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SENOFONTE


CIROPEDIA




LIBRO PRIMO
Capitolo primo


L'opera si apre con una considerazione dell'Autore sull'instabilità di ogni forma di governo. Si direbbe che sia più facile comandare sugli animali che sugli uomini, ma il persiano Ciro dimostrò il contario dominando un immenso impero abitato da molti popoli diversi fra loro.
Per questo motivo Senofonte intende narrare la vita e le gesta di Ciro.


Capitolo secondo


Ciro era figlio di Cambise re di Persia della stirpe dei Perseidi e di Mandane figlia di Astiage re della Media.
Bellissimo di aspetto, audace ed ambizioso, Ciro fu educato secondo l'uso persiano che lasciava ampia libertà a condizione di non delinquere.
Digressioni sui costumi dei Persiani: in una piazza detta Liberale, nella quale è vietato schiamazzare e fare mercato, si trovano i palazzi del re e dei magistrati. La piazza è divisa in quattro parti ciascuna delle quali è diservata a cittadini di diverse fasce di età.
I giovani celibi vi trascorrono anche la notte. Ciascuna fascia d'età ha dodici sovrintendenti scelti fra i cittadini più illustri per formare i bambini e i giovani e per controllare che gli adulti rispettino le leggi.
I Bambini vanno a scuola per imparare le lettere e le leggi. I loro sovrintendenti puniscono i loro errori, in particolare l'ingratitudine e predicano la temperanza e l'obbedienza ai magistrati.
Gli adolescenti imparano a tirare con l'arco prima di passare alla fascia dei giovani.
Questi per dieci anni pernottano nella piazza e duronte il giorno sono a disposizione dei magistrati per servizi di pubblica utilità.
Il re esce più volte al mese per la caccia accompagnato dalla guardia armata scelta fra i giovani che vengono così addestrati ad azioni simili a quelle della guerra. I giovani prendono parte anche a gare a premi e ad azioni di polizia.
Dopo dieci anni passano alla fascia degli adulti nella quale restano per venticinque anni. Gli adulti vengono arruolati in caso di guerra e combattono con la corazza, lo scudo, la scimitarra e la scure mettendo in pratica l'addestramento ricevuto da giovani. Fra gli adulti vengono scelti gli istruttori dei giovani.
Trascorsi i venticinque anni si passa nella fascia degli anziani che non partecipano più alle guerre ma si occupano di amministrare la giustizia. Tutti i Persiani possono accedere alle cariche pubbliche purché abbiano frequentato le "scuole della giustizia".
Grazie a queste usanze i Persiani erano in genere persone moderate e si comportavano con dignità.


Capitolo terzo


Ciro fu educato secondo queste regole fino a dodici anni, quando fu condotto dalla madre a conoscere il nonno Astiage.
Ciro fu colpito dal lussuoso abbigliamento di Astiage (i Persiani vestivano in modo molto più semplice). Astiage lo accolse con affetto e lo fece vestire alla moda dei Medi. Al ragazzo fu insegnato a cavalcare, cosa che gradì molto perché in Persia i cavalli erano rari.
Si stupì della cucina sofisticata dei Medi e delle abitudini della corte, e qui Senofonte narra aneddoti sulla vivacità del giovane Ciro.
Quando giunse il momento di tornre in Persia Ciro scelse di rimanere in Media accogliendo l'invito del nonno e spiegò a Mandane che voleva diventare un cavaliere provetto. La madre rimase perplessa perché Ciro non avrebbe potuto imparare in Media le leggi della Persia ma infine lo accontentò,


