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Tacfarinas



Generale africano, di origine numida, aveva servito nell'esercito romano come ausiliario prima di darsi al brigantaggio, a quanto racconta Tacito negli Annali.
Sfruttando la propria esperienza militare aveva a poco a poco riunito ed organizzato un esercito composto per lo più di Musulami, popolazioni nomadi o seminomadi delle zone desertiche, e finì per trascinare in guerra anche i Mauri confinanti, comandati da Mazippa, infine coinvolgendo anche i Cinizii aveva aperto le ostilità contr il presidio della provincia romana comandato da Furio Camillo, proconsole d'Africa sotto Tiberio.
Nonostante la disparità di forze, Furio Camillo riuscì a sbaragliare i Numidi ottenendo gli onori del Senato (20 d.C.).
L'anno successivo a questa prima sconfitta, Tacfarinas intraprese un'attività di guerriglia contro i presidi romani, riuscendo a battere una coorte comandata dall'ufficiale romano Decrio che morì in battaglia.
Lucio Apronio, proconsole d'Africa successore di Furio Camillo, dopo aver decimato la coorte per punirla della viltà manifestata nei confronti di Tacfarinas vendicò Decrio, attaccando e sconfiggendo in più riprese i Numidi fino a ricacciarli nel deserto.
Irriducibile, Tacfarinas attaccò nuovamente i presidi romani qualche tempo dopo, inviò ambasciatori a Tiberio chiedendo una sede per se e per il suo esercito minacciando, in caso di rifiuto, guerra ad oltranza.
Tiberio reagì con indignazione inviando contro Tacfarinas il proconsole Giunio Bleso.
Questi ebbe ragione dei guerriglieri e Tiberio considerò la guerra conclusa quando Bleso riuscì a catturare il fratello di Tacfarinas.
L'ultimo scontro di Tacfarinas con i Romani avvenne alcuni anni dopo. Egli aveva continuato il brigantaggio infestando l'intera provincia africana.
Perì infine in una battaglia contro il proconsole Publio Cornelio Dolabella.


Riferimenti letteratura:
  • Velleio Patercolo - Storia romana
  • Tacito - Annali





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