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POLIENO


STRATAGEMMI



Introduzione


L'autore dedica la sua opera a Marco Aurelio e Lucio Vero che sono agli inizi della guerra contro i Persiani e i Parti e dichiara che essendo macedone, quindi storicamente nemico dei Persiani, parteciperebbe volentieri all'impresa se non fosse impedito dall'età ormai avanzata.
Ha quindi deciso di rendersi utile raccogliendo notizie sugli stratagemmi usati dagli antichi perché possano essere utili ai comandanti degli eserciti imperiali.
L'arte di procurare la vittoria senza pericolo non usando la forza ma la ragione è cantata già da Omero: gli inganni di Sisifo, i furti di Autolico, le trasformazioni di Proteo e soprattutto l'astuzia di Ulisse. Questi famosissimi personaggi non faranno parte dell'opera di Polieno che ha raccolto episodi meno noti e ha composto otto libri con novecento stratagemmi.

Libro primo


Bacco
Per la spedizione in India Bacco armò l'esercito di vestimenti sottili, ornò le armi con edera e pampini, fece ubriacare i nemici fino a farli ballare al suono dei suoi cembali e tamburi.
Occupò un monte con tre cime ricco di fonti. Qui l'aria era fresca e il caldo torrido non disturbava i soldati, se venivano attaccati si difendevano facilmente dall'alto.
Volendo passare in Battriana mandò avanti le Amazzoni e le Baccanti che attirarono i nemici sul fiume che segnava il confine con l'India. I Battri avanzarono senza timore disprezzando le donne ma una volta arrivati al fiume furono attaccati e sterminati dall'esercito di Bacco.

Pan
Pan era un capitano dell'esercito di Bacco, ideò la falange e il corno destro e sinistro dello schieramento in battaglia, di qui il mito che avesse le corna. Per mettere in fuga l'esercito avversario fece gridare i suoi uomini nella notte: l'eco amplificò il grido e atterrì i nemici.

Ercole
Volendo combattere contro i Centauri senza attaccare per primo, Ercole si recò presso Folo e prese a bere dell'ottimo vino. Quando i Centauri si avvicinarono per rubare il vino Ercole ebbe un buon pretesto per ucciderli.
Preoccupato per la forza del cinghiale di Erimanto, Ercole lo svegliò mentre dormiva in una valle innevata e mentre quello scivolava sulla neve lo catturò più facilmente.
Quando sbarcò a Troia fece allontanare le navi per togliere ai nemici una possibile via di fuga.
Ercole adottò in India una figlia di nome Pandame e la fece regina di una nazione con trecentosessantacinque villaggi. Ogni giorno un solo villaggio pagava i tributi.
Per affrontare la fortissima cavalleria dei Minii Ercole deviò un fiume in modo che i cavalli si impantanassero nel fango.

Teseo
Prima delle battaglie Teseo usava tagliarsi i capelli sulla fronte per evitare che il nemico lo afferrasse per la chioma. L'usanza fu adottata da tutti i Greci che la chiamarono "rasatura di Teseo".

Demofonte
Demofonte custodiva il Palladio per gli Ateniesi ma quando Agamennone glielo richiese lo sostituì con una copia mettendo in salvo l'originale. Agamennone attaccò Demofonte e prese la copia rimanendo ingannato.

Cresfonte
Trattandosi di dividere il Peloponneso con Temeno e i figli di Aristodemo con un'estrazione a sorte, Cresfonte barò ed ottenne la Messenia come desiderava mentre agli altri toccarono Argo e Sparta.

Cipselo
Quando gli Eraclidi invasero l'Arcadia, l'oracolo raccomandò loro di non accettare doni ospitali ma Cipselo, signore del paese, ordinò di raccogliere frutti e lasciarli sulla via.
I soldati degli Eraclidi si servirono volentieri di quei frutti e Cipselo, facendo notare che avevano accettato doni ospitali, riuscì ad accordarsi con gli invasori.

Elne
Elne re degli Arcadi fece accendere un grande fuoco notturno davanti alla città di Tegea assediata dai Lacedemoni e mentre quelli erano stupiti e distratti da quel fuoco furono assaliti alle spalle dai Tegeati più giovani che ne fecero strage.

Temeno
Volendo conquistare la città di Reio, Temeno fece credere di aver concentrato le sue forze a Naupatto per agire nell'Istmo. In questo modo attirò altrove i difensori e prese Reio senza fatica.

Procle
Procle e Temeno Eraclidi affrontarono con il loro esercito quello degli Euristidi che occupavano Sparta. I soldati degli Eraclidi preceduti dai pifferi mantennero un perfetto schieramento e vinsero i nemici dimostrando l'importanza del suono che da coraggio in battaglia.

