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VICTOR HUGO


LUCREZIA BORGIA


Personaggi:
Lucrezia Borgia
Alfonso d'Este
Gennaro
Gubetta
Maffio Orsini
Beppo Liveretto
Apostolo Gazella
Ascanio Petrucci
Oloferne Vitellozzo
Rustighello
Astolfo
La principessa Negroni
Frati, signori, paggi, guardie

La scena: parte in Venezia, parte in Ferrara.


Atto Primo

Nel palazzo Barbarigo a Venezia si tiene un ballo. Sulla terrazza alcuni signori conversano, ciascuno con la propria maschera in mano.
Beppo racconta di una vicenda misteriosa accaduta anni prima di cui è venuto a conoscenza: un barcaiolo ha visto una notte degli uomini gettare un cadavere nel Tevere. Era quindi venuto a sapere che il capo di quegli uomini era Cesare Borgia ed il cadavere apparteneva a suo fratello Giovanni. La causa dell'omicidio era la gelosia perché entrambi i fratelli erano amanti della stessa donna, la propria sorella. Contemporaneamente era scomparso un fanciullo figlio di Giovanni del quale non si era più saputo nulla.
La conversazione continua e si parla di un'ambasciata, di cui alcuni interlocutori fanno parte, che Venezia invia al duca di Ferrara per congratularsi con lui che ha ripreso Rimini ai Malatesta.
I personaggi rientrano in sala lasciando solo Gubetta e Gennaro che si è addormentato.
Entra Lucrezia ed ammira la bellezza del giovane dormiente. La donna cela il viso con la maschera e Gubetta, suo segreto consigliere, si mostra preoccupato che venga riconosciuta.
Lucrezia riconosce di essere molto odiata ma afferma di non essere in realtà malvagia ma soltanto influenzata dalla famiglia, quindi, come per un'improvvisa decisione, ordina a Gubetta di liberare alcuni personaggi da lei fatti prigionieri che si trovano a Spoleto in attesa della morte.
Allo stupefatto Gubetta Lucrezia confida di sentire il bisogno di essere amata da una persona nobile ed innocente della quale tace il nome.
Dal loro dialogo lo spettatore comprende che i due si trovano a Venezia in incognito, Lucrezia finge di essere una nobildonna napoletana ed ha imposto a Gubetta di spacciarsi per spagnolo.
Lucrezia ha voluto visitare Venezia per vedere Gennaro, che ama teneramente, ed ha fatto credere al marito Alfonso d'Este di recarsi a Spoleto, città di cui è governatrice.
Rimasta sola Lucrezia accarezza il giovane addormentato. La vedono due uomini mascherati che parlano fra loro dell'ormai scoperta infedeltà di Lucrezia, sono Alfonso d'Este ed il servitore Rustighello: il primo ordina al secondo di convocare Gennaro a Ferrara.
Gennaro si sveglia mentre Lucrezia lo bacia. La donna fugge.
Lucrezia e Gennaro rientrano in scena. Sono soli, Lucrezia toglie la maschera e nel vederle il viso Gennaro si lascia andare a confidenze. Le racconta di essere cresciuto in Calabria nella casa di un pescatore e di essere stato nominato cavaliere a sedici anni da un misterioso signore.
In quei giorni aveva ricevuto una lettera dalla madre, che non aveva mai visto, che gli rivelava il suo alto lignaggio. Era diventato capitano di ventura ed aveva viaggiato a lungo ma era sempre rimasto in contatto epistolare con la madre senza mai conoscerne l'identità.
Gennaro mostra a Lucrezia una lettera della madre che parla di sofferenze, pericoli e parenti malvagi, la donna si commuove leggendola.
Il giovane afferma di vivere onestamente e di combattere solo per cause giuste e racconta di aver rifiutato di passare al soldo dell'infame Lucrezia Borgia.
Irrompono in scena Maffio, Beppo, Ascanio, Oloferne e don Apostolo: Lucrezia indossa rapidamente la maschera ma gli uomini, che hanno scoperto la sua identità, l'accusano di aver fatto assassinare molti loro parenti davanti all'inorridito Gennaro. Lucrezia sviene.
Cambia la scena. Ci si trova a Ferrara dove gli uomini che hanno smascherato Lucrezia sono attesi come ambasciatori di Venezia.
Lucrezia li attende e trama la vendetta con il fido Gubetta al quale ordina anche di convocare Gennaro al Palazzo. Intanto gli ambasciatori si avvicinano parlando fra loro dei pericoli che corrono. Certamente Lucrezia non li attaccherà direttamente per evitare complicazioni diplomatiche con Venezia, ma la cosa più temibile sono i veleni dei Borgia. Con essi papa Alessandro e Lucrezia hanno fatto morire Zizim, fratello del sultano turco Baiazette, per compiacere quest'ultimo.
Mentre discorrono incontrano un gentiluomo di loro conoscenza che appare precocemente invecchiato, evidentemente un'altra vittima dei veleni a lento effetto dei Borgia.
Del resto i gentiluomini non intendono rinuncare ad una cena alla quale sono stati ivitati e si ripromettono di lasciare Ferrara il giorno successivo. Fa parte del gruppo anche Giuliano che si infuria per le batture degli amici sulle attenzioni che Lucrezia Borgia gli ha dimostrato e, in segno di disprezzo, raschia via la lettera "B" dalla parola Borgia che campeggia sull'insegna del palazzo.
La compagnia si separa e Gennaro entra in casa. Compare sulla scena Rustighello con molti armati che si nascondono tendendo un agguato. Entra anche Astolfo. Sia Rustighello che Astolfo sono venuti a prelevare Gennaro, il primo per condurlo dal duca, il secondo dalla Ducessa.
Rustighello fa immobilizzare Asftolfo dai suoi uomini ed ordina di sfondare la porta di Gennaro.


