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A B C D E F G H I J K L M
N O P Q R S T U V W Y Z  

FRANCESCO CASSINI DA PERINALDO

STORIA DI GERUSALEMME


(Sintesi parziale

Prefazione.
Dopo aver esposto i principi edificanti che hanno ispirato l'opera, l'autore ne annuncia la struttura: la prima parte tratterà la storia di Gerusalemme dalla fondazione alla nascita di Gesù, la seconda giungerà all'invasione dell'impero d'oriente da parte dei Saraceni e la terza ai giorni dell'autore.

PARTE PRIMA


Capitolo I.
Secondo molti autori il fondatore di Gerusalemme sarebbe stato Melchisedec vissuto ai tempi di Abramo, re e sacerdote, probabilmente un capo della Cananea.
La città fu fondata su un monte chiamato Salem che più tardi prese il nome di Acra da una fortezza costruitavi da Antioco IV Epifane, da questo monte derivò il primitivo nome di Salem.
Circa cinquanta anni dopo la fondazione, Salem fu conquistata dal popolo idolatra dei Gebusei che costruirono una cittadella fortificata chiamata Jebus sul vicino Monte Sion ed ampliarono l'abitato nella valle contigua fino a raggiungere la cittadella. Ne nacque il nome di Jebus-Salem che con tempo si trasformò in Jerusalem che significa "visione di pace".
A seconda delle epoche e dell'evoluzione linguistica nacquero diversi sinonimi e variazioni del nome:
- Salem, dal monte su cui fu fondata
- Jebus, dalla cittadella dei Gebusei
- Jerusalem, dall'unione dei precedenti
- Solima, per sincope
- Sion o Sionne, dal nome dell'altro monte
Le vennero inoltre conferiti vari attributi: Figlia di Sion, Città santa, Città di David, Città di Dio, ecc.
Infine, ricostruita da Adriano nel 137, si chiamò Elia Capitolina.
Situata fra due monti e circondata da amene colline, la città è protetta su tre lati dalla difesa naturale di valli profonde mentre il quarto lato, quello settentrionale, fu fortificato già in tempi remoti.


Capitolo II
Quando era re di Gerusalemme Adonisedech, il popolo di Israele comandato da Giosuè passò il Giordano ed intraprese la conquista della terra di Canaan.
La prima città conquistata fu Gerico, quindi Giosuè prese la città di Hai e i capi delle genti di Canaan si coalizzarono contro di lui, tranne di Gabaoniti che decisero di cercare la sua alleanza con l'inganno e finsero di essere originari di un paese lontano.
Quando Giosuè scoprì la verità espugnò tutte le città dei Gabaoniti e li ridusse in schiavitù ma risparmiò la loro vita perché aveva giurato di farlo. Indignato per il comportamento dei Gabaoniti, il re di Gerusalemme cercò l'alleanza degli Amorrei ed assediò Gabaon.
Giosuè intervenne, fece strage degli assedianti e si impossessò di Gerusalemme, ma non della rocca di Sion che rimase in mano ai Gebusei. Giosuè conquistò tutta la terra di Canaan e prima di morire la suddivise fra le dodici tribù di Israele. Morto Giosuè la tribù di Giuda fu la prima a tentare nuove imprese, presto affiancata dalla tribù di Simeone.
Il re Adonisedech fu catturato e portato a Gerusalemme dove gli vennero amputati pollici ed alluci secondo l'uso del tempo (Giudici 1, 5-7), ciò dimostra che Gerusalemme si trovava sotto il controllo della tribù di Giuda o che almeno i membri di questa tribù vi convivevano con i Gebusei. Si trattò comunque di una situazione temporanea perché più tardi il popolo di Giuda fu cacciato da Gerusalemme e tornò ad assediarla.
Dopo questi eventi le Scritture non menzionano più Gerusalemme finchè non arrivano a parlare del secondo re di Giuda. Il profeta Samuele si presentò nella città di Betlemme e volle conoscere i sette figli di Jesse (Isai), scelse il minore, un pastorello di nome Davide, lo unse e predisse che sarebbe stato re.
Davide divenne noto come suonatore di zampogna e di flauto tanto che il re Saul lo volle nella sua corte e lo nominò suo scudiero e quando Saul morì la corona passò al pastorello che intanto aveva compiuto trent'anni.
Inizialmente il regno di Davide fu limitato alla tribù di Giuda e la sua capitale era Ebron, sui monti della Giudea, ma successivamente tutte le tribù di Israele gli si sottomisero spontaneamente riconoscendolo loro re. Nel settimo anno di regno Davide attaccò la Città Santa per toglierla ai Gebusei. Questi, sicuri delle loro fortificazioni, si presero gioce di lui lasciando sulle mura soltanto storpi e ciechi e sfidandolo a sconfiggerli.
Preso da furore bellico a causa degli insulti che il nemico gli rivolgeva, Davide ordinò l'attacco e si scatenò una durissima battaglia. Egli promise il comando dell'intero esercito al primo che fosse riuscito a ferire un Gebuseo ed il premio toccò a Gioabbo figlio di Sarvia, che per primo salì sulle mura aprendo la via per l'entrata in città. La cittadella fu rapidamente espugnata e tolta ai Gebusei che la tenevano da 884 anni.

