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Riferimenti Genealogici

Genitori:
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  • Leto o Latona
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  • Perseo
  • Anfione
  • Efesto
  • Tantalo
  • Zeto
  • Ebe
  • Artemide - Diana - Ecate



    Artemis Gabii Louvre Ma529 n2
    Artemide di Gabii, Parigi, Louvre
    Di Copy after Praxiteles?
    (Marie-Lan Nguyen (User:Jastrow), 2007)
    [Public domain],
    attraverso Wikimedia Commons
    Nella Sparta arcaica e classica il culto di Artemide Limnetide e di Artemide Cariatide era associato ai riti segreti di iniziazione femminile, in particolare a quei riti che rappresentavano il distacco delle giovani dall'infanzia.
    Dal punto di vista mitologico questi riti si rifacevano alla leggenda delle giovani consacrate ad Artemide che si suicidarono dopo essere state violate dai Messeni. Il collegamento fra il rito iniziatico ed il suicidio mitico si spiega considerando che, nell'ambito di un rito di passaggio, si rappresenta sempre la fase di distacco dalla condizione precedente come una morte mentre la successiva fase di entrata o di ammissione nella nuova condizione rappresenta una rinascita.
    Artemide Orthosia o Orthia era venerata soprattutto a Sparta, dove un santuario fu rinvenuto nel 1906, ricco di oggetti votivi. La più antica menzione a questo culto risale a Pindaro (Olimpiche III), gli scoli spigano l'epiteto Orthia come la raddrizzatrice, colei cioè che sostiene le donne durante le doglie del parto.
    In onore di Artemide Cordace gli uomini eseguivano la danza detta Kordax con movenze femminili. Accadeva anche che alcune fanciulle si munissero di phalloi come facevano gli attori nelle commedie.
    In Attica si trovava il santuario di Brauron dove le fanciulle ateniesi svolgevano la danza rituale dell'orsa. Una leggenda narrava infatti che un'orsa entrata nel recinto sacro del santuario era stata molestata da una bambina. Alla fine l'animale aveva aggredito la piccole ed era stata uccisa dai fratelli di lei, ma Artemide aveva vendicato l'orsa scatenando una tremenda epidemia sulla città .
    I santuari di Artemide erano generalmente situati fuori dai terreni coltivati: fra i boschi, sulle montagne o sulle rive del mare, ciò per simboleggiare il ruolo della dea cacciatrice che rappresentava la Natura selvaggia in contrapposizione con la natura addomesticata dall'uomo tramite l'agricoltura.
    Parallelamente questo rapporto veniva espresso nei riti di iniziazione maschile (cacce notturne, combattimenti rituali) di cui la dea era protettrice, e nei riti di iniziazione femminile come quello delle 'orse' di Brauron, l'offerta rituale di indumenti infantili e giocattoli, le danze, i cori.
    E'ancora protettrice della prima infanzia, il periodo più 'selvaggio' della vita umana e la sua eterna verginità le preclude l'accesso all'età adulta che della vita umana rappresenta il 'terreno coltivato'.
    Molti i miti connessi direttamente o indirettamente ad Artemide, alla sua verginità ed al suo ruolo di protettrice della natura selvaggia: a Patrasso Melanippo e la sacerdotessa Cometò, ostacolati nel matrimonio dai rispettivi genitori, si uniscono carnalmente nel santuario di Artemide. L'ira della dea, sotto forma di carestia e pestilenza, ricade sulla città e serviranno sacrifici umani a placarla.
    Il cacciatore Orione, infaticabile sterminatore di selvaggina ed inarrestabile stupratore, muore per aver tentato di violentare Artemide.
    Nel mito troiano Artemide ostacola la partenza degli Achei e pretende il sacrificio di Ifigenia, perché la distruzione di Troia viene concepita come una caccia sfrenata e devastatrice: lo si evince dal presagio (narrato da Eschilo) avvenuto prima della partenza degli Achei: si erano viste presso le navi due aquile intente a predare una lepre gravida.
    Nella guerra messenica, effettivamente svoltasi nel settimo secolo a.C., ma tramandata per molti aspetti in forma mitica, il fattore scatenante è lo stupro consumato dai Messeni ai danni delle vergini spartane presso il santuario di Artemide delle paludi. La città di Messene sarà distrutta dagli Spartani nonostante il re Aristodemo abbia sacrificato la figlia per volere di un oracolo. Aristodemo sarà perseguitato fino alla follia ed al suicidio da varie manifestazioni selvagge ed allucinanti della vendetta di Artemide.
