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Torre di Babele



(Genesi 11, 1-9)

Dopo il diluvio gli uomini tornarono a diffondersi su tutta la terra, usavano tutti le stesse parole. Giunti in una pianura nel paese di Sennaar vi si stabilirono e decisero di cuocere l'argilla per farne mattoni e con questi costruire una città ed una torre tanto alta da toccare il cielo.
L'impresa viene subito impedita dal Signore che "confondendo le lingue" degli uomini impedì loro di capirsi reciprocamente e quindi di collaborare.
Pieter Bruegel - La Torre di Babele

Tradizioni esterne alla Genesi asserivano che il re di questo popolo o l'ideatore della torre era Nimrod, il gigante nipote di Cam che fondò il primo regno postdiluviano. Nelle intenzioni dei costruttori, riporta Giuseppe Flavio, c'era anche l'idea di costruire un riparo per un eventuale nuovo diluvio, cioè un luogo tanto alto che le acque non potessero raggiungerne la sommità.

Esistono varie interpretazioni dell'episodio, dalla spiegazione mitologica della nascita delle lingue alla punizione della hýbris dell'uomo che vuole raggiungere il cielo.
La critica moderna, inoltre, ritiene che all'origine del mito della torre possa essere l'osservazione della gigantesca Ziqqurat di Babilonia risalente al secondo millennio a.C.

Dante Alighieri utilizza l'episodio nel De vulgari eloquentia per individuare la lingua più antica del mondo nell'ebraico che sarebbe stato l'idioma unico parlato prima della costruzione della torre. L'atto di superbia provoca la terza punizione divina (dopo la cacciata dall'Eden e il Diluvio Universale) e solo quanti hanno rifiutato di partecipare alla sacriolega impresa continuano a parlare la lingua originale: l'ebraico, appunto.



Riferimenti letteratura:
  • Bibbia
  • Bibbia - Genesi
  • Giuseppe Flavio - Antichità Giudaiche
  • Giovanni Zonara - Storia del mondo
  • Dante Alighieri - De vulgari eloquentia



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