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GIOVANNI ZONARA

STORIA DEL MONDO

Prologo alla prima parte

Ritiratosi dal mondo, l'Autore ha intrapreso una vita oziosa ma gli amici lo hanno esortato a scrivere un'opera che fosse di utilità per la Repubblica e di onore per il suo nome.
Dopo molte insistenza Zonara si è lasciato convincere a compilare questa Storia del Mondo e nel prologo anticipa al lettore gli argomenti che saranno trattati.
Per la prima parte attingerà all'Antico Testamento e a Giuseppe Flavio per narrare le vicende degli Ebrei, dei Persiani, dei Profeti, di Alessandro Magno e dei suoi successori, di Pompeo Magno e della dominazione romana.

Argomento della seconda parte

Passando alla storia romana, Zonara parlerà degli antichi abitatori d'Italia, di Romolo e Remo, della cacciata di Tarquinio il Superbo.
Seguiranno la storia della Repubblica, la lotta fra patrizi e plebei, le magistrature.
Si parlerà quindi di come Giulio Cesare prese il potere, delle vicende di Ottaviano e degli imperatori successivi fino a Costanzo Cloro padre di Costantino.

Argomento della terza parte

La conversione di Costantino, la fondazione di Costantinopoli, i successivi imperatori. I patriarchi di Costantinopoli, i concilii, le eresie.

PARTE PRIMA

Dio "per somma bontà, immensa misericordia e ineffabile benignità" dopo aver creato il mondo visibile fece l'uomo a Sua immagine.
Zonara riepiloga brevemente i sei giorni della Creazione come narrati nella Genesi, soffermandosi sul sesto nel quale Dio formò l'uomo dalla polvere, "spirò in quello anima vivente" e lo chiamò Adamo che significa rosso, dal colore della terra utilizzata.
Adamo fu posto nel Paradiso Terrestre, dove cresceva l'albero della vita e della conoscenza del quale fu proibito mangiare i frutti.
Nel Paradiso Terrestre scorreva un fiume che si divideva in quatto bracci: il Fison, detto Gange dai Greci, il Geon (Nilo), il Tigri e l'Eufrate.
Dio volle che Adamo scegliesse i nomi degli animali, quindi mentre dormiva gli tolse una costola e da quella creò Eva, la prima donna. Eva si lasciò indurre dal serpente a mangiare il frutto proibito e da allora lei ed Adamo si vergognarono della propria nudità.
Dio punì il serpente privandolo degli arti e della parola quindi condannò la donna ai dolori del parto e l'uomo a procurarsi il pane con fatica.
Adamo ed Eva furono cacciati dal Paradiso Terrestre e da quel momento ebbe inizio la storia dell'umanità. Ebbero dei figli: il primo fu Caino che coltivò la terra, il secondo fu Abele, pastore di pecore.
Quando offrirono sacrifici Caino non scelse i frutti migliori ed i suoi doni vennero rifiutati dal Signore. Turbato ed invidioso, Caino uccise il fratello e fu condannato e cacciato. Caino inventò i pesi e le misure, fondò una città e la chiamò Enoch dal nome del suo primogenito. Da Enoch discesero Gadad (Irad), Maleleem (Mecuiael), Mathusalem, Lamec e Jubal che scoprì la musica.
Adamo ebbe un altro figlio di nome Seth che generò Enos che fu il primo ad invocare Dio chiamandolo Signore e fu padre di Kenan dal quale discesero Maalaleel, Jared, Enoch, Matusalemme, Lamech.
Lamech fu padre di Noè che ebbe tre figli: Sem, Cam, Iafet. Intanto l'umanità si era moltiplicata ed era diventata malvagia, perciò Dio mandò il diluvio a sterminarla ma salvò Noè e la sua famiglia ordinando loro di costruire l'Arca.
Quando le acque calarono Noè con i suoi parenti e con gli animali che aveva portato in salvo approdò sulla cima di un monte dell'Armenia.
Noè piantò la vite, fece il vino e si ubriacò. Mentre dormiva Cam vide le sue pudende scoperte e ne rise, per questo fu maledetto dal padre.
I figli di Noè ebbero una vasta discendenza. Nembrot nipote di Cam fu un gigante ed instaurò la prima tirannia. Ordinò di costruire la Torre ma Dio confuse i linguaggi di quanti vi lavoravano.
Iafet ebbe sette figli che popolarono l'Asia, da loro discesero i Galati, gli Ioni, i Medi, i Traci, i Cilici ed altre genti.
Discendente da Sem, Abramo caldeo per ordine divino lasciò il suo paese ed abitò in Cananea e da qui passò in Egitto dove insegnò l'aritmetica e l'astronomia. Quando gli Assiri attaccarono la città di Sodoma e fecero prigionero Lot nipote di Abramo questi lo liberò con l'aiuto dei suoi amici.
Fu quindi accolto benignamente da Melchisedec re dell'antica città di Solima che in seguito prese il nome di Gerusalemme. Dio promise ad Abramo un'innumerevole discendenza e la moglie Sara, pur avendo novant'anni, partorì un bambino che ebbe nome Isacco.
In precedenza, per desiderio di Sara, Abramo si era unito con la serva Agar ed aveva avuto un figlio chiamato Ismaele. Quando Isacco aveva vent'anni Dio comandò ad Abramo di sacrificarlo e padre e figlio accettarono l'ordine senza protestare ma all'ultimo momento Dio fermò Abramo. Dopo la morte di Sara Abramo sposò Cetura ed ebbe altri sei figli. Isacco sposò Rebecca che partorì due gemelli: Esau e Giacobbe.
In vecchiaia Isacco divenne cieco e prima di morire chiamò Esau che considerava primogenito per benedirlo ma, ingannato da Rebecca, benedisse invece Giacobbe come Dio aveeva voluto perché Esau era empio. Giacobbe fuggì in Mesopotamia presso Agar fratello di Rebecca e divenne guardiano del bestiame.
Giacobbe si innamorò di Rachele figlia di Labano e per averla accettò di lavorare sette anni ma la prima notte di nozze Labano introdusse nella tenda di Giacobbe non Rachele ma Lia, sua primogenita. Il mattino seguente Giacobbe si lamentò dell'inganno e Labano gli promise Rachele in cambio di altri sette anni di lavoro. Da Giacobbe e Lia nacquero Ruben, Simeone, Levi, Giuda.
Rachele era starile e volle che Giacobbe si unisse alla sua serva Balla dalla quale nacquero Dan e Neftali. Anche Lia diede al marito la serva Zelfa che partorì Gad e Ascer.
Ancora da Lia nacquero Zabulon, Issacar e Dina. Infine anche Rachele ebbe un bambino che fu chiamato Giuseppe.
Giacobbe con le mogli, le concubine e i figli tornò al suo paese e Rachele nel partire prese con se gli idoli di Labano per usarli nel caso il padre l'avesse perseguitata.
Durante il viaggio Giacobbe ebbe una visione e lottò con un angelo, da allora cambiò il proprio nome in Israele. Si riconciliò con Esau e si stabilì a Sichem dove sua figlia Dina venne violata dal principe del luogo. Per rappresaglia Simeone e Levi fecero strage dei maschi della città che si erano ubriacati durante una festa.
Giuseppe era il prediletto del padre e i fratelli gelosi lo vendettero ai mercanti di schiavi facendo credere a Giacobbe che fosse stato sbranato da una belva. Giuseppe divenne schiavo di Putifar, un funzionario del faraone, ma la moglie del suo padrone tentò di sedurlo e vedendosi rifiutata disse al marito che lo schiavo aveva tentato di usarle violenza.