Capitolo III
Davide trasferì la reggia da Ebron a Gerusalemme e costruì nuove mura intorno alla parte superiore della città.
Il re di Tiro Hirano gli mandò un grande quantitativo di legname pregiato del Libano e gli artefici competenti per utilizzarlo e Davide iniziò la costruzione del suo palazzo sulla sommità del Monte Sion.
Preoccupati dai successi di Davide, i Filistei, per invidia o per timore di essere attaccati, inviarono contro Gerusalemme un esercito che si accampò nella valle di Raphaim, nei pressi della città.
Davide affrontò i Filistei e li sconfisse due volte, quindi attaccò il loro campo e li sterminò. Ottenuta la pace Davide organizzò una grande spedizione per riprendere l'Arca dell'Alleanza che dai tempi di Samuele si trovava nella casa di Abinadab. Durante il trasporto l'Arca vacillò ed istintivamente Oza figlio di Abinadab tentò di sorreggerla ma morì immediatamente.
Davide rimandò il trasporto ma alcuni medi dopo lo riorganizzò e l'Arca fu sistemata sotto un padiglione di pelli sul Monte Sion. Il re pensò di costruire una sede più consona per l'Arca ma il Signore, tramite il profeta Nathan, lo fermò e gli comunicò che sarebbe stato suo figlio ad edificare la casa di Dio.
Da allora Davide si dedicò a debellare i nemici e ad accumulare ricchezze per la costruzione del Tempio in modo da liberare il successore da queste incombenze. Soggiogò la Siria, l'Idumea, gli Amaleciti ed altri popoli idolatri sempre consecrando le spoglie dei vinti al Signore.
Orgoglioso del suo regno Davide ordinò il censimento ma il suo generale Gioabbo gli fece notare che l'iniziativa poteva dispiacere al Signore. Davide non si lasciò convincere ed il censimento fu eseguito. Risultarono circa due milioni di uomini atti alla guerra ed una popolazione successiva (secondo la stima di Cassini) di almeno otto milioni di individui.
Davide si pentì di aver offeso il Signore con il censimento e pregò per il perdono. Fu perdonato ma il profeta Gad lo informò che il suo popolo, causa della sua vanità, sarebbe diminuito: stava a lui scegliere fra sette anni di carestia, tre mesi di guerra senza possibilità di vittoria o tre giorni di peste. Davide scelse la peste e subito l'epidemia dilagò uccidendo decine di migliaia di Israeliti. L'angelo sterminatore stava per colpire Gerusalemme quando Dio lo fermò, commosso dal pentimento del re.
Istruito dal profeta Gad, Davide acquistò il terreno sul quale più tardi sarebbe sorto il tempio e vi eresse un altare sacrificale.
Aveva avuto molte mogli e molti figli ed il primogenito Adonia si considerava già re, ma Davide aveva promesso alla moglie Betsabea di scegliere suo figlio Salomone.
Quando Adonia offrì un grande banchetto ai notabili per farsi salutare come futuro sovrano, Betsabea ed il profeta Nathan convinsero Davide ad annunciare pubblicamente la sua scelta ed il re fece ungere Salomone e lo associò al trono.
Poco prima di morire Davide raccomandò a Salomone la costruzione del tempio e gli consegnò le grandi ricchezze che aveva accumulato per finanziare l'impresa.
Davide morì all'età di settant'anni e fu sepolto sul Monte Sion. Aveva regnato per quarant'anni.
Nonostante tutte le sue virtù, Davide peccò commettendo un adulterio e un omicidio ed il rimorso lo fece soffrire per il resto dei suoi giorni mentre la punizione divina colpiva tutta la sua casa.

Capitolo IV.
La prima cura di Salomone quando salì al trono fu quella di adempiere alla volontà paterna e costruire il Tempio. Scrisse a Hiram re di Tiro chiedendogli legname e maestranze ed il fenicio fu lieto di accontentarlo generosamente.
Destinò al taglio ed al trasporto delle pietre i sudditi di origine cananea che erano considerati schiavi. Per preparare il terreno sul quale costruire il tempio e la propria reggia, Salomone fece spianare la sommità del Monte Moria utilizzando la terra asportata per allargare il ripiano.
La costruzione vera e propria ebbe inizio nel quarto anno di regno di Salomone e durò sette anni.
Le possenti mura composte di pietre perfettamente squadrate erano rivestite all'interno di tavole di cedro ricoperte di lamine d'oro finemente lavorate a rilievo. Il tempio era dotata inoltre di un corredo di suppellettili ed arredi divalore inestimabile.
Completato il tempio lo si inaugurò con sette giorni di feste e cerimonie. Salomone attese quindi alla costruzione della sua reggia che richiese tredici anni con fra profusione di marmi ed altri materiali pregiati. Costruì inoltre un palazzo per la principessa egiziana che aveva sposato e un casino di delizie detto "casa del bosco di Libano" per le colonne di cedro che lo sostenevano.
Intanto il gran numero di maestranze straniere utilizzate per la costruzione e di visitatori che venivano ad ammirare il tempio aveva accresciuto la popolazione, perciò Salomone decise di ingrandire Gerusalemme. Lo fece incorporando nell'abitato un'area del Monte Sion detta Mello. Fece quindi costruire una nuova cinta di mura, quindi si dedicò a restaurare altre città e a fondarne di nuove fra cui Palmira.

