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Gaio Giulio Cesare

LA GUERRA GALLICA


Libro Primo

1) La Gallia è divisa in tre parti abitate una dai Belgi, la seconda dagli Aquitani e la terza dai Celti chiamati Galli dai Romani, tre popoli in tutto diversi.
I Belgi sono i più forti e i più lontani dalla cultura e dalla civiltà romane. Sono perennemente in guerra con i Germani d'oltre Reno.
Il paese dei Galli ha per confini il Rodano, la Garonna, l'Oceano e il territorio dei Belgi, dei Sequani e degli Elvezi. L'Aquitania si estende tra la Garonna e i Pirenei.
2) Gli Elvezi vivevano in un territorio angusto circondato dai fiumi Reno e Rodano e dai monti del Giura e desideravano estendere il loro paese. Un nobile di nome Orgetorige, durante il consolato di Marco Messala e Marco Pisone (61 a.C.), li convinse ad attaccare il paese dei Galli.
3) Decisero di dedicare due anni ai preparativi e di muoversi nel terzo anno. Orgetorige intanto visitò i popoli vicini in cerca di alleanze e concluse accordi giurati con Castico principe dei Sequani e Dumnorige capo degli Edui inducendoli ad assumere il comando militare della loro gente.
4) Quando gli Elvezi si resero conto che Orgetorige mirava al potere lo imprigionarono ma non fu processato grazie all'intervento di migliaia di persone, suoi clienti o debitori. Mentre il popolo si preparava a scontrarsi con questa fazione Orgetorige morì improvvisamente, forse suicida.
5) Nonostante la morte di Orgetorige gli Elvezi decisero di emigrare, partirono lasciando dietro di loro la devastazione, avevano incendiato città, villaggi e coltivazioni per evitare la tentazione di tornare indietro. Insieme a loro partirono, dopo aver distrutto ogni cosa, i Rauraci, i Tulingi, i Latovici e i Boi.
6) Decisero di evitare la strada tra il Giura e il Rodano troppo impervia e scelsero quella che passava da Ginevra, città degli Allobrogi nella provincia romana. Speravano di far amicizia con gli Allobrogi, in caso contrario sarebbero passati con la forza. Era il 28 marzo dell'anno del consolato di Lucio Pisone e Aulo Gabinio.
7) Quando Cesare venne informato partì da Roma e raggiunse Ginevra a tappe forzate. Appena giunto fece distruggere il ponte di Ginevra e ordinò di concentrare presso di lui tutte le milizie disponibili in Gallia. Intanto prese tempo con gli ambasciatori degli Elvezi che chiedevano l'autorizzazione per attraversare pacificamente la provincia.
8) Nell'attesa fece costruire un muro lungo diciannove miglia e alto sedici piedi dal Lago Lemano al Giura. Quanto tornarono gli ambasciatori negò il transito e li diffidò dal tentare di passare con la forza. Gli Elvezi fecero alcuni tentativi superando il Rodano con barconi e zattere ma furono più volte respinti dalle difese romane e desistettero.
9) Ripresero in considerazione la strada che attraversava le terre dei Sequani ma presentava passaggi molto stretti che pochi uomini avrebbero potuto facilmente difendere, era quindi necessario il consenso dei Sequani e lo chiesero a Dumnorige, un personaggio molto influente tra i Sequani e imparentato con gli Elvezi in quanto genero di Orgetorige.
10) Quando Cesare venne informato sui piani degli Elvezi e sulla loro intenzione di stabilirsi in un territorio confinante con la provincia romana, considerò potenzialmente pericolosa questa vicinanza con un popolo bellicoso come gli Elvezi. Affidò la linea difensiva a Tito Labieno e muovendosi molto celermente andò in Italia e tornò con cinque legioni in Gallia attraverso le Alpi respingendo Ceutroni, Graioceli e Caturigi che tentavano di ostacolare il passaggio. Dopo sei giorni superò le terre degli Allobrogi e arrivò oltre il Rodano.
11) Attraversato il paese dei Sequani, gli Elvezi devastarono i campi e le città degli Edui, degli Ambarri e degli Allobrogi che mandarono ambasciatori a chiedere aiuto a Cesare. Si trattava di popoli amici e Cesare decise di aiutarli.
12) Gli Elvezi stavano attraversando il fiume Saona con barche e zattere. Cesare sorprese di notte quelli che non erano ancora passati oltre il fiume e ne uccise molti. Appartenevano alla tribù dei Tigurini, quelli che in passato avevano sconfitto e ucciso il console Lucio Cassio e con lui Lucio Pisone, antenato del suocero di Cesare.
13) Cesare fece costruire un ponte sulla Saona e in un solo giorno si portò vicino al grosso degli Elvezi che per superare il fiume avevano impiegato venti giorni. Andò ad incontrarlo Divicone che era stato il comandante che aveva sconfitto Cassio e gli propose di concordare pacificamente dove la sua gente si sarebbe stabilita, ma se i Romani non volevano la pace - disse - gli Elvezi erano pronti ad ottenere una nuova vittoria.
14) Per nulla impressionato dalle minacce di Divicone, Cesare le ricambiò e pose come condizioni per la pace il rimborso dei danni subiti dagli Edui, dagli Allobrogi e dai loro alleati e la consegna di ostaggi. Divicone rifiutò.
