmo ha inizio l'
Acaia con le città di Lechee, Oliro, Elice, Bura, Sicione, Egira, Egio, Erineo, Cleone, Isia e il porto di Panormo.
Segue il territorio degli Elei con la città di Elide ed il santuario di Giove Olimpio dove si svolgono i Giochi ed altre città fino al confine con la Messenia. Qui si trovano Messene, Itome, Ecalia, Arene, Pteleo, Trio, Dario, Zancle.
Segue la Laconia con le città di Tenaro, Amicle, Fere, Leuttra, Sparta, Terapne.
Il golfo successivo è l'Argolico con le città di Argo, Bova, Epidauro Zarace, Mantinea ed il sito dove sorgeva Tirinto. Ancora in Argolide si trovano Ermione, Trezene, Corifazio.
Nell'entroterra del Peloponneso si trova l'Arcadia, lontana dal mare. Le sue città: Psofide, Mantinea, Stinfalo, Tegea, Orcomeno, Feneo, Pallanteo, Megalopoli, Gortina, Bucolio, Carmio, Parrasia, Telpusa, Melene, Erea, Pile, Pellene, Agre, Epio, Cinete, Lepreo, Alea, Metidrio, Enispia, Macisto, Lampia, Clitorio, Cleone.
Dalla strettoia dell'istmo inizia l'Ellade o Grecia con l'Attica. Vi si trovano Megara, Scheno, Sidunte, Cremnione, Gerania, Eleusi. Atene è unita ai porti del Pireo e del Falero da un muro lungo cinque miglia. Oltre le città di Melite e Oropo inizia la Beozia.
Le maggiori città della Beozia sono Antedone, Onchesto, Tespie, Lebadea e Tebe. Nei pressi di Tebe il bosco dell'Elicona ritenuto luogo di nascita delle Muse. Sullo stretto di Euripo che la separa dall'isola di Eubea si trova Aulide.
L'unica città costiera della Focide è Dafnunte, all'interno Larisa, Elatea, Lilea, Cnemide e Iempoli.
Nella Doride si trovano Sparto, Erineo, Baio, Pindo e Citino.
In Tessaglia si trovano Orcomeno, Alimo, Atrace, Fere, Larissa, Gonfi, Tebe di Tessaglia, Demetriade, Tricca, Farsalo.
Confina con la Tessaglia la Magnesia con le città di Iolco, Ormeio, Pirra, Metone, Olizo, Castana, Spolatra, Melibea, Rizo, Erimne, Crannone ed altre.
Viene quindi la Macedonia il cui impero un tempo abbracciava il mondo. Le sue città sono Egem, Berea, Eginio, Eraclea, Pidna, Aloro, Stobi, Antigonea, Europo, Calastra, Piloro, Lete, Tessalonica, Terme, Pellene, Flegra, Miscella, Ampelo, Tarone, Singo, Stelo, Stagira, Sitone, Apollonia, Aretusa e Anfipolia>. La Macedonia è abitata da centocinquanta popolazioni.
Oltre la Tessaglia si trova la Tracia abitata da numerose popolazioni fra le più forti d'Europa. Fra le sue città Paneropoli, Filippopoli, Apollonia, Esima, Neapoli e Dato, Istropoli, Tomi, Collati, Eraclea.
Superato il Bosforo si trova il promontorio del Corno d'Oro con la città di Bisanzio.
L'Ellesponto divide Europa e Asia, sulla costa europea le città di Callipoli e Sesto, su quella asiatica Lampsaco e Abido.
Qui finisce il terzo golfo dell'Europa del quale Plinio passa a descrivere le isole. A dodici miglia da Butroto si trova Corcira con la città omonima attorniata da numerose isole minori. Numerosissime le isole che si trovano di fronte all'Etolia fra le quali le Teleboidi, Zacinto, Itaca.
Nel golfo Argolico si trovano Pitusa, Arine e Efire.
A venti miglia dal porto del Pireo è Egina.
Creta si allunga da est a ovest e possiede cento famose città fra le quali Elea, Festo, Cnosso. Anche Creta è attorniata da isole minori.
Fra le isole di fronte all'Attica la più illustre è Salamina. L'Eubea si trova davanti alla Beozia dalla quale è separata dallo stretto canale dell'Euripo. La città più importante è Calcide.
Al largo dell'Eubea si trovano molte isole fra le quali la più famosa è Delo per il Santuario di Apollo. Seguono le Sporadi: Elene, Facusa, Nicasia, Schinusa, Folegrando e Icaro. Altre isole non riunite in arcipelago sono Sciro, Io (dove sarebbe sepolto Omero), Odia, Oletandro ed altre.
Il quarto golfo dell'Europa inizia dall'Ellesponto e termina alle bocche della Meotide. Si tratta del Ponto (Mar Nero). Vi si accede dall'Ellesponto che Serse superò con un ponte di navi, lo stretto di allarga per un tratto di ottantasei miglia formando un mare interno chiamato Propontide (Mar di Marmara) che fu attraversato da Alessandro Magno per poi restringersi di nuovo nella strettoia del Bosforo Tracio sulla quale Dario gettò un ponte. Superato questo stretto si apre il Ponto Eusino che ha la forma di un grande arco ed all'estremità comunica con il lago Meotide (Mar d'Azov) tramite il passaggio del Bosforo Cimmerio (stretto di Kerc). Nel lago Meotide confluisce il fiume Tanai (Don) che costituisce l'estremo confine fra Europa ed Asia.
Nel Ponto Eusino sfocia il fiume Istro (Danubio) che nasce in Germania e dopo aver ricevuto sessanta affluenti forma un ampio delta comprendente sei canali: il canale sacro, la bocca di Naraco, la bella bocca, la bocca finta, la bocca del nord e la bocca calva. La portata del fiume è tale che nelle quaranta miglia circostanti il delta l'acqua del mare è dolce.
Le popolazioni di quella regione appartengono tutte al ceppo degli Sciti e si distinguono in Geti o Daci, Sarmati, Sauromati, Sciti degeneri o Trogloditi, Alani e Rossolani.
Procedendo dal delta dell'Istro fino alle bocche del lago Meotide si incontra un'ampia insenatura detta golfo Carcinite con le città di Navaro e Carcine. Da questo golfo ha inizio la Tauride, abitata da trenta diverse tribu.
Sul Bosforo Cimmerio si trovano le città di Ermisio e Mirmecio, al suo interno l'isola di Alopece.
Partendo dal lago Meotide ed inoltrandosi nel continente si incontrano le popolazioni degli Aucheti, i Neuri, i Geloni, i Tissacleti, i Budini, i Basilidi, gli Agatirsi, i Nomadi, gli Antropofagi, i Sauromati e gli Essedoni. Lungo la costa vivono i Meoti e, lontanissimi alle loro spalle gli Arimaspi.
Dopo una regione chiamata Pteroforo condannata dalla natura alla neve perenne ed incessante, vivono i fortunati Iperborei, rinomati per mitiche meraviglie. Vivono in pace nei boschi in un clima mite e sono esenti da guerre e malattie. Giunti all'estrema vecchiaia, quando sono sazi di vivere, si uccidono gettandosi in mare. Toglie ogni dubbio sulla loro esistenza il fatto che molti scrittori testimoniano che gli Iperborei anticamente solevano inviare le primizie al santuario di Delo dedicandole ad Apollo al quale sono particolarmente devoti.
Nel Ponto si trovano le isole Simplegadi che secondo il mito collidevano fra loro (Plinio spiega questa credenza con un effetto ottico che si nota navigando: a tratti si vedono due isole, a tratti sembra di vederne una sola).
Più a largo l'isola degli Apolloniati dalla quale Marco Licinio Lucullo proconsole in Macedonia prese la statua di Apollo che portò a Roma per il suo trionfo (71 a.C.) e l'isola di Achille che dicono custodisca la tomba dell'eroe.
Lasciando il Ponto Plinio passa a descrivere gli estremi contorni dell'Europa seguendo le coste dell'Oceano Settentrionale e precisa che per queste regioni le sue informazioni sono molto meno dettagliate.
Si parte dalla coste scitiche di fronte alle quali si trovano la grande isola di Balcia e le isole Eone dove abitano gli Ippopopodi, uomini con zoccoli di cavallo, e le isole dei Fanesii i cui abitanti hanno enormi orecchie che usano per coprire il corpo.
A partire dall'inizio della Germania, zona abitata dagli Ingueoni il monte Sevo forma una grande baia fino al promontorio dei Cimbri (lo Jutland), la baia ha nome golfo Codano (Mar Baltico) e comprende molte grandi isole fra cui la Scandinavia, abitata solo in parte dagli Illevioni, e la Eningia (forse la Finlandia).
Grandi discrepanze delle sue fonti impediscono all'Autore di stimare le dimensioni delle coste germaniche. I Germani si dividono in cinque razze: I Vandali (Burgodioni, Varinni, Carini, Gutoni), gli Ingueoni (Cimbri e Teutoni), gli Istueoni, gli Ermioni (Suebi, Ermunduri, Catti, Cherusci), la quinta razza comprende Peucini e Basterni. Fra i fiumi della Germania il Reno, la Vistola, l'Albi (Elba), l'Amisi (Ems) e la Mosa.
Di fronte a queste terre c'è l'isola di Britannia, un tempo chiamata Albione, esplorata soltanto fino al limite della foresta Caledonia (la Scozia).
A cinquanta miglia dalla Britannia si trova l'Ibernia (Irlanda). Fra le isole minori di quei mari sono le Orcadi (Orkneis), le Acmodi (Shetland), le Ebridi ed altre.
L'ultima isola è Tule (forse l'Islanda o parte della Norvegia), senza notte d'estate e senza giorno d'inverno. Ad un giorno di navigazione da Tule inizia il "mare solidificato".
La Gallia, nel complesso detta Comata, è divisa in tre ceppi razziali e in tre aree geografiche delimitate dei fiume Scaldi (Schelda), Senna e Garonna: Gallia Belgica, Gallia Celtica o Lugdunese e Gallia Aquitanica o Aremorica.
Nella Gallia Belgica vivono i Tessuandri, i Menapi, i Morini, i Marsaci, i Britanni, gli Ambiani, i Bellovaci e i Bassi e molte altre popolazioni.
Fra le popolazioni citate per la Gallia Lugdunese: i Calevi, i Veneti, i Namneti, gli Edui, i Boi e i Senoni.
Vivono fra gli altri nella Gallia Aquitanica Ambiletri e Anagnuti, Venami, Vellati, Ausci.
Le coste sono bagnate dai mari Settentrionale, Britannico e Gallico.
Dal massiccio dei Pirenei inizia la Spagna che si trova fra l'Oceano e il mare Iberico. La parte orientale è la Spagna Citeriore o Tarragonese, fra le cui popolazioni sono Cantabri ed Asturi. Vi scorre il Duero, uno dei fiumi maggiori della penisola, presso Numanzia. Tutta le regione è ricca di miniere d'oro, argento e altri metalli. Dal Duero ha inizio la Lusitania.
Aggirando il promontorio formato dalle ultime propaggini dei Pirenei si passa dal Mare Gallico all'Oceano Atlantico. Le popolazioni sono i Celti Turduli, i Vettoni e i Lusitani. Vi si trovano quarantacinque colonie romane o latine, fra le quali Olisipane detta anche Felicita Giulia è municipio di cittadinanza romana.
Davanti alla costa betica a venticinque miglia dall'imbocco dello stretto è l'isola di Cadice.
Si è concluso così il giro dell'Europa che, partito dallo Stretto di Cadice, ad esso è ritornato.