Capitolo V.
Una notte il Signore apparve in sogno a Salomone offrendogli di esprimere un desiderio, Salomone chiese di avere la saggezza necessaria per ben governare. Il Signore gradì la richiesta, la esaudì ed aggiunse la gloria e la ricchezza.
Infinitamente saggio, Salomone pronunciò più di tremila sentenze, parzialmente pervenuteci nel Libro dei Proverbi, compose opere in versi fra cui il Cantico dei Cantici. Divenne così famoso che molti re mandavano ambasciatore presso di lui per verificare quanto si raccontava e la regina Saba dell'Arabia Felice volle rendersene personalmente conto, si recò in visita a Gerusalemme e rimase stupefatta per la munificenza e la saggezza del re.
L'autore accenna brevemente al noto episodio delle due madri, quindi passa ad esaminare il nucleo delle leggi di Salonome: chi governa la Terra deve amare la giustizia.
Quanto alla ricchezza il regno di Salomone non aveva eguali: le riserve d'oro, i pagamenti dei tributi, i ricchi doni di altri re rendevano ogni anno entrate incalcolabili.
Eppure anche Salomone peccò e lo fece a causa della sua insaziabile libidine: aveva settecento mogli e trecento concubine, molte delle quali provenienti da Paesi con i quali la legge proibiva di imparentarsi.
Per compiacere alle sue donne arrivò ad erigere altari e a sacrificare ad altri dei. Le scritture non parlano di punizioni subite personalmente da Salomone per i suoi peccati ma informano che Dio annunciò che avrebbe distrutto il regno dopo la sua morte. Negli ultimi anni della sua vita Salomone fu turbato da tre nemici: Adad dell'Idumea fuggito in Egitto ai tempi di Gioabbo e tornato in cerca di vendetta, Razon capo di una banda di ladroni e Geroboamo.

Capitolo VI.
Geroboamo era il sovrintendente ai tributi di Salomone. Un giorno il profeta Ahia gli annunciò che avrebbe regnato su dieci delle dodici tribù di Israele ed egli, inorgoglito, ne parlò agli amici. La voce si sparse e raggiunse Salomone che decise di mettere a morte Geroboamo, ma questi fuggì in Egitto e vi rimase fino alla morte del re.
Salomone morì e fu sepolto sul Monte Sion, gli successe Roboamo suo figlio. Il popolo, che negli ultimi anni era stato vessato dalle imposte che Salomone pretendeva sempre più esosamente, chiese a Roboamo di mitigare il carico fiscale, ma il nuovo re, ascoltati i suoi consiglieri, preferì il parere di quanti gli proponevano di mostrarsi inflessibile e dispotico. Fu un grosso errore: dieci tribù abbandonarono Roboamo e solo Giuda e Beniamino riconobbero la sua incoronazione.
Roboamo inviò un ambasciatore a trattare con i dissidenti ma l'uomo venne lapidato ed il re decise di passare alla forza ed armò un esercito ma fu fermato dal profeta Semeia che lo avvertì che la divisione del regno avveniva per volontà divina.
Le dieci tribù formarono un nuovo regno che si chiamò Regno di Israele ed elessero re Geroboamo.
Temendo che la frequentazione del tempio di Gerusalemme distogliesse da lui i suoi sudditi, Geroboamo instaurò un culto idolatra e vietò di recarsi nel regno di Giuda. Un profeta annunziò il disastro e quando Geroboamo volle punirlo la sua mano rimase pietrificata. Le preghiere del profeta guarirono la mano ma Geroboamo persistette nell'imporre l'idolatria e il Signore fece ammalare suo figlio Abia.
Geroboamo mandò la moglie a consultare il profeta Ahia che fornì pessime notizie, infatti il figlio morì ed in breve tutta la sua famiglia venne sterminata.

Capitolo VII.
Dovendo rassegnarsi a governare solo due tribù, Roboamo ne fortificò le città, si procurò ottimi consiglieri e regnò in pace ed abbondanza ma il popolo si allontanò dall'ortodossia e si lasciò andare ai vizi e all'idolatria. Il Signore suscitò contro gli Israeliti il re d'Egitto Secac che attaccò il regno ed assediò Gerusalemme.
Il profeta Semeia annunciò la rovina al consiglio regale ma il Signore, vista la contrizione degli Israeliti, decise di mitigare la pena e Sesac, entrato in città, non commise la temuta strage ma si limitò a saccheggiare quanto trovò di prezioso.
Roboamo tornò alla pratica ortodossa della religione ma dopo qualche tempo ricadde nel disordine e vi restò fino alla morte che lo raggiunse dopo diciassette anni di regno.
Fra i suoi numerosi figli fu scelto Abia per succedergli sul trono. Abia fece guerra ad Israele e riportò una grande vittoria ma morì dopo soli tre anni di regno.
Fu incoronato Asa figlio di Abia. Asa distrusse subito tutti gli idoli e gli oggetti di culti stranieri e con le leggi e con l'esempio riportò Giuda all'ortodossia. Per i primi dieci anni del suo governo il regno di Giuda visse in pace ed Asa ne approfittò per restaurare e fortificare molte città, quindi Zara re dell'Etiopia mosse guerra con un esercito sterminato che Asa dovette affontare con forze molto più esigue. Confidando nell'aiuto divino le forze giudaiche riuscirono a mettere in fuga il nemico e Asa tornò a Gerusalemme carico di bottino benedicendo il Dio degli eserciti.
Intanto in Israele Nadab era succeduto a Geroboamo e dopo tre anni gli si era sollevato contro un certo Baasan, spodestandolo.
Baasan iniziò il suo regno sterminando la casa di Geroboamo come il profeta Ahia aveva predetto, quindi prese ad insidiare il regno di Giuda.
Asa si rivolse a Benadab re di Siria inviandogli oro e argento ed invitandolo a schierarsi dalla sua parte, Benadab accettò ed attaccò Israele. Ciò bastò a dissuadere Baasan ma il profeta Hanani informò Asa che il Signore non aveva gradito il suo gesto e che in futuro sarebbe stato tormentato da altre gueree.
Asa, infatti, morì dopo un lungo periodo senza pace e i suoi ultimi due anni furono dormentati dalla podagra.
Gli successe il figlio Giosafat. il primo discendente di Davide che non si allontanò mai dalla fede- Il suo regno fu prospero e pacifico finché un giorno fu avvisato che un grande esercito di Moabiti, Ammoniti e Idumei muoveva contro Gerusalemme. Giosafat convocò tutto il popolo per riunirlo in preghiera e ad un tratto il Signore si manifestò attraverso un uomo della folla annunciando che la gente del regno l'indomani avrebbe ottenuto la vittoria senza combattere.
Infatti quando gli abitanti di Gerusalemme si avvicinarono cantando ai nemici questi presero a combattersi fra di loro sterminandosi e lasciando agli Ebrei molte ricchezze che raccolsero sul campo.
Da allora nessuno osò più attaccare Giosafat ed il re morì serenamente dopo venticinque anni di regno. Il suo nome fu dato alla valle presso Gerusalemme dove si dice avrà luogo il Giudizio Universale.