15) L'indomani gli Elvezi partirono seguiti dai Romani. La cavalleria di Cesare che avrebbe dovuto accertare la destinazione degli Elvezi si spinse troppo avanti e si scontrò con la retroguardia nemica in posizione sfavorevole, subendo alcune perdite. Incoraggiati, gli Elvezi tentarono di provocare altri scontri ma i Romani non raccolsero le provocazioni e per quindici giorni continuarono a seguirli impedendo loro di rifornirsi e di danneggiare i territori attraversati.
16) Gli Edui, nel chiedere l'aiuto dei Romani, si erano impegnati a rifornire le legioni di frumento ma Cesare si rese conto che non stavano rispettando la promessa e convocò i loro capi che marciavano con lui per protestare seccamente.
17) Un capo eduo di nome Lisco, vistosi alle strette, confermò che i rifornimenti venivano boicottati dalla fazione antiromana del suo popolo.
18) Più tardi Lisco, in privato, spiegò a Cesare che il personaggio responsabile della situazione era Dumnorige, che era molto ricco e influente e mirava a diventare re. Odiava Cesare perché il suo arrivo rischiava di mandare a monte i suoi piani e cercava in tutti i modi di nuocere ai Romani, fra l'altro comandava la cavalleria che gli Edui avevano mandato di rinforzo ai Romani ed era stato proprio lui a provocare la sconfitta di qualche giorno prima.
19) Le responsabilità di Dumnorige erano evidenti e Cesare aveva di che farlo condannare ma esitava perché aveva nel suo staff Diviziaco, fratello di Dumnorige. Prima di agire volle parlare in privato con Diviziaco.
20) Commosso, Diviziaco riconobbe tutte le responsabilità del fratello e ammise di esserne sempre stato a conoscenza, quindi pregò Cesare di essere clemente. Cesare si limitò a chiamare Dumnorige, contestargli apertamente le sue azioni davanti al fratello e perdonarlo esortandolo a comportarsi bene in futuro. Poi dispose che venisse sorvegliato.
21) Quella sera gli Elvezi si fermarono ai piedi di un monte e Cesare, mandato Tito Labieno con due legioni sulla sommità di quel monte, durante la notte si mise in marcia nella stessa direzione.
22) All'alba Publio Considio che precedeva i Romani al comando degli esploratori, tornò rapidamente indietro e disse che Labieno era stato circondato, informazione che più tardi si rivelò errata perché gli Elvezi avevano ripreso la marcia.
23) Il giorno seguente i Romani cambiarono direzione per rifornirsi di frumento a Bibracte, città degli Edui. Gli Elvezi ne furono informati e credendo che Cesare avesse abbandonato l'impresa invertirono la marcia per seguire i Romani e molestare la loro retroguardia.
24) Cesare impegnò il nemico con la cavalleria mentre schierava le truppe sul colle più vicino.
25) Scagliando i giavellotti dall'alto i Romani ruppero facilmente le schiere nemiche, quindi caricarono con le spade in pugno, stavano per vincere ma sopraggiunsero da destra altri nemici.
26) Lo scontro proseguì fino a notte inoltrata, nessuno potè dire di aver visto il nemico in fuga. Infine gli Elvezi, persi il campo e i bagagli, si ritirarono e marciarono fino al territorio dei Lingoni. Cesare non li seguì lasciando che i suoi riposassero e curassero i feriti, ma tramite messaggeri diffidò i Lingoni dall'aiutare gli Elvezi.
27) Privi di rifornimenti, gli Elvezi offrirono la resa. Cesare chiese la consegna di ostaggi e delle armi. Durante la notte circa seimila Elvezi fuggirono verso il Reno.
28-29) Cesare ordinò agli abitanti di quelle terre di catturarli e consegnarli e trattò da nemici i fuggiaschi ripresi, agli altri Elvezi concesse la pace, li fece rifornire di grano e li rimandò nel loro paese con l'ordine di ricostruire le città che avevano distrutto. Dei trecentosessantottomila partiti, tornarono in patria centodiecimila persone.
30-32) Gli Edui ed altre nazioni dei Galli tennero un'assemblea quindi inviarono ambasciatori a presentare una supplica a Cesare. Diviziaco, capo della delegazione, spiegò che i Galli erano divisi in due fazioni, una faceva riferimento agli Edui, l'altra agli Arverni. Dopo lunghe lotte gli Arverni e i Sequani avevano assoldato quindicimila Germani dando così inizio a un processo di infiltrazione dei popoli della Germania nelle terre molto più fertili della Gallia. I Germani avevano sconfitto gli Edui e avevano preteso molti ostaggi. Il re dei Germani Ariovisto aveva occupato il territorio dei Sequani e si comportava con crudeltà. Se non avessero avuto aiuto da Roma gli Edui, i Sequani e altri Galli sarebbero stati costretti ad emigrare.
33-36) Seriamente preoccupato per la situazione, Cesare mandò a Ariovisto la proposta di un incontro a metà strada ma ebbe una risposta arrogante. Mentre si svolgeva tra Cesare e Ariovisto uno scambio di messaggio via via più minacciosi, giunse la notizia di nuovi massicci arrivi di Germani in Gallia e di nuovi saccheggi. Cesare si mise in marcia verso Ariovisto.
37-42) Durante la marcia Cesare venne a sapere che Ariovisto si era mosso a sua volta, intendeva conquistare Vesanzione, la più importante città dei Sequani. Cesare lo prevenne e raggiunse per primo la città dove stabilì un presidio.
Il modo in cui gli abitanti descrissero i Germani impressionò i soldati ma Cesare seppe stimolare il loro orgoglio e ristabilire la fiducia. Intanto Ariovisto si era avvicinato e i due capi concordarono finalmente di incontrarsi.
