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N O P Q R S T U V W Y Z  

GAIO GIULIO SOLINO

RACCOLTA DELLE COSE MEMORABILI

Collectanea Rerum Memorabilium


(Sintesi parziale)

Proemio


L'autore dichiara di voler presentare la propria opera sotto forma di compendio perché non risulti tediosa e di voler dedicare maggiore attenzione alle cose poco note.
La materia è organizzata per regioni geografiche e comprende notizie di argomento etnico, zoologico e, in minor misura, botanico.


Capitolo I - Delle origini della città di Roma


Secondo alcuni l'origine del nome di Roma risaliva al tempo di Evandro e si riferiva alla parola Romin che per gli Arcadi significava rocca, castello.
Secondo altri derivava da Rome, la troiana che bruciò le navi giunte al Tevere per costringere i compagni a porre fine al viaggio, o da un'altra Rome nipote di Enea.
Si dice che Roma avesse anche un nome segreto che era proibito rivelare: lo fece Valerio Sorano e fu ucciso per questo.
Fra le più antiche divinità dei Romani era Angerona festeggiata il 21 dicembre e sempre rappresentata nell'atto di imporre il silenzio con un dito sulle labbra.
Si ricordavano vari episodi avvenuti nel sito di Roma prima della fondazione come la vittoria di Ercole su Caco per la quale l'eroe aveva innalzato un altare a Giove.
Megale Frigio fu ambasciatore per il re Marsia presso l'etrusco Tarconte che gli donò Caco come schiavo, ma Caco fuggì e tentò di occupare territori degli Arcadi, venne quindi ucciso da Ercole che si trovava casualmente in quei luoghi. Quanto a Megale si stabilì presso i Sabini ed insegnò loro le arti divinatorie. Quando Ercole seppe da Nicostrata madre di Evandro detta Carmenta che sarebbe divenuto un dio eresse un altare alla propria divinità ed istituì sacrifici rituali di buoi nel luogo che sarebbe diventato il Foro Boario. I suoi compagni costruirono l'edificio destinato a divenire l'Erario di Saturno.
Carmenta viveva ai piedi del Campidoglio e da lei prese il nome la Porta Carmentale.
Sono varie le ipotesi anche sull'origine del nome Palatino, forse da Pale dea dei pastori o da una donna di nome Pallanta amata da Ercole su quel colle.
Come afferma Varrone Roma fu fondata da Romolo figlio di Marte e di Rea Silvia.
Inizialmente fu detta Roma Quadrata per la forma del terreno scelto fra il "cortile di Apollo" e la Scala di Caco", dove si trovava la capanna di Faustolo nella quale Romolo trascorse l'infanzia.
A diociotto anni Romolo fondò la città: era il 21 aprile, giorno che fu ricordato con le feste Parilia durante le quali era proibito uccidere animali.
Romolo regnò trentasette anni. Il suo primo trionfo fu su Acrone re di Cenina e in quell'occasione offrì per la prima volta le spoglie opime. Trionfò inoltre su Antemnati e Veienti.
Scomparve il 7 luglio presso la Palude delle Capre.
Tazio (collega di Romolo nel regno per qualche tempo) abitò dove in seguito sorse il tempio di Giunone Moneta. Fu ucciso dai Laurenti nel quinto anno di regno.
Numa regnò quarantatre anni, abitò sul Quirinale e fu sepolto ai piedi del Gianicolo.
Tullo Ostilio regnò ventiquattro anni, abitò sulla Velia dove poi sorse il tempio dei Penati.
Tarquinio Prisco regnò trentasette anni e dimorò presso la Porta Mugonia.
Servio Tullio regnò quarantadue anni ed abitò nelle Esquilie.
Anche Tarquinio il Superbo abitò nelle Esquilie e regnò venticinque anni.
Valutate le indicazioni non sempre concordanti di Cincio Alimento, Fabio Pittore, Cornelio Nepote, Lutazio Catulo, Eratostene, Apollodoro e Cicerone, Solino sostiene che Roma fu fondata nel primo anno della settima olimpiade, 433 anni dopo la caduta di Troia, ed argomenta l'affermazione con varie osservazioni basate sui fasti consolari e sul computo delle Olimpiadi.
Partendo da questo punto fermo, l'autore indica altre date: la monarchia durò 241 anni, il Decemvirato fu istituito 302 anni dopo la fondazione, la prima guerra punica ebbe inizio nell'anno 489 di Roma, la seconda nel 535, la terza nel 604, la guerra sociale nel 662; Irzio e Pansa furono consoli nell'anno 710 di Roma, alla loro morte Augusto ottenne il suo primo consolato.


Capitolo II - Della divisione dell'anno


Inizialmente i Romani avevano anni di dieci mesi di trente giorni ciascuno che iniziavano da Marzo.
A Marzo si rinnovava il fuoco di Vesta, il senato ed il popolo si riunivano e (in quell'epoca) si festeggiavano i Saturnali durante i quali i padroni servivano gli schiavi. (La festa fu successivamente spostata a dicembre).
Questo computo, che risaliva a Numa Pompilio, non trovava corrispondenza con i cicli lunari, si passò quindi ad un anno di 355 giorni e finalmente all'anno di 365 giorni.
Furono aggiunti il mese di Gennaio, consacrato agli dei superi, e di Febbraio, dedicato agli dei inferi.
Si era consapevoli della necessità di un giorno intercalare la ma sua ricorrenza fu lasciata all'arbitrio dei sacerdoti fino alla riforma di Giulio Cesare poi perfezionata da Augusto.
Seguono dei cenni sulla vita di Augusto e sulle sue vicissitudini: in gioventù aspirava alla carica di Maestro della Cavalleria ma gli fu anteposto Lepido, fu poi molestato da Marco Antonio, dalla battaglia di Filippi e da problemi di salute. Vengono ricordati gli scandali della figlia e della nipote ed altri dispiaceri.
Durante il suo regno si verificò una carestia preannunciata dal prodigio di un parto quadrigemino.
Poiché i parti multigemellari e le donne particolarmente feconde fanno parte delle "cose meravigliose", Solino dedica il capitolo successivo alla generazione dell'uomo.


