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Esperidi



In molti miti greci le custodi del giardino, all'estremo occidente del mondo, dove si custodivano le mele d'oro che Gea aveva donato a Zeus ed Era per le loro nozze. Nel corso delle 'dodici fatiche' ad Eracle viene ordinato di impadronirsi delle mele d'oro, uccidendo il drago Ladone dalle cento teste che le sorvegliava.
Durante il lungo viaggio Eracle uccide, sul Caucaso, l'aquila che tormentava Prometeo ed innalza le famose colonne ai lati dello stretto di Gibilterra.
Su consiglio di Prometeo (in una versione) Eracle non penetra personalmente nel giardino delle Esperidi, ma manda al suo posto Atlante, sostituendolo temporaneamente nel gravoso compito di sorreggere la volta del cielo.
In un'altra versione tramandata da Diodoro Siculo (4.27) due fratelli di nome Espero ed Atlante custodivano un gregge di pecore dorate. Atlante sposa una figlia del fratello e mette al mondo sette figlie dette Esperidi. Poiché sono bellissime il re d'Egitto Busiride tenta di rapirle, ma le ragazze vengono salvate da Eracle che le riconduce dai parenti ottenendo come ricompensa alcuni montoni dal vello d'oro.
In Apollodoro le Esperidi sono quattro: Egle, Eurizia, Esperia e Aretusa. Sono le custodi del giardino delle mele d'oro nel quale Zeus ed Era celebrarono le loro nozze.
In Igino sono tre: Egle, Esperia ed Erica.
Esiodo, nella Teogonia, le definisce figlie della Notte.


Riferimenti letteratura:
  • Esiodo - Teogonia
  • Diodoro Siculo - Biblioteca storica
  • Igino - Fabulae
  • Nonno di Panopoli - Dionisiache




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