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Cerveteri



Notizie generali
Comune del Lazio in provincia di Roma, a 81 m. s.l.m. presso la costa del Mar Tirreno, a 42 km. dalla capitale.
Il territorio comunale ha una superficie di 134,43 kmq. e confina con i comuni Anguillara Sabazia, Bracciano, Fiumicino, Ladispoli, Santa Marinella, Tolfa.
La popolazione è di circa 36.000 abitanti.

Archeologia
Nei pressi di Cerveteri si trovano due fra le più importanti necropoli etrusche: la Necropoli del Sorbo e la Necropoli della Banditaccia che comprendono migliaia di sepolture risalenti fino al periodo villanoviano.

Storia
Nata probabilmente nel IX secolo a.C., la città etrusca di Caere è spesso citata dalle fonti antiche.
Dionigi di Alicarnasso ne parla nella sua esposizione dell'ultimo periodo della monarchia romana: Tarquinio Prisco attaccò Caere ai tempi della guerra contro Veio e Fidene. Tarquinio concluse una guerra contro gli Etruschi firmando un trattato di pace ma dopo la sua morte gli Etruschi non si ritennero vincolati anche verso il successore. Ne seguì una nuova guerra durata venti anni. Alla fine gli Etruschi riconobbero la supremazia romana e Servio Tullio si limitò a punire con la perdita del territorio le tre città che avevano promosso il conflitto: Caere, Tarquinia e Veio.
Livio riferisce che Tarquinio il Superbo si rifugiò a Caere dopo la sua detronizzazione. Più tardi Caere ospitò le vestali romane e gli oggetti sacri durante il sacco di Roma da parte dei Galli e concluse un patto di amicizia con Camillo.
Nel 353 a.C. Caere si schierò di nuovo contro Roma, a fianco dei Tarquinesi, ma poco dopo i Ceretani spaventati dalla dichiarazione di guerra di Roma mandarono ambasciatori a chiedere la pace, che venne concessa.
Anche Strabone ricorda l'aiuto prestato dai Caere a Roma contro i Galli: i Ceretani attaccarono gli invasori dopo il sacco e recuperarono una parte considerevole del bottino. Poco riconoscenti i Romani concessero loro soltanto la civitas sine suffragio.
Ancora Strabone racconta che a Pyrgi porto di Caere, si trovava l'antico santuario pelasgo che fu depredato nel 384 a.C. da Dionisio di Siracusa.


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