Capitolo quarto


Ciro rimase in Media e si fece benvolere per il suo carattere e per la sua disponibilità, Astiage gli si affezionò profondamente vedendolo affettuoso e servizievole e tutti notarono il suo acume e la sua voglia di apprendere.
Quando cominciò a spuntargli la barba, Ciro che ormai sapeva cavalcare molto bene e si era allenato cacciando nelle riserve reali, ottenne da Astiage il permesso di uscire a caccia con lo zio Ciassare e con una scorta di esperti cavalieri. Durante la battuta si comportò in modo temerario ma non volle ascoltare i rimproveri dello zio. In seguito volle far partecipare alle sue cacce anche i suoi coetanei ma Astiage gli proibì di uscire ancora. Tuttavia quando il re si accorse del dispiacere del nipote organizzò una battua con Ciro ed i suoi amici partecipandovi egli stesso. Nonno e nipote gradirono tanto l'esperienza che divenne un'abitudine.
Quando Ciro aveva quindici o sedici anni il figlio del re degli Assiri prese a saccheggiare con il suo esercito la zona della Media prossima al confine.
Astiage e il figlio Ciassare guidarono l'esercito presso il confine per respingere gli invasori ma quando videro lo spiegamento delle forze del nemico esitarono e fu proprio Ciro a convincerli ad agire. Durante la battaglia Ciro, che per la prima volta vestiva le armi, combattè con giovanile entusiasmo tanto da coinvolgere lo zio Ciassare in una carica temerario. Astiage, preoccupato per il figlio ed il nipote, attaccò a sua volta con la cavalleria e il nemico battè in ritirata.
I Medi vinsero la battaglia e fecero molti prigionieri, non si parlava che del coraggio di Ciro e la notizia giunse fino a Cambise che decise di richiamare il figlio a casa per completare la sua educazione persiana. Così Ciro prese commiato da Astiage con grande dispiacere di tutti e promise di tornare a quanti gli volevano bene.


Capitolo quinto


In Persia Ciro trascorse ancora un anno tra i fanciulli conquistando l'ammirazione dei coetanei, quindi passò tra i giovani e primeggiò anche fra questi per le sue qualità.
Morì Astiage e Ciassare, fratello della madre di Ciro prese il potere in Media. Il re degli Assiri unità una propaganda contro Medi e Persiani accusandoli di essersi alleati per sottomettere gli altri popoli. Informato di ciò Ciassare previde la guerra ed inviò messi a Cambise chiedendogli aiuti.
Il consiglio degli anziani di Persia decise di accogliere la richiesa ed affidò il comando della missione a Ciro, ormai adulto.
Ciro scelse le truppe per l'impresa e prima di partire verso la Media tenne loro un lungo discorso di incoraggiamento.


Capitolo sesto


Incontro fra Ciro e Cambise al momento della partenza. Esortazioni del padre riguardo alla fedce ed al rispetto degli dei.
Il dialogo fra i due è una lunga digressione moralistica: è giusto che gli uomini si rivolfano agli dei per chiedere quanto meritano per le proprie doti e per la propria fede, non sarebbe giusto per gli dei esaudire preghiere diverse.
L'opera più meritevole che un uomo possa compiere è comandare bene: il principe deve prontamente provvedere ai bisogni dei suoi sudditi.
Cambise raccomandò quindi a Ciro di occuparsi con molta cura e previdenza degli approvvigionamenti per l'esercito per evitare di trovarsi in difficoltà una volta entrato nel vivo della guerra e gli consigliò di non fare affidamento soltanto sulle promesse di Ciassare.
Il dialogo prosegue con istruzioni di Cambise in merito ai doveri del comandente che deve preoccuparsi dell'addestramento dell'esercito ma anche della sua salute e della disciplina.
Il particolare Cambise raccomanda al figlio di scegliere luoghi salubri dove sostare, di indurre i soldati a nutrirsi con moderazione e di non lasciarli mai inattivi.
Dopo aver trasmesso a Ciro numerosi precetti per avere un esercito coraggioso, efficiente e sempre pronto a combattere, Cambise spiega al figlio come vincere la guerra: diventando ingannatore, dissimulatore, rapace e sleale più del nemico. Si deve cercare lo scontro quando il nemico non è pronto a combattere e si trova in svantaggio e stare molto in guardia nei momenti in cui ci si trova più deboli ed esposti.
L'ultimo insegnamento di Cambise è anche, secondo il re, il più importante: per prevedere il futuro tutta la sapienza degli uomini non è più utile di un tiro di dadi, solo gli dei possono antivedere il destino.


