4/vgF0McT6WBi1RPOKg40mK96lk1bJq1dTncfbVzjMYsVgdkLfU3L2ZoQ

Sunelweb
    
Guida rapida
A B C D E F G H I J K L M
N O P Q R S T U V W Y Z  
 

Riferimenti Genealogici

Genitori:
  • Costanzo Cloro
  • Elena
    Famiglia: Dinastia Costantiniana
    Fratelli e sorelle:
  • Costanza Flavia Giulia
  • Giulio Costanzo
  • Flavio Dalmazio
  • Anastasia
  • Annibaliano
    Matrimoni - Unioni:
  • Minervina
  • Fausta Massima Flavia
    Figli:
  • Costantino II
  • Flavio Giulio Costanzo
  • Crispo
  • Flavio Giulio Costante I
  • Costanza o Costantina
  • Elena
  • Flavio Valerio Costantino imperatore



    Flavio Valerio Costantino nacque a Naisso nella Dacia nel 274.
    Suo padre Costanzo, che sarebbe poi divenuto imperatore, era imparentato con le grandi famiglie della Dardania, sua madre era nipote dell'imperatore Claudio Gotico.
    La madre di Costantino, Elena, nativa di Drepano in Bitinia, era donna di umili origini.
    Degli anni giovanili di Costantino si sa solo che non ricevette un'educazione particolarmente accurata, si ritiene sia cresciuto in Dalmazia dove suo padre fu per alcuni anni governatore.

    Nel 293 Costanzo fu nominato cesare della Gallia, condizione della nomina fu che divorziasse da Elena e sposasse Teodora, figliastra di Massimiano.
    Nel 296 Costantino si recò in Egitto con Diocleziano e vi conobbe Eusebio di Cesarea.
    Pare che nel 297 militasse con Galerio contro i Persiani. In questo periodo divenne sua concubina Minervina da cui nacque Crispo.
    Il 1mo maggio del 305, Diocleziano e Massimiano abdicarono e Costantino aveva ottime probabilità di divenire cesare ma Galerio non lo nominò e Costantino raggiunse il padre a Boulogne. Quando, dopo una breve campagna in Caledonia, Costanzo morì a York il 25 luglio del 306 e suo figlio fu acclamato augusto dall'esercito. Galerio riconobbe Costantino come cesare.
    Governò la Britannia dal 306 al 312 scontrandosi spesso con i Franchi, gli Alemanni e i Brutteri.
    All'epoca Costantino era di religione pagana ma il suo monoteismo andava via via rinforzandosi.
    Pochi giorni prima di morire, nell'aprile 311, l'imperatore Galerio emanava un editto di tolleranza verso i Cristiani.

    In questo momento si ebbero contemporaneamente quattro imperatori:
  • Costantino, Gallia e Britannia
  • Massenzio: Italia, Spagna e Africa
  • Licinio (o Liciniano), Illirico, Grecia e Tracia
  • Massimino Daia, tutti i territori al di là del Bosforo.

