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RODOLFO IL GLABRO

STORIE


LIBRO PRIMO

1


L'opera si apre con la dedica a Odilone abate di Cluny. Rodolfo dichiara di essere stato spinto alla composizione dell'opera dal rammarico per l'assenza di un cronista che tramandi ai posteri le vicende del suo tempo.
Ormai da duecento anni, dai tempi di Beda il Venerabile e di Paolo Diacono, nessuno si è più occupato di scrivere opere storiche. Rodolfo prenderà come punto di riferimento l'anno mille ricordando che nel 1002 fu incoronato Enrico di Sassonia e nel 987 Roberto di Francia.

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"Una trattazione sull'essenza della divina e astratta quaternità". I Padri della Chiesa greca individuarono alcune quaternità che consentono all'intelletto umano di comprendere il senso del mondo superiore e di quello inferiore.
Quattro sono i Vangeli, quattro gli elementi che compongono il mondo inferiore, quattro le virtù che dominano su tutte, quattro i sensi del corpo (si esclude il tatto).
Le corrispondenze: il posto che occupa l'etere nel mondo sensibile corrisponde a quello della saggezza nel mondo intellettuale. All'aria corrisponde la fortezza, all'acqua la temperanza, alla terra la giustizia.
Il Vangelo di Matteo include la figura della terra e della giustizia, il Vangelo di Marco riflette l'acqua e la temperanza, il Vangelo di Luca l'aria e la fortezza, quello di Giovanni l'etere igneo e la saggezza.
Collegando il microcosmo dell'uomo a tutto ciò: la vista e l'udito hanno la posizione superiore dell'etere, l'odorato corrisponde all'aria ed alla fortezza, il gusto all'acqua ed alla temperanza. Il tatto, il meno elevato di tutti, simboleggia la terra e la giustizia.

3


Il fiume che sgorga dall'Eden si divide in quattro rami: il Fison rappresenta la saggezza, il Geon simboleggia la temperanza, il Tigri la fortezza e l'Eufrate la giustizia.
Analogamente il tempo può essere diviso in quattro periodo: dall'inizio del mondo fino al diluvio universale prevalse la saggezza. Da Abramo in poi la temperanza. Da Mosè la fortezza. Dalla nascita di Cristo la giustizia.

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La narrazione di Rodolfo riguarderà il periodo dall'anno 900 ai suoi giorni.
Con l'avvento di Cristo l'impero romano perse la sua potenza e nei secoli si indebolì sempre di più. I re del popolo franco superarono tutti gli altri e per molti anni legarono i propri nomi alle sorti dell'impero, per primi Carlo Magno e Ludovico il Pio. Rodolfo, nel rispetto dei limiti che si è dato, inizierà a narrare come quella stirpe di imperatori giunse alla fine.

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L'ultimo re di questa stirpe fu Carlo il Semplice. Questi aveva fra i suoi notabili un certo Erberto che gli tese una trappola per attirarlo nel suo castello, lo catturò e lo tenne prigioniero fino alla morte. Carlo aveva un figlio di nome Ludovico che fuggì oltre il Reno e vi rimase fino alla maggiore età.

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Rodolfo, figlio del duca di Borgogna Riccardo il Giustiziere aveva sposato Emma, sorella di Ugo il Grande conte di Parigi e duca di Francia. Emma ed Ugo, di comune accordo scelsero Rodolfo come nuovo re di Francia.

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Intanto i potenti del regno elessero Ludovico figlio di Carlo (19 giugno 936), detto Ludovico IV d'Oltremare. Questi sposò Gerberga, sorella di Ottone I di Germania ed ebbe un figlio di nome Lotario.
Quando Lotario successe sul trono a Ludovico rivendicò i territori che erano stati inglobati nel regno di Sassonia da Ottone re dei Sassoni e imperatore dei Romani.
Lotario cercò una volta di catturare Ottone II che riuscì a mettersi in salvo ed invase la Francia arrivando fino a Parigi per poi tornare in Sassonia. Lotario incalzò l'esercito di Ottone fino alla Mosa dove molti fuggiaschi morirono annegati. Il conflitto terminò a questo punto senza che Lorario avesse raggiunto il suo scopo. Lotario ebbe un figlio di nome Ludovico che associò al trono (Ludovico V o Luigi V).
Ludovico V sposò una donna aquitana (Adelaide figlia di Folco II d'Angiò) e la seguì nel suo paese ma i due si lasciarono e Lotario mandò a riprendere Ludovico.
Lotario e Ludovico vissero insieme per qualche anno, poi entrambi morirono senza lasciare prole e così si estinse la loro dinastia.

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L'impero romano passò ai re di Sassonia, il primo fu Ottone I figlio di Enrico I l'Uccellatore, la cui sorella Aduide sposò Ugo il Grande. Ottone fu abile e generoso. Durante il suo regno i Saraceni depredarono alcune regioni della catena alpina.

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In quel tempo (972), l'abate Maiolo tornando dall'Italia fu catturato dai Saraceni mentre attraversava le Alpi con tutto il suo seguito e durante la cattura venne ferito da ad una mano.
I rapitori chiesero un ingente riscatto e Maiolo inviò uno dei suoi a Cluny con una breve lettera in cui pregava i confratelli di raccogliere quanto richiesto. Ricevuta la lettera i monaci in preda alla costernazione spogliarono anche gli arredi del convento per realizzare la cifra del riscatto.
Durante la prigionia il carisma di Maiolo mise in soggezione i Saraceni: uno di loro preparò per i monaci del pane fresco con grande pulizia mentre un altro fu punito per aver inavvertitamente calpestato la Bibbia di Maiolo.
Infine i monaci pagarono il riscatto e Maiolo venne liberato. Poco dopo le truppe di Guglielmo duca di Arles circondarono quei Saraceni nei pressi di Frassineto e li sterminarono.

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Morì l'imperatore Ottone I (973) e l'impero passò al figlio Ottone II, che finché visse governò ottimamente. In quello stesso periodo Adalberto vescovo di Praga subì il martirio fra il popolo dei Prussiani che era andato ad evangelizzare (errore cronologico di Rodolfo: Adalberto morì nel 997).