Giuseppe fu imprigionato insieme al coppiere e al fornaio reali dei quali interpretò i sogni. Il coppiere fu liberato ed il fornaio impiccato come Giuseppe aveva predetto e più tardi il coppiere ne parlò al faraone che fece chiamare Giuseppe per farsi spiegare un suo sogno. Si tratta del famoso sogno delle vacche grasse e delle vacche magre in base al quale Giuseppe predisse sette anni di carestia e consigliò di ammassare il grano finché se ne aveva in abbondanza.
Colpito dalle parole di Giuseppe, il faraone lo fece liberare e lo nominò ministro delle vettovaglie.
Giuseppe sposò l'egiziana Asenath che ebbe due figli, Manasse e Efraim. Venne la carestia e Giacobbe mandò a comprare grano in Egitto tutti i suoi figli tranne Beniamino. Giuseppe, che non fu riconosciuto dai fratelli, diede loro il grano senza esigere iil pagamento ma fece loro giurare di tornare col fratello minore di cui avevano parlato e per garanzia trattenne Simeone.
Quando i fratelli tornarono Giuseppe li accolse benevolmente ma poi accusò di furto Beniamino per vedere se gli altri lo avrebbero difeso, infine rivelò la propria identità e perdonò i fratelli con grande commozione di tutti. Ordinò quindi di andare a prendere Giacobbe con tutta la sua gente.
L'Egitto superò la carestia grazie alla saggezza di Giuseppe. Prima di morire Giacobbe predisse che la sua discendenza sarebbe vissuta in Cananea e benedisse i figli di Giuseppe.
Giuseppe morì a sua volta e col trascorrere del tempo gli Egiziani lo dimenticarono e divennero gelosi della prosperità degli Ebrei.
Un sacerdote avvertì il faraone che stava per nascere un ebreo che avrebbe sconfitto gli Egiziani. Turbato dalla profezia il faraone ordinò la morte di tutti i neonati Ebrei di sesso maschile ma un nobile ebreo, confortato da Dio che gli era apparso in sogno, pose il suo bambino appena nato in una cesta e lo affidò alle acque del Nilo.
Il neonato fu salvato da Tharmuth figlia del faraone che lo adottò chiamandolo Mosè e lo fece allattare da una donna ebrea che, all'insaputa della principessa, era proprio la madre del piccolo.
Mosè crebbe alla corte del faraone e divenuto adulto fu nominato capitano dell'esercito, si coprì di gloria combattendo contro i nemici dell'Egitto e sposò Tarbe figlia del re degli Etiopi.
Più tardi però Mosè uccise un egiziano per averlo visto colpire dei lavoratori Ebrei e fu costretto a fuggire nel deserto. Raggiunse la città di Mashian dove fu ospitato da un sacerdote che gli fece sposare sua figlia Sefforah e divenne pastore.
Un giorno mentre il suo gregge pascolava sul Sinai, Mosè vide un rovo che ardeva senza consumarsi ed udì una voce proveniente da quel rovo che gli ordinava di tornare in Egitto per liberare il popolo ebreo.
Mosè prese con se Sefforah e i figli Gherson e Eleazar e tornò in Egitto, lungo la strada incontrò il fratello Aronne che si unì a lui.
Davanti al faraone che lo derideva Mosè gettò a terra il suo bastone che si mutò in serpente, lo fecero anche i sacerdoti egizi ma il serpente di Mosè divorò i loro.
Contro l'ostinazione del sovrano Mosè mutò l'acqua del fiume in sangue, procurò l'invasione delle rane e dei pidocchi, la moria del bestiame e "un'epidemia di piaghe"; ancora l'Egitto fu invaso dalle coluste e coperto per tre giorni dalle tenebre, infine la morte colpì tutti i primogeniti ma non quelli degli Ebrei che avevano segnato le loro porte con il sangue delle vittime sacrificali.
Il faraone concesse finalmente agli Ebrei il permesso di partire, Mosè ed Aronne alla testa del popolo portarono con se le ossa di Giuseppe, ma il faraone cambiò idea e li fece inseguire dai soldati e dalla cavalleria. Sulla riva del Mar Rosso Mosè invocò il Signore ed il mare si aprì lasciando passare gli Ebrei per poi richiudersi sugli Egiziani, sommergendoli.
Iniziò il grande viaggio del popolo attraverso il deserto: quando avevano sete Mosè rendeva dolce l'acqua dei pozzi, cadeva ogni giorno la manna per sfamarli.
Sul Sinai Mosè consigliato dal suocero nominò i prefetti che lo aiutarono nel comando, quindi ascese al monte e vi si trattenne a lungo. In sua assenza il popolo costruì un vitello d'oro e l'adorò, quando Mosè scese dall monte punì gli idolatri e distrusse il vitello, quindi apparve trasfigurato e consegnò al popolo le leggi scolpite su due tavole di pietra.
Per ordine del Signore gli Ebrei fecero un tabernacolo ed un'arca nella quale custodire le tavole delle leggi. Si offrirono sacrifici, si istituirono rituali. I Leviti furono separati dalle altre tribù ed ebbero la carica sacerdotale. Ma il popolo era scontento e scettico, allora Mosè inviò esploratori in Cananea e quelli, tornati dopo quaranta giorni riferirono che la Terra Promessa era splendida e ricca ma difficile da conquistare. A queste notizie il popolo si sollevò ed il Signore comandò gli Ebrei a rimanere nel deserto per quaranta anni perché solo i loro figli avrebbero raggiunto la Terra Promessa. Gli Ebrei tentarono di attaccare i Cananei ma furono sconfitti.
Il levita Cora cospirò contro Mosè e contestò il pontificato di Aronne ma Mosè invocò il giudizio divino ed una fiamma apparsa miracolosamente arse vivi Cora e tutti i congiurati.
Dopo quarant'anni dalla partenza dall'Egitto morì Mariamme sorella di Mosè. Poco dopo morì anche Aronne lasciando le vesti sacerdotali al figlio Eleazaro.
Moabiti ed Amorrei tentarono di sbarrare il passo agli Ebrei ma Mosè ebbe da Dio l'ordine di combattere e quelli vennero sterminati.
Preoccupato per l'arrivo degli Israeliti il re di Moabiti Balak chiamò il profeta Balaam per maledirli ma Balaam, per ispirazione divina, benedisse gli Ebrei e predisse a Balak grandi sventure.
Su consiglio di Balaam il re mandò le giovani donne del suo popolo dagli Israeliti per sedurli. Molti Israeliti si unirono a loro rinnegando la porpria religione e suscitando l'ira di Mosè.
Un israelita di nome Zamere (Zimri) rifiutò di ripudiare la donna che aveva sposato e venne ucciso da Fineas figlio di Eleazaro. Ne seguì una sommossa nella quale perirono quindicimila persone.
Mosè nominò Giosuè suo successore e concesse la terra degli Amorrei alle tribù di Ruben, Gad e a metà di quella di Manasse che la richiedevano a patto che si impegnassero ad aiutare le altre tribù nella guerra contro i Cananei.
Erano passati quarant'anni meno trenta giorni dalla partenza dall'Egitto quando Mosè salì sul monte Naban dove Dio gli mostrò la Terra Promessa, fu quindi avvolto da una nuvola e scomparve, nessuno sa quale fu la causa della sua morte.

Dopo il lutto per Mosè, Giosuè mandò spie a Gerico. Gli informatori furono scoperti ma vennero nasscosti e salvati da una donna di nome Raab alla quale promisero l'incolumità. Gli Israeliti avanzarono verso Gerico ed il Giordano interruppe il suo corso per lasciarli passare.
Per sei giorni i sacerdoti girarono sette volte intorno alle mura di Gerico recando l'Arca e suonando le trombe, al settimo giorno le mura crollarono, gli Israeliti entrarono in città e la devastarono uccidendo tutti ma risparmiando Raab - la donna che aveva aiutato gli esploratori - e la sua famiglia.