LIBRO V - AFRICA


I Greci chiamavano Libia l'Africa e Libico il mare circostante. Ha inizio con le due Mauritanie, un tempo regni, province dal regno di Caligola. Procedendo verso occidente si trova il promontorio dell'Ampelusa dove ha inizio la costa atlantica. Si incontrano quindi le città di Zicce e Lisso, qui il mito collocava Anteo che fu ucciso da Eracle ed i giardini delle Esperidi. All'interno la colonia Giulia Campestre, Banasa e la città di Volubile.
Sulla costa, a cinquanta miglia fal fiume Lisso c'è il fiume Sububo, quindi la città di Sala ai limiti del deserto. Da qui una strada porta al Monte Atlante. Il versante che guarda verso il mare è arido mentre quello rivolto all'Africa è coperto di boschi e ricco di sorgenti. Durante il giorno il monte è immerso in un solenne silenzio mentre si dice che di notte sia animato dagli Egipani, dai Satiri e dai loro fuochi.
Il comandante cartaginese Annone, che circumnavigò l'Africa, lasciò appunti che descrivono quei luoghi e le molte città che egli avrebbe fondato, delle quali non rimaneva traccia. Dagli appunti di Annone avevano tratto spunti racconti fantasiosi di autori greci e latini.
Anche Polibio aveva descritto la regione del Monte Atlante dopo averne esplorato le coste con navi procurategli da Scipione Emiliano.
I Romani combatterono per la prima volta in Mauretania sotto Claudio quando il liberto Edemone provocò una rivolta per vendicare il re Tolomeo di Mauretania fatto uccidere da Caligola. Svetonio Paolino fu il primo comandante romano ad attraversare e superare l'Atlante. Attraversò deserti di polvere nera e foreste piene di belve, abitate dalle tribù dei Canarii che si cibavano di animali selvatici. Il re Giuba II, famoso studioso, ha fornito molte notizie sull'Atlante e su un'erba medicinale che vi nasce detta euforbia, utile contro i veleni.
La provincia Tingitana è abitata da Mauri, Baniuri, Autetoli, Nesimi. Vi nascono molti elefanti nella zona orientale montuosa con il monte Abila e con i Sette Fratelli, montagne così chiamate perché hanno la stessa altezza. Da queste alture che dominano lo stretto ha inizio la costa mediterranea.
Di fronte a Malaga si trova la città di Siga che fu residenza di Siface. Lungo la costa le città di Cesarea, residenza di Giuba II, Icosio, Rusucuru, Rusazo, Salde, Igilgil, Tucca. Il fiume Ampsaga separa la Mauretania dalla Numidia, patria di Massinissa, abitata in prevalenza da nomadi.
Fra le città della Numidia sono citate Cullu, Rusicade, Cirta, Tacatua ed altre. Superato il fiume Tusca ha inizio la Zeugitania, nell'Africa propriamente detta (cioè nel territorio di Cartagine). Sulla costa tre promontori definiscono due golfi, nel secondo dei quali si trova Utica, dove morì Catone.
Nel sito della grande Cartagine non rimane che una colonia (rifondata da Augusto nel 29 a.C.).
Più ad Est un altro grande golfo è diviso in due baie dette Grende e Piccola Sirte.
All'interno, in corrispondenza di queste baie, si trovano terre desolate e vasti deserti oltre i quali abitano i Garamanti, gli Augili, gli Psilli e i Cissippadi.
La costa infondo all'insenatura era un tempo abitata dai Lotofagi. Oltre il promontorio Boreo che chiude la Grande Sirte ha inizio la provincia di Cirenaica.
Dal fiume Ampaga a questo punto vivono in totale cinquecentosedici comunità, tutte sotto il dominio romano.
In Cirenaica si trovano il famoso oracolo di Ammone e le città di Cirene e Berenice. Fra le popolazioni cirenaiche sono i Marmaridi e i Nasamoni.
I già citati Garamanti hanno la loro capitale in Garama e furono sottomessi da Lucio Cornelio Balbo (nel 21 - 20 a.C.).
Oltre la Cirenaica si incontra la Libia Mareotide, confinante con l'Egitto.
Nel mare antistante queste regioni si trovano poche isole, le pù grandi sono Meninge e Cercina, cinquanta miglia più a Nord è Lampedusa.
Qualche nota sui costumi e le caratteristiche di alcuni popoli africani: gli Atlanti imprecano contro il sole che ritengono nocivo e non sognano mai. I Trogloditi vivono nelle grotte, si cibano di serprenti e stridono invece di parlare. I Garamanti non conoscono unioni coniugali. I Ganfasanti vivono nudi, non sanno combattere e rifiutano ogni contatto con gli estranei.
I Blemnii sono privi di testa e hanno gli occhi in mezzo al petto, gli Imentopodi hanno per natura i piedi inabili e si muovono strisciando.
L'Africa, come fin qui descritta, confina con l'Egitto che si estende verso sud fino al paese degli Etiopi.
L'Egitto è diviso in due parti a loro volta suddivise in prefetture cittadine o Nomoi.
In Egitto si trovava un tempo un grande lago artificiale fatto scavare dal Faraone Meride (Amenemhet III) a sessantadue miglia dalla città di Menfi.
Non si sono trovate le sorgenti del Nilo. Secondo il re Giuba il fiume nasce in Mauretania, forma laghi ed isole, scorre sotterraneo per due lunghi tratti e riaffiora in Etiopia.
Durante questo lungo corso prende diversi nomi e soltanto il tratto egiziano è chiamato Nilo.
Numerose le teorie per spiegare le piene del Nilo: un riflusso alla foce quando è ostacolato dai venti etesii, la stagione piovosa in Etiopia, oppure il surriscaldamento estivo dei tratti sotterranei.
Le esondazioni stagionali si verificano sempre in periodi precisi, il livello ottimale è di sedici cubiti, quando non viene raggiunta la siccità impedisce la semina, se viene superato l'acqua defluisce più lentamente ostacolando i lavori agricoli.
Ai tempi del faraone Amasi l'Egitto arrivò ad avere ventimila città ed ancora ai tempi di Plinio i centri egiziani erano molto numerosi. Si ricordano Tebe dalle cento porte, Abido con il tempio di Osiride e la reggia di Memnone, Tolemaide, Panopoli, Menfi, Arsinoe, Eliopoli.
Sulla costa si trova Alessandria che fu fondata da Alessandro Magno (nel 331 a.C.). Tramite il vicino lago Meteotide, collegato da un canale alle foci del Nilo, Alessandria riceve il commercio proveniente dall'interno del Paese.
Nella regione delle foci del Nilo si trovano altre città come Buto, Sais, Naucrati.
Oltre la foce detta Pelusiaca inizia l'Arabia che si estende fino al Mar Rosso, sterile ad eccezione della zona ai confini con la Siria.
La Siria, un tempo la più grande delle terre, comprende la Palestina, la Giudea, la Celesiria, la Fenicia e la Siria Damascena (qui il termine Siria corrisponde all'insieme degli antichi domini degli Assiri) ed ancora Babilonia, Mesopotamia, Sofene, Commagene, Armenia e Cilicia.
L'antichissima città fenicia di Ioppe è posta di fronte alla roccia alla quale fu legata Andromeda. In Siria sono anche Apollonia, la Torre di Stratone, Cesarea fondata da Erode, Neapoli, Sebaste e Gamale.
La parte di Giudea confinante con la Siria si chiama Galilea, quella più vicina all'Arabia Perea, il resto della Giudea è diviso in otto toparchie: Gerico, Emmaus, Lidda, Ioppe, Acrabate, Gofa, Tamna, Betoleptef (che comprende Gerusalemme) ed Erdio.
Il Giordano è un fiume ameno dal corso tortuoso, si riversa nel malsano lago Asfaltide (Mar Morto) che produce soltanto bitume. Ad occidente del lago vivono gli Esseni, una popolazione di uomini solitari che hanno rinunciato alle donne per vivere in castità. La popolazione si mantiene da secoli costante per il continuo arrivo di nuovi aderenti ai costumi degli Esseni.
Oltre gli Esseni si trovano la città di Engada e la fortezza di Masada.
Confina con la Siria la regione della Decapoli comprendente Damasco, Filadelfia, Rafana, Scitopoli, Gadara, Ippo, Dion, Pella, Garasa e Canata.
Tornando sulla costa punica si incontrano Capo Carmelo e la città omonima, Getta e Geba, il fiume Belo nella cui sabbia si trovano pietruzze utili per fare il vetro.
Tiro era un'isola finché Alessandro Magno, assediandola, non la unì alla terraferma con un terrapieno. Fu madrepatria di Leptis, Utica, Cartagine e Cadice.
A Sidone, madrepatria di Tebe in Beozia, si fabbrica il vetro. Alle spalle di Sidone inizia la catena montuosa del Libano che arriva fino alla Celesiria. Le si oppone la catena dell'Antilibano oltre la quale si incontrano la Decapoli e la Palestina.
Sulla costa della Libia si trovano Antiochia e Seleucia. Il fiume Oronte nasce fra Libano e Antilibano e scorre presso queste città. La Celesiria comprende le città di Apameae Ierapoli, Calcide, Cirro.
L'Eufrate nasce in Armenia Maggiore, bagna la Cappadocia e supera la catena del Tauro e da qui separa l'Arabia dalla Commagene. Forma delle cateratte a quarantuno miglia dalla città di Samosata.
Il distretto arabico degli Orrei, bagnato dall'Eufrate, comprende le città di Edessa e Carre, famosa per la sconfitta di Crasso e confina con la Mesopotamia che comprende Antemusia e Niceforio.
Sotto Samosata l'Eufrate riceve le acque del fiume Marsia, entra quindi nel territorio degli Imenei dove bagna Epifania, Antiochia sull'Eufrate e Zeugma, quest'ultima unita ad Apamea da un ponte costruito da Seleuco I.
Giunto alla città di Sura il fiume volge a Oriente lasciando il deserto di Palmira che arriva fino a Petra e all'Arabia Felice. Palmira si trova in un'oasi del deserto siriano famosa per la qualità del suolo e delle acque. Posta fra l'Impero Romano ed il regno dei Parti attira costantemente l'attenzione di entrambi.
Molto più avanti di Zeugma l'Eufrate si divide in due rami, il ramo sinistro scorre verso la Mesopotamia bagnando Seleucia, il ramo destro raggiunge Babilonia e dopo averla superata si disperde in paludi. Come il Nilo, anche l'Eufrate compie regolari esondazioni annuali.
Si torna alla costa della Siria. Città: Isso, mallo, magirso, Tarso (all'interno), Casipane, Mopso, Tiro, Zefirio, Anchiale, Soli di Cilicia, Corico, Iconio.
Fiumi: Diafane, Piramo, Saro Cidno, Lipari, Bombo, Paradiso. Fra la Cilicia e la Panfilia si trova l'Isauria con le città di Isaura, Cilibano, Lalesi.
Località di interesse in Panfilia sono Side, Aspendio, Platonisto e Perga, Lirneso, Olbia e Fasali. Scorre in Panfilia il fiume Eurimedonte.
Il promontorio del Monte Tauro separa la Cilicia dalla Licia. La Catena del Tauro, lambita da diversi mari, giunge fino all'Oceano Indiano assumendo nei vari tratti nomi diversi. I Greci la chiamano Ceraunio.
In Licia si incontrano Simena, Efestio, Limira, Andrio, Mira, Pirra, Xanto, Patera, Candiba, Telandro.
Principali città della Caria sono Dedale, Cria, Calinda. All'interno si trova Laodicea situata fra i fiumi Asopo e Capso.
Ad Aulocrene si svolse la gara di flauto fra Apollo e Marsia.
Numerose le popolazioni: idreliti, Temisoni, Ierapoliti, Acmonensi, Pelteni, Silbiani. Nel golfo della Doride: Leucopoli, Eleo, Alicarnasso. All'interno della Caria sono Milosa, Antiochia, Lisia, Tralle Stratonicea, Visconono, il Meandro, il Marsino, il Tebaide e l'Eudone.
La Lidia confina con la Frigia, la Misia e la Caria. E' percorsa dal Meandro. Il suo principale centro è Sardi. La Ionia inizia dal golfo di Iaso e presenta una costa tortuosa con molte insenature. Sua capitale è Mileto, patria di Cadmo.
A dieci stadi da Mileto sfocia in mare il Meandro, noto per la tortuosità del suo corso. Fra le altre città della Ionia sono Eraclea, Miunte, Nauloco, Priene, Magnesia, Matio, Efeso, Colofone, Eritre.
Sulla costa sorge Smirne che fu fondata da un'amazzone ed è bagnata dal fiume Melete. La giurisdizione di Smirne comprende la maggior parte dell'Etolia.
La regione successiva è l'Eolide (prima della Troade sulle coste dell'Ellesponto). Qui si trovano Mirina, Elea, Pitane e il Monte Ida. Il capo Lecto separa l'Eolide dalla Troade.
Procedendo nella Troade si incontrano Amassito, Cebrenia, Troade, Antigonia, il fiume Scamandro che sfocia nella località detta "Porto degli Achei" insieme allo Xanto e al Simoenta.
Oltre il golfo ci sono le città di Reteo, Dardanio e Ariste.
All'interno, confinante con l'Eolide e parte della Troade, si estende il distretto di Teutrania, comprendente la città di Pergamo.
Fra le isole situate davanti alla costa asiatica, Canopo, davanti alla costa del Nilo, prese il nome del timoniere di Menelao. Segue Faro unita da un ponte ad Alessandria e munita di un faro per la sicurezza delle navi, quindi Arado, nei suoi pressi sgorga una sorgente sottomarina sfruttata tramite tubi di cuoio.
Nel mare di Cilicia si trovano isole importanti fra cui Cipro con le città di Pago, Salamina, Soli, Epidauro ed altre.
La più bella è l'isola di Rodi con l'omonima città, le appartengono le isole minori di Carpato, Caso, Agne, Eulimna, Nisiro.
Fra le isole antistanti la Caria la più famosa è Cos.
Fra Samo e Lesbo si trovano l'isola di Chio con la sua città e le sue cave di marmo. Sull'isola di Lesbo sorgono Mitilene, Ereso e Pirra.
Fuori dall'Ellesponto, davanti alla costa di Sigeo è situata l'isola di Tenedo.
Nei pressi del punto in cui la corrente dell'Ellesponto segue la linea di confine fra Asia ed Europa sono le città di Abido, Percote, Lampsaco, la colonia di Perio; più oltre la città di Cizico.
Sono in Bitinia le città di Gordiucome, Dascilo e Cio fondata dai Milesi.
La Frigia è situata a Nord della Troade, confina anche con la Galazia, la Licaonia, la Pisidia, la Migdonia e la Cappadocia.
Fra le sue città sono Ancira, Andria, Celene, Colosse, Casina, Cotico, Cerene, Conio e Mideo.
A nord della Frigia si trova la Galazia che comprende prevalentemente territori già appartenuti alla stessa Frigia, come la città di Gordio.
A sud e a est della Galazia si estende la Cappadocia. Galazia e Cappadocia furono invase da popolazioni celtiche (nel 278 a.C.).
Plinio torna alla costa e partendo da Cio si dirige verso l'interno incontrando Prusa, Nicea, la tomba di Annibale e Nicomedia. A 62 miglia da Nicomedia, verso il Bosforo, si trova la città di Calcedone detta la città dei Ciechi perché i suoi fondatori non avevano notato il sito poco distante e molto più favorevole dove più tardi sarebbe sorta Bisanzio.


LIBRO VI - ASIA


Non accontentandosi di circondare le terre emerse, a volte il mare penetra profondamente nel loro interno, come nel caso del Ponto Eusino (Mar Nero) che si trova fra l'Europa e l'Asia, fra l'Ellesponto ed il lago Meotide (Mar d'Azov).
A partire dall'imboccatura del Bosforo, procedendo in senso antiorario, si incontrano il fiume Reba o Reso, Siri, Calpa e i fiumi Sangari (Sakaria) e Coralio, Eraclea sul fiume Lico, il porto di Acone, i fiumi Pelopide, Callicoro, Sonaute, Billi. Inizia qui la Paflagonia dalla quale ebbero origine gli Eneti, antenati dei Veneti.
Proseguendo: le città di Sesamo e Amastri, il monte Citoro, le città di Cimoli e Stafane, il fiume Partenio, il capo Carambi, la colonia di Sinope, il fiume Vareco, la città di Caturia Gizelo, il fiume Halys, la colonia di Amiso.
Il golfo di Amiso fa dell'Asia Minore una penisola. Fra le popolazioni che abitano la regione sono greche la dorica, la ionica e l'eolica.
Sono città della Cappadocia Archelaide, Amasia, Sebastopoli, Melita (fondata da Semiramide), Ziela (o Zela) dove nel 67 a.C. Valerio Triario, legato di Lucullo, sconfisse Mitridate e nel 47 a.C. Giulio Cesare annientò Farnace (Veni, Vidi, Vici).
Il fiume Termodonte che sfocia nel Ponto bagnava le città di Termodonte, Amazonio, Temiscira, Sotira, Amasia e Comana.
La città di Farnacea è a ottanta miglia da Amiso, più avanti è Trapezunte (Trebisonda). Le montagne dividono queste zone dall'Iberia (attuale Georgia), mentre lungo la costa vivono numerose popolazioni fra le quali quella dei Colchi nei pressi del fiume Fasi che riceve molti affluenti.
Nella parte del litorale pontico abitata dai popoli selvaggi del Melancleni e dei Corassi si trova la città di Dioscuriade, tradizionalmente fondata da Anfito e Telchio, aurighi di Castore e Polluce, dai quali derivò il popolo degli Eniochi.
Oltre le montagne del Caucaso abitano i Sauromati presso il quale si rifugiò il principe Mitridate durante l'impero di Claudio.
La costa del Bosforo si incurva sia dalla parte dell'Asia che da quella dell'Europa per formare la Meotide, all'estremità dello stretto si trova la città di Cimmerio.
A partire dal Cimmerio abitano i Meoti, i Vali, i Serbi i Serrei, gli Scizi e gli Gnissi. Alla foce del Tanai vivono i Sarmati, considerati discendenti dei Medi e divisi in diverse stirpi: Sauromati Ginecocratumeni, Nevazi, Coiti, Cizici, Messeniani, Costoboci, Zeceti, Zigi, Tindari, Tussageti, Tirci.
Prima di passare alla descrizione delle regioni interne, dopo aver completato la descrizione delle rive del Mar Nero, Plinio precisa che utilizzerà fonti diverse da quelle fin qui considerate, in particolare Domizio Corbulone (che fra il 58 d.C. ed il 63 d.C. svolse una campagna contro i Parti.
L'esame ha inizio con il popolo dei Cappadoci. E' la popolazione pontica che si estende di più verso l'interno, fino ai confini con l'Armenia e la Commagene.
L'Armenia Maggiore è divisa dalla Cappadocia dal fiume Eufrate, dalla Mesopotamia dal Tigri, dall'Armenia Minore dal fiume Absarro e dai monti Periedri.
In Armenia Minore si trovano le città di Cesarea, Aza, Nicopoli. In Armenia Maggiore Arsamosata, Carcatiocerta, Tigranocerta, Artassata.
A Oriente l'Armenia confina con l'Adiabene. Lungo i confini vivono gli Albani, gli Iberi, gli Armenocalibi, i Moschi, i Sacasani, i Maceroni, i Lupeni, i Diduri e i Sodi.
Nel Ponto sono le isole Plancte o Simplegadi e l'isola di Apollonia Tinia.

Plinio immagina l'Asia, compresa l'India, come circondata da tre mari: il Caspio a nord, l'Oceano Serico ad est e l'Oceano Indiano a sud. Il continente è separato dal Ponto Eusino dalla catena dei monti Ripei.
Una vasta parte dell'Asia Settentrionale è formata da zone gelide e desertiche.
All'estremo nord-est abitano gli Sciti. A partire dal loro paese si incontra Litarmi, quindi il fiume Carambuci oltre il quale il clima diventa più mite. Qui abitano i pacifici Arinfei, affini agli Iperborei, considerati sacri ed inviolabili dalle popolazioni vicine.
Seguono Sciti, Cimmeri, Cissi, Anti, Georgi, Amazzoni, fino al Mar Caspio che Plinio considera comunicante con l'Oceano, le rive del Mar Caspio sono abitate dai Caspi.
Il regno persiano, poi partico, si estendeva fra il Golfo Persico ed il Mar Caspio fino alla catena del Caucaso che corre lungo la regione detta Cefenia. La Cefenia confina con il territorio degli Assiri (Adiabene) comprendente la regione di Arbela dove Alessandro sconfisse Dario.
Le città dell'Adiabene sono Alessandria ed Antiochia (o Nesebi) e, anticamente, Ninive.
L'altro versante del Caucaso è rivolto verso la Media la cui capitale Ecbatana fu fondata da Seleuco. Altre città della Media sono Fisganzaga e Apamea.
Nella valle del Tigri si trovano le città della Partia: Calliope, Issati e la capitale Ecatompilo.
A oriente dei Caspi si trova l'Apavortene con la città di Dareio, quindi i paesi dei Tapiri, Anariaci, Stauri e Ircani. Segue la regione Margiana che produce la vite grazie al suo clima particolarmente mite.
Nella Margiana Alessandro fondò una città che fu distrutta dai Barbari e ricostruita da Antioco figlio di Seleuco che le diede il nome di Antiochia.
Nella parte montuosa della Margiana abitano molte popolazioni fra le quali i feroci Mardi.
Oltre il fiume Iassarte abitano altre popolazioni di stirpe scitica fra le quali i Messageti, gli Arimaspi, gli Etei.
L'acqua del Mar Caspio è resa dolce dalla grande quantità di fiumi che vi sfociano (si deve ricordare che Plinio considera il Mar Caspio un'insenatura oceanica).
Procedendo verso l'Oceano Scitico e seguendo la costa verso est si arriva all'Oceano Eoo (estreme regioni dell'Asia Orientale). La prima parte è inabitabile per il gelo, la regione successiva ospita gli Sciti Antropofagi che si cibano di carne umana ed una grande varietà di belve feroci.
Si incontra infine la catena del Tabi a strapiombo sul mare e più a nord-est il paese dei Seri che producevano lana con le foglie delle loro foreste (si tratta di Cinesi produttori di seta), lana che arrivava fino a Roma per gli abiti trasparenti delle matrone. Un'altra serie di popolazioni stanziali o nomadi abita le aree da qui all'India.
Il paese degli Indiani inizia dalla catena dei Monti Emodi (Himalaya) e si affaccia sia sull'Oceano Eoo che sull'Oceano Indiano.
Il clima dell'India è favorito dal vento favonio e consente due raccolti annuali, anche l'inverno è mite e il mare rimane navigabile. Innumerevoli i popoli e le città dell'India: i collaboratori di Alessandro Magno hanno parlato di oltre cinquemila grandi città e novemila popoli.
Dai tempi di Libero ad Alessandro Magno trascorsero 6.451 anni e regnarono centocinquantatre re.
Straordinarie le dimensioni dei fiumi indiani come l'Indo ed il Gange e delle catene montuose dalle quali tutta l'India digrada in un'immensa pianura.
Plinio espone una lunga serie di misurazioni geografiche dell'India attingendo alle testimonianze dei topografi al seguito di Alessandro Magno e di Seleuco Nicatore.
Come il Nilo, il Gange irriga le regioni che attraversa e proviene da fonti sconosciute. Riceve diciannove affluenti.
La popolazione indiana è divisa in classi: agricoltori, militari, commercianti. La classe più privilegiata si occupa di amminitsrare lo stato e la giustizia. Questi ottimati seguono una dottrina filosofica e religiosa e danno termine alla loro vita morendo volontariamente sul rogo.
La classe più bassa è formata da individui semiselvaggi, oberati dal compito di domare gli elefanti utilizzati in agricoltura ed in guerra.
Il popolo più potente dell'India è quello dei Prasi (Pracya) con capitale in Polibrota.
A sud del Gange vivono genti dalla pelle scura che diventa sempre più bruna via via che si avvicina al fiume Indo. L'Indo nasce dalla catena del Caucaso e, come il Gange, riceve diciannove affluenti fra cui l'Idaspe.
Fra l'Indo e lo Iomane (affluente del Gange) vivono i Cesi, i Cetriboni, i Megalli ed altre popolazioni, il paese è infestato da tigri feroci.
I popoli dell'India citati da Plinio

