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GAIO GIULIO SOLINO

RACCOLTA DELLE COSE MEMORABILI

Collectanea Rerum Memorabilium


(Sintesi parziale)

Proemio


L'autore dichiara di voler presentare la propria opera sotto forma di compendio perché non risulti tediosa e di voler dedicare maggiore attenzione alle cose poco note.
La materia è organizzata per regioni geografiche e comprende notizie di argomento etnico, zoologico e, in minor misura, botanico.


Capitolo I - Delle origini della città di Roma


Secondo alcuni l'origine del nome di Roma risaliva al tempo di Evandro e si riferiva alla parola Romin che per gli Arcadi significava rocca, castello.
Secondo altri derivava da Rome, la troiana che bruciò le navi giunte al Tevere per costringere i compagni a porre fine al viaggio, o da un'altra Rome nipote di Enea.
Si dice che Roma avesse anche un nome segreto che era proibito rivelare: lo fece Valerio Sorano e fu ucciso per questo.
Fra le più antiche divinità dei Romani era Angerona festeggiata il 21 dicembre e sempre rappresentata nell'atto di imporre il silenzio con un dito sulle labbra.
Si ricordavano vari episodi avvenuti nel sito di Roma prima della fondazione come la vittoria di Ercole su Caco per la quale l'eroe aveva innalzato un altare a Giove.
Megale Frigio fu ambasciatore per il re Marsia presso l'Etrusco Tarconte che gli donò Caco come schiavo, ma Caco fuggì e tentò di occupare territori degli Arcadi, venne quindi ucciso da Ercole che si trovava casualmente in quei luoghi. Quanto a Megale si stabilì presso i Sabini ed insegnò loro le arti divinatorie. Quando Ercole seppe da Nicostrata madre di Evandro detta Carmenta che sarebbe divenuto un dio eresse un altare alla propria divinità ed istituì sacrifici rituali di buoi nel luogo che sarebbe diventato il Foro Boario. I suoi compagni costruirono l'edificio destinato a divenire l'Erario di Saturno.
Carmenta viveva ai piedi del Campidoglio e da lei prese il nome la Porta Carmentale.
Sono varie le ipotesi anche sull'origine del nome Palatino, forse da Pale dea dei pastori o da una donna di nome Pallanta amata da Ercole su quel colle.
Come afferma Varrone Roma fu fondata da Romolo figlio di Marte e di Rea Silvia.
Inizialmente fu detta Roma Quadrata per la forma del terreno scelto fra il "cortile di Apollo" e la "Scala di Caco", dove si trovava la capanna di Faustolo nella quale Romolo trascorse l'infanzia.
A diociotto anni Romolo fondò la città: era il 21 aprile, giorno che fu ricordato con le feste Parilia durante le quali era proibito uccidere animali.
Romolo regnò trentasette anni. Il suo primo trionfo fu su Acrone re di Cenina e in quell'occasione offrì per la prima volta le spoglie opime. Trionfò inoltre su Antemnati e Veienti.
Scomparve il 7 luglio presso la Palude delle Capre.
Tazio (collega di Romolo nel regno per qualche tempo) abitò dove in seguito sorse il tempio di Giunone Moneta. Fu ucciso dai Laurenti nel quinto anno di regno.
Numa regnò quarantatre anni, abitò sul Quirinale e fu sepolto ai piedi del Gianicolo.
Tullo Ostilio regnò ventiquattro anni, abitò sulla Velia dove poi sorse il tempio dei Penati.
Tarquinio Prisco regnò trentasette anni e dimorò presso la Porta Mugonia.
Servio Tullio regnò quarantadue anni ed abitò nelle Esquilie.
Anche Tarquinio il Superbo abitò nelle Esquilie e regnò venticinque anni.
Valutate le indicazioni non sempre concordanti di Cincio Alimento, Fabio Pittore, Cornelio Nepote, Lutazio Catulo, Eratostene, Apollodoro e Cicerone, Solino sostiene che Roma fu fondata nel primo anno della settima olimpiade, 433 anni dopo la caduta di Troia, ed argomenta l'affermazione con varie osservazioni basate sui fasti consolari e sul computo delle Olimpiadi.
Partendo da questo punto fermo, l'autore indica altre date: la monarchia durò 241 anni, il Decemvirato fu istituito 302 anni dopo la fondazione, la prima guerra punica ebbe inizio nell'anno 489 di Roma, la seconda nel 535, la terza nel 604, la guerra sociale nel 662; Irzio e Pansa furono consoli nell'anno 710 di Roma, alla loro morte Augusto ottenne il suo primo consolato.