    La dimenticanza di Oileo, re di Calidone, che omette di sacrificare ad Artemide, scatenerà un mostruoso cinghiale, poi cacciato da Meleagro e da Atalanta, protagonisti di un vasto mito legato alla caccia ed alla natura selvaggia.
    Il cacciatore Atteone, casualmente imbattutosi in Artemide che prendeva il bagno nuda fra le sue ancelle, viene tramutato in gazzella e sbranato dai suoi stessi cani.
    Nella terza Pitica di Pindaro, Artemide uccide Coronide, amante infedele di Apollo per vendicere l'offesa subita dal fratello. Apollo salva dal rogo Asclepio traendolo dal ventre di Coronide.
    Figlia di Leto e Zeus, Artemide, identificata dai romani con Diana, è sorella di Apollo al quale è in un certo senso complementare: Diana rappresenta la luna mentre Apollo rappresenta il sole.
    In origine è dea protettrice della selvaggina e cacciatrice, simbolo della vita naturale, della giovinezza, della nascita, dei boschi e delle energie della terra. E' vergine ed il suo corteggio sono le Ninfe.
    Pausania ricorda un tempio dedicato ad Artemide posto ai piedi di un colle a due stadi da Anticria, in cui la dea era venerata cone Dicterinea, cacciatrice con la rete. Nel tempio venne eretta la statua di culto della dea, opera di Prassitele, probabilmente nel 338 a.C.
    In quanto divinità notturna fu identificata con Ecate, una dea infera figlia del titano Perseo e di Asteria, compagna delle Erinni ed artefice di incantesimi e sortilegi: sotto questa forma è la Diana Trivia dei latini che presiede ai crocicchi e riceve offerte ad ogni plenilunio.
    Il culto di Diana fu molto importante a Roma e sempre connesso con la plebe. La tradizione fa risalire a Servio Tullio - il re di origine plebea - la fondazione di un tempio di Diana sull'Aventino. Forse però il rapporto fra Diana e la plebe nacque nel 456 aC quando, durante la rivolta i plebei scelsero l'Aventino come loro base militare.
    L'introduzione ufficiale del culto di Diana a Roma, sul modello di Artemide di Efeso, fu un importante atto di politica internazionale. Probabilmente il culto venne appreso nel sesto secolo mediante la colonia greca di Marsiglia ed assunse carattere federale in relazione al ruolo di Roma nella lega latina ed al suo espansionismo nel Lazio.
    Nel santuario di Diana Nemorense, fra i boschi di Nemi, si svolgeva in suo nome un culto cruento in cui il sacerdote, in genere uno schiavo fuggitivo, doveva uccidere il predecessore. Sempre nel santuario di Nemi, il 13 agosto, Diana come patrona della procreazione accoglieva una processione di ringraziamento di donne con fiaccole. Nel mito greco era innamorata del pastore e cacciatore Eudimione al quale si avvicinava solo di notte, quando era addormentato.
    Il nome Ecate significa probabilmente colei che è lontana, generalmente veniva annoverata fra le figlie della Notte ma Esiodo ci traccia un'altra genealogia, secondo lui la coppia titanica Febe e Ceo aveva due figlie: Leto (madre di Apollo e di Artemide) ed Asteria, il cui nome allude ad una dea astrale; questa diede a Perseo o Perse, figlio di Euribia, la figlia Ecate, considerata divinità lunare.
    Zeus la onorò sopra tutte le altre permettendole di prendere parte alle questioni della terra, del mare e del cielo. Egli non la spogliò della triplice dignità che le era propria già sotto gli dei più antichi, i Titani, lasciandole la posizione che le spettava prima della ridistribuzione degli attributi e degli onori agli dei che avevano partecipato alla lotta contro i Titani.
    Ecate era dunque una vera Titanessa anche se ciò non veniva detto esplicitamente. Si diceva che fosse lei quella Crateide che aveva partorito a Forco il mostro marino Scilla e si raccontava dei suoi amori con gli dei del mare, in particolare Tritone.
    Quale sovrana degli Inferi vagava di notte accompagnata dalle anime dei morti e dal latrato dei cani. A lei stessa si attribuiva a volte l'aspetto di una cagna o di una lupa.


    Riferimenti letteratura:
  • Inni Omerici
  • Esiodo - Teogonia
  • Pindaro - Pitiche
  • Euripide - Ippolito
  • Apollonio Rodio - Argonautiche
  • Igino - Fabulae
  • Ovidio - Metamorfosi
  • Diodoro Siculo - Biblioteca storica
  • Luciano di Samosata - Dialoghi marini, degli dei e delle cortigiane
  • Pseudo-Apollodoro - Biblioteca
  • Nonno di Panopoli - Dionisiache



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