LIBRO SECONDO


Capitolo primo


Padre e figlio si salutarono al confine e Ciro, entrato in Media, raggiunse Ciassare che lo informò sulla situazione delle forze nemiche. Queste erano composte dalle truppe di diversi monarchi: Creso di Lidia, Artama re di Frigia, Aribeo re di Cappadocia ed altri, per un totale di sessantamila cavalieri ed oltre duecentomila fanti, mentre Ciro, Ciassare ed alleati potevano arrivare a ventimila cavalli e centomila fanti.
In questa situazione di svantaggio, Ciro decise di cambiare le tattiche di combattimento e chiese allo zio di preparare armamenti più pesanti per il suoi Persiani che avrebbero combattuto per mantenere saldamente le posizioni lasciando ai Medi e alla cavalleria il compito di inseguire i fuggitivi e fronteggiare le parti più mobili dell'esercito nemico.
Ciro parlò ai suoi ufficiali informandoli sulle decisioni perse ed uno degli ufficiali gli consigliò di arringare personalmente alle truppe. Ciro accolse il suggerimento e spiegò ai soldati che avrebbero combattuto, diversamente dal solito, armati di corazza, scudo, scimitarra e scure.
In attesa dell'arrivo dei nemici Ciro curò l'addestramento dei soldati sottoponendoli a continue esercitazioni.
Senofonte descrive l'organizzazione gerarchica dell'esercito persiano (cinquine, decine, squadre, compagnie) ed il sistema di premi attuato per incentivare la disciplina.
L'occupare tende comuni ed il vivere insieme nel campo era considerato importante per far socializzare i soldati e lo stesso Ciro invitava spesso a prendere i pasti con lui gli ufficiali ed anche i soldati semplici.
I pasti e le condizioni generali di vita erano uguali per tutti, senza privilegi per i gradi più alti. Ciro teneva in grande considerazione anche ruoli ausiliari come quelli degli attendenti e degli araldi.


Capitolo secondo


A proposito di pasti presi in comune Senofonte inserisce un quadretto di costume: Ciro ed alcuni ufficiali che discorrono piacevolmente prendendo un pasto, si scamb iano facezie e scherzano su alcuni soldati sempliciotti e altre vicende. Uno di loro, inflessibile, trova disdicevole tanto buon umore ma alla fine anche lui viene indotto a sorridere.
Passando ad argomenti più seri i convitati discutono di come dividere fra i soldati i bottini di guerra: se in parti uguali o proporzionate al merito, si decide di sottoporre la questione al voto dell'esercito.


Capitolo terzo


Convocato in assemblea l'esercito, Ciro pose la questione della ripartizione meritocratica del bottino che tutti accettarono. Senofonte riporta (o immagina) gli interventi nella discussione di due militari: uno basso di statura e di corporatura minuta che era d'accordo con la proposta perché certo di poter comunque dare il suo contributo, l'altro essendo di estrazione popolare si disse lieto di poter gareggiare con gli aristocratici. La proposta venne infine approvata e fu stabilito che fosse Ciro a giudicare il merito di ognuno.
Un centurione faceva compiere alla sua compagnia un'esercitazione di combattimento, divisi in due squadre con armatura, scudo e una canna invece di altre armi i soldati si affrontavano corpo a corpo o tirandosi delle zolle di terra. Una sera Ciro invitò quella compagnia a cenare con lui, non mancavano feriti e contusi ma i soldati erano soddisfatti.
Un altro centurione faceva marciare i suoi uomini secondo precisi schemi quando si trattava di andare a mangiare o di muoversi nel campo in modo da abituarli a mantenere l'ordine delle file anche in battaglia o in caso di ritirata, iniziativa che ebbe il plauso di Ciro e che anche altri imitarono.


Capitolo quarto


Un messo di Ciassare avvertì Ciro che era atteso a corte per incontrare gli ambasciatori degli Indiani (in realtà deve trattarsi di una popolazione della Colchide di antichi origini etiopi o egiziane).
Ciro raggiunse Ciassare con l'intero suo esercito e partecipò all'incontro. Gli ambasciatori avevano il compito di comprendere le ragioni della guerra in corso fra Persiani e Assiri e riferirle al loro re che avrebbe così deciso con quale dei due contendenti schierardi. Ciassare e Ciro li congedarono esortandoli a far visita anche agli Assiri e dicendo loro che avrebbero volentieri accettato l'arbitrato del re degli Indiani.
Partiti i visitatori Ciassare e Ciro discussero del re d'Armenia che da tempo non versava i tributi dovuti e non inviava i contingenti militari come era tenuto a fare da quando era stato sconfitto da Astiage. Decisero che Ciro avrebbe finto di avvicinarsi al confine in una battuta di caccia, sarebbe posi stato raggiunto dal resto dell'esercito per accerchiare la reggia armena prima che i difensori potessero intervenire.
Una volta posizionato l'esercito al confine con l'Armenia Ciro si fermò e mandò un araldo ad intimare al re del luogo di consegnare i tributi e i soldati che doveva a Ciassare senza nascondere che le schiere persiane erano già pronte a combattere. Nell'attesa del ritorno dell'araldo ordinò ai suoi uomini di non fare del male a nessuno.