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Anche Ottone II morì (7 dicembre 983) lasciando il regno al figlio Ottone III di circa dodici anni (altro errore di Rodolfo, Ottone III aveva poco più di tre anni).

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Morì il pontefice (Giovanni XV, aprile 996) ed Ottone fece eleggere un suo parente che divenne papa con il nome di Gregorio V. Ma il potente patrizio romano Crescenzio cacciò Gregorio V e lo sostituì con un'altra persona di sui gradimento (Giovanni XVI).
Ottone III reagì partendo per l'Italia con un grande esercito e arrivato a Roma fece catturare, accecare e mutilare Giovanni XVI mentre Crescenzio si asserragliava in un'altissima torre fuori dalle mura.
Ottone espugnò la torre e fece precipitare Crescenzio dal punto più alto. Il corpo di Crescenzio, dopo essere stato trascinato a lungo nel fango venne esposto alla vista dei Romani.

13


Morto Gregorio V (18 febbraio 999)), Ottone fece eleggere papa Gerberto d'Aurillac arcivescovo di Ravenna. Questi era un uomo di immensa cultura ed acutissimo ingegno tanto che aveva già ottenuto il seggio episcopale di Reims ma a seguito di contese per quella cittadina aveva lasciato la Francia e si era rivolto a Ottone III che gli aveva fatto avere l'episcopato di Ravenna e poi il seggio pontificio che egli assunse con il nome di Silvestro II.

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Ottone decise di espellere i monaci del monastero di San Paolo fuori le mura, colpevoli di condotta non consona, e sostituirli con altri ma gli apparve in sogno l'apostolo San Paolo che lo ammonì che quei monaci andavano redenti, non espulsi. Così Ottone III rinunciò al suo proposito e si adoperò per riformare quella comunità monastica.

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Ottone sposò avventatamente la vedova di Crescenzio per ripudiarla poco dopo. Si mise in marcia per tornare in Sassonia ma morì durante il viaggio (23 gennaio 1002) e fu sepolto in Aquisgrana.

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Il regno di Sassonia passò ad un parente di Ottone III di nome Enrico (Enrico II il Santo, incoronato nel 1002) che più tardi fu eletto anche imperatore dei Romani.
Ma ora Rodolfo intende parlare delle sciagure che colpirono il mondo in quegli anni. L'impero romano era stato diviso in due parti e tutta la latinità aveva Roma come capitale mentre tutti i Greci ebbero la loro capitale in Costantinopoli; ma le due parti divise si indebolirono e subirono frequenti invasioni.

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Verso l'anno 900 i Saraceni mossero dalla Spagna per saccheggiare l'Italia. Si spinsero fino a Benevento e da allora ripeterono frequentemente le loro incursioni benché attaccati dagli imperatori e dai nobili locali.

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Contemporaneamente le Gallie subivano le incursioni dei Normanni, un popolo proveniente da settentrione che navigava sottomettendo varie città e regioni.

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Un giovane nativo delle Gallie di nome Astingo e di misera condizione andò in cerca di fortuna presso i Normanni ed entrò a far parte di un gruppo di pirati dediti ai saccheggi ed alle rapine. Finì per diventare un capo e volle portare la distruzione fra i suoi conterranei. Così attaccò più volte le Gallie, compiendo stragi, profanando chiese e riportando ricchi bottini.

20


Ai Normanni si oppose Riccardo il Giustiziere, duca di Borgogna e padre di re Rodolfo che più volte li affrontò in battaglia e ne fece strage.

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Da allora i Normanni si tennero lontani dalla giurisdizione del re di Francia e qualche tempo dopo Franchi e Borgognoni cominciarono a stringere legami matrimoniali con i Normanni che si erano convertiti al Cristianesimo. Infine (nel 911) fu firmato un trattato dal quale nacque il Ducato di Normandia con capitale Rouen. I duchi furono militarmente potenti ma fautori della pace, giusti e generosi. Assistevano i bisognosi, inviavano ricchi doni ai santuari di tutto il mondo ed aiutavano che intendeva recarsi in pellegrinaggio in Terra Santa.

22


Ma si scatenò una contesa fra il re di Francia e quello di Sassonia. Ne approfittarono gli Ungari che devastarono particolarmente la Gallia. Quella rovina cessò solo quando fra i regni franco e sassone tornò la pace. Gli Ungari si convertirono al Cristianesimo e divennero pacifici.

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Per Rodolfo garanzia di pace e di prosperità è la scelta dell'imperatore da parte del papa. In occasione dell'incoronazione di Enrico II (10 febbraio 1014) il papa Benedetto VIII fece realizzare una nuova insegna imperiale: un globo d'oro (il mondo) circondato da quattro file di pietre preziose (le virtù) e sormontato dalla croce (la giustizia divina). Enrico apprezzò molto la nuova insegna e ne fece dono all'Abbazia di Cluny.

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Il libro si chiude con una serie di considerazioni simboliche di Rodolfo: il Crocifisso guardava ad occidente e la Sua destra tendeva a settentrione, per questo il Cristianesimo si è diffuso ad ovest e a nord mentre l'oriente ed il meridione (l'Asia e l'Africa) sono ancora abitate da popoli barbari ed infedeli.
Ma come il Creatore ha impiegato sei giorni per realizzare l'Universo, così per seimila anni ha operato per educare l'uomo finché il Figlio non si è incarnato nella sesta età che comprende il secolo attuale.
Nella settima si pensa che si concluderà ogni travaglio del modo ed ogni cosa troverà quiete in Colui dal quale ha avuto inizio.

LIBRO SECONDO

1


Dopo il regno dei tre Ottoni e quello di Enrico II il potere passò a Ugo Capeto duca di Parigi, figlio di Ugo il Grande e fratello di Enrico I il Grande, duca di Borgogna.
Ugo fu incoronato (3 luglio 987) con l'adesione di tutti i potenti del regno. Era imparentato con i re sassoni: Ottone I era figlio di una sorella di Ugo il Grande.
Appena eletto Ugo si trovò a fronteggiare molte ostilità ma con il suo vigore riuscì a reprimere ogni ribellione.
Mentre era ancora in vita fece nominare re il figlio Roberto (30 dicembre 987) ed alcuni anni dopo morì serenamente (24 ottobre 996).
Roberto II detto il Pio era saggio, istruito e particolarmente devoto e si oppose alle gravi sciagure che durante il suo regno si abbatterono sulla Chiesa.