Capitolo VIII.
A Giosafat successe il primogenito Joram che aveva sposato Athalia, figlia di Acab defunto re di Israele.
Come primo atto del suo regno Joram trucidò tutti i suoi fratelli ed altri principi di Israele, quindi ricostruì gli altari pagani e ripristinò l'idolatria.
Un giorno Joram ricevette una lettera del profeta Elia che gli preannunciava un'orrenda malattia quale punizione per il suo comportamento.
Negli anni successivi gli Idumei si ribellarono, i Filistei e gli Arabi invasero il regno e saccheggiarono Gerusalemme e la sua reggia portando via anche le mogli e i figli di Joram ad eccezione del piccolo Ochozia che fu salvato da amici.
Joram si ammalò di una gravissima malattia al ventre che lo portò ad espellere gli intestini, morì disprezzato da tutti dopo otto anni di regno.
Ochozia salì al trono sotto la pessima influenza della madre e morì dopo un solo anno ucciso in combattimento da Jehu re di Israele. A questo punto Athalia fece uccidere tutti i figli di Ochozia ed occupò il trono personalmente ma Josaba, sorella di Ochozia, riuscì a salvarne uno in fasce.
Sei anni dopo il sommo sacerdote Jojada presentò il fanciullo e lo unse re davanti al popolo e quando Athalia accorse gridando alla congiura venne giustiziata dai soldati.
Il fanciullo che si chiamava Joas regnò con giustizia sotto la supervisione di Jojada e ripristinò l'antico splendore del tempio ma alla morte del sommo sacerdote si lasciò sviare dagli adulatori e tornò a culti pagani attirando su Gerusalemme la vendetta divina.
Quasta volta ad annunciare la sciagura fu Zaccaria figlio di Jojada, ma Joas dimendico dei benefici ricevuti da Jojada lo fece lapidare.
Morendo Zaccaria invocò la vendetta divina e questa arrivò dopo un anno quando Azaele re di Siria penetrò nel paese ed arrivl a Gerusalemme dove uccise tutti i capi del popolo.
Joas si salvò offrendo ad Azael tutti i tesori del tempio, ma fu ferito e durante la convalescenza fu ucciso dai suoi servi che vollero vendicare Zaccaria.

Capitolo IX
A Joas successe il figlio Amasia che subito fece morire quanti avevano preso parte all'uccisione del padre.
Amasia decise di muovere guerra agli Idumei, e per rinforzare il suo esercito assoldò diecimila soldati di Israele ma poi, su consiglio di un profeta, li licenziò. Con i soli soldati del suo popolo Amasia vinse il nemico e conquistò la città di Petra portando via idoli e diecimila prigionieri che fece giustiziare.
Tornato in Gerusalemme insuperbì per la vittoria e cominciò a venerare gli idoli. Un profeta lo ammonì di non sfidare la collera divina ma Amasia non lo ascoltò e sfidò Gioas re di Israele il quale manò ambasciatori con una risposta umiliante e derisoria.
Si giunse alla guerra e l'esercito di Giuda fu sconfitto, Amasia fu fatto prigioniero e poi liberato, Gioas fece demolire parte delle mura di Gerusalemme e saccheggiò i tesori del tempio e del palazzo.
Amasia non rinunciò alla superbia e il suo comportamento provocò una ribellione in cui venne ucciso dopo ventinove anni di regno.
Gli successe il figlio Ozia che meritò l'aiuto del Signore e sconfisse Filistei, Ammoniti e Arabi. Ricostruì e fortificò le mura di Gerusalemme e divenne potente e famoso ma poi anche lui cadde nella superbia e nel peccato ed osò profanare i riti del tempio arrogandosi le funzioni dei sacerdoti. Il Signore lo colpì immediatamente con la lebbra e Ozia fu costretto a ritirarsi dal consorzio umano lasciando il regno al figlio Joatan. Sopravvisse a lungo e morì cinquantadue anni dopo la sua incoronazione.
Joatan rispettò Dio per tutta la vita e per tanto fu potente e sereno, vinse i nemici e domò una rivolta degli Ammoniti.
Morì Joatan dopo sedici anni di regno e gli successe il figlio Acaz che non seguì le orme paterne, arrivando a sacrificare orrendamente un proprio figlio agli idoli nella valle che nel Vangelo è denominata Geenna ed indusse il popolo a fare altrettanto.
Dio mandò contro Acaz il re di Siria Rasin che devastò il regno di Giuda, quindi Phacea re d'Israele che proseguì l'opera con nuovi saccheggi e con la deportazione di duecentomila prigionieri.
Seguirono le invasioni degli Idumei, e dei Filistei, Acaz si rivolse a Teglathphalasar re di Assiria che lo liberò dai nemici ma lo sottomise al suo potere depredandolo di ogni ricchezza.
Acaz chiuse il tempio, diffuse in Giudea un culto idolatra e morì dopo sedici anni di regno disprezzato da tutti.