Capitolo II - Della divisione dell'anno


Inizialmente i Romani avevano anni di dieci mesi di trente giorni ciascuno che iniziavano da Marzo.
A Marzo si rinnovava il fuoco di Vesta, il senato ed il popolo si riunivano e (in quell'epoca) si festeggiavano i Saturnali durante i quali i padroni servivano gli schiavi. (La festa fu successivamente spostata a dicembre).
Questo computo, che risaliva a Numa Pompilio, non trovava corrispondenza con i cicli lunari, si passò quindi ad un anno di 355 giorni e finalmente all'anno di 365 giorni.
Furono aggiunti il mese di Gennaio, consacrato agli dei superi, e di Febbraio, dedicato agli dei inferi.
Si era consapevoli della necessità di un giorno intercalare la ma sua ricorrenza fu lasciata all'arbitrio dei sacerdoti fino alla riforma di Giulio Cesare poi perfezionata da Augusto.
Seguono dei cenni sulla vita di Augusto e sulle sue vicissitudini: in gioventù aspirava alla carica di Maestro della Cavalleria ma gli fu anteposto Lepido, fu poi molestato da Marco Antonio, dalla battaglia di Filippi e da problemi di salute. Vengono ricordati gli scandali della figlia e della nipote ed altri dispiaceri.
Durante il suo regno si verificò una carestia preannunciata dal prodigio di un parto quadrigemino.
Poiché i parti multigemellari e le donne particolarmente feconde fanno parte delle "cose meravigliose", Solino dedica il capitolo successivo alla generazione dell'uomo.


Capitolo III - Dell'uomo


Fra tutti gli animali solo la donna ha il mestruo che viene considerato cosa mostruosa perché al suo contatto le biade non danno più frutto, il mosto si fa aceto, il ferro arruginisce e così via. Addirittura lo sguardo della donna con le mestruazioni macchia gli specchi !.
La fertilità delle donne varia: alcune sono sterili, altre molto prolifiche. Superati i cinquanta anni nessuna donna può più partorire. Per contro si conoscono casi di uomini ottuagenari che ebbero figli come Massinissa e Catone il Censore.
Una donna può concepire due figli con due diversi rapporti ed una sola gestazione me fra le due nascite trascorrerà tanto tempo quanto ne è trascorso fra i due amplessi, fu il caso di Ercole e Ificlo.
Ificlo fu padre di Iolao che si stabilì in Sardegna e, risolte le discordie delle popolazioni locali, regnò su di loro e fondò Olbia.
Un consiglio alle donne che desiderano figli: evitare di starnutire dopo l'unione sessuale perché lo sforzo potrebbe espellere il seme maschile.
Mal di testa, nausea e problemi alla vista sono i primi sintomi della gravidanza.
Il feto si forma a partire dal cuore, seguono le ossa. I maschi cominciano a muoversi dopo il quarantesimo giorno, le femmine dopo il novantunesimo.
Le donne incinte di una femmina sono più pallide e deboli ed il loro parto avviene più tardi.
Nasccere con i piedi in avanti era considerato contro natura, coloro che nascevano così venivano chiamati Agrippa e la loro vita era breve ed infelice. Anche il famoso Marco Agrippa ebbe i suoi problemi: soffrì per un'infermità ai piedi e per le infedeltà della moglie.
Sono infelici le donne che nascono con la "natura congiunta", come accadde a Cornelia madre dei Gracchi.
Quando uno di due gemelli nasce in anticipo l'altro viene chiamato Vopisco.
Gaio Papirio Carbone e Marco Curio Dentato nacquero con i denti, un figlio di Prusia re di Bitinia aveva un unico osso continuo al posto dei denti.
I maschi hanno più denti delle donne. Se i canini di destra nascono prima di quelli di sinistra recano buona fortuna.
Nessun neonato sorride prima dei quaranta giorni. Si dice che fece eccezione Zoroastro che nacque ridendo, mentre Crasso non rise mai nella sua vita.
Si dice che Socrate non cambiasse mai espressione di fronte a quanti lo attaccavano. Eraclito e Diogene non persero mai la forza d'animo davanti alle avversità della vita.
Altri esempi di cose meravigliose: il poeta Pomponio non ruttava, Antonia di Druso non sputava mai; nascere con le ossa consolidate (senza midollo) evita di sudare e di avere sete.
Secondo Varrone la forza fisica dipendeva dalla densità dei nervi. Noto esempio di forza fisica era l'atleta Milone che uccise un toro con un pugno e morì senza mai essere stato sconfitto.