43-44) Cesare ribadì che Ariovisto aveva concluso un patto di amicizia con i Romani ricevendo doni e onori ma poiché esisteva un antico legame tra Roma e gli Edui, se i Germani non avessero rispettato i patti li avrebbe considerati nemici. Da parte sua Ariovisto rimase fermo sulle sue posizioni: era entrato in Gallia chiamato dai Galli stessi che poi lo avevano attaccato, li aveva sconfitti quindi ora quel paese gli apparteneva e Cesare non aveva diritto di invaderlo. Aggiunse anche che molti importanti cittadini romani lo avevano contattato promettendogli ricompense per fargli uccidere Cesare.
45-46) Mentre Cesare rispondeva che i Romani avrebbero difeso i loro diritti e le popolazioni amiche, fu informato che la cavalleria di Ariovisto stava molestando l'esercito romano in attesa. Cesare interruppe il colloquio e ordinò di non reagire perché non si potesse dire che i Romani avevano sorpreso i nemici a tradimento.
47) Due giorni dopo Ariovisto chiese un nuovo colloquio e Cesare mandò Gaio Valerio Procillo e Marco Mezio come ambasciatori ma Ariovisto li catturò accusandoli di essere spie.
48) Lo stesso giorno Ariovisto tolse il campo e si fermò più lontano in posizione tale da tagliare i rifornimenti a Cesare. Per più giorni i Romani si schierarono offrendo battaglia ma Ariovisto si limitava a far uscire la cavalleria, la sua risorsa più forte, combattendo soltanto brevi scontri non decisivi.
49) Cesare fece piantare un secondo campo oltre quello nemico per poter ricevere i rifornimenti. Dedicò un terzo dei soldati al lavoro mentre gli altri facevano fronte al nemico.
50) Il giorno seguente Ariovisto attaccò il campo minore e si combattè fino al tramonto. A sera Cesare seppe dai prigionieri che i Germani avrebbero atteso il novilunio per accettare la battaglia campale a causa di una superstizione.
51) Quando Cesare schierò l'esercito e avanzò verso il campo nemico, anche i Germani si sentirono costretti a uscire schierandosi.
52) Cesare assunse personalmente il comando dell'ala destra. I Romani si scagliarono con straordinario impeto contro il nemico affrontandolo subito nel corpo a corpo. L'ala sinistra dei Germani fu volta in fuga ma la destra, più forte, metteva in difficoltà i Romani. Publio Crasso, comandante della cavalleria, mandò aiuti alle truppe in pericolo.
53) Infine tutti i membri fuggirono fino al Reno a cinque miglia dal luogo della battaglia, inseguiti dai Romani. Si salvarono solo quelli che attraversarono il fiume a nuoto o che trovarono imbarcazioni, fra questi Ariovisto. Nella fuga furono uccise anche le due mogli di Ariovisto e una figlia mentre un'altra figlia fu liberata. Furono liberati Gaio Valerio Procillo e Marco Mezio, prigionieri dei Germani.
54) Condotto l'esercito nelle terre dei Sequani per l'inverno, Cesare lasciò il comando a Labieno e partì per la Gallia Cisalpina.

Libro Secondo

1) Cesare fu informato della rivolta contro i Romani che i Belgi stavano preparando.
2) Arruolate due nuove legioni, Cesare le affidò al comando di Quinto Pedio che raggiunse l'esercito e raccolse informazioni venendo a sapere che i Belgi stavano concentrando molte forze in un solo luogo.
3) Cesare giunse all'improvviso al confine con i Belgi dove incontrò Iccio e Anocumborio della tribù dei Remi, che essendo in disaccordo con gli altri Belgi si volevano mettere sotto la protezione dei Romani e offrivano ostaggi, frumento e ogni possibile aiuto.
4) I Remi informarono Cesare sui Belgi: si trattava di discendenti dei Germani che anticamente avevano invaso la regione togliendola ai Galli. Più tardi avevano respinto i Teutoni e i Cimbri. Erano consapevoli di essere forti ed avevano armato un grosso esercito. I più forti per quantità e valore erano i Bellovaci. Confinavano con gli ampi territori dei Suessioni che un tempo erano governati da Diviziaco, uno dei più potenti capi della Gallia. L'attuale re era Galba al quale era stato affidato il comando generale dell'impresa. Insieme a questi popoli avrebbero combattuto anche Atrebati, Ambiani, Morini, Menapi, Caleti, Veliocassi, Viromandui, Aduatuci, Condrusi, Eburoni, Cerosi, Pemani.
5) Cesare accolse le proposte dei Remi quindi parlò con Diviziaco capo degli Edui affidandogli il compito di invadere il territorio dei Bellovaci per dividere le forze nemiche. Pose il campo nelle terre dei Remi oltre il fiume Aisne, in luogo sicuro. Lasciò sull'altra riva Quinto Titunio Sabino con sei coorti.
6) I Belgi attaccarono Bibratte, città dei Remi a otto miglia dal campo di Cesare. I Remi la difesero a stento e mandarono a chiamare i Romani.
7) Gli aiuti che Cesare inviò a Bibratte distolsero gli assedianti che avanzavano verso il campo romano accampandosi a loro volta a breve distanza.
8) Cesare saggiò per alcuni giorni il nemico con delle sortite della cavalleria mentre studiava il terreno, che giudicò favorevole. Fece preparare fortificazioni, fossati e macchine da guerra, quindi schierò l'esercito per la battaglia lasciando le regioni di riserva nel campo.