Acues
Avendo i Lacedemoni occupato Tegea, Acues disse ai concittadini di non chiedere la parola d'ordine e di uccidere chi la chiedeva, in questo modo fu facile riconoscere i Lacedemoni.

Tessalo
Durante la guerra contro i Beoti, Tessalo ordinò ai suoi di accendere molti fuochi in una notte senza luna. Spaventati, i Beoti si affrettarono a chiedere la pace.

Menelao
Tornando dall'Egitto Menelao e Elena fecero sosta a Rodi ma qui Filoxo, moglie di Tlepolemo caduto a Troia, per vendicare il marito indusse i Rodiesi ad attaccare la nave. Menelao sacrificò una bellissima schiava vestendola con i panni di Elena ed esponendola ai Rodiesi che, dopo averla uccisa, ritennero vendicata la morte di Tlepolemo e lasciarono ripartire la nave.

Cleomene
Durante la guerra con gli Argivi, Cleomene re di Sparta notò che i nemici spiavano i segnali del suo trombettiere per regolarsi di conseguenza. Ordinò quindi ai suoi soldati di prepararsi ad attaccare al segnale che normalmente era usato per il pasto. Sentendo questo segnale gli Argivi iniziarono a pranzare ma gli Spartani li attaccarono improvvisamente e trovandoli impreparati ne uccisero molti senza difficoltà.

Polidoro
Nella guerra fra Sparta e Messena i re spartani Polidoro e Teopompo fecero credere al nemico di essere in lotta fra loro. Teopompo finse di abbandonare l'area di guerra ma tornò rapidamente quando i Messeni attaccarono Polidoro. Accerchiati dai due eserciti spartani, i Messeni furono sconfitti.

Licurgo
Licurgo legislatore spartano corruppe la sacerdotessa di Delfi, quindi le sottopose le sue leggi che ovviamente vennero approvate dall'oracolo. Per timore degli dei, di conseguenza, gli Spartani rispettarono scrupolosamente le leggi di Licurgo.

Tirteo
Gli Spartani in guerra con i Messeni decisero di affrontarli per sconfiggerli o morire e per esser certi che i loro corpi fossero riconosciuti dai parenti scrisseo i propri nomi su dei nastri che legarono al polso sinistro. Tirteo, che li comandava, lasciò fuggire degli schiavi che riferirono al nemico la determinazione degli Spartani e i Messeni, intimoriti, combatterono debolmente e furono sconfitti.

Codro
Secondo l'oracolo gli Ateniesi avrebbero vinto la guerra contro il Peloponneso solo se il loro re Codro fosse stato ucciso dal nemico. Codro si sacrificò procovando i Peloponnesi travestito da taglialegna.

Melanto
Ateniesi e Beoti contendevano per un castello sul confine. Decisero di risolvere la questione con un duello fra i capi Melanto e Xanto. All'inizio del duello l'ateniese Melanto si lamentò perché l'avversario era venuto accompagnato, non era vero ma istintivamente Xanto si voltò e Melanto lo uccise con una freccia. L'oracolo aveva predetto che gli Ateniesi avrebbero vinto con l'inganno.

Solone
Gli Ateniesi erano stati sconfitti da Megara nella guerra per Salamina e avevano stabilito per legge che chiunque promuovesse ancora questa guerra fosse condannato a morte. Solone si finse impazzito e prese a cantare in pubblico gli inni di Ares stimolando i concittadini alla riscossa tanto che questi salirono sulle navi e conquistarono l'isola.
Ancora Solone in occasione di una festa delle donne trovò il modo di informarne i Megaresi che sperando di rapire le mogli dei nemici accorsero alla spiaggia dove si svolgeva la festa ma Solone aveva sostituito le donne con giovani imberbi travestiti che sguainarono le spade e trucidarono gli aggressori.

Pisistrato
Muovendo dall'Eubea, Pisistrato si scontrò con una prima compagnia ateniese sconfiggendola e fece credere a quelle che incontrò più avanti di essersi accordato con la prima, inoltre si presentò con una donna sul cocchio vestita e armata come Pallade e in questo modo divenne tiranno di Atene.
Convocò tutti all'Anaceo (tempio dei Dioscuri) e prese a parlare a bassa voce. Nello sforzo di comprendere quanto diceva gli Ateniesi non si accorsero di quanti li stavano disarmando.
Una volta fu leggermente ferito dal suo avversario Megacle e sfrutto l'occasione per farsi assegnare una guardia personale di trecento uomini.