Capitolo III - Dell'uomo


Fra tutti gli animali solo la donna ha il mestruo che viene considerato cosa mostruosa perché al suo contatto le biade non danno più frutto, il mosto si fa aceto, il ferro arruginisce e così via. Addirittura lo sguardo della donna con le mestruazioni macchia gli specchi !.
La fertilità delle donne varia: alcune sono sterili, altre molto prolifiche. Superati i cinquanta anni nessuna donna può più partorire. Per contro si conoscono casi di uomini ottuagenari che ebbero figli come Massinissa e Catone il Censore.
Una donna può concepire due figli con due diversi rapporti ed una sola gestazione me fra le due nascite trascorrerà tanto tempo quanto ne è trascorso fra i due amplessi, fu il caso di Ercole e Ificlo.
Ificlo fu padre di Iolao che si stabilì in Sardegna e, risolte le discordie delle popolazioni locali, regnò su di loro e fondò Olbia.
Un consiglio alle donne che desiderano figli: evitare di starnutire dopo l'unione sessuale perché lo sforzo potrebbe espellere il seme maschile.
Mal di testa, nausea e problemi alla vista sono i primi sintomi della gravidanza.
Il feto si forma a partire dal cuore, seguono le ossa. I maschi cominciano a muoversi dopo il quarantesimo giorno, le femmine dopo il novantunesimo.
Le donne incinte di una femmina sono più pallide e deboli ed il loro parto avviene più tardi.
Nasccere con i piedi in avanti era considerato contro natura, coloro che nascevano così venivano chiamati Agrippa e la loro vita era breve ed infelice. Anche il famoso Marco Agrippa ebbe i suoi problemi: soffrì per un'infermità ai piedi e per le infedeltà della moglie.
Sono infelici le donne che nascono con la "natura congiunta", come accadde a Cornelia madre dei Gracchi.
Quando uno di due gemelli nasce in anticipo l'altro viene chiamato Vopisco.
Gaio Papirio Carbone e Marco Curio Dentato nacquero con i denti, un figlio di Prusia re di Bitinia aveva un unico osso continuo al posto dei denti.
I maschi hanno più denti delle donne. Se i canini di destra nascono prima di quelli di sinistra recano buona fortuna.
Nessun neonato sorride prima dei quaranta giorni. Si dice che fece eccezione Zoroastro che nacque ridendo, mentre Crasso non rise mai nella sua vita.
Si dice che Socrate non cambiasse mai espressione di fronte a quanti lo attaccavano. Eraclito e Diogene non persero mai la forza d'animo davanti alle avversità della vita.
Altri esempi di cose meravigliose: il poeta Pomponio non ruttava, Antonia di Druso non sputava mai; nascere con le ossa consolidate (senza midollo) evita di sudare e di avere sete.
Secondo Varrone la forza fisica dipendeva dalla densità dei nervi. Noto esempio di forza fisica era l'atleta Milone che uccise un toro con un pugno e morì senza mai essere stato sconfitto.


Capitolo IV - Della somiglianza e delle misure del corpo umano


In genere la somiglianza consiste in caratteri fisici tramandati in linea ereditaria, ma vi sono esempi di somiglianza fra persone che non sono parenti.
Laodice, moglie di Antioco re di Siria, sfruttò la straordinaria somiglianza di un suddito con il re per tenere nascosta la morte del marito finché non fu scelto un successore di suo gradimento.
Anche famosi romani come Pompeo, l'oratore Lucio Planco, Marco Messalla Censorio ebbero un sosia.
Marco Antonio comperò due fanciulli credendoli gemelli per poi scoprire che uno era nato in Gallia e l'altro in Asia.
Altri fenomeni: vissero sotto Augusto due romani alti più di dieci piedi, sotto Claudio un arabo che superava i nove piedi.
Si credeva che gli antichi fossero più alti. Il ritrovamento a Tegea dello ossa di Oreste dimostrò la sua altezza smisurata.
La distanza fra la punta delle dita tenendo le braccia aperte e tese è pari all'altezza. La mano destra è più abile, la sinistra più forte.


Capitolo V - Della velocità, della vista, della forza di alcuni romani e dell'eccellenza di Cesare


Un certo Lada è il più antico corridore conosciuto, così veloce che non lasciava orme nella polvere correndoci sopra.
Polimestore di Mileto vinse nella 46ma Olimpiade, ve lo aveva accompagnato un mandriano che lo aveva visto inseguire una lepre.
Filippide corse da Atene a Lacedemone: 248 stadi.
Dei corrieri di Alessandro Magno coprirono in un giorno oltre milleduecento stadi.
Varrone racconta di un uomo dalla vista tanto acuta da vedere da Lilbeo in Sicilia le navi uscire dal porto di Cartagine.
Altri fenomeni riguardanti la vista fra i quali le formiche che Callicrate scolpì in avorio a grandezza naturale.
Campione di forza fu Lucio Sicinio Dentato, tribuno sotto il consolato di Spurio Tarpeo e Aulo Termo, che riportò trentaquattro spoglie ed ottenne innumerevoli premi.
Manio Sergio antenato di Catilina perse una mano in combattimento e la sostituì con una di ferro e continuò a combattere contro Annibale. Fatto prigioniero fuggì dopo venti mesi. Fu l'unico a ricevere un premio per il comportamento durante la battaglia di Canne.
Ma il più valoroso fu Giulio Cesare, combattè in cinquanta battagliue nelle quali caddero quasi due milioni di nemici. Era inoltre velocissimo nel leggere e nello scrivere ed in grado di dettare quattro lettere contemporaneamente.


Capitolo VI - Delle memorie straordinarie, della voce, della pietà, della pudicizia e della beatitudine


Ciro ricordava a memoria il nome dei suoi numerosissimi soldati, Mitridate re del Ponto comprendeva le ventidue lingue dei suoi sudditi.
La memoria si sviluppa con l'esercizio e si può perdere facilmente per incidente o infermità.
La paura può far perdere la memoria o la voce e può farle ritrovare, come accadde ad Ati figlio di Creso che, muto dalla nascita, ritrovò la parola quando Ciro stava per uccidere il padre.
Esempi di rettitudine furono Catone il Censore, Scipione Emiliano e Scipione Nasica.
L'eloquenza non è ereditaria. Fecero eccezione i Curioni, oratori per tre generazioni successive.
Lo spartano Lisandro assediava Atene dove giaceva il corpo insepolto di Sofocle e fu persuaso a sospendere le ostilità e permettere le esequie da Libero che gli appariva continuamente in sogno per ordinarglielo.
Il poeta Simonide fu salvato dal crollo di un edificio da Castore e Polluce che comparendo improvvisamente gli ordinarono di uscire.
Quando Pompeo Magno faceva visita al sapiente Posidonio vietava ai vettori di bussare ed aspettava umilmente fuori la porta.
Scipione Africano volle il proprio sepolcro ornato con la statua di Ennio.
Catone Uticense ospitava volentieri i filosofi greci mentre il suo antenato Catone il Censore ne diffidava.
Dionisio di Siracusa ricevette Platone con grandissimi onori.
Un famoso caso di pietà fu quello della giovane plebea che fu vista nutrire con il proprio latte il padre prigioniero e condannato a morte: l'episodio fu commemorato con la costruzione di un piccolo tempio dedicato alla pietà.
Esempi di pudicizia furono quello di Claudia spontaneamente seguita dalla nave che portava oggetti sacri dalla Frigia e quello di Sulpitia, moglie di Marco Fulvio Flacco, che fu eletta da cento matrone per dedicare un tempio a Venere.
Non si conosce un uomo che fu veramente felice. Cornelio Silla lo fu forse solo di nome.


