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Riferimenti Genealogici

Genitori:
  • Dauno
  • Venilia
    Fratelli e sorelle:
  • Giuturna
  • Canente
  • Turno



    Personaggio fondamentale dell'Eneide, lo si potrebbe definire co-protagonista del Poema.
    Re dei Rutuli, figlio di Dauno e della ninfa Venilia, fratello di Giuturna e di Canente, ha origini e parentele divine, discende infatti dalla divinità italica Pilumno.
    Prima dell'arrivo di Enea gli è stata promessa Lavinia, figlia di Latino, anche se oracoli e prodigi avevano dato segni molto negativi sul progettato matrimonio.
    Quando Latino promette la mano di Lavinia ad Enea, Turno sembra sottovalutare il problema ma ad incendiarlo di un sacro fuoco provvede la furia Aletto, appositamente inviata da Giunone. Turno ed Amata - moglie di Latino, anche lei invasata dalla furia - scatenano la guerra contro i Troiani spingendo i Latini a violare i patti di amicizia appena conclusi. La guerra vedrà molte popolazioni italiche alleate di Turno mentre Enea sarà aiutato dagli Arcadi di Evandro e dagli Etruschi di Cere - desiderosi di lottare contro il loro re esiliato Mezenzio, che milita a fianco di Turno.
    Negli ultimi libri del Poema - detti libri iliaci per le lunghe ed elaborate descrizioni delle battaglie - vediamo Turno grandeggiare come campione degli Italici fino a costituire per arroganza un parallelo con l'Achille omerico. Arriva a penetrare da solo nel campo dei nemici facendone grande strage e mettendosi in salvo, infine, con uno spettacolare tuffo nel Tevere. Si scontra nelle assemblee alla reggia di Latino con il politico Drance che, a lui avverso, propugna la resa ed un accordo con i Troiani. Infine affronta Enea in duello e muore nell'ultimo verso del poema.
    La figura di Turno appare tuttavia psicologicamente più complessa di quella di Achille. Egli è strumento della volontà perversa di Giunone che più volte interviene in suo aiuto ma solo per prolungare la guerra ed ostacolare il destino di Enea, ma è anche un uomo geloso ed offeso che si batte per recuperare la dignità che va perdendo davanti alla fama del nuovo arrivato. Predestinato a morire non esita, alla fine, ad esporsi al duello fatale, tuttavia non mancano nel personaggio momenti di esitazione, di scoramento, di paura. Vinto e ferito chiederà pietà ad Enea e la otterrebbe senz'altro se non indossasse le armi strappate a Pallante, figlio di Evandro, da lui ucciso e del quale Enea sta ancora piangendo la morte. Interessanti e spesso complessi sono i rapporti e l'interazione di Turno con altri personaggi dell'Eneide. Non lo vediamo mai con Lavinia (la quale peraltro compare molto raramente nel Poema), ma in un passo del dodicesimo libro la vista di Lavinia che arrossisce sentendosi al centro della contesa lo accende d'amore e di rinnovato furore guerriero. Amata ripone nel valore di Turno tutte le sue speranze e Latino sembra amarlo come un figlio, 'per questo amore - dichiara - ho accettato di promettergli la mano di Lavinia nonostante i presagi contrari'. Si mostra spietato ed arrogante nei confronti del giovane Pallante ed in questo sembra guidarlo un odio antico e personale nei confronti di Evandro. Quando Giunone, per prolungargli la vita, lo rapisce su una nave allontanandolo dalla mischia, è preso da un'ira cavalleresca all'idea di coprirsi d'infamia qualora i suoi compagni lo ritengano fuggito, ma appare molto più umano e credibile quando chiede ad Enea di risparmiarlo o, almeno, di rispettare il suo cadavere. Un personaggio, dunque, molto definito e variegato che poco concede agli stilemi dell'epica tradizionale e nel quale trova pieno risalto la capacità di Virgilio di cogliere e descrivere esaltazioni ed angosce dell'animo umano.

    E' citato da Dante in Inferno I, 107



    Riferimenti letteratura:
  • Eneide
  • Tito Livio - Storia di Roma
  • Ovidio - Fasti
  • Ovidio - Metamorfosi
  • Dionigi di Alicarnasso - Storia di Roma Antica
  • Macrobio - Saturnali
  • Divina Commedia - Inferno



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