Aristogitone
Sotto tortura Aristogitone rivelò che tutti gli amici di Ippia erano al corrente della sua congiura e Ippia mandò tutti a morte ... restando senza amici.

Policrate
Policrate di Samo prese il potere con un colpo di mano insieme ai fratelli Pantagnoto e Silosonte aggredendo i Samii mentre avevano lasciato le armi per celebrare sacrifici. Riunì i suoi sostenitori e i soldati mandatigli dall'alleato Liglami di Nasso e occupò la rocca.

Istieo
Istieo di Mileto era al servizio di Dario re di Persia. Fece radere i capelli a un servo fidato e gli scrisse sul capo un messaggio per avvisare Aristagora che era il momento di far ribellare la Jonia. Ricresciuti i capelli il servo si recò da Aristagora che lesse il messaggio e agì di conseguenza.

Pittaco
Dovendo combattere corpo a corpo con il comandante ateniese Frinone per contendere il Sigeo usò una rete che aveva nascosto dietro lo scudo per superare il controllo delle armi. Attirò a se l'avversario e l'uccise.

Biante
Biante dissuase Creso dal tentativo di conquistare delle isole facendogli notare quanto gli abitanti fossero più esperti dei suoi soldati nella navigazione. Creso abbandonò il progetto.

Gelone
Dopo aver vinto Imilcone, Gelone di Siracusa rese conto alla cittadinanza del proprio operato, delle risorse impiegate e delle spese sostenute, quindi si spogliò nudo fra i concittadini e li invitò ad ucciderlo se avesse commesso colpe o errori.
Poiché tutti applaudivano li esortò a nominare sempre generali come lui ma non avendone altri uguali i Siracusani lo nominarono di nuovo e Gelone, da comandante, si fece tiranno.
Gelone offrì sacrifici all'altare con i suoi arcieri che indossavano vesti bianche nascondendo gli archi e quando Imilcone senza sospetto si avvicinò gli arceri lo uccisero con le frecce.
Impose pesanti tributi agli abitanti di Megara per costringerli a trasferirsi a Siracusa.

Terone
Combattendo contro i Calcedonesi, Terone vinse una battaglia incendiando le tende dei nemici.
Dopo una battaglia fra Selinunte e i Cartaginesi, Terone si offrì di occuparsi di cremare i caduti chiedendo trenta schiavi per tagliare la legna. Durante il lavoro convinse i trenta schiavi a ribellarsi e quando rientrò in città con il loro aiuto uccise le guardie e molti cittadini e prese il potere a Selinunte.

Gerone
Dovendo passare un fiume guardato dai nemici, Gerone fece risalire alla cavalleria il corso del fiume e mentre i nemici si muovevano nella stessa direzione la sua fanteria guadò indisturbata, quindi mandò un segnale ai cavalieri per farli tornare. Tornarono anche i nemici ma trovarono ad affrontarli la fanteria di Gerone.
Quando catturava prigionieri illustri li tratteneva per qualche tempo con molti onori dopo aver incassato il riscatto in modo che tornando a casa fossero sospettati di tradimento.

Temistocle
Temistocle spiegò degli oracoli agli Ateniesi fra cui quello che ordinava di dotare la città di una muraglia di legno: asserì che l'oracolo si riferisse alle navi, fu ascoltato, la flotta fu approntata e gli Ateniesi ebbero la vittoria.
A Salamina Temistocle intuì che gli Ateniesi erano incerti e volevano evitare la battaglia, mandò allora un falso disertore (era Sicinnio precettore dei suoi figli) a sollecitare il re di Persia il quale accolse il suggerimento, attaccò battaglia e fu sconfitto. Con un messaggio inviato in modo analogo fece fuggire il re oltre l'Ellesponto prima che i Greci tagliassero il ponte, convinto che se i Persiani fossero rimasti bloccati avrebbero vinto per disperazione.
Gli Spartani non volevano che Atene si dotasse di nuove mura ma Temistocle li invitò a mandare ambasciatori per controllare. Con varie scuse gli inviati di Sparta furono trattenuti fino al completamento dei lavori e tornarono in patria a fatto compiuto.
Temistocle convinse gli Ateniesi ad utilizzare il ricavato delle miniere d'argento per costruire una flotta contro gli Egineti ma in realtà le navi furono usate contro i Persiani come Temistocle aveva previsto.
Quando gli Ionii fecero accordi con Serse, Temistocle fece fare delle scritte sui muri che destarono sospetti da parte del re.
Trovandosi in fuga da Atene, Temistocle si imbarcò su una nave ma giunto a Nasso comprese di essere in pericolo, minacciò quindi il timoniere di denunciarlo come suo complice e quello per evitare guai riprese il mare senza sbarcare.

