Guida rapida
A B C D E F G H I J K L M
N O P Q R S T U V W Y Z  

ARISTOTELE DI STAGIRA

LA COSTITUZIONE DI ATENE



Trecento giudici condannarono gli Alcmeonidi accusati da Mirone all'esilio perpetuo per sacrilegio. Il cretese Epimenide purificò la città.
In quel periodo il governo di Atene era in mano agli oligarchi che detenevano tutti i terreni mentre i poveri lavoravano e vivevano in una situazione di schiavitù di fatto.
Fino a Draconte tutte le magistrature (prima vitalizie, poi decennali) spettavano all'aristocrazia. Le più importanti erano tre: il re, il polemarco (potere militare) e l'arconte (potere civile).
A queste cariche si aggiunse quella dei Tesmoteti che si occupavano di tutti gli aspetti giudiziari.
L'Areopago preservava le leggi intervenendo quando venivano violate e comminando punizioni e multe.
Questa organizzazione venne modificata con le leggi emanate da Draconte, le magistrature vennero assegnate per sorteggio fra i cittadini che rispondevano a determinati requisiti patrimoniali (cioè la gestione del potere, in precedenza esclusiva della nobiltà, venne aperta anche alla classe più abbiente indipendentemente dalla discendenza genealogica).
La condizione di grande ineguaglianza sociale provocò la rivolta dei poveri e si giunse alla guerra civile. Per risolvere la situazione venne eletto arconte Solone il quale legiferò in favore dei poveri abolendo i debiti e vietando di rendere schiavi i debitori insolventi.
Ovviamente questi provvedimenti non furono graditi a tutti e gli avversari di Solone tentarono di coinvolgerlo in uno scandalo di speculazioni illecite ma Aristotele non crede a queste dicerie e ritiene che un uomo come Solone non si sarebbe abbassato a questi traffici.
Le leggi di Solone vennero esposte ed i cittadini furono chiamati a giurare di rispettarle per cento anni.
Solone definì quattro classi in base al censo e la proporzione in cui a queste classi andavano attribuite le cariche pubbliche. I Teti, la classe meno abbiente, potevano soltanto partecipare all'assemblea (ekklesia) ed ai tribunali.
Definì anche le regole per il sorteggio degli arconti e per la nomina dei quattrocento membri dell'aeropago ed emanò una norma contro l'atimia che obbligava ogni cittadino a prendere posizione in caso di contrasti civili, pena la perdita dei diritti politici.
Per Aristotele gli aspetti democratici della costituzione soloniana sono tre: l'abolizione della schivitù per debiti, la possibilità di rivolgersi al tribunale per avere soddisfazione di un'ingiustizia, la possibilità di appello in giudizio.
Completata la sua costituzione, Solone preferì lasciare la Grecia e partì per un viaggio di dieci anni in Egitto. Intendeva evitare di mettere in discussione le sue leggi ed allontanarsi per le ostilità che alcuni suoi provvedimenti gli avevano provocato da parte dell'aristocrazia.
Alcuni anni dopo la partenza di Solone scoppiarono nuovi disordini, vi fu un periodo di governo vacante, quindi i cittadini decisero di istituire un arcontato con dieci membri., Si formarono tre fazioni politiche, la più democratica aveva come capo Pisistrato.
Pisistrato era stato un valoroso nella guerra contro Megara. Mostrando delle ferite che in realtà si era procurato da solo, accusò i suoi avversari e chiese una guardia del corpo. Soltanto Solone comprese l'inganno ma non venne ascoltato. Così, trentadue anni dopo l'emanazione della costituzione soloniana, Pisistrato - con l'aiuto della sua guardia - prese il potere e divenne tiranno di Atene.
Governò correttamente ma dopo sei anni (si era intorno al 554 a.C.) venne cacciato. Le lotte interne continuarono e, trascorsi altri undici anni, i suoi avversari scesero a patti con lui e lo richiamarono. Per farne accettare senza problemi il rientro in città annunciarono che a ricondurlo in patria era la dea Atena, impersonificata da una donna alta e bella che lo accompagnava sul carro fra lo stupore e l'adorazione della gente.