Capitolo IV - Della somiglianza e delle misure del corpo umano


In genere la somiglianza consiste in caratteri fisici tramandati in linea ereditaria, ma vi sono esempi di somiglianza fra persone che non sono parenti.
Laodice, moglie di Antioco re di Siria, sfruttò la straordinaria somiglianza di un suddito con il re per tenere nascosta la morte del marito finché non fu scelto un successore di suo gradimento.
Anche famosi romani come Pompeo, l'oratore Lucio Planco, Marco Messalla Censorio ebbero un sosia.
Marco Antonio comperò due fanciulli credendoli gemelli per poi scoprire che uno era nato in Gallia e l'altro in Asia.
Altri fenomeni: vissero sotto Augusto due romani alti più di dieci piedi, sotto Claudio un arabo che superava i nove piedi.
Si credeva che gli antichi fossero più alti. Il ritrovamento a Tegea dello ossa di Oreste dimostrò la sua altezza smisurata.
La distanza fra la punta delle dita tenendo le braccia aperte e tese è pari all'altezza. La mano destra è più abile, la sinistra più forte.


Capitolo V - Della velocità, della vista, della forza di alcuni romani e dell'eccellenza di Cesare


Un certo Lada è il più antico corridore conosciuto, così veloce che non lasciava orme nella polvere correndoci sopra.
Polimestore di Mileto vinse nella 46ma Olimpiade, ve lo aveva accompagnato un mandriano che lo aveva visto inseguire una lepre.
Filippide corse da Atene a Lacedemone: 248 stadi.
Dei corrieri di Alessandro Magno coprirono in un giorno oltre milleduecento stadi.
Varrone racconta di un uomo dalla vista tanto acuta da vedere da Lilbeo in Sicilia le navi uscire dal porto di Cartagine.
Altri fenomeni riguardanti la vista fra i quali le formiche che Callicrate scolpì in avorio a grandezza naturale.
Campione di forza fu Lucio Sicinio Dentato, tribuno sotto il consolato di Spurio Tarpeo e Aulo Termo, che riportò trentaquattro spoglie ed ottenne innumerevoli premi.
Manio Sergio antenato di Catilina perse una mano in combattimento e la sostituì con una di ferro e continuò a combattere contro Annibale. Fatto prigioniero fuggì dopo venti mesi. Fu l'unico a ricevere un premio per il comportamento durante la battaglia di Canne.
Ma il più valoroso fu Giulio Cesare, combattè in cinquanta battagliue nelle quali caddero quasi due milioni di nemici. Era inoltre velocissimo nel leggere e nello scrivere ed in grado di dettare quattro lettere contemporaneamente.