    Fra i quattro regnanti si crearono due fazioni: Licinio e Costantino erano favorevoli ai Cristiani, Massimino e Massenzio li perseguitavano. Massimino e Massenzio decisero infine di muovere contro i colleghi.
    Costantino si scontrò con Massenzio presso Torino, proveniendo dal suo campo di Colmar, ed ebbe la meglio, puntò quindi su Verona dove si scontrò col prefetto Ruricio Pompeiano.
    Pompeiano difese strenuamente la città ma infine fu ucciso e Verona si arrese a Costantino che si diresse a Roma.
    Il 28 ottobre 312 Massenzio uscì da Roma e si scontrò con Costantino a Saxa Rubra. Con abile strategia Costantino spostò lateralmente le proprie forze costringendo il nemico a combattere con il Tevere alle spalle. Questo vantaggio consentì una rapida vittoria e lo stesso Massenzio perì nel Tevere. Costantino era padrone dell'Occidente.
    Durante questa breve campagna si sarebbe svolta l'apparizione della 'Croce luminosa' recante le parole 'In Hoc Vinces' che Cristo avrebbe imposto a Costantino di adottare come suo stendardo (Eusebio).
    Fra i monumenti ancora esistenti della vittoria di Costantino è l'Arco di Costantino a Roma, dedicatogli dal Senato e dal popolo nel 315 che reca un'iscrizione riferentesi alla ispirazione divina (instinctu divinitatis) che avrebbe guidato Costantino nella lotta contro Massenzio.
    Costantino sostò per due mesi a Roma, all'inizio del 313 si recò a Milano dove maritò la sorella Costanza a Licinio.
    Intanto Massimino non aveva pubblicato l'editto di Galerio ma si era limitato ad ordinare ufficiosamente ai funzionari di sospendere le persecuzioni contro i Cristiani, per poi riprendere in modo subdolo le persecuzioni stesse.
    Costantino e Licinio, da Milano, promulgarono un nuovo editto di tolleranza. Per la prima volta nella storia veniva sancito il principio di tolleranza universale, in base al quale ogni individuo ha diritto di scegliere e di praticare la propria religione.
    Durante il soggiorno di Costantino a Milano, giunse notizia che Massimino aveva sferrato un attacco improvviso, aveva conquistato Bisanzio ed avanzava verso Adrianopoli. Licinio lo affrontò e lo sconfisse nonostante il proprio svantaggio numerico. (30 aprile 313).
    Massimino riparò a Nicomedia. Qui, rendendosi conto di non poter più governare senza l'accordo con i Cristiani, emanò un editto che concedeva a tutti di praticare la religione preferita.
    Massimino morì nel corso dell'estate del 313 e Licinio promulgò un rescritto che rendeva esecutive le disposizioni dell'editto di Milano e restituiva i beni confiscati alle corporazioni dei Cristiani.
    Tale rescritto fu pubblicato a Nicomedia il 13 giugno del 313. Anche Costantino confermò l'editto per l'Occidente con una serie di lettere.
    Nel 313 quindi la situazione è quella di una raggiunta pace religiosa (l'editto di Milano segna la fine delle persecuzioni statali ai danni dei Cristiani), l'impero è diviso fra Licinio ad Oriente e Costantino in Occidente.
    Nell'estate del 313, dopo aver respinto un attacco dei Franchi in Britannia, Costantino progettò di affidare una parte dell'impero a suo cognato Bassiano al quale avrebbe lasciato l'Italia e al quale Licinio avrebbe dovuto cedere l'Illirico, ma Bassiano venne ucciso in un complotto e Licinio rifiutò di cedere a Costantino il suo collaboratore Senecione, fratello di Bassiano. Questi eventi costituirono il pretesto per una guerra che era ormai inevitabile fra Costantino e Licinio che aspiravano entrambi a governare l'intero impero.
    Costantino penetrò in Pannonia con il suo esercito e l'8 ottobre 314 sconfisse Licinio e conquistò Sirmio. Questa guerra si concluse, dopo alcune battaglie dall'esito incerto, con la cessione dell'Illirico da parte di Licinio.
    Si creò una situazione di pace relativamente stabile, Costantino migliorò i rapporti con i Cristiani emanando nuove disposizioni a loro favorevoli mentre Licinio tornò ad un atteggiamento anticristiano anche se non arrivò a riaprire le persecuzioni.
    Nel 322 i Goti stanziati in Dacia attraversarono il Danubio ed intrapresero una serie di scorrerie che Costantino respinse rapidamente ma, durante un inseguimento, sconfinò nei territori di Licinio dando a questi il pretesto per riaprire le ostilità.
    Il 3 luglio 323 Costantino sconfisse l'esercito di Licinio ma non riuscì a conquistare Bisanzio. La guerra si spostò a Crisopoli dove Costantino ottenne una vittoria decisiva il 20 settembre 323.
    Licinio fu risparmiato per intercessione della moglie Costanza, sorella di Costantino, ma due anni più tardi venne accusato di cospirazione e giustiziato.