Isari
Cosiri
Izi
Chirotosagi
Mactocalingi
Calingi Mandei
Malli
Modocalingi
Modubi
Molindi
Uberi
Modessi
Preti
Calissi
Sasuri
Passali
Colebi
Orumcoli
Abali
Taluti
Andari
Dardi
Seti
Prasi o Palibroti
Monedi
Suari
Pigmei indiani
Cesi
Cetriboni
Megalli
Crisei
Parasangi
Asmagi
Dari
Suri
Maltecori
Singi
Maroi
Rarungi
Moruni
Narei
Orati
Suarartarati
Odombeori
Sarabastri
Carmi
Pandi
Derangi
Posingi
Buti
Gogarei
Umbri
Nerei
Brangosi
Nobundi
Cocondo
Nesei
Palatiti
Salobriasi
Orostri
Matoi
Bolingi
Gallitaluti
Dimuri
Megari
Ardabi
Mesi
Abisari
Sili
Organagi
Aborti
Brasuerti
Sorofagi
Arbi
Marogomarti
Umbriti
Cei
Asini
Soseadi
Sondri
Samarabi
Sambraceni
Bisambriti
Orsi
Andiseni
Tassili
Peugoliti
Arsagaliti
Gereti
Assoi
Aracoti
Ari
Paropanisidi
Aspagani
Fra i numerosi popoli indiani citati da Plinio quello dei Pandi è l'unico ad essere governato da donne. Sono le discendenti, secondo un mito, di Pandea figlia di Ercole.
Ai miti dionisiaci sono invece collegati il Monte Mero, sacro al dio dal cui nome Plinio fa derivare la leggenda di Dioniso partorito dalla coscia di Giove (Meros=coscia) ed il territorio degli Aspagani, ricco di viti.
L'isola di Taprobane (Ceylon) fu considarata una sorta di "altro mondo" fino alla spedizione di Alessandro.
Onesicrito, Megastene ed Eratostene descrivono l'isola, le sue ricchezze e le sue dimensioni.
Il mare fra l'India e Tabropane presenta fondali bassi ma anche grani profondità, si usano navi con due prore che possono invertire la direzione senza virare. L'Orsa Maggiore non è visibile ma i marinai usano liberare degli uccelli per seguirne il volo verso terra.
Durante l'impero di Claudio un liberto di un certo Annio Proclamo, esattore fiscale nel Mar Rosso, fu spinto fino a Tabropane da una tempesta e fu accolto benevolmente. Il liberto imparò la lingua locale e rispose al re dell'isola curioso di conoscere l'origine del visitatore. Il re rimase impressionato dalle notizie sui romani ed inviò a Roma degli ambasciatori dai quali si appresero molte informazioni su Tabropane.
Gli isolani commerciavano con i Seri (ma probabilmente non si trattava di Cinesi, ma di Indiani continentali) barattando le merci senza parlare, l'isola era molto ricca d'oro e d'argento che erano ostentati più che a Roma.
Governava un re elettivo che non doveva avere figli per evitare i rischi di monarchia ereditaria. Nel complesso le leggi di Tabropane erano molto miti, gli abitanti erano longevi, amavano la caccia alle tigri e agli elefanti e la pesca delle tartarughe.
La principale attività era una ricca agricoltura ma non conoscevano la vite.
Terminata la descrizione dell'India si torna alla Persia e precisamente alle quattro satrapie nordorientali.
Partendo dall'Indo si incontra Capisene, con la città di Capisa che fu distrutta da Ciro. L'Aracosia (Afghanistan Meridionale) con un fiume ed una città con lo stesso nome; la terra degli Ari con la città di Alessandria (Obeh); la regione Ariana con le città di Artacoana sul fiume Ario e di Artacabane.
A proposito di queste regioni Plinio fa riferimento a Onesicrito rielaborato da Giuba e riepiloga brevemente le tappe di Nearco che guidò la flotta di Alessandro dall'Indo alla foce dell'Eufrate nel 325 a.C. La flotta partì da Silinepoli, una città sul delta dell'Indo non precisamente identificata. Superato il fiume Tombero costeggiò per trenta giorni il paese degli Ittiofagi e giunse al fiume Ittani, dove si comincia a vedere l'Orsa Maggiore. Navigò infine fra le isole del golfo prima di arrivare in Persia. Continuando giunsero alla foce dell'Eufrate ed al lago nei pressi di Carace e, risalendo il Tigri, giunsero a Susa.
Qui, dopo tre mesi di navigazione, Nearco incontrò Alessandro che era tornato a Susa via terra.
Successivamente furono sperimentate altre rotte ed all'epoca di Plinio il commercio di merci pregiate provenienti dall'India era abituale. Si partiva, informa lo scrittore, con navi dotata di coorti di arcieri per proteggersi dagli attacchi dei pirati.
Partendo da Alessandria d'Egitto si risaliva il Nilo fino a Copto (Kuft) per proseguire a dorso di cammello verso il Mar Rosso per duecentocinquantasette miglia fino alla città di Berenice dove ci si imbarcava per l'Arabia. Dalla città araba di Oceli occorrono quaranta giorni di navigazione fino al primo porto indiano che si chiama Muziri, ma per vari motivi è consigliabile proseguire fino al porto di Becare nel paese dei Neacindi.
Il viaggio di andata si svolgeva in estate, al sorgere della costellazione del Cane (18 luglio) mentre si ripartiva nel mese di dicembre o prima delle idi di gennaio.
Il Mar Rosso seondo alcuni prendeva questo nome per effetto del riverbero del sole, per altri dipendeva dalla natura del fondo o delle acque. E' diviso in due parti, quella orientale si chiama Golfo Persico e fronteggia la costa dell'Arabia.
Vi si trova la Carmania dove abitano i Chelonofagi, selvaggi e villosi si nutrono di testuggini e producono i propri indumenti con squame di pesce.
La ricchissima Persia occupa circa 550 miglia di questa costa, la tempo ha cambiato nome in Partia (conquista da parte di Arsace nel 248 a.C.). In origine i Parti venivano da un paese delle catene montuose (Iran settentrionale).
A ovest della Partia giace la Media.
Un tempo tutta la Mesopotamia apparteneva agli Assiri e la popolazione era dispersa in numerosissimi villaggi. A parte Babilonia e Ninive le altre città mesopotamiche furono successivamente fondate dai Macedoni.
Babilonia, capitale delle genti caldee, fu fra le città più famose del mondo e tutta la regione circostante prese il suo nome. era circondata da due possenti cinte di mura ed attraversata dall'Eufrate.
Decadde e si spopolò quando Seleuco fondò nelle vicinanze la città di Seleucia. Questa sorge dove un canale artificiale confluisce nel Tigri e, nonostante l'origine e i costumi macedoni, ai tempi di Plinio era detta Seleucia Babilonese.
A tre miglia da Seleucia i Parti fondarono la loro capitale Ctesifonte e più tardi, in concorrenza a Ctesifonte il re parto Vologese I fondò non lontano Vologesicerta.
Secondo Nearco e Onesicrito l'Eufrate è navigabile fino a Babilonia, secondo autori più tardi lo è per circa trenta miglia in più ino a Seleucia.
Il Tigri nasce in Armenia Maggiore nella pianura di Diglito e scorre lentamente per il primo tratto, poi raggiunge una tale velocità che ne derivò il nome di Tigri che nella lingua dei Medi significa freccia.
Il fiume attraversa il lago Aretissa che emana vapori di nitro senza che le sue acque si mescolino a quelle lacustri, quindi supera la catena del Tauro percorrendo un tratto sotterraneo ed emergendo in una località chiamata Zoaranda.
Dopo un altro lago, il Tospite, ed un altro tratto sotto terra e dopo aver ricevuto gli affluenti Partenia e Niceforione, arriva a congiungersi con l'Eufrate.
Il grande fiume che così si forma scorre nei pressi di Apamea, si divide in due rami e dove questi si ricongiungono prende il nome di Pasitigri, riceve il Coaspe e si getta nel Golfo Persico con un estuario largo dieci miglia.
Fra le città della regione contigua al Tigri si trova Susa che fu fondata da Dario (e fu capitale del regno achemenide) a 250 miglia dal Golfo Persico, bagnata dal fiume Euleo che nasce nella Media. L'Euleo divide la regione di Susa (la Susiana) dall'Ellesponto le cui città sono un'altra Seleucia e Sostrata, regione estremamente paludosa.
Nel punto più interno del Golfo Persico, all'inizio dell'Arabia Felice, Alessandro fondò Carace (324 a.C.) fra il Tigri e l'Euleo.
Distrutta due volte dalle alluvioni, fu ricostruita prima da Antioco e poi dagli Arabi. Carace fu la patria di un geografo che Plinio chiama Dionisio (ma probabilmente si tratta di Isidoro di Carace, I secolo d.C.) che visitò e descrisse quelle regioni per ordine di Augusto.
Tigrane II di Armenia (95 a.C. - 55 a.C.) trasferì molte popolazioni arabe sulla costa del golfo dal loro paese di origine (intorno al 67 a.C.) mentre altre migrarono spontaneamente verso il Mediterraneo.
La penisola araba propriamente detta è situata fra il Mar Rosso ed il Golfo Persico, è simile all'Italia per forma e dimensioni.
Le popolazioni arabe stanziate oltre il deserto di Palmira sono prevalentemente nomadi, comprendono gli Sceniti ed i Nabatei. Questi ultimi costruirono la città di Petra, in una vallata circondata da montagne invalicabili, all'incrocio delle principali vie di transito della regione.
Plinio passa a descrivere la costa araba a partire da Carace, esplorata per la prima volta da Antioco IV Epifane.
Vi si trovano la foce del fiume Salso, capo Caldone, il fiume Aceuro, baie e zone desertiche. A cinquanta miglia dalla costa si trova l'isola di Tilo, famosa per le perle. La descrizione prosegue con un minuzioso elenco dei popoli e dei luoghi che è possibile incontrare percorrendo le circa quattromila miglia di costa arabica da Carace alla città di Leana o Eleana e visitando l'interno del paese. Viene ricordata la spedizione di Elio Gallo prefetto d'Egitto dal 25 al 24 a.C. che (pur dimostrandosi inutile e non conseguendo risultati di rilievo) servì ad arricchire le conoscenze sull'Arabia, le sue popolazioni, i costumi e le risorse economiche.
Si passa ora a descrivere la costa antistante l'Arabia, cioè quella dell'attuale Mar Rosso. Qui il porto di Danei secondo un vecchio progetto doveva essere il punto di partenza di un canale artificiale che avrebbe dovuto unire il Mar Rosso al delta del Nilo. Il progetto fu ideato dal faraone Sesostri, poi ripreso da Dario e da Tolomeo II ed infine abbandonato per timore di inondazioni. Anche in questo caso vengono elencate città, popolazioni e territori. Si ricorda Eratostene che lungo questa costa sviluppò i propri studi astronomici misurando le ombre proiettate dal sole nelle varie ore del giorno.
Famosi gli empori dei Trogloditi e degli Etiopi dove si commerciano "avorio, corna di rinoceronte, pelli d'ippopotamo, gusci di testuggine, scimmie e schiavi".
Segue una lunga lista delle città etiopi bagnate dal Nilo: Plinio lascia al lettore la scelta di considerarle asiatiche o africane e precisa che ai tempi di Augusto molte di esse erano già scomparse a causa dei millenari conflitti con l'Egitto.
Ci si sofferma sulla città nubiana di Meroe, governata da una regina e situata in una zona fertile e boscosa, mentre alle estreme propaggini del paese vivono genti mostruose: prive di naso, del labbro superiore o della lingua. Altre tribù hanno le labbra saldate ed un unico orifizio sul viso attraverso il quale assumono alimenti liquidi succhiandoli con cannucce d'avena. Queste tribù non conobbero l'uso del fuoco fino ai tempi di Tolomeo Latiro.
Strane abitudini alimentari: gli Agriofagi si cibano di carne di pantera e di leone, gli Antropofagi di carne umana, i Panfagi mangiano di tutto. I membri di un'altra tribù mangiano solo locuste affumicate e conservate sotto sale: non vivono mai più di quarant'anni.
Dettagliato ma un po' confuso l'elenco delle isole del Mar Rosso fra cui le Gorgadi, già sede delle Gorgoni, e le isole fortunate.

Completata la descrizione di tutte le regioni ai suoi tempi conosciute, Plinio riporta i dati delle sue fonti relative alla misurazione dei mari, passa quindi a parlare della suddivisione del pianeta in paralleli.

