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Publio Ovidio Nasone



Latin Poet Ovid
Publio Ovidio Nasone
Poeta latino, nato a Sulmona nel 43 a.C., visse a Roma fino all' 8 d.C., quando fu esiliato da Augusto a Tomi, sul mar Nero per essere stato implicato in uno scandalo riguardante Giulia Minore ed aver scritto l'Arte di amare, giudicata immorale.

L'esordio di Ovidio consiste in una raccolta di elegie, Amores in cinque libri, composta fra il 23 ed il 14 a.C. ed in seguito ridotta a soli tre libri. Vi si canta una donna che viene chiamata Corinna, e non è certo se sia reale o immaginaria. Compose poi una "summa" di lettere fittizie, le Heroides, scritte da donne leggendarie (Didone, Fedra, ecc.) ai propri innamorati, opera di chiara ispirazione alessandrina che rispecchia l'evoluzione sociale femminile nel mondo romano dell'epoca. Alla pratica dell'amore Ovidio dedica tre opere: la famosa Ars amatoria, i Remedia, e un poemetto sui belletti femminili: De medicamine faciei feminae.

La vera ambizione di Ovidio era comunque quella di comporre un'epopea e dopo una Gigantomachia scrisse le Metamorfosi. Nei suoi quindici libri Ovidio muove dal caos primevo e segue la storia del mondo fino a Cesare. E' probabile che alla base dell'opera ci fosse una fede neopitagorica nella quale il concetto di mutamento assume il valore di principio del divenire universale. Secondo alcuni furono le attività di divinazione connesse a questa fede che costarono ad Ovidio l'esilio al quale Augusto lo condannò nell' 8 d.C. Come opera di erudizione Ovidio iniziò i Fasti nei quali esponeva le cause mitiche delle cerimonie rituali. Dei dodici libri previsti riuscì a completarne solo sei. Dall'esilio scrisse una serie di lettere in versi che raccolte formano le Tristia (5 libri) e le Epistula ex Ponto (4 libri).

Morì a Tomi, oggi Costanza, nel 18 d.C., sotto il regno di Tiberio.

Non mai del tutto chiarite furono le causee del suo esilio: un'ipotesi è che avesse avuto una relazione con Giulia, figlia di Ottaviano e che Ottaviano non avesse gradito tale situazione. Un'altra è che avesse involontariamente assistito ad una scena incestuosa fra Giulia ed Ottaviano. Ufficialmente fu accusato di oscenità per l'Ars amatoria e si sostenne che il suo libro istigasse all'adulterio.







Nella Divina Commedia Ovidio è con Orazio, Omero, Virgilio e Lucano nel "Castello dei poeti", nel Limbo (Inf. IV, 90)



Riferimenti letteratura:
  • Ovidio - Fasti
  • Ovidio - Metamorfosi
  • Ovidio - Tristia
  • Ovidio - Rimedi d'amore
  • Divina Commedia - Inferno




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