Capitolo X
Divenne re Ezechia figlio di Acaz che riaprì il tempio, lo restaurò ed ordinò ai sacerdoti di purificarlo.
Dopo aver eliminato dal regno ogni segno dei culti pagani ed aver celebrato la festa degli Azzimi, Ezechia decise di muovere guerra ai Filistei per recuperare le città perdute dal padre, l'impresa ebbe successo.
Ezechia decise quindi di liberarsi del giogo degli Assiri e rifiutò di pagare i tributi e, con queste ed altre imprese, riportò il regno in una condizione di pace ed opulenza.
Tuttavia Sennacherib re degli Assiri attaccò il paese e costrinse Ezechia a sottomettersi ad un nuovo ed esosissimo tributo. Ezechia dovette pagare ma subito si dedicò a fortificare ulteriormente Gerusalemme e a preparare i soldati ad uno scontro con gli Assiri.
Nonostante l'accordo raggiunto Sennacherib mandò un ambasciatore di nome Rabsace con arroganti minacce. I rappresentanti di Ezechia lo invitarono a parlare in siriaco per non far intendere le sue parole al popolo presente, ma l'ambasciatore prese ad arringare in lingua giudaica pronunciando bestemmie, minacce e offese contro Ezechia.
Sennacherib doveva ritirarsi dalla Giudea per fronteggiare il re di Etiopia che gli stava muovendo guerra ma non intendeva allontanarsi prima di aver conquistato Gerusalemme- Una notte, mentre l'esercito assiro bivaccava presso la città, scese l'angelo del Signore e ne fece strage. L'indomani, trovando il suo campo disseminato di cadaveri, Sennacherib fu preso dal terrore e tornò in fretta a Ninive dove più tardi fu ucciso dai suoi stessi figli.
Dopo questi eventi Ezechia visse ancora per quindici anni e morì, compianto da tutti, dopo ventinove anni di regno.

Capitolo XI
Nei primi anni di governo di Ezechia il Signore aveva posto fine al regno di Israele rendendolo schiavo del re assiro Salmanasar. Fra le città di Israele solo Samaria riuscì ad opporre una valida resistenza agli Assiri ma dopo tre anni di assedio venne espugnata e la sua popolazione fu deportata.
A Ezechia successe il figlio Manasse che ripristinò i culti pagani ed i sacrifici umani praticati dal nonno Acaz.
Poiché il Signore intendeva mettere in guardia contro la propria collera il popolo giudaico, sotto questo re fiorirono molti profeti: Joele, Osea, Amas, Naum, Abdia, Michea ed il più famoso Isaia. Ma Manasse non considerava le parole dei profeti, anzi spesso li puniva attivando a giustiziare Isaia segandolo in due parti.
Manasse venne catturato dagli Assiri e gettato in carcere a Babilonia. Pentito dei propri peccati prese a pregare e a fare penitenza.
Liberato e rientrato a Gerusalemme, Manasse eliminò gli idoli e fece in modo che il popolo tornasse alla religione dei padri. Costruì nuove fortificazioni e morì dopo cinquantacinque anni di regno.
Amon figlio di Manasse "imitò il padre suo nelle iniquità, ma non già nella penitenza" e fu ucciso dopo due anni dalla sua servitù in rivolta.
Josia figlio di Amon, salito al trono giovanissimo, curò con grande attenzione l'ortodossia religiosa.
Durante il regno di Josia vennero ritrovate le leggi scritte da Mosè ed il re, constatando quanto i suoi predecessori avessero violato quei precetti, ordinò di consultare i profeti su come fare ammenda.
La profetessa Olda annunciò che il Signore avrebbe colpito Gerusalemme con grandi sciagure ma poiché Josia lo aveva onorato sarebbe stato premiato col non vedere la punizione della Giudea.
Per il resto della vita di Josia i Giudei rispettarono la Legge e vissero in pace ma quando il re morì tornarono all'idolatria.
Nel trentunesimo anno del regno di Josia il faraone Necao decise di attaccare la città assira di Charchamis sull'Eufrate attraversando la Giudea. Josia armò l'esercito per negargli il passaggio e Necao gli mandò mbasciatori per assicurargli che non aveva intenzioni malevole contro il regno di Giuda. Josia non si fidò e non tolse il blocco, si venne ad uno scontro nel campo di Mageddo nella Galilea inferiore, nel corso del quale Josia fu ferito e morì pochi giorni dopo piando da tutti ed in particolare da Geremia che prevedeva le disgrazie che sarebbero seguite a quella morte.

