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Licofrone

Alessandra

(Sintesi parziale)

Cassandra, qui detta Alessandra dal nome del fratello Alessandro-Paride, ha ricevuto da Apollo il dono della precognizione ma avendo rifiutato l'amore del dio è stata condannata a non essere mai creduta.
Suo padre Priamo, tuttavia, ha incaricato un servo di sorvegliarla e di riferirgli tutte le sue profezie. La forma dell'opera consiste appunto nel racconto del servo che si apre sull'immagine di Cassandra all'alba, sulla vetta del monte Ate, ispirata ed invasata che prende a parlare rievocando la prima distruzione di Troia ad opera di Eracle.
Breve rievocazione di alcune imprese di Eracle (l'uccisione di un mostro marino, la lotta contro Era, uno scontro con Zeus del quale non si parla altrove, l'uccisione della mostruosa Scilla dominatrice dello stretto di Sicilia) ed accenna alla sua fine ("con l'inganno lo fece fuori un morto", alludendo al centauro Nesso che in punto di morte consegnò il proprio sangue velenoso a Deianira facendole credere che fosse un filtro d'amore). Quindi Cassandra parla della seconda distruzione di Troia che sarà una seconda volta in preda alle fiamme per mano degli Eacidi (Epeo, Neottolemo). A scatenare la guerra sarà la gelosia di Enone, moglie di Paride, che spingerà il figlio Corito a fomentare i Greci (questo particolare del mito è presente nel solo Licofrone) ed infine morirà suicida sul corpo ancora caldo del marito.
Nella distruzione sarà coinvolta anche la tomba di Dardano, nipote di Atlante, che un tempo nuotò "cucito in un otre" dalla Samotracia a Troia mentre Zeus scatenava un diluvio. La visione di Cassandra prosegue con l'immagine del pastore Paride che, abbandonate le stalle, si imbarca per rapire Elena, la cagna nata dal guscio d'uovo.
Qui Elena è definita "madre di due colombe", cioè Ifigenia nata da Teseo e Ermione figlia di Menelao, mentre nella tradizione omerica le è attribuita soltanto la maternità di Ermione.
Paride troverà Elena intenta a sacrificare in onore delle Baccanti, la rapirà e si unirà a lei in un'isola dell'Attica governata dal mitico Cecrope, metà uomo e metà serpente, ma quell'amore durerà una sola notte.
L'azione di Paride provocherà lo sdegno di Proteo, il figlio di Poseidone che un tempo viaggiò dalla Tracia all'Egitto per chiedere aiuto al padre contro i figli che uccidevano i propri ospiti. Proteo, predice Cassandra, toglierà a Paride la "colomba infame". Qui Licofrone riprende parzialmente la versione del mito seguita da Euripide nell'Elena secondo la quale Paride ed Elena, durante la fuga, sostarono in Egitto, ma non segue tale versione riguardo all'immagine creata magicamente da Proteo per sostituire Elena.
Lussuriosa, baccante e poligama, Elena è donna dai cinque mariti: Teseo, Paride, Menelao, Deifobo, Achille.
Il riferimento a Menelao è occasione per una digressione sul mito di Pelope suo antenato. Ancora bambino Pelope fu ucciso fal padre Tantalo che servì le sue carni in un banchetto offerto agli dei.
Gli dei non toccarono quel cibo sacrilego con la sola eccezione di Demetra che, distratta dal suo dolore per il rapimento di Persefone, mangiò una spalla.
Zeus fece risuscitare Pelope ricomponendo le parti del suo corpo e sostituendo la spalla mancante con una in avorio.
Dopo essere stato amato per qualche tempo da Poseidone, Pelope partecipò alla gara nuziale per Ippodamia. Si trattava di vincere nella corsa con i carri il padre di lei Enomao ma si veniva uccisi in caso di sconfitta.
Per vincere la gara Pelope corruppe Mirtilo, auriga di Enomao, convincendolo a sabotare il carro del padrone. Pelope vinse ed Enomao venne ucciso ma quando fu il momento di ricompensare Mirtilo concedendogli una notte con Ippodamia come era stato concordato, Pelope non mantenne la promessa ed uccise l'auriga.
Il quarto marito di Elena fu Deifobo, fratello di Paride, che la ottenne vincendo la gara indetta dal padre.