Il bottino fu consacrato ma un uomo tenne per se dell'oro ed alla prima occasione gli Israeliti furono sconfitti. Giusuè seppe da Dio il motivo della Sua ira e denunciò l'uomo che aveva sottratto l'oro, che venne lapidato.
I Gabaoniti, fingendosi stranieri in Cananea, strinsero un patto con gli Israeliti ma quando Giosuè scoprì l'inganno non potendo ucciderli per non violare il patto li ridusse pubblici schiavi.
Nella successiva battaglia Giosué fermò il sole per avere il tempo di distruggere i nemici e uccise i re che si erano alleati contro di lui. Conquistò gran parte della Cananea e distribuì le terre alle tribù. Morì venticinque anni dopo la morte di Mosè.
I Cananei approfittarono della sua morte per attaccare gli Israeliti ma vennero sconfitti e persero altri territori.
Le tribù di Giuda e Simeone attaccarono i Cananei, catturarono e uccisero il re Adoni-Bezek e conquistarono la parte inferiore di Gerusalemme e la città di Ekron. I Beniaminiti conquistarono Betel.
La prosperità raggiunta spinse gli Israeliti alla negligenza e al disordine.
Un levita attraversando il territorio dei Beniaminiti sostò in una città dove la moglie venne violentata fino a morirne. L'uomo divise il suo corpo in dodici parti e le spedì alle tribù di Israele chiedendo vendetta e provocando la guerra.
I Beniaminiti furono sconfitti e sterminati. Per evitare che la loro tribù si estinguesse gli Israeliti assegnarono ai superstiti quattrocento vergini catturate nella città di Iabes. Intanto i Cananei avevano condotto altre azioni costringendo la tribù di Dan a lasciare i territori occupati e a trasferirsi altrove.
Sdegnato per il comportamento degli Israeliti il Signore mandò contro di loro gli Assiri che li sottomisero per otto anni finché non furono liberati da una rivolta guidata da un uomo di nome Otniel che dopo la vittoria venne nominato "giudice", il primo in Israele.
Otniel governò per cinquant'anni (quaranta secondo Giuseppe Flavio) e alla sua morte gli Israeliti furono soggiogati da Eglon re dei Moabiti. Un uomo di nome Eud riuscì a conquistare la fiducia di Eglon e ne approfittò per avvicinarlo ed ucciderlo, quindi guidò una rivolta e liberò gli Israeliti. Fu nominato giudice e governò per ottant'anni.
Il suo successore Megar (Sanagar, Shamgar) morì durante il suo primo anno di governo.
Sottomessi da Jabin re dei Cananei per vent'anni, gli Israeliti reagirono quando la profetessa Debora investì del comando Barak. Barak e Debora guidarono diecimila uomini contro il nemico. Il re fuggì e si nascose nella tenda di una donna di nome Giaele che lo uccise nel sonno. Nominato giudice, Barak regnò insieme a Debora per trent'anni.
Gli Israeliti furono perseguitati per anni dalle incursioni dei Madianiti finché Dio suscitò contro questi il giovane Gedeone della tribù di Manasse. Incoraggiato dai segni che Dio gli mandava, Gedeone con soli trecento uomini attaccò il campo nemico e sterminò i Madianiti, fu nominato giudice e governò per quarant'anni. Alla sua morte lasciò settanta figli legittimi ed un figlio naturale di nome Abimelech.
Abimelech uccise a tradimento tutti i fratelli tranne Jotham che riuscì a fuggire, si stabilì a Sichem e prese a governare da despota.
Durante una ribellione Abimelech fu ucciso in combattimento. Dopo di lui Jair della tribù di Manasse governò per ventidue anni (Zonara omette Tola).
Attaccati dagli Ammoniti, gli Israeliti elessero giudice Jefte il quale riportò una vittoria ma avendo fatto voto di sacrificare la prima cosa che gli fosse venuta incontro al suo rientro fu costretto ad offrire in olocausto la giovane figlia che accorreva ad accoglierlo.
Jefte governò per sei anni e gli successe Amesa (Ibzan) che tenne il potere per sette anni. Seguì Lado (Abdon) con otto anni di governo, quindi gli Israeliti furono assoggettati per quarant'anni dai Palestinesi.
In quel prediodo un angelo annunciò alla moglie di Manoch della tribù di Dan la nascita di un figlio che sarebbe stato un nazireo (consacrato a Dio) e che quindi non avrebbe mai dovuto bere vino e tagliarsi i capelli.
Nacque così Sansone che crebbe diventando straordinariamente forte e si innamorò di una giovane palestinese che volle sposare nonostante fosse straniera. Un giorno Sansone incontrò sulla sua strada un leone e lo uccise con le sole mani. Ripassando qualche giorno dopo presso la carcassa vide che nella bocca della bestia le api avevano fatto un nido e si cibò del loro miele.
Al banchetto nuziale propose un indovinello: "Dal mangiante uscì il cibo e dal forte la dolcezza", concedendo sette giorni per risolverlo e mettendo in palio trenta vesti. La moglie convinse Sansone a rivelarle la soluzione e poi la comunicò ai contendenti. Sansone sdegnato la ripudiò.
Più tardi, offeso perché la donna aveva sposato un altro, Sansone incendiò i campi e le vigne dei Palestinesi che per rappresaglia arsero viva la donna con i suoi parenti. Seguì una dura lotta fra Sansone e i Palestinesi ed in molte occasioni l'eroe uccise migliaia di nemici, infine però Sansone si innamorò di una meretrice di nome Dalila che, carpitogli il segreto della sua forza, gli tagliò i capelli mentre dormiva.
Privato della sua straordinaria energia, Sansone venne catturato ed accecato.
Un giorno Sansone prigioniero fu portato in su salone dove si teneva un banchetto per essere schernito dai commensali, nel frattempo i suoi capelli erano ricresciuti, così si appoggiò a due colonne e le scosse fino a far crollare l'edificio uccidendo se stesso e tutti i presenti.
Così morì Sansone che aveva governato per vent'anni.

Abimelech di Betlemme era andato a vivere fra i Moabiti per sfuggire la carestia con la moglie Noemi ed i figli. Abimelech ed i figli in seguito morirono e Noemi tornò in patria con la nuora Ruth che sposò Booz, parente di Abimelech. Da questa unione nacque Obed che fu padre di Jesse che fu padre di Davide che divenne re di Israele.
Eli aveva due figli, Ofni e Fineo, che non ascoltavano le ammonizioni paterne. Il profeta Samuele, ancora ragazzo, predisse la loro rovina.
Elkana aveva due mogli, Anna e Peninna. Non riuscendo ad avere figli, Anna fece voto che se avesse partorito avrebbe consacrato il suo nato al servizio del Tempio. Il Signore esaudì il suo desiderio e nacque Samuele.
A dodici anni Samuele iniziò a sentire la voce divina e predisse la disgrazia del gran sacerdote Eli a causa del comportamento irriverente dei figli di lui. I Filistei fecero guerra agli Ebrei, ne uccisero trentamila e si impadronirono dell'Arca. Quando Eli venne informato della sconfitta e della morte dei sui figli Ofni e Fineo (Cofni e Pincas), morì per il dolore. Aveva governato quarant'anni.
L'Arca arrecò malattie e disgrazie nelle città dei Filistei dove veniva collocata finché gli anziani decisero di caricarla su un carro trainato da due vacche e lasciarla andare. Le vacche trasportarono senza guida l'Arca in Israele dove fu sistemata in casa di Abinadab e vi rimase per vent'anni.
Dopo aver subito altre sconfitte, gli Ebrei si rivolsero a Samuele che invocò l'aiuto divino e nella successiva battaglia i Filistei fuggirono terrorizzati da un terremoto, gli Ebrei li inseguirono e ne fecero strage. Da allora Samuele ebbe il governo di Israele.