2


Intorno al 996 a Bernevul sulla Manica fu avvistata una balena di straordinaria grandezza. L'evento è occasione per raccontare brevemente le avventure di Bendano o Brendano, un monaco di origine inglese che con alcuni compagni faceva vita da eremita sul mare, fra le isole. Una volta, trovandosi in barca, trascorsero la notte su un'isoletta che in realtà era una balena e che li portò ad un'isola meravigliosa dove conobbero comunità monastiche che vivevano in modo esemplare.

3


Etelredo II re di Inghilterra aveva sposato Emma, sorella di Riccardo II il Buono duca di Normandia. Il suo regno venne invaso da Canuto il Grande re degli Angli Orientali. Dopo molte incursioni Canuto concluse un trattato con Riccardo II, ne sposò la sorella Emma, vedova di Etelredo che morì nel 1016, unificando il regno.
Quindi Canuto si rivolse verso gli Stati governati dal re Malcolm II che gli resistette strenuamente finchè Canuto non abbandonò l'impresa e concluse la pace con la Scozia.

4


Una parte della Gallia, la Bretagna, era da sempre abitata dai Bretoni, gente incivile e facile all'ira. Il loro principe Conano (Conano I il Torto, conte di Rennes) sposò la sorella di Folco III il Nero conte d'Angiò. Fra i due cognati scoppiò un grave diverbio (Conano cercava di impadronirsi della contea di Nantes) e dopo molti contri decisero di misurarsi in battaglia in un giorno stabilito.
Prima della battaglia i Bretoni si recarono sul posto e scavarono un fossato coprendolo con rami d'albero. Molti nemici al primo assalto vi caddero dentro e i Bretoni accorsero a farne strage ma Folco, disarcionato e rialzatosi, spronò i suoi con tale impeto che l'esercito bretone venne completamente massacrato. Conano, con una mano mozzata, venne fatto prigioniero (per altre fonti cadde sul campo).

5


Dopo aver sparso sangue in molte guerre, Folco cominciò a preoccuparsi della propria anima. Visitò la Terra Santa e fece voto di costruire sulle sue terre un nuovo monastero.

6


Ma quando la chiesa fu pronta l'arcivescovo di Tours Ugo di Chateaudun si rifiutò di consacrarla se prima Folco non avesse restituito tutto ciò di cui si era appropriato con le sue guerre e le sue razzie. Folco arrivò a minacciare l'arcivescovo, poi decise di recarsi a Roma dal papa Giovanni XVIII che davanti ai ricchi doni del conte non esitò ad inviare un cardinale a consacrare la chiesa. L'atto fu considerato molto disdicevole negli ambienti ecclesiastici.

7


Il giorno stabilito la chiesa di Loclas venne consacrata dal legato papale alla presenza di molte persone ma alla fine della cerimonia sopraggiunse improvvisamente un uragano che scoperchiò l'edificio distruggendone il tetto. L'evento, considerato come prodigio, vanificò il voto di Folco e fu monito per l'ingerenza del papa sulla diocesi di Tours.

8


Nella città di Orleans si verificarono due prodigi: il crocifisso di un convento di suore verso molte lacrime ed un lupo entrò in chiesa e fece suonare la campana tirandone la fune con i denti. Dopo un anno la città fu quasi distrutta da un terribile incendio.

9


Dopo l'incendio il vescovo Arnolfo volle subito ricostruire la cattedrale e mentre si scavavano le fondamenta fu trovata una grande quantità d'oro che il vescovo dedicò interamente alla riedificazione di quella e di altre chiese di Orleans. Si suppose che l'oro fosse stato sepolto da Sant'Euverte, vescovo del VI secolo e costruttore della prima chiesa che, ai suoi tempi, aveva avuto la fortuna di trovare un analogo dono.

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Una lunga invettiva dell'autore contro la simonia ed i vizi degli alti prelati che si riflettono su tutto il clero. Il popolo a sua volta, imitando il clero, si macchia di avarizia, avidità ed altri peccati.

13


Eruzione del Vesuvio. Rodolfo tenta di dare una spiegazione "scientifica" del fenomeno.

14


Nello stesso periodo morivano molti illustri personaggi: il papa Giovanni XV, il marchese Ugo di Tuscia, Oddone conte di Tours e Chartres, Eriberto conte di Meaux e Troyes.
Morì Riccardo duca di Rouen, Guglielmo duca di Poitiers, Manasse vescovo di Troyes, Gilberto vescovo di Parigi, Geboino vescovo di Chalons.
Morì anche Maiolo la cui fama di santità richiamò persone da tutto il mondo.
In quell'epoca infuriava una gravissima epidemia e molte furono le guarigioni ottenute presso le tombe dei tre santi confessori: Martino di Tours, Ulrico di Baviera e San Maiolo.

15


L'anno 997 (sembra che la data esatta sia 1002) morì Enrico il Grande duca di Borgogna. Poco dopo si verificò l'apparizione di un drago in cielo che spaventò tutta la Gallia.
L'anno successivo la Borgogna fu invasa dall'esercito di Roberto il Pio e da trentamila Normanni guidati da Riccardo conte di Rouen. Roberto e Riccardo avevano deciso di dividere fra loro i territori appartenuti ad Enrico ma i Borgognoni erano insorti.
Il re assediò la città di Auxerre ma non riuscì ad espugnarla, si volse allora contro il vicino castello di San Germano. L'abate Odilone si offrì di fare da mediatore per ripristinare la pace.

16


Senza dare ascolto a Odilone Roberto prese d'assalto il castello ma questo fu circondato da una misteriosa e densissima nebbia che impediva agli assedianti di mirare. Sotto il colpi degli assediati furono costretti a retrocedere, il re si ritirò ed attraversò la Borgogna saccheggiando ed appiccando incendi, inché non rientrò in Francia. Sarebbero trascorsi altri dieci anni prima che Roberto riuscisse ad impadronirsi della Borgogna.