Capitolo VII - Dell'Italia


Elogio dell'Italia, del suo paesaggio e delle sue antiche città.
Fedele al suo intento, Solino evita una descrizione dettagliata e si limita a citare alcune notizie particolari: una zona della Liguria è detta dei Campi Lapidarii perché una volta Giove, combattendo, vi fece piovere sassi; la regione ionica prende nome da Ione figlio di Nauloco ucciso da Ercole perché infestava le strade con il brigantaggio.
Il castello di Alchippe fu costruito da Marsia re di Lidia che sparì nel Lago Fucino.
Giasone edificò il tempio di Giunone Argiva, Pelope fondò Pisa.
I Dauni discesero da Cleolao figlio di Minosse, gli Iapigi da Iapige figlio di Dedalo, i popoli tirreni da Tirreno re di Lidia.
Cora fu fondata da Cardano, Argilla dai Pelasgi, Falisca dal greco Aleso, Faleria da Falero, Tescennio dai Greci, Partenio dai Focensi, Tivoli da Catillo di Arcadia, figlio di Anfiarao che ebbe tre figli: Tiburto, Cora e Catullo.
Ulisse edificò nel Bruzio il tempio di Minerva.
Prima di Augusto Napoli si chiamò Partenope dal nome di una sirena ivi sepolta.
Preneste ebbe il nome da Preneste figlio di Latino; Filottete fondò Petilia ed Arpi; Benevento fu fondata da Diomede, Padova da Antenore, Metaponto da gente di Pilo in Acaia, Sibari dagli Ateniesi, Ancona e Gabi dai Siciliani, Taranto da quelli di Eraclea, Pesto dai Dori, Crotone dagli Achei. Ad Aricia Oreste consacrò un tempio a Diana.
I fratelli Messapo e Peucezio colonizzarono la Calabria. Palinuro prese il nome dal timoniere di Enea, Miseno dal suo trombettiere, la sua nutrice Caieta fu eponima di Gaeta, la moglie Lavinia di Lavinio.
Enea giunse in Italia durante l'estate successiva alla caduta di Troia, consacrò un simulacro a Venere nel territorio di Laurento e ricevette il Palladio da Diomede.
Ricevette cinquanta iugeri di terra da Latino e vi regnò per trentadue anni prima di scoparire.
Ascanio fondò Albalonga, i Tizi fondarono Nola, quelli di Eubea Cuma. Nei pressi di Cuma è il tempio della Sibilla, autrice dei Libri Sibillini.
La Sibilla li offrì a Tarquinio il Superbo ma insoddisfatta del prezzo ottenuto ne bruciò due, gli altri andarono distrutti in un incendio ai tempi di Silla.
Secondo Bocco, Omero inserì fra i suoi molti versi della Sibilla Delfica che aveva predetto le vicende di Troia.
La Sibilla Eritrea aveva predetto le cose di Lesbo.
L'Italia, compresa fra il Tirreno e l'Adriatico, è più lunga che larga. A sud la penisola si divide in due rami. Qui si trovano Taranto, il fiume Crati, i boschi di Reggio, le valli di Pesto, quindi la Campania, i Campi Flegrei, la casa di Circe, Terracina.
Da Augusta Pretoria a Reggio la distanza è di 1.200 miglia, la larghezza della penisola varia da 40 a 410 miglia. Il centro è Rieti.
Il primo mare d'Europa comincia a Gades e termina a Locri, qui inizia il secondo che arriva ai monti Acrocerauni.
Il secondo mare è più chiaro a causa dei sedimenti apportati dal Po, che i Greci chiamano Eridano.
Fra i popoli italici sono gli Irpi che ogni anno sacrificano ad Apollo sul Monte Soratte, i Marsi immuni al veleno dei serpenti perché discendenti da Circe. Secondo Celio, Circe, Medea e Angitia furono figlie di Eeta.
Nel territorio di Amicle vivono vipere velenosissime, i boa di Calabria succhiano il latte delle mucche e raggiungono dimensioni eccezionali.
In Italia vivono anche lupi di una razza particolare e delle linci la cui urina si solidifica in pietra preziose simili all'ambra dotate di virtù terapeutiche.
Le cicale di Reggio non cantano, quelle di Locri cantano più delle altre.
Nel mare Ligustico si trovano ramoscelli di una sostanza molle cha tratti fuori dall'acqua solidificano e diventano rossi (corallo), se ne fanno ornamenti.
Una bellissima gemma variegata detta sirtite si estrae in Lucania.
In un'isola prossima alla costa pugliese nidificano uccelli simili alle folaghe dette uccelli di Diomede. Secondo la leggenda discendono dai compagni di Diomede che furono mutati in uccelli e, stando a Solino, si avvicinano alle persone se sono greche, altrimenti le attaccano.
A nord l'Italia confina con la Dalmazia abitata da genti di origine troiana e con la provincia Narbonese dove i Greci fondarono Marsiglia. Questa regione è bagnata dal Rodano, fiume molto impetuoso. Caio Mario, dovendolo superare, ordinò che si scavassero delle fosse per rallentare la corrente.
Vi si trovano anche le Acque Sestie, sorgenti di acqua calda.


Capitolo VIII - Di alcune isole del Mar Tirreno


Fra le isole del Tirreno, Solino cita Pandataria, Procida, l'Elba ricca di ferro, la Capraia e la Corsica.
La Corsica fu abitata dai Liguri, Mario e Silla vi dedussero colonia. Vi si trova una pietra molto preziosa detta catochite.


Capitolo IX - Della Sardegna


Eponimo della Sardegna fu Sardo, figlio di Eracle. Ma Solino nega questa paternità ed afferma che Sardo provenisse dalla Libia.
Altro importante colonizzatore fu Norace, di origine iberica, proveniente da Tartesso.
Quindi Aristeo fondò la città di Carace unendo insieme genti di due diverse etnie.
Aristeo generò Iolao.
In Sardegna non nascono serpenti ma nelle miniere d'argento si trova un ragno molto velenoso detto solifuga perché evita la luce del sole. E' tossica anche l'erba sardonia che produce contrazioni tali che gli avvelenati sembrano morire ridendo.
I Sardi usavano conservare per l'estate l'acqua delle piogge invernali. Si trovavano nell'isola fonti calde e salubri che potevano curare molte malattie ma si diceva che rendessero ciechi i ladri che negavano il proprio reato.