Divenuto vecchio Samuele nominò giudici i suoi figli Ioel e Abia ma questi si dimostrarono corrotti e il popolo chiese al profeta di scegliere un re.
La richiesta addolorò Samuele ma il Signore gli ordinò di soddisfarla comunque. Samuele scelse il giovane Saul che vagava cercando delle asine smarrite, lo ospitò nella sua casa e lo unse re di Israele per volontà di Dio.
Poco dopo la sua nomina Saul sconfisse gli Ammoniti che minacciavano il villaggio di Iabes e fu incoronato con una grande festa. Così gli Ebrei passarono dal governo dei nobili a quello di un re.
Di nuovo in guerra contro i Filistei, Saul disattese le disposizioni di Samuele e questi gli annunciò che il suo regno sarebbe stato instabile e che presto Dio avrebbe scelto un altro re.
Dopo aver compiuto un'audace missione in campo nemico, Gionata figlio di Saul trovò del miele e ne mangiò non sapendo che il padre aveva ordinato di uccidere chiunque si fosse nutrito prima del tramonto (tutti dovevano dedicarsi esclusivamente al combattimento). Saul lo condannò a morte ma Gionata si salvò per intercessione del popolo.
Saul sconfisse i Filistei ed altri nemici liberando gli Israeliti da ogni soggezione. Violando l'ordine divino di uccidere tutti gli Amaleciti, Saul risparmiò il re Agag e Samuele predisse nuovamente la sua caduta, quindi si mise alla ricerca del nuovo eletto. Il signore gli indicò Davide figlio di Iesse ed il profeta lo unse re di Israele.
Tormentato dagli spiriti malvagi, Saul trovava sollievo nel suono della cetra e su consiglio dei suoi servi chiamò a se Davide, col tempo gli si affezionò e lo nominò suo scudiero.
Golia, campione dei Filistei, propose agli Israeliti un duello con un guerriero che fosse al suo livello. Quando Davide lo udì chiese a Saul il permesso di battersi, si presentò al gigantesco nemico munito soltanto di un bastone e di una fionda e con questa lo abbattè immediatamente per poi decapitarlo e presentare la testa al re.
Il successo di Davide provocò l'invidia di Saul che studiò uno stratagemma per farlo morire. Gli propose di sposare sua figlia Micol ma chiese come premio nuziale i prepuzi di cento nemici. Davide riuscì rapidamente nell'impresa e sposò la figlia di Saul.
Il re decise allora di tendere un'imboscata a Davide ma questi fu avvisato dall'amico Gionata ed ancora una volta si salvò. Continuando a combattere Davide riportò belle vittorie esasperando l'invidia del re ed infine, sentendosi in grave pericolo, decise di fuggire.
Saul lo perseguitò a lungo ma quando i suoi sicari raggiungevano Davide prendevano immediatamente a profetare.
Davide si recò dal sacerdote Achimelech dal quale ebbe la spada di Golia, scampò ad Achis re di Gat fingendosi pazzo e continuò a nascondersi ma Saul fece uccidere Achimelech e tutti i suoi parenti. Quando Davide ebbe occasione di uccidere Saul non lo fece ma chiese al re la ragione di tanto odio e Saul, commosso e turbato, ammise il suo errore.
In quel tempo morì Samuele che aveva governato per dodici anni da solo e per diciotto con Saul.
Davide si sdegnò contro un allevatore di nome Nabal che lo aveva offeso negandogli del cibo con arroganza e lo avrebbe ucciso se la moglie Abigail non lo avesse onorato chiedendo perdono per il marito ed offrendogli molti doni. Pochi giorni dopo Nabal morì e Davide sposò Abigail.
Nonostante gli avesse risparmiato la vita, Saul continuò a perseguitare Davide e quando questi ebbe di nuovo occasione di ucciderlo, di nuovo lo risparmiò.
Davide quindi si trasferì con la sua gente nel paese dei Filistei dove fu accolto da Achis re di Gat.
Scoppiata una nuova guerra, Saul tentò di consultare il Signore ma non ottenne rispota; tramite una negromante evocò lo spirito di Samuele che lo avvisò che il giorno successivo sarebbe caduto in battaglia.
Intanto Davide veniva allontanato dal fronte perché gli ufficiali filistei non si fidavano di lui e, tornato al villaggio che Achis gli aveva assegnato, lo trovò saccheggiato dagli Amalechiti che avevano rapito anche le donne. Con una parte dei suoi uomini Davide inseguì i rapitori e recuperò donne e bottino.
L'indomani Ebrei e Filistei si scontrarono in battaglia: gli Ebrei furono sconfitti, tre figli di Saul uccisi ed il re, ferito e disperato, si suicidò. I Filistei recuperarono il suo corpo e quello dei figli, li decapitarono ed esposero le teste come macabro trofeo di guerra offerto ai loro dei.
Saul aveva regnato per ventidue anni con Samuele e diciotto dopo la sua morte, uomini coraggiosi recuperarono le spoglie del re e dei suoi figli che furono onorevolmente sepolte per ordine di Davide.
Un uomo si presentà a Davide e, sperando in una ricompensa, raccontò di aver aiutato Saul a morire, ma Davide lo fece uccidere per aver osato alzare la mano contro l'unto del Signore.
Su ordine del Signore Davide con le mogli Achinoam e Abigail e tutta la sua gente si recò a Ebron dove fu unto re di Giuda, mentre Abner, capo dell'esercito di Saul, faceva ungere Is-baal re di tutte le altre tribù di Israele.
Abner attaccò Giuda e sconfisse il comandante Joab uccidendone il fratello Asael: questo fu l'inizio della guerra civile fra gli Ebrei.
In Ebron Davide ebbe dei figli il maggiore dei quali fu Ammon.
Abner si unì ad una concubina di Saul e quando Is-baal lo rimproverò decise di passare a Davide ma Joab lo fece uccidere per vendicare il fatello.
Davide pretese da Is-baal la restituzione di Mikol, figlia di Saul che aveva sposato anni prima, quindi accettò le proposte di pace di Is-baal.
Is-baal fu ucciso da due uomini che chiesero un premio a Davide ma questi li fece giustiziare per aver colpito il loro signore.
Dopo aver regnato per sette anni sulla tribù di Giuda, Davide che aveva trent'anni fu incoronato re di tutto Israele e governò per altri trentatre anni. Conquistò Gerusalemme togliendola ai Gebusei e vi stabilì la propria residenza. Sconfisse due volte i Palestinesti e trasportò l'Arca a Gerusalemme. Durante il trasporto Oza figlio di Aminadab osò toccare l'arca che stava per cadere con l'intento di sorreggerla ma venne fulminato per il sacrilegio.
Mikol vedendo il marito danzare in testa al corteo lo rimproverò giudicando quell'atteggiamento poco dignitoso per un re, ma Davide rispose che nulla di ciò che si fa in nome di Dio toglie dignità.
Davide progettava la costruzione di un tempio nel quale custodire l'Arca ma Dio, tramite il profeta Nathan, lo informò che quell'opera non era destinata a lui ma a un suo figlio.
Sconfitti di nuovo i Palestinesi, Davide sottomise la Siria ad un tributo e stabilì un presidio in Damasco.
In memoria di Gionata rintracciò Merib-Baal, figlio dell'amico che era storpio, gli consegnò tutti i beni del padre e lo accolse alla sua tavola.
Morì il re degli Ammoniti e Davide mandò ambasciatori a condolersi con il figlio ma questi, sospettando fossero spie, li oltraggiò e li rimandò indietro. Davide reagì con la guerra e il suo comandante Joab sconfisse gli Ammoniti ed i loro alleati siriani.