Capitolo XII
Gli ultimi re di Giuda furono tutti blasfemi ed i castighi divini si susseguirono con frequenza e intensità finché Gerusalemme fu distrutta ed il regno cancellato.
A Josia seguì il figlio Joachas. Sotto il suo regno si verificarono i tragici eventi predetti dalla profetessa Olda. Dopo solo tre mesi di governo Joachas fu catturato da Necao e morì schiavo in Egitto.
Necao non conquistò la Giudea ma impose un tributo gravissimo e pose sul trono Eliacim, fratello di Joachas, che prese il nome di Joachim.
Joachim vessò il popolo per pagare il tributo al faraone e, nonostante gli avvertimenti di Geremia, si macchiò di tali colpe che l'ira divina non tardò a manifestarsi. Nel terzo anno del suo regno la Giudea fu sottomessa da Nabucodonosor, Joachim fu fatto prigioniero e deportato in Babilonia con gran parte della popolazione.
Quando fu liberato Joachim tentò di ribellarsi ma Nabucodonosor gli mandò contro un formidabile esercito che lo sconfisse e, probabilmente, lo uccise.
Nel terzo mese del regno di Jeconias, figlio di Joachim, Nabucodonosor attaccò di nuovo e saccheggiò Gerusalemme dando luogo a nuove deportazioni. Fra i prigionieri, oltre al re e alla sua famiglia, erano il profeta Ezechiele e Mardocheo.
In Gerusalemme rimase solo la plebe più povera ma per continuare a riscuotere un triuto Nabucodonosor pose sul trono Joachin Mattania, figlio di Josia e zio di Jeconas, al quale cambiò il nome in Sedecia.
Anche Sedecia fu empio ed idolatra, ignorò gli avvertimenti di Geremia e degli altri profeti. Dopo otto anni di regno rifiutò di pagare il tributo a Nabucodonosor che tornò in Giudea ed assediò per due anni Gerusalemme- Geremia consigliava al re di arrendersi, ma Sedecia non lo acoltava e la popolazione era tormentata dalla fame.
Infine la gente tentò la fuda in massa di notte da una porta secondaria ma i Caldei se ne accorsero ed inseguirono i fuggiaschi che si dispersero nel deserto mentre Sedecia veniva catturato e condotto da Nabucodonosor.
Quanti erano rimasti in città vennero massacrati e gli invasori saccheggiarono il Tempio e le case. Gerusalemme venne quindi data alle fiamme, i sopravvissuti furono deportati a Babilonia e i figli di Sedecia furono scannati davanti al padre.
Sedecia, accecato, finì i suoi giorni in prigione.
Geremia rimase con pochi altri a piangere sulle rovine della sua città. Nabucodonosor lasciò agricoltori ebrei nelle campagne perché continuassero a coltivarle e affidò il loro governo a un certo Godolia.
Con Sedecia si concluse la serie dei ventidue re di Giuda.

Capitolo XIII
La più antica monarchia fu quella degli Assiri che aveva capitale in Ninive, città fondata da Assur alla quale l'autore attribuisce l'improbabile cifra di due milioni e mezzo di abitanti.
Il re Nino estese il suo impero dall'Egitto all'India e sua moglie Semiramide, rimasta vedova, prese il comando dell'esercito e conquistò altri Paesi.
Con Sardanapalo l'impero si divise in tre parti: Assiri, Caldei e Medi. Belesi governatore della Babilonia e Arbace governatore della Media si ribellarono a Sardanapalo proclamendosi re delle rispettive province e lasciando agli Assiri il resto dell'impero.
Fra i successori di Sardanapalo furono Theglaphalasar che Acaz re di Giuda chimò in suo aiuto, Salmanasar che imprigionò Osea re di Israele, Sennacherib, Assaradon, Nabucodonosor I, infine Sarac che perse l'impero.
Belesi fece di Babilonia la sua capitale, gli successe Nabonassar ma non si conoscono i suoi successori. Ai tempi di Manasse re di Giuda il regno dei Caldei tornò a far parte dell'Assiria.
Arbace non visse a lungo dopo aver preso il potere, seguì un periodo di anarchia, quindi Deioce fu eletto prima giudice e poi re. Morì dopo cinquantatre anni di segno e gli successe il figlio Fraarte (ventidue anni di regno), quindi Ciassare (quaranta).
Ciassare si alleò con Nabopolassar, generale caldeo che aveva usurpato il trono assiro, per assediare Ninive. i due spodestarono Sarac e divisero fra loro il suo regno.
A Nabopolassar successe Nabucodonosor II, il conquistatore di Gerusalemme, che regnò quarantatre anni. Successore di Ciassare fu Astiage.
Il re di Persia Ciro si alleò con Astiage e sottomise i Babilonesi, quindi conquistò la Lidia sconfiggendo Creso, poi la Siria e progressivamente tutti i Paesi che erano stati degli Assiri, dei Caldei e dei Medi.
Cambise figlio di Ciro regnò sette anni prima che l'usurpatore Smerdis gli togliesse il trono. Smerdis fu a sua volta spodestato da una congiura ed il potere passò a Dario, quindi a Serse poi a Artaserse, Serse II, Dario Noto, Artaserse II, Artaserse Ocho, Arsea, Dario Codomano e infine l'impero persiano fu conquistato da Alessandro Magno.