Capitolo X - Della Sicilia


La Sicilia ha forma triangolare, con i vertici in Pachino, rivolto al Peloponneso, Peloro rivolto all'Italia e Lilibeo verso l'Africa.
La regione di Peloro è amena e salubre, vi sono tre laghi presso i quali è piacevole cacciare o pescare, ma uno dei tre è sacro ed è proibito bagnarvisi perché le acque hanno effetti letali.
In quella zona è anche la città di Messina, opposta a quella di Reggio sulla costa italiana.
Il mare di Pachino è ricco di tonni e di ogni altro tipo di pesce.
Sul promontorio Lilibeo si trova il sepolcro della Sibilla.
L'isola ebbe il nome di Sicania dal re Sicanio, quindi quello di Sicilia da Siculo figlio di Nettuno. Molti Greci vi fondarono colonie.
L'artefice Dedalo visse in Siracusa.
I maggiori monti siciliani sono l'Erice e l'Etna, quest'ultimo sacro a Vulcano.
Nonostante l'attività vulcanica la sommità dell'Etna è sempre innevata.
In Sicilia visse Archimede, inventore ed architetto, vi si vedono le spelonche dei Ciclopi e dei Lestrigoni.
In un luogo detto Campo Ennense di trova la voragine dalla quale uscì Plutone per rapire Proserpina, da qui Cerere iniziò a divulgare l'architettura.
La Fonte Aretusa (Siracusa) ed il fiume Alfeo (Grecia) sono in comunicazione.
Si diceva che l'acqua di un fiume presso Kamarina non si mescolasse al vino se attinta da persona impudica.
Il sale di Agrigento immerso in acqua "fa strepito" (sodio ?), l'isola è ricca di saline e con il sale si fanno anche delle statue.
Nel paese di Termini nascono canne ottime per costruire strumenti musicali.


Capitolo XI - Del terzo seno dell'Europa


Il terzo seno dell'Europa è compreso fra i monti Ceraunii e l'Ellesponto.
Vi si trova il monte Tomaro, noto per le sue cento fonti.
In Epiro è una fonte sacra: se vi si getta un tizzone acceso si spegne, se vi si getta spento si accende.
Nella regione del terzo seno si trovano anche Dodona, sacra a Giove, Delfi, il fiume Cefiso, il monte Parnaso, la fonte Castalia.
Dal monte Pindo, che divide l'Acarnania dall'Etolia, nasce il fiume Acheloo. Nel suo letto si trova una pietra detta galattite che rende abbondante il latte delle madri.
Sul promontorio Tenaro si trova una statua in bronzo di Arione di Metimna che fu salvato da un delfino e portato in quel luogo.
Fra le città di questo seno Solino ricorda Leuttra, Amicle, Sparta, Teramne ed altre.
Si citano ancora il Monte Taigeto e il fiume Eurota, il fiume Inaco che bagna Argo e che prese il nome dal primo re di quella città.
Nel tempio di Esculapio ad Epidauro il dio indica in sogno le cure ai malati.
In Arcadia, sui monti Cilene, Liceo e Menalo, vengono venerati Mercurio, Pan e Fauno. Varrone narra di una fonte velenosa che sgorga in Arcadia.
Sull'istmo di Corinto si celebrano famosi giochi che furono sospesi temporaneamente dal tiranno Cipselo.
Il Peloponneso, che fu regno di Pelope, separa il mare Jonio dall'Egeo. Oltre l'istmo che collega il Peloponneso alla Grecia continentale ha inizio l'Attica, nella quale si trova Atene. I più importanti monti dell'Attica sono l'Imeto (noto per il miele), l'Icario, il Brilesso, il Licabetto, l'Egialo.
In Beozia si trova Tebe che secondo un mito fu costruita da Anfione che faceva muovere le pietre con il suono della sua lira, ma in realtà - razionalizza Solino - era la sua eloquenza a convincere il popolo a lavorare di buon grado.
Nei pressi di Tebe si trova la selva Elicona con il fiume Ismenio e numerose fonti fra le quali Ippocrene, nata da un colpo di zoccolo di Pegaso.
La costa della Beozia con quella dell'isola di Eubea forma il porto di Aulide dove si riunirono i Greci in partenza per Troia.


Capitolo XII - Tessaglia


La Tessaglia, chiamata da Omero Argo Pelagica è divisa dalla Macedonia dalla Pieria.
Vi si trovano importanti città fortificate, molti fiumi e la Valle di Tempe nella quale scorre il fiume Peneo fra il Monte Olimpo e il Monte Ossa. Ancora in Tessaglia si trovano i Campi Farsalici che furono teatro degli scontri della guerra civile.
Sulla sommità dell'Olimpo si trova il tempio di Zeus. Si diceva che le offerte al dio che vi venivano recate rimanessero intatte per oltre un anno.
Nella Magnesia si trova il castello Metone, assediando il quale Filippo di Macedonia fu ferito da una freccia e perse un occhio.

Capitolo XIII - Macedonia


La Macedonia confina con la Tracia, l'Epiro, la Tessaglia, la Dardania, l'Illiria e la Peonia. Tra la Macedonia e la Tracia scorre il fiume Strimone. E' ricca di miniere d'oro e d'argento, comprende la regione Orestide che prese il nome da Oreste fuggito da Micene dopo il matricidio che vi si rifugiò e vi nascose il figlio avuto da Ermione.
Nella regione sono monti altissimi e le alluvioni provocate dai fiumi in piena hanno portato alla luce ossa umane gigantesche. Emazio fu il primo abitante della regione che si chiamò Emazia prima che Macedone nipote di Deucalione la ridenominasse Macedonia. A Macedone succedette Carano proveniente dal Peloponneso, a Carano Perdicca, noto per la ricchezza e la liberalità.
Successore di Perdicca fu Archelao (Argeo I?), inventore delle battaglie navali e amante delle lettere tanto da vestire il lutto per la morte di Euripide.
Fu poi la volta di Aminta che ebbe tre figli, gli successe il maggiore Alessandro che morì presto lasciando il trono al fratello Perdicca II che morì a sua volta succedendogli il fratello minore Filippo padre di Alessandro Magno. (nota: la successione dinastica degli Eraclidi indicata da Solino è incompleta, vedere Elenco dei Re di Macedonia).
Si diceva che Alessandro fosse nato dall'unione della madre Olimpiade con un serpente e molti, per le sue imprese, lo credettero figlio di un dio. Sottomise infatti tutto l'oriente e l'India.
Alessandro fu di statura inferiore alla media, di aspetto gradevole e non privo di maestà. Fu vinto soltanto dal vino e dall'infermità che lo uccise a Babilonia. Nessuno dei suoi successori fu alla sua altezza.