17


Il mondo latino fu colpito da cinque anni di grave carestia. La fame portò al cannibalismo anche fra parenti, fra genitori e figli.

18


Nuova invasione dei Saraceni, arrivavano dalla Gallia meridionale, con grande strage di cristiani. Contro i Saraceni combattè più volte il duca di Navarra Guglielmo il Santo (Sancho Garces II) e nella guerra anche i monaci dovettero prendere le armi. Dopo moltissime perdite da ambo le parti vinsero i Cristiani ed i Saraceni, decimati, tornarono nel loro paese.

19


Nel monastero della Reome un monaco, trovandosi solo in chiesa una domenica dopo i riti mattutini ebbe la visione di un gruppo di austeri personaggi biancovestiti che entravano nella chiesa. Mentre uno di loro cominciava a dire la Messa, un altro spiegò al monaco che si trattava degli spiriti di un gruppo di confratelli morti per mano saracena. Dopo la Messa ed il bacio della pace gli spiriti scomparvero ed il monaco comprese che presto sarebbe stato con loro.

20


Infatti trascorsi cinque mesi il monaco, che era un medico, si recò ad Auxerre per curare alcuni monaci malati ma il giorno successivo al suo arrivo si ammalò gravemente. Ebbe la visione di una bellissima ragazza che lo rassicurava e raccontò al priore del luogo entrambe le sue visioni. Entro tre giorni spirò. Un uomo che si trovava in chiesa percepì i diavoli che tentavano senza successo di impadronirsi dello spirito del monaco.

21


In casa di una nobile borgognona in quel periodo cominciarono a piovere pietre che, pur se non ferivano nessuno e non provocavano danni, vennero interpretate come un nefasto presagio. Infatti la famiglia che abitava quella casa entrò in lite con i vicini e la lite degenerò più volte in rissa provocando la morte di molte persone.

22


In Gallia, presso Chalons, un plebeo di nome Leutardo venne aggredito da uno sciame di api e ne rimase sconvolto. Ripudiò la moglie con il pretesto della castità dettata dalle Sacre Scritture e si mise a predicare alla gente una sua dottrina eretica. Il vescovo intervenne, lo interrogò e smentì le sue parole davanti ai fedeli. Vistosi isolato Leutardo si tolse la vita.

23


Un episodio analogo si verificò a Ravenna dove un certo Vilgardo, appassionato studioso di grammatica, vide dei diavoli che avevano preso l'aspetto dei poeti Virgilio, Orazio e Giovenale che si finsero riconoscenti verso di lui per lo studio delle loro opere. Vilgardo si mise a predicare che la verità era nelle parole dei poeti e non nella fede cattolica. Infine fu smascherato come eretico e condannato a morte. Numerosi altri eretici in Italia e in Sardegna finirono giustiziati con la spada o sul rogo.

LIBRO TERZO

1


Poco prima dell'anno mille il mondo era quasi privo di personaggi di rilievo ma dopo quella data cominciarono a fiorire nella nobiltà e nel clero uomini da imitare.
Sotto Enrico di Sassonia e Roberto re di Francia i due regni furono turbati da conflitti interni. Quando Enrico fu incoronato re dal papa Benedetto VIII (1014) i Longobardi si ribellarono e nominarono loro re Arduino di Ivrea, ma in seguito furono sconfitti e dovettero sottomettersi all'imperatore che volle avere proprio a Pavia un sontuoso palazzo.
Enrico sposò Cunegonda figlia del duca Sassone Sigefredo e constatando la sterilità di lei volle devolvere alla Chiesa il patrimonio che aveva destinato ai propri figli. Costruì chiese e monasteri su consiglio di Benedetto VIII.

2


Il popolo degli Ungheresi si convertì al Cristianesimo con il re Stefano. Questi garantì ai pellegrini diretti in Terrasanta ospitalità e sicurezza, ciò che richiamò grandi masse di persone di ogni ceto.
L'imperatore Basilio III di Bisanzio, con il pretesto di riscuotere tributi dovuti all'impero romano, inviò una flotta in Italia e si impadronì del Beneventano.

3


Il normanno Rodolfo Drengot, caduto in disgrazia presso Riccardo II il Buono duca di Normandia, si recò a Roma per perorare la propria causa davanti al pontefice Benedetto VIII. Questi gli chiese aiuto contro le vessazioni dei Greci nel Beneventano e Rodolfo accettò. Presentato dal papa assunse il comando presso i maggiorenti di Benevento e in breve tempo trucidò gli esattori bizantini.
I Normanni si scontrarono di nuovo con i Greci che rimasero quasi tutti sul terreno. Ma da Bisanzio fu inviata una flotta mentre Riccardo di Normandia mandava ingenti rinforzi a Rodolfo. Le due parti vennero di nuovo a battaglia con gravi perdite per tutti. Infine Rodolfo vedendo decimato il proprio esercito si rivolse all'imperatore Enrico che lo accolse con favore.
4


L'imperatore partì per l'Italia con numerose truppe, marciando nella regione beneventana riconquistò città e castelli sottratti dai Greci. Lungo fu l'assedio della città di Troia in Puglia che era stata fortificata. Al terzo mese d'assedio gli abitanti cominciarono ad inviare all'imperatore un vecchio eremita con un seguito di bambini a chiedere pietà. Enrico II finì per commuoversi, accettò la resa della città senza uccidere nessuno e tornò in Sassonia.
Anche Rodolfo tornò nel suo paese.
L'anno seguente morì in Sassonia l'imperatore Enrico.

5


Roberto re dei Franchi subì molte offese da personaggi che erano stati elevati ai ranghi più alti da lui stesso o da suo padre Ugo Capeto o da suo nonno Ugo il Grande.
Fra i suoi avversari furono Oddone I (Eude) conte di Blois ed il figlio di questi Oddone II. Quest'ultimo si impadronì di tutti i latifondi del defunto Stefano I conte di Troyes che per legge sarebbero dovuti passare al re.

