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Secolo XIV



Italia

Nel 1378 rivolta dei Ciompi a Firenze.

Le correnti pauperistiche
L'eredità di Francesco d'Assisi risultò scomoda per la Chiesa. Il punto era se si dovesse applicare alla lettera la regola di assoluta povertà dettata dal Santo e farne norma generale per l'intero clero o se, in modo meno intransigente, il dettato di Francesco dovesse dar luogo ad uno stile di vita frugale e morigerato che tuttavia non precludesse la proprietà materiale.
La questione, che come si vede non era puramente teorica, fu origine di una spaccatura dell'Ordine Francescano in due correnti di pensiero: gli spirituali si battevano per l'assoluta povertà, i conventuali sostenevano invece che la Chiesa dovesse disporre dei mezzi economici necessari per lo svolgimento della sua missione e per la pratica caritatevole di aiutare i bisognosi.
Importante è considerare l'entità di quanto veniva messo in discussione dagli spirituali, il discorso non riguardava soltanto la possibilità di disporre di nuovi mezzi finanziari, di beni mobili o immobili ma, per immediata estensione, andava a delegittimare il potere temporale della Chiesa, e proprio in un perido in cui pontefici come Innocenzo III e Bonifacio VIII sostenevano la superiore autorità del Papato rispetto al potere imperiale o a qualsiasi altra istituzione laica.
La polemica, come è ovvio, uscì ben presto dall'ambito strettamente clericale.
Quando Marsilio da Padova, un dotto spirituale, pubblicò il suo Defensor Pacis nel quale negava il diritto della Chiesa di interferire nelle cose dello stato, venne scomunicato da Giovanni XXII e si avvicinò all'imperatore Ludovico il Bavaro il quale scese in Italia nel 1328 e fece eleggere l'antipapa Niccolò V dichiarando deposto Giovanni XXII.
Le potenze europee presero posizione, si rischiò la guerra: quando lo schieramento filopapale elesse Carlo IV di Lussemburgo come imperatore contrapponendolo a Ludovico fu chiaro che la questione ormai poteva essere disputata solo sul piano militare e se lo scontro non ci fu ciò non dipese dalla pacifica soluzione del contrasto ma solo dal fatto che Ludovico, ormai quasi settantenne, morì prima che avvenisse.
Paradosso amaro, a ben guardare, quello di una vicenda politica così dolorosa e non priva di aspetti violenti che prese le mosse dall'interpretazione del pensiero del Poverello, ma infondo dimostra semplicemente che la logica del potere non si basa sulla santità di uomini come Francesco ma ga altre e molto più condivise origini nel profondo della natura umana.

Letteratura

Dante Alighieri completa la Divina Commedia e muore a Ravenna nel 1321.



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