LIBRO TERZO


Capitolo primo


Il re degli Armeni rimase interdetto: sapeva di non aver ottemperato ai suoi obblighi ed aveva paura della potenza di Ciro.
Tentò di fuggire con la famiglia ma fu intercettato e condotto alla presenza di Ciro al quale ammise sinceramente di non aver rispettato gli impegni per il gran desiderio di sentirsi libero da ogni gravame.
Mentre era in corso questa sorta di processo giunse il figlio del re Tigrane che a volte era stato compagno di caccia di Ciro e si era dimostrato intelligente e sottile interlocutore, infatti assumento le difese del padre convinse rapidamente Ciro che un atto di clemenza gli avrebbe reso di più di un'azione di forza. Con vari argomenti sugli effetti della paura e su quelli del desiderio di libertà, Tigrane indusse infine Ciro al perdono.
Gli Armeni conferirono metà dei loro soldati e cavalieri a Ciro per la guerra contro gli Assiri e pagarono i tributi erogando anche un prestito per le spese di guerra. Ciro fu molto soddisfatto dell'esito della missione perché senza combattere aveva ottenuto i risultati volutik ed aveva rinnovato l'amicizia fra Ciassare e il re degli Armeni.


Capitolo secondo


Gli Armeni erano in guerra con i Caldei (si intende Calibi, popolazione dell'Anatolia Settentrionale) che spesso valicavano i monti sul confine per conpiere razzie nel loro paese. Ciro conquistò la cima dei monti sconfiggendo rapidamente le bande dei razziatori, quindi si fece mediatore della pace e di un trattato di alleanza che prevedeva la mutua difesa fra i due popoli e la possibilità di commerci, matrimoni in comune ed altro. A garanzia della pace fece costruire una fortezza sui monti dove stabilire un suo presidio.
Si decise quindi che Ciro avrebbe mandato al re degli Indiani un'ambasciata di Persiani, Armeni e Calder per narrargli le sue imprese e chiedergli di sovvenzionarlo.


Capitolo terzo


Lasciato un governatore per il nuovo presidio e preso commiato da Armeni e Caldei, Ciro ricongiunse le sue trupope con quelle di Ciassare. Tigrane lo aveva seguito.
Ciassare e Ciro passarono direttamente ad attaccare gli Assiri nel loro Paese e i nemici avanzarono verso di loro. I due eserciti pernottarono a breve distanza e il giorno seguente gli Assiri cominciarono a uscire dal loro campo fortificato per schierarsi in battaglia.
Ciro, sapendo che le forze del nemico erano numericamente superiori, volle attendere il momento opportuno per attaccare senza preavviso e con grande impeto. Il nemico non seppe resistere e cominciò ad arretrare in modo disordinato mentre i Persiani, perfettamente addestrati, si muovevano con precisione.
Quando Ciro si rese conto che i suo stavano entrando nel campo nemico per timore che rimanessero intrappolati ordinò di indietreggiare di qualche passo e anche questo comando fu eseguito perfettamente.


LIBRO QUARTO


Capitolo primo


Ciro tenne un discorso ai soldati congratulandosi per il loro comportamento e promettendo ad ognuno il premio meritato (come stabilito in precedenza), quindi si recò da Ciassare per informarlo sugli ultimi eventi e chiedergli un corpo di cavalleria per inseguire i nemici sconfitti ma Ciassare, per invidia o per prudenza, rifiutò invitando Ciro ad accontentarsi dei successi conseguiti.
Infine si giunse ad un accordo e Ciassare consentì che quanti fra i suoi avessero voluto seguire Ciro fossero liberi di farlo.