Sette anni dopo Pisistrato, non sentendosi al sicuro, fuggì da Atene e rimase lontano undici anni. Questa volta rientrò con la forza, supportato da mercenari e da alleati di Tebe, Nasso ed Eretria. con un espediente sequestrò tutte le armi del popolo e si assicurò saldamente il potere.
La politica moderata di Pisistrato gli procurò l'appoggio sia dei nobili, sia dei democratici. Aiutava il popolo con sovvenzioni ed incentivi a coltivare la terra e nel complesso si comportò da ottimo cittadino, regnò per molti anni mantenendo sempre la pace ed infine morì di malattia.
Il potere passò ai due figli legittimi di Pisistrato, Ippia e Ipparco. Egesistrato detto Tessalo, figlio naturale di Pisistrato, si invaghì di Armodio e, respinto, prese ad insultarlo in pubblico. Sdegnato, Armodio organizzò con Aristogitone ed altri compagni una congiura contro i Pisistratidi. Un giorno vedendo un congiurato che parlava con Ipparco, Armodio ed Aristogitone credettero di essere stati denunciati e decisero di agire immediatamente. Riuscirono ad uccidere Ipparco ma Ippia si salvò e le guardie uccisero Armodio. Aristogitone venne catturato e torturato a lungo prima di essere a sua volta giustiziato.
Ippia continuò a governare inasprendo i suoi metodi ed esiliando molti cittadini. Dopo quattro anni dalla morte di Ipparco gli Alcmeonidi, cre erano ancora esuli, convinsero gli Spartani ad intervenire per abbattere la tirannide di Ippia. Questi, assediato in Atene, fu costretto alla resa.
Pisistrato ed i suoi figli avevano regnato complessivamente per quarantanove anni.
Caduta la tirannide l'aristocratico Isagora tentò di prendere il potere con l'aiuto di Cleomene, tuttavia l'alcmeonide Clistene postosi a capo del partito popolare, ebbe la meglio ed Isagora venne allontanato.
Clistene divise la popolazione in dieci tribù e portò a cinquecento i membri del Consiglio (cinquanta per tribù), suddivise il territorio in trenta parti e ne assegnò tre a ciascuna tribù.
La costituzione di Solone era caduta in disuso durante la tirannia, perciò Clistene emanò nuove leggi, molto più democratiche delle precedenti.
Fra le nuove norme fu istituito l'ostracismo che inizialmente colpì personaggi che avevano sostenuto Pisistrato ed i suoi figli e, negli anni successivi interessò anche altri cittadini che avevano raggiunto un potere considerato eccessivo e pericoloso.
Quando alcuni anni più tardi furono scoperte le miniere di Maronea, Temistocle si oppose alla distribuzione del ricavato al popolo e lo impiegò per la costruzione di cento triremi con le quali gli Ateniesi viensero la battaglia di Salamina.
In quel periodo fu ostracizzato Aristide ma quattro anni dopo tutti gli esuli vennero richiamati in patria a causa della spedizione di Serse.
Durante le guerre persiane l'Areopago riprese in mano la gestione del potere per il prestigio guadagnato durante il conflitto.
Temistocle, per le sue capacità militari, fu stratega mentre Aristide, abile politico, fu impiegato come consigliere. Insieme promossero la ricostruzione delle mura. Aristide convinse gli Ioni ad allearsi con gli Ateniesi rompendo con gli Spartani.
Ancora Aristide fu fautore dell'egemonia ateniese che gravò moltio sugli alleati ad eccezione di Chio, Lesbo e Samo che erano considerati dagli Ateniesi "come guardiani del loro impero".
L'Areopago governò per diciassette anni dopo le guerre persiane poi il capo del partito popolare Efialte attaccò il consiglio diminuendone notevolmente funzioni e potere e facendone processare molti membri per cattiva amministrazione.