Quanto ad Achille lo si vede qui languire nel suo letto innamorato dell'immagine ingannevole di Elena.
Brevemente Licofrone accenna a vari particolari del mito di Achille: che sposerà la femmina di Cita invasata per un ospite, cioè Medea della quale Achille si innamorò dopo la morte nell'Isola dei Beati come racconta anche Apollodoro; figlio di Peleo che trasformò in uomini un esercito di formiche (in altri autori quest'azione non è compiuta da Peleo ma da suo padre Eaco); l'unico a salvarsi fra sette figli trasformati in cenere, riprendendo un mito secondo cui Teti, prima di partorire Achille, avrebbe avuto altri sei figli da Peleo e li avrebbe gettati nel fuoco nel tentativo di renderli immortali.
Dopo il rapimento di Elena, Paride tornerà in patria tirandosi dietro i Greci come uno sciame di vespe inferocite.
All'inizio dell'impresa si colloca l'episodio macabro di Ifigenia, figlia di Agamennone, sacrificata ai venti per propiziarli al viaggio, salvata in extremis da Artemide e divenuta sacerdotessa di sacrifici umani in Tauride.
Qui Ifigenia è definita madre del serpente di Sciro, con probabile riferimento alla versione del mito che considerava Neottolemo figlio di Achille e Ifigenia. Secondo lo stesso racconto Achille cercò a lungo ed inutilmente la fanciulla scomparsa.
I Greci confermeranno il loro giuramento in Aulide sacrificando a Dioniso ed il dio li ricompenserà impedendo a Telefo di uccidere Achille.
Si tratta di una particolare versione del mito, diversa da quella presente in altre fonti: Telefo difese la Misia dai Greci in transito verso Troia ma cadde duellando con Achille perché dei tralci di vite lo fecero inciampare.
Cassandra maledice Prili figlio di Ermes per aver predetto la caduta di Troia (da notare che nel verso non ti avesse mai Cadmo generato non si allude al Cadmo padre di Semele ma a un nome alternativo di Ermes).
La veggente rimpiange che Priamo abbia salvato Ecuba gravida di Paride quando Esaco, interpretando un sogno, lo aveva avvertito che il nascituro avrebbe provocato la rovina di Troia.
Viene rievocata la leggenda di Cicno la cui morte è per Licofrone il primo evento della guerra di Troia. Discostandosi dalla narrazione di Apollodoro in diversi particolari, Licofrone dice Cicno ucciso insieme al figlio Tenete e alla figlia Emitea da Achille sull'isola di Tenedo.
Fra le vittime di questo episodio fu anche Memnone, un servo inviato da Teti ad avvertire Achille di non uccidere Tenete che in realtò era figlio di Apollo. Una profezia, infatti, avvisava che il destino di Achille sarebbe stato inevitabilmente segnato con la morte se e quando l'eroe avesse ucciso un figlio di Apollo. Memnone aveva dimenticato di svolgere il compito assegnatogli ed era stato ucciso da Achille quando questi aveva scoperto la sua negligenza.
Il lamento profetico di Cassandra passa ad annunciare la morte di Ettore che sarà ucciso da Achille qui paragonato ad una grande aquila che plana inesorabilmente sulla sua preda, e spruzzerà di strage le paludi e il campo piano / come l'aratore / incide il suolo con un ampio squarcio.
La drammaticità del tono di Cassandra aumenta ancora quando la profetessa passa a deprecare Achille per aver venduto le spoglie di Ettore a peso d'oro. In una versione del mito, infatti, Priamo pagava per il cadavere di Ettore una notevole quantità d'oro che in seguito gli veniva restituita dai Greci per il corpo di Achille.
L'enfasi della profezia porta Cassandra a distorcere l'immagine tradizionalmente eroica di Achille che qui è mostrato come un pavido che non ha disdegnato di vestirsi da donna per evitare la guerra, mentre il vero eroe è Ettore davanti al quale i Greci avevano più volte tremato ed erano più volte fuggiti.
Il vaticinio scandisce gli episodi della tragedia, episodi che dovranno inevitabilmente accadere perché la preveggenza di Cassandra è infallibile, e i verdi al futuro rendono più angoscioso il racconto trasmettendo un senso di cupa e lucida, ma impotente, consapevolezza.
