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Matrimoni - Unioni:
  • Clodia Quinta
  • Servilia moglie di Lucullo
    Figli:
  • Marco Licinio Lucullo
  • Lucio Licinio Lucullo



    Lucio Licinio Lucullo nacque a Roma intorno al 110 a.C., figlio del Lucio Licinio Lucullo che fu pretore nel 104 a.C. e di Cecilia Metella Calva, fratello di Marco Terenzio Varro Lucullo che fu console nel 73 a.C.
    La famiglia era aristocratica ma non abbiente e non godeva di buona reputazione, si diceva che la madre avesse molti amanti e che il padre ed il nonno non fossero esenti da episodi di corruzione e disonestà.
    Durante la Guerra Sociale fu tribuno militare sotto Silla. Ebbe la questura nell'88 a.C.
    Durante la Prima Guerra Mitridatica, Lucullo fu incaricato da Silla di svolgere una missione nei paesi alleati o simpatizzanti dei Romani per raccogliere navi ed equipaggi. Lucullo visitò Creta, Cirene, l'Egitto, la Fenicia e varie isole dell'Egeo riuscendo ad ottenere aiuti e ad organizzare una flotta della quale gli fu assegnato il comando.
    La Prima Guerra Mitridatica si concluse nell'85 a.C. con la pace di Dardano ma Lucullo rimase in Asia fino all'80 a.C. con l'incarico di riscuotere le indennità di guerra.
    Silla, che nel 79 a.C. si ritirò a vita privata deponendo ogni carica, dedicò a Lucullo le proprie memorie e gli affidò la tutela e l'educazione dei suoi figli. Nello stesso anno Lucullo ebbe la carica di edile curule insieme al fratello Marco e sposò Clodia Quinta, figlia di Appio Claudio Pulcro e sorella di Publio Clodio, dalla quale ebbe un figlio ed una figlia.
    Pretore nel 78 a.C., propretore in Africa nel 77 a.C. e nel 76 a.C., ebbe il consolato nel 74 a.C. con Marco Aurelio Cotta.
    L'anno successivo, con l'appoggio di Publio Cornelio Cetego, gli venne assegnato il governo delle province di Cilicia e Asia ed ebbe il comando militare nella Terza Guerra Mitridatica.
    Partito da Roma con una sola legione, assunse in Asia il comando delle due legioni del governatore di Cilicia Lucio Ottavio, recentemente deceduto, e di altre due legioni che erano state comandate da Fimbria, avversario di Silla. Le cinque legioni così riunite, circa trentamila soldati e duemila cavalieri, necessitavano di un'efficace riorganizzazione e Lucullo se ne occupò imponendo una dura disciplina.
    La Terza Guerra Mitridatica era scoppiata quando Mitridate VI aveva occupato la Bitinia che il re Nicomede IV aveva lasciato in eredità al popolo romano. Lucullo condusse in Oriente complesse campagne contro le forze alleate di Mitridate e di Tigrane d'Armenia, campagne rese ancora più difficili dallo scarso favore del quale Lucullo godeva presso le sue legioni. Secondo Dione Cassio, Lucullo era un abile generale, ma la ferrea disciplina che imponeva lo rendeva impopolare. Infatti dopo aver conseguito vittorie nell'assedio di Tigranocerta e nella battaglia di Artashata (68 a.C.), trovò seri ostacoli in un tentativo di defezione dei soldati. Ancora Dione Cassio sostiene che l'insurrezione fu fomentata dal tribuno della plebe Publio Clodio.
    Anche Velleio Patercolo, racconta che nel 67 a.C. Lucullo venne rimosso dal comando e sostuito da Acilio Glabrione per volontà di Pompeo. Velleio attribuisce il provvedimento alla corruzione di Lucullo, alcuni critici moderni pensano invece che Lucullo si era reso inviso ai soldati e agli uomini di affari per aver proibito saccheggi e speculazioni ai danni dei provinciali.

    Questa situazione permise a Mitridate e Tigrane di recuperare molti territori conquistati dai Romani e portò alla rimozione dall'incarico di Lucullo nel 66 a.C.
    Il comando in Oriente fu affidato a Pompeo e Lucullo celebrò il suo trionfo solo nel 63 a.C. a causa dei ritardi provocati dai suoi avversari politici e di un processo per malversazione intentato contro di lui dal tribuno della plebe Caio Memmio.
    Abbandonata la politica si ritirò nei suoi possedimenti che erano molti e lussuosi (villa di Miseno, fattoria di Tuscolo, palazzo al Pincio con i giardini dove coltivava ciliegi importati dall'Oriente) dedicandosi ad uno stile di vita tanto lussuoso da rimanere proverbiale.
    Significativo in questo senso un episodio narrato da Plutarco: Lucullo accettò la sfida di Cicerone che aveva scommesso che arrivando non aspettato a casa di Lucullo avrebbe trovato un pasto frugale, ed ordinò di servire nella "Sala di Apollo". Bastò questo perché i servi imbandissero un banchetto incredibilmente sontuoso.
    Morì sessantenne nel 57 a.C. e fu sepolto nella villa di famiglia al Tuscolo a cura del fratello Marco.


    Riferimenti letteratura:
  • Cicerone - Pro Murena
  • Velleio Patercolo - Storia romana
  • Dione Cassio - Storia romana
  • Plutarco - Vite di Cimone e Lucullo
  • Plutarco - Vite di Lisandro e Silla


    Vedi anche:
  • Cronologia dei magistrati romani



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