Efialte era segretamente appoggiato da Temistocle che voleva sciogliere il consiglio pur facendone parte perché sapeva di essere sospettato di simpatizzare per i Persiani.
Lo stesso Efialte venne ucciso poco dopo e la situazione politica degenerò a causa dei demagoghi.
In questa situazione divenne capo Cimone, figlio di Milziade, troppo inesperto a giudizio dell'Autore. In seguito Cimone venne citato in giudizio da Pericle.
La costituzione divenne ancora più democratica quando Pericle ridusse ulteriormente le funzioni dell'Areopago e, con la sua politica talassocratica, aumentò il potere del popolo.
Quarantanove anni dopo la battaglia di Salamina, scoppiò la guerra del Peloponneso. In quel periodo Cimone e Pericle rivaleggiarono in liberalità verso il popolo: il primo con le proprie ricchezze, il secondo con i mezzi dello stato. Pericle istituì, fra l'altro, il compenso per i giudici, provvedimento che da molti fu ritenuto causa di degrado dei tribunali.
Aristotele riepiloga i personaggi che governarono Atene: Solone, Pisistrato, Isagora, Clistene, Santippo, Milziade, Temistocle, Aristide, Efialte, Cimone, Pericle.
Dopo la morte di Pericle a capo della nobiltà fu Nicia mentre il partito popolare era guidato da Cleone. Seguirono Teramene (nobile) e Cleofonte (popolare).
Fra questi personaggi Aristotele elogia Teramene, difendendo la sua onestà nei confronti di quanti lo accusavano di aver arbitrariamente sconvolto gli ordinamenti politici.
Quando durante la guerra l'influenza dei Lacedemoni si fece più forte gli Ateniesi furono costretti ad instaurare il regime dei Quattrocento.
Venne formulata una legislazione che risentiva pesantemente delle esigenze della guerra in corso e che disponeva che tutte le risorse dello stato venissero investite per scopi bellici abrogando i compensi per le cariche pubbliche e stabilendo anzi che queste fossero riservate ai cittadini che potevano contribuire finanziariamente agli armamenti.
Vennero scelti cento cittadini per compilare una nuova costituzione che in sostanza istituiva il regime dei Quattrocento e definiva ruoli e compiti delle nuove magistrature.
Insediatisi al potere i Quattrocento avviarono trattative di pace con gli Spartani ma, non avendo successo, le interruppero.
Rimasero in carica per circa quattro mesi ma dopo la sconfitta subita dagli Ateniesi ad Eretria il loro consiglio venne sciolto. Il governo fu affidato al Consiglio dei Cinquemila che comprendeva i cittadini più abbienti ed in precedenza aveva avuto il compito di votare le magistrature. Fautori di questo cambiamento furono Aristocrate e Teramene.
Anche ai Cinquemila venne tolto il potere dopo la vittoria ateniese alle Arginuse e Cleofonte si oppose alla proposta di pace con gli Spartani.
Gli Ateniesi persero così l'occasione favorevole per concludere una pace vantaggiosa e furono sconfitti ad Egospotami da Lisandro che impose l'istituzione del Consiglio dei Trenta.
Inizialmente i Trenta governarono correttamente emanando provvedimenti graditi al popolo ed alla nobiltà, ma una volta consolidato il loro potere passarono ad un regime tirannice e non ebbero più riguardi per i cittadini. Con vari pretesti fecero morire molti ricchi Ateniesi per incamerare i loro beni.
L'opposizione di Teramene costrinse i Trenta a proporre una lista di tremila cittadini da coinvolgere nel governo ma i Trenta rimandarono a lungo la pubblicazione della lista stessa.
Il democratico Trasibulo occupò File ed una spedizione militare inviata dai Trenta non riuscì a sconfiggerlo.
I Trenta fecero votare due leggi: la prima dava loro facoltà di condannare a morte tutti coloro che non facessero parte dei Tremila, la seconda privava dei diritti politici quanti erano stati oppositori dei Quattrocento.