9) Tra i due eserciti era una palude e poiché nessuno dei due la superò per primo si svolse solo un breve scontro di cavalleria. I Romani tornarono all'accampamento mentre i nemici tentavano un aggiramento per cogliere il campo romano alle spalle e per tagliare i rifornimenti.
10) Cesare attaccò i Belgi mentre stavano guadando il fiume Aisne, i nemici si ritirarono e decisero di tornare ciascuno al proprio territorio con l'impegno che tutti sarebbero accorsi in aiuto del primo che fosse stato attaccato dai Romani.
11) Il mattino seguente i Belgi partirono schierandosi in modo disordinato. Cesare attese finché non fu certo che dietro quella partenza non si celasse un'insidia poi fece inseguire i fuggiaschi dalla cavalleria comandata da Quinto Pedio e Lucio Aurunculeio Cotta e da tre legioni comandate da Tito Labieno che sconfissero la retroguardia dei Belgi mentre quelli che erano più avanti si davano alla fuga.
12) L'indomani Cesare raggiunse e assediò la città dei Suessioni i quali, colpiti dall'organizzazione dei Romani e dalle loro grandi macchine d'assedio, si arresero senza combattere.
13) Cesare accettò la loro resa prendendo ostaggi e disarmandoli. Mosse quindi verso Bratuspanzio città dei Bellovaci e anche questi gli mandarono incontro ambasciatori a offrire la resa.
14) Diviziaco prese le difese dei Ballovaci assicurando che si erano armati contro i Romani solo per i falsi consigli di alcuni capi che ora erano fuggiti e pregò Cesare di mostrarsi clemente.
15) Per onorare Diviziaco e i suoi Edui, Cesare accolse la richiesta, avanzò ancora verso il paese degli Ambiani raccogliendo un'altra resa. Con gli Ambiani confinavano i Nervi che diversamente dagli altri Belgi non avevano intenzione di arrendersi.
16) Dopo tre giorni di marcia, Cesare fu informato che i Nervi lo attendevano oltre il fiume Sambre insieme agli Atravati, ai Viromandui e agli Aduatuci, tutti decisi a combattere.
17) Alcuni Belgi che nei giorni precedenti si erano uniti all'esercito romano, andarono a informare i Nervi sull'ordine di marcia delle legioni dando loro informazioni utili per l'attacco. I Nervi non usavano cavalleria ed erano soliti smussare le cime degli alberi per farli crescere in larghezza rendendo molto difficoltoso procedere nei loro boschi.
18) Fu scelto per l'accampamento un colle i cui fianchi scendevano in modo uniforme verso la Sambre. Oltre il fiume era un colle simile, coperto da vegetazione foltissima nella quale i nemici si tenevano celati, quasi invisibili.
19) Cesare aveva mandato avanti la cavalleria e cambiato lo schieramento delle legioni rispetto a quanto le spie avevano riferito ai Nervi: venivano per prime sei legioni senza bagagli, seguiva il convoglio con tutto l'equipaggiamento e infine due legioni di retroguardia. La cavalleria superò il fiume e attaccò i Nervi mentre le prime sei legioni si occupavano di piantare il campo. I Nervi misero in fuga la cavalleria romana e con straordinaria rapidità superarono il fiume e mossero verso il colle contro le truppe che lavoravano nell'accampamento.
19) Cesare non aveva il tempo di dare gli ordini del caso perché i nemici erano troppo vicini ma i soldati e i legati erano molto esperti e seppero cosa fare anche senza ordini.
20) Cesare corse fra le truppe per esortarle e incoraggiarle, molti non avevano avuto il tempo di indossare l'elmo.
21-22) I Romani si schierarono come l'urgenza permetteva senza una precisa tattica di combattimento. La vegetazione limitava la visuale, quindi ogni legione combatteva per proprio conto senza un comando centrale.
23) La nona e la decima legione all'ala sinistra respinsero gli Atrebati oltre il fiume, dall'altra parte l'undicesima e l'ottava cacciarono i Viromandui dal colle. Tuttavia l'accampamento era scoperto su due lati e Boduognato, capo supremo dei Nervi, lo attaccò con file serrate.
24) I nemici invasero il campo romano mentre il convoglio con le salmerie lo stava raggiungendo. Quelli del convoglio fuggirono creando grande confusione, i cavalieri galli che militavano per Cesare ne furono impressionati e giudicando la situazione disperata abbandonarono la battaglia per tornare alla loro patria.
25) Accorso all'ala destra, Cesare trovò la situazione veramente molto critica, allora avanzò fino alla prima linea e prese a dare ordini chiamando per nome i centurioni. Il suo arrivo incoraggiò i soldati che riuscirono a rallentare l'impeto del nemico.
26) Poiché la settima e la dodicesima legione erano in difficoltà, Cesare ordinò di farle avvicinare a poco a poco addossandole l'una all'altra in modo che non potessero essere attaccate alle spalle. Intanto sopraggiunsero le legioni della retroguardia e la decima mandata da Tito Labieno che aveva occupato l'accampamento dei Nervi.
27) L'arrivo delle nuove forze capovolse la situazione e i Romani ripresero a combattere con grande energia, ma anche i nemici, pur vedendo che non avevano più alcuna speranza di vittoria, diedero prova di straordinario coraggio.