Capitolo VI - Delle memorie straordinarie, della voce, della pietà, della pudicizia e della beatitudine


Ciro ricordava a memoria il nome dei suoi numerosissimi soldati, Mitridate re del Ponto comprendeva le ventidue lingue dei suoi sudditi.
La memoria si sviluppa con l'esercizio e si può perdere facilmente per incidente o infermità.
La paura può far perdere la memoria o la voce e può farle ritrovare, come accadde ad Ati figlio di Creso che, muto dalla nascita, ritrovò la parola quando Ciro stava per uccidere il padre.
Esempi di rettitudine furono Catone il Censore, Scipione Emiliano e Scipione Nasica.
L'eloquenza non è ereditaria. Fecero eccezione i Curioni, oratori per tre generazioni successive.
Lo spartano Lisandro assediava Atene dove giaceva il corpo insepolto di Sofocle e fu persuaso a sospendere le ostilità e permettere le esequie da Libero che gli appariva continuamente in sogno per ordinarglielo.
Il poeta Simonide fu salvato dal crollo di un edificio da Castore e Polluce che comparendo improvvisamente gli ordinarono di uscire.
Quando Pompeo Magno faceva visita al sapiente Posidonio vietava ai vettori di bussare ed aspettava umilmente fuori la porta.
Scipione Africano volle il proprio sepolcro ornato con la statua di Ennio.
Catone Uticense ospitava volentieri i filosofi greci mentre il suo antenato Catone il Censore ne diffidava.
Dionisio di Siracusa ricevette Platone con grandissimi onori.
Un famoso caso di pietà fu quello della giovane plebea che fu vista nutrire con il proprio latte il padre prigioniero e condannato a morte: l'episodio fu commemorato con la costruzione di un piccolo tempio dedicato alla pietà.
Esempi di pudicizia furono quello di Claudia spontaneamente seguita dalla nave che portava oggetti sacri dalla Frigia e quello di Sulpitia, moglie di Marco Fulvio Flacco, che fu eletta da cento matrone per dedicare un tempio a Venere.
Non si conosce un uomo che fu veramente felice. Cornelio Silla lo fu forse solo di nome.