Innamoratosi di una donna di nome Betsabea il re la rese incinta e fece in modo che il marito Uriah morisse in guerra. Sdegnato Dio lo biasimò tramite Nathan e fece morire il bambino ma in seguito Davide ebbe da Betsabea un altro figlio che fu chiamato Salomone. Ammon figlio di Davide si innamorò di Tamar sua sorrellastra e sorella di Assalonne, la violentò e la scacciò. L'onore di Tamar fu vendicato da Assalonne che uccise Ammon e fuggì in Gad dove rimase per tre anni, quindi si riconciliò con il padre per intercessione di Joab.
Trascorso qualche tempo Assalonne si trasferì a Ebron e si fece proclamare re dai suoi sostenitori.
Davide lasciò Gerusalemme mettendosi in salvo con la famiglia ed i compagni più fedeli, intanto il consigliere Achitofel suggeriva ad Assalonne di attaccarlo e di farlo morire ma Cusai (un fedele di Davide che si era infiltrato nella corte di Assalonne), convinse l'interlocutore che era preferibile rimandare per organizzare un attacco in grande stile, quindi avvisò Davide che si portò immediatamente oltre il Giordano. Disperato per non essere stato ascoltato, Achitofel si impiccò.
Quando infine i due eserciti si scontrarono quello di Davide ebbe la vittoria e Assalonne rimase ucciso mentre fuggiva.
Alla notizia della morte del figlio Davide fu preso dalla disperazione ma poi, facendosi forza, ringraziò i suoi soldati e tornò a Gerusalemme dove perdonò quanti erano stati suoi avversari.
Quando Davide ebbe sconfitto Ammoniti e Gabaoniti iniziò un periodo di pace nel quale il re compose i Salmi ed insegnò ai sudditi a cantarli accompagnandosi con la musica.
Davide ordinò a Joab di compilare il censimento, ciò offese il Signore che, tramite il profeta Gad, gli ordinò di scegliere una punizione fra sette anni di carestia, tre mesi di guerra e tre giorni di peste. Davide scelse la peste e perirono settantamila persone prima che il Signore, sedato dal sincero pentimento del re, fermasse la mano dell'angelo dispensatore di morte.
Davide era diventato molto vecchio e per riscaldarsi dormiva con una giovinetta di nome Abisaig ma l'età non gli consentiva di unirsi a lei.
Approfittando della vecchiaia di Davide suo figlio Adonia progettò di impadronirsi del regno e congiurò con Joab e con il sacerdote Abiatar. Avvertito dal profeta Nathan e dalla moglie Abigail, Davide decise di evitare il tentativo di usurpazione facendo subito ungere Salomone come nuovo re.
Prima di morire Davide raccomandò a Salomone la costruzione del tempio per la quale aveva accumulato tante ricchezze e tanti pregiati materiali.
Davide morì a settant'anni, dopo quaranta di regno, e fu onorevolmente sepolto, quindi Salomone iniziò a governare.
Davide, che pur essendo più grande di Salomone era stato escluso dalla successione, si rassegnò e chiese soltanto di sposare Abisaig concubina di Davide ma Salomone lo fece uccidere e bandì dal regno il sacerdote Abiatar che era stato sostenitore di Adonia. Fece uccidere anche l'ex comandante Joab
Quando sognò Dio che gli offriva una grazia, Salomone chiese la sapienza ed il Signore, apprezzando questa scelta, lo rese il più sapiente degli uomini.
Anche Zonara ricorda il famoso aneddoto delle due donne che contendendo un bambino chiesero il giudizio del re. Per sapere quale fosse la vera medre. Salomone decretò di tagliare il bambino in due parti per poi assegnarlo a quella che si mostrò disposta a rinunciare per non far morire il figlio.
Salomone compose migliaia di proverbi e canzoni, studiò le piante e gli animali ed insegnò un metodo per esorcizzare i demoni.
Nel quarto anno di regno cominciò la costruzione del tempio che fu completata in sette anni, l'edificio fu consacrato e vi fu collocata l'Arca.
Salomone costruì anche le mura di Gerusalemme e il palazzo regale, sottomise i Cananei del Libano. Divenne tanto famoso per saggezza e splendore che la regina degli Etiopi volle fargli visita e constatò quanto quella fama fosse meritata.
Tuttavia Salomone, a causa della sua smisurata libidine, finì col violare i sacri precetti ed adorare gli idoli delle molte mogli straniere che prendeva.
Il Signore gli fece sapere che la Sua punizione avrebbe smembrato il regno ma che, in memoria di Davide, ciò sarebbe avvenuto nelle generazioni successive.
Un certo Abder, idumeo di stirpe reale, era fuggito in Egitto quando Joab aveva conquistato il suo paese. Anni dopo, informato della morte di Davide, passò in Siria dove arruolò una banda di malviventi e si diede a saccheggiare gli Israeliti.
Un funzionario di Salomone di nome Geroboamo incontrò un giorno il profeta Ahia che predisse che sarebbe divenuto re di dieci delle dodici tribù di Israele.
Inorgoglito, Geroboamo dimostrò il suo desiderio di regnare ma poi, sentendosi in pericolo, fuggì in Egitto e vi rimase fino alla morte di Salomone.
Salomone morì a cinquantadue anni dopo aver regnato per quaranta, gli successe il figlio Roboamo la cui superbia spinse il popolo alla rivolta. Roboamo riparò a Gerusalemme dove regnò sulle sole tribù di Giuda e Beniamino mentre le altre si allontanavano da lui e nominavano re Geroboamo come era stato predetto.
Geroboamo, temendo che il culto del tempiio di Gerusalemme riavvicinasse il popolo all'altro re, fece fondere due vitelli e ne ordinò la venerazione.
Un profeta avvertì Geroboamo che la punizione divina sarebbe caduta su Israele ma Geroboamo perseverò nell'empietà e nell'idolatria. Neanche la morte di un figlio, interpretata dal profeta Abia come un segno dell'ira del Signore, servì a indurre Geroboamo a correggere il proprio comportamento.
Anche il popolo di Giuda violò la Legge e fu attaccato dagli Egiziani che depredarono il Tempio senza che Roboamo potesse difenderlo.
Roboamo morì a cinquantasette anni, dopo diciassette di regno, lasciando il trono al figlio Abia il quale fu subito attaccato da Geroboamo e lo sconfisse duramente.
Roboamo morì dopo tre anni e gli successe il figlio Asa che tornò all'ortodossia.
Morì anche Geroboamo, dopo ventidue anni di regno e gli successe il figlio Nabat, uomo empio simile al padre che fu ucciseo dopo due anni. Il suo uccisore Baaza si impadronì del potere ed emulò l'empietà della sua vittima. Baaza morì dopo ventiquattro anni lasciando il regno al figlio Ela che due anni dopo fu ammazzato da Zambre che a sua volta fu ucciso dal popolo e sostituito con un altro Zambre dopo soli sette giorni.
Questo Zambre fondò Samaria e regnò dodici anni, gli successe il figlio Achab la cui malvagità era stimolata dalla moglie Jezebel.
Figlia del re di Tiro e Sidone, Jezebel dedicò un tempio alle divinità della sua patria e lo dotò di sacerdoti. Dio colpì il paese con la siccità e la carestia come predetto da Elia.
Elia operò miracoli moltiplicando il cibo della vedova che lo ospitava e risuscitandone il figlio.
Elia sfidò i falsi profeti di Achab. Accettando la sfida quelli posero una vittima sull'altare senza accendere il fuoco e presero ad invocare il loro dio ma non accadde nulla. Elia fece altrettando e subito il Signore mandò il fuoco per consumare la vittima.
Il popolo uccise i falsi profeti ma Jezebel ordinò di far morire Elia che fuggì nel deserto e lo attraversò con l'aiuto di un angelo. Il Signore ordinò a Elia di ungere Azaleo re di Siria, Jehu re di Israele e Eliseo nuovo profeta.