LIBRO VII - ANTROPOLOGIA


Il settimo libro, dedicato all'antropologia, si apre con una considerazione pessimistica sulla condizione umana: l'uomo nasce nudo, incapace di compiere qualsiasi azione che non gli venga insegnata, inabile ed indifeso sa soltanto piangere, non a caso fra tutti gli animali è l'unico a possedere la prerogativa del pianto. Come molti hanno già scritto la sorte migliore sarebbe non nascere affatto ma, una volta venuti al mondo, c'è da augurarsi di lasciarlo il più presto possibile. Queste deprimenti considerazioni non sono certo originali ma manifestamente richiamano autori greci e latini, tuttavia il fatto che Plinio le riprenda più volte nel seguito dell'opera potrebbe dimostrare che le aveva profondamente meditate ed apertamente le condivideva.
L'esposizione dell'antropologia comprenderà molte notizie particolari, a volte bizzarre, a volte assolutamente fantasiose. L'autore dichiarerà ove opportuno i nomi delle fonti citate.
Si comincia con quella parte di tribù di Sciti che, come si è detto in precedenza, vivono molto a Nord e si cibano di carne umana, usanza bestiale ma in fondo non completamente dissimile dall'immolare vittime umane come ancora si faceva in tempi recenti per Plinio in paesi civilizzati. Non lontano dagli Sciti Antropofagi vivono gli Arimaspi che hanno un solo occhio al centro della fronte. Pare combattano continuamente con dei grifoni alati che cercano di impedire loro lo sfruttamento delle miniere d'oro.
Nella regione del monte Imavo (Himalaya) vive un popolo di uomini velocissimi con i piedi rivolti all'indietro. Ne parla uno scrittore di nome Isigono di Nicea il quale fornisce anche particolari macabri sugli antropofagi che bevevano nel cranio delle vittime e parlava di un popolo di albini stanziati sul Caucaso che vedono meglio nell'oscurità.
Da Cratete di Pergamo, invece, Plinio trae notizie sui popoli immuni al veleno dei serpenti. Sono gli Ofiogeni sull'Ellesponto, gli Psilli dei quali parlava Agatarchide in Africa ed i Marsi in Italia, questi ultimi discendenti secondo il mito da Marso, figlio di Ulisse e di Circe.
Pochissimi superstiti rimangono degli Psilli che in tempi antichi furono sterminati nella guerra contro i Nasamoni.
Confinano con i Nasamoni anche i Maclii Androgini dotati di entrambi i sessi che si accoppiano scambiandosi i ruoli.
Ancora Isigono ed altre fonti riferiscono di persone dagli occhi dotati di doppia pupilla (se ne trovano un po' ovunque) il cui sguardo è sempre nocivo e può risultare letale se fissano qualcuno con ira e consapevole malizia.
Innocui, ma dotati di una speciale caratteristica, sono gli Irpi, una piccola comunità del territorio dei Falisci non lontano da Roma. Durante un rito annuale che si svolge in onore di Apollo sul Monte Soratte, camminano senza bruciarsi sulle braci ardenti.
Alcune persone sono dotate di misteriose facoltà terapeutiche come Pirro che poteva guarire un malato di milza toccandolo con l'alluce destro; ma le più grandi meraviglie sembrano essere concentrate in India ed in Etiopia.
Gli animali, le piante, gli alberi sono in India molto più grandi che altrove, gli uomini sono più alti e immuni a quasi tutte le malattie.
I gimnosofisti, cioè i filosofi indiani, possono rimanere dall'alba al tramonto sulla sabbia ardente poggiando un piede alla volta e fissando il sole. Da Ctesia di Cnido Plinio attinge notizie su uomini con la testa di cane, donne che partoriscono una sola volta nella vita, uomini con una gamba sola (monocoli o sciapoli) che procedono saltellando e si fanno ombra con il grande piede.
Altre meraviglie dell'India erano descritte da Eudosso di Cnido e da Megastene: uomini senza bocca che si cibano di odori, uomini senza naso, trogloditi, pigmei sempre in lotta con le gru. Caratteristica di molte popolazioni indianre era in molti casi la longevità non accompagnata a volte dall'invecchiamento, ma Agatarchide parlava anche di un popolo che si ciba di cavallette i cui componenti vivono non più di quarant'anni. Completano la rassegna dei popoli indiani più sorprendenti coloro che usano accoppiarsi con le belve, coloro che sono dotati di coda e estremamente agili e quanti sono interamente ricoperti dalle loro orecchie.
Anche l'Etiopia è abitata da persone altissime o velocissime, da nomadi che si cibano solo del latte di animnali detti cinocefali. Nei deserti dell'Africa appaiono e scompaiono fantasmi di uomini (miraggi??).
3) Dopo aver parlato di alcune popolazioni come di prodigi della natura, Plinio passa a descrivere delle particolari caratteristiche di tutta l'umanità.
I parti trigemini avvengono, come conferma l'esempio di Orazi e Curiazi, sono considerati prodigiosi ma non impossibili i casi in cui nascono più di tre bambini. Si ricordano parti di cinque o sette gemelli, parti di ermafroditi e il caso di una donna che partorì trenta volte, quelli di donne che partorirono animali. Plinio stesso dice di aver visto il corpo di un ippocentauro conservato nel miele.
Altre eventi bizzarri ma documentati sono cambiamenti di sesso, alcuni erano narrati da Licinio Muciano (consigliere di Vespasiano e autore di Mirabilia).
4) Diversamente dagli altri animali l'uomo nasce in qualsiasi periodo dell'anno e la gestazione può durare dai sette ai dieci mesi. Prima del settimo mese il parto non è mai vitale.
5) Mal di testa e nausea sono spesso i primi segnali di una gravidanza. Per la gestante è più problematico aver concepito una femmina che un maschio ma a prescindere dal sesso la donna, il feto e il neonato sono esposti a mille pericoli. Uno sbadiglio al momento del parto può uccidere il nascituro, l'odore di una lampada appena spenta può provocare un aborto e da queste premesse - scrive Plinio - nascono i tiranni, nasce un animo da carnefice.
Un monito per l'uomo superbo perché ricordi che si può morire soffocati da un acino d'uva come Anacreonte.
6) Venivano chiamati Agrippa i bambini nati con i piedi in avanti, circostanza di cattivo augurio. Marco Agrippa fu il solo nato in quel modo ad essere felice tuttavia anche lui ebbe le sue sofferenze, ebbe vita breve e funesta discendenza che comprese Gaio e Nerone, flagelli del genere umano.
7) Nascono con auspici migliori i bambini la cui madre muore di parto come Scipione Africano e Giulio Cesare che ebbe questo nome per il parto cesareo con cui venne al monto (in realtà la madre di Cesare non morì di parto).
8) Quando in una coppia di gemelli ne veniva abortito solo uno l'altro veniva detto Vopisco.
9) E' raro ma non impossibile che una donna rimanga incinta di due gemelli da due accoppiamenti ravvicinati, come nel caso di Ercole e Ificle (il primo figlio di Zeus, il secondo di Anfitrione marito di Alcmena).
10) Plinio riflette su casi particolari di quello che noi chiameremmo trasmissione di caratteri genetici: somiglianza ai genitori, difetti ereditari, caratteristiche che mancano per una o più generazioni per poi ripresentarsi.
Una donna figlia di un etiope aveva la pelle bianca ma suo figlio ebbe lo stesso colore del nonno. Immagini, suoni e pensieri al momento del concepimento possono influenzare l'aspetto del nascituro, ciò può dar luogo ad esempio alla nascita di persone identiche a personaggi famosi il cui volto è venuto un istante in mente a uno dei genitori durante l'amplesso.
11) Ci sono coppie che non riescono ad aver figli come Augusto e Livia, coppie che generano solo femmine e solo maschi mentre in genere il sesso dei nati si alterna, altre donne sono sterili o non riescono a portare a termine la gravidanza. Augusto riuscì a vedere il nipote di suo nipote, Marco Silano che fu proconsole in Asia e morì avvelenato da Nerone.
Quinto Metello Macedonico e Gaio Crispino Ilaro furono progenitori di famiglie particolarmente numerose.
12) Mentre nelle donne la fertilità cessa intorno ai quaranta anni, si hanno esempi di uomioni ottuagenari che generarono figli come Massinissa e Catone il Censore.
13) La donna è il solo essere vivente ad avere le mestruazioni, si attrubuivano al flusse mestruale incredibili proprietà come far appassire i fiori, appannare gli specchi, far diventare rabbiosi i cani (alcune di queste credenze erano ancora diffuse in Italia pochi decenni orsono).
14) Si credeva che il feto si formasse dal coagulo del mestruo per effetto del seme maschile. Secondo Nigidio se una donna incinta aveva ancora le mestruazioni il figlio poteva nascere morto o molto debole.
15) I denti spuntano dal settimo mese di vita e nel settimo anno cadono e ne nascono altri, ma alcuni nascono già con i denti come Manio Curio Dentato (non a caso il cognome) o Gneo Papirio Carbone. Gli uomini hanno trentadue denti, le donne di meno, avere un maggior numero di denti poteva essere un presagio positivo.
16) Secondo una dottrinba stoica alla quale Plinio sembra rifarsi, il mondo va verso la conflagrazione che ha anticipata da un progressivo degrado, per questo motivo la statura di ogni generazione è in genere inferiore a quella della precedente. A Creta fu scoperto un corpo alto 46 cubiti (20 metri) che fu attribuito a un gigante come Orione o Oto. Il corpo di Oreste riesumato per ordine di un oracolo risultò essere alto 7 cubiti (3,10 mt.).
L'uomo più alto visto ai tempi di Plinio era un arabo vissuto sotto Claudio che raggiungeva 2,88 mt.
17) Plinio cita vari esempi di nanismo e gigantismo fra cui quello di un fratello dello storico Tacito che da bambino raggiunse un'altezza anomala.
18) Il cavaliere Giulio Viatore guarito dall'idropisia si abituò a vivere senza bere. Crasso, nonno dellomonimo triumviro non rise mai mentre altre persone non piangono mai. Socrate rimase sempre impassibile, caratteristica che in alcuni casi sopprime i sentimenti e porta all'insensibilità come fu per Diogene Cinico, Pirrone, Eraclito, Timone.
19) Esempi di forza eccezionale: Il gladiatore Tritano uccise un avversario con le sole braccia. Vinnio Valente, centurione sotto Augusto, riusciva a sollevare carri carichi di otri di vino e a trattenere un carro con le mani mentre i buoi lo tiravano dalla parte opposta.
Nessuno poteva muovere dal suo posto l'atleta Milone o aprirgli le dita quando stringeva una mela.
20) Filippide percorse in un giuorno 1140 stadi fra Atene e Sparta, i corrieri Anisti e Filonide corsero in un solo giorno da Sicione a Elide (241 km.)
Il più lungo viaggio in carrozza in un giorno e una notte fu di 200 miglia, lo fece Tiberio accorrendo in Germania al cappezzale del fratello Druso.
21) Sull'acutezza della vista: Cicerone vide una copia dell'Iliade chiusa in un guscio di noce. Si diceva di un uommo capace di vedere da Lilibeo il porto di Cartagine, altri costruivano quadrighe, navi e altri oggetti in miniatura.
22) Sull'udito: la battaglia in cui fu distrutta Sibari si udì a Olimpia.
23) Sulla resistenza fisica: la meretrrice Leena non denunciò Armodio e Aristogitone sotto tortura. Anassarco, torturato per motivi analoghi, si staccò a morsi la lingua e la sputò in faccia al carnefice.
24) Sulla memoria: Ciro chiamava per nome tutti i suoi soldati, Scipione tutti i cittadini romani, Cinea ambasciatore di Pirro imparò in un solo giorno i nomi di tutti i senatori e di tutti i cavalieri. Mitridate parlava ventidue lingue, Carmada citava a memoria un'intera biblioteca. Simonide inventò la mnemotecnica e Metrodoro di Scepsi la perfezionò.
25) Cesare è stato l'uomo dotato di intelligenza più vivace con particolare riguardo alla rapidità nel decidere e alla capacità di concentrazione. Plinio non considera invece un merito di Cesare l'aver ucciso oltre un milione di uomini senza contare le guerre civili.
26) Grande merito ebbe Pompeo nel combattere la pirateria mentre Cesare compì il suo atto più magnanimo quando dopo Farsalo e Tapso venne in possesso del carteggio di Pompeo e lo fece bruciare senza leggerlo.
27) Encomio di Pompeo e esaltazione delle sue imprese: rinconquistò la Sicilia e conquistò dell'Africa, fu il primo cavaliere a celebrare il trionfo, sottomise 874 città dalle Alpi alla Spagna Ulteriore, condusse una grande campagna contro i pirati, conquistò l'oriente dalla Meotide al Mar Rosso, dedicò il tempio di Minerva al termine della campagna d'Oriente (62 a.C.).
Come disse lo stesso Pompeo, ricevette l'Asia come una provincia di frontiera e la rese una provincia interna.
Quanto a Cesare, Plinio evita di elencare le sue imprese perché l'elenco risulterebbe troppo lungo (in questo modo lascia in evidenza il valore del suo preferito Pompeo senza denigrare Cesare, cosa che avrebbe potuto rivelarsi pericolosa).
28) Catone il Censore, capostipite della famiglia Porcia, fu ottimo oratore, ottimo generale, ottimo senatore. Fu coinvolto in moltissimi processi ma venne sembre assolto. Scipione Emiliano ebbe le sue stesse qualità, forse in misura maggiore.
29) Esempi di valore: Lucio Siccio Dentato, tribuno della plebe (454 a.C.) partecipò a centoventi battaglie, aveva cinquantacinque cicatrici nel petto e nessuna nelle spalle, ottenne una quantità incredibile di premi.
Anche Capitolino (console 392 a.C.) ottenne molti riconoscimenti al suo valore e salvò da solo il Campidoglio dai Galli ma fece una misera fine perché aspirò alla corona.
Marco Sergio perse in battaglia la mano destra e subì molte altre ferite, fu catturato due volte da Annibale e riuscì sempre a fuggire. Liberò Cremona dall'assedio combattendo con una mano finta e compì altre imprese ma il suo valore è maggiore se si considerano le circostanze drammatiche in cui operò.
30) Tutti concordano nel considerare Omero il massimo dei poeti. Venuto in possesso di uno scrigno preziosissimo, Alessandro Magno preferì custodirvi le opere di Omero invece che gioielli e profumi. Lo stesso Alessandro rispettò a Tebe la casa di Pindaro e amò la città di Aristotele.
L'oracolo di Delfi smascherò gli assassini di Archiloco e lo spartano Lisandro concesse una tregua per le esequie di Sofocle come gli era stato ordinato da Libero.
31) Platone fu onorato dal crudele Dionisio di Siracusa, un discorso di Isocrate valeva venti talenti, Eschine pronunciò un discorso in difesa del suo avversario Demostene e ne lodò l'eloquenza, Tucidide fu disprezzato come generale ma ammirato come storico e oratore.
Il commediografo Menandro fu onorato dai re d'Egitto e Macedonia.
Pompeo fece inchinare i fasci davanti alla porta di Posidonio, Catone il Censore elogiò Carneade. L'Africano Maggiore volle una statua di Ennio sul suo monumento funebre. Augusto impedì la distruzione delle opere di Virgilio contro le ultime volontà del poeta.
La statua di Varrone fu posta nella prima biblioteca pubblica di Roma mentre era ancora vivo.
Ma fu Cicerone, del quale Plinio ricorda solo alcuni dei momenti più gloriosi come le lotte contro Catilina e Marco Antonio, a conseguire un alloro superiore a quello di tutti i trionfi.
32) Furono di Chilone di Sparta le massine "conosci te stesso, "non desiderare nulla di eccessivo", "ai debiti e alle liti si accompagna la miseria". Morì di gioia quando il figlio vinse ad Olimpia.
33) Gli indovini più famosi: la Sibilla, il greco Melampo, il romano Marcio.
34) L'unico uomo che il senato dichiarò vir optimus fu Scipione Nasica (204 a.C.) che pure non riuscì a vincere le elezioni.
35) Le donne più pudiche: Sulpicia che fu scelta dalle matrone per consacrare una statua di Venere e Claudia scelta per accogliere a Roma la statua della Madre degli Dei.
36) Esempi di pietà: una puerpera la cui madre era condannata al supplizio si recava a trovarla in carcere e l'allattava, quando lo si seppe la madre fu graziata ed entrambe ebbero un vitalizio. A Tiberio Sempronio Gracco (padre dei Gracchi) fu predetto che se fosse stata uccisa la femmina di una coppia di serpenti trovata nella sua casa lui sarebbe sopravvissuto ma volle si uccidesse il maschio per amore di sua moglie.
37) Nell'astrologia eccelse Beroso, nella grammatica Apollodoro, nella medicina Ippocrate, Cleombroto di Cero, Critobulo e soprattutto Asclepiade di Prusia fondatore di una nuova scuola di medicina.
38+39) Archimede di Siracusa eccelse nella geometria e nella meccanica, fu ucciso durante la presa di Siracusa da un soldato che non lo aveva riconosiuto.
Chersifone di Cnosso è ricordato per il progetto del tempio di Diana a Efeso, Filone per l'arsenale di Atene, Ctesibio per l'invenzione della pompa pneumatica e dell'organo idraulico.
Quando Alessandro fondò Alessandria, Dinocare ne tracciò la pianta.
Plinio prosegue citando diversi artisti: Apelle pittore, Pirgotele incisore, Lisippo scultore, Aristide di Tebe pittore, Timomaco pittore, Bularco pittore, Protogene pittore, Prassitele scultore, Fidia scultore, Mentore scultore.
40) Casi di schiavi liberati pagando prezzi altissimi.
41) Il popolo più valoroso è quello romano. Non è possibile dire chi sia stato l'uomo più felice perché il concetto è soggettivo, è fortunato chi non è infelice. Se un uomo fosse totalmente felice la paura che le cose possano cambiare incrinerebbe la sua felicità.
42) Lampido di Sparta fu l'unica donna figlia, moglie e madre di re. Berenice l'unica figlia, sorella e madre di vincitori a Olimpia, solo i Curioni hanno avuto tre generazioni consecutive di oratori, solo i Fabi tre capi del senato di seguito: Marco Fabio Ambusto, Fabio Rulliano, Quinto Fabio Gurgite.
43) Scherzi della fortuna: il senatore Marco Fidustio fu proscritto due volte da Silla e, morto questi, da Antonio.
44) Publio Ventidio ebbe una gioventù di stenti come soldato semplice, fu prigioniero di Gneo Pompeo Strabone ma in seguito fu il solo generale a trionfare sui Parti.
Dopo essere stato sotto accusa e aver rischiato la fustigazione, Cornelio Balbo il Vecchio fu il primo console straniero. Lucio Fulvio comandò la rivolta di Tuscolo ma passato ai Romani fu nominato console e nello stesso anno celebrò il trionfo.
Silla ebbe l'appellativo di Felice "essendo stato adottato dal sangue delle guerre civili e dell'oppressione della sua patria", tuttavia morì in modo atroce (di ftiriasi, infezione da pidocchi).
45) Lucio Cecilio Metello il Pontefice aveva grandi qualità, ricchezza, successo e onori ma aveva perduto la vista mentre portava via il Palladio dal tempio di Vesta in fiamme.
Il figlio Quinto Cecilio Metello Macedonico fu altrettanto onorato finché un tribuno della plebe di nome Gaio Atinio Labeone detto Macerione che egli aveva espulso dal senato quando era censore non lo trascinò sul Campidoglio per precipitarlo dalla Rupe Tarpea. Metello fu salvato in extremis dal veto di un altro tribuno.
46) Anche Augusto conobbe momenti infelici: non riuscì a diventare comandante della cavalleria di Cesare, fu odiato per le proscrizioni del triumvirato, si ammalò durante la battaglia di Filippi e fu costretto a nascondersi in una palude, fece naufragio in Sicilia (durante la guerra civile contro Sesto Pompeo), affrontò l'ansia per la guerra di Perugia, la battaglia di Azio e tante rivolte, altre malattie, le mire sospette di Marcello, l'allontanamento di Agrippa, la condotta della figlia e della nipote, la disfatta di Varo e altri dolori fino agli ultimi anni sofferti per le macchinazioni della moglie e di Tiberio. Infine lasciò come erede il figlio di un suo nemico.
47) Una volta l'oracolo di Delfi additò come il più felice un uomo appena morto per la patria, un'altra volta un vecchio mai uscito dal suo piccolo podere che bastava alle sue necessità.
48) Due statue del pugile Eutimo, una a Locri e una a Olimpia, furono colpite dal fulmine lo stesso giorno e l'oracolo di Delfi ordinò di offrire sacrifici a Eutimo mentre era ancora vivo.
49) Molti autori citavano casi di eccezionale longevità, ma si trattava di errori nel calcolare la durata dell'anno. Sono invece accertati alcuni casi di persone che raggiunsero età molto avanzate come Massinissa, Gorgia di Sicilia, Perpenna e altri.
Livia moglie di Rutilio superò i novantasette anni, Terenzia moglie di Cicerone morì a centotre.
50) Secondo l'astrologo Epigone non si può arrivare a centododici anni, secondo Beroso a centosedici, ma fra gli astrologhi esisteva una grande varietà di opinioni su questo argomento, cio che dimostra quanto si incerta questa materia.
Per fornire dati più concreti, invece, con un procedimento sorprendentemente moderno, Plinio fornisce un estratto dell'ultimo censimento dal quale risulta che nell'ottava regione d'Italia, compresa fra il Po e l'Appennino, vivevano cinquantaquattro centenari.