28) Gli anziani dei Nervi, che insieme alle donne e ai bambini erano riuniti in località protette dalle paludi, mandarono messi a Cesare per dichiarare la resa e Cesare per mostrarsi clemente li lasciò liberi nella loro terra.
29) Quando gli Aduatuci seppero della disfatta dei Nervi si concentrarono tutti in quella che fra le loro città aveva migliori difese.
30) Chiusi in questa città deridevano i Romani dalle mura vedendoli costruire una grande torre d'assedio a una certa distanza.
31) Ma quando videro che la torre si muoveva e si avvicinava alle mura mandarono ambasciatori a Cesare per trattare la pace.
32) Cesare accettò la resa ma non la richiesta di non requisire le armi, in compenso promise di ordinare alle popolazioni circostanti di non recare offesa agli Aduatuci che si erano posti sotto la protezione dei Romani.
33) Gli Aduatuci consegnarono un'enorme quantità di armi ma ne nascosero una parte e durante la notte tentarono una sortita combattendo con il coraggio della disperazione. Furono sopraffatti e al mattino Cesare fece vendere all'incanto tutta la città in un solo lotto.
34) Intanto Publio Crasso aveva sottomesso gli Osismi, gli Esuvi, gli Aulerci e altre popolazioni che abitavano lungo le coste dell'Oceano.
35) Tutta la Gallia era sottomessa e le genti che abitavano oltre il Reno offrivano ostaggi e ubbidienza. Cesare condusse le legioni a svernare in luoghi opportuni e ripartì per l'Italia . A Roma il senato decretò quindici giorni di festa per le vittorie di Cesare.

Libro Terzo

1) Servio Galba, come da ordini di Cesare, con la dodicesima legione sconfisse i Nantuati, i Veragri e i Geduni che abitavano le regioni alpine con l'obiettivo di rendere sicuri i valichi per i mercanti. Fatta la pace insediò due corti nel territorio dei Nantuati come presidi.
2) Galba fu informato che Seduni e Veragri si erano appostati sui monti circostanti e si preparavano ad attaccare la sua legione.
3) Il pericolo era grande e non era possibile ricevere aiuti perché i nemici chiudevano tutte le strade, tuttavia il consiglio di guerra di Galba decise di tenersi sulla difensiva nell'accampamento.
4) Poco dopo i nemici attaccarono, I Romani resistettero eroicamente ma gli attaccanti avevano il vantaggio di poter continuamente sostituire i combattenti stanchi o feriti mentre i Romani erano costretti a rimanere in campo in ogni caso.
5) Dopo sei ore di combattimento il centurione Publio Sesto Baculo e il tribuno Gaio Voluseno, concordarono con Galva di tentare una sortita come unica possibilità di salvezza.
6) Lanciandosi improvvisamente fuori dall'accampamento i soldati disorientarono i nemici e con grande rapidità uccisero un terzo dei trentamila attaccanti, gli altri fuggirono e i Romani li inseguirono fin oltre i monti prima di tornare nel campo. L'indomani Galba, per non rischiare altri imprevisti, si affrettò a partire e portò la legione a svernare nella terra degli Allobrogi.
7-8) Ritenendo che la Gallia fosse ormai pacificata, Cesare aveva intenzione di passare nell'Illirico ma scoppiò improvvisamente un'altra guerra. Publio Crasso svernava con la settima legione presso l'Oceano e trovandosi a corto di viveri mandò alcuni uomini a procurare rifornimenti nelle città vicine. Fra le genti della regione erano i Veneti che trattennero i delegati Romani per scambiarli con gli ostaggi che erano presso Crasso e spinsero le genti vicine a fare altrettanto.
9) Quando Cesare ne fu informato ordinò di preparare navi da guerra e arruolare marinai per combattere contro i Veneti che erano molto forti sul mare. Da parte loro anche i Veneti e gli altri Galli fecero preparativi mentre Cesare, che si trovava lontano, accorreva presso il suo esercito. Certi della loro superiorità sul mare, i Veneti concentrarono nei porti tutte le loro navi. Erano alleati dei Veneti gli Osismi, i Lenovi, i Namneti, gli Ambiliati, i Morini, i Diablinti, i Menapi oltre ad aiuti fatti venire dalla Britannia.
10-11) Deciso ad agire prima che altri Galli si unissero alla lega, Cesare divise le sue forze su un più ampio territorio affidando parti de suo esercito a Tito Labieno, Publio Crasso, Quinto Titinio Sabino e mandandoli in luoghi adatti a prevenire l'arrivo di altri nemici. Al giovane Decimo Bruto affidò il comando della flotta con l'ordine di raggiungere la terra dei Veneti mentre egli si muoveva nella stessa direzione con il restante delle forze terrestri.
12-13) Le città dei Veneti erano tutte sulla costa, costruite sui promontori che due volte nell'arco di dodici ore venivano isolati dalla marea e le navi romane non potevano raggiungerli a causa dei fondali troppo bassi. Le navi dei Veneti erano realizzate appositamente per quell'ambiente: avevano le carene piatte, erano robustissime ed avevano sponde molto alte e vele di cuoio per affrontare il mare anche in cattive condizioni meteorologiche.
14) I Romani avevano preparato delle falci molto taglienti applicate all'estremità di lunghe pertiche con cui afferrare e tagliare le funi che legavano le vele agli alberi.
15) Quando la flotta romana affrontò quella dei Veneti furono queste armi a decidere la battaglia. Private delle vele, infatti, le navi nemiche non avevano più possibilità di manovra e furono costrette alla fuga ma i Romani le raggiunsero facilmente e le catturarono.