6


Oddone II fu acerrimo rivale anche di Folco conte d'Angiò. Anche Guglielmo (Ottone-Guglielmo) figlio di Adalberto d'Ivrea si ribellò al re dopo che in Borgogna ebbe raggiunto grande ricchezza e potere ma ebbe come forte avversario Ugo di Chalon vescovo di Auxerre, uomo di grande virtù fedelissimo al re.

7


Re Roberto sposò Costanza, figlia di Guglielmo I conte di Arles dalla quale ebbe quattro figli e due figlie. A seminare discordia fra i coniugi intervenne un certo Ugo di Beauvais che riuscì ad entrare in amicizia con il re fino al punto di essere nominato conte palatino. Un giorno, durante una battuta di caccia Ugo di Beauvais venne assassinato sotto gli occhi del re da cavalieri inviati da Folco d'Angiò. Più tardi Roberto si riconciliò con la regina.
Era molto pio e si occupava dei più umili, quando veniva nominato un nuovo vescovo Roberto si preoccupava che fosse scelto un uomo di umile origine ma capace, piuttosto che un uomo corrotto dal lusso.

8


Condusse rapporti pacifici con gli stati confinanti ed in particolare con l'imperatore Enrico II con il quale ebbe un incontro che Rodolfo descrive con abbondanza di reciproci doni e cortesie e che si concluse con la stipula di un patto d'amicizia.

9


Durante il regno di Roberto I fu visibile, tutte le notti per tre mesi, una cometa intensamente luminosa, fenomeno che all'epoca di Rodolfo era considerato presagio di eventi straordinari e terribili.

10


Infatti in quel periodo un incendio distrusse la chiesa del beato Michele Arcangelo sulla costa oceanica (Mont-Saint-Michelle) famosa per l'ampiezza delle maree nell'area circostante.

11


Abbone abate di FLeury si trovava in un monastero della Guascogna per riformarlo quando venne pugnalato mentre tentava di sedare una rissa scoppiata nell'atrio del monastero.

12


Si tennero in quegli anni numerosi concili che decisero che i digiuni fra Ascensione e Pentecoste non potevano essere imposti ai fedeli dal clero, che l'uso dei monaci di intonare il Te Deum laudamus nelle domeniche precedenti il Natale risaliva alla regola di San Benedetto ed era legittimo, che era corretto celebrare l'Annunciazione il 25 marzo anziché il 18 dicembre come si usava in Spagna.

13


Dopo l'anno mille in tutto il mondo si cominciò a ricostruire basiliche, cattedrali, chiese e monasteri.

14


Grandi lavori di demolizione e ricostruzione furono svolti nel monastero di San Martino di Tours ad opera del venerabile Erveo (Hervè de Buzançais). Erveo era nato da una famiglia nobile e potente ed aveva ricevuto una raffinata educazione ma aveva abbandonato la scuola di arti liberali per seguire la sua vocazione. Rifugiatosi in un monastero desiderava divenire monaco ma la famiglia lo portò via ed il padre lo presentò al re perché lo convincesse a coltivare altri progetti. Re Roberto comprese l'indole del giovane e gli propose di diventare tesoriere della chiesa di San Martino ma Erveo rifiutò ed infine entrò in una comunità di canonici. Fu diacono ma visse da monaco infliggendosi penitenze e digiuni e vegliando e pregando continuamente.

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Divenuto più tardi tesoriere di San Martino di Tours volle ricostruire la chiesa in modo splendido. Vide in sogno San Martino che lo incoraggiava a portare l'opera a compimento e presiedette alla cerimonia di consacrazione alla quale parteciparono molti vescovi e prelati. Trascorse gli ultimi anni della sua vita in solitudine assorto nella preghiera in una piccola cella del monastero e morì in odore di santità.

16


L'abate Guglielmo da Volpiano, chiamato da Maiolo a riformare il monastero di San Benigno a Digione, ne fece subito ricostruire la chiesa. Di nobile famiglia italiana, Guglielmo aveva fatto costruire un monastero nel suo possedimento di Volpiano al quale aveva dato il nome di Fruttuaria.
Noto per il suo acume e per la sua saggezza era ricercato da nobili e re per fondare o rifondare monasteri.

17


Le regole monastiche furono istituite in Italia da San Benedetto ed importate in Gallia da San Mauro fondatore del monastero di Glenfeuil. Da qui i monaci dovettero più tardi fuggire a causa di incursioni nemiche nel territorio angioino quindi nel Poitou e da qui nel monastero di San Martino ad Autun ed infine nel monastero di Baume in Borgogna.

18


Quando l'istituzione stava per esaurirsi trovò nuova forza nel monastero di Cluny fondato dall'abate di Baume Bernone per incarico di Guglielmo duca di Aquitania nel territorio di Macon. Il cenobio iniziò con dodici monaci e la sua cultura si diffuse nel mondo intero.
A Bernone seguì Oddone che diffuse l'istituzione dall'Italia alla Gallia Settentrionale. A Oddone seguì Mainardo, semplice ma abile nel mantenere le regole. Gli succedette Maiolo che designò come prossimo abate Odilone. Molti monaci di Cluny furono inviati a dirigere altri monasteri.

19


In quegli anni furono rinvenute moltissime reliquie. Il primo ritrovamento avvenne nella città di Sens e le reliquie attirarono tanti visitatori che la città divenne molto ricca.

20


Quando il conte di Sens Frotmundo morì prese il potere il figlio Rainardo. Dispotico e perverso questi si rivelò detrattore del Cristianesimo ed ammiratore dei costumi dei Giudei.

21


Una volta Rainardo condannò senza alcuna pietà un ladruncolo all'impiccagione. Miracolosamente l'uomo sopravvisse tutta la notte appeso per la gola, al mattino la corda si spezzò ed egli lasciò la città ancora vivo.
22


Con una breve digressione Rodolfo narra un episodio analogo: ad un vecchio furono affidati dei buoi rubati a sua insaputa e, ritenuto colpevole, venne impiccato ma un'enorme giovenca lo sostenne con le corna per tre giorni finché dei passanti lo liberarono. L'uomo raccontò che da giovane, tenendo a battesimo un bambino, gli aveva regalato l'unico vitello che lui e sua moglie possedevano. Da allora si diffuse l'uso di regalare vitelli ai figliocci di battesimo.