51) Publio Cornelio Rufo divenne cieco mentre sognava di perdere la vista. Giasone di Fere era affetto da vomica (accumulo di pus nelle vie respiratorie), cercando la morte in battaglia guarì grazie a una ferita al petto.
Quinto Fabio Massimo guarì dalla febbre quartana sul campo di una battaglia in cui perirono centrotrentamila nemici.
In ogni caso la vita è un dono meschino: comunque breve di fronte all'eternità, dimezzata dal sonno, dall'infanzia incosciente, dalla vecchiaia demente ... e poi i dolori, le malattie, i pericoli ...
52) Sintomi di morte: riso e crisi di follia, delirio, movimenti maniacali, mancanza di reazioni, incontinenza, decubito, polso irregolare. Il numero delle malattie è infinito: Ferecide di Siro morì per un'invasione di vermi nel suo corpo, Gaio Mecenate per febbre e insonnia continua.
53) L'ex console Aviola rinvenne sul rogo funebre e bruciò vivo. Altri casi di morte apparente ed esperienze extracorporee.
Varrone raccontava il caso di due fratelli: uno fu colpito da morte apparente e quando rinvenne disse di aver parlato con il fratello che dava disposizioni per il proprio funerale e poco dopo si seppe che il fratello era morto veramente.
54) E' frequente il fenomeno della morte improvvisa che Plinio definisce la massima felicità che possa capitare nella vita. Fra gli esempi di morte improvvisa Sofocle, Dionisio di Siracusa, Lucio Giulio Cesare (padre del dittatore), Quinto Fabio Massimo, Gaio Volcacio Gurgite, Quinto Emilio Lepido e vari altri personaggi altrimenti sconosciuti. Bella è l'immagine di un attore che muore durante il banchetto per il suo compleanno dopo aver posto una corona sulla sua maschera.
Esempi di morte infelice: Lucio Domizio console nel 54 a.C. che sconfitto da Cesare bevve il veleno ma subito si pentì e tentò di rilanere in vita, un tifoso delle corse dei cavalli che si gettò sul rogo funebre del suo cocchiere preferito.
55) In origine i Romani praticavano l'inumazione, passarono alla cremazione per evitare che i corpi dei caduti in paesi lontani venissero dissepolti. I Corneli rimasero all'inumazione ma Silla (che aveva profanato la tomba di Mario) volle essere cremato.
56) Plinio respinge qualunque credenza dulla vita dopo la morte e sull'immortalità dell'anima.
57) Le invenzioni: il commercio fu inventato da Mercurio, la viticoltura, il diadema regale e il trionfo da Libero.
Cerere insegnò a coltivare cereali e a macinare il Grano. Gli Assiri inventarono l'alfabeto ma l'annalista Gneo Gellio lo attribuiva a Marcurio, altri a Cadmo con contributi di Palamede e Simonide, o a Foroneo, ai Babilonesi. L'alfabeto fu introdotto nel Lazio dai Pelasgi.
Due fratelli ateniesi, Eurialo e Iperbio, fecero le prime fornaci per i mattoni, Cinira figlio di Argiope inventò le tegole e scoprì le miniere di rame di Cipro ... e Plinio prosegue esponendo un lungo elenco di invenzioni tratto da numerose fonti.
58) Tutti i popoli adottarono l'alfabeto ionico. L'antico alfabeto greco era più simile a quello latino come si poteva vedere da un tripode di bronzo sul Palatino.
59) I barbieri vennero in Italia dalla Sicilia nel 300 a.C. Il primo a radersi ogni giorno fu l'Africano Maggiore. 60) La divisione del tempèo in ore fu introdotta con ritardo a Roma, nelle Dodici Tavole si parlava solo di alba e tramonto. Secondo Fabio Vestale Lucio Papirio Cursore collocò il primo orologio solare presso il tempio di Quirino (293 a.C.), ma secondo Varrone il primo orologio collocato in luogo pubblico fu quello portato da Catania da Marco Valerio Messala nel 263 a.C.
Quinto Marcio Filippo durante la sua censura (164 a.C.) fece installare un nuovo orologio più preciso di quello siciliano. Scipione Nasica per primo inaugurò un orologio ad acqua (159 a.C.) risolvendo il problema delle giornate nuvolose.