Aristide
Aristide e Temistocle erano acerrimi avversari nella politica interna di Atene ma quando si trattò di fronteggiare i Persiani giurarono di essere concordi fino alla fine della guerra e mantennero la parola.

Leonida
Alle Termopili Leonida difese un passaggio molto stretto che impediva a gran parte dei nemici di combattere.
In un'occasione tranquillizzò i suoi soldati a proposito di un temporale che precedeva la battaglia, temporale che invece terrorizzò i nemici.
In un'altra occasione divise in più gruppi i suoi soldati dando la sensazione che il suo esercito fosse più numeroso di quel che era in realtà.

Leotichide
Durante la battaglia navale di Micale Leotichide si rese conto che Ateniesi e Ionii avevano paura dei Persiani. Li rincuorò diffondendo la falsa notizia di una vittoria greca a Platea e più tardi la notizia si rivelò vera.

Cimone
Dopo la vittoria all'Eurimedonte, Cimone sbarcò a Cipro con alcune navi catturate e con i soldati vestiti da Persiani. Sfruttando la sorpresa dei Ciprioti li vinse facilmente.
Avendo fatto molti prigionieri, Cimone doveva dividerli con gli alleati. Tenne per gli Ateniesi i prigionieri nudi dando agli alleati i loro indumenti, monili e gioielli. Fu schernito per questo ma quando i parenti dei prigionieri pagarono i riscatti gli Ateniesi lodarono la sua astuzia.

Mironide
L'ateniese Mironide, schierato l'esercito contro i Tebani, creò competizione fra le sue ali sinistra e destra per aumentare il vigore dei soldati.
In seguito ordinò ai suoi uomini di lasciarsi inseguire dai Tebani fino a un luogo favorevole per combattere dove infatti vinse la battaglia.

Pericle
Quando gli Spartani devastavano il contado degli Ateniesi, Pericle mandò le navi alla costa spartana per saccheggiarla dando maggior danno che non ricevevano.
Pericle aveva molti possedimenti e Archidamo, suo amico da molto tempo e più volte suo ospite, quando cominciò a saccheggiare il territorio degli Ateniesi ebbe riguardo per i beni di Pericle. Per evitare che i concittadini sospettassero di lui, Pericle donò tutte le sue terre alla Repubblica.

Cleone
Durante l'assedio di Sesto (479 - 478 a.C.) un ateniese di nome Teodoro aveva stabilito una relazione con una donna di Sesto che ogni notte raggiungeva spostando una pietra che chiudeva un condotto delle acque che attraversava le mura. Una volta Teodoro raccontò dei suoi incontri con la donna all'amico Cleone. La prima notte senza luna, Cleone spostò la pietra ed utilizzò il condotto per fare entrare in città alcuni soldati che uccisero le sentinelle ed aprirono le porte al resto dell'esercito, in questo modo Sesto venne conquistata.

Brasida
Anfipoli era sotto assedio da parte degli Spartani di Brasida, gli abitanti avevano raccolto davanti alla città cataste di pietre da usare contro gli assedianti e le avevano recintate con un muro a secco. Brasida, nonostante le proteste dei suoi soldati stanchi di attendere, aspettò che il muro dei difensori fosse finito e poi attaccò in modo da avere le spalle coperte proprio da quel muro costruito dai nemici.
Gli Anfipolitani fecero lega con gli Spartani.
Navigando verso Sicione con una piccola imbarcazione, Brasida ordinò che una galera procedesse davanti a lui per difenderlo in caso di attacco nemico.
Erano i nemici alla coda degli Spartani e Brasida, vedendo che stavano per attaccarlo, ordinò di raccogliere legna e bruciarla in un passaggio stretto, in modo che le fiamme impedissero ai nemici di avanzare.

Nicia
Navigando di notte, Nicia sbarcò i soldati ateniesi armati preso Corinto e altrove un'imboscata di mille soldati. All'alba seguente navigò di nuovo verso Corinto e quando gli abitanti accorsero per impedirgli di approdare furono fatti a pezzi dai soldati dell'imboscata.
Mentre gli Ateniesi si accampavano presso il Monte Olimpio, Nicia fece spargere nella pianura circostante molti triboli (armi con punte metalliche per ostacolare i cavalli). Il giorno successivo Ecfanto, comandante siracusano della cavalleria, tentò un assalto ma i cavalli rimasero bloccati e la fanteria di Nicia, avendo opportunamente protetto i piedi, fece una strage.
Rimasto con pochi soldati intorno alle mura di Siracusa, Nicia fece incendiare una grande catasta di legno e le fiamme allontanarono i nemici per il tempo necessario all'esercito per soccorrerlo.
Perseguitato da Gilippo, Nicia gli mandò un araldo a proporgli un accordo. Gilippo prestò ascolto all'araldo e mandò con lui chi doveva sottoscrivere l'accordo, nel frattempo Nicia occupò un luogo più sicuro dal quale attaccare Gilippo.