23


Infine il re decise di cacciare Rainardo e prendere possesso della città. A questo fine inviò un esercito che saccheggiò Sens e ne incendiò una parte ponendo fine alla sua prosperità.

24 - 25


Nell'anno 1009 gli Arabi distrussero la chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme. Corse voce che il califfo fosse stato istigato dagli Ebrei, ciò scatenò in Europa una dura persecuzione antisemita.
Successivamente la chiesa fu ricostruita a cura della madre del califfo, che era Cristiana, ed un gran numero di fedeli si recò a Gerusalemme in pellegrinaggio.

26


Nella città di Orleans prese a diffondersi una nuova eresia e quando questa venne propagandata al di fuori della città il duca di Normandia ne informò il re. Roberto aprì subito un'inchiesta.

27


I capi della nuova setta ereticale, due prelati, furono interrogati e descrissero la loro dottrina che negava la Creazione e l'immortalità dell'anima e si avvicinava per molti aspetti alla filosofia epicurea.

28 - 30


Il Glabro confuta la dottrina eretica con argomenti ortodossi e riferimenti alla Bibbia ed al Vangelo.

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Esauriti i tentativi di redimere gli eretici il re ne mandò al rogo tredici ed in seguito questa fine toccò a coloro che si avvicinavano alle eresie.

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Il re ebbe quattro figli e designò come suo successore il primogenito Ugo. Il parere dei consiglieri reali era di lasciar crescere il ragazzo prima di consacrarlo ma Roberto, cedendo alle pressioni della moglie, procedette alla consacrazione quando Ugo era ancora minore.
Crescendo Ugo chiese di partecipare attivamente al regno e la regina, che pure lo aveva voluto incoronare al più presto, divenne sua avveraria.

33


Per qualche tempo Ugo, spinto da un senso di ribellione giovanile, attaccò e rapinò le proprietà dei genitori con un gruppo di coetanei. Presto pentitosi chiese ed ottenne il perdono ed in seguito divenne così famoso per la sua bontà che molti desiderarono che diventasse imperatore. Ma Ugo morì prima del padre nel cordoglio generale. Rodolfo il Glabro riporta un suo componimento poetico scritto in morte di Ugo.

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Sorsero nuovi contrasti tra il re e la regina sulla scelta del figlio superstite da designare come erede al trono ma infine prevalse il volere di Roberto che fece incoronare il secondogenito Enrico.

35


Enrico si alleò con il fratello Roberto per togliere al padre alcuni castelli ed il re reagì inviando un esercito e facendo scoppiare una guerra civile. Poi, su consiglio dell'abate Guglielmo, perdonò i figli e seguì un periodo di pace.

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L'anno seguente il re Roberto morì e subito ripresero le ostilità fra la regina Costanza ed i figli finché Folco d'Angiò, loro parente, non intervenne per riconciliarli. Dopo un altro anno anche la regina morì.

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Divenuto re Enrico nominò il fratello Roberto duca di Borgogna. Enrico venne in contrasto con Oddone II di Blois il quale, dopo essersi impadronito di Troyes e Mebuy sotto Roberto, cercava di sottrargli Sens, lo attaccò e lo sconfisse più volte fino a sottometterlo completamente.
Oddone discendeva in linea materna da Corrado re di Austrasia ed era nipote di re Rodolfo che non aveva avuto eredi diretti, per questi motivi aveva aspirato al regno.

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All'imperatore Enrico successe Corrado II il Salico che venne a sua volta a guerra con Oddone. Durante questa guerra i Milanesi, che si erano ribellati a Corrado, offrirono a Oddone il loro appoggio per prendere il trono imperiale estendendone il dominio a tutta l'Italia. Ma Oddone fu attaccato da Gozilone duca di Lorena e perì in battaglia.

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Questo Oddone era nipote di Tebaldo di Chartres detto l'Ingannatore, che aveva ucciso a tradimento il duca di Rouen Guglielmo per sposarne la moglie e che generò Oddone I, padre di Oddone II.

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Intorno all'anno mille, portati dal seguito della regina Costanza, si erano diffusi nuovi costumi nell'abbigliamento e nelle acconciature. Queste nuove mode scandalizzarono Guglielmo da Volpiano, che redarguì il re e la regina, e lo stesso Rodolfo il Glabro che compose in merito un'invettiva in versi.

LIBRO QUARTO

1


Quando si candidò alla corona imperiale l'unico ostacolo che Corrado II incontrò fu il suo matrimonio con una parente (Gisella). Corrado promise ai vescovi di annullare quel matrimonio, fu incoronato ed invitato dal papa a Roma per ricevere anche la corona di Italia. Durante il viaggio attaccò e punì Ivrea ed altre città italiane che non intendevano sottometterglisi. Una volta incoronato imperatore rifiutò di ripudiare la moglie.

2


Intorno al 1024 il patriarca di Costantinopoli (Eustazio) e l'imperatore Basilio II decisero di ottenere per la chiesa costantipolitana la supremazia dulla cristianità orientale. Inviarono una legazione al papa che avanzò la richiesta e si adoperò per comprare quanti potevano appoggiarla. Si giunse ad un accordo segreto ma la notizia presto trapelò e si diffuse, con grande scandalo, per l'Italia intera.

3


Guglielmo da Volpiano scrisse una lettera al papa Giovanni XIX per raccomandargli di non dare corso alle pretese dei Greci.

4


Giovanno XIX era subentrato al fratello Benedetto VIII elargendo denaro (quest'accusa è sostenuta dal solo Rodolfo).
Alla fine i legati bizantini tornarono a casa e la loro richiesta venne ignorata.

5


Dal castello di Monteforte in territorio longobardo cominciò a svilupparsi una nuova setta di eretici idolatri.
Una volta un cavaliere molto malato che viveva nelle vicinanze ricevette la visita di una donna appartenente a quella setta. L'uomo la vide entrare seguita da una schiera di esseri vestiti di nero dal volto ripugnante. Una volta uscita la donna uno di quegli esseri si avvicinò al malato per offrirgli guarigione e fortuna, affermando che a lui dovevano il potere i nuovi imperatori Corrado e Michele di Bisanzio. Il cavaliere comprese che si trattava del demono, lo scacciò invocando il Signore e morì quella stessa sera.