    Dalla vittoria di Crisopoli alla morte (22 maggio 337) Costantino governò come unico imperatore di un impero pacificato e dedicò particolare attenzione alla questione religiosa. Con grande abilità politica, riuscì ad agevolare i Cristiani e a legittimare le loro consuetudini senza provocare lo sdegno dei pagani.
    La sua strategia si basava sul principio tradizionale di tolleranza religiosa dei Romani e sulla matrice monoteista che accomunava il Cristianesimo e la corrente filosofica pagana più avanzata.
    Nel 314 Costantino si occupò della questione donatista sorta in Africa convocando il concilio di Arles.
    Considerando di grande importanza i rapporti fra lo Stato e la Chiesa cristiana e sostenendo la necessità dell'unione all'interno della Chiesa, Costantino convocò il grande concilio di Nicea del 325, primo concilio ecumenico della storia, con lo scopo di risolvere il problema delle numerose eresie che andavano dilagando in quel periodo.
    Il concilio non eliminò vasti movimenti ereticali come l'arianesimo, ma la sua importanza storica consiste nell'adesione da parte della Chiesa al modello organizzativo e politico suggerito da Costantino, modello che per molti versi coinciderà con quello dell'impero.
    Poco dopo la conclusione del concilio di Nicea, la famiglia di Costanino fu colpita da una tragedia i cui motivi rimangono oscuri. Nel 325, come si è visto, Licinio fu accusato di cospirazione ed eliminato. Alla sua morte seguì quella di Crispo, figlio di Costantino e di Minervina, che venne ucciso per ordine del padre.
    Secondo una versione priva di riscontri certi, Crispo fu accusato dalla matrigna Fausta di averla insidiata e, per questo, condannato. Più tardi Costantino scoprì che la moglie Fausta aveva mentito per eliminare il rivale dei propri figli e la fece uccidere a sua volta.
    Fece inoltre uccidere Licinio il Giovane (Liciniano) figlio di Licinio e di Costanza, che era ancora adolescente.
    A questi tragici episodi seguì l'ultima visita a Roma di Costantino, quindi la decisione di trasferire in oriente la capitale dell'impero.
    Grazie alla sua posizione geografica che consentiva il controllo delle principali vie di comunicazione fra oriente e occidente e, rispetto a Roma, una più immediata possibilità di intervento ai confini dell'impero, venne scelta Bisanzio. Alcuni anni di febbrili lavori valsero ad ingrandire ed arricchire la città dotandola di nuovi edifici pubblici e di una nuova cinta di mura.
    Costantinopoli, la "Nuova Roma", fu ufficialmente fondata l'11 maggio 330.
    Gli ultimi anni del regno di Costantino furono un periodo di pace all'interno dell'impero, mentra all'estero il figlio dell'imperatore Costantino il Giovane sconfiggeva i Goti riportando la pace ai confini. Al termine di questo conflitto Costantino accolse numerose tribù di Vandali e Sarmati, nemici dei Goti, concedendo loro territori da abitare in Pannonia.
    I contrasti con il re di Persia Sapore II che contendeva all'impero romano il possesso dell'Armenia e perseguitava i cristiani provocarono tuttavia l'aprirsi di un nuovo conflitto e Costantino si preparava a guidare personalmente una spedizione contro i Persiani quando si ammalò gravemente.
    Trasferitosi in un sobborgo di Nicomedia, volle essere battezzato e morì il 22 maggio 337.
    Gli sopravvissero tre figli maschi: Costantino II, Costanzo II e Costante, tutti e tre già investiti del titolo di cesare da diversi anni.
    L'eredità fra loro ripartita era complicata dall'inclusione nell'asse ereditario, probabilmente dovuta a manovre di palazzo, di due nipoti di Costantino, Dalmazio e Annibaliano.
    Alcuni mesi dopo la morte di Costantino molti membri della famiglia imperiale furono trucidati in una strage di cui non è chiaro il mandante.
    I superstiti divisero fra loro l'impero: Costanzo ebbe l'oriente, Costante l'Illirico e Costantino II le province occidentali (9 settembre 337).
    Nel 340 Costantino II rimase ucciso attaccando Costante. Questi fu rovesciato a sua volta dall'usurpatore Magnenzio e Costanzo II regnò come unico imperatore fino alla morte avvenuta nel 361.

    Rispetto all'impero di Bisanzio Costantino è considerato Costantino I.


    Riferimenti letteratura:
  • Ammiano Marcellino - Storie
  • Eusebio di Cesarea - Storia Ecclesiastica
  • Ludovico Antonio Muratori - Annali d'Italia dal principio dell'era volgare


    Vedi anche:
  • Cronologia degli Imperatori Romani
  • Cronologia degli Imperatori di Bisanzio



  • Indice sezione