Capitolo XIV
Dopo aver a lungo pianto sulle rovine di Gerusalemme, Geremia andò in Egitto dove parte dei suoi connazionali si erano rifugiati e proprio da questi fu lapidato.
Dopo settant'anni dalla deportazione del popolo giudaico il re Ciro ascoltò le parole lasciate dal profeta Isaia che aveva preannunciato il suo regno. Secondo quella profezia egli avrebbe liberato gli Ebrei perché ricostruissero la città e il Tempio, e così avvenne.
Gran parte degli Ebrei che si trovavano in Babilonia tronarono in Giudea sotto la guida di Zorobabele, discendente di Davide, e del sacerdote Giosuè.
Alla partenza riebbero da Ciro i tesori del tempio presi da Nabucodonosor, insieme a molti doni offerti dagli Ebrei che avevano scelto di rimanere in Babilonia.
Gli Ebrei trovarono il loro Paese ridotto a un deserto e Gerusalemme completamente distrutta. Impiegarono i primi sette mesi per costruire le proprie abitazioni, celebrarono la Festa dei Tabernacoli, quindi misero mano alla ricostruzione del Tempio.
Trascorsi altri sette mesi il nuovo Tempio fu inaugurato: i giovani nati in Babilonia gioivano per l'evento ma i vecchi che ricordavano lo splendore dell'edificio costruito da Salomone piangevano nel guardare il nuovo, piccolo e modesto.
Mentre ancora si lavorava per completare il Tempio si presentarono i Samaritani che volevano partecipare all'opera. Discendendo da unioni miste con genti stanziate nel loro Paese da Salmanassar, i Samaritani avevano una religione confusa, misto di ebraismo e idoltria.
Zorobabele non accettò l'aiuto dei Samaritani e quelli fecero di tutto per ostacolare i lavori fino a corrompere i funzionari di Ciro che convinsero il re a bloccare la costruzione.
Morto Ciro i Samaritani calunniarono gli Ebrei presso Cambise convincendolo a non revocare il divieto di ricostruzione.
Gli Ebrei riuscirono a completare il nuovo Tempio soltanto dopo quarantasei anni dall'inizio dei lavori, sotto Dario il quale comprese gli inganni dei Samaritani e, consultati i documenti di Ciro, autorizzò la ripresa dei lavori e contribuì a finanziarli.

Capitolo XV
Artaserse Longimano, secondo successore di Dario, autorizzò la ricostruzione delle mura di Gerusalemme. Artaserse aveva un coppiere ebreo di nome Neemia il quale, informato da un viaggiatore della desolazione in cui ancora si trovava Gerusalemme, ne parlò al re pregandolo di lascirlo andare in Giudea ed autorizzare la ricostruzione delle mura.
Artaserse, che era molto affezionato a Neemia, lo accontentò. Giunto a Gerusalemme Neemia parlò al popolo e tutti con entusiasmo intrapresero il lavoro.
Le genti confinanti schernivano gli Ebrei considerando il progetto troppo impegnativo per le loro forze, ma quando videro che le mura avevano raggiunto un'altezza considerevole decisero di muovere guerra agli Ebrei, tuttavia per il timore di Artaserse, o degli stessi Ebrei, si limitarono a minacciare senza dar luogo ad azioni concrete.
Spronati da Neemia gli Ebrei continuarono a lavorare alacremente ma non senza vigilare contro eventuali attacchi improvvisi.
I poveri di Gerusalemme erano molti e cominciarono a dar segni di malumore nei confronti dei più facoltosi, sarebbero scoppiati dei disordini se Neemia non fosse intervenuto proibendo l'usura e redarguendo i ricchi che non aiutavano i bisognosi.
Le mura furono completate e i nemici di Gerusalemme temendo che Neemi divenisse più forte e tentasse di vendicarsi delle loro offese decisero di tendergli un'insidia mortale e gli mandarono ambascitori che lo invitarono ad incontrarli fuori città per discutere un trattato d'alleanza. Neemia rifiutò più volte ed infine comunicò agli avversari di essere a conoscenza delle loro intenzioni, riuscendo così a farli desistere.
Neemia si dedicò a emettere leggi civili e a sistemare il governo mentre lo scriba Esdra curava l'educazione del popolo in materia religiosa tenendo lezioni quotidiane sul Deuteronomio nella pubblica piazza.