Achab desiderava acquistare il terreno di un uomo di nome Nabot che non intendeva vendere. Jezebel costruì false accuse di bestemmia e lesa maestà e fece lapidare Nabot. Elia predisse al re e alla consorte una morte analoga a quella di Nabot e lo sterminio della loro stirpe ma il sincero pentimento di Achab indusse il Signore a differire il castigo.
I Siriani assediavano Samaria e Achab, dopo averli sconfitti due volte, risparmiò la vita al loro re.
Michea predisse a Achab che sarebbe morto al posto del nemico che aveva graziato, a questa notizia Achab, alleatosi con il re di Giuda Josafat, riprese la guerra contro i Siriani. Come Elia e Michea avevano predetto, Achab venne ucciso durante la spedizione. Aveva regnato ventidue anni, gli successe il figlio Ochozia.
Josafat si salvò e tornò a Gerusalemme. Più tardi fu attaccato da Moabiti, Ammoniti e Arabi confederati contro di lui ma seppe da un profeta che Dio avrebbe disperso i nemici. L'indomani infatti Josafat schierò il suo esercito ma non gli fu necessario combattere perché i nemici si uccisero fra loro.
Nell'undicesimo anno del suo regno Ochozia si ammalò e mandò a consultare un oracolo pagano sulla propria salute. Elia lo avvisò che sarebbe morto per questo sacrilegio e così avvenne. Gli successe il figlio Joram che distrusse gli idoli ma per il resto si comportò con empietà.
Elia fu portato in cielo su un carro infuocato alla presenza di Eliseo. Quest'ultimo chiese che lo spirito del maestro rimanesse con lui ed infatti da allora fu in grado di compiere prodigi.
Ioram, Josafat ed il re degli Idumei, si coalizzarono contro i Noabiti ma poiché il loro esercito era a corto di acqua si rivolsero a Eliseo che fece scaturire nuove fonti.
All'alba i Moabiti videro l'acqua dalla loro città ma poiché i riflessi del sole la rendevano rossa, credettero fosse sangue. Convinti che gli assedianti si fossero uccisi fra loro uscirono dalle mura e furono massacrati. Il re dei Moabiti, disperato, sacrificò il proprio figlio sulle mura sperando così di ottenere il soccorso divino, i tre re attaccanti lo videro e, impietositi, tolsero l'assedio.
Josafat morì settantenne dopo venticinque anni di regno, avendo designato il figlio Joram come suo successore.
Anche Eliseo fece miracoli, come aveva fatto Elia moltiplicò l'olio di una donna bisognosa e risuscitò un bambino, sfamò gli abitanti di Galgala colpiti dalla carestia moltiplicando il pane, sanò un lebbroso.
Ader re di Siria tese un'imboscata a Ioram re di Israele ma questi si salvò avvertito da Eliseo. I soldati di Ader vennero a catturare Eliseo ma furono resi ciechi dal Signore.
Ader tornò ad assediare Samaria e gli abitanti furono costretti dalla fame a mangiare i propri figli. Ioram accusò Eliseo di non aiutarlo con le preghiere ma poi, pentito, lo pregò di liberare la città e durante la notte il Signore diffuse il terrore fra gli assedianti facendoli fuggire, il mattino seguente i Samaritani si sfamarono con l'abbondante cibo che i Siriani avevano lasciato nel campo.
Il re di Damasco si ammalò e mandò il nobile Azaleo a consultare Eliseo. Il profeta predisse che il re sarebbe morto e che Azaleo avrebbe regnato recando disgrazia al popolo di Israele. Azaleo strangolò il re e prese il potere.
Joram re di Giuda, sobillato dalla moglie Gotholia (Othlia) figlia di Achab, divenne empio e fu punito: gli Arabi attaccarono i Giudei ed uccisero tutti i suoi figli tranne Ochozia; Joram morì di malattia a quaranta anni dopo aver regnato otto anni.
Ioram di Israele fu ferito in guerra e si ritirò: Eliseo unse re Jehu ordinandogli di sterminare la stirpe di Achab.
Jehu uccise Ioram, Ozochia e Jezebel, quindi fece giustiziare tutti i settante figli di Achab che vivevano in Samaria e tutti i falsi profeti.
Ma Gotholia moglie di Ochozia prese il potere ed uccise tutta la progenie di Davide eccetto Ioa che, ancora bambino, fu nascosto dalla nutrice Iosabe.
Sette anni dopo il sacerdote Ioade marito di Iosabe mostrò Ioa ai soldati inducendoli a ribellarsi a Gotholia. Gotholia venne uccisa e Ioa incoronato re di Israele.
Ioa restaurò il Tempio con le offerte dei fedeli e governò saggiamente finché visse Ioade, ma quando il sacerdote modì si lasciò andare all'empietà e, non tollerando gli ammonimenti de profeta Zaccaria, lo fece lapidare.
Zaccaria morendo maledisse Ioa che fu punito per mano del re di Siria Azael che assediò e saccheggiò Gerusalemme.
Ieu morì dopo ventisette anni di regno e gli successe Ioacaz che fu a sua volta sconfitto dal re di Siria. Ioacaz regnò per diciassette anni, quindi gli successe il figlio che si chiamava Ioa come il re di Giuda.
Sotto il regno di Ioa morì Eliseo che, in agonia, predisse ad re che avrebbe sconfitto i Siriani e recuperato i territori perduti. Infatti Ioa sconfisse Ader, figlio del defunto re di Siria Azael.
Morì Ioa di Giuda, ucciso dai suoi servi dopo quarant'anni di regno e salì al trono il figlio Amasia.
Per far guerra a Idumei, e Amaleciti, Amasia assoldò soldati israeliti ma poi, su consiglio di un profeta, li rimandò a casa senza averli fatti combattere.
Offesi, gli Israeliti attaccarono il regno di Giuda facendo incursioni ed uccidendo quanti incontravano.
Amasia intimò al re di Israele di sottomettersi, ma Ioa gli rispose di non eccedere nella superbia. Amasia lo attaccò e venne sconfitto. Dopo averlo umiliato, Ioa entrò in Gerusalemme e portò a Samaria i tesori del Tempio.
Ioa regnò sedici anni, gli successe Ieroboamo.
Amasia fu ucciso deopo trentadue anni di regno e gli successe il figlio Ozia.
Il profeta Giona ebbe l'ordine divino di andare a Ninive per avvisare gli abitanti dell'imminente rovina. Per evitare la pericolosa missione si imbarò ma quando la nave stava per essere affondata da una tempesta confessò di essere la causa della situazione e lasciò che lo gettassero in mare dove fu ingoiato da una balena che lo rigettò vivo a terra dopo tre giorni.
Allora Giona andò a Ninive per pronunciare la sua profezia, il re e il popolo gli credettero e presero a fare penitenza muovendo a pietà Dio che non distrusse la città.
Ieroboamo sconfisse i Siriani e morì nel quarantunesimo anno di regno succedendogli il figlio Acazia.
Ozia fu pio e onesto e vinse molte battaglie ma alla fine divenne superbo e fu colpito dalla lebbra. Morì confinato fuori dalla città a settantanove anni dopo averne regnati cinquantuno, il regno passò a suo figlio Iotham.
Azaria fu ucciso dopo sei medi si governoM l'uccisore Selumo regnò trenta giorni e fu ucciso da Mainamo il quale regnò crudelmente per dieci anni poi fu assassinato. Gli successe il figlio Fecezia poi ucciso da Fakea sotto il cui governo il paese fu invaso dal re assiro Taglafarafar che distrusse molte città e fece molti prigionieri.
Ieroboamo re di Gerusalemme, pietoso e giusto, sottomise gli Ammoniti e morì nel sedicesimo anno di governo. Gli successe il figlio Acaz che tornò all'idolatria.
