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Solone



Nacque ad Atene nel 634 a.C. da un'antichissima famiglia ateniese che si definiva discendente dal mitico Codro.
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Busto di Solone (da Wikipedia)

Ai suoi tempi Atene contendeva a Megara il possesso dell'isola di Salamina e Solone fu uno dei più accesi sostenitori dell'intervento bellico finchè nel 610 a.C. gli Ateniesi conquistarono l'isola. Subito dopo Atene, mirando al controllo della navigazione nel Ponto Eusino, fece guerra a Lesbo, ma questa volta ebbe la peggio.
Le conseguenze sociali della sconfitta ed il costo della guerra furono gravissimi e quando nel 594 a.C. Solone fu eletto arconte con pieni poteri si trovò di fronte alla necessità di riformare profondamente lo Stato. Lo fece promulgando la sua famosa Costituzione, che per la prima volta fu scritta.
La prima importante operazione di Solone fu la cancellazione dei debiti che risollevò la condizione delle classi più povere, quindi riformò le cariche pubbliche, l'amministrazione della giustizia ed anche molti aspetti minuti della vita quotidiana.
Concluso questo compito lasciò Atene per dieci anni, imbarcandosi in un lungo viaggio culturale in Egitto, a Cipro, poi in Lidia. Ne parla Erodoto (I,28-29) che descrive anche un incontro fra Solone e il re di Lidia Creso, incontro impossibile per motivi di cronologia.
Tornato ad Atene molto anziano divenne il rivale politico di Pisistrato che in quegli anni stava prendendo il potere e che poi divenne il famoso tiranno.
Solone compose anche versi, di cui ci rimane una raccolta di frammenti. La sua attività di legislatore e di letterato gli valse l'essere annoverato fra i Sette Sapienti.
La tradizione superstite della sua opera legislativa e della sua attività letteraria è costituita da quattro fonti: Aristotele (Costituzione di Atene), Plutarco (Vita di Solone), Diogene Laerzio (Vite dei filosofi), Stobeo (Antologia).
Dicono che Solone arrivò a rivestire il suo ruolo politico grazie ad un lungo lavoro di preparazione, rifiutando ogni tentativo violento di prendere il potere e dimostrando la capacità di stimolare i cittadini tramite gli argomenti che stavano loro più a cuore. Così fece nel caso di Salamina, l'isola da tempo contesa agli Ateniesi da Megara. Lasciare l'isola agli avversari, oltre che una perdita di ricchezze, costituiva per Atene quello che Solone definì una 'brutta vergogna', cioè una grande perdita di prestigio, considerando che Megara era molto più piccola e debole di Atene.
Solone comprese l'importanza politica della contesa e scelse di patrocinare la causa di un intervento militare sull'isola con una toccante elegia: Io vengo araldo dell'amata Salamina, con un canto ordinato invece di un discorso.
Non deve stupire l'atteggiamento di un uomo politico che si presenti al popolo declamando versi: il prestigio personale era uno strumento tipico della politica ateniese e nel costume del tempo il 'poetare' era una dimostrazione di cultura, di abilità e, appunto, di prestigio.

Le riforme di Solone
Nel 594 a.C. Solone fu eletto arconte con poteri straordinari ed in questa condizione iniziò la sua determinante attività di legislatore. Disponendo l'annullamento dei debiti dei poveri verso gli abbienti ed eliminando le ipoteche su moltissimi terreni riuscì a liberare dall'incubo dell'indigenza e della schiavitù gran parte della popolazione estinguendo, nello stesso tempo, un pericolosissimo focolaio di rivolta. Riscattandoli a spese dello stato, riusciva inoltre a far rientrare molti cittadini che, dopo la rovina finanziaria, erano stati venduti all'estero come schiavi.
Sul piano sociale Solone modificò l'assetto delle classi, fino ad allora basato sulla supremazia degli aristocratici, orientandolo a principi basati sulla capacità economica. Cio che realizzò esattamente fu di sostituire le prerogative dei 'cavalieri' che spettavano solo ai nobili, con quelle dei 'pentacosiomedimni', cioè di coloro che producevano una determinata quantità di grano, olio o vino. Anche se in un primo momento questa condizione di ricchezza era forse detenuta dai soli aristocratici (e quindi l'innovazione apparve di modesta entità) il cambiamento era importante perché apriva potenzialmente a chiunque la possibilità di partecipare ai più alti livelli della vita politica, indipendentemente dal diritto di nascita. Se le cariche più elevate erano riservate da Solone ai pentacosiomedimni, quelle immediatamente inferiori erano accessibili anche ai cavalieri ed agli zeugiti, le due classi costituite da coloro che raggiungevano livelli minori di produzione agricola. Restava praticamente esclusa dalla politica la classe più povera, quella dei 'teti', ma questa si sarebbe fatta avanti solo alcuni decenni più tardi anche perché le limitazioni dei suoi diritti erano, nella costituzione di Solone, in qualche modo compensate dall'esonero dagli obblighi militari.
Ma la riforma più importante di Solone fu per molti versi l'istituzione di un'assemblea popolare (ekklesia) coordinata da un consiglio eletto annualmente (boulé). Le prerogative dalla nuova istituzione ridimensionavano drasticamente le funzioni dell'antico Aeropago, consiglio di ex arconti, organo prettamente aristocratico, che aveva in precedenza detenuto grande potere ed influenza.
Secondo il giudizio di Niccolò Machiavelli (Discorsi sulla prima decade di Tito Livio) il governo di Solone fu indebolito dall'eccessiva tendenza alla democrazia e per questo fu infine sopraffatto dalla tirannide di Pisistrato.
Sarebbe avventato cercare di riconoscere in Solone il precursore dei principi democratici, ma è certo che egli tese soprattutto a realizzare l'eunomia, cioè il buon governo, cercandone il presupposto nel coinvolgimento di tutti i cittadini, anche nei fatti della vita quotidiana come dimostra l'obbligo da lui istituito di denunciare atti di violenza e sopraffazione di cui si era a conoscenza anche se non personalmente subiti e, soprattutto, la sua famosa norma che prevedeva l'espulsione dalla città di coloro che, in caso di serie controversie politiche, rifiutassero di prendere posizione.
Un frammento di Solone:
Mali infiniti la disnomia (il malgoverno) procura alla città, mentre l'eunomia (il buon governo) rende tutto ordinato e conveniente, mettendo in catene gli ingiusti: appiana le asperità, fa cessare l'arroganza, fiacca la prepotenza, dissecca in germoglio i fiori della sventura, raddrizza le sentenze contorte e frena la superbia, fa cessare la discordia civile, fa cessare i rancori e le contese. Sotto di lei tutte le cose umane sono sagge e regolate.


Riferimenti letteratura:
  • Erodoto - Storie
  • Diogene Laerzio - Vite dei filosofi
  • Aulo Gellio - Notti Attiche
  • Diodoro Siculo - Biblioteca storica
  • Igino - Fabulae
  • Agostino di Ippona - La città di Dio
  • Niccolò Machiavelli - Discorsi sulla prima decade di Tito Livio
  • Montaigne - Saggi



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