Capitolo XVI
A partire da Neemia il governo di Giuda fu assunto dai pontefici, tuttavia gli Ebrei rimasero tributari dei re di Persia fino ad Alessandro Magno.
Con Sedecia era stato deportato il sommo sacerdote Saraja che era morto in esilio. Il sacerdozio era passato a Josedec e da questi al figlio Giosuè che tornò a Gerusalemme con Zorobabele.
A Giosuè successe Gioachim che morì sotto Neemia, seguirono Eliasab, Jojada, Gionata detto anche Giovanni.
Da Jojada in poi il pontefice assunse anche il potere civile e lo mantenne fino ai tempi dei Maccabei.
Il fratello di Gionata complottò con un ufficiale persiano per impadronirsi del sacerdozio e continuò a tormentare Gionata finché questi esasperato lo uccise nel Tempio durante un rito. L'ufficiale accorse profanando il Tempio e successivamente impose una nuova tassa agli Ebrei quale espiazione dell'assassinio.
A Gionata successe Jaddo che governò sotto Artaserse Ocho e sotto Dario Codomano ultimo re di Persia.
Il fratello di Jaddo, di nome Manasse, fu costretto ad andare in esilio per aver sposato una samaritana. Manasse si trasferì in Samaria dove il suocero, che era governatore del Paese, lo nominò sommo sacerdote e fece costruire per lui un tempio nei pressi di Sichem. Questi eventi fuono all'origine di uno scisma fra gli Ebrei che avrebbe avuto in seguito funeste conseguenze.
Intanto morì Filippo di Macedonia lasciando il potere al figlio Alessandro che organizzò una grande armata e si portò in Asia Minore per attaccare la Persia.
Sconfitti rapidamente i satrapi locali, troppo in discordia fra loro per poterlo fronteggiare, Alessandro si impadronì della regione.
Il re persiano Dario affrontò Alessandro in Cilicia e fu duramente sconfitto nei pressi della città di Isso, riportando gravi perdite.
Alessandro avanzò conquistando quasi senza combattere la Siria e la Fenicia, ma trovò una strenua resistenza nella città di Tiro che lo costrinse a sette mesi di assedio. A corto di mezzi di sussistenza, Alessandro scrisse a Jaddo chiedendogli aiuti e proponendogli di passare dalla sua parte ma Jaddo rifiutò per non violare il giuramento di fedeltà fatto a Dario.
Alessandro conquistò comunque Tiro, quindi prese con la forza Gaza aprendo la via per l'Egitto ma prima di procedere puntò su Gerusalemme per avere vendetta del rifiuto di Jaddo.
Jaddo ebbe grande timore ma fu cofortato da un sogno in cui Dio gli ordinava di accogliere Alessandro con grande festa. Il pontefice andò incontro ad Alessandro con i suoi abiti rituali ed un grande seguito di sacerdoti, alla sua vista Alessandro fu colto da grande ammirazione e, abbandonata la sua ira, adorò il Dio di Jaddo fra lo stupore dei suoi seguaci.
Il condottiero entrò in Gerusalemme fra le acclamazioni del popolo, offrì sacrifici nel Tempio secondo il rito giudaico ed ascoltò con commozione un passo del Libro di Daniele in cui si profetizzava che l'imperatore dei Greci avrebbe sconfitto quello dei Persiani.
Prima di ripartire per Gerusalemme, Alessandro concesse quanto Jaddo gli richiese: il diritto per tutti gli Ebrei, compresi quelli sparsi nella Media e nella Persia, di vivere secondo i dettami della loro religione.
Alessandro passò in Egitto e il Paese gli si sottomise spontaneamente preferendo il suo dominio a quello persiano. Dopo aver visitato la Libia tornò in Egitto e fondò Alessandria.
Rientrato in Asia conquistò Babilonia, Susa, Persepoli, Ecbatana, fino a rimanere padrone dell'intero impero che era stato dei Persiani.
Non ancora appagato il Macedone avanzò fino alla foce dell'Indo conqustando ogni paese attraversato e fermandosi soltanto di fronte all'Oceano.
Tornato a Babilonia morì a soli trentatre anni, dopo aver regnato per tredici.

PARTE TERZA


Capitolo XVIII
Dopo aver conquistato Tiberiade e Tolemaide, Saladino propose ai governanti di Gerusalemme delle dignitose condizioni di resa ma al loro rifiuto giurò di prendere la città con la forza e di vendicare tutti i Musulmani caduti.
A Gerusalemme vivevano circa centomila persone ma le difese erano scarse e gli uomini in grado di combattere erano rimasti in pochi. Il comando delle difese fu affidato a Baleano di Ibelin che prese energicamente in mano la situazione riparando le fortificazioni e restaurando le mura.
Saladino, giunto sotto le mura, si accampò ed avviò la costruzione delle macchine da guerra respingendo duramente le sortite dei Cristiani.
La vista degli assedianti portò i difensori alla disperazione inoltre si scoprì che i Cristiani orientali (Greci e Siriaci), che detestavano i Latini, stavano cospirando per aprire le porte al nemico. Baleano andò a parlamentare con Saladino ma questi rifiutò di confermare le condizioni offerte in precedenza, questa risposta spinse i Cristiani a una reazione disperata e i Musulmani che erano già entrati in città vennero precipitati dalle mura.
Baleano tornò da Saladino dichiarando che i Cristiani avrebbero ucciso cinquemila prigionieri che si trovavano nelle loro mani e poi, piuttosto che arrendersi, avrebbero incendiato e distrutto Gerusalemme ed ucciso donne e bambini.
Saladino, che era umano e ragionevole, si rese conto che gli assediati avrebbero realmente attuato le minacce e accettò di trattare. L'accordo prevedeva la consegna a Saladino delle chiavi di Gerusalemme e l'entrata in città delle sue milizie senza alcuna resistenza. I Cristiani si impegnavano inoltre a pagare un modesto riscatto nell'immediato ed un tributo in futuro; per contro Saladino garantiva loro l'incolumità e il mantenimento dei diritti civili e della libertà di culto. Gli abitanti greci o siriaci sarebbero potuti rimanere in città mentre i Latini l'avrebbero dovuta lasciare entro quattro giorni.
Saladino varcò le porte di Gerusalemme il 3 ottobre 1187, quattro giorni dopo ebbe luogo sotto gli occhi dei vincitori il doloroso esodo dei discendenti di quei crociati che ottantotto anni prima avevano vittoriosamente preso la città.
Saladino mostrò di nuovo la sua umanità concesse alla regina Sibilla di raggiungere il marito a Sichem, permise agli infermi e ai deboli di rimanere, elargì elemosine ai più miseri fra quanti partivano e liberò molti prigionieri.


Capitolo XIX
Saladino fece lavare con acqua di rose la moschea di Omar per purificarla dai riti dei Cristinai che l'avevano convertita in loro tempio.
L'autore pronuncia qui un'affermazione notevole per un sacerdote: "Saladino si comportò verso i Cristiani con tanta umanità quanta era stata la barbarie con cui i Crociati avevano trattato i Musulmani nel dì della loro vittoria"
E in effetti Saladino si mostrò molto clemente anche nei confronti del re di Gerusalemme Guido di Lusignano che diberò dopo avergli fatto giurare di non prendere le armi contro di lui, ma Guido non rispettò il giuramento.