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Atalanta



Ninfa greca, affine ad Artemide, dell'Arcadia e della Beozia.
Prega il padre (Iaso o Scheneo) di lasciarla senza marito, sfida alla corsa i pretendenti e, superatili, li fa uccidere.
Ippomene durante la corsa lascia cadere tre pomi d'oro donatigli da Afrodite e riesce così a vincere la fanciulla che perde tempo a raccoglierli.
Nelle Metamorfosi di Ovidio i due sposi, ingrati verso Venere che aveva procurato la loro felicità, vengono indotti dalla dea a profanare un tempio e quindi, per punizione, mutati in leoni.
La versione beotica del mito, che trae origine da Esiodo, è quella fin qui esposta. Nella versione arcadica, nota tramite Apollodoro, si aggiungono altri particolari: Atalanta viene esposta e nutrita da un'orsa, uccide due centauri che avevano tentato di violentarla, partecipa ai giochi funebri di Pelia vincendo perfino Peleo, non sposa Ippomene ma il misogino Melanione che come lei aveva in precedenza rifiutato le nozze.
Atalanta rappresenta comunque un personaggio femminile legato alla fase ritenuta selvaggia della vita, che rifiuta il matrimonio ed i valori civili ad esso collegati. Inoltre Atalanta è citata da alcuni autori, fra cui Igino, come partecipante alla caccia del Cinghiale di Calidone, è a lei che Meleagro offre la pelle del cinghiale suscitando le ire degli zii materni.
In alcuni racconti si narra che Atalanta fu madre di Partenopeo, avuto da Meleagro (Igino Fab 99) o da Melanione Apollodoro III,6,3) che espose per simulare di essere ancora vergine sul monte Partenio.


Riferimenti letteratura:
  • Ovidio - Metamorfosi
  • Diodoro Siculo - Biblioteca storica
  • Igino - Fabulae
  • Pseudo-Apollodoro - Biblioteca



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