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Gaio Messio Quinto Traiano Decio imperatore



Gaio Messio Quinto Traiano Decio nacque a Budalia, presso Sirmium in Illiria, intorno al 190 d.C. La sua famiglia apparteneva all'aristocrazia senatoriale provinciale, aveva origini o parentele italiche e disponeva di vasti possedimenti.
Sposò Erennia Cupressenia Etruscilla, di nobile famiglia etrusca, dalla quale nacquero Erennio Etrusco ed Ostiliano.
La sua agiata condizione familiare probabilmente favorì una carriera politica che non conosciamo nei particolari: sappiamo che fu console e senatore e che divenne governatore della Mesia (Serbia), probabilmente dopo aver governato per un periodo la Spagna Citeriore.
Nel 248 le truppe stanziate in Mesia e Pannonia si ribellarono ed acclamarono imperatore Pacaziano contro Filippo l'Arabo. Questi incaricò Decio, che ben conosceva la regione, di reprimere la rivolta e, stando allo storico Zosimo, Decio promise a Filippo di deporre le insegne una volta completata la missione.
L'usurpatore Pacaziano venne eliminato dai suoi stessi soldati prima di scontrarsi con le legioni di Filippo, comandate da Decio e da suo figlio Erennio. Verso la fine del 248 Decio venne a sua volta proclamato imperatore dalle sue truppe e da quelle che avevano sostenuto Pacaziano, riorganizzò le proprie forze e mosse verso l'Italia. Filippo lo affrontò a Verona con il suo esercito, fu sconfitto e perse la vita durante la battaglia. Nell'ottobre del 249 d.C. il Senato confermò Decio imperatore.
Sostenuto dalla classe senatoriale, Decio basò la politica interna del suo governo su valori tradizionali: rivalutò le cariche istituzionali (riservandosi ogni anno quella di console) ed assunse personalmente il comando dell'esercito.
Si impegnò particolarmente nel ripristinare i culti pagani, in particolare quello dei "divi" (gli imperatori precedenti).
Tentò inoltre di creare una propria dinastia regnante, il figlio Erennio Etrusco, infatti nel 250 venne nominato cesare e principe della gioventù mentre la moglie riceveva il titolo di Augusta.
Famose furono le sue persecuzioni contro i Cristiani, poco evidenziate dagli storici pagani ma messe ovviamente in grande risalto da autori cristiani come Lattanzio o Socrate Scolastico.
A chiunque, sotto Decio, si chiedeva di compiere un adempimento rituale pagano che dava diritti di ottenere un certificato (libellus) attestante il rispetto della religione di stato che garantiva l'immunità. Molti cristiani accettarono, altri ottennero il certificato corrompendo i funzionari che potevano rilasciarlo, quanti rifiutarono furono mandati a morte.
Nel 250 la valle del Danubio fu invasa da un'enorme orda di Goti, oltre settantamila uomini comandati dal re Kniva mentre Decio stava già muovendo contro i Carpi che tentavano di impadronirsi della Dacia.
Una parte dei Goti arrivò in Tracia dove assediò Filippopoli, difesa dal governatore Tito Giulio Prisco, mentre gli altri, guidati da Kniva, marciarono verso oriente finchè, ostacolati dal generale Treboniano Gallo, si fermarono ad assediare Nicopoli e Istrium.
Deciso a guidare personalmente le operazioni militari contro i Goti, Decio affidò la pubblica amministrazione a Publio Licinio Valeriano (il futuro imperatore) e colse di sorpresa gli assedianti di Nicopoli ed Istrium liberando le due città. Riuscì anche a cacciare i Carpi dalla Dacia, ma subì una pesante sconfitta a Beroe Augusta Traiana mentre inseguiva Kniva.
Intanto Tito Giulio Prisco, ancora bloccato a Filippopoli, si proclamò imperatore e cercò di unirsi agli assedianti ma i Goti distrussero la città e di Prisco non si ebbero più notizie.
Congiungendo il proprio esercito con quello comandato da Treboniano Gallo sulle sponde del Danubio Decio ottenne qualche vittoria che fu celebrata con il conio di nuove monete mentre Erennio Etrusco veniva proclamato Augusto e co-imperatore ed Ostiliano, figlio minore di Decio, riceveva a Roma il titolo di cesare.
Quella che è stata definita la prima vera guerra dei Romani contro i Goti, si concluse il 1 luglio 251. Decio aveva accerchiato i Goti, stremati dal lungo assedio di Filippopoli, e si scontrò con Kniva ad Abrittus (Scizia Minore). I Romani subirono una definitiva sconfitta, che alcuni attribuirono al tradimento di Treboniano Gallo, l'armata venne distrutta e Decio ed Erennio persero la vita. Fu la prima volta che un imperatore cadde in battaglia contro un nemico straniero.
Decio fu divinizzato insieme ad Erennio dal successore Treboniano Gallo, acclamato dall'esercito e confermato dal Senato.


Riferimenti letteratura:
  • Eusebio di Cesarea - Storia Ecclesiastica


    Vedi anche:
  • Cronologia degli Imperatori Romani




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