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FLAVIO EUTROPIO

COMPENDIO DELLA STORIA DI ROMA

(Sintesi parziale)

LIBRO I


1) L'impero romano ebbe inizio da Romolo che con il fratello genello Remo nacque dalla vestale Rea Silvia amata da Marte. Cresciuto fra i pastori all'età di diciotto anni fondò una piccola città sul Palatino, trecentonovantaquattro anni dopo la caduta di Troia.
2) Chiamò la città Roma, vi accolse molti vicini e scelse cento consiglieri che chiamò senatori. Rapì le donne dei vicini e per questo dovette combattere contro Ceninesi, Antamnati, Crustumini, Sabini, Fidenati e Veienti. Svanì durante un temporale dopo trentasette anni di regno e fu divinizzato. Per un anno il governo fu retto dai senatori che si alternavano ogni cinque giorni al potere.
3) Fu quindi eletto Numa Pompilio che stabilì le leggi della città, riordinò il calendario e i riti religiosi. Morì di malattia dopo aver regnato quarantatre anni.
4) A Numa successe Tullo Ostilio che assoggettò gli Albani, i Veienti e i Fidenati. Ingrandì la città includendo il Celio. Dopo trentadue anni di regno morì nell'incendio della reggia colpita da un fulmine.
5) Seguì Anco Marzio che ampliò Roma annettendo Aventino e Gianicolo e fondò Ostia. Morì di malattia nel ventiquattresimo anno di regno.
6) Tarquinio Prisco raddoppiò il numero dei senatori, fabbricò il Circo e istituì i giochi ed il trionfo. Costruì le mura, le cloache e sconfisse i Sabini. Nel trentottesimo anno di regno fu ucciso dai figli di Anco Marzio.
7) Lucio Tarquinio Superbo vinse i Volsci, conquistò Gabi e Suessa Pomezia e fece pace con gli Etruschi. Mentre combatteva contro Ardea perse il regno a causa del figlio che violò la matrona Lucrezia moglie di Tarquinio Collatino provocando una rivolta che portò alla caduta della monarchia.
I sette re avevano governato Roma per duecentoquarantatre anni, i confini del dominio romano a quei tempi non superavano le quindici miglia.



