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Riferimenti Genealogici

Genitori:
  • Glauco
  • Corinto
    Figli:
  • Ippoloco
  • Bellerofonte



    Tiepolo, Giovanni Battista - Bellerophon on Pegasus - 1746-47
    Tiepolo, Bellerofonte cavalca Pegaso
    Palazzo Labia, Venezia
    Mitico eroe greco, figlio di Corinto e di Eurimede, ma in alcune versioni (es. Igino 156) Glauco è soltanto il padre putativo mentre il vero padre è Posidone.
    La famiglia di Bellerofonte, eroe nazionale di Corinto, aveva come capostipite Sisifo.
    E' progenitore del Glauco che compare nell'Iliade come alleato dei troiani. Era pretendente di Etra, figlia di Pitteo, re di Trezene ma venne espulso da Corinto per motivi sconosciuti. Con la sua espulsione ha inizio un ciclo epico di prove che l'eroe dovrà sostenere per riconquistare la condizione sociale perduta.
    La prima prova consiste nel domare Pegaso, cavallo archetipo figlio di Posidone e della Gorgone. Bellerofonte riesce nell'impresa grazie all'aiuto di Atena che gli dona il morso e gli insegna come domare l'animale. La doma di Pegaso rappresenta, nel linguaggio simbolico del mito, l'acquisito controllo delle forze naturali. Questo controllo ha a sua volta corrispondente simbolico con l'età adulta e la padronanza di se stessi che ne consegue, quindi con la capacità dell'uomo maturo di dominare le proprie passioni.
    In questo quadro si collocano le vicende successive di Bellerofonte: ospite di Preto, re di Argo, egli è oggetto dei desideri illeciti di Stenebea (o Antea), moglie del re la quale vedendosi respinta, lo accusa ingiustamente di aver tentato di usarle violenza. Poichè Bellerofonte è suo ospite, Preto non può ucciderlo (le leggi dell'ospitalità erano inviolabili) lo invia quindi in Licia dal suocero Iobate con una lettera in cui chiede l'uccisione dell'eroe. Anche Iobate però, prima di aprire la lettera accorda a Bellerofonte nove giorni di ospitalità e quindi lo sottopone ad una serie di prove: l'uccisione della mostruosa Chimera che rappresenta gli istinti primordiali, la guerra contro il selvaggio popolo dei Solimi, poi contro le Amazzoni.
    Infine il combattimento contro i migliori guerrieri Lici. A questo punto Bellerofonte, stanco dei continui pericoli a cui viene esposto, decide di tentare la distruzione dellla città con l'aiuto di Posidone e le donne, per placare la sua ira, gli si offrono ma qui prevalgono le qualità morali dell'eroe che non approfitta delle offerte e rinuncia al suo proposito di distruzione, l'immane ondata sollevata da Posidone si allontana e la città scampa il pericolo.
    Con ammirazione e gratitudine tutti i cittadini gli rendono grandi onori e Iobate gli offre in matrimonio la figlia Filonoe.
    Alcuni studiosi hanno visto nel mito di Bellerofonte che si conclude, appunto, con un matrimonio, l'allegoria della maturazione che il giovane deve acquisire attraverso le prove e l'esperienza della vita prima di poter accedere al matrimonio e divenire progenitore di una stirpe.
    In Iliade VI,190 e seguenti il mito di Bellerofonte è narrato da Glauco (suo dicendente) a Diomede che prima di battersi con lui ha chiesto di conoscere l'identità e l'origine del rivale.
    In Omero non si parla del progetto di distruzione della città e dell'offerta delle donne. Omero narra che Iobate concesse in sposa a Bellerofonte la figlia perchè il successo di questi nelle pericolose imprese lo aveva convinto che l'eroe fosse protetto dalla volontà divina.
    Bellerofonte ebbe tre figli: Isandro, Ippoloco (padre di Glauco) e Laodamia che, unitasi a Zues, generò Sarpedonte.
    Successivamente, cavalcando Pegaso, Bellerofonte tentò di raggiungere il cielo, provocando la collera degli dei che ricadde anche sui figli, infatti Isandro fu ucciso da Marte e Laodamia da Diana.
    In Pindaro (Olimpica XIII) si legge che fu aiutato da Atena che gli donò un morso d'oro per domare Pegaso.


    Riferimenti letteratura:
  • Iliade
  • Pindaro - Istmiche
  • Pindaro - Olimpiche
  • Igino - Fabulae
  • Pseudo-Apollodoro - Biblioteca



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