16) Con questa battaglia ebbe fine la guerra contro le popolazioni costiere. I Veneti, che avevano fatto della flotta la base della loro forza, una volta privatine si arresero a Cesare che non perdonò loro l'aver trattenuto gli ambasciatori violando un sacro principio. I cittadini più autorevoli furono giustiziati e gli altri venduti come schiavi di guerra.
17) Intanto nelle terre degli Unelli, il capo Viridovice aveva riunito un grosso esercito arruolando anche Aulerci, Eburovici, Lexovi ed altri Galli oltre ad un gran numero di avventurieri e di sbandati. Nella regione era giunto Quinto Titurio Sabino con le truppe che Cesare gli aveva affidato, si accampò di fronte a lui Viridovice e prese a schierare ogni giorno le sue forze ma Sabino non accettava la battaglia fingendosi spaventato.
18) Sabino manò nel campo nemico un falso disertore che informò i Galli sulle difficoltà in cui versavano i Romani, disse che Cesare si trovava in una grave situazione nella terra dei Veneti e che quella notte Sabino sarebbe accorso in suo aiuto con l'esercito. Queste notizie, molto gradite ai Galli, convinsero Viridovice e gli altri capi che fosse il momento più opportuno per attaccare.
19) Sabino, vedendo che i nemici risalivano il pendio per raggiungere l'accampamento romano, fece uscire improvvisamente i suoi che senza difficoltà volsero i Galli in fuga. La cavalleria li inseguì e molti ne uccise.
20) Nello stesso periodo Publio Crasso giunse in Aquitania e dovendo combattere in luoghi dove i Romani avevano già subito due sconfitte si dedicò ad arruolare molti veterani di Rolosa e Narbona e a curare con attenzione rifornimenti e preparativi. I Galli assalirono l'esercito di Crasso nel territorio dei Soziati e furono respinti, fecero quindi avanzare altre truppe impegnando i Romani in un nuovo combattimento.
21) Crasso tentò di conquistare la città dei Soziati. Gli abitanti, dopo vari tentativi di resistenza, si arresero e consegnarono le armi.
22) In un'altra zona, Adiatuano comandante supremo dei Soziati aveva concentrato seicento soldati con i quali tentò un'improvvisa sortita ma fu respinto dentro la città-
23) Crasso continuò ad avanzare in Aquitania mentre i Galli, preoccupati per la sorte dei Soziati, si preparavano a combattere cercando aiuti anche dalla Spagna Citeriore. Crasso comprese che doveva affrontare il combattimento prima che i nemici diventassero troppo numerosi e organizzati.
24) Crasso schierò i soldati ma i nemici, che preferivano assicurarsi la vittoria isolando i Romani e impedendo loro di rifornirsi, non uscirono dall'accampamento.
25) I Romani attaccarono il campo lanciando una grande quantità di dardi per allontanare i difensori. Dei cavalieri fecero il giro del campo e informarono Crasso che la parte posteriore era meno difesa.
26) Una parte dei Romani aggirò il campo e attaccò la parte posteriore mentre i nemici erano concentrati sul lato opposto. Circondati da ogni parte i Galli abbandonarono la battaglia e cercarono la salvezza nella fuga ma la cavalleria romana li inseguì e ne uccise la maggior parte.
27) Dopo questa battaglia molte tribù di Aquitani si arresero a Crasso consegnando spontaneamente ostaggi.
28) Nello stesso periodo Cesare attaccò i Morini e i Menapi, i soli che ancora resistevano. Diversamente dagli altri Galli, questi cercarono rifugio nei grandi boschi del loro territorio e mentre i Romani erano intenti a fortificare il loro campo, tentarono un attacco improvviso ma furono respinti.
29) Cesare ordinò di abbattere la foresta e il lavoro procedeva molto rapidamente ma il maltempo lo costrinse a ritirare l'esercito e sistemarlo negli accampamenti invernali.

Libro Quarto

1) Durante l'inverno (55 a.C.) Usipeti e Tenteri, popolazioni germaniche, oltrepassarono il Reno sotto la pressione degli Svevi. Gli Svevi sono la più grande delle popolazioni germaniche ogni anno a turno centomila svevi attaccano i paesi vicini mentre gli altri si occupano della terra e del bestiame. Fisicamente sono grandi e molto forti, vestono di pelli e si lavano nei fiumi .
2) Vendono ai mercanti i loro bottini di guerra ma importano molto poco. Combattono con i loro cavalli piccoli e brutti ma addestrati alla fatica, considerano vergognoso l'uso della sella. Credono che il vino indebolisca e non lo importano.
3) Vogliono che le terre confinanti siano il più possibile disabitate per dimostrare la loro potenza, soltanto gli Ubii hanno resistito ma sono obbligati a versare un tributo.
4) Anche Usipeti e Tenteri erano stati scacciati dagli Svevi e dopo aver vagato in cerca di una nuova sede in Germania erano arrivati al Reno. Per superare il fiume dovettero sopraffare i Menapi che abitavano su entrambe le sponde.
5) Cesare diffidava dei Galli che avevano l'abitudine di prendere decisioni anche importanti su racconti poco affidabili dei mercanti o dei viandanti.
6) Conoscendo queste abitudini Cesare si affrettò a raggiungere il suo esercito e venne a sapere che i Germani erano stati invitati in Gallia ed erano arrivati nelle terre degli Eburoni e dei Condrusi. Cesare convocò i capi della Gallia per richiedere rinforzi e dichiarò di voler fare la guerra ai Germani.
