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Figli:
  • Nebrodono
  • Giasone e gli Argonauti



    Figlio di Esone, capo degli Argonauti, che partirono per la Colchide alla ricerca del Vello d'oro. Dopo che Pelia, fratello di suo padre Esone, usurpò il regno, Giasone fu affidato al centauro Chirone che lo allevò sul monte Pelio. Quando, divenuto uomo, Giasone reclamò il regno paterno, Pelia promise di restituirglielo se avesse recuperato il Vello d'oro (la pelle del montone volante che aveva trasportato Frisso in Colchide). Giasone fece allora costruire la nave Argo e radunò un equipaggio che comprendeva, fra gli altri, Eracle, Orfeo e Teseo.
    Dopo molte avventure gli eroi giunsero in Colchide, qui Giasone dovette superare molte prove per conquistare il vello, lo aiutò Medea, figlia del re Eeta, che quindi fuggì con lui.
    Tornati a Iolco Medea e Giasone fecero uccidere Pelia e per sfuggire al figlio di questi dovettero lasciare la città. Dopo aver messo in salvo il Vello d'oro a Orcomeno in Beozia, rifugiarono a Corinto dove vissero come marito e moglie per molti anni. Quando Giasone volle abbandonare Medea per sposare la figlia del re Creonte (Creusa o Glauce) Medea si vendicò uccidendo i propri figli, Creonte e la rivale. Per poter rompere il suo impegno con Medea, Giasone fu condannato a vagare per il mondo finchè, ormai vecchio, fece ritorno a Corinto dove morì accidentalmente, schiacciato dalla prua della nave Argo che era rimasta a marcire sulla spiaggia.
    Nella versione di Igino (Fabulae 10 e sgg), Giasone abita tranquillamente a Iolco quando suo zio Pelia, spaventato da un oracolo, lo invia in Colchide alla ricerca del Vello d'oro. Nella versione più diffusa, invece, era stato occultato dai parenti alla nascita ed affidato alle cure del centauro Chirone nel timore che, da uomo, potesse aspirare al trono.
    I miti offrono varie versioni della sua morte. Secondo la prima fu ucciso da una parte della nave Argo, abbandonata a marcire sulla spiggia di Corinto, staccatasi mentre Giasone vi passava sotto. La seconda versione lo voleva suicida per la disperazione dopo la morte dei figli uccisi da Medea. In un'ulteriore versione si riconcilia con Medea e finisce i suoi giorni a Butroto.
    Dante colloca Giasone nella prima bolgia fra i seduttori per aver abbandonato, dopo averle amate, Ipsipile e Medea (Inferno XVIII).


    Riferimenti letterari:
  • Euripide - Medea
  • Pindaro - Pitiche
  • Pindaro - Olimpiche
  • Apollonio_Rodio - Argonautiche
  • Darete Frigio - Storia della rovina di Troia
  • Properzio - Elegie
  • Igino - Fabulae
  • Ovidio - Tristia
  • Seneca - Medea
  • Diodoro Siculo - Biblioteca storica
  • Pseudo-Apollodoro - Biblioteca
  • Luciano di Samosata - Dialoghi marini, degli dei e delle cortigiane
  • Divina Commedia - Inferno



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