LIBRO VIII - GLI ANIMALI TERRESTRI


1) L'elefante è il più grande degli animali e il più vicino alla sensibilità dell'uomo. Dotato di grande intelligenza e memoria comprende quanto gli di insegna e lo ricorda. A suo modo adora il sole e la luna, prova sentimenti, desidera l'onore e la gloria.
2) Pompeo fu il primo a celebrare il trionfo su un carro trainato da elefanti, Germanico li esibì in esercizi di danza.
3) Esercizi di tipo circense con cui gli elefanti divertivano i Romani, piccoli aneddoti, qualche esagerazione (un elefante che scriveva).
4-5) Gli elefanti sanno che l'uomo li caccia per le loro zanne e cercano di difenderle come possono. Sanno che l'orma di un uomo è un segnale di pericolo e Plinio si chiede stupito come facciano a saperlo, ma questa percezione, presente anche nelle tigri, è opera della natura che mette in guardia gli animali feroci contro ciò che devono temere.
Gli elefanti si muovono sempre in branchi, i più anziani aprono e chiudono la schiera. Conoscono il rispetto, l'onore, il pudore e la vergogna.
Si accoppiano per pochi giorni ogni due anni e dopo i rapporti si purificano lavandosi nel fiume, non conoscono l'adulterio e non lottano per le femmine. Nell'insieme le parole di Plinio esprimono ammirazione e rispetto per i grandi pachidermi e poco conta che non tutte le notizie siano veritiere o realistiche. Un elefante conservava monetine gettategli dal popolo per darle alla persona a cui era affezionato, un altro riconobbe in vecchiaia il guardiano della sua gioventù, altri elefanti rifiutarono di combattere contro i loro simili. Tutti racconti che indicano con chiarezza lo sconfinato amore di Plinio per la natura.
6) I primi elefanti in Italia furono quelli portati da Pirro, nel 275 a.C. Mario Curio Dentato li mostrò nel suo trionfo, molti altri furono presi ai Cartaginesi.
7) Un romano prigioniero di Annibale costretto a combattere da colo contro un elefante riuscì ad ucciderlo ma Annibale lo fece sopprimere dai suoi.
Nei giochi, ovviamente, gli elefanti avevano sempre la peggio e Plinio racconta alcuni episodi di raccapricciante crudeltà verso questi nobili animali che non attaccano mai se non sono provocati.
8) In India, per catturare elefanti da domare, se ne cercavano esemplari isolati e li si inseguiva fino a stancarli, poi un uomo vi saliva sopra e ne prendeva il controllo. Trappole, scuri e frecce venivano invece usate per ucciderli e prendere le zanne. Da notare che Plinio dice che ai suoi tempi l'avorio era molto raro per la caccia eccessiva.
9) In oriente gli elefanti sono molto usati in guerra anche se quando sono feriti o spaventati tornato indietro con grave danno della loro stessa parte.
10) La gestazione dura due anni e partoriscono un solo cucciolo. Vivono duecento anni o più. Odiano i topi, la pelle è dura sul dorso e molle sul ventre, sono poco pelosi. Era considerato un grande lusso dai Romani mangiare il callo della proboscide.
11) Anche in Africa nascono elefanti ma quelli indiani sono più grandi. Si trovano in India anche enormi serpenti capaci di avvolgere un elefante e stringerlo fino ad ucciderlo per poi finire schiacciati sotto il peso della vittima.
12) Lotta senza esclusione di colpi fra serpenti e elefanti, quasi la natura volesse offrire un terribile spettacolo.
13) Anche in Etiobia di sono serpenti di mostruosa grandezza.
14) Famoso episodio di un serpente lungo centoventi piedi nel territorio di Cartagine che fu ucciso dai Romani con le macchine da guerra. In India vivono i boa che hanno questo nome perché come primo alimento succhiano latte di vacca.
15) Nei paesi del nord vivono bisonti, uri e mandri di cavalli selvatici.
16) In Scaldinavia vive l'acli, simile all'alce ma incapace di piegare i garretti. In Peonia vive il bonaso simile a un toro con la criniera di cavallo e le corna troppo ritorte per combattere. Qunado fugge lascia escrementi caustici.
17) Mantere, leoni e simili ritraggono le unghie per camminare o correre per evitare che possano spuntarsi. Si crede che la leonessa partorisca una sola volta nella vita ma Aristotele non concorda. Per desideri di Alessandro Magno, Aristotele elaborò una grande opera sugli animali (pervenutaci solo parzialmente) e Plinio intende riepilogare il lavoro di Aristotele aggiungendo le nozioni scoperte successivamente.
18) I leoni si cibano a giorni alterni e dopo un pasto abbondante si astengono dal cibo per tre giorni.
19) I leoni sono le uniche belve capaci di provare clemenza, raramente attaccano le donne, quasi mai i bambini. La coda indica lo stato d'animo del leone: è ferma quando l'animale è tranquillo, se si infuria batte la terra con la coda e poi la propria schiena. Un leone inseguito procede con calma finché è in vista e solo quando entra nel folto della vegetazione fugge velocemente.
20) Il primo spettacolo con i leoni a Roma fu offerto da Scevola figlio di Publio. Durante la sua pretura Lucio Silla fece combattere cento leoni con la criniera, Pompeo seicento, Cesare da dittatore quattrocento.
21) Fu scoperto per caso che per catturare un leone è necessarioo gettrgli in testa un mantello o altro tessuto perché con gli occhi coperti non oppone resistenza, fu probabilmente il caso di Lisimaco chiuso in gabbia con un leone per ordine di Alessandro.
Marco Antonio fece attaccare leoni al suo carro, mentre il primo a domare un leone fu il cartaginese Annone. Un certo Mentore di Siracusa estrasse una scheggia dalla zampa di un leone che gli leccava i piedi con atteggiamento supplice. Un altro leone si fece aiutare a togliere un osso che gli si era incastrato nelle fauci obbligandolo a stare a bocca aperta. Una pantera fece capire a un uomo che i suoi piccoli erano caduti in una fossa e si mostrò riconoscente per l'aiuto ricevuto.
22) In Arcadia un uomo caduto in un'imboscata di ladroni fu salvato da un enorme serpente che aveva allevato da ragazzo. Quanto ai personaggi abbandonati e allattati dalle belve come Romolo e Remo, sono leggende che nascono dalla fama dei salvati.
23) La pantera e la tigre hanno il manto maculato mentre gli altri animali feroci hanno colore uniforme.
24) Era proibito importare pantere africane in Italia, poi il divieto fu abrogato e Pompeo e Augusto ne fecero venire molte per i giochi.
25) Augusto presentò una tigre addomesticata per inaugurazione del Teatro di Marcello, più tardi Claudio ne mostrò quattro.
26) In oriente vivono anche i cammelli, quelli della Battriana hanno due gobbe sul dorso, quelli dell'India ne hanno una sul dorso e una sul petto. Sono adatti alla soma e possono partecipare alle battaglie. Sopravvivono quattro giorni senza bere. Odiano i cavalli.
27) Gli Etiopi chiamano nabu o cammelopardo (giraffa) una bestia con il collo da cavallo, piedi e zampe da bue, testa da cammello e pelo maculato. Fu esposta per la prima volta a Roma durante i giochi offerti da Cesare.
28) I giochi di Pompeo mostrarono il cama dall'aspetto di lupo con le macchie dei pardi (lince europea) e il cepi dagli arti simili a quelli dell'uomo (un tipo di scimmia non identificato con certezza).
29) Durante gli stessi giochi fu mostrato il rinoceronte, dotato di un solo corno sul naso è nemico naturale dell'elefante.
30) In Etiopia vivono molte linci e sfingi con il pelo nero (altre scimmie), cavalli alati e cornuti, crocati (iene), cercopitechi, buoi con un solo corno o con tre corna. La leucocrotta (forse una varietà di iena) + un animale velocissimo grande come un asino selvatico, ha il posteriore di cervo, il collo, la coda e il petto di leone ed è capace di imitare la voce umana. Fra gli altri animali fantastici dell'Etiopia, Plinio ricorda la manticora di cui parlava Ctesi: ha tre file di denti, volto e orecchie umane, occhi azzurri, colore sanguigno, corpo di leone e punge come lo scorpione con la coda. E' velocissima e avida di carne umana.
31) Altri animali in India: un bue con un solo corno, l'Axis simile a un cerbiatto, scimmie bianche, il monoceronte con un unico grande corno, simile a un cavallo (ne deriverà l'idea dell'unicorno).
32) In Etiopia presso la fonte del Nilo vive la catoblepa, piccola ma dalla testa pesantissima, deve sempre guardare in terra ... fortunatamente perché il suo sguardo uccide.
33) La stessa proprietà è anche del basilisco di Cirenaica, secca gli arbusti, brucia le erbe e spezza le pietre con il suo soffio. Può essere ucciso soltanto dall'odore delle donnole.
34) Esistono lupi anche in Africa ma quelli dei paesi freddi sono più forti e feroci. Nacquero in Arcadia le fantasiose storie dei lupi mannari, uomini che durante la vita trascorrevano periodi di nove anni con aspetto di lupo vivendo in branco. In una di queste leggenge un uomo era diventato lupo dopo aver mangiato carne umana.
35) Fra i serpenti i cerasti hanno piccole corna (vipere cornute), le anfisbene hanno due teste, il serpente giavellotto si lancia dagli alberi sulle prede, non c'è rimedio contro il veleno dell'aspide. Nemico naturale dei serpenti è l'icneumone (mangusta).
36) La mangusta si immerge nel fango e lo lascia seccare al sole per essere protetta quando combatte con i rettili.
37) Ferocissimo è il coccodrillo, terribile tanto in terra che in acqua. La femmina riesce sempre a deporre le uova più in alto del livello della successiva piena del Nilo. Quando il coccodrillo dorme sazio sulla riva un piccolo uccello chiamato trochilo entra nella sua bocca per raccogliere briciole di cibo. Vededo le sue fauci spalancate a volte l'icneumone vi entra in fretta per rodere il coccodrillo dall'intenro.
38) Ancora sul Nilo nasce un piccolo animale detto scinco dal quale si ricavano antidoti e afrodisiaci. Anche i delfini che entrano nel Nilo spesso attaccano i coccodrilli passando in acqua sotto di loro per ferire con la dura pinna dorsale il ventre molle dell'avvversario. Gli abitanti dell'isola Tentira (in effetti si tratta di una città) combattono contro i coccodrilli e li costringono a andare dove vogliono.
39) Gli ippopotami hanno zoccoli bifidi come i buoi, dorso, criniera e nitrito come il cavallo.
40) Marco Scauro li presentò per la prima volta a Roma durante la sua edilità curule. Quando un ippopotamo diventa troppo grosso si ferisce da solo per far sgorgare il sangue e allegerire il suo corpo.
41) L'osservazione del comportamento degli animali ha permesso agli uomini di apprendere l'uso terapeutico di molte erbe e altri vegetali.
42) Molti animali sono capaci di presentire la pioggia, le tempeste e altri fenomeni. Gli uomini traggono pronostici non soltanto dai sacrifici animali ma anche da altri segni, come nel caso dei topi che abbandonano un edificio che sta per crollare.
43) Si ricordano anche disastri provocati dagli animali come intere città fatte crollare dagli scavi delle talpe, invasioni di cavallette, di topi o di scorpioni.
44) Secondo una credenza poolare le iene hanno entrambi i sessi, si dice anche fra le varie cose mirabolanti, che queste belve scavino le tombe per tirarne fuori i cadaveri.
45) Il corocotta nasce in Etiopia dall'incrocio fra iena e leonessa ed è capace di imitare la voce umana.
46) Fra gli asini selvatici africani i maschi governano i greggi di femmine e ne sono molto gelosi.
47) I castori del Ponto sono simili alle lontre. Sanno di essere cacciati per un liquido che si ricava dai loro genitali e se li amputano quando sono in pericolo. Il loro morso può tagliare tronchi d'albero e braccia umane.
48) Le rane rubete (rospi) producono veleni e rimedi.
49) Il vitello marino può vivere in mare e in terra. Produce sostanze utili in medicina.
50) Se i cervi sono incalzati dai cani cercano spontaneamente aiuto presso l'uomo. Sono le femmine a occuparsi della prole mentre i maschi si allontanano dopo l'accoppiamento. Al cervo Plinio dedica note si lunghe e si sente che ne ammira la bellezza e l'invenuità: si meraviglia di tutto come di un miracolo. Parla delle madri che crescono i cuccioli, delle corna dei maschi che si rinnovano ogni anno, della capacità dei cervi di combattere i serpenti e della loro longevità.
51) La descrizione del camaleonte è molto accurata salvo la strana affermazione che si al'unico animale che si ciba d'aria. La colorazione mutevole è il suo aspetto più straordinario.
52) Anche le renne della Scizia cambiano colore, così come il licaone indiano.
53) In India e in Africa si trovano gli istrici, simili ai ricci ma capaci di lanciare gli aculei.
54) Gli orsi si accoppiano all'inizio dell'inverno stando sdraiati e abbracciati, poi si recano in caverne diverse e la femmina partorisce cinque cuccioli, palline informi di carne che la madre plascma leccandole.
I maschi vanno in letargo per un mese, le femmine per quattro mesi e per motivi sconosciuti gli orsi ingrassano durante il letargo.
55) Anche i topi bianchi del Ponto (forse ermellini) vanno in letargo, così come i topi della Alpi (marmotte).
56) I ricci preparano provviste per l'inverno nelle cavità degli alberi. L'orina dei ricci è corrosiva e se un riccio è in estremo pericolo se ne spruzza per rendere la sua pelle e la sua carne inutilizzabili.
57) Il leontofono è velenoso per il leone che se lo mangia o se viene spruzzato con la sua orina muore immediatamente. L'orina delle linci si solidifica in una sostanza simile all'ambra detta lincurio.
58) I tassi si difendono gonfiando la pelle. Gli scoiattoli prevedono la tempesta.
59) La vipera è l'unico serpente che si nasconde sottoterra. Anche le chiocciole vanno in letargo in luoghi diversi secondo le varietà.
60) Le lucertole son o nemiche delle chiocciole. Non superano i sei mesi di vita. In India sono lunghe fino a ventiquattro piedi.
61) Cane e cavallo sono gli animali più fedeli all'uomo. Seguono vari esempi di fedeltà canina come quello dei cani dei Cimbri che difesero le famiglie dei loro padroni che dopo la sconfitta fuggivano sui carri, o di altri cani che difesero il padrone dai briganti a costo della vita.
Solo i cani fra gli animali sono in grado di ricordare il proprio nome e di riconoscere il padrone anche se travestito. La loro abilità e il loro odorato sono insostituibili nella caccia. Gli Indiani incrociano i cani con le tigri, i Galli lo fanno con i lupi.
Il re d'Albania regalò a Alessandro Magno un cane di grandezza eccezionale che era in grado di uccidere tigri e elefanti.
62) I cani si riproducono due volte l'anno, la gestazione dura settanta giorni e i cuccioli nascono ciechi.
63) La rabbia dei cani è pericolosissima per gli uomini, in sorge con l'apparite della stella Sirio. Secondo Columella i cuccioli a cui quaranta giorni dopo la nascita viene tagliata la coda sono immuni dalla rabbia.
64) Il cavallo di Alessandro si chiamava Bucefalo per una testa di bue impressa sulla spalla, se veniva bardato con la sella regale si lasciava avvicinare solo da Alessandro. Quando morì dopo aver partecipato a numerose battaglie, Alessandro gli fece fare dei funerali e fondò una città con il suo nome.
Anche il cavallo di Cesare non si lasciava montare da altre persone e anche quello di Augusto ebbe un tumulo funebre. Secondo Giuba la regina Semiramide si accoppiava con il suo cavallo.
I cavalli soffrono per la morte dei loro padroni e ne sentono la mancanza.
65) Infiniti sono i possibili esempi dell'intelligenza dei cavalli. Plinio racconta quello dei cavalli che vinsero una gara col carro durante i giochi secolari di Claudio comportandosi perfettamente nonostante l'auriga fosse caduto all'inizio della corsa.
I cavalli dell'auriga Ratumene vincitore a Verio portarono al Campidoglio la palma e la corona della vittoria anche se l'auriga era caduto. Il nome di Ratumenna fu poi dato alla porta.
66) La gestazione delle cavalle dura undici mesi. Non sono molto fecondi e un maschio non può accoppiarsi più di quindici volte l'anno. Le femmine amano i loro nati più degli altri animali e se un piccolo perde la madre viene allevato dalle altre femmine del branco.
67) In Lusitania presso Olisipone (Lisbona) certe cavalle vengono fecondate dal vento e partoriscono puledri velocissimi ma che vivono solo tre anni. In Spagna vivono cavalli detti asturconi che procedono spontaneamente all'ambio.
68) Gli asini sono utili per l'aratura e per la procreazione delle mule. Eccellenti quelli dell'Arcadia e quelli del Reatino. Gestazione e parto sono uguali a quelle dei cavalli, possono vivere fino a trent'anni. Odiano l'acqua.
69) Da un asino e una cavalla nasce una mula, animale straordinariamente resistente alla fatica. La cavalla deve avere non meno di quattro anni e non più di dieci. La mula nasce anche da un cavallo e da un'asina ma è selvaggia e ribelle. Le bestie nate da specie diverse non si riproducono mai, per questo le mule sono sterili.
70) I buoi dell'India sono alti come cammelli e le loro corna arrivano a quattro piedi. In Epiro esisteva una razza di buoi selezionata ai tempi di Pirro. La gestazione dura dieci mesi, le femmine vivono quindici anni, i maschi venti.
I buoi della Siria e della Caria hanno una gobba sul dorso e sono ottimi lavoratori. Quando i tori si preparano al combattimento manifestano la tensione gettando terra contro il ventre con le zampe anteriori. I tori erano considerate le vittime più pregiate nei sacrifici.
71) Gli Egiziani adorano un bue come un dio e lo chiamano Api. Se ne occupa un corpo di sacerdoti che devono ucciderlo quando arriva a una determinata età e sostituirlo con uno che abbia gli stessi segni particolari. Dal suo comportamento si traggono profezie.
72) La gestazione delle pecore dura centocinquanta giorni, l'ariete preferisce le pecore più anziane e esso stesso è migliore quando è vecchio. Le pecore coperte vivevano nelle masserie (venivano protette con delle coperte per non rovinare la lana).
73) La lana migliore è quella degli Puglie, seguono il tipo che in Italia è detto lana greca e poi quella delle pecore di Mileto. Segue un elenco di tipi di lana, del loro colore, della loro provenienza e del loro uso: per farne indumenti, coperte, tappeti.
74) Marco Varrone (in un testo per noi perduto) affermava di aver visto nel tempio di Sanco la canocchia di Tanaquilla e nel tempio della Fortuna una toga da lei confezionata che fu indossata da Servio Tullio.
Tanaquilla fu la prima a tessere la tunica dritta indossata dalle spose, ne dericò la tradizione che un fuso, una canocchia e della lana accompagnano tutti i cortei nuziali. Tuniche più elaborate per le spose si cominciarono ad usare, secondo Fenestella, ai tempi di Augusto.
La toga pretesta era di origine etrusca mentre la tradea (formata da strisce bianche e di porpora) era in uso presso gli antichi re e già nota a Omero, divenne quella per le cerimonie del trionfo.
75) In Spagna e in Corsica vive il musmo (muflone) animale non molto diverso dalla pecora.
76) Le capre partoriscono fino a quattro piccolo dopo cinque mesi di gestazione. Muciano raccontava il curioso episodio di due capre che si incontrarono su un ponte troppo stretto: impossibile girarsi, troppo pericoloso procedere all'indietro. Uno dei due animali si sdraiò a terra e così l'altro lo superò passandogli sopra.
77) Le femmine dei suini partoriscono due volte l'anno fino a venti piccoli, la gestazione dura quattro mesi. In genere i maiali vivono quindici anni e possono arrivare a venti. Le varie parti del maiale hanno sapori diversi e sono tutte utilizzate per preparare manicaretti.
78) Anche le carni dei maiali selvatici sono buone da mangiare. Quinto Fulvio Lippino ebbe per primo l'idea di creare parchi per i cinghiali e per altri animali selvatici, ebbe presto illustri imitatori come Lucio Lucullo e Quinto Ortensio Ortalo.
79) Per ogni animale domestico esiste il corrispettivo selvatico. Le capre si dividono in molte specia che comprendono camosci, stambecchi, daini e antilopi.
80) Numerose anche le specie di scimmie. Questi animali simili all'uomo differiscono fra loro soprattutto per la coda. Provano grande amore per i loro piccoli.
81) Anche le lepri si dividono in molte specie. Quelle della Alpi sono bianche in inverno e rossastre quando la neve si scioglie. La variatà spagnola sono i conigli inesauribilmente fecondi tanto da provocare la carestia nelle isole Baleari. Lepri e conigli si cacciano utilizzando i furetti che si introducono nelle loro tane.
82) Esistono animali che non sono nè domestici nè selvatici, fra questi sono le lepri, le rondini, le api e i delfini. Alcuni autori considerano in questa categoria anche i topi che a volte hanno fornito presagi (ad esempio la nascita di topi bianchi è di buon auspicio). Per istinto i topi rodono anche i metalli e nelle miniere si sono trovati spesso pezzi d'oro nelle loro viscere.
83) Con molti esempi Plinio spiega che in latura spesso l'ambiente di ogni animale è circoscritto alle zone più favorevoli.
84) Alcuni animali sono inoffensivi per gli indigeni ma uccidono gli stranieri, come i serpenti in Siria.