7) Quando giunse a pochi giorni di cammino dalle terre già invase dai Germani, questi inviarono ambasciatori a Cesare per dichiarare di non aver intenzione di combattere contro i Romani ma, se attaccati, si sarebbero validamente difesi. Proponevano amicizia e chiedevano che venissero loro assegnati dei territori in cui abitare perché gli Svevi li avevano cacciati dal loro paese.
8) Cesare rispose che non avrebbe accettato l'amicizia dei Germani finché questi non fossero usciti dalle Gallie. Propose ai Germani di condividere le terre degli Ubii i cui ambasciatori erano presso di lui e si lamentavano delle violenze degli Svevi.
9) Gli ambasciatori chiesero a Cesare di non avanzare mentre loro andavano a riferire le sue proposte, ma Cesare rifiutò perché sapeva che la cavalleria dei Germani stava compiendo razzie oltre la Mosa.
10) La Mosa nasce dai Monti Vosgi nel territorio dei Lingoni, riceve un ramo del Reno, forma l'isola dei Batavi e confluisce nel Reno a 80 miglia dall'Oceano,
Il Reno nasce dalle Alpi nel territorio dei Leponzi, attraversa le terre dei Mantuati, degli Elvezi, dei Sequani, dei Mediomatrici, dei Triboci, dei Treveri. La prossimità dell'Oceano forma molti rami, quindi si versa nell'Oceano per mille foci.
11) Ambasciatori nemici proposero trattative di pace ma Cesare credette che fosse solo un diversivo per guadagnare tempo, comunque concesse di incontrare l'indomani il maggior numero di Germani per discutere le loro proposte.
12) Violando la tregua appena concordata, i cavalieri nemici attaccaromo improvvisamente e, pur essendo in svantaggio numerico, scompigliarono le file dei cavalieri romani. Perirono sessantaquattro Romani tra cui Pisone Aquitano, uomo nobilmente discendente da un re del suo paese, amico del Senato. Questi morì insieme al fratello mentre tentavano di difendersi reciprocamente.
13) Il mattino seguente tutti i Germani nobili e tutti quelli anziani si presentarono al campo di Cesare, si scusarono per l'attacco a tradimento del giorno prima e chiesero un prolungamento della tregua. Cesare comandò di trattenerli e guidò fuori dal campo tutte le sue milizie.
14) Percorse velocemente otto miglia, Cesare arrivò al campo nemico dove incontrò scarsa resistenza per l'assenza degli uomini più validi. Questi erano nel campo, comprese donne e bambini, tentarono la fuga inseguiti dai soldati di Cesare.
15) Molti Germani arrivarono alla confluenza della Mosa nel Reno e si gettarono nel fiume ma morirono sopraffatti dalla stanchezza e dalla forza delle acque. Senza aver subito perdite i Romani tornarono al loro campo e Cesare mise in libertà quelli che aveva trattenuto.
16) Conclusa la guerra contro i Germani in Gallia, Cesare decise di superare il Reno anche per rispondere alla richiesta di aiuto degli Uboi, unici Germani amici dei Romani, che erano oppressi dagli Svevi. 17) Cesare non volle attraversare il fiume con le barche che gli Uboi gli avevano offerto, ma preferì costruire un ponte, opera tutt'altro che semplice a causa delle dimensioni del fiume e dalla velocità della corrente, ma resa possibile dalla grande esperienza dei Romani in questo genere di costruzioni. Cesare descrive brevemente il progetto e gli accorgimenti tecnici necessari.
18) Il ponte fu completato in dieci giorni di lavoro e l'esercito passò il Reno e si diresse verso il paese dei Sigambri. Procedendo Cesare accolse le proposte di amicizia di diverse città ma richiedendo degli ostaggi.
I Sigambri, mentre si costruiva il ponte, erano fuggiti portando con se tuttti i loro averi e si erano rifugiati in regioni disabitate coperte dalle foreste. 19) Cesare si trattenne pochi giorni nel territorio dei Sigambri per devastare villaggi e case isolate, quindi raggiunse gli Ubii. Da questi venne a spere che gli Svevi avevano tenuto consiglio con gli altri popoli per porre al riparo i civili e formare un unico esercito contro i Romani. Dopo diciotto giorni Cesare, ritenendo di aver fatto abbastanza per la propria gloria e per l'interesse di Roma, ritornò in Gallia e distrusse il ponte.
20) Cesare decise di passare in Britannia prima dell'inverno. Non avrebbe avuto il tempo per una guerra ma voleva intanto conoscere la geografia dell'isola e l'indole degli abitanti.
21) Mentre Gaio Voluseno, incaricato di andare in avanguardia compiva le sue osservazioni, Cesare portò le truppe nel territorio dei Morini nel punto in cui la traversata sarebbe stata più facile. Poiché i mercanti avevano informato i Britanni sui piani dei Romani, molti di loro inviarono ambasciatori a Cesare a promettere ubbidienza. Cesare li accolse benevolmente e li rimandò in patria accompagnati da Commio re degli Atrebati. Gaio Voluseno ritornò dopo cinque giorni e riferì a Cesare quanto aveva osservato.
22) Ambasciatori dei Morini presentarono a Cesare le loro scuse per essere stati ostili in precedenza e offrirono amicizia e collaborazione. Cesare accettò ma chiese anche numerosi ostaggi. Dopo aver procurato e radunato circa ottanta navi, Cesare affidò incarichi ai suoi legati Quinto Titurio Sabino e Lucio Aurunculeio Cotta, istituì un presidio agli ordini di Publio Sulpicio Rufo e completò i suoi preparativi.