LIBRO VII


1) Dopo la morte di Cesare riprese la guerra civile. Il senato favoriva gli uccisori di Cesare ma Marco Antonio li combatteva e fu dichiarato nemico pubblico. Andarono contro di lui i consoli Pansa e Irzio con Ottaviano ancora diciottenne, nipote e erede di Cesare. Pansa e Irzio morirono e Ottaviano rimase solo al comando.
2) Sconfitto, Antonio si rivolse a Lepido che lo accolse e lo riconciliò con Ottaviano. I tre si accordarono e presero il potere con le armi. Fecero uccidere tutti gli avversari fra cui Cicerone.
3) Bruto e Cassio, uccisori di Cesare, erano in Macedonia dove si preparavano a combattere. Ottaviano e Antonio lasciato Lepido a governare l'Italia, li affrontarono a Filippi e li sopraffecero al secondo scontro. I triumviri quindi spartirono fra loro le province mentre Lucio Antonio, fratello di Marco, si ribellava. A Perugia Lucio Antonio fu vinto e catturato.
4) I seguaci superstiti di Bruto e Cassio andarono in Sicilia presso Sesto Pompeo figlio di Pompeo Magno. Ottaviano e Antonio si armarono contro Sesto Pompeo ma poi vennero ad un accordo.
5) Nello stesso periodo Agrippa riportò una vittoria in Aquitania e Lucio Ventidio Basso ottenne un trionfo per la guerra contro i Parti. Anche Antonio combattè con successo contro i Parti ma durante il ritorno i suoi soldati soffrirono molto per la fame e per la peste.
7) Per cupidigia di potere si arrivò allo scontro finale fra Ottaviano e Antonio. Antonio fu sconfitto ad Azio e fuggì in Egitto ma vedendosi senza scampo si uccise. Anche Cleopatra morì facendosi mordere da un aspide. Ottaviano unì l'Egitto all'impero e lo fece governare da Gneo Cornelio Gallo.
8) Da questo momento Ottaviano Augusto regnò da solo per quarantaquattro anni. Morì a settantasei anni di morte naturale.
9) Augusto aggiunse all'impero l'Egitto, la Cantabria, la Dalmazia, la Peucezia, l'Aquitania, l'Illiria, la Rezia, la Vindelica, il paese dei Salassi e tutte le città marittime del Ponto.
Affidò le guerre in Germania e Pannonia rispettivamente a Druso e Tiberio suoi figliastri. Tolse l'Armenia ai Parti e recuperò le insegne di Crasso.
10) Sotto Augusto la Galazia fu ridotta in provincia. Giuba fondò una città in Mauretania chiamandola Cesarea in suo onore, ricevette omaggi da molti re e morendo lasciò lo stato floridissimo al figlio adottivo Tiberio.
11) Tiberio fu infingardo, avaro, libidinoso. Non combattè mai personalmente. Prese il regno di Archelao di Cappadocia imprigionandolo con un inganno. Morì in Campania dopo ventitre anni di regno.
12) Gaio Cesare detto Caligola, nipote di Druso e successore di Tiberio, fu ancora peggiore. Organizzò una spedizione in Germania senza concludere nulla, stuprò le sorelle e fu ammazzato nel quarto anno di regno.
13) L'impero passò a Claudio figlio di Druso e zio di , Claudio conquistò la Britannia con i suoi generali Gneo Senzio e Aulo Plauzio, comprese nell'impero le isole Orcadi e chiamò suo figlio Britannico. Morì a sessantaquattro anni dopo quattordici di regno.
14) A Claudio succedette Nerone, molto simile allo zio . Fu famoso per il lusso e gli sprechi, per la crudeltà, per le sue vergognose esibizioni di comico. Uccise il fratello, la moglie e la madre. Incendiò Roma per inscenare la caduta di Troia. Non osò intraprendere azioni belliche, durante il suo regno due città della Britannia durono distrutte e i Parti ripresero l'Armenia.
15) Abbandonato da tutti e dichiarato nemico dal Senato fuggì mentrew si discuteva il modo di giustiziarlo e si uccise nella casa di campagna di un suo liberto. Aveva regnato quattordici anni e con lui si estinse la stirpe dei Cesari.
16) Successore di
Nerone fu Servio Galba, eletto imperatore a settantatre anni, acclamato in Spagna e Gallia e poi confermato da tutto l'esercito. Galba aveva ricoperto molte cariche e compiuto importanti imprese. Governò equamente ma con eccessiva severità e dopo sette mesi fu fatto uccidere da Otone.
17) Mentre Otone prendeva il potere le legioni in Germania proclamavano imperatore Vitellio. Sconfitto a Betriaco, Otone disse ai soldati di non credersi tanto importante da valere una guerra civile e si uccise dopo novantacinque giorni di regno.
18) Divenne dunque imperatore Vitellio, di famiglia non nobile il cui padre era stato tre volte console. Vitellio, oltre che per le sue efferatezze, era noto per la sua ingordigia, sembra infatti che prendesse quattro o cinque pasti al giorno. Incendiato il Campidoglio vi fece morire Sabino fratello di Vespasiano (che probabilmente vi si era rifugiato durante uno scontro), ma fu a sua volta ucciso dai partigiani di Vespasiano che lo sgozzarono pubblicamente e gettarono il cadavere nel Tevere.
19) Gli successe Vespasiano proclamato imperatore in Palestina, famoso per le imprese militari in Germania e Britannia compiute sotto Claudio fra le quali la conquista dell'isola di Vette (Wight).
Governò con saggezza e moderazione, avido di denaro sapeva tuttavia essere liberale con i bisognosi. Sottomise la Giudea e Gerusalemme insieme al figlio Tito, ridusse a provincia l'Acaia, la Licia, Rodi, Bisanzio, Samo, la Tracia, la Cilicia e la Commagene.
20) Grazie alla modestia e alla clemenza con cui evitava di punire le offese fu amato dal senato e dal popolo. Morì di dissenteria in Sabina all'età di sessantanove anni, dopo sei di regno.
21) Gli successe il figlio Tito, detto delizia del genere ummano per le sue grandi virtù. Durante il suo principato non pronunciò alcuna condanna, trattò tutti con grande amabilità e si sforzò sempre di aiutare i sudditi. Inaugurò in Roma il grande anfiteatro.
22) Morì di malattia a quarantadue anni dopo due anni e otto mesi di regno.
23) Subentrò Domiziano, fratello minore di Tito, che non aveva le virtù di famiglia. Nei primi tempi si comportò con moderazione ma via via lasciò che la sua crudeltà prendesse il sopravvento e fece morire molte persone anche fra i senatori e i suoi stessi parenti.
Condusse quattro spedizioni contro i Sarmati, contro i Catti e due contro i Daci. Eresse a Roma molti monumenti fra cui l'odeon e il tempio di Iside e Serapide. Fu ucciso nel palazzo dai suoi familiari a quarantacinque anni di età dopo quindici di regno.