Centro di lui si allearono Raasone re di Siria e Fakea re di Israele che presero molte città e, deportata la popolazione, vi stanziarono colonie di Siriani.
Acaz chiamò in aiuto il re di Assiria che lo liberò dai nemici ma pretese come ricompensa tutti i tesori del Tempio.
Ad Acaz, morto nel sedicesimo anno di potere, successe il figlio Ezechia.
Fakea fu ucciso e sostituito da Osea che venne sottomesso da Salmanassar re degli Assiri.
Ezechia, giusto e pio, ripristinò culto e festività tradizionali.
Osea cercò l'aiuto degli Egiziani contro Salmanassar il quale, indignato, assediò Samaria per tre anni, la espugnò e deportò la popolazione ed il re.
Nel paese furono stanziati coloni di origine persiana e religione pagana e Dio li colpì con una pestilenza. Costoro mandarono quindi a chiamare sacredoti ebrei e si convertirono all'Ebraismo.
Nei quattordicesimo anno di Ezechia, il re Assiro Sennacherib invase la Giudea ma Ezechia evitò la distruzione di Gerusalemme offrendo un pesante tributo. L'assiro partì ma lasciò un forte presidio e mentre Ezechia prudentemente fortificava le mura mandòun ambasciatore di nome Rabsace a pretendere nuovi versamenti. Tramite il profeta Isaia Echezia implorò l'aiuto divino e quella notte un angelo sterminò i nemici accampati presso Gerusalemme. In seguito Sennacherib tornò in patria e venne ucciso dai figli.
Ezechia si ammalò e Isaia predisse che sarebbe morto ma il re implorò di avere ancora il tempo di procreare un erede ed il Signore lo informò tramite il profeta che sarebbe vissuto per altri quindici anni.
Ezechia strinse amicizia con Balada re di Babilonia ma Isaia lo avvertì che i Babilonesi non avrebbero rispettato i patti.
Ezechia morì a cinquantaquattro anni dopo averne regnati ventinove e lasciò il trono al figlio, l'empio Manasse. Questi profanò il Tempio ed uccise dei profeti ma quando fu attaccato dall'esercito babilonese si pentì e chiese perdono a Dio che lo aiutò a salvare il regno. Visse poi onestamente e regnò per cinquantacinque anni.
Gli successe il figlio Ammon che fu ucciso dopo due anni e lasciò il regno al figlio Iosia che aveva otto anni.
Iosia fu pio, riportò il popolo al culto ortodosso e restaurò il Tempio. Sotto il suo regno furono ritrovati i libri di Mosè leggendo i quali Iosia fu preso dalla disperazione constatando di quali si era macchiata la sua gente e con la guida della profetessa Ofla scolse solenni riti espiatori facendo giurare al popolo l'osservanza delle Leggi.
Iosia morì nel trenunesimo anno di regno combattendo contro il faraone Necao al quale non aveva concesso di attraversare il Paese con l'esercito.
Iocaz figlio di Iosia ebbe il regno a ventitre anni ma fu catturato da Necao che mise sul trono il fratello Eliacimo al quale cambiò il nome in Ioachimo.
Il re di Babilonia Nabucodonosor uccise Necao e sottomise Egiziani e Giudei al pagamento di un tributo. Ioachimo dopo tre anni si ribellò, nonostante gli avvertimenti del profeta Geremia. Nabucodonosor attaccò ed uccise Ioachimo ponendo sul trono di Giuda il figlio anche questo di nome Ioachimo.
Più tardi, temendo che anche il secondo Ioachimo volesse ribellarsi, Nabucodonosor attaccò di nuovo, deportò i giovani e gli uomini validi, imprigionò il re e la sua famiglia ed affidò il regno a Sedecia zio di Ioachim al quale fece giurare fedeltà.
Anni dopo gli Assiri tornarono ed assediarono a lungo Gerusalemme perché Sedecia aveva tradito gli accodi, il profeta Geremia insisteva per la resa ma non fu ascoltato.
Sedecia catturato da Nabucodonosor che gli fece uccidere i figli in sua presenza, lo accecò e lo portò prigioniero a Babilonia.
Il Tempio fu spogliato e distrutto, la città demolita, i cittadini deportati. Solo i poveri furono lasciati in Giudea per coltivare la terra sotto il governo del nobile Godolia.
Qualche tempo dopo si presentò un certo Ismaelo chiedendo asilo a Godolia, questi lo accolse ma Ismaelo durante la notte lo uccise a tradimento.
Dopo la morte di Godolia, i Giudei che si trovavano ancora in patria decisero di andare in Egitto. Geremia si oppose ma non fu ascoltato, anzi fu portato anche lui in Egitto e quando predisse nuove disgrazie venne lapidato. Più tardi Alessandro Magno portò i suoi resti in Alessandria.
Quattro anni dopo la caduta di Gerusalemme, Nabucodonosor conquistò anche l'Egitto deportando in Babilonia gli Ebrei che vi si trovavano.
Fra i deportati erano quattro nobili giovani: Daniele, Anania, Misaele e Azaria che il re trattò con attenzione, facendoli istruire. I quattro giovani ottennero i essere nutriti soltanto di "cibi senz'anima" come datteri e legumi.
Nabucodonosor convocò tutti i saggi della sua corte per interpretare un sogno che aveva dimenticato. Vi riuscì il solo Daniele per ispirazione divina. Il re aveva sognato una statua con il capo d'oro, le spalle d'argento, l'addome di rame e le gambe in parte di ferro ed in parte di terra. Una grande pietra distruggevca la statua e cresceva fino a riuempire il mondo.
Il capo d'oro, disse Daniele, rappresentava Nabucodonosor ed il regno degli Assiri, l'argento rappresentava i Medi ed i Persiani di Ciro, il rame il regno dei Macedoni. Il ferro indica la potenza dei Romani, la terra con cui è mescolato indica la loro debolezza costituita dalle discordie interne. La pietra infine è Cristo: si stacca dal monte "senza mani" (per decreto divino), ditrugge il vecchio impero e riempie il mondo della sua gloria.
Colpito dalla sapienza di Daniele, il re gli fece ricchi doni e lo nominò principe.
I tre compagni di Daniele rifiutarono di adorare un idolo e furono gettati in una fornace ardente ma il fuoco non li offese. Vedendo ciò Nabucodonosor nominò principi anche loro.
Nabucodonosor chiamò Daniele per interpretare un altro sogno: vedeva un grande albero ed un angelo che scendava dal cielo per ordinare di abbatterlo ma di preservarne le radici. In base al sogno Daniele predisse ciò che avvenne di lì a poco: Nabucodonosor impazzì e vagò nel deserto per sette anni ma poi, guarito, riprese a regnare. Morì dopo quarantatre anni di regno.
Gli successe il figlio Euisad Merocad che liberò Joachim dalla prigionia e gli rese onore.
A Euisad Merocad successe il fatello Baltasar. Mentre costui, assediato da Ciro, teneva un banchetto e commetteva sacrilegio usando a tavola i sacri vasi presi dal tempio di Gerusalemme da Nabucodonosor, comparve dal nulla una mano che scisse sulle pareti parole incomprensibili. Le interpretò Daniele ed erano presagio della fine della vita e del regno di Baltasar, infatti poco dopo Ciro conquistò Babilonia ed uccise il re.
Daniele fu portato dal re dei Medi Ciassare che lo accolse con onore provocando l'invidia dei satrapi che tramarono per far morire il profeta.
I satrapi convinsero il re ad emanare un editto che sospendeva ogni culto per trenta giorni e quando Daniele fu trovato a pregare venne arrestato e rinchiuso in una fossa con i leoni. Il mattino seguente Daniele era vivo ed illeso e Ciassare fece gettare ai leoni i suoi accusatori.