Dovrà morire anche Troilo, il più giovane figlio di Ecuba, il "cucciolo" che sarà ucciso barbaramente da Achille innamorato di lui e respinto.
Moriranno i due "usignoli", Laodice e Polissena, la prima precipitata sul fondo di un crepaccio, la seconda sacrificata da Neottolemo in onore del defunto Achille. Nel crepaccio di Laodice moriranno anche Cilla e il neonato Munippo, appena partorito. Qui Licofrone si riferisce ad una rara versione del mito secondo cui Cilla, sorella di Ecuba o dello stesso Priamo, si univa a Priamo concependo Munippo. Quando Esaco predisse che un figlio nascituro del re avrebbe causato la rovina di Troia, Priamo sacrificò Cilla e il suo neonato salvando Ecuba e Paride.
Morirà anche Ecuba, lapidata sulla spiaggia, coperta da una "tunica di pietra" mentre si starà trasformando in cagna.
Morirà Priamo, spazzando con la chioma grigia il basamento dell'altare sul quale verrà ucciso. Priamo che aveva cambiato il suo nome quando, divenuto schiavo, era stato riscattato dalla sorella Esione in cambio del suo velo.
Priamo dovrà morire quando Antenore il traditore e Sinone daranno il segnale per far uscire gli armati dal ventre del cavallo e far accorrere le navi nascoste a Tenedo.
Quanto a se stessa, Cassandra piange il destino che la vorrà violentata da Aiace di Locri, lei che avrebbe voluto rimanere vergine per tutta la vita. Non l'aiuterà Atena alla quale la giovane rivolgerà le sue disperate preghiere. Per la colpa di Aiace pagheranno molti Greci che non riusciranno a tornare in patria, i cui parenti piangeranno su urne vuote chi sarà perduto in mare.
Molti guerrieri infatti periranno durante il ritorno, molte navi affonderanno presso le coste dell'Eubea perché Nauplio ingannerà i naviganti accendendo dei fuochi nel buio per simulare un porto inesistente.
Lo stesso Aiace perirà in mare durante il viaggio di ritorno, dopo il naufragio Poseidone interverrà per aiutarlo ma poi, irritato dalla vanità di Aiace che si vanterà della propria forza, lo lascerà annegare.
Morirà anche Fenice, il vecchio protettore di Achille, e la sua tomba sarà in Tracia.
La rassegna dei Greci che non faranno ritorno continua con tre capi degli Achei: Calcante, Idomeneo e Stenelo che saranno sepolti nei pressi di Colofone.
Come predetto da un oracolo, Calcante morì quando fu superato in gara da un altro indovino. Mopso indovinò il numero esatto di fichi su un albero mentre Calcante sbagliò nel predire quanti porcellini sarebbero nati da una scrofa.
Idomeneo era figlio di Deucalione, nella versione tradizionale tornava salvo a Creta.
Stenelo era figlio di Capaneo, uno dei Sette contro Tebe.
Mopso e il fratellastro Anfiloco (entrambi figli di Manto) si uccideranno reciprocamente in duello e saranno sepolti presso il fiume Piramo con le tombe disposte in modo che non possano vedersi neanche dopo la morte.
La profezia di Cassandra tratta da qui (v. 447) per una lunga sezione dell'opera i destini dei cinque eroi colonizzatori dell'isola di Cipro e dei miti ad essi collegati: Teucro, Agapenore, Acamante, Cefeo, Prassandro.
Teucro è parente di Cassandra, per l'esattezza cugino in quanto figlio di Esione sorella di Priamo. Giungerà a Cipro dopo essere stato scacciato dal padre Telamone che lo accusa di non aver impedito la morte del fratello Aiace.
Per indicare l'isola di Salamina, Licofrone usa una sineddoche: "le grotte di Cicreo"; Cicreo era figlio di Poseidone e predecessore di Telamone nel regno di Salamina.
Teucro non riuscirà a convincere il padre che un guerriero forte e coraggioso come Aiace si sia suicidato e sarà cacciato lontano dalla patria. In questi versi viene citato anche Trambelo che secondo Licofrone era figlio di Telamone ed Esione come Teucro.