Capitolo XIV - Costumi e leggi della Tracia


Credendo fermamente nella vita eterna, gli abitanti della Tracia non temono la morte,anzi accolgono piangendo i neonati e sono allegri ai funerali. Gli uomini sono poligami, le donne usano gettarsi nel rogo del marito morto.
Le ragazze più belle vengono pagate dallo sposo, le brutte pagano per farsi sposare. Durante i pasti siedono intorno al fuoco e gettano sulle fiamme un'erba che come il vino provoca il buon umore.
Lungo il fiume Strimone vivono i Denselati, i Bessi presso il fiume Nesso. L'Ebro bagna il territorio degli Odrisi, Brianti, Dolonchi, Tini, Corpilli, Ciconi.
Oltre il monte Emo vivono Mesi, Geti, Sarmati, Sciti. Sul promontorio Sperchio Orfeo compose i suoi inni. Presso lo stagno Bistonio si trovava in un castello la stalla dei cavalli di Diomede. Non lontana è la città di Abdera che prese il nome dalla sua fondatrice sorella di Diomede. Fu patria di Democrito. Più tardi fu ricostruita più grande da coloni di Clazomene.
Tipiche della Tracia sono le gru che per migrare oltre il Ponto senza essere travolte dai venti si zavorrano con sabbia e piccole pietre. Si aiutano fra loro e la notte rispettano turni di guardia.
Oltre il promontorio del Corno d'Oro si trova Bisanzio distante settecentoundici miglia da Durazzo. Sull'altro istmo della Tracia sorgeva la rocca del re Tereo alla quale le rondini non si avvicinavano mai perché, si dice, sono in grado di riconoscere i luoghi negativi.
Sull'Ellesponto si trovano Pattia nella Propontide e Cardia nel Golfo Melane, Abido, Festo, Mastusia nel Chersoneso, Sigeo (dove si trova il sepolcro di Ecuba).
Fra Tenedo e Clio è l'isola di Claro.

Capitolo XV - Isola di Creta


L'isola di Creta si estende da oriente a occidente fra la Grecia e Cirene. E' bagnata a nord dall'Egeo e a sud dai mari Libico e Egizio.
Le principali città sono Gortina, Cidona, Cnosso, Terapne, Cireo. Prende il nome da Crete figlia di Giove e della ninfa Idea o dal re Crete. Fra i primati di Creta si ricorda l'invenzione della musica fatta dai Coribanti. L'isola è ricca di capre selvatiche, non vi sono belve nè serpenti.
Molti i miti collegati a Creta: Dedalo, Europa che vi fu portata dal toro, Cadmo venerato dagli abitanti di Gortina.

Capitolo XVI - Isola di Caristo


Nell'isola di Caristo sgorgano acque calde e vivono uccelli che possono volare tra le fiamme. Anticamente fu chiamata Calcide e vi venne scoperto il rame. Si credeva che fosse stata regno dei Titani e vi si veneravano Briareo e Egeone.

Capitolo XVII - Isola di Ortigia


Ortigia, anche detta Asteria, Lagia o Cineto, fa parte delle Cicladi. In quest'isola furono vedute per la prima volta le quaglie, uccelli sacri a Latona. Le quaglie migrano a fine estate sorvolando il mare e sono pericolose per i marinai perché possono danneggiare le vele.
Capitolo XVIII - Isola di Eubea


L'isola di Eubea è vicinissima alla terraferma, tanto che il canale di Euripo che la divide dalla Beozia potrebbe essere superato da un ponte. All'estremità settentrionale è il promontorio Ceneo, alla meridionale il capo Geresto è volto verso l'Attica e il capo Cafareo verso l'Ellesponto. Qui l'armata greca subì molte traversie dopo la guerra di Troia.
Capitolo XIX - Isola di Paro


Paro è rinomata per la qualità dei suoi marmi. Anticamente fu dominata da Minosse.

Capitolo XX - Isola di Icaro


L'isola di Icaro è una delle Sporadi, posta tra Samo e Miconos, è inabitabile. Secondo Varrone è posta nel luogo in cui Icaro cadde in mare. L'isola di Samo è ricordata perché patria di Pitagora che l'abbandonò a causa della tirannia e passò in Italia.

Capitolo XXI - Ellesponto, Propontide, Bosforo Tracio


Il quarto seno dell'Europa va dall'Ellesponto alla palude Meotide. Serse attraversò l'Ellesponto con un ponte di barche. Oltre l'Ellesponto si apre la Propontide (Mar di Marmara) che riducendosi alla larghezza di cinquecento passi forma il Bosforo Tracio che fu attraversato dall'esercito di Dario.
In questi mari vivono i delfini, straordinari per la velocità e per loro vivere in coppie che accudiscono i figli. Le femmine hanno dieci mesi di gestazione, partoriscono in estate e allattano i loro nati. E' accertato che i delfini possono fare amicizia con gli esseri umani, Solino cita in proposito diversi episodi fra cui quello di Arione.

Capitolo XXII - Fiume Istro


Il fiume Istro nasce in Germania, riceve sessanta affluenti quasi tutti navigabili e sfocia nel Ponto con sette rami così grandi che la loro acqua rimane dolce per molte miglia nel mare.
Nelle regioni del Ponto si trovano gli istri o castori dal morso micidiale. Vi sono anche delle gemme rosse o dorate considerate sacre.
Capitolo XXIII - Fiume Hipane e Fiume Esampeo


L'Hipane è il maggior fiume della Scizia, le sue acque sono chiare e potabili finché non si mescolano con quelle amarissime del fiume Esampeo e ciò che giunge al mare è imbevibile.
Capitolo XXIV - Fiume Boristene


Il Boristene nace nel territorio dei Neurim genti bellicose devote a Marte, adorano le spade e periodicamente si trasformano in lupi. I loro vicini Geloni si vestono della pelle dei nemici e ne fanno finimenti per i cavvalli, seguono gli Agatirsi che si tingono di azzurro, gli Antropofagi che si cibano di carne umana.
Calibi e Dahi, popoli della Scizia, non sono crudeli, gli Albani dicono di discendere da Giasone e prendono il nome dall'aver i capelli bianchi fin dalla nascita. Presso gli Albani vivono cani enormi capaci di uccidere un toro o un leone.
Dei cani in generale Solino loda la fedeltà all'uomo raccontando vari episodi. Tornando alle popolazioni, lungo le rive orientali del Boristene vivono gli Essedoni che hanno l'uso di mangiare i cadaveri dei genitori. Gli abitanti delle aree più interne della Scizia hanno costumi ancora più rudi, vivono in caverne e bevono il sangue dei nemici. Gli Arimaspi hanno un solo occhio.
La Scizia Asiatica è ricca d'oro e di gemme ma infestata dai grifi. Gli Arimaspi li combattono per prendere i preziosi smeraldi ed altre gemme o i purissimi cristalli.