LIBRO IX


...
20-22) Dopo la morte di Numeriano venne nominato imperatore Diocleziano il quale negò di aver avuto parte nell'uccisione del predecessore e uccise Apro che ne era stato l'esecutore materiale, quindi sconfisse in battaglia Carino.
Inviò quindi Massimiano, nominato cesare, a reprimere i Bagaudi, contadini ribelli in Gallia. Uno dei comandanti di Massimiano, di nome Carausio, ebbe il compito di vigilare sulla Manica che era infestata da pirati sassoni e franchi ma fu sospettato di connivenza con i pirati stessi e Massimiano ordinò la sua eliminazione. Saputolo Carausio si proclamò imperatore e si impossessò della Britannia.
Contemporaneamente Achilleo si era ribellato in Egitto, i Quinquegenziani in Africa, Narseo in Oriente. Diocleziano per fronteggiare la situazione nominò augusto Massimiano e creò due nuovi cesari: Costanzo e Galerio. Fece sposare a Costanzo, nipote di Claudio II, la figliastra di Massimiano di nome Teodora e a Galerio la propria figlia Valeria.
Tuttavia Carausio riuscì a resistere finché non si raggiunse un accordo e fu ucciso dopo sette anni dal suo compagno Allecto che fu a sua volta eliminato dal prefetto del pretorio Asclepiodoto.
23) In Gallia, presso Lingoni, Costanzo subì una sconfitta contro gli Alemanni e fu costretto a cercare rifugio nella città ma dopo poche ore, ricevuti rinforzi, fece strage dei nemici.
Massimiano debellò i Quinquegenziani e Diocleziano fece uccidere Achilleo dopo averlo assediato per otto mesi in Alessandria.
Galerio fu sconfitto da Narseo re dei Persiani per aver affrontato lo scontro con inadeguata preparazione, successivamente riunì forze più ingenti, si scontrò ancora con Narseo in Armenia e questa volta lo sconfisse ricavando un ricco bottino. La famiglia del re e nobili persiani furon o fatti prigionieri e Narseo fu esiliato.
Diocleziano era molto intelligenti e sapeva astutamente dissimulare la propria rigidezza. Al contrario Massimiano era rozzo e feroce e non faceva nulla per nasconderlo.
Quando Dioclezianoi propose al collega di abdicare entrambi, Massimiano accettò a malincuore. Diocleziano e Massimiano, dopo aver celebrato il trionfo si ritirarono a vita privata rispettivamente a Salona e in Lucania.



LIBRO X


Divenuti augusti, Galerio e Costanzo dovevano dividere fra loro l'impero ma Costanzo, che era persona modesta e virtuosa, si accontentò delle Gallie rinunciando all'Italia e all'Africa. Governò le Gallie con saggezza e morì a Erboraco dopo aver regnato per tredici anni.
Dal canto suo Galerio nominò cesari Massimino (Oriente) e Severo (Italia), ma alla morte di Costanzo il figlio naturale di questi, Costantino, venne proclamato imperatore in Britannia. Contemporaneamente a Roma i pretoriani acclamavano Massenzio figlio di Massimiano. Il vecchio ex-augusto dal suo rifugio in Lucania riprese subito le sue ambizioni imperiali mentre Galerio incaricava Severo di reprimere Massenzio e i pretoriani ma i soldati tradirono Severo, che morì durante il ritorno, e passarono all'avversario.
Massimiano cercò di destituire il figlio e prendere personalmente il potere, non riuscendovi si ritirò in Gallia con l'intenzione di uccidere il genero Costantino, ma questi fu avvertito dalla moglie Fausta e Massimiano, dopo un tentativo di fuga, fu messo a morte.
Dopo aver nominato augusto Licinio, Galerio morì e l'impero rimase in mano alle quattro figure della nuvoa generazione: Costantino, Massenzio, Licinio e Massimino.
Nel quinto anno di potere Costantino combattè contro Massenzio e lo sconfisse definitivamente a Roma al Ponte Milvio. Poco dopo in Oriente Massimino moriva combattendo contro Licinio.
Mirando ad essere l'unico imperatore, Costantino attaccò Licinio, occupò la Dardania, la Mesia, la Macedonia ed altre province e dopo una guerra lunga e complessa Licinio si arrese a Nicomedia e più tardi venne ucciso.
Il potere cambiò l'animo di Costantino che incrudelì anche contro la propria famiglia, fece uccidere un figlio, un figlio della sorella, la propria moglie e molti amici.
Eutropio, pagano, esprime un giudizio nel complesso negativo su Costantino e sul suo regno anche se riconosce la sua gloria militare per le vittorie sui Goti e su altre popolazioni barbariche e la giustizia di una parte delle leggi da lui emanate. Fondò la città che ebbe il suo nome e la volle tale da emulare Roma.
Costantino morì a sessantasei anni mentre preparava una campagna contro i Parti, erano suoi eredi tre figli ed un nipote.