6


In una località alpina un imbroglione spacciò delle ossa umane trafugate da una tomba per le reliquie di un santo. Molta gente semplice accorse e gli spiriti del male operarono miracolose guarigioni, i vescovi della zona ne approfittarono per conseguire illeciti profitti.

7 - 8


Manfredi II marchese di Ivrea stava costruendo un monastero e si lasciò attirare dall'impostore che gli prometteva molte reliquie. Guglielmo da Volpiano e lo stesso Rodolfo che lo accompagnava presenziarono alla consacrazione della chiesa del nuovo monastero e conobbero l'impostore che raccontava che i suoi ritrovamenti erano consentiti dalle informazioni fornite da un angelo che gli appariva ogni notte. Rodolfo smascherò l'imbroglione ma il popolo continuò a credergli, nonostante le figure demoniache che nottetempo furono viste uscire dall'urna contenente le false reliquie.

9


Avvicinandosi l'anno 1033 (millesimo anniversario della morte di Cristo) morirono molti uomini illustri fra i quali papa Benedetto VIII, il re Roberto di Francia, il vescovo Fulberto di Chartres e l'abate Guglielmo da Volpiano che operò, poco dopo la morte, la miracolosa guarigione di un bambino.

10


Nello stesso periodo si diffuse per il mondo intero una gravissima carestia. La fame tormentò la gente al punto che gli episodi di cannibalismo divennero comuni.

11


Nella foresta di Macon venne scoperto e bruciato vivo un brigante che aveva ucciso e divorato quarantotto passanti.

12


Nella stessa regione alcuni tentarono di fare il pane aggiungendo sabbia alla poca farina di cui disponevano ma si ammalarono e morirono. La grande quantità di cadaveri insepolti attirò i lupi, così si prese a seppellire le vittime della fame in grandi fosse comuni dette "carnai".

13


La carestia, da Rodolfo considerata una punizione divina, durò per tre anni. Le chiese spesero tutte le loro risorse per aiutare la gente ma la fame continuò ad uccidere ovunque.

14


Nell'anno 1033 la carestia ebbe termine, il cielo tornò sereno e la terra riprese a dare i suoi frutti. I vescovi di tutta la Francia presero ad indire concilii ai quali partecipava anche la popolazione per concludere solenni patti in difesa della pace.

15


Quei concili produssero regole scritte per mantenere la pace che fra l'altro prevedevano l'immunità del clero e di chiunque si rifuggiasse in chiesa, ad eccezione dei violatori delle regole stesse che sarebbero stati in ogni caso puniti.

16


Furono stabiliti il divieto di bere vino di venerdì e di mangiare carne il sabato. Con grande entusiasmo tutti aderirono al progetto di pace. Si ebbero molte guarigioni di infermi e per tre anni consecutivi raccolti straordinari.

17


Ma come sempre succede l'umanità tornò presto ai suoi peccati e si sentì parlare di incesti, scandali e turpitudini di ogni genere.
Fu eletto papa Benedetto IX, un fanciullo di dieci anni nipote dei suoi due predecessori. Molte cariche ecclesiastiche vennero ottenute a pagamento e la simonia dilagò .

18


Da tutto il mondo gente di ogni condizione prese a compiere pellegrinaggi in Terra Santa. Rodolfo racconta la storia di un uomo che in estasi sul monte Oliveto pregò di morire in quei luoghi. La sua preghiera venne esaudita.

19


Un altro miracolo fu raccontato da Odolrico vescovo di Orleans: un saraceno che aveva deriso i pellegrini riuniti in preghiera fu improvvisamente colto da convulsioni e perì di una morte atroce.

20


Anche Roberto duca di Normandia si recò in pellegrinaggio e morì durante il viaggio di ritorno. Non aveva avuto figli legittimi e il ducato andò al figlio naturale Guglielmo.

21


Ai tempi di Rodolfo si pensava che questo grandi movimento di pellegrini fosse presagio della venuta dell'Anticristo.

22


In Africa (ma probabilmente Rodolfo confonde e dovrebbe parlare della Spagna) i Saraceni ripresero a perseguitare i cristiani e a farne strage. Li contrastò e sconfisse un piccolo esercito di cristiani che avevano fatto voto di donare l'eventuale bottino all'abbazia di Cluny. Il bottino fu ricco perché i Saraceni usavano combattere adornati da gioielli e fu, come promesso, consegnato a Odilone abate di Cluny che lo destinò ad opere caritatevoli.

23


In Germania il popolo dei Liutizi si ribellò e prese a fare strage di cristiani. Furono debellati dall'imperatore Corrado che in seguito scese in Italia con l'esercito e domò un'altra insurrezione. Corrado strinse un patto di amicizia con il re di Francia Enrico che sposò la nobildonna tedesca Matilde.

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Il 29 giugno del 1033 si verificò un'eclissi di sole che tutti interpretarono come infausto presagio. Infatti lo stesso giorno la nobiltà romana cacciò il papa Benedetto IX (in quest'ultimo caso la datazione non è corretta) che fu poi restaurato dall'imperatore Corrado.

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Secondo Rodolfo in quel periodo il peccato, l'avidità e l'ingiustizia imperavano negli ambienti ecclesiastici come in quelli secolari.

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Tre anni dopo si verificò una nuova eclissi e morì l'imperatore Corrado al quale successe il figlio Enrico, Guglielmo conte di Poitou che era stato prigioniero di Goffredo Martello, il vescovo Ugo di Auxerre, Rainaldo conte di Auxerre che fu assassinato ed il conte Folco d'Angiò.

LIBRO QUINTO

1


Il diavolo continuava a tentare gli uomini. Rodolfo racconta di un monaco che fu indotto dal demonio a disertare le funzioni religiose: il maligno gli aveva assicurato che ogni anno i dannati venivano liberati da Gesù nel giorno di Pasqua.