Capitolo XXV - Popoli Iperborei


Gli Iperborei vivono in Europa, prossimi al luogo dove si crede siano i cardini del mondo. Nel loro paese il giorno dura sei mesi ed altrettanti la notte. Il clima è ottimo, il paesaggio gradevole e gli alberi forniscono tutto il sostentamento. Vivono senza discordie e senza malattie, coloro che sono sazi di vivere si gettano da una rupe in un mare profondissimo.

Capitolo XXVI - Popoli Arifei


Gli Arifei sono un popolo dell'Asia simile agli Iperborei, sono pacifici, si cibano di frutti e si radono i capelli, è considerato sacrilegio far loro del male. Più oltre verso il Mar Caspio vivono i Cimmeri e le Amazzoni, quindi si incontra l'Ircania dove vivono ferocissime tigri. Questi animali sono veloci e famelici, le femmine si battono fino alla morte per i loro piccoli e se vengono uccisi si gettano in mare. Si trovano in Ircania anche le pantere, divoratrici di pecore. Si cerca di ucciderle avvelenando le loro vittime ma spesso si curano mangiando sterco umano.

Capitolo XXVII - Origine dei Mari Mediterranei


Alcuni sostenevano che i Mari Mediterranei fosserof tutti originati da flussi e riflussi dell'Oceano, altri che tutte le acque provenissero dal Ponto.

Capitolo XXVIII - Di alcune isole della Scizia


A ottanta miglia dal Bosforo Tracio, oltre la foce dell'Istro, si trova l'isola degli Apoloniti dalla quale Lucullo riportò l'Apollo Capitolino. Alla foce del Boristene è l'isola di Achille con il tempio nel quale non entrano mai uccelli.

Capitolo XXIX - Oceano Settentrionale


L'Oceano settentrionale che bagna le coste della Scizia, detto Amalchio (mare congelato) da Ecateo o Moremerusa (mare morto) da Filamone, nel suo complesso prende anche il nome di Mare Cronio.
Il Mar Caspio ha acque dolci per i numerosi fiumi che vi sfociano. Alessandro andò in otto giorni dalla terra dei Battriani all'India tramite il fiume Icaro, il fiume Ossa, il Mar Caspio e il fiume Ciro, quindi proseguì per cinque giorni sulla terraferma.
Senofonte partì dalla grande isola Balthia a tre giorni di navigazione dalla Scizia. Nelle isole vicine vivono uomini con i piedi di cavallo detti Ippopodi, mentre gli abitanti della Tanesia hanno grandi e lunghe orecchie con le quali ricoprono tutto il corpo.

Capitolo XXX - Cervi e Tragelasi


Nella Scizia vivono molti cervi. I maschi diventano rabbiosi nella stagione degli amori. le femmine allevano ipiccoli con attenzione tenendoli nascosti finché non sono in grado di fuggire, quindi li allenano alla corsa. Quando sentono il latrato dei cani corrono nella direzione del vento per nascondere il loro odore. Con le corna e il midollo dei cervi si producevano diversi farmaci, si credeva che fossero estremamente longevi.
Simili ai cervi sono i tragelasi che hanno però spalle pelose e barbe da caprone, vivono lungo il fiume Tasi.

Capitolo XXXI - Germania


La Germania, patria di molti popoli, si estende dalla Selva Ercinia ai Monti di Sarmazia, dal Danubio al Reno. Nella selva Ercinia vivono uccelli le cui penne sono luminose al buio. In tutta la parte settentrionali vivono bisonti, uri e alci.

Capitolo XXXII - Scandinavia


La Scandinavia è considerata un'isola appartenente alla Germania. Vi abita un animale simile all'alce ma con le ginocchia rigide come quelle degli elefanti, caratteristica che gli impedisce di distendersi e lo costringe a dormire appoggiato agli alberi. Si segano gli alberi a cui si appoggia per farlo cadere e poterlo catturare.
La Scandinavia è la più grande delle isole della Germania, in un'altra isola di nome Glessaria si trovano alberi da cui si ricava il succino (ambra) noto in medicina per curare molte infermità. In Germania si trova anche la pietra callatide, simile allo smeraldo.

Capitolo XXXIII - Gallia, Rezia, Norico, Pannonia, Mesia


La Gallia si estende dal fiume Reno ai Pirenei, è una regione fertile e ricca di vigne. I suoi abitatori hanno l'infame usanza dei sacrifici umani. Dalla Gallia si passa via terra in Spagna e in Italia. Viaggiando verso sud-est si incontrano la Rezia, il Norico, la Pannonia bagnata dai fiumi Sava e Drava, quindi la Mesia che fu detta "granaio di Cerere". Vi si produce l'olio medico che se incendiato non si può spegnere con l'acqua ma solo con la terra.

Capitolo XXXIV - Bretagna e isole circostanti


La Bretagna misura oltre ottocento miglia ed è circondata da molte altre isole fra la quali la maggiore è detta Ibernia. E' abitata da gente selvaggia che beve il sangue dei nemici uccisi e se ne tinge il viso. Il mare fra la Bretagna e l'Ibernia è sempre inquieto ed è navigabile solo per pochi giorni in estate.
L'isola Silvaro è abitata da gente primitiva che pratica il baratto e crede di poter predire il futuro.
L'isola Tanati è motlo fertile e il suo terreno uccide le serpi.
La più lontana dalla Bretagna è Tule a due giorni di navigazione dal promontorio di Caledonia, è circondata dal mare congelato e durante l'estate, quando il sole è nel Cancro, è sempre giorno mentre è sempre notte per il resto dell'anno.
Le isole Ebude sono cinque, molto vicine tra loro, sono governate da un solo re il quale non può possedere nulla e viene mantenuto dal popolo per fare in modo che amministri la giustizia senza interessi personali.
Le isole Orcadi sono desertiche e vi crescono soltanto giunchi.

