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Riferimenti Genealogici

Genitori:
  • Marco Antonio Cretico
  • Giulia Antonia
    Fratelli e sorelle:
  • Lucio Antonio
  • Antonio Gaio
    Matrimoni - Unioni:
  • Fadia
  • Antonia Ibrida
  • Ottavia Turina Minore
  • Fulvia
  • Cleopatra VII Tea Filopatore
    Figli:
  • Antonia Maggiore
  • Antonia Minore
  • Antonia
  • Marco Antonio triumviro



    Busto di Marco Antonio
    Cugino di Cesare per linea materna, Antonio divenne famoso come ufficiale della cavalleria romana in Palestina ed in Egitto negli anni dal 57 a.C. al 54 a.C., quindi si unì a Cesare in Gallia (52-50 a.C.).
    Comandante dell'ala sinistra dell'esercito di Cesare a Farsalo (48 a.C.) l'anno successivo fu nominato magister equitum. Dopo un breve periodo di eclissi fu scelto da Cesare nel 44 a.C. come collega al consolato. Alla morte di Cesare riuscì ad evitare altri spargimenti di sangue con opere di mediazione.
    Ostacolò Ottaviano nell'impadronirsi dell'eredità e dei documenti di Cesare spingendolo a cercare l'appoggio dei senatori a lui ostili. Infatti quando Antonio cercò di attribuirsi il governo della Gallia Cisalpina che Decimo Bruto, veterano della guerra gallica, aveva avuto per legato di Cesare, il senato incaricò Ottaviano ed i consoli Irzio e Pansa di organizzare una spedizione contro di lui.
    Marco Antonio, che disponeva di forti legione fra cui la quinta, particolarmente gloriosa, assediò Decimo Bruto a Modena ed occupò Reggio e Bologna, tuttavia l'esercito consolare dopo alcune dure battaglie riuscì ad avere la meglio ed il 27 aprile 43 a.C. Antonio fu costretto a togliere l'assedio ed a ritirarsi, attraverso Etruria e Liguria, fino in Gallia. Nella guerra di Modena morirono entrambi i consoli, ma quando Ottaviano chiese per se il consolato incontrò l'opposizione del senato ed ottenne la carica solo con una prova di forza. La situazione, in ogni caso, convinse Ottaviano a cercare un accomodamento con Antonio, infatti l'anno successivo Antonio, Lepido ed Ottaviano si incontrarono a Bologna e dopo un convegno durato tre giorni giunsero alla costituzione del secondo triumvirato, nella cui azione di repressione dell'opposizione repubblicana cadde, fra gli altri, Cicerone.
    Cleopatra e Antonio Morente
    Pompeo Batoni
    Olio su tela
    Musée des Beaux-Arts de Brest
    (France)
    Nel 42 Antonio sconfisse a Filippi Bruto e Cassio e passò a riorganizzare le province orientali. Antonio e Ottaviano, mirando ambedue alla supremazia in Roma, tentarono diverse riconciliazioni, Antonio sposò Ottavia, sorella di Ottaviano, tuttavia, travolto dalla sua relazione con la regina egiziana Cleopatra VII, abbandonò presto la moglie e nel 32 a.C., dopo il divorzio, fu privato dei poteri di triumviro e Ottaviano dichiarò guerra a Cleopatra.
    Sconfitto da Ottaviano ad Azio nel 31 a.C., Antonio si rifugiò con Cleopatra ad Alessandria, dove nel 30 a.C. entrambi si suicidarono mentre Ottaviano invadeva l'Egitto.

    Guerra di Antonio contro i Parti
    Nel 38 a.C. l'esule Quinto Labieno, figlio del più famoso Tito Labieno, si alleò con i Parti convincendone il re Orode II della temporanea debolezza dei Romani, Ottaviano era infatti impegnato a combattere contro Sesto Pompeo ed Antonio a sognare con Cleopatra la costruzione di un grande impero di Oriente.
    I Parti, contro i quali Cesare prima di morire aveva progettato una spedizione, al comando di Labieno e del principe Pacoro, figlio di Orode, passarono l'Eufrate ed attaccarono i Romani in Siria. Contro di loro le legioni erano comandate dal generale Publio Ventidio Basso, un uomo scaltro (stando a Dione Cassio) che ingannando una spia del nemico era riuscito a far si che lo scontro si svolgesse sul terreno a lui più favorevole. La cavalleria romana ebbe ragione dell'avversario e nello scontro fu ucciso anche il principe Pacoro.
    Nel momento della battaglia Antonio si trovava altrove e pare che non gradì il successo di Ventidio che rimosse dalla sua carica per gelosia, tuttavia successivamente il senato decretò il trionfo di Ventidio per aver vendicato con la morte di Pacoro la disfatta subita nel 53 a.C. da Crasso ad opera dei Parti. Subito dopo Antonio, continuando a perseguire il progetto di unificare sotto il proprio dominio le province orientali, attaccò Commagene, una regione della Siria costeggiata dall'Eufrate, con il pretesto che il re Antioco aveva dato ospitalità ai fuggiaschi dello sconfitto esercito di Pacoro.
    L'assedio di Samosata, capitale della Commagene, tuttavia, si concluse con un trattato. La fine dell'anno 38, vede comunque la Siria, la Cilicia e la Giudea sotto il dominio diretto o indiretto di Marco Antonio. Nel 37 a.C. i Parti, sotto il re Fraate IV successore di Orode II, si riorganizzarono e batterono l'esercito di Antonio comandato dal generale Staziano.
    Questi scontri sono solo episodi minori di ostilità fra Roma e i Parti che durarono circa tre secoli durante i quali i Parti furono fra i più agguerriti ed indomabili avversari dell'Impero Romano.

