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Arianesimo



L'Arianesimo è l'eresia cristiana del quarto secolo promulgata da Ario (280-336), prete in Alessandria, nella chiesa di Baucalis, discepolo di Luciano di Antiochia.
Nel 321 Alessandro vescovo di Alessandria condannò la dottrina di Ario. Il concetto sostenuto da Ario era che Cristo non aveva una natura pienamente divina prima di incarnarsi. Ario diceva del Figlio: 'c'è stato un tempo in cui non esisteva', ma sarebbe stato creato da Dio come l'agente attraverso il quale avrebbe poi creato l'Universo.
Per risolvere il problema derivante dalla diffusione dell'Arianesimo, l'imperatore Costantino convocò il Concilio di Nicea (325) presieduto da Atanasio, vescovo di Alessandria. Il concilio confermò la condanna di Ario e stabilì che il Figlio è pari al Padre, consustanziale con Esso ed eterno.
Il conflitto proseguì ed Ario, protetto da Eusebio di Cesarea e da Eusebio di Nicomedia, chiese a Costantino la revoca della condanna ma morì prima di ottenerla (336).
Con la morte di Costantino (337) i conflitti politici si intrecciarono con la disputa religiosa.
Si distinsero tre tipi di Arianesimo:
- radicale: Figlio 'dissimile' dal Padre;
- l'Arianesimo che argomentava la 'somiglianza' fra il Figlio ed il Padre;
- il semiarianesimo: Figlio simile ma distinto dal Padre.
Il primo ebbe la meglio all'inizio ma i semiariani (fra cui Ilario di Poitiers) si ricongiunsero alla posizione ortodossa che trionfò con l'elezione di Giuliano l'Apostata.
A sciogliere le confusioni linguistiche valse l'intevento di Gregorio di Nissa e di Gregorio di Nazianzio. A Milano la corte fu a lungo favorevole all'Arianesimo contro il quale predicava Ambrogio.
In Oriente, per volere di Teodosio, l'eresia fu definitivamente condannata nel concilio di Costantinopoli del 381.
Restarono ariani i popoli goti (Vandali, Ostrogoti) fino alla conversione nel settimo secolo.


Riferimenti letteratura:
  • Ludovico Antonio Muratori - Annali d'Italia dal principio dell'era volgare



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