Capitolo XXXV - Spagna


La Spagna è ricca di ogni frutto della terra e di ogni sorta di metallo. E' divisa in tre province e termina sull'Oceano con la Lusitania.
Vi scorrono il fiume Tago, l'Ibero dal quale prende il nome tutta la penisola, e il Beti dal quale viene il nome della Betica.
Cartagena fu fondata dagli Africani, Tarragona dagli Scipioni ed è il capoluogo della provincia Tarragonese.
Fra le isole spagnole si ricordano le Baleari nelle quali regnò Boccore, l'isola Eritrea nella quale visse Gerione, le isole Gadi che danno il nome al mare Gaditano.
Fra i monti Calpe e Abila, detti Colonne d'Ercole, l'Oceaano entra nel Mar Mediterraneo che nei pressi della Spagna si chiama Iberico e Balearico, quindi procedendo verso Oriente si trova il Mar Gallico, il Ligustico, il Toscano, lo Ionio. Dalla Sicilia a Creta è detto Siciliano, seguono il Mare d'Egitto e quello Cretico.
Fra Grecia e Illiria si passe per l'Ellesponto nella Propontide e da questa nella palude Meotide.

Capitolo XXXVI - Libia


Dalla Spagna si passa alla Libia, nome usato a volte per indicare l'intera Africa. In nome Libia viene da Libia figlia di Epaco, Africa da Afro figlio di Ercole Libico. In Libia Ercole sconfisse e uccise Anteo.
Sulle coste dell'isola dove si trovano gli orti delle Esperidi il mare forma con i suoi moti rivoli simili a serpenti sempre in movimento, da qui il mito dei rettili custodi dei pomi.
Sul fiume Sala si trova un castello oltre il quale si accede ai deserti dell'Atlante.

Capitolo XXXVII - Mauretania


Nella regione Tiigintana in Mauretania si trovano sette monti simili fra loro su cui vivono molti elefanti. Questi animali hanno intelletto simile a quello umano, con la luna nuova si recano al fiume e all'alba salutano il nascere del sole. La grandezza dimostra queli sono i più nobili, il bianco dei denti quali sono i più giovani.
Vivono in gruppo e il più anziano guida le loro marce, formano coppie durature e proteggono i più deboli e i feriti. Sono mansueti con gli uomini e le pecore. Vivono trecento anni, si cibano di vegetazione, non sopportano il freddo e fuggono l'odore dei topi.
Seno nemici dei serpenti (dragoni) che vogliono succhiare il loro sangue e cercano di farli cadere avviluppando loro le zampe.
Furono visti per la prima volta in Italia al seguito di Pirro re dell'Epiro.
In Mauretania sono il castello di Cesarea (già palazzo reale di Boccopoi donato a Giuba dal popolo romano) e quello di Siga che fu sede di Siface.

Capitolo XXXVIII - Numidia


La Numidia è abitata da pastori nomadi, le sue maggiori città sono Cullu e Cirta, vi si produce porpora e marmo. Gli orsi della Numidia si accoppiano abbracciati come gli essere umani, la gestazione dura solo trenta giorni e i piccoli nascono poco formati e devono essere tenuti al caldo dalle madri per mesi. Gli orsi sono ghiotti di miele, sono fortissimi e in grado di combattere contro i tori. Lucio Domizio Enobarbo, quando era edile curule, mostrò nel circo centro orsi numidici con altrettanti cacciatori etiopici.

Capitolo XXXIX - Africa


L'Afica ha inizio dalla Zeugitana, di fronte alla Sardegna, e si estende fronteggiando la Sicilia e l'isola di Creta.
La regione Cirenaica è compresa fra le due Sirti pericolose per la navigazione a causa delle maree difficili da prevedere. La Bizacena è una regione fertilissimamentre i territori volti a sud sono aridi e male abitabili.
Molte genti hanno fondato città in Africa: i Greci costruirono i castelli di Hippone Regio e Hippone Diarrito e le città di Diafra, Abrotano e Letta che nell'insieme chiamano Tripoli.
I Siciliani fondarono Clipea e Veneria, coloni di Tiro costruirono Adrumeto e Cartagine.
Cartagine fu fondata dalla regina Elissa e fu distrutta dopo settecentotrentasette anni. In seguita Caio Gracco vi trasferì coloni italiani e la chiamò Gianonia, centodue anni più tardi, durante il consolato di Marco Antonio e Dolabella, nacque la seconda Cartagine.
All'interno dell'Africa vivono molte belve fra cui i leoni. Ci sono tre specie di leoni che si distinguono per dimensioni e ricchezza del manto. Non sono crudeli e spesso si astengono dalla violenza se non sono spinti dalla fame, quando sono inseguiti preferiscono dileguarsi, se possono, invece di attaccare.
Le iene sono capaci di imitare la voce umana per attirare uomini e cani e divorarli, i cani toccati dalla loro ombra diventano muti.
Gli occhi delle iene hanno vari usi nella magia. Dall'accoppiamento di iene e leoni nasce un mostro detto Crocula che non muove mai le palpebree ha un unico osso al posto dei denti.
I maschi degli asini selvatici africani sono così libidinosi che per aver minor concorrenza cercano di castrare i neonati.
Nessun paese del mondo ha tanti serpenti queno l'Africa. Le ceraste adescano gli uccelli e li uccidono con quattro piccoli corni che hanno sul muso. L'anfisbena ha due teste alle estremità del corpo, i giaculi si lanciano dagli alberi sulle prede, le scitale incantano le vittime con la bellezza delle loro squame. Gli aspidi, notoriamente, uccidono con i loro micidiali veleni. Varie altre specie di serpenti sono velenose e il loro morso provoca putrefazione.
La pietra elitropia ha proprietà magiche che possono rendere invisibili.
Da una Sirte all'altra è una distanza di 250 miglia, nella Piccola Sirte è l'isola di Meninge dove si nascose Caio Mario.
Sui Garamanti vivono gli Psilli immuni al veleno dei serpenti. La nazione degli Psilli fu distrutta dai Nasamoni.
Nella Sirte Maggiore è il castellodi Cirene che risale ai tempi di Anco Marzioe fu la casa del poeta Callimaco.
Nel desserto africano vive ilbasilisco,un rettile con il capo circondato da un diadema bianco che corrompe il suolo su cui si trova, secca l'erba, distrugge gli alberi e ammorba l'aria con il suo fiato pestilenziale.
Oltre le Sirti si trova la città di Berenice bagnata dal fiume Lete che viene dagli Inferi e induce l'oblio. La città fu fondata da Berenice moglie di Tolomeo III.
Nei dintorni vivono molte scimmie abilissime nell'imitazione degli esseri umani. Delle scimmie fanno parte anche cinocefali e sfingi.

Capitolo XL - Popoli Ammanienti


I popoli Ammanienti vivolo fra i Sagramoni e i Trogloditi. Costruiscono le loro abitazioni con il sale che scavano dai monti.

