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GIUSEPPE PARINI

IL GIORNO


Poemetto satirico fra i più noti del suo tempo, Il Giorno descrive la giornata di un giovane rappresentante dell'aristocrazia, trascorsa fra impegni mondani ed altre frivolezze.
Parini apparteneva alla corrente di pensiero che attribuiva alla nobiltà una funzione sociale d'elezione, quella di guida e riferimento culturale, politico e spirituale per la popolazione, ma questa funzione storica si era andata vanificando a causa del rilassamento dei costumi e dei vizi che gli stessi privilegi di cui la nobiltà godeva avevano indotto.
Linguaggio e stile sono scelti all'insegna dell'ironia, a volte bonaria, spesso mordace, ed ironica è già la breve dedica iniziale "Alla Moda", vezzosissima dea che governa la brillante gioventù.
La figura retorica più usata è l'antifrasi tramite la quale le caratteristiche banali del giovane protagonista vengono presentate come fossero i tratti drammatici di un eroe dei poemi epici, l'endecasillabo sciolto - sempre di grande musicalità - si presta bene a questo metodo conferendo all'opera un valore estetico di alto livello tipicizzato dal gusto neoclassico.
Il poemetto ebbe una prima redazione in due parti (Mattino e Mezzogiorno), più tardi Parini compose una seconda redazione composta da quattro parti (Mattino, Meriggio, Vespro e Notte).

MATTINO (prima redazione)


L'autore si rivolge al "Giovin Signore" proponendosi come "Precettor d'amabil rito" e lo invita a prestargli attenzione, sia che egli discenda da antica nobiltà, sia che le ricchezze della sua famiglia siano di recente acquisizione.
Il precettore spiegherà al giovane come riempire di attività gradevoli la giornata, evitando il tedio dello studio e dell'aborrita scuola di Marte.
Sorge il sole ed il villano abbandona il suo letto per riprendere il lavoro nei campi, il fabbro riapre la bottega, ma il destino del nobile giovane è ben diverso. Egli ha trascorso la notte vegliando fra le canore scene e il patetico gioco, solo a tarda notte e dopo aver banchettato si è concesso il meritato riposo. Giustamente egli ha dormito finch&ecute; il sole non è stato alto nel cielo, protetto dall'oscurità della sua alcova ed ora, al risveglio, avranno inizio le leggiadre cure che Parini intende insegnargli.
Mollemente adagiato sui guanciali il giovane sbadiglia con grazia mentre un servitore lo invita a scegliere fra cioccolata e caffè, bevande esotiche provenienti da paesi lontani conquistati perch&ecute; egli possa gustarne le delizie.
E' da augurarsi che questo momento non venga disturbato dalla visita sgradita di un artigiano che pretende il suo compenso, ma venga allietato da quella di un maestro di danza, di canto o di violino. Non dovrà mancare inoltre un insegnante di francese che impartisca lezioni di quella lingua dolce ed elegante.
La vestizione del nobile a cura dei valletti viene sarcasticamente paragonata a quella di un Achille che indossi l'armatura.
E' il momento di dedicarsi alla donna amata che non sarà una moglie o una fidanzata ma una donna già sposata, desiderata con grande passione.
Parini introduce una scenetta di carattere mitologico: Cupido ed Imene che chiedono alla madre Venere di dividere i loro compiti e la dea che assegna ad Imene la cura degli amori coniugali e a Cupido quella delle libere passioni.
Mentre la dama amata dal protagonista si ridesta, il giovane dovrà mandarle un domestico ad informarsi su come ha trascorso la notte, a chiedere se ha avuto sonni tranquilli e sogni lieti o se incubi e fastidi hanno turbato il suo riposo.
Destatasi, la dama cura doverosamente trucco e pettinatura per essere bella per il suo spasimante mentre il giovane si dedica alla lettura (principalmente autori francesi), ragionamenti sofisticati oppure storie esotiche o bizzarre lo dilettano finch&ecute; non passa ad occuparsi dell'acquisto di fregi e gioielli da un merciaiuolo di passaggio o di un pittore che lo ritrae.
Provvede quindi a radersi e ad incipriarsi ornandosi con eleganti accessori e a dare gli ultimi tocchi al suo abbigliamento.
Finalmente giunge il momento di uscire, fra un corteo di servi, per recarsi a rallegrare il pranzo della donna.

MEZZOGIORNO (prima redazione)


