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Franchi



Il nome dei Franchi, attestato dal III secolo d.C., significa arditi ed indica una popolazione che si formò tramite l'unione di genti abitanti già da epoche più remote lungo il corso inferiore del Reno, fra i quali furono probabilmente i Brutteri e i Sicambri.
Questa sorta di federazione si formò tramite una serie di imprese militari che via via aggiunsero ad un nucleo originario i territori di popolazioni confinanti senza soffocare l'autonomia e l'influenza delle popolazioni locali.
E' consuetudine suddividere i Franchi in due grandi gruppi, quello dei Franchi Salii che abitavano la regione approssimativamente corrispondente agli attuali Paesi Bassi e quello dei Franchi Ripuari, in un'area oggi facente parte della Germania.
Nel corso del III secolo d.C. i Franchi sono ricordati per i loro tentativi (spesso con gli Alemanni) di superare i confini stabiliti con l'Impero Romano. Nel 254 Gallieno, che allora aveva la carica di Cesare, fermò uno di questi tentativi di invasione.
Ancora Gallieno nel 257 intervenne contro i Franchi nei pressi di Colonia mentre Aureliano (che sarebbe divenuto imperatore nel 270) comandava una legione che li affrontò e sconfisse presso Mogontiacum (Magonza).
Altre imprese dei Franchi verso le Gallie e la Penisola Iberica si svolsero negli anni successivi e furono fermate dagli interventi di Postumo e di Aureliano.
Fu negli anni successivi alla morte di Aureliano (275) che i Franchi, ancora con gli Alemanni, riuscirono ad invadere la Gallia portando ovunque la devastazione dei saccheggi finché non furono fermati da Probo e, nel 288, da Massimiano. Nel quarto secolo proseguirono le incursioni in Gallia dei Franchi che infine ottennero dall'imperatore Giuliano la condizione di federati ed il diritto di stabilirsi nella Gallia Belgica.
Il 420, anno del definitivo insediamento dei Franchi nella Gallia ad occidente del Reno, è considerato la data di costituzione del Regno Franco che durò fino all'800 quando fu trasformato in impero da Carlo Magno.
Il primo re dei Franchi del quale ci è tramandata qualche notizia è Faramondo, appartenente ai Franchi Salii, che avrebbe comandato il suo popolo durante la presa di possesso dei territori assegnati dai Romani.
A Faramondo, che morì intorno al 426, successe il figlio Clodione. Questi intorno al 430 iniziò l'espansione del regno invadendo l'Artois e conquistando progressivamente territori e città finché non fu sconfitto dal generale romano Ezio e fal futuro imperatore Maggiorano.
Nel 448 successe a Clodione Meroveo, fondatore della dinastia Merovingia. Nato verso il 411, Meroveo era forse figlio di Clodione. Sembra che durante il suo regno i Franchi Salii collaborarono con i Romani per respingere l'invasione degli Unni e parteciparono alla battaglia dei Campi Catalaunici come alleati di Ezio contro Attila.
Meroveo morì nel 457 lasciando il regno al figlio Childerico I che regnò fino al 482 ed estese il dominio franco verso sud avvicinandosi alla Valle della Loira.
Childerico combattè contro i Romani e contro i Visigoti. Si scontrò ad Angers con Odoacre ma poi si alleò con questi contro gli Alemanni. Alla sua morte gli successe il figlio Clodoveo.
L'ascesa al trono di Clodoveo fu contrastata da altri pretendenti e la guerra di successione si concluse con la sua vittoria nella battaglia di Soissons del 486.
Clodoveo, che aveva sposato la cattolica Clotilde principessa dei Burgundi, si convertì al Cristianesimo e nel 496 si fece battezzare insieme a gran parte dei suoi soldati, dando inizio ad un processo che portò rapidamente alla conversione di tutti i Franchi al Cattolicesimo.