LIBRO IX - GLI ANIMALI ACQUATICI


1) Fra gli animali acquatici ve ne sono di più grandi di quelli terrestri grazie all'abbondanza di nutrimento contenuta nell'elemento liquido. Dall'intrecciarsi dei principi generativi nelle acque in eterno movimento possono essere creati anche esseri mostruosi e qualsiasi cosa nasca, in qualsiasi parte della natura, si trova anche in mare, e in più nel mare si trovano molte cose che non sono in nessuna altra parte.
2) I più numerosi e i più grandi si trovano nel Mare Indiano dove vivono balene, pistrici, aragoste e anguille gigantesche. I mostri si avvicinano alla superficie nel periodo dei solstizi quando piogge e tempeste li fanno muovere dal fondo dove di solito vivono. La flotta di Alessandro si trovò ad affrontare un branco di queste creature. Nel Mar Rosso vivono creature acquatiche tanto grandi da essere immobili e altre che vengono a terra per cibarsi di arbusti.
3) I più grandi del Mare Indiano sono la pistrice e le balene, nell'Oceano Gallico il capodoglio.
4) Testimoni ai tempi di Augusto e di Tiberio affermavano di aver visto tritoni e nereidi, elefanti marini (trichechi) e arieti marini (delphinus orca). Marco Scauro durante la sua edilità espose a Roma le ossa di una bestia come quella alla quale si diceva fosse stata offerta Andromeda.
5) Nell'Oceano Gaditano non si vedono balene fino al solstizio d'inverno. Cercano insenature tranquille per partorire ma spesso vengono attaccate dalle feroci orche che sono in grado di divorare i neonati come le balene adulte. Durante la costruzione del porto di Ostia un'orca rimase insabbiata e la sua cattura fu un pericolosa impresa alla quale prese parte l'imperatore Claudio in persona.
6) Le balene hanno delle aperture sulla fronte dalle quali emettono forti getti d'acqua. Esse respirano mentre era diffusa l'opinione che quasi tutte le altre creature acquatiche non respirassero perché prive di polmoni. Plinio si dissocia ritenendo che la natura possa aver previsto anche per le creature che vivono in acqua un idoneo sistema di respirazione.
7) Il delfino è il più veloce di tutti gli animali. Per la posizione della bocca deve mangiare stando rovesciato sul dorso. I delfini vivono in genere in coppia, la gravidanza dura dieci mesi, nutrono i piccoli tramite mammelle e si prendono cura di loro con grande amore. Vivono fino a trent'anni, la loro voce è simile a un gemito umano.
8) Il delfino ama la musica ed è amico dell'uomo. Si raccontava che un bambino che ogni giorno si recava a scuola a Pozzuoli aveva fatto amicizia con un delfino offrendogli briciole di pane. Il delfino lo lasciava salire sulla sua groppa e lo portava a scuola, più tardi lo riaccompagnava indietro. Quando il bambino morì per una malattia il delfino tornò molte volte ad aspettarlo e infine morì anch'esso per il dispiacere. Da molte fonti diverse Plinio attinge storie analoghe di delfini affezionati a uomini o bambini, racconta quindi la celebre vicenda del musico Arione che i delfini, dopo averlo ascoltato suonare, salvarono dai marinai che volevano ucciderlo.
9) In una zona della provincia narbonese i delfini pescano i muffini in collaborazione con gli uomini spingendo le prede verso le reti dei pescatori e impedendo loro di fuggire. Alla fine della battuata di pesca ricevono la loro parte e vengono premiati con zuppa di pane intriso nel vino.
10) I delfini sono fra loro solidali, si raccontava un episodio in cui riunendosi e manifestando la loro mestizia riuscirono a far liberare un compagno prigioniero. Un adulto accompagna sempre i piccoli come custode e si sono visti delgini trasportare un loro simile morto per non farlo divorare dalle belve marine.
11) I pesci detti tursioni somigliano ai delfini ma non hanno la stessa allegria.
12) Le grandi testuggini del Mare Indiano sono facili da catturare quando si addormentano sulla superficie dell'acqua. Non hanno denti ma la loro bocca è tanto dura che possono triturare pietre, si cibano di conchiglie in mare e di erba a terra. Depongono uova in buche che scavano fuori dall'acqua e le covano per un anno.
13) Carvilio Pollione ebbe l'idea di ricavare delle lamine dai gusci delle testuggini per guarnire il mobilio.
14) Alcuni animali acquatici sono ricoperti di cuoio e pelo come i vitelli marini, altri di cuoio come i delfini, altri hanno un guscio, altri ancora sono ricoperti di pietra come le ostriche, di croste come le aragoste, di squame come i pesci, ecc.
15) Gli animali vivipari come la pistrice e la balena sono rivestiti di pelo. I soli animali vivipari privi di pelo sono il delfino e la vipera.
16) Esistono settantaquattro specie di pesci e trenta di crostacei.
17) Di particolare grandezza sono i tonni ma anche nei fiumi si trovano pesci altrettanto grandi come il siluro del Nilo e l'attilo del Po. Per tirare fuori dall'acqua questi pesci è necessario legarli a coppie di buoi.
18) I tonni maschi non hanno la pinna sotto il ventre. Le femmine depongono le uova soltanto nel Ponto Eusino a primavera. Se ne mangiano freschi la cervice e l'addome, tutto il resto si conserva sotto sale.
19) Nel Ponto, grazie al gran numero di fiumi che vi sfociano i pesci crescono con straordinaria rapidità.
20) Una grande roccia bianca che si trova nel Bosforo Tracio presso Calcedone spaventa i tonni che fuggono in direzione opposta verso Bisanzio ed è infatti qui che la pesca è più ricca. La pesca del tonno dura dal sorgere della Pleiadi fino al tramonto di Arturo, per il resto dell'inverno si nascondono in profondità.
21) Un piccolo animale simile allo scorpione può pungere con il suo aculeo i tonni e altri grandi animali facendoli impazzire di dolore.
22) Anche i pesci forniscono presagi, come accadde a Augusto durante la guerra contro Sesto Pompeo quando un pesce saltò fuori dal mare ai suoi piedi.
23) Le femmine dei pesci sono in genere più grandi dei maschi. Quasi tutti i pesci vivono in branchi, amano le piogge moderate che smuovono l'acqua, muoiono se l'acqua non ha ricambio.
24) Tutti i pesci di scoglio non si possono pescare d'inverno perché rimangono inerti nelle cavità della roccia o del fondo.
25) Altri pesci fra cui le orate si nascondono nei periodi più caldi. 26) In Fenicia e in altre zone si pescano le femmine dei muggini attirandole con un maschio legato durante il periodo degli accoppiamenti.
27) Lo storione era anticamente molto pregiato ma ai tempi di Plinio non lo si ricercava più.
28) Gli aselli e altre specie pregiate.
29) Il più pregiato è lo scaro che viveva presso le coste della Troade e fu importato nel Tirreno sotto Claudio. Lo scaro è l'unico pesce a nutrirsi d'erba.
30) Ricercate e abbondanti sono le triglie, presenti in tutti i mari in molteplici varietà. Sono migliori quelle pescate al largo.
31) Sotto il principato di Caligola l'ex console Asinio Celere pagò una triglia ottomila sesterzi. Plinio depreca questi eccessi.
32) In Egitto il pesce considerato più pregiato era il coracino, a Cadice lo zaeus o fabbro (forse il pesce San Pietro), a Ebuso (Ibiza) il merluzzo, in Aquitania il salmone di fiume.
33) Le varie specie di pesce hanno branchie diverse. La durezza delle squame indica vecchiaia.
34) Il pesce esecoeto dell'Arcadia esce all'asciutto per dormire.
35) Alcune specie di pesce di mare risalgono i fiumi per figliare in ambiente meno pericoloso per i piccoli.
36-37) Molti pesci hanno due o quattro pinne, quelli che non ne hanno come le murene si spostano tramite movimenti sinuosi del corpo come i serpenti.
38) Le anguille vivono otto anni, non resistono in acque torbide. All'uscita del Mincio dal Lago di Garda nel mese di ottobre si pescano enormi ammassi di anguille sospinte dalle perturbazioni del lago in quel periodo.
39) Si credeva che le murene si accoppiassero con i serpenti. Vedio Pollione, cavaliere romano amico di Augusto, faceva immerrgere gli schiavi condannati nei vivai delle murene per vederli dilaniati contemporaneamente in tutto il corpo.
40) Razze, pastinache, torpedini e altri pesci hanno una cartilagine invece della lisca.
41) La remora è un piccolo pesce di scoglio, si credeva che attaccandosi alle navi potesse rallentarle (da qui il suo nome) poteva anche ritardare i malefici amorosi, le sentenze giuridiche e la rottura delle acque delle donne gravide.
42) Alcuni pesci cambiano colore con la stagione. La phycis (una specie di lampreda) fabbrica un nido con le alghe e vi depone le uova.
43) La rondine marina e il nibbio marino volano come uccelli. Il pesce lucerna ha la lingua che splende nel buio. Il drago marino riesce a scavare gallerie nella sabbia con estrema velocità.
44) Pesci senza sangue: molluschi, pesci coperti di croste sottili, pesci con guscio duro. Molluschi: calamari, seppie, polipi e altri.
45) Il calamaro può volare lslanciandosi sopra le acque. Le seppie ferite diffondono un liquido nero.
46) I polipi si muovono usando i tentacoli, si cibano di molluschi spezzando le conchiglie. E' falso che mangino i loro stessi tentacoli, che i tentacoli ricrescano se tagliati è invece vero.
47) Il nautilo affiora in superficie espellendo l'acqua ingerita e in caso di pericolo beve per immergersi rapidamente.
48) I polipi vivono al massimo due anni. Sono ghiotti di conchiglie e spesso queste amputano le punte dei loro tentacoli, ma in genere riescono a aprirle e cibarsene. Si accaniscono contro gli uomini in acquam per difendersi è opportuno rovesciarli. Trebio Nigreo raccontava la vicenda di un polipo di inaudita grandezza in Spagna che aveva imparato ad uscire dal mare per rubare il pesce nei vivai. Scoperto dai custodi e dai loro cani, si difese strenuamente e fu ucciso con grande fatica.
49) Muciano raccontava del nauplio della Propontide che viveva all'interno di grandi conchiglie.
50) Le aragoste e i granchi sono muniti di una crosta fragile che rimuovono all'inizio della primavera, le aragoste vivono in luoghi pietrosi, i granchi su fondali molli.
51) Specie di granchi sono i gamberi, gli astici, i paguri e altri. I granchi hanno otto piedi e due pinne. Anche i ricci fanno parte dei granchi. Si credeva che presentissero le tempeste e afferrassero piccole pietro per non essere trascinati via dal mare.
52) Esistono innumerevoli specie di conchiglie che vairano per forma, dimensioni e colore.
53) Plinio depreca le spese voluttuarie che si sostengono e i pericoli che si corrono per riocavare dal mare ornamenti di lusso come le perle e la porpora.
54) Le cose di maggior valore che provengono dal mare sono le perle, soprattutto dal Mare Indiano, dall'Arabia, dal Golfo Persico e dal Mar Rosso.
Le ostriche perlifere vengono rese gravide da un elemento fecondante che si trova nel mare e il loro parto è la perla le cui dimensioni e il cui colore variano a seconda del luogo, delle condizioni del mare e del tempo atmosferico. La luce del sole altera il colore delle perle, perciò è in profondità che si trovano quelle più candide.
55) I bordi taglienti delle conchiglie, gli scogli in cui si trovano e i cani marini (pescicani) sono tutti grandi pericoli per i pescatori di perle e tuttavia non si possono tenere lontane da esse le orecchie delle donne.
56) Ancora contro di eccessi del lusso e la vanità di usare ornamenti costori e rari come le perle.
57) Giulio Cesare dedicò nel tempio di Venere Genitrice una corazza di perle di Britannia, una varietà di perle piccole e scolorite.
58) Lollia Paolina, moglie di Caligola, partecipò ad un pranzo di fidanzamento indossando perle e smeraldi per quaranta milioni di sesterzi, pronta a dimostrarne il valore con i registri contabili. Questi preziosi el venivano dall'eredità paterna, il padre Marco Lollio si era lasciato corrompere in Oriente. Cleopatra, avendo scommesso con Antonio che avrebbe speso per una sola cena dieci milioni di sesterzi, fece sciogliere nell'aceto una perla preziosissima e bevve la miscela ottenuta.
59) Le perle divennero comuni a Roma dopo la conquista di Alessandria.
60) Le porpore secernono una cera viscosa usata per tingere i tessuti. Le migliori si trovano a Tiro, a Meninge, lungo la costa dei Geruli e in Laconia.
61) Le tinture si ottengono da due tipi di conchiglie, il buccino, più piccolo e privo di aculei, e la porpora, più grande e dotata di aculei.
62) Si preleva da ogni conchiglia la ghiandola che produce la sostanza colorante, la si fa macerare sotto sale, bollire e evaporare a calore moderato. Il ricavato viene filtrato e quindi vi vengono immersi campioni di lana per verificare il colore che se ne può ottenere. Il rosso più scuro vale di più. Si ottengono varie colorazioni con successivi passaggi e mescolando le tinture ottenute da conchiglie provenienti da diverse regioni.
63) Romolo usava la porpora solo per la trabea, Tullo Ostilio fu il primo a far uso della toga pretesta e del laticlavio.
64) Per temperare il colore si usava acqua e urina umana, si ottenevano così colorazioni più chiare e meno uniformi.
65) Altri colori si ottengono da erbe e bacche, come il coccum (un rosso scarlatto che in realtà si ricavava da un insetto che si credeva fosse la bacca di certe querce).
66) Al genere delle conchiglie appartiene anche la pinna, aprendo il suo corpo privo di occhi richiama piccoli pesci, poi al segnale di un granchio suo parassita si richiude uccidendo le prede che divide con il socio.
67) Non è vero che gli animali acquatici sono privi di intelligenza come dimostrano le tattiche usate da molti di loro per procurare il cibo e per evitare le insidie.
68) Anche esseri che non si ritenevano animali o vegetali, come le ortiche di mare e le spugne, hanno una forma di intelligenza. L'ortica di mare caccia le sue prede fingendosi un'alga e lasciandosi avvicinare, emette una sostanza urticante.
69) Esistono tre specie di spugna di diversa consistenza, vivono attaccate alle rocce.
70) I cercatori di spugne sono spesso attaccati da squali. Ci si può salvare dagli squali solo attaccandoli perché hanno paura dell'uomo. I cercatori di spugne lottano in acqua risalendo e quando sono in superficie vengono issati in barca dai compagni ma se questo salvataggio non è rapidissimo possono essere inghittiti dagli squali.
71) I pesci chiusi nei gusci come le ostriche sono privi di sensibilità. Nel mare nascono anche animali piccolissimi come le pulci e i pidocchi marini.
72) La lepre marina secerne un terribile velen o, dannoso anche al solo contatto. Velenosissimo è anche l'aculeo del ragno marino ma nulla è letale come la coda del Trygon o pastinaca.
73) Non si sa quali specie di pesci sono soggette a malattina.
74) I pesci si riproducono strofinandosi col ventre molto rapidamente, poi quando la femmina espelle le uova il maschio le feconda aspergendole con il suo seme. Il numero delle uova è enorme ma solo una parte viene fecondata.
Costacei, molluschi e altri animali marini hanno vari modi e posizioni per accoppiarsi di cui Plinio fornisce un elenco e altrettanto variano il luogo e il periodo in cui le uova si schiudono.
75) Le torpedini e i pesci cartilaginosi sono ovovivipari.
76) Nell'aguglia l'utero si squarcia per la grande quantità di uova e si rimargina dopo il parto. Il topo marino depone le uova in una buca scavata nella sabbia e le sotterra per un'incubazione di trenta giorni.
77) Gli erythini, le canne e il trochis sono pesci ermafroditi.
78) I pesci possono essere molto longevi, si erano osservati pesci in vasca superare i sessant'anni di età.
79) Sergio Orata inventò i vivai di ostriche nella sua villa a Baia. Vi coltivò ostriche del lago Locrino e di Brindisi traendone notevoli guadagni.
80) Licinio Murena inventò vivai per tutti gli altri pesci e fu imitato da Lucio Marcio Filippo, Ortensio Ortalo e Lucullo. Quest'ultimo fece scavare un canale per collegare al mare la sua villa vicino Napoli.
81) Gaio Irrio fu il primo a realizzare vivai sulle murene. Ne prestò migliaia a Cesare per le sue cene trionfali. Ortensio Ortalo si affezionò a una murena al punto di piangere quando morì. Antonia moglie di Druso mise gli orecchini a una murena alla quale era affezionata.
82) Fulvio Lippino creò vivai di lumache e mise a punto un sistema di allevamento.
83) Teofrasto parlava di piccoli pesci che escono dall'acqua in cerca di cibo, simili alle rane di mare. Altri pesci rimangono a lungo in cavità asciutte o si lasciano prendere dai ghiacci.
84) Quando le piene del Nilo si ritirano si trovano dei topo d'acqua che in parte sono vivi e in parte sono fatti di terra: dimostrano l'opera di fecondazione delle acque sulla terra.
85) il pesce anthia (non identificato) è molto prudente. I pescatori con grande pazienza ne attirano uno offrendo del cibo finchè quello, abituatosi, torna con altri simili che vengono pescati cercando di non far fuggire il branco.
86) La stella marina ha parti carnose molto ridotte e all'esterno è callosa e dura. Sembra produca molto calore e digerisca immediatamente ogni cibo.
87) Le conchiglie dette datteri producono un umore luminescente.
88) Muggine e lupo marino sono nemici irriducibili, come il grongo e la murena. Gronghi e aragoste hanno il terrore gli uni delle altre. Al contrario le balene sono amiche dei topolini di mare che le aiutano ad evitare fondali pericolosi.