Capitolo VII - Dell'Italia


Elogio dell'Italia, del suo paesaggio e delle sue antiche città.
Fedele al suo intento, Solino evita una descrizione dettagliata e si limita a citare alcune notizie particolari: una zona della Liguria è detta dei Campi Lapidarii perché una volta Giove, combattendo, vi fece piovere sassi; la regione ionica prende nome da Ione figlio di Nauloco ucciso da Ercole perché infestava le strade con il brigantaggio.
Il castello di Alchippe fu costruito da Marsia re di Lidia che sparì nel Lago Fucino.
Giasone edificò il tempio di Giunone Argiva, Pelope fondò Pisa.
I Dauni discesero da Cleolao figlio di Minosse, gli Iapigi da Iapige figlio di Dedalo, i popoli tirreni da Tirreno re di Lidia.
Cora fu fondata da Cardano, Argilla dai Pelasgi, Falisca dal greco Aleso, Faleria da Falero, Tescennio dai Greci, Partenio dai Focensi, Tivoli da Catillo di Arcadia, figlio di Anfiarao che ebbe tre figli: Tiburto, Cora e Catullo.
Ulisse edificò nel Bruzio il tempio di Minerva.
Prima di Augusto Napoli si chiamò Partenope dal nome di una sirena ivi sepolta.
Preneste ebbe il nome da Preneste figlio di Latino; Filottete fondò Petilia ed Arpi; Benevento fu fondata da Diomede, Padova da Antenore, Metaponto da gente di Pilo in Acaia, Sibari dagli Ateniesi, Ancona e Gabi dai Siciliani, Taranto da quelli di Eraclea, Pesto dai Dori, Crotone dagli Achei. Ad Aricia Oreste consacrò un tempio a Diana.
I fratelli Messapo e Peucezio colonizzarono la Calabria. Palinuro prese il nome dal timoniere di Enea, Miseno dal suo trombettiere, la sua nutrice Caieta fu eponima di Gaeta, la moglie Lavinia di Lavinio.
Enea giunse in Italia durante l'estate successiva alla caduta di Troia, consacrò un simulacro a Venere nel territorio di Laurento e ricevette il Palladio da Diomede.
Ricevette cinquanta iugeri di terra da Latino e vi regnò per trentadue anni prima di scoparire.
Ascanio fondò Albalonga, i Tizi fondarono Nola, quelli di Eubea Cuma. Nei pressi di Cuma è il tempio della Sibilla, autrice dei Libri Sibillini.
La Sibilla li offrì a Tarquinio il Superbo ma insoddisfatta del prezzo ottenuto ne bruciò due, gli altri andarono distrutti in un incendio ai tempi di Silla.
Secondo Bocco, Omero inserì fra i suoi molti versi della Sibilla Delfica che aveva predetto le vicende di Troia.
La Sibilla Eritrea aveva predetto le cose di Lesbo.
L'Italia, compresa fra il Tirreno e l'Adriatico, è più lunga che larga. A sud la penisola si divide in due rami. Qui si trovano Taranto, il fiume Crati, i boschi di Reggio, le valli di Pesto, quindi la Campania, i Campi Flegrei, la casa di Circe, Terracina.
Da Augusta Pretoria a Reggio la distanza è di 1.200 miglia, la larghezza della penisola varia da 40 a 410 miglia. Il centro è Rieti.
Il primo mare d'Europa comincia a Gades e termina a Locri, qui inizia il secondo che arriva ai monti Acrocerauni.
Il secondo mare è più chiaro a causa dei sedimenti apportati dal Po, che i Greci chiamano Eridano.
Fra i popoli italici sono gli Irpi che ogni anno sacrificano ad Apollo sul Monte Soratte, i Marsi immuni al veleno dei serpenti perché discendenti da Circe. Secondo Celio, Circe, Medea e Angitia furono figlie di Eeta.
Nel territorio di Amicle vivono vipere velenosissime, i boa di Calabria succhiano il latte delle mucche e raggiungono dimensioni eccezionali.
In Italia vivono anche lupi di una razza particolare e delle linci la cui urina si solidifica in pietra preziose simili all'ambra dotate di virtù terapeutiche.
Le cicale di Reggio non cantano, quelle di Locri cantano più delle altre.
Nel mare Ligustico si trovano ramoscelli di una sostanza molle cha tratti fuori dall'acqua solidificano e diventano rossi (corallo), se ne fanno ornamenti.
Una bellissima gemma variegata detta sirtite si estrae in Lucania.
In un'isola prossima alla costa pugliese nidificano uccelli simili alle folaghe dette uccelli di Diomede. Secondo la leggenda discendono dai compagni di Diomede che furono mutati in uccelli e, stando a Solino, si avvicinano alle persone se sono greche, altrimenti le attaccano.
A nord l'Italia confina con la Dalmazia abitata da genti di origine troiana e con la provincia Narbonese dove i Greci fondarono Marsiglia. Questa regione è bagnata dal Rodano, fiume molto impetuoso. Caio Mario, dovendolo superare, ordinò che si scavassero delle fosse per rallentare la corrente.
Vi si trovano anche le Acque Sestie, sorgenti di acqua calda.


Capitolo VIII - Di alcune isole del Mar Tirreno


Fra le isole del Tirreno, Solino cita Pandataria, Procida, l'Elba ricca di ferro, la Capraia e la Corsica.
La Corsica fu abitata dai Liguri, Mario e Silla vi dedussero colonia. Vi si trova una pietra molto preziosa detta catochite.


