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Cloaca Massima



Il più importante impianto collettore delle fognature dell'antica Roma del quale sia rimasta traccia.
Partendo dall'Esquilino arrivava al Tevere attraversando la zona del Foro e raccogliendo il deflusso delle aree circostanti e le acque di molti condotti minori.
Il suo sbocco nel Tevere è ancora visibile a valle del Ponte Palatino.
La tradizione ne attribuisce la realizzazione a Tarquinio Prisco o a Tarquinio il Superbo, comunque la fa risalire all'ultimo periodo della monarchia (VI secolo a.C.) ma sembra che in quell'epoca sia stato eseguito solo un primo lavoro di arginatura delle acque che defluendo dalle alture circostanti nelle zone del Foro e del Velabro le rendevano paludose.
Fu successivamente tracciato un più definito sistema di canali a cielo aperto che via via venne ricoperto con varie tecniche costruttive fino all'ultima sistemazione databile nel secondo secolo a.C. La struttura continuò quindi a funzionare per secoli.
E' documentato un suo importante restauro ad opera di Marco Agrippa ai tempi di Augusto.
Attualmente sono agibili alcuni tratti della Cloaca Massima presso il Foro di Nerva, sotto il Foro Romano e presso il Velabro. Il condotto misura mediamente tre metri di larghezza per tre di altezza e si trova ad una profondità di nove metri (dodici misurandola dal pavimento).
Molti tratti del percorso, ostruiti dai detriti e di difficile accesso, sono ancora pressoché inesplorati.


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