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Giochi Istmici



Giochi panellenici biennali che si svolgevano sull'Itsmo, nei pressi di Corinto, alla fine di aprile.
Sul uogo si trovavano un santuario dedicato a Posidone, con un grande tempio molto antico, lo stadio costruito dai Corinzi durante la quarantanovesima olimpiade (584 a.C.-581 a.C.) e l'ippodromo per le gare equestri.
I giochi erano svolti in onore di Posidone e per tutta la loro durata si sospendevano le eventuali ostilità fra le città partecipanti, come nelle altre feste panelleniche.
Si avevano varie versioni a proposito dell'origine leggendaria delle Istmiche: secondo Pausania erano state istituite da Apollo e Posidone per commemorare il loro accordo sul dominio dell'istmo, Plutarco le attribuisce invece a Teseo, altre fonti a Sisifo. Il solo Igino parla di un fondatore di nome Eratocle, altrimenti ignoto, che li avrebbe dedicati a Melicerte e Ino precipitati in mare, la stessa motivazione che altri attribuiscono a Sisifo.
La gare comprendevano varie competizioni equestri, il pugilato, il pancrazio ed il pentathlon. Inoltre si tenevano competizioni musicali, con la cetra e con il canto solistico e corale.
Il premio materiale che spettava ai vincitori era puramente simbolico: una corona intrecciata con rami di apio, ma il vero premio consisteva nella celebrazione del valore dell'atleta, celebrazione che iniziava sul posto, al termine delle gare, e continuava in patria con grande entusiasmo.
Per rendere i festeggiamenti più solenni ed il ricordo della vittoria più duraturo, si ricorreva ai poeti che, su commissione del vincitore, componevano gli epinici. In questi inni l'atleta, che con la sua vittoria aveva onorato se stesso, la sua casata e la sua città, veniva in genere comparato al protagonista di un episodio mitico, episodio che veniva scelto in base a nessi non sempre evidenti.
Riguardo ai giochi istmici possediamo le Istmiche di Pindaro, composte per celebrare i vincitori della gare svoltesi fra il 484 a.C. ed il 476 a.C.


Riferimenti letteratura:
  • Pindaro - Istmiche
  • Plutarco - Teseo e Romolo
  • Igino - Fabulae




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