Durante il suo regno Clodoveo si scontrò con i Burgundi con i quali si alleò poi contro i Visigoti. Sconfisse Alarico II ma non riuscì ad arrivare alle rive del Mediterraneo come aveva progettato.
Alla morte di Clodoveo (511) il regno venne diviso fra i suoi quattro figli: Teodorico I divenne re di Austrasia e coregnante di Orleans, Clodomiro divenne re di Orleans, Childeberto re di Parigi, Clotario I re di Reims. Clotilde, figlia di Clodoveo, sposò Amalarico re dei Visigoti.
Questa successione che di fatto smembrava il regno dei Franchi rispondeva ad una logica di diritto privato più che a considerazioni di carattere politico ed era del resto conforme a quanto stabilito nelle Leggi Saliche, la raccolta di norme che era stata pubblicata sotto Clodoveo dando forma scritta alle regole e consuetudini che i Franchi avevano fino a quell'epoca tramandato oralmente.
La situazione si mantenne stazionaria per molti anni con alcune parentesi di riunificazione del regno dei Merovingi (Clotario II e Dagoberto I).
Nel 680 Pipino di Herstal ottenne la carica di Maggiordomo di Palazzo di Austrasia e nel ventennio successivo riunificò il Regno Franco assumendo di fatto il potere ai danni degli ultimi deboli Merovingi.
Carlo Martello, figlio illegittimo di Pipino di Herstal, conquistò il potere dopo la morte del padre lottando contro la Neustria e contro Plectrude, vedova di Pipino. Nel 732 fermò il tentativo degli Arabi che volevano superare i Pirenei sconfiggendoli nella battaglia di Poitiers. Rifiutò di aiutare il papa contro i Longobardi. Morì nel 741 lasciando il potere ai figli Pipino il Breve e Carlomanno.
Carlomanno abdicò e Pipino il Breve estese il suo potere a tutto il regno e nel 752 depose Childerico III, ultimo re Merovingio, facendosi riconoscere dal papa come re dei Franchi.
Alla morte di Pipino il regno fu diviso fra i figli Carlo (Carlo Magno) e Carlomanno. Carlomanno morì giovanissimo ed il regno fu nuovamente unificato sotto Carlo Magno.
Nel 773 Carlo Magno mosse con il papa Adriano I contro Desiderio re dei Longobardi che aveva assunto la difesa degli eredi di Carlomanno, assediò Pavia e nel giugno del 774 Desiderio rinunciò al trono. Carlo Magno assunse il titolo di Re dei Franchi e dei Longobardi includendo nel suo regno i domini longobardi.
Negli anni successivi Carlo Magno continuò ad estendere il proprio dominio che arrivò a comprendere gran parte della Francia, Germania, Austria e Italia settentrionale. Nell'800 il papa Leone III lo incoronò imperatore a Roma.
Carlo Magno morì nell'814, gli successe il figlio Ludovico il Pio, già coreggente dall'813.
Ludovico stabilì nella dieta di Aquisgrana dell'817 che solo suo figlio maggiore Lotario sarebbe salito al trono mentre i figli minori avrebbero avuto la reggenza in via subordinata. Per evitare ingerenze neutralizzò i parenti con metodi crudeli dei quali fece poi pubblica ammenda nell'822 ad Attigny.
Ludovico il Pio morì nell'840 e si aprì una guerra civile fra i figli sopravvissuti che si concluse con il trattato di Verdun dell'843.
Lotario ebbe il titolo di imperatore e governò il regno Franco Centrale (Italia settentrionale, Provenza, Borgogna, Lotaringia). Questo regno fu successivamente suddiviso e riunificato solo per un breve periodo da Carlo il Grosso. Ludovico il Germanico fu re dei Franchi Orientali governando quello che sarebbe divenuto il Sacro Romano Impero. Carlo il Calvo fu re dei Franchi Occidentali governando quello che sarebbe successivamente divenuto il regno di Francia.