In questo modo si procurarono la possibilità di agire contro Teramene e lo eliminarono.
Chiesero quindi aiuto agli Spartani che inviarono settecento soldati comandati da Callibio a presiedere l'Acropoli.
Dopo l'occupazione di Munichia da parte di Trasibulo, il popolo rovesciò i Trenta ed elesse dieci cittadini ai quali affidò l'incarico di concludere la pace, ma i Dieci si comportarono arbitrariamente abusando dei loro poteri. Furono sostituiti da un altro Consiglio dei Dieci, presieduto da Rinone e questa volta fu firmata la pace con il re di Sparta Pausania.
I democratici (Trasibulo e gli altri fuoriusciti durante i periodi oligarchici) rientrarono in Atene, ripresero il potere e compilarono la costituzione ancora vigente ai tempi di Aristotele.
Fu concordato che chi desiderava emigrare si stabilisse ad Eleusi conservando tutti i diritti e doveri. Il santuario di Eleusi veniva definito comune alle due fazioni ed il culto veniva affidato alle famiglie dei Cerici e degli Eumolpidi.
Molti cittadini che avevano sostenuto i Trenta desideravano emigrare per timore di rappresaglie. Per evitare un eccesso in questo senso Archino promosse un decreto che diminuiva i giorni validi per presentare la richiesta di espatrio.
Lo stesso Archino in seguito si comportò oculatamente nell'evitare che il governo prendesse decisioni demagogiche e nel controllare e reprimere le vendette private.
L'Autore riepiloga quanto ha esposto fino a questo punto: il primo cambiamento fu l'istituzione di quattro tribù ai tempi di Ione, il secondo fu la costituzione di Teseo, seguirono le riforme di Draconte, Solone, la tirannide di Pisistrato, la costituzione di Clistene, la riforma successiva alle guerre persiane con la quale l'Areopago prese il potere.
La settima riforma fu iniziata da Aristide e completata da Efialte, l'ottava comportò l'insediamento dei Cinquecento, la nona il ritorno della democrazia.
La decima fu la tirannide dei Trenta e dei Dieci e finalmente l'undicesima ebbe luogo dopo il rietro da File e dal Pireo. Da questa ultima riforma il potere fu nelle mani del popolo: l'assemblea popolare doveva infatti ratificare le delibere del consiglio perché fossero valide.
Inizialmente la partecipazione all'assemblea era gratuita, in seguito fu stabilito un compenso su iniziativa di Agirrio e di Eraclide di Clazomene.
Tratti della costituzione vigente ai tempi dell'Autore: aveva diritto di cittadinanza chiunque fosse figlio di due cittadini. I giovani giunti a diciotto anni venivano iscritti al demo di appartenenza dopo una serie di controlli formali sull'età, la famiglia e la condizione di libertà.
Eventuali contenziosi venivano esaminati da un tribunale e se un soggetto risultava di condizione non libera poteva essere venduto come schiavo.
Gli efebi che superavano questi controlli venivano sottoposti a un anno di addestramento militare, seguiti da appositi funzionari ed istruttori.
Dopo l'addestramento prestavano servizio di guardia per dieci anni ed infine entravano e far parte della comunità.
Le varie cariche amministrative venivano in genere assegnate per sorteggio, quelle militari per alzata di mano.
Il consiglio (Boulè) era composto da cinquecento membri (cinquanta a tribù) eletti per sorteggio. Ogni tribù esercitava la pritania per la decima parte dell'anno in un ordine stabilito per sorteggio.
I pritani prendevano i pasti in comune in un edificio detto Tholos e percepivano un compenso dallo stato.
Convocavano il consiglio tutti i giorni non festivi e l'assemblea quattro volte nella durata della loro carica: la prima volta si valutava l'operato dei magistrati e si prendevano decisioni sulla difesa del territorio, la seconda riguardava questioni giudiziarie, nelle altre occasioni si esaminavano le suppliche e tutte le altre questioni.