    Marco Antonio e Cicerone
    Il ritratto più negativo di Marco Antonio è senza dubbio quello tramandato da Cicerone nelle Filippiche. In queste orazioni, pronunciate mentre era in corso la guerra di Modena, Cicerone investe tutta la sua eloquenza ed il suo prestigio per convincere il senato a dichiarare Antonio nemico pubblico per evitare che riesca ad instaurare la tirannia e distrugga le libertà repubblicane.
    Cicerone non risparmia alcun mezzo, incluso il sarcasmo, e descrive Antonio come un depravato e un corrotto, deplorevole come uomo prima ancora che come avversario politico.
    Nella seconda filippica si afferma che ancora adolescente Antonio era già in bancarotta e si prostituiva per denaro finche non diventò l'amante fisso di Gaio Scribonio Curione, lo stesso Cicerone convinse il padre di Curione a pagare i debiti contratti dal figlio per evitare altri scandali.
    Per farsi perdonare da Cicerone Antonio tentò di uccidere Clodio (è da notare che con questa affermazione l'oratore risponde all'accusa di Antonio di aver istigato Milone all'assassinio di Clodio). In seguito divenne questore di Cesare e risanò i propri debiti con i saccheggi ma presto ricadde in miseria.
    Tribuno della plebe si comportò in modo scriteriato e negli anni successivi usò il potere che gli derivava dalla sua posizione nell'esercito di Cesare per ingannare e derubare i concittadini e per compiere ogni sorta di abuso, finché dopo la morte di Pompeo se ne aggiudicò tutti i beni per una cifra ridicola diventando ricchissimo.
    Diede prova di grande crudeltà a Farsalo trucidando personaggi insigni come Lucio Domizio che forse Cesare avrebbe graziato, continuò a dare scandalo ed arrivò a porre sul capo di Cesare un diadema regale che il dittatore si guardò dall'accettare.
    Dopo le idi di Marzo pagò misteriosamente tutti i suoi debiti nello stesso momento in cui nelle casse erariali si verificava un grosso ammanco, e - secondo Cicerone - riuscì a manipolare le disposizioni testamentarie di Cesare a suo favore.
    Durante la guerra di Modena il senato decise, contro il parere di Cicerone, di inviare un'ambasceria a Marco Antonio per intimargli la resa (Filippica V e VI), l'ambasceria partì il 5 gennaio 43 a.C. e alcune settimane dopo si seppe che Antonio rifiutava di arrendersi ma avanzava delle controproposte. Contro questo atteggiamento Cicerone assunse una posizione molto ferma (Filippica VII): gli ambasciatori erano andati ad intimare la resa e non a intavolare trattative, nessuna proposta di Antonio può essere presa in considerazione se si vogliono evitare pericoli per la repubblica.
    Agli inizi del mese di marzo 43 a.C. venne proposta una nuova ambasceria alla quale Cicerone in un primo momento non si oppose, accettò anzi di farne parte, ma pochi giorni più tardi l'oratore tornò sulla sua decisione e, precisando che era stato tratto in inganno da false informazioni, ritirò la propria disponibilità e si oppose all'invio della seconda missione che, in effetti, non ebbe luogo.
    Le invettive di Cicerone contro Antonio sono lunghe ed articolate e, pur considerando che i due erano acerrimi nemici, si deve ammettere che se l'oratore rivolse accuse così gravi di fronte al senato le colpe di Antonio dovevano essere reali. In sostanza, comunque, Cicerone constata che Antonio aveva in comune con Cesare soltanto la sete di potere mentre le capacità del grande estinto erano di ben altro livello.

    Marco Antonio nel De Bello Civili
    Nel a href='../freecontent/index.php?id=768'>De Bello Civili, la cronaca della guerra civile (49 a.C. - 48 a.C.) scritta dallo stesso Giulio Cesare la figura di Marco Antonio non ha particolare risalto. Se ne parla soltanto negli episodi che seguono:
    Libro I:
    - Tribuno della Plebe, il 1 gennaio 49 a.C. oppone il veto in senato alla proposta di intimare a Cesare di deporre il comando;
    - Mentre Cesare è a Rimini impegnato in un arruolamento, invia Marco Antonio a Arezzo con cinque coorti:
    - Marco Antonio raggiunge Sulmona accolto con entusiasmo dalla popolazione e caccia il presidio pompeiano;
    Libro III:
    - Libera il porto di Brindisi che era occupato dal pompeiano Libone per impedire a Cesare, che si trovava in Illiria, di ricevere rinforzi;
    - Comanda insieme a Fufio Caleno una flotta che parte da Brindisi con i rinforzi, sbarca a Lisso e si unisce a Cesare;
    - Gneo Pompeo figlio affonda le navi di Antonio a Lisso
    - Con un intervento tempestivo evita una possibile disfatta causata dalle informazioni che i disertori Roucillo e Eco hanno passato a Pompeo.




    Riferimenti letteratura:
  • Cesare - La guerra civile
  • Cicerone - Filippiche
  • Ottaviano Augusto - Res Gestae
  • Svetonio - Vite dei dodici Cesari
  • Velleio Patercolo - Storia romana
  • Dione Cassio - Storia romana
  • Giuseppe Flavio - Antichità Giudaiche
  • Plutarco - Vite di Demetrio e Antonio
  • Plutarco - Alessandro e Cesare
  • Plutarco - Demostene e Cicerone
  • Gaio Giulio Solino - Delle cose meravigliose del mondo
  • Aulo Gellio - Notti Attiche
  • Flavio Eutropio - Compendio della Storia di Roma
  • Agostino di Ippona - La città di Dio
  • William Shakespeare - Giulio Cesare
  • William Shakespeare - Antonio e Cleopatra



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