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Dioscuri



Nella mitologia greca sono figli di Tindaro re di Sparta e di Leda, tuttavia sarebbero nati da Zeus che assunse le sembianze di un cigno per unirsi alla sposa del re.
Pausania dice di aver visto in un tempio l'uovo partorito da Leda dal quale sarebbero nati i due gemelli e la bella Elena.
I due gemelli hanno caratteristiche diverse: Castore è mortale, Polluce no.
Provenienza immagine: dalla rete
Monumenti a Castore e Polluce
Piazza del Campidoglio, Roma

Quando Teseo rapisce Elena e la porta a Afidna, i gemelli intervengono per liberarla e fanno prigioniera Etra madre di Teseo.
Castore e Polluce rapiscono Febe ed Ilaira, figlie di Leucippo, ma si scontrano con i pretendenti delle ragazze, Ida e Linceo, figli di Afareo.
Castore viene ucciso da Linceo, Linceo da Polluce e Ida viene fulminato da Zeus.
Polluce ottiene di poter condividere con Castore la propria immortalità, da allora si alternano nella vita e nella morte, risiedendo ora nell'Olimpo, ora a Terapne, luogo della loro sepoltura.
Sul piano astronomico i Dioscuri rappresentano la costellazione dei Gemelli.
Il dualismo dei gemelli diviene molto importante a Sparta dove vige la diarchia e dove i due re si alternano nella conduzione delle battaglie.
La corrispondenza con il mito indiano dei Nasatya (Nakula e Sahadeva) indice l'origine indoeuropea della leggenda.
A Sparta i dioscuri sono fortemente legati alla sovranità, proteggono i giovani, presiedono alle esercitazioni militari e sono venerati in una serie di feste e ricorrenze.
Vi posseggono una casa, presso il tempio dell'uovo di Leda. Sono spesso visti anche come protettori dei naviganti, ai quali recano aiuto in caso di pericolo con improvvise e luminosissime apparizioni.
Castore era domatore di cavalli, Polluce (Polideuce in greco) era esperto nel pugilato. Parteciparono alla spedizione degli Argonauti.
Anche a Roma i Castores mantengono le loro caratteristiche. Il culto dei Dioscuri entrò nella mitologia romana nel periodo più antico come dimostrano i reperti di Pratica di Mare.
Erano rappresentati come protettori dell'esercito romano nella battaglia del Lago Regillo (496 a.C.). Annunciarono ad un Domizio la vittoria della Repubblica e toccandogli la barba la fecero diventare rossa, da cui il cognome degli Enobarbi.


Riferimenti letteratura:
  • Iliade
  • Inni Omerici
  • Pindaro - Istmiche
  • Pindaro - Olimpiche
  • Pindaro - Nemee
  • Pindaro - Pitiche
  • Euripide - Elena
  • Euripide - Elettra
  • Apollonio Rodio - Argonautiche
  • Aulo Gellio - Notti Attiche
  • Plutarco - Vite di Romolo e di Teseo
  • Luciano di Samosata - Dialoghi marini, degli dei e delle cortigiane
  • Ovidio - Fasti
  • Diodoro Siculo - Biblioteca storica
  • Igino - Fabulae
  • Svetonio - Vite dei Cesari
  • Pseudo-Apollodoro - Biblioteca



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