Guida rapida
A B C D E F G H I J K L M
N O P Q R S T U V W Y Z  

PLUTARCO Di CHERONEA


SIMPOSIO DEI SETTE SAPIENTI


L'opera, nello stile tradizionale del colloquio fra più persone che partecipano ad un banchetto, su presenta come narrazione da parte dell'indovino Diocle che nell'introduzione si dichiara parente di Periandro e amico di Talete.
Periandro aveva organizzato il convito in una sala presso il tempio di Venere nel porto di Corinto.
Il narratore dice di aver percorso la strada fino a quel luogo in compagnia di Talete e di Nilosseno da Neucrate (personaggio immaginario) che reca una lettera del faraone Amasi con l'ordine di mostrarla agli uomini più saggi della Grecia.
Nel dialogo fra Talete e Nilosseno vengono narrati alcuni aneddoti sulla vita del primo: calcolò l'altezza di una piramide misurandone l'ombra, affermò che la cosa più strana che avesse visto era un tiranno vecchio e che gli animali peggiori sono il tiranno e l'adulatore, ma Talete attribuisce quest'ultima sentenza a Pittaco.
Durante il tragitto Talete parla della tirannia, in pardicolare del caso di Periandro che si sforzava di governare con saggezza ed umanità (stando ad Erodoto più avanti divenne crudele) e dell'importanza di frequentare persone virtuose e capaci di conversare in modo interessante.
Giunti al luogo del banchetto trovano Anacarsi in compagnia di una giovane che lo sta pettinando.
La ragazza accoglia allegramente Talete che la presenta agli amici lodandone la saggezza e i costumi: si tratta di Eudemi, detta Clobulina, figlia di Periandro.
Fra gli ospiti è anche Alessidemo di Mileto, figlio del tiranno Trasibulo, che si lamenta con Talete perchè a suo dire nell'assegnare i posti Periandro non gli ha usato il dovuto riguardo e Talete risponde schernendolo.
Segue un episodio grottesco: a Dioche e Talete viene mostrato un centauro neonato, Diocle inorridisce ma Talete ridendo esorta Periandro a non affidare il bestiame a pastori non ammogliati.
I commensali prendono posto, accanto a Periandro siedono la moglie Melissa e la figlia Eudemi.
Talete esorta Nilossemo a mostrare la lettera a Periandro prima che abbia bevuto troppo.
Il pasto è a base di cibi semplici, vengno evitati ornamenti lussuosi per la mensa ed anche la padrona di casa non indossa gioielli, come si conviene in una riunione fra amici.
Alla fine del pasto si sparge del vino ed una suonatrice canta in onore degli dei. Esopo e Anacarsi discutono di questa usanza.
Si apre quindi la lettera di Amasi: il faraone è stato sfidato dal re d'Etiopia a bere tutto il mare, la posta della scommessa sono città e castelli. Chiede consigli per rispondere con arguzia.
Biante consiglia di invitare il re di Etiopia a fermare tutti i fiumi perché l'oggetto della scommessa è l'acqua che si trova nel mare al momento della sfida, non quella che i fiumi aggiungerebbero da quel momento in poi.
Periandro invita quindi gli amici a mandare messaggi al faraone. Per primo parla Solone che afferma che il re più glorioso è quello che condivide il potere con i sudditi, cioè fa della monarchia una democrazia.
Biante: sarà glorioso quel principe che per primo obbedirà alle leggi della patria.
Talete: il re più avventuroso è quello che muore di vecchiaia.
Anacarsi: un re sarà felice solo se sarà prudente.
Aggiunge Cleobulo: e se non crederà ai suoi consiglieri.
Pittaco: Il re sarà felice se farà in modo che i sudditi non temano lui ma per lui.
Conclude Chilone consigliando al re di pensare più all'immortalità che alle cose terrene.
Esopo obietta che un re non può gradire simili consigli se non in privato ma Solone risponde che far comprendere ad un principe che il non comandare è meglio del comandare può renderlo più moderato.
La lettera del faraone contiene altre domande. Vuole conoscere l'opinione dei saggi sulle risposte che il re di Etiopia ha dato ad alcuni suoi quesiti: Qual'è la cosa più antica? Il tempo.
Qual'è la cosa più grande? Il mondo.
Qual'è la cosa più saggia? La verità.
Qual'è la cosa più bella? La luce.
Qual'è la cosa più comune? La morte.
Qual'è la cosa più giovevole? Dio.
Qual'è la cosa più dannosa? Il diavolo.
Qual'è la cosa più possente? La fortuna.
Qual'è la cosa più agevole? Il piacere.