Capitolo secondo


Militavano con gli Assiri mille cavalieri ircani. Gli Ircani erano un popolo poco numeroso, soggetto agli Assiri che sfruttavano spesso la loro rinomata cavalleria; in quel momento videro l'opportunità di ribellarsio ai loro oppressori e mandarono ambasciatori a Ciro per offrirgli il loro aiuto come combattenti e come guide.
Fra la gente di Ciassare scelsero di seguire Ciro tutti i Persiani e gran parte dei Medi. Ciro mosse questa milizia ordinando agli Ircani di marciare in testa, senza aspettare che i loro ambasciatori tornassero con gli ostaggi che avevano promesso.
La marcia procedette tanto speditamente che al mattino successivo erano già in vista del campo nemico.
Si trattava degli Ircani arruolati dagli Assiri che formavano la retroguardia i quali, avvertiti da un ambasciatore, furono ben lieti di unirsi ai connezionali che erano con Ciro.
Prima di sera Ciro impartì gli ordini per il giorno seguente e al mattino ggli Assiri e i loro alleati scorgendo a breve distanza l'esercito persiano fuggirono senza opporre alcuna resistenza.
Ciro fece molti prigionieri e ordinò a parte di loro di reperire i viveri nel campo abbandonato e preparare un pasto abbondante per i vincitori. Radunati gli ufficiali raccomandò loro di aspettare il rientro di quanti erano ancora fuori dal campo prima di banchettare e dividere il bottino.


Capitolo terzo


Vedendo gli Ircani e i Medi muoversi velocemente a cavallo, Ciro decise di istituire una cavalleria persiana.
Aveva abbondanza di cavalli sottratti ai nemici e tutto l'occorrente per cavalcare, si trattava di convertire i Persiani, abituati a marciare e a combattere a piedi, in esperti cavalieri.
Ciro condivise l'idea con i suoi ufficiali ottenendo entusiastici consensi.


Capitolo quarto


Quando tutti i soldati furono rientrati al campo Ciro ascoltò i loro racconti e seppe che il territorio in cui si erano spinti era ricco e molto popoolato. Decise quindi, d'accordo con i suoi ufficiali, di mandare liberi i prigionieri limitandosi a sottomettere il paese senza nuocere alla popolazione, con grande sollievo degli sconfitti.


Capitolo quinto


Alla sera fu finalmente il momento di bancettare e di riposare. Ciro e i Persiani cedettero a Medi e Ircani la parte migliore delle vettovaglie ma Ciro fece sorvegliare durantre la notte il campo quelli che furono sorpresi a fuggire dopo aver rubato furono messi a morte, monito che in seguito si rivelò molto efficace.


Capitolo sesto


Resosi conto che la gran parte dei suoi uomini avevano seguito Ciro, Ciassare si infuriò e mandò un ambasciatore a cercarli con l'ordine di tornare presso di lui, con o senza Ciro.
Quando ricevette il messaggio Ciro non perse il controllo e rassicurò tutti dicendosi sicurto che l'inquietudine di Ciassare si sarebbe sedata non appena egli avessa saputo che gli Assiri erano stati sconfitti.
Trattenne presso di se l'ambasciatore di Ciassare e ne inviò un altro per comunicare a Ciassare che prendeva atto che lo stava lasciando privo di gran parte dell'esercito in terra nemica tuttavia non si opponeva ai suoi ordini pur invitandolo alla ragionevolezza.
Incaricò quindi Medi e Ircani di distribuire il bottino assicurandosi che tutti fossero giustamente ricompensati e che a nessuno mancasse il necessario. < br>

Capitolo settimo


Un comandante assiro di nome Gobria venne ad arrendersi a Ciro offrendogli il suo aiuto e la sua fedeltà mna chiedendo vendetta per il figlio che era stao ucciso dal figlio del re.
Gobria propose a Ciro di mettergli a disposizione i suoi castelli e i suoi soldati e gli offì la mano di sua figlia che in precedenza era stata promessa al principe assassino. Quest'ultimo, dopo l'omicidio, era diventato re e Gobria non si aspettava da lui alcun riconoscimento dei servizi che avea prestato per molti anni al padre.
Ciro accettò la proposta e Gobria divenne suo alleato.
Intanto Medi e Ircani avevano completato la distribuzione del bottino riservandone una parte a Ciro e una a Ciassare.