Alcibiade
Per appurare chi veramente gli fosse amico, Alcibiade chiuse un'immagine d'uomo in un luogo oscuro quindi introdusse uno alla volta i suoi amici facendo loro credere che si trattasse di un uomo ucciso da lui e pregandoli di mantenere sempre il segreto. Tutti rifiutarono di essere partecipi di questo delitto ad eccezione di Callia figlio di Ipponico che accettò di portare via l'immagine. Allora Alcibiade spiegò che si trattava di una prova e in seguito tenne sempre Callia come amico fedele.
Giunto di notte nelle contrade dei nemici, Alcibiade fece sbarcare tutti i soldati, all'alba bruciò le sue tende e navigò altrove. Coloro che erano in città, vedendo la partenza di Alcibiade, furono incoraggiati a uscire e spingersi nel territorio, fu così che caddero nell'imboscata dei soldati rimasti a terra e li catturarono facendo un ricco bottino. Ritornò dunque Alcibiade e fece imbarcare i soldati con i loro prigionieri. Per garantire l'attenzione delle sentinelle delle sentinelle della città, del Pireo ed altre verso il Mare Siciliano, Alcibiade stabilì che come vedessero una fiamma sulla torre ciascuno dovesse rispondere accendendo una luce a sua volta, pena l'essere castigato come chi abbandona il luogo dell'ordinanza militare.
Navigando Alcibiade in Sicilia, giunto a Corfù divise l'esercito in tre parti per facilitare il rifornimento di viveri. Poiché i Catanesi non volevano far entrare in città i suoi soldati, Alcibiade chiese di poter entrare da solo per consigliarsi con loro. Quando tutti in città accorsero per assistere alla discussione, i soldati, come era stato loro ordinato, ruppero le porte e presero la città.
Alcibiade aveva in Catania un amico fidato, lo mandò a Siracusa a dire che gli Ateniesi avevano abbandonato i loro alloggiamenti e i Catanesi restavano disarmati e chiusi in città. Occupando gli alloggiamenti degli Ateniesi, i Siracusani avrebbero potuto opprimerli facilmente. I comandanti di Siracusa ordinarono che tutti uscissero verso Catania e si accampassero presso il fiume Simotoe. Alcibiade navigò fino a Siracusa dove, senza incontrare ostacoli, rovinò la fortezza.
Alcibiade, partito da Siracusa per andare sotto giudizio per la vicenda delle statue e dei misteri di Ermes, riuscì a passare su una nave diretta a Sparta. Qui giunto, persuase gli Spartani ad andare in aiuto ai Siracusani e a fortificare Decelia (in realtà Decelia fu fortificata dagli Ateniesi). Dopo questi fatti Alcibiade fu richiamato dall'esilio.
Apprestando l'esercito contro i Siracusani su un terreno molto arido, Alcibiade si avvide che il vento soffiava alle sue spalle verso i nemici. Fece accendere un grande fuoco in modo che il fumo accecasse ed ostacolasse i nemici.
Inseguito da Tiribazo, Alcibiade notò che se si fermava il nemico non lo aggrediva ma se riprendeva a muoversi quello riprendeva a seguirlo. Alcibiade si fermò di notte, accese un grande fuoco di legna e lo lasciò ardere riprendendo a fuggire. Vedendo il fuoco gli inseguitori credettero che i Greci si fossero fermati ma quando si avvidero dell'inganno trovarono la strada impedita dal fuoco e rinunciarono all'inseguimento.
Per impedire la fuga agli Spartani, Alcibiade mandò a Cizico Teramene e Trasibulo con una grande armata, quindi mosse con poche navi ad attaccare battaglia. Mindaro gli uscì incontro con maggior numero di navi ed Alcibiade finse di fuggire per attirare il nemico. Quando furono vicini a Teramene e Trasibulo, Alcibiade dando il segnale si volse di nuovo contro gli Spartani. Mindaro cercò di andare verso la città ma Teramene lo respinse, cercò di approdare in altri punti della costa ma fu impedito dalle genti di Farnabazo. Alcibiade dandogli la caccia affondò le navi che combattevano in alto mare e bloccò quelle che andavano verso terra con certi uncini a forma di mani. Alla fine Mindaro morì ed Alcibiade ne ebbe grandissima gloria.