Capitolo IX - Della Sardegna


Eponimo della Sardegna fu Sardo, figlio di Eracle. Ma Solino nega questa paternità ed afferma che Sardo provenisse dalla Libia.
Altro importante colonizzatore fu Norace, di origine iberica, proveniente da Tartesso.
Quindi Aristeo fondò la città di Carace unendo insieme genti di due diverse etnie.
Aristeo generò Iolao.
In Sardegna non nascono serpenti ma nelle miniere d'argento si trova un ragno molto velenoso detto solifuga perché evita la luce del sole. E' tossica anche l'erba sardonia che produce contrazioni tali che gli avvelenati sembrano morire ridendo.
I Sardi usavano conservare per l'estate l'acqua delle piogge invernali. Si trovavano nell'isola fonti calde e salubri che potevano curare molte malattie ma si diceva che rendessero ciechi i ladri che negavano il proprio reato.


Capitolo X - Della Sicilia


La Sicilia ha forma triangolare, con i vertici in Pachino, rivolto al Peloponneso, Peloro rivolto all'Italia e Lilibeo verso l'Africa.
La regione di Peloro è amena e salubre, vi sono tre laghi presso i quali è piacevole cacciare o pescare, ma uno dei tre è sacro ed è proibito bagnarvisi perché le acque hanno effetti letali.
In quella zona è anche la città di Messina, opposta a quella di Reggio sulla costa italiana.
Il mare di Pachino è ricco di tonni e di ogni altro tipo di pesce.
Sul promontorio Lilibeo si trova il sepolcro della Sibilla.
L'isola ebbe il nome di Sicania dal re Sicanio, quindi quello di Sicilia da Siculo figlio di Nettuno. Molti Greci vi fondarono colonie.
L'artefice Dedalo visse in Siracusa.
I maggiori monti siciliani sono l'Erice e l'Etna, quest'ultimo sacro a Vulcano.
Nonostante l'attività vulcanica la sommità dell'Etna è sempre innevata.
In Sicilia visse Archimede, inventore ed architetto, vi si vedono le spelonche dei Ciclopi e dei Lestrigoni.
In un luogo detto Campo Ennense di trova la voragine dalla quale uscì Plutone per rapire Proserpina, da qui Cerere iniziò a divulgare l'architettura.
La Fonte Aretusa (Siracusa) ed il fiume Alfeo (Grecia) sono in comunicazione.
Si diceva che l'acqua di un fiume presso Kamarina non si mescolasse al vino se attinta da persona impudica.
Il sale di Agrigento immerso in acqua "fa strepito" (sodio ?), l'isola è ricca di saline e con il sale si fanno anche delle statue.
Nel paese di Termini nascono canne ottime per costruire strumenti musicali.


Capitolo XI - Del terzo seno dell'Europa


Il terzo seno dell'Europa è compreso fra i monti Ceraunii e l'Ellesponto.
Vi si trova il monte Tomaro, noto per le sue cento fonti.
In Epiro è una fonte sacra: se vi si getta un tizzone acceso si spegne, se vi si getta spento si accende.
Nella regione del terzo seno si trovano anche Dodona, sacra a Giove, Delfi, il fiume Cefiso, il monte Parnaso, la fonte Castalia.
Dal monte Pindo, che divide l'Acarnania dall'Etolia, nasce il fiume Acheloo. Nel suo letto si trova una pietra detta galattite che rende abbondante il latte delle madri.
Sul promontorio Tenaro si trova una statua in bronzo di Arione di Metimna che fu salvato da un delfino e portato in quel luogo.
Fra le città di questo seno Solino ricorda Leuttra, Amicle, Sparta, Teramne ed altre.
Si citano ancora il Monte Taigeto e il fiume Eurota, il fiume Inaco che bagna Argo e che prese il nome dal primo re di quella città.
Nel tempio di Esculapio ad Epidauro il dio indica in sogno le cure ai malati.
In Arcadia, sui monti Cilene, Liceo e Menalo, vengono venerati Mercurio, Pan e Fauno. Varrone narra di una fonte velenosa che sgorga in Arcadia.
Sull'istmo di Corinto si celebrano famosi giochi che furono sospesi temporaneamente dal tiranno Cipselo.
Il Peloponneso, che fu regno di Pelope, separa il mare Jonio dall'Egeo. Oltre l'istmo che collega il Peloponneso alla Grecia continentale ha inizio l'Attica, nella quale si trova Atene. I più importanti monti dell'Attiva sono l'Imeto (noto per il miele), l'Icario, il Brilesso, il Licabetto, l'Egialo.
In Beozia si trova Tebe che secondo un mito fu costruita da Anfione che faceva muovere le pietre con il suono della sua lira, ma in realtà - razionalizza Solino - era la sua eloquenza a convincere il popolo a lavorare di buon grado.
Nei pressi di Tebe si trova la selva Elicona con il fiume Ismenio e numerose fonti fra le quali Ippocrene, nata da un colpo di zoccolo di Pegaso.
La costa della Beozia con quella dell'isola di Eubea forma il porto di Aulide dove si riunirono i Greci in partenza per Troia.