Ogni giorno i pritani nominavano un loro presidente che durava in carica fino al tramonto del giorno successivo e fra i suoi compiti aveva quello di custodire le chiavi del tesoro e degli archivi di stato.
I pritani curavano anche l'elezione degli strateghi, degli ipparchi e di tutti i comandanti militari.
Inizialmente il consiglio giudicava le cause penali, più tardi fu istituito un apposito tribunale. Giudicava nei casi di abuso o cattica condotta dei magistrati ma questi potevano ricorrere in appello davanti al tribunale in caso di condanna.
Ancora al consiglio spettavano la gestione della flotta e la cura dell'approntamento di nuove navi deciso dall'assemblea.
Monti altri magistrati con incarichi specifici collaboravano con il consiglio, come i "tesorieri di Atena" e i "poleti" che avevano mansioni amministrative e tributarie e gli esattori che riscuotevano le imposte.
I dieci Logisti estratti a sorte fra i consiglieri tenevano la contabilità dello stato ed i loro lavoro veniva verificato dai sindaci revisori.
Il consiglio curava anche i ruoli della cavalleria, il reclutamento di nuovi cavalieri ed il congedo di quelli non più in grado di cavalcare.
Altri cittadini eletti a sorte si occupavvano della manutenzione dei templi e dei servizi pubblici come la nettezza urbana o l'ispezione dei mercati contro le contraffazioni.
Un organo di undici membri curava l'amministrazione penitenziaria e le esecuzioni capitali.
Per le cause civili di importo modesto (fino a dieci dracme) un consiglio di quaranta persone applicava una procedura semplificata.
Tutti i cittadini che avevano compiuto sessanta anni potevano essere chiamati a fungere da giudici nei processi senza poter rifiutare ad eccezione di coloro che già ricoprivano altre cariche pubbliche.
Ogni pritania sorteggiava un segretario per verbalizzare le riunioni ed archiviare copie delle delibere.
Altri dieci ministri erano addetti ai riti sacri e ai sacrifici espiatori, diversi dai ministri annuali che si occupavano dei sacrifici offerti durante le feste quinquennali.
Tali feste erano: le feste di Delo, le Brauronie, le Eraclee, le Eleusine, le Panatenee, le Efestie.
Inoltre le feste Dionisie venivano organizzate da un arconte a Salamina e da un demarco al Pireo.
Anche gli arconti ed il polemarco erano scelti per sorteggio ma prima di entrare in carica venivano esaminati dal consiglio dei cinquecento che valutava la loro idoneità.
Fra i compiti degli arconti era la scelta dei coreghi per gli agoni tragici fra i cittadini più facoltosi (dovevano finanziare le produzioni teatrali).
L'arconte-re si occupava dei Misteri, delle Dionisie Lenee e delle gare e rituali connessi. Era inoltre giudice nei processi per omicidio volontario.
Al polemarco spettavano i sacrifici per Artemide e Enialio e i riti funebri, inoltre rivestiva le competenze giudiziarie nei confronti dei meteci.
I tesmoteti giudicavano nei processi di diritto pubblico (usurpazione di cittadinanza, sicofantia, corruzione, ecc.).
I giudici di gare per le competizioni sportive e per gli agoni poetici erano dieci. Eletti a sorte duravano in carica quattro anni.
All'apice delle cariche militari erano i dieci strateghi che dividevano fra loro incarichi da svolgere e territori da controllare. Ogni tribù nominava un tassiarco cui affidava il comando dei propri soldati.
Due ipparchi comandavano la cavalleria. Sotto di loro erano dieci filarchi (uno per tribù) con mansioni di comando subordinato.

Nei capitoli successivi Aristotele fornisce informazioni dettagliate sulle procedure giudiziarie, in particolare sulla modalità di sorteggio dei giudici per formare di volta in volta le giurie dei tribunali evitando brogli ed accordi illeciti, e sulle modalità che i giudici dovevano seguire per esprimere la sentenza.