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COLLUTO DI LICOPOLI


IL RAPIMENTO DI ELENA




Invocazione delle ninfe del fiume Xanto perché narrino al poeta la sentenza del pastore che fu scelto come giudice fra le dee e le sue vicende quando scese dai monti per avventurarsi in mare, sciagurate vicende le cui conseguenze sconvolsero il cielo e la terra.
Si riunirono gli dei per celebrare le nozze di Peleo con Teti alla presenza di Zeus e di Era, ma non fu invitata la dea Discordia. Mentre tutti festeggiavano la Discordia, rosa dalla rabbia e dall'invidia, si sforzava di trovare il modo di vendicarsi che non le attirasse la punizione di Efesto o di Ares. Pensò ai pomi delle Esperidi, ne prese uno e lo gettò fra i convitati. Era, Atena e Afrodite ammirarono il pomo desiderando impadronirsene ma Zeus, avendo scorto la Discordia e compresa la situazione, mandò Ermes presso lo Xanto per consegnare il pomo al pastore Paride, figlio di Priamo, e ordinargli di decidere quale fra le contendenti fosse la più bella.
Durante il cammino le contendenti si preparavano per il giudizio. Afrodite si ornò il capo e i capelli di veli e di fibbie d'oro mentre parlava con gli amorini suoi figli augurandosi di vincere. Sapeva di non avere le armi e il potere bellico delle sue avversarie ma poteva contare sul potente pungolo dell'amore.
Sul monte Ida trovarono il giovane Paride che, suonando il flauto, pasceva il suo bestiame presso il fiume Anauro.
Colluto presenta una tipica scena pastorale: il giovinetto all'ombra delle piante che suona e canta versi in onore di Ermes e di Pan, le bestie che lo ascoltano in silenzio, l'eco del monte che rimanda i suoni.
La vista di Ermes e delle dee atterrì il giovane ma Ermes lo rassicurò e lo invitò ad avvicinarsi per giudicare quale delle tre celesti creature fosse la più bella e premiarla con il pomo.
Atena, preso per mano Paride, lo invitò a favorirla promettendogli la forza e la conoscenza dell'arte della guerra.
Subito Era propose a Paride di diventare signore dell'intera Asia.
Afrodite, denudando il seno e ridendo, offrì al pastore il letto della bella Elena e Paride le consegnò il pomo prima ancora che finisse di parlare.
Afrodite derise le avversarie sconfitte e Paride già ardeva d'amore per una donna mai vista. L'artefice Fereclo fabbricò le navi per il principe pastore che attraversò l'Ellesponto. La pioggia e una scura coltre di nuvole, come sinistri presagi, accompagnarono il viaggio. Costeggiò la Tracia dove Fillide aveva pianto attendendo invano Demofoonte, la Tessaglia, l'Acaia, Ftia, Micene. Giunse alle rive dell'Eurota dove si trova Sparta e finalmente sbarcò.
Ammirando la splendida città vide le case e i templi, la statua di Atena a quella di Carneo Giacinto amato da Apollo che ne pianse la morte consolandosi con un fiore che portò il suo nome.
Giunse finalmente alla casa di Menelao dove fu accolto da Elena che rimase folgorata dall'incredibile bellezza del giovane. Turbate, la donna si informò sull'origine del suo ospite e Paride raccontò di essere figlio di Priamo re della gloriosa città di Troia le cui mura furono costruite da Apollo e Poseidones.
Le raccontò quindi di essere stato chiamato a scegliere la più bella delle dee e di aver favorito Afrodite per essere premiato con le nozze che è ansioso di celebrare.
Paride non ha dubbi che la donna che ha di fronte sua quella promessagli dalla dea ed è molto diretto nel chiederle di sposarlo. Elena lo è altrettanto e dopo una breve riflessione si dichiara pronta a seguire a Troia il bel principe, senza temere Menelao.
Al mattino i due si imbarcano per Troia, lasciando a terra Ermione che piange disperata per la partenza della madre. La giovane cercò ovunque Elena con le sue ancelle finché Elena non le apparve in sogno per svelarle la verità.
Troia spalancò le porte per accogliere in festa Paride che tornava con la sua nuova sposa, mentre Cassandra assisteva alla scena con orrore.