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Medea



Figlia del re della Colchide Eeta e dell'oceanide Idia o, secondo un'altra tradizione, della dea Ecate.
Esperta di arti magiche, il suo personaggio era collegato a varie divinità di origine solare, tanto che in alcuni miti più antichi risulta figlia di Elio e sorella della Maga Circe.
Il mito più importante in cui compare il personaggio di Medea è quello degli Argonauti. Innamoratasi di Giasone che era giunto in Colchide a capo della famosa spedizione per recuperare il Vello d'Oro, la maga lo aiutò a superare le prove imposte da Eeta per poi fuggire con lui. Si dice che durante la fuga rapì il fratello Absirto, ancora giovanissimo, lo fece a pezzi e gettò ad una ad una le parti del corpo per rallentare il padre che la inseguiva.
Divenuta sposa di Giasone e stabilitasi con lui a Iolco, usò la sua magia per ringiovanire il suocero Esone che era stato spodestato dal fratello Pelia. Convinse poi le figlie di Pelia ad uccidere atrocemente il padre: fece loro credere, infatti, che inserendo il vecchio in un calderone di acqua bollente gli avrebbero reso la gioventù. Più tardi Giasone la ripudiò per sposare Creusa, Medea si vendicò uccidendo Mermero e Ferete, i figli nati dal suo matrimonio, la nuova sposa di Giasone ed il padre di lei Creonte. Fuggì quindi ad Atene, presso Egeo, dal quale ebbe il figlio Medo. Mentre Medea si trovava ad Atene, vi giunse Teseo, figlio di Egeo (vedi Plutarco, Teseo, 12). Egeo ignorava l'identità di Teseo ma Medea la intuisce e trama per farlo avvelenare. Tuttavia Teseo riconosce il figlio e sventa l'attentato. Secondo alcuni studiosi questo mito serviva a motivare l'ostilità fra ateniesi e persiani (Medea è infatti eponima dei Medi).
Venne cacciata anche da Atene per aver tentato di uccidere Teseo e tornò in Colchide con Medo al quale fecere uccidere l'usurpatore Perse per restituire il potere ad Eeta.
Il mito di Medea fu molto diffuso e con le varie elaborazioni letterarie e tragiche si arricchì di nuovi elementi: guarì Eracle dalla pazzia, scese negli inferi e, divenuta immortale, sposò Achille e regnò sui Campi Elisi.
Suo figlio Medo fu considerato il capostipite dei Medi.
La tragedia Medea di Seneca il Filosofo, rappresentata tra il 61 e il 62 d.C., ispirata all'omonima tragedia di Euripide con contaminazioni da Ovidio, presenta l'innovazione tecnica dell'uccisione dei figli da parte della protagonista sulla scena e davanti agli occhi degli spettatori, contrariamente a quanto si usava nel dramma antico, in cui i fatti luttuosi, anziché essere rappresentati, venivano narrati da un nunzio. Interessante per l'analisi delle passioni, la tragedia ha, come tutta l'opera teatrale di Seneca, scarso valore artistico.
Medea (Médée), tragedia in cinque atti, in versi, di Pierre Corneille; scritta nel 1635 e ispirata alla tragedia di Seneca, è la prima opera drammatica dell'autore francese.


Riferimenti letterari:
  • Pindaro - Pitiche
  • Pindaro - Olimpiche
  • Euripide - Medea
  • Erodoto - Storie
  • Plutarco - Vita di Teseo e Romolo
  • Igino - Fabulae
  • Ovidio - Tristia
  • Properzio - Elegie
  • Apollonio Rodio - Argonautiche
  • Seneca - Medea
  • Diodoro Siculo - Biblioteca storica
  • Licofrone - Alessandra
  • Pseudo-Apollodoro - Biblioteca



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