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GIOVANNI XIFILINO

COMPENDIO DI DIONE CASSIO



Libro LXVII
Domiziano era devoto a Minerva per la quale celebrava con magnificenza le Quinquatrie e spettacoli che egli stesso aveva istituiti in Albano.
Crudele e diffidente, mandò a morte persone di ogni condizione spesso per motivi banali o per non accertate delazioni. Non risparmiò neanche molti amici del padre e del fratello, odiandoli per gli onori che avevano ricevuto in passato. Spesso dissimulava cordoglio per la morte di Tito per spiare i sentimenti dei suoi interlocutori.
Ripudiò la moglie Domizia facendone uccidere l'amante Paride. Intraprese una relazione incestuosa con la Giulia figlia di Tito e continuò a frequentarla anche dopo la riconciliazione con Domizia.
Fece processare e mandò a morte alcune vestali colpevoli di aver violato il voto di castità. Si diceva che nell'assistere alle torture che Domiziano ordinava di infliggere agli indagati uno dei pontefici di nome Elvio Agrippa fu colto da malore in senato e ne morì.
Andò con l'esercito in Germania e tornò senza aver veduto il nemico ma pretese gli onori dei vincitori.
Volle essere console per dieci anni consecutivi e censore a vita, ogni olta che si recava in senato lo faceva con la veste trionfale e un corteo di ventiquattro littori. Usava offrire spettacoli, banchetti e grandi quantità di vino al popolo, per finanziare tutto questo mandava a morte cittadini facoltosi e si impossessava dei loro patrimoni.
Cariomero re dei Cherusci, alleato dei Romani, essendo in lotta con i Catti, chiese aiuto a Domiziano ma ricevette soltanto aiuti in denaro. Concesse modesti aiuti anche agli Svevi che, sdegnati, minacciarono di attaccare i confini dell'impero.
In quel periodo iniziò la guerra fra i Romani e i Daci governati dal re Decebalo, molto esperto nelle cose militari. Domiziano guidò l'esercito verso la Dacia ma si fermò in un villaggio della Mesia lasciando il comando ai suoi ufficiali ai quali attribuiva eventuali sconfitte riservandosi la gloria della vittoria.
Passò in Pannonia per punire Quadi e Marcomanni che aiutavano i Daci e mise a morte gli ambasciatori che chiedevano di trattare la pace ma quando fu sconfitto dai Marcomanni inviò messi a Decebalo per avviare quelle trattative che egli stesso aveva più volte rifiutato.
Decebalo, che era impegnato su altri fronti, accettò di concludere la pace mentre Domiziano gli versava grosse somme di denaro. Tornato in patria l'imperatore affermò comunque di aver vinto i Daci e celebrò un nuovo trionfo. Anche in questa occasione indisse grandiose celebrazioni con un combattimento navale. Durante questo spettacolo i combattenti e gli spettatori furono colti da una pioggia violenta ma non fu loro concesso di allontanarsi, di conseguenza molti si ammalarono e morirono.
Una volta invitò a banchetto molti senatori in ambienti arredati in nero nei quali aveva preparato finti sepolcri con i nomi degli ospiti e una danza di bambini nudi dipinti di nero. Mentre tutti tacevano terrorizzati, Domiziano parlò a lungo di morte e di uccisioni. Aveva ordinato di andare via ai servitori dei senatori, quindi al termine del banchetto fece accompagnare gli ospiti a casa da persone sconosciute e quando furono giunti a destinazione inviò loro oggetti preziosi e i bambini che avevano danzato durante il convito.
La guerra in Dacia si concluse con una vittoria dei Romani comandati da Giuliano.
Lucio Antonio governatore in Germania insorse contro Domiziano. Fu ucciso in combattimento da Lucio Massimo che bruciò tutte le lettere di Antonio per evitare calunnie e persecuzioni. Non di meno Domiziano scatenò una nuova serie di uccisioni ordinando che non si tenesse memoria del numero e dei nomi delle vittime.
Fu giustiziato Mettio Pompusiano al quale si diceva era stato pronosticato l'impero ed era ritenuto colpevole perché possedeva il globo terrestre dipinto nella sua camera e leggeva discorsi di re e comandanti tratti da Livio. Stessa sorte toccò al sofista Materno che predicava contro i tiranni.
E ancora persero la vita per le proscrizioni di Domiziano Rustico Aruleno, Trasea, Erennio Senecione e molti altri cultori della filosofia, si salvò Giovenzio Celso che chiedendo tempo per dimostrare la propria innocenza riuscì a differire la propria condanna fino alla morte di Domiziano.
Nell'anno in cui fu lastricata la strada fra Sinuessa e Pozzuoli (via Domiziana) fu mandato a morte Flavio Clemente cugino di Domiziano condannato per empietà mentre la moglie Domitilla veniva relegata a Pandataria.
Glabrione fu fatto uccidere dall'imperatore che invidiava la sua prestanza e il suo prestigio. Sospettoso di tutti, Domiziano fece trucidare Epafrodito liberto di Nerone accusandolo di non aver soccorso quest'ultimo.
Cospirarono contro Domiziano Partenio e Sigerio cubicularii, Entello curatore dei libelli dell'impero e il liberto Stefano.
Alla congiura si unirono Domizia moglie dell'imperatore e i prefetti Norbano e Petronio Secondo quando scoprirono casualmente che Domiziano aveva annotato i loro nomi nell'elenco di quanti voleva sopprimere. I congiurati decisero di proporre l'impero a Nerva, uomo dai molti meriti che era consapevole di rischiare la vita perché gli astrologi lo avevano indicato come futuro imperatore.
Sogni premonitori e indovini predissero la morte imminente dell'imperatore con grande esattezza (come narra anche Svetonio).
Esecutore materiale dell'uccisione di Domiziano fu Stefano, il più robusto dei congiurati, che ferì l'imperatore poi finito da Petronio. Stefano rimase ucciso nella lotta che seguì con le guardie di Domiziano.
Fu fatto straordinario che non momento in cui Domiziano spirava ad Efeso Apollonio di Tiana ne annunciasse pubblicamente la morte pronunciando anche il nome di Stefano.
Domiziano aveva vissuto quarantaquattro anni, dieci mesi e ventisei giorni regnando quindici anni e cinque giorni. La nutrice Fillide rapì il suo corpo e lo seppellì.