LIBRO X - GLI UCCELLI


1) Gli struzzi africani sono più alti di un uomo a cavallo e più veloci. Non volano e le loro ali servono a sostenerli nella corsa. Combattono con i piedi e li usano per scagliare pietre. Digeriscono qualsiasi cosa e sono così stupidi da credere di essere nascosti quando mettono la testa in un cespuglio.
2) Fra gli uccelli dell'Etiopia e dell'India la più famosa è la fenice d'Arabia. Grande come un'aquila e meravigliosamente variopinta, in Arabia è sacra.
Vive cinquecentoquaranta anni e quando invecchia prepara un nido di piante odorose sul quale morire. Dalle ossa e dalle viscere rinasce una larva che diventa pulcino poi uccello e trasporta il nido con i resti del predecessore a Eliopoli in Egitto per deporlo sull'altare degli dei. L'erudito Manilio aveva descritto la fenice e aveva osservato che il suo ciclo vitale corrispondeva al Grande Anno, un ciclo al termine del quale il sole, la luna e i pianeti tornano nella posizione iniziale.
Nel 47 d.C. era stato esposto a Roma un esemplare di Fenice ma si trattava di un falso.
3) Tra "gli uccelli che conosciamo" (Plinio torna alla sfera del reale lasciando da parte le creature favolose) l'aquila è il più forte e il più nobile.
Ne esistono sei specie:
- il melanaeto o aquila delle lepri, piccola, molto forte, vive sui monti e alleva i suoi piccoli diversamente dalle altre, - il pigargo, ha la coda bianca e vive nelle città e nelle campagne,
- il morfno vive vicino ai laghi. Seconfo Femonoe e Boeto (sacerdotesse delfiche autrici di opere sugli auspici e sull'ornitologia) ha i denti, è muta e priva di lingua. Secondo una tradizione uno di questi uccelli lasciò cadere una tartaruga per romperne il guscio e colpì il poeta Eschilo uccidendolo,
- il percnottero o oripelargo, simile a un avvoltoio è codardo e ingordo,
- gnesio è il nome di un'aquila di razza pura (forse l'aquila reale) di media grandezza e colore rossastro, difficile da vedere,
- l'aliaeto si nutre tuffandosi in mare per catturare pesci che scorge da lontano grazie alla sua vista acutissima.
4) Alcune specie di aquile inglobano nel nido la pietra aetite o gagite, utile per farne medicine. Ad eccezione del melanaeto tutte le aquile cacciano presto dal nido i piccoli perché non diventino loro concorrenti nella caccia. Delimitano il proprio territorio e rispettano quello altrui. Si diceva che nessun'aquila fu mai colpita da un fulmine, per questo la tradizione ne ha fatto un attributo di Giove.
5) Gaio Mario adottò l'aquila come unica insegna delle legioni romane mentre prima si usavano anche altri animali. Le aquile attaccano sempre i grandi serpenti perché sanno che costituiscono un pericolo per le loro uova.
6) Nella città di Sesto un'aquila si affezionò ad una ragazza al punto di gettarsi nel suo rogo quando lei morì. Fu eretto in quel luogo un monumento detto di Giove e della Vergine.
7) Gli avvoltoi neri sono i più forti. Nidificano su rupi molto alte e l'aruspice Umbricio sosteneva che depongono tredici uova ma ne usano uno per purificare il nido.
8) Il sanquale e l'immusolo erano forse piccoli di avvoltoi o di aquile ma gli aruspici speculavano sulla loro rarità.
9) Esistono sedici specie di falchi, in generale tutte considerate di buon augurio. Il triorche, così chiamato per il numero dei testicoli, era il più propizio secondo Femonoe, i Romani lo chiamavano Buteone e una famiglia ne aveva tratto il soprannome.
10) In Tracia uomini e falchi collaborano nella caccia, gli uomini fanno sollevare gli uccelli dalle selve e dai canneti e i falchi li spingono verso di loro, poi dividono la preda.
11) Si credeva che il cuculo fosse un falco che in determinato periodo dell'anno cambiava aspetto, ciò perché la comparsa dei cuculi coincideva con la mancanza dei falchi. Il cuculo depone le uova nei nidi di altri uccelli, secondo Plinio perché essendo inviso agli altri volatili cerca di nascondere i suoi piccoli.
12) Il nibbio appartiene alla stessa specie dei falchi. Era considerato un pessimo auspicio se rubava offerte sacrificali. Il suo di usare la coda per controllare la direzione del volo ispirò l'invenzione del timone delle imbarcazioni.
13) Classificazione degli uccelli in base ai piedi: artigli, dita, piedi palmati.
14) Le cornacchie mangiano molti tipi di cibo, lasciano cadere dall'alto i semi più duri per romperne il gusccio. In inverno non le si vedeva nei boschi sacri a Minerva. Sono i soli uccelli a nutrire la prole per un certo periodo dopo che ha imparato a volare.
15) Affini alle cornacchie sono i corvi dei quali si diceva che si accoppiassero e deponessero le uova attraverno il becco, credenza popolare che Aristotele respingeva seccamente.
16) Civette, gufi, allocchi e corvi notturni hanno artigli aduchi e vista debole di giorno. La presenza del gufo in città era considerata funesta, durante il consolato di Sesto Palpellio Istrio e Lucio Pedanio (43 d.C.) un gufo entrò nella cella del Campidogli e fu indedtto uno speciale rito di purificazione.
17) durante il consolato di Lucio Cassio e Gaio Mario (107 a.C.) furono visti a Roma un gufo e un uccello incendiario e anche in questo caso la città venne purificata ma le fonti di Plinio non chiarivano cosa fosse l'uccello incendiario.
18) Civette, gufi e altri rapaci escono dall'uovo dalla parte della coda perché il pedo della loro testa capovolge l'uovo durante la cova.
19) Le civette lottano con abilità stando supine e difendendosi con gli artigli. Gli sparvieri le difendono per solidarietà naturale.
20) Anche il piccolo picchio ha artigli adunchi, è noto il suo modo di cercare cibo nella corteccia degli alberi. Ne Lazio era considerato fondamentale negli auspici dai tempi del mitico re Pico. Quando un picchio si posò sul capo di Elio Tuberone mentre amministrava la giustizia nel foro, gli indovini dissero che se lo avessero ucciso il pretore sarebbe morto ma se lo avessero lasciato andare sarebbe stata la rovina della repubblica. Tuberone uccise l'uccello e poco dopo morì.
21) I falchi che si nutrono solo di carne non bevono, gli uccelli che hanno artigli adunchi sono solitari, hanno ali ampie e volano in alto, camminano con difficoltà.
22) La seconda classe di uccelli, quelli dotati di dita, si dividono in due gruppi, quelli dalla voce augurale e quelli da cui si traggono auspici osservando il volo. Fra questi primo per bellezza è il pavone che, consapevole del proprio aspetto, ama esibire i suoi meravigliosi colori. In inverno perde la coda e rimane nascosto. Vive venticinque anni.
23) L'oratore Ortensio fu il primo a Roma a servire carne di pavone a banchetto. Marco Aufidio Lurcone fu il primo ad allevare pavoni e ne trasse ricche rendite.
24 e 25) Orgoglioso come il pavone è il gallo, la sentinella notturna che annuncia col suo canto il sorgere del sole. Ne esistono specie note solo per il combattimento e in genere si tratta di animali molto bellicosi, spesso le loro lotte si concludono con la morte di entrambi i contendenti. Molto importanti per gli aruspici che osservano il loro modo di prendere il cibo, e per i sacrifici. A Pergamo veniva annualmente allestito uno spettacolo di lotta tra galli.
26) Anche le oche sanno vigilare come dimostrano quelle che difesero il Campidoglio. Glauce di Chio, musicista e poetessa, e il filosofo Lacide erano sempre accompagnati da un'oca.
27) Si attribuiva a Scipione Metello (console 52 a.C.) o al cavaliere Marco Seio la scoperta del fegato d'oca come prelibatezza culinaria. Le piume d'oca usate nel vestiario erano considerate una grande raffinatezza ed erano molto costose.
28) Nella Commagene, in Siria, si ricavava un farmaco dal grasso d'oca.
29) Fanno parte delle oche i chenalopecio e le cheneroti molto apprezzate a tavola dai Britanni. Pregiato è anche il tetraone, dagli splendidi colori, mentre un uccello che vive sulle Alpi è il più grande del gruppo e può quasi arrivare alle dimensioni dello struzzo (il gallo cedrone).
30) Le gru coprono un'immensa distanza venendo dai mari dell'India, volano in alto in stormi compatti, quando devono traversare il Ponto si zavorrano reggendo pietre con le zampe per avere maggiore satabilità.
31) Non si conosceva la provenienza delle cicogne nè la loro destinazione quando migravano altrove. Si sapeva che usano volare in grandi stormi e che passano in estate, ma nessuno le aveva mai viste durante il volo migratorio. In Tessaglia uccidere una cicogna era punito alla stregua di un omicidio, tanto erano rispettate per la loro lotta contro i serpenti.
32) Anche le oche e i cigni migrano come le cicogne ma è possibile vedere i loro stormi che volano in formazione a punta per fendere l'aria più facilmente. Le cicogne ritornano negli stessi nidi e si dice che assistano le madri quando queste diventano vecchie.
33) Anche uccelli molto piccoli come le quaglie compiono lunghe migrazioni, preferiscono volare con l'aquilone e non volano quando spira l'austro. Plinio cita molti piccoli volatili simili alle quaglie nelle dimensioni e nelle abitudini migratorie.
34) Anche le rondini migrano in inverno, vanno in luoghi non lontani ma più caldi. Si diceva che non nidificassero a Tebe a causa dei delitti di Tereo.
35) Migrano verso paesi vicini anche i merli, i tordi e gli storni.
36) Alcuni uccelli si vedono tutto l'anno come i piccioni, altri sei mesi come le rondini, altri per tre mesi come i tordi e le tortore, rigogoli e upupe migrano dopo essersi riprodotti.
37) Gli uccelli memnonidi tutti gli anni volano a Ilio per combattere presso il sepolcro di Memnone.
38) Analogamente combattono fra loro in Beozia le meleagridi (faraone) sulla tomba di Meleagro.
39) Sul monte Cadmo (in Cilicia) si prega Giove perché mandi gli uccelli seleucidi quando si verifica un'invasione di cavallette.
40) Gli Egiziani invocano gli ibis contro i serpenti e gli abitanti dell'Elide si rivolgono al loro dio Miagro contro gli sciami di mosche che diffondono le pestilenze.
41) Ci sono luoghi dove determinate specie di uccelli non esistono e se vi vengono importate possono morire. Non ci sono civette a Creta, taccole sul lago di Como, aquile a Rodi, picchi a Taranto, pernici in Attica e così via.
42) Gli uccelli canori mujtano colore e voce in determinati periodi dell'anno.
43) Plinio ammira il virtuosismo canoro dell'usignolo. Canta all'inizio dell'estate, poi aumentando il caldo la vocce cambia e l'uccello canta sempre meno finché si ritira per l'inverno. Depone le uova a primavera. Per la loro voce tanto melodiosa gli usignoli erano molto ricercati e potevano avere prezzi molto alti.
44) Si credeva che il beccafico e la capinera fossero lo stesso uccello che muta con la stagione (non è corretto, sono due uccelli divesi che si ritirano a periodo alterni). Subisce trasformazioni anche l'upupa, uccello considerato immondo.
45, 46) Varie notizie sui ritiri stagionali degli uccelli e sui periodi di riproduzione.
47) Abitudini degli alcioni, riproduzione in inverno, nidi a forma di spugna composti con un materiale sconosciuto.
48) I gabbiani fanno i nidi sugli scogli, gli smerghi anche sugli alberi.
49) Abilità delle rondini nel costruire i loro nidi di fango.
50) Un uccello che fa un nido perfettamente sferico appartiene al genere delle vitiparre (non identificato con certezza). L'acantallide forma un nido sferico con il lino. I picchi appendono i nidi agli alberi per proteggerli dai quatrupedi. Il cinnamolgo d'Arabia nidifica con ramoscelli di cannella, gli indigeni lo abbattono per impadronirsi di quel legno prezioso. Le gazze trasferiscono le uova se sospettano che il loro nido sia stato individuato dagli esseri umani.
51) L'uccello merope (gruccione) scava buche nel terreno in cui nidifica, nutre i suoi genitori mentre questi si tengono nascosti. Le pernici fortificano i loro nidi con arbusti spinosi. In loro l'istinto sessuale è così forte da spingerli ad abbandonare i piccoli o a mettersi in pericolo pur di accoppiarsi frequentemente. tuttavia se una femmina vede un cacciatore vicino al nido lo distrare fingendosi stanca o ferita e mentre quello cerca di catturarla si allontana dai piccoli.
52) Sono simili i costumi dei piccioni ma questi sono molto fedeli nel rapporto coniugale e hanno grande cura della prole. I piccioni sono vanitosi e amano volteggiare in cielo per mostrarsi a costo di esporsi agli assalti dei falchi. Li difende spesso il gheppio, loro naturale alleato, molto temuto dai falchi.
53) Grande ammirazione di Plinio per i piccioni viaggiatori: ricorda il caso del piccione che portò al campo dei consoli un messaggio di Decimo Bruto durante l'assedio di Modena superando senza difficoltà la sorveglianza di Antonio.
54) Ogni tipo di uccello ha il suo modo di muoversi sia in aria che in terra, il suo modo di atterrare e di riprendere il volo.
55) Alcuni uccelli detti apodi o cipseli sono sempre in volo o stanno accovacciati perché privi di zampe (balestruccio, rondine delle rocce che in realtà hanno zampe piccole e deboli).
56) I succiacapre sono privi della vista di giorno, durante la notte entrano negli ovili e succhiano il latte delle capre.
57) Dopo aver deposto l'uovo le galline girano intorno con le penne arruffate compiendo un rito di purificazione. Esistono uccelli capaci di imitare il muggito dei buoi o il nitrito dei cavalli.
58) I pappagalli, di origine indiana, imitano la voce umana.
59) Anche le gazze di una determinata specie sono capaci di ripetere le parole che ascoltano.
60) Durante il regno di Tiberio un giovane corvo trovò casa nella bottega di un calzolaio e imparò a parlare. Ogni mattina volava sulla tribuna degli oratori e salutava Tiberio, Germanico e Druso. Un altro calzolaio, per invidia o rivalità, uccise il corvo provocando l'indignazione popolare. L'uccello ebbe esequie solenni mentre l'uccisore fu scacciato e più tardi ammazzato.
61) Gli uccelli di Diomede nidificano scavando una buca e ricoprendola con un graticcio e con la terra. Vivono solo in un'isola delle Tremiti dove si trova il tempio di Diomede e lavano il tempio portando acqua col becco, si diceva che fossero i compagni di Diomede trasformati in volatili.
62) Ci sono animali che non si lasciano ammaestrare come le rondini e i topi.
63 e 64) L'uccello porfirione tipico della Commagene e l'imantopodo egiziano usano bagnare il cibo prima di mangiarlo e lo portano al becco con una zampa.
65) Gli uccelli più pesanti si nutrono di cereali, quelli che volano in alto soltanto di carne.
66) I pellicani hanno una grande sacca sotto il becco che riempiono di prede. Il cibo ritorna gradatamente dalla sacca al becco e da qui passa allo stomaco.
67) Nella selva Ercinia in Germania esistono uccelli strordinari le cui piume sono luminose di notte.
69) Apicio parlava della bontà della lingua dei fenicotteri. Plinio cita varie speie di uccelli ricercati dai buongustai.
70) Plinio indica come creature da favola una serie di esseri alati presi dalla mitologia: pegasi, grifoni, tragopani (aquile con le corna), sirene.
71) Nacque a Delo l'abitudine di ingrassare il pollame, abitudine contrastata da una legge di Gaio Fannio del 161 a.C., legge che rimase in vigore molto a lungo ma con molte scappatoie come è facile immaginare.
72) Il cavaliere di Brindisi Marco Lenio Strabone fu il primo a costruire voliere e da lui abbiamo imparato a mettere in carcere animali a cui la natura aveva assegnato il cielo. L'attore Clodio Esopo spese cifre esorbitanti per mangiare uccelli parlanti.
73) Gli uccelli si riproducono tramite le uova come molti animali acquatici, come le lucertole, i serpenti, ecc. Quelli con gli artigli sono poco prolifici, i più fecondi sono quelli più timorosi.
74) Le uova degli uccelli hanno diversi colori all'esterno ma sono tutti bicolori all'interno. Varie notizie sui periodi e la frequenza di deposizione delle uova.
Nell'uovo il corpo dell'uccello si forma con l'albume e si nutre con il tuorlo. Via via che l'embrione si sviluppa il tuorlo scompare.
75) La cova deve aver inizio entro dieci giorni dalla deposizione delle uova: troppo vecchie o troppo recenti le uova sono infeconte. Dura di meno in estate (19 giorni) e di più in inverno (25 giorni).
76) Le gestanti usavano incubare un uovo in seno fino alla nascita del pulcino il cui sesso, si credeva, sarebbe stato lo stesso del nascituro. Lo fece Livia Drusilla in attesa di Tiberio e la predizione fu esatta.
77) Caratteristiche delle galline di buona razza.
78) Rimedi contro la pipita del pollame.
79) Accoppiamenti, numero di uova e metodi di cova di piccioni, colombi e uccelli affini, delle oche, degli aironi, delle aquile e delle gazze.
80) Le femmine di molti uccelli possono deporre uova sterili non essendosi accoppiate con il maschio. Per conservarele uova si può coprirle con farina di fave, oppure d'inverno metterle nella paglia e d'estate nella crusca.
81) Il pipistrello è il solo uccello viviparo e l'unico ad avere ali membranacee, nutre i figli con il latte si nutre di zanzare.
82) Durante l'accoppiamento la vipera femmina divora la testa del maschio. Le uova si schiudono nel suo utero e i neonati escono troppo lentamente, quindi rompono i fianchi della madre facendola morire.
83) L'uomo è l'unico bipede viviparto. Il suo appetito sessuale è insaziabile: Messalina moglie di Claudiogareggiò con una famosa prostituta e la vinse accoppiandosi con venticinque uomini in ventiquattro ore. Solo gli esseri umani hanno inventato modi deviati di gustare il piacere dell'amore. Segue una lunga serie di informazioni sulle posizioni di accoppiamento di molti animali e sulla durata delle gestazioni.
84) Posizione del feto nell'utero e al momento del parto nei vari animali.
85) I più fecondi sono i topi che concepiscono leccandosi e non accoppiandosi. Si seppe di una topolina che partorì centoventi topi. Si spiegano così le infestazioni ma non si sa dove finiscano i topi quando improvvisamente scompaiono.
86) Si credeva che dal midollo umano potessero nascere serpenti.
87) Le salamandre non sono né maschi né femmine e nascono senza alcuna origine simile a quella degli altri animali.
88) L'uomo supera tutti gli altri animali per il tatto e per il gusto, non così per gli altri sensi. Le aquile hanno vista migliore di quella umana, gli avvoltoi l'odorato più acuto, le talpe l'udito più fine.
89) I pesci non hanno organi uditivi ma percepiscono comunque i suoni, specialmente quelli che vivono in fondali bassi.
90) I pesci hanno il senso dell'olfatto, come dimostrano molti casi in cui sono attratti dall'odore delle esche.
91) Plinio ritiene che tutti gli animali abbiano il senso del gusto e considera ammirato la varietà dei modi in cui gli uccelli impiegano becco e zampe per mangiare il cibo leccandolo, strappandolo, succhiandolo, ecc.
92) I serpenti adulti ingoiano uova intere e rigurgitano il guscio, altrettanto fanno con le piume degli uccelli. Quelli più giovani rompono una parte del guscio fra le spire e succhiano il contenuto.
93) Gli animali velenosi come scorpioni, ragni e serpenti non muoiono mai di fame o di sete perche necessitano di pochissimo cibo e acqua.
94) In Africa le belve non bevono in estate per mancanza di pioggia. L'orige (una sorta di antilope non bene identificata) non beve mai ma nel suo corpo esistono vesciche piene di liquido.
95) Molti animali provano sentimenti di ostilità o di amicizia: c'è discordia tra i cigni e le aquile, il corvo e il cloreo (nibbio??), le cornacchie e le civette, la volpe e il nibbio, ecc.
Le cince e i cardellini odiano gli asini che grattandosi contro i rovi distruggono i loro nidi. Ci sono ragni che uccidono i serpenti mordendoli sul capo.
96) Sono invece amici pavoni e piccioni, tortore e pappagalli, merli e tortore e altri animal. Filarco tramandava il racconto di un aspide che uccise un proprio piccolo perché aveva morso il figlio dell'uomo che l'aveva nutrita.
97) Tutti gli animali terrestri dotati di palpebre dormono, lo fanno anche i pesci e gli insetti.
98) Il neonato umano dorme per alcuni mesi quasi continuamente, poi il periodo di veglia si fa più lungo di giorno in giorno. Da subito sogna. Plinio si astiene dal trattare le teorie sulla preveggenza nei sogni ma lascia intendere il suo scetticismo in proposito.