Talete contesta tutte le risposte: il tempo non è la cosa più antica perché esiste anche il tempo futuro, la morte non è la cosa più comune perché non ne partecipano i viventi, e così via. Fornisce quindi le sue risposte: la cosa più antica è Dio, la più grande il luogo (che comprende anche il mondo), la più bella è il mondo, la più saggia è il tempo, la più comune la speranza, la più giovevole la virtù, la più dannosa il vizio, la più possente la necessità, la più agevole è tutto ciò che è secondo natura.
Un altro convitato, Mnesifilo ateniese appartenente alla classe popolare, chiede che i sette savi, come hanno fatto per la monarchia, pronuncino sentenze sulla repubblica.
Solone: nella repubblica chi reca offesa ad un altro cittadino deve essere deprecato e castigato da chi non è stato offeso quanto da chi lo è stato.
Biante: è ottimo il governo popolare dove la legge è temuta come un tiranno.
Talete: non devono esserci cittadini troppo ricchi nè troppo poveri.
Anacarsi: la maggioranza deve misurarsi con la virtù, la repulsa con il vizio.
Cleobulo: i cittadini devono temere il biasimo più della legge.
Pittaco: il miglior governo è quello a cui possono partecipare solo i buoni cittadini.
Chilone: il popolo deve ascoltare più la legge che gli oratori.
Periandro: la repubblica deve somigliare ad un senato di buoni cittadini.
Su proposta di Diocle l'esercizio viene ripetuto a proposito dell'amministrazione domestica:
Anacarsi: condividere i propri beni con la famiglia, gli amici, la servitù.
Solone: è ben amministrata la casa dove i beni non siano acquisiti con l'ingiustizia e non vengano spesi con pentimento.
Biante: il capofamiglia deve essere realmente ciò che mostra di essere per rispetto della legge.
Talete: è ben amministrata la famiglia il cui capo può riposare tranquillamente.
Cleobulo: quella i cui membri amano il capo più che temerlo.
Piccato: quella che non prova bisogno di cose superflue.
Chilone: quella che somiglia ad una città governata da un principe.
Si passa ad un brindisi ed è occasione per parlare del vino e dei suoi effetti. Si afferma che il vino è solo uno strumento e che chi lo beve ricerca di fatto l'ebrezza che ne consegue così come nel sesso l'accoppiamento è solo un mezzo per giungere al piacere.
Tornando all'amministrazione familiare si formula un nuovo quesito, quale sia la giusta quantità di beni che una casa deve possedere.
L'argomento porta i sapienti a discutere del cibo. Si parla di Epimenide, un medico cretese che era stato chiamato a purificare Atene dopo un sacrilegio. Si diceva avesse inventato un farmaco, il lattovaro, che in minime dosi poteva sostituire i pasti. L'opinione comune dei commensali, tuttavia, è che cibarsi non sia importante solo per soddisfare un bisogno naturale ma anche per tutto ciò che la tavola comporta in termini di rapporti umani.
Non è d'accordo Solone che sostiene che se fosse eliminato il bisogni primario (nutrirsi) tutti gli altri sarebbero presto risolti. Il sapienta paragona la necessità di procurarsi continuamente il nutrimento con la pena delle Danaidi condannate ad attingere acqua con vasi forati. Liberata da questa incombenza del corpo l'anima potrebbe elevarsi indisturbata.
Entra in scena Gorgia fratello di Periandro e racconta un fatto straordinario al quale ha assistito: il salvataggio ad opera di un branco di delfini del cantore Arione che si era gettato in mare da una nave per sfuggire ai marinai che volevano ucciderlo per derubarlo.
La nave era stata identificata ed i marinai erano attesi in porto per render conto delle proprie azioni. Periandro ordina di arrestarli e di non far loro sapere che Arione è ancora vivo.
Prendendo spunto da questa vicenda, Solone racconta che Esiodo, ingiustamente sospettato di essere stato complice di un amico che aveva sedotto una giovane, venne ucciso dai fratelli della ragazza. Il suo corpo fu gettato in mare ma i delfini lo recuperarono e lo sospinsero sulla spiaggia.
A sua volta Piccato racconta la storia di Enalo che si gettò in mare per salvare la donna amata che era stata scelta come vittima di un sacrificio ed era stata spinta in acqua secondo il dettato di un oracolo in occasione della fondazione di una colonia a Lesbo. Entrambi furono salvati dai delfini.
A proposito di salvataggi miracolosi si parla anche di Cipselo, padre di Periandro, che doveva essere ucciso ancora in fasce e fu salvato due volte, una per la pietà dei sicari ed un'altra perché rimase in silenzio nella cassa in cui la madre lo aveva nascosto.