2


L'autore racconta la propria esperienza di un episodio simile: fu risvegliato nel pieno della notte da un essere mostruoso che lo avvertiva che non sarebbe rimasto nel monastero e corse in chiesa a chiedere perdono dei propri peccati.

3


Rodolfo confessa di essere stato concepito nel peccato e di aver avuto un'infanzia turbolenta. Costretto ad entrare in monastero all'età di dodici anni, aveva preso a comportarsi in modo così riottoso ed arrogante da venire cacciato.

4


Sistematosi nel monastero di San Benigno a Digione, aveva avuto la visione di un altro essere infernale e poco dopo un suo compagno aveva gettato la tonaca, ma era ritornato dopo qualche tempo di vita mondana, sinceramente pentito.

5


Rodolfo ebbe la terza visione nel monastero di Malleraye quando un mattino non si levò per tempo come previsto dalla regola. Anche quella volta un confratello fuggì per qualche tempo dal monastero.

6 - 7


Rodolfo ritiene che chi ha visioni prodigiose sia spesso prossimo a morire. A sostegno di questa ipotesi cita alcuni esempi.

8


Ai tempi in cui viveva nel convento di Saint-Germain ad Auxerre, Rodolfo fu incaricato di restaurare le iscrizioni sugli altari della chiesa, compito che egli portò a termine meticolosamente con soddisfazione di tutti ma un nuovo arrivato nel monastero, pieno di invidia, cominciò a parlare male di Rodolfo finché non ottenne che le iscrizioni venissero cancellate. La giustizia divina, tuttavia, lo punì con la cecità.

9


Morirono in quel periodo alcuni monaci dell'abbazia ed in un caso fu visto un raggio di luce salire verso il cielo come se Dio avesse voluto spronare i presenti ad emulare il candore del monaco defunto.
10 - 12


A chi si chiede perché dopo l'avvento di Cristo i miracoli siano meno frequenti, Rodolfo fornisce spiegazioni citando e commentando alcuni passi delle Scritture ed aspetti della liturgia.

13


La fama di Cluny era talmente vasta che, comq viene dimostrato qui con un aneddoto, aveva raggiunto anche un eremita che da vent'anni viveva solo in un deserto africano.

14


La Pasqua del 1041 ricorse il 22 marzo. In quell'anno morì l'imperatore Corrado e gli successe il figlio Enrico.

15


Prima in Aquitania poi nell'intera Gallia fu decretata la "tregua del Signore" che vietava di compiere vendette e di ritirare pegni dalla sera del mercoledì all'alba del lunedì successivo.

16


Questa norma fu respinta dagli abitanti della Neustria a causa della guerra civile provocata da re Enrico in contesa con i figli di Oddone II. La punizione celeste portò in quei luoghi pestilenza e carestia.

17


Nell'anno 1045 Enrico figlio di Corrado, in procinto di diventare imperatore, sposò Agnese figlia di Guglielmo duca di Poitiers. Era un re amato da tutti per la sua modestia e la sua affabilità, unico difetto l'essere soggetto a concupiscenza carnale.

18


Nel 1046 si verificò una carestia di vino e di legumi, un'eclissi di luna ed una pioggia di meteore; le messi che di solito si raccolgono in ottobre maturarono in novembre.

19


La guerra fra Enrico re di Francia ed i figli di Oddone, Tebaldo e Stefano, portò grande spargimento di sangue. Il re intendeva affidare la città di Tours a Goffredo Martello e questi l'assediò per oltre un anno. Al momento decisivo della guerra Goffredo invocò San Martino giurando che avrebbe restituito qualsiasi cosa avesse in passato preso con la violenza.
Quando vennero a battaglia Stefano e Tebaldo furono presi dal terrore, il primo fuggì ed il secondo fui catturato e costretto a consegnare la città.

20


Il 22 novembre dello stesso anno si verificò una terza eclissi di sole, inoltre il pianeta Venere sembrò oscillare come se stesse per cadere sulla terra. Tutto ciò indusse molti al pentimento ed alla penitenza.

21


Alla morte di Burcardo arcivescovo di Lione sorsero aspre contese per la successione. Si impadronì arbitrariamente della carica il nipote del defunto, anche lui di nome Burcardo ma fu mandato in esilio dall'imperatore.
Un nobile tentò di far nominare il proprio figlio ancora bambino ma anche lui fu messo in fuga. Allora il papa scelse Odilone abate di Cluny inviandogli il pallio e l'anello ma Odilone rifiutò e trattenne pallio ed anello riservandosi di consegnarlo a chi fosse stato degno di quella sede.

22


Infine per volontà di Enrico fu insediato Odolrico già vescovo di Longres e la pace e l'armonia tornarono nella provincia.

23


Il popolo ungaro si sollevò ed il re, nonostante l'esercito fosse molto inferiore a quello nemico, lo affrontò coraggiosamente in battaglia. Una nebbia tenebrosa avvolse l'esercito degli Ungari che furono sanguinosamente sconfitti e lasciarono sul terreno moltissimi caduti.

24


Un abate per ingraziarsi il re gli fece dono di un cavallo senza sapere che chi glielo aveva venduto l'aveva rubato. Mentre il re montava quel cavallo incontrò il legittimo proprietario che si lamentò del furto. Il re impose all'uomo di prendere le redini e di condurre lui e il cavallo dove volesse, intanto fece chiamare l'abate e gli ordinò di dargli il bastone pastorale che lo stesso re depose nella mano della statua del Salvatore.
Enrico III ordinò all'abate di riprendere i bastone e di non sentirsi mai più debitore verso un mortale. (In sintesi la parabola ribadisce l'indipendenza dell'ordine cluniacense dal potere temporale).

25


Dilagando la simonia Enrico III convocò vescovi ed arcivescovi da tutto l'impero e li redarguì duramente, quindi emanò un editto che vietava assolutamente qualunque commercio di cariche ecclesiastiche.

26


Anche la curia romana era affetta dalla simonia. Un ragazzo di dodici anni era divenuto pontefice grazie alla corruzione ed ai traffici dei suoi sostenitori. Dopo anni di turpitudini fu deposto e sostituito da Gregorio che con le sue virtù pose riparo alle nefandezze del predecessore.