Capitolo XII - Della Tessaglia


La Tessaglia, chiamata da Omero Argo Pelagica è divisa dalla Macedonia dalla Pieria.
Vi si trovano importanti città fortificate, molti fiumi e la Valle di Tempe nella quale scorre il fiume Peneo fra il Monte Olimpo e il Monte Ossa. Ancora in Tessaglia si trovano i Campi Farsalici che furono teatro degli scontri della guerra civile.
Sulla sommità dell'Olimpo si trova il tempio di Zeus. Si diceva che le offerte al dio che vi venivano recate rimanessero intatte per oltre un anno.
Nella Magnesia si trova il castello Metone, assediando il quale Filippo di Macedonia fu ferito da una freccia e perse un occhio.


Capitolo XLIII - Della Libia


Nel deserto della Libia abitano genti dette Atlantiche "prive di ogni umano costume" che odiano la luce del sole e si astengono dall'uccidere gli animali.
Vi sono anche i Trogloditi, abitatori di caverne che vivono in volontaria povertà, non hanno un linguaggio articolato e si nutrono di carne di serpente. Presso di loro si trova una rara pietra preziosa detta hesecondtalito.
Gli Angili adorano gli dei infernali e condividono le loro donne.
I Gafasanti vivono isolati ed evitano di combattere.
Dei Blemmi si dice che nascano senza testa ed abbiano gli occhi e la bocca sul petto.
Satiri ed Egipani hanno di umano solo il volto.
Gli Himatampodi strisciano al suolo a causa delle loro gambre atrofizzate.
Infine i Farusi discendono da queanti accompagnarono Ercole nell'impresa delle Esperidi.


Capitolo LXVIII - Di Babilonia, dell'Oceano Atlantico, delle Isole Gorgone e delle Fortunate


Capitale dei Caldei, Babilonia fu fondata da Semiramide. Si trova presso il fiume Eufrate ed è circondata da una possente cinta di mura. Vi si trova il tempio di Belo ritenuto inventore dell'astronomia.
Quanto all'Oceano Atlantico, Solino attinge all'opera di Giuba II che ne descriveva approssimativamente le dimensioni e le coste e sosteneva che fosse navigabile fin oltre il promontorio Drepano.
Le coste arabiche sono infestate dai pirati.
In Etiopia abita un popolo di Trogloditi velocissimi nell'inseguire le prede nelle loro battute di caccia, e gli Ictofagi, straordinari nuotatori.
Le isole delle Gorgoni furono abitate da quegli esseri.
Senofonte di Lampsaco narrava che i Cartaginesi vi catturarono due femmine della popolazione locale tanto pelose che le loro pelli furono esposte al pubblico stupore nel tempio di Cartagine.
Più ad occidente, a largo della Mauretania, si trovano le Isole Fortunate. La prima si chiama Ombrio, è lussureggiante e disabitata. Nella seconda, Giunonia, si trovano alcune piccole case.
Un'altra isola di nome Giunonia è deserta; seguono Capraria ricca di lucertole, Nivaria dal clima nuvoloso, Canaria che prende il nome dai suoi grandi cani.