Capitolo XLI - Garamanti


Nel paese dei Garamanti è una fonte la cui acqua è gelida di giorno e calda di notte. La capitale dei Garamanti è Garama. Furono sottomessi da Cornelio Balbo sotto Vespasiano.

Capitolo XLII - Etiopia


Il fiume Vigro, dal quale si ritiene nasca il Nilo, divide l'Etiopia dal Monte Atlante. Quei Garamanti che vivono in Etiopia praticano la comunanza delle donne e di conseguenza non sanno chi sia il padre.
Molti popoli abitano l'Etiopia, fra loro sono i Nomadi che vivone del latte dei cinocefali, i Sirboti lunghi dodici piedi, gli Asache, i Simbri, gli Ariofagi che si cibano di carne di leoni e pantere, i Panfagi che mangiano qualsiasi cosa commestibile, gli Antropofagi, i Cimamolgi con la voce canina, gli Artabatiti sempre col viso rivolto al terreno come animali, i mangiatori di locuste.
Oltre l'isola di Meroe vivono i longevi Macrobi. Vi è un lago dalle pure acque salutifere e poi il deserto oltre il quale vivono creature orrende e deformi. A sud si trova un vulcano sempre attivo dal quale escono in abbondanza i dragoni.
Fra i molti animali dell'Etiopia è il camelopardo (la giraffa) che fu visto nei giochi a Roma per la prima volta sotto Cesare, il rinoceronte, il catablepa (che guarda sempre in basso) il cui sguardo uccide chi lo fissa, formiche grandi come cani, il licaone simile al lupo, il tarando (renna??) con le corna ramificate che si credeva capace di cambiare colore come i camaleonti.
Un animale etiope detto teo è peloso in inverno e nudo in estate. Ci sono istrici che possono lanciare lontano i loro aculei. L'uccello detto pegaso ha orecchie da cavallo, il tragopa è un uccello più grande di un'aquila con corna da montone.
In Etiopia si raccoglie il cinnamomo e si trovano il hiachintho (pietra preziosa di colore ceruleo) e il crisolampo, pietra che splende al buio.

Capitolo XLIII - Popoli della Libia


Tutta la regione fra l'Atlante e il confine della Libia con l'Egitto fu detta Canopo dal nome di un compagno di Menelao che vi fu sepolto. Vi abitano popoli privi di un linguaggio ed anche di un nome, che odiano il sole a causa del clima torrido del loro paese. Vi sono i Trogloditi che vivono nelle caverne in volontaria povertà e si cibano di serpenti. Presso di loro si trova una rara pietra preziosa detta hesecondtalito. Gli Angili adorano gli dei inferi, le donne devono concedersi a tutti nella prima notte di nozze e successivamente essere molto pudiche.
I Gafasanti non combattono mai ma non permettono agli stranieri di unirsi a loro.
I Blemmi nascono senza testa con occhi e bocca nel petto.
I Satiri e gli Egipani hanno di umano solo il volto.
Gli Imatompodi strisciano perché hanno le gambe piegate.
I Farusi discendono da compagni di Ercole che si fermarono in Libia andando verso il giardino delle Esperidi.

Capitolo XLIV - Egitto


L'Egitto è attraversato dal fiume Nilo il quale forma alcune isole nel suo delta. Il fiume nasce in Mauritania e presso la fonte forma il lago Nilide, all'uscita del lago diventa sotterraneo e torna più avanti a scorrere all'aperto, percorre ancora un tratto sotto terra e riesce oltre l'Etiopia formando il fiume Nigro che segna il confine dell'Africa.
All'isola di Meroe si divide in due rami: Astusapo e Astaboro, quindi segue un percorso accidentato con scogli e rapide fino alle cateratte oltre le quali scorre tranquillo. Si getta nel mare con sette bocche.
Varie ipotesi si facevano sulle cause delle piene del Nilo: le piogge, i venti, i moti delle stelle, il calore del sole. Se le piene sono scarse i raccolti sono poveri, se le piene superano un determinato limite il prolungato allagamento compromette il raccolto.
Fra le cose memorabili dell'Egitto è il bue Api che viene adornato e adorato come un dio. Deve avere una sola macchia bianca a forma di mezza luna, viene sacrificato quando raggiunge una determinata età e quando si trova il nuovo viene consacrato da cento sacerdoti.
Si crede che con il modo di mangiare predica il futuro, rifiutò il cibo dalla mano di Germanico che venne ucciso pochi giorni dopo.
Durante le cerimonie per il bue Api i coccodrilli del Nilo diventano mansueti e tornano feroci al termine delle solennità. Sono pericolosissimi in acqua e in terra, non hanno lingua e il loro morso è micidiale a causa della forma dei denti.
Depongono le uova in luoghi dove non possono arrivare le acque del Nilo, maschio e femmina si alternano nella cova. Gli abitanti di un'isola del Nilo, benché piccoli di statura, domano i coccodrilli e li cavalcano.
L'ippopotamo nasce nella stessa regione, ha crini sulla schiena e nitrisce come i cavalli, ha muso di serpente, unghie fesse, denti da cinghiale.
Sulle rive del Nilo vive l'uccello detto ibi che mangia le uova dei serpenti ed è sacro perché lotta contro pericolosissimi rettili alati provenienti dall'Arabia.

Capitolo LXVIII - Di Babilonia, dell'Oceano Atlantico, delle Isole Gorgone e delle Fortunate


Capitale dei Caldei, Babilonia fu fondata da Semiramide. Si trova presso il fiume Eufrate ed è circondata da una possente cinta di mura. Vi si trova il tempio di Belo ritenuto inventore dell'astronomia.
Quanto all'Oceano Atlantico, Solino attinge all'opera di Giuba II che ne descriveva approssimativamente le dimensioni e le coste e sosteneva che fosse navigabile fin oltre il promontorio Drepano.
Le coste arabiche sono infestate dai pirati.
In Etiopia abita un popolo di Trogloditi velocissimi nell'inseguire le prede nelle loro battute di caccia, e gli Ictofagi, straordinari nuotatori.
Le isole delle Gorgoni furono abitate da quegli esseri.
Senofonte di Lampsaco narrava che i Cartaginesi vi catturarono due femmine della popolazione locale tanto pelose che le loro pelli furono esposte al pubblico stupore nel tempio di Cartagine.
Più ad occidente, a largo della Mauretania, si trovano le Isole Fortunate. La prima si chiama Ombrio, è lussureggiante e disabitata. Nella seconda, Giunonia, si trovano alcune piccole case.
Un'altra isola di nome Giunonia è deserta; seguono Capraria ricca di lucertole, Nivaria dal clima nuvoloso, Canaria che prende il nome dai suoi grandi cani.