Atto Secondo

Il duca Alfonso instruisce Rustighello su come proprinare il veleno a Gennaro. Uscito il servitore gli fa visita Lucrezia.
La donna è sconvolta per l'insegna vandalizzata e richiede energicamente al marito di ordinare un'inchiesta per punire il colpevole e darle soddisfazione.
Senza scomporsi il duca la informa di aver già scoperto e catturato il colpevole ed ordina che Gennaro venga introdotto al suo cospetto.
Lucreia fa giurare ad Alfonso che il reo sarà punito con la morte.
Mentre le guardie entrano in scena con il prigioniero, Rustighello sistema nella sala un vassoio con il vino avvelenato. Riconosciuto Gennaro, Lucrezia non perde il controllo e cerca pretesti per dimostrare l'innocenza del prigioniero, ma Gennaro la contraddice ammettendo tranquillamente di aver sfregiato l'insegna.
Lucrezia chiede allora di rimanere sola con il duca e prova ad usare il suo fascino per convincerlo a rilasciare Gennaro.
Alfonso in un primo momento si lascia credere sensibile alle advances della moglie ma infine l'accusa di essere l'amante di Gennaro e dichiara di avere in orrore lei e tutta la famiglia Borgia.
Lucrezia nega, si inginocchia implorante, ma il duca è inflessibile. Gennaro morirà.
Alfonso lascia a Lucrezia la scelta del tipo di morte da dare al condannato, disperata la donna sceglie il veleno ed il duca ordina che sia lei stessa a propinarlo.
Perfidamente il duca convoca Gennaro e gli dice di averlo perdonato, arriva ad offrirgli di passare al suo servizio, offerta che Gennaro rifiuta sentendosi vincolato dal suo contratto con Venezia.
Prima di congedare il il giovane capitano di ventura, Alfonso gli propone un brindisi, costringendo a versare il vino Lucrezia che sa che il figlio sarebbe ucciso in ogni caso.
Alfonso, una volta che Gennaro ha bevuto il veleno, lo lascia solo in compagnia di Lucrezia la quale si affretta a somministrargli l'antidoto. Gennaro è convinto di essere oggetto di malvage macchinazioni ma quando gli effetti del veleno cominciano a farsi sentire non gli rimane che bere il contenuta della fiala che Lucrezia gli porge.
Prima di farlo fuggire da un passaggio segreto, Lucrezia chiede a Gennaro di non odiarla, ma quando Gennaro le chiede di giurare di non essere colpevole delle disgrazie di sua madre la donna non sa come rispondere ed il giovane la maledice.
La scena torna di nuovo in strada, è notte. Il duca Alfonso parla con Rustighello e lo rimprovera per essersi lasciato sfuggire Gennaro ma questi ha scoperto che il giovane si è nascosto in attesa delle tenebre ed i due preparano l'agguato per ucciderlo.
Entrano in scena Maffio e Gennaro. Il primo insiste perché l'altro lo segua alla cena a palazzo Negroni ma Gennaro gli parla delle sue disavventure mentre Alfonso e Rustighello li spiano di nascosto.
Maffi minimizza e convince Gennaro che si è trattato di una commedia inscenata da Lucrezia per ottenere il suo amore fingendo di salvargli la vita. Gennaro decide quindi di seguire l'amico al ricevimento.
Udito il colloquio il duca decide di rimandare l'uccisione di Gennaro, senza spiegarne le ragioni.


Atto Terzo

L'azione ora si svolge in una sala del palazzo Negroni, è in corso il banchetto, tutti sono molto allegri tranne Gennaro.
Gubetta provoca Oloferne che, ubriaco, sta per scatenare una rissa. Lo scopo di Gubetta è far uscire le donne dalla sala, come in effetti avviene.
Separati i contendenti ed ottenuto altro vino da un valletto, tutti i convitati riprendono a brindare e Maffio canta un'allegra canzione da osteria, ma si sente in strada il lugubre coro di una processione e poco dopo una porta si spalanca e ne entrano dei monaci incappucciati che si dispongono lungo le pareti circondando gli ospiti.
Entra Lucrezia e, trionfante per la vendetta ottenuta, informa i convitati sulla loro morte imminente, sono infatti tutti avvelenati e rimane loro una sola ora di vita.
Lucrezia ha preparato tutto: i frati confessori che assisteranno i condannati ed i cataletti per i cadaveri, ma quando si rende conto della presenza di Gennaro ne è sconvolta ed ordina a tutti di uscire per lasciarla sola con lui.
Lucrezia sollecita Gennaro perché beva subito l'antidoto che gli ha dato nel precedente incontro, ma Gennaro estrae il pugnale per ucciderla e vendicare i suoi amici.
Nel tentativo di fermarlo, Lucrezia rivela a Gennaro che è figlio di Giovanni Borgia duca di Gandia, dunque egli la considera sua zia, ma anche l'artefice della morte del padre.
Nel drammatico dialogo conclusivo Lucrezia implora pietà, promette di ritirarsi in monastero e vivere in penitenza pur di ottenere il perdono del figlio. Gennaro sta per commuoversi ma quando sente, dalla sala adiacente, il grido di dolore di Maffio morente che invoca vendetta, senza più esitare colpisce la donna.
Morendo Lucrezia rivela a Gennaro con le sue ultime parole di essere sua madre.