Ora che il giovin signore, lasciato il privato della sua dimora, si trova in società, l'Autore muta la sua funzione da precettore a "umile cantore" e si augura di essere ascoltato come chi cantò i banchetti dei Proci nella reggia di Ulisse o quelli offerti da Didone all'amato Enea.
La donna ha finalmente concluso la sua lunga opera davanti allo specchio per offrirsi più affascinante agli occhi dell'amante.
Il marito appare distratto e lontano, freddamente saluta l'ospite mentre la donna lo accoglie con il suo miglior sorriso. Il giovane e la dama si scambiano cenni e gesti misurati, lui le bacia la mano, siedono vicini.
Sussurri e sorridi, sguardi, poi motti più maliziosi per provocare lo sdegno, vero o simulato, della donna.
I convitati ghignano spiando ed invidiando i due, solo il marito sembra non accorgersi di nulla e continua a sorridere beato.
Il pasto del nobile non è la mera soddisfazione di un bisogno fisiologico, è un atto di voluttà. Secondo una leggenda in un tempo remoto gli uomini erano tutti uguali ed il loro fine era quello di evitare il dolore. Cià non piacque agli dei che mandarono il Piacere a rallegrare la vita umana ma non tutti lo compresero. Molti continuarono a vivere come bruti e da loro nacque la plebe, ma gli altri, i primi nobili, compresero ed impararono a riconoscere la bellezza e a godere delle cose buone.
Il banchetto ha inizio fra i motteggi allegri o maliziosi dei convitati, vengono servite le più squisite pietanze che la donna potrebbe compiacersi di distribuire personalmente, altrimenti sarà il giovane cavaliere a tagliare le carni facendo notare il prezioso anello che porta al dito.
Non manca fra i convitati chi depreca l'uso di mangiar carne e parlando di agnelli sgozzati e di altre vittime muove a commozione il gentile cuore della dama. Le rammenta infatti un tragico episodio: la sua cagnolina, "vergine cuccia delle Grazie alunna" aveva morso giocando il piede di un villano e quello l'aveva colpita brutalmente.
I guaiti della bestiola avevano richiamato chiunque fosse nella casa mentre la donna, orripilata, sveniva. Per il villano non vi fu pietà: scacciato dalla dama non trovò più lavoro per la pessima fama che subito si sparse e fu ridotto a mendicare con tutta la famiglia.
Il giovin signore osserva con attenzione il pasto della donna, cerca di porgerle i cibi preferiti, le allontana gli sgraditi e la sgrida quando sembra esagerare.
Ma egli di tanto in tanto distoglie lo sguardo dalla donna per osservare gli altri commensali: quello che inebria i vicini con intensi profumi orientali, quello che sfoggia una preziosa tabacchiera, quelli che animatamente discutono sulla superiorità della moda francese.
Il banchetto volge al termine fra le occhiate piene di sottintesi degli amanti ed i loro brindisi segreti. Gli ospiti sono allegri, eccitati. Il giovin signore si alza e prende la parola per far bella mostra della sua eloquenza narrando qualcosa che ha appreso con le sue letture mattutine o recitando passi di Petronio Arbitro, Orazio ed altri autori antichi.
Quando la donna da segno di voler lasciare la tavola, il cavaliere si affretta ad accompagnarla in salotto dove caldo ed invitante li attende il caffè. Sorbendolo il giovane penserà a quali cavalli scegliere per uscire in carrozza con l'amata, a queli finimenti usare.
Passatempo pomeridiano sarà un gioco ed il cavaliere ne sceglierà uno che si giochi solo in due per potersi di nuovo appartare con la donna, come i personaggi di una favola mitologica che eludevano così la sorveglianza di un marito geloso.
Il giorno volge al termine mentre il giovin signore riaccompagna la doma e conversa amabilmente con altre persone che incontra lungo le vie cittadine.

VESPRO (seconda redazione)


Scende la sera ed i contadini rientrano dai campi sui carri carichi del raccolto del signore, di colui che da tutti servito a nullo serve.
Il giovane si prepara per la serata con una nuova toletta di fronte allo specchio: lui e la sua amata incontreranno gli amici in un salotto e dovranno essere come al solito amabili e brillanti.
Prima di uscire la dama affiad la cagnetta ai domestici con molta apprensione.
I due nobili fanno una breve visita ad un amico malato, quindi ad una nobildonna reduce da una recente crisi di nervi. Questa donna e l'amante del protagonista, sedute su un divano ed armate di ventagli, intrecciano una fitta conversazione che viene interrotta dal giovin signore con l'annuncio della nascita di un bambino, rampollo di un'illustre casata.

NOTTE (seconda redazione)


La condizione del protagonista, spesso ironicamente definita ≡eroica", è messa in evidenza dalla luminosità degli ambienti in cui trascorre la notte, mentre fuori il mondo della gente comune è avvolto nelle tenebre.
La coppia si reca ad un ricevimento notturno, durante il tragitto la carrozza è ostacolata da un altro veicolo e l'episodio l'indomani sarà oggetto di fiere proteste e grande scandalo.
Il palazzo dove si svolge il ricevimento è vivacemente animato dall'arrivo degli ospiti e dei loro cocchieri, "tutto è strepito e luce".
Mentre la coppia fa il suo ingresso trionfale nello splendente salone della festa il narratore, già precettore e testimone, si ferma in anticamera con la servitù, quasi gli fosse proibito accedere in quel luogo consacrato alla nobiltà dove la matrona del luogo accoglie gli ospiti, mollemente adagiata sul canapè.
La sala è affollata di allegri personaggi che si accingono a giocare con i dadi, le pedine, con le carte.
Parini descrive la brigata con un'ironia meno graffiante di quella delle prima parti del poema: si tratta di tipi umani frivoli e vuoti, tutti intenti al divertimento, al pettegolezzo ed alle proprie piccole manie che il poeta sembra osservare con un umore frammisto di compassione e disprezzo.
Uno racconta episodi scherzosi o fantastici a giovani donne che sorridono ma di tanto in tanto celano uno sbadiglio, un altro intrattiene le matrone con strani giochi di parole, altri declamano versi mentre i domestici preparano i tavoli da gioco.
Si formano le coppie per giocare e la padrona di casa, maliziosamente, fa in modo di unire il protagonista alla sua amata, sistemando il marito di lei all'estremità opposta della sara. La matrona si diverte anche a combinare i tavoli in modo da far sedere vicini nobili ospiti dalla diversa fortuna e dame rivali per spiarne i dispetti.
Con le immagini dei convitati tutti intenti al gioco si conclude il poema lasciando il giovin signore ai suoi piaceri ed alle sue schermaglie amorose.