Durante il primo anno del regno di Baltasar, Daniele aveva visto in sogno quattro animali uscire dal mare: il primo era una leonessa ma aveva penne ed ali d'aquila e cuore e piedi umani. Rappresentava il re con la sua superbia ma anche con il suo inevitabile destino di essere soltanto un uomo.
Il secondo era un'orsa con tre ali in bocca, rappresentava i Persiani che conquistavano le nazioni con grande violenza e sottoponevano i nemici ad orrende torture.
Il terzo era una pantera con quattro ali e quattro teste: Alessandro Magno con le sue veloci conquista (le quattro ali) e i quattro regni in cui alla sua morte fu diviso il suo impero (le quattro teste).
Daniele non descrisse la forma del quarto animale limitandosi a dire che tutto divorava con i suoi denti di ferro. Si tratta del dominio dei Romani, troppo vasto e multiforme per essere rappresentato da un solo animale.
La bestia aveva dieci corni (ad indicare i numerosi regni che formavano l'impero romano) di cui uno più piccolo ma dotato di occhi e bocca che abbatteva gli altri e muoveva guerra ai santi (l'Anticristo).
Appariva nel sogno un vecchio dall'aspetto solenne con un seguito immenso (mille volte centomila) e la bestia veniva gettata nel fuoco (Dio che abbatte l'Anticristo). Morta la bestia, il Figlio dell'uomo scendeva dal cielo e Gli venivano dati il potere, l'onore ed un regno senza fine.
Daniele ebbe un'altra visione: un montone con due corna diseguali cozzava in ogni direzione e nessuna bestia poteva resistergli. Rappresentava i Persiani (i due corni sono Ciro e Cambise) che sconfiggevano tutti gli altri potenti.
Ma giungeva un altro montone dotato di un solo corno e batteva il primo: rappresentava Alessandro Magno che vinse Dario sconfiggendo gli eserciti di Persia e di Media.
Dopo la vittoria il secondo montone perdeva l'unico corno e ne nascevano altri quatto (Tolomeo, Seleuco, Antigono e Antipatro).
L'arcangelo Gabriele compariva nel sogno di Daniele per interpretare la visione e prediceva che dopo sei anni e sei mesi Antioco Epifane sarebbe caduto e Gerusalemme sarebbe tornata libera. La profezia di Gabriele parlò di sessantadue settimane fino alla ricostruzione della città.
Zonara spiega che le settanta settimane vanno intese come 490 anni, quanti cioè ne trascorsero fra la visione di Daniele e la venuta di Cristo.
La ripartizione delle settanta settimane è quella che si legge nel Libro di Daniele: sette settimane fino alla consacrazione di un unto (Esdra, rifondatore dello stato ebraico), sessantadue per la ricostruzione di Gerusalemme, altre sette fino a quando un consacrato sarà soppresso senza colpa in lui.

Nel dodicesimo anno del suo regno Nabucodonosor mosse guerra al re dei Medi e dopo averlo sconfitto e ucciso si volse contro le nazioni che avevano rifiutato di aiutarlo: Cilicia, Siria, Giudea e Egitto.
Il generale Oloferne ebbe il comando della spedizione con l'ordine di risparmiare quanti si arrendevano e sterminare chi opponeva resistenza.
Il principe alleato Achior suggerì ad Oloferne di non tentare di vincere i Giudei protetti dal loro Dio ma il generale, indignato, lo fece consegnare ai nemici che lo accolsero nella città di Betulia. Oloferne assediò Betulia e dopo trentaquattro giorni la popolazione era in procinto di arrendersi ma il principa Ozia decise di attendere per altri cinque giorni l'aiuto divino. Una bella vedova della città di nome Giuditta, dopo aver criticato la mancanza di fede dei cittadini, uscì dalla città portando con se un'ancella e del cibo e si lasciò catturare dagli assedianti.
Condotta davanti a Oloferne, Giuditta raccontò che i Giudei stavano per commettere il peccato di mangiare cibi destinati ai sacrifici e, abbandonati dal loro Dio, sarebbero stati facilmente sconfitti. Per sfuggire la morte lei aveva quindi abbandonato la sua gente e voleva mettersi al servizio di Oloferne.
Giuditta ottenne il permesso di rimanere nel campo degli assedianti, di uscirne di tanto in tanto per pregare e di nutrirsi soltanto del cibo che aveva portato con se. Invaghitosi di lei, Oloferne offrì un banchetto, si ubriacò e si appartò con la donna ma si addormentò per il troppo vino bevuto e Giuditta lo uccise nel sonno, quindi tornò alla sua città con la testa mozzata del generale.

Tobi della tribù di Neftali era un uomo devoto ed osservante. Fatto prigioniero dagli Assiri si astenne dal mangiare il loro cibo; col tempo divenne funzionario del re Salmonassar ma quando questi morì e gli successe Sennacherib che odiava i Giudei per essere stato da loro sconfitto, Tobi fu costretto a fuggire e tutti i suoi averi furono confiscati. Potè tornare a Ninive solo quando Sennacherib fu ucciso ed il suo posto fu preso da Assarhaddon.
Tobi viveva con la moglie Anna e con il figlio Tobia. Il giorno della festa della Pentecoste, dopo aver seppellito un popolano trovato morto in piazza, si addormentò in giardino e sui suoi occhi caddero gli escrementi degli uccelli rendendolo cieco.
Divenuto povero Tobi viveva del lavoro di sua moglie e pregava il Signore che lo facesse morire.
Analoga preghiera levava a Dio una donna di Ecbatana di nome Sara che era stata promessa sette volte in matrimonio ma tutte le volte il demone Asmodeo aveva fatto morire lo sposo prima che si unisse a lei.
Il Signore ascoltò le loro pregiere, Tobi riebbe la vista e suo figlio sposò Sara che fu liberata da Asmodeo.
Quando Tobi rivelò al figlio di aver depositato una forte somma in Media il giovane partì accompagnato da una guida che si fingeva un suo parente di nome Azaria ma che in realtà era l'arcangelo Raffaele.

Media e Persia erano due regni distinti, retti l'uno da Astiage e l'altro da Cambise. Cambise sposò Mandane figlia di Astiage e generò Ciro.
Zonara descrive i costumi dei Persiani, in particolare la dura disciplina a cui erano sottoposti i giovani durente la formazione militare. Anche Ciro ricevette questo tipo di educazione e da adulto divenne un potente guerriero.
Il re degli Assiri, che aveva soggiogato diverse popolazioni, decise di volgersi contro la Media. Prima di attaccare si procurò l'alleanza di Creso re di Lidia, dei Cilici, dei Carii e di altre genti.
Ciassare, che era succeduto a Astiage, percependo un pericolo chiese aiuto a Cambise che inviò un esercito comandato da Ciro.
Ciro si portò in Media e nell'attesa dell'attacco degli Assiri compì una spedizione contro gli Armeni che non stavano fornendo aiuti a Ciassare come previsto da un patto vigente. Catturò il re con tutta la famiglia e dopo averlo costretto ad orremperare agli accordi lo rilasciò.
Dopo aver subito una prima sconfitta ad opera di Ciro, gli Assiri furono abbandonati dagli alleati e i Persiani combattendo insieme ai Medi li costrinsero alla fuga. Ciro seguì i fuggitivi finché non riuscì a raggiungerli e farne strage.
Conquistata l'Assiria, Ciro non nocque alla popolazione ed ordinò che ciascuno continuasse a vivere secondo i propri costumi.
Un assiro di nome Gobria, proprietario di una rocca e disponendo di mille cavalieri, offrì a Ciro di passare dalla sua parte a condizione di essere aiutato a vendicarsi contro il figlio del re che aveva ucciso suo figlio. Ciro lo accolse e gli promise vendetta.