I Franchi in Italia

Nel 752 il re dei Longobardi Astolfo conquistò Ravenna e le altre città dell'Esarcato e della Pentapoli, in pratica tutto ciò che restava del dominio bizantino nella Penisola italiana. Passò quindi a minacciarte direttamente il Ducato Romano che pur essendo formalmente nell'area di competenza di Costantinopoli era di fatto governato dalla Chiesa.
Il papa Stefano II, di recentissima elezione, mandò suo fratello il diacono Paolo (futuro papa Paolo I) e Ambrogio Primicerio presso Astolfo con l'incarico di trattare la pace. La missione ebbe successo, forse grazie ai ricchi doni che gli ambasciatori offrirono al re, e fu stipulata una tregua di quarant'anni, ma dopo pochi mesi Astolfo, violando ogni accordo, riaprì le ostilità pretendendo che la cittadinanza romana pagasse un tributo al regno longobardo.
Il papa inviò di nuovo ambasciatori e donativi, scrisse lettere, supplicò il longobardo di restituire le città occupate ma non ottenne alcuna soddisfazione. Si rivolse allora all'imperatore di Costantinopoli, Costantino V Copronimo il quale si limitò a mandare a sua volta un delegato, Giovanni Silenziario, a chiarire la situazione.
Giovanni e Paolo si recarono ancora una volta presso Astolfo per rinnovare la richiesta di liberare le città occupate ed ottennero ancora una volta un secco rifiuto.
A questo punto Stefano II si rivolse a Pipino re dei Franchi, detto Pipino il Breve, che era stato incoronato recentemente, chiedendogli di intervenire in Italia contro i Longobardi. Lo fece tuttavia in modo riservato, cioè inviando messaggi in segreto. Il re rispose al pontefice che lo aspettava in Francia per trattare la questione.
Stefano II, che temeva che il comportamento dei Longobardi degenerasse in aperta violenza, non voleva dare evidenza al suo viaggio in Francia e trovò modo di dissimulare la sua destinazione facendo tappa a Pavia per un ulteriore colloquio con lo stesso Astolfo. Ricevuto l'ennesimo ed atteso diniego, il papa si mise in marcia verso il confine con la massima rapidità possibile consapevole che Astolfo avrebbe potuto inviare soldati per dissuaderlo con la forza dal cercare l'aiuto dei Franchi.
Raggiunto ed oltrepassato il confine fu ricevuto dal principe Carlo figlio di Pipino (colui che sarà Carlo Magno) che lo accompagnò a Ponthion dove era atteso dalla famiglia reale.
Anche Pipino ritenne opportuno tentare con la diplomazia prima di ricorrere alle armi ma gli ambasciatori che inviò ad Astolfo non ebbero maggior soddisfazione di quella ottenuta dai messi del papa e dell'imperatore. Pipino convocò subito la dieta dei baroni e con grande maggioranza fu votato l'intervento in Italia contro i Longobardi in favore del papa.
Astolfo, facendo pressione sull'abate del suo monastero, ottenne che Carlomanno fratello di Pipino si presentasse alla dieta per perorare la sua causa. Carlomanno vi andò ma non tentò di far cambiare idea al fratello o non vi riuscì. Non tornò più in Italia e si ritirò in un monastero nel Delfinato dove poco dopo morì.
Lo scontro tra Longobardi e Franchi avvenne nel 754 in territorio alpino, Astolfo fu sconfitto e fuggì a Pavia dove fu assediato dai Franchi. Si vide infine costretto a chiedere la pace promettendo di restituire le città occupate all'Impero e di fare doni alla Chiesa.
Pipino e il papa rientrarono nelle rispettive sedi ma la pace non durò a lungo perché nel 755 Astolfo violò di nuovo ogni accordo e non solo non mantenne le promesse di restituzione ma rinforzò il suo esercito con quello del Ducato di Benevento e assediò Roma ma la lasciò quando seppe che Pipino, subito richiamato da Stefano II, stava di nuovo scendendo in Italia.
Alcuni legati di Costantino Copronimo raggiunsero Pipino per pregarlo di riconsegnare all'Impero quanto avrebbe riconquistato dai Longobardi ma Pipino asserì di aver ormai promesso alla Chiesa in donazione quelle città e di non essere in nessun caso disposto a tornare su questa decisione.
Nella primavera del 756 Franchi e Longobardi si affrontarono di nuovo in Val di Susa: Astolfo, come in precedenza, rifugiò a Pavia ma poco dopo si arrese e restituì Rimini, Ravenna, Pesaro, Fano, Cesena, Senigallia, Forlimopoli, Forlì, Montefeltro, Urbino, Cagli, Gubbio e altri centri minori, aggiunse Comacchio e Narni. Tenendo fede alla parola data Pipino consegnò a Stefano II tutte queste città.
Astolfo morì all'inizio del 756 senza lasciare eredi e i duchi longobaardi elessero Desiderio che tuttavia riuscì a prendere effettivamente il potere solo dopo alcuni mesi a causa dell'opposizione dell'ex re Rachis che, pur essendosi fatto monaco, intendeva riprendere il trono ma infine rinunciò grazie alle pressioni di Stefano II e di Pipino il Breve.



Riferimenti letteratura:
  • Procopio di Cesarea - La guerra gotica
  • Paolo Diacono - Storia dei Longobardi
  • La Canzone di Orlando
  • Eginardo - Vita di Carlo Magno
  • Rodolfo il Glabro - Storie
  • Giuseppe Cappelletti - Storia della Repubblica di Venezia dal suo principio sino al suo fine
  • Ludovico Antonio Muratori - Annali d'Italia dal principio dell'era volgare



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