23) Cesare salpò verso mezzanotte arrivando verso le dieci del mattino ad avvistare la costa britannica constatando che su tutti i colli vicini erano schierate le truppe dei nemici in armi. Cesare rimase ancorato fino alle tre pomeridian e aspettando che arrivassero tutte le navi, intanto radunò tutti i suoi legati e comunicò loro le informazioni avute da Voluseno e i suoi propositi. Infine diede il segnale e avanzò fin a un tratto in cui il lido era aperto e piano.
24) I barbari giunsero in massa alla spiaggia per impedire lo sbarco dei Romani e questi, ignari della natura del terreno, appesantiti dalle armi e dovendo sbarcare a una certa distanza dalla riva, si trovarono in gravi difficoltà.
25) Cesare fece manovrare a remi le navi da guerra portandole fino al fianco destro dei nemici e facendoli attaccare con le armi da lancio: fionde, dardi, baliste. I Barbari, colpiti dall'aspetto delle navi da guerra a loro sconosciute, si fermarono e poi ripiegarono alquanto. L'alfiere della decima legione saltò dalla nave e avanzò verso il nemico esortando tutti a fare altrettanto.
26) Si combattè con accanimento. I Romani erano svantaggiati perchè scendendo dalle navi senza poter seguire le bandiere si trovarono molto in disordine e i nemici ne approfittarono per attaccare in molti piccoli gruppi di Romani, ma quando questi riuscirono a raggiungere finalmente la spiaggia recuperarono in breve uno schieramento corretto e senza difficolà misero i barbari in fuga.
27) Ritiratisi, i barbari mandarono ambasciatori a chiedere la pace. Tra loro era anche Commio Atrabate che, sbarcato in Britannia, era stato imprigionato e liberato dopo la battaglia.
Gli ambasciatori indicavano nell'ignoranza la causa del comportamento ostile della loro gente e offrirono numerosi ostaggi a garanzia delle loro buone intenzioni.
28) Le navi che portavano la cavalleria romana erano salpate da un porto più lontano ed arrivarono dopo quattro giorni in vista del campo di Cesare ma un'improvvisa tempesta le risospinse indietro e, costrette a riprendere il largo, finirono per raggiungere il continente.
29) La marea salì la prima notte di luna piena più di quando i Romani potevano aspettarsi e danneggiò gravemente le navi ancorate. Molte furono private degli ormeggi e rese inutilizzabili con grande angoscia dei Romani che si trovarono privi di mezzi per tornare in Gallia e senza provviste di grano perché avevano creduto di fermarsi pochissimo in Britannia.
30) I capi della Britannia notarono le difficoltà dei Romani, si unirono in lega e decisero di riprendere la guerra. 31) Cesare, che aveva previsto la loro ostilità, ordinò ai suoi soldati di riparare le navi meno danneggiate prelevando materiali da quelle inutilizzabili.
32) Un giorno i Britanni tesero un'imboscata ai soldati romani usciti dal campo per raccogliere frumento e li circondarono con la cavalleria e con i carri.
33) I Britanni combattevano con i carri portando grande scompiglio tra i nemici, si insinuareono tra le formazioni di cavalleria, saltarono dai carri i combatterono a piedi. Intanto i guidatori disponevano i carri in modo di poter intervenire velocemente se necessario. Avevano grande esperienza e riuscivano a manovrare molto rapidamente.
34) Cesare intervenne per salvare i suoi soldati circondati ma evitò la battaglia e di limitò a riportare la legione nel campo. I Britanni si allontanarono e i Romani ripresero il lavoro. Per diversi giorni una serie di uragani impedì qualsiasi combattimento. Intanto i Britanni si riorganizzarono e riunirono molti fanti e cavalieri con i quali mossero contro l'accampamento romano.
35) Cesare sapeva che i nemici erano molto veloci e spesso si mettevano in salvo con la fuga, per questo preparò trenta cavalieri e attaccò con le legioni i Britanni. Quando questi non sostennero l'impatto delle legioni si diedero alla fuga, i cavalieri li inseguirono e ne fecero strage.

Libro Quinto

1) Consoli Lucio Domizio e Appio Claudio (54 a.C.)
Prima di partire per l'Italia come faceva ogni anno, Cesare lasciò disposizioni per la manutenzione delle navi esistenti e la costruzione di nuove.
Progettò egli stesso le nuove navi facendole più basse e più larghe del solito, a vela e a remi. Pertì quindi per l'Illirico, zona in cui erano in corso insursioni dei Pirusti. Quando seppero dell'arrivo di Cesare, i Pirusti mandarono ambasciatori a chiedere la pace. Cesare chiese ostaggi e scelse giudici tra la gente del posto per valutare i danni e fissare le somme dei risarcimenti.
2) Tornato in Gallia, Cesare vide che i suoi soldati avevano quasi completato la costruzione di seicento navi come quelle progettate da Cesare. 3) Il territorio dei Treveri arrivava fino al Reno, militarmente erano i più potenti della Gallia. Due uomini gareggiavano per la supremazia: Indutiomaro e Cingetorige. Quest'ultimo si presentò a Cesare per fare atto di sottomissione e rivelò apertamente i piani dei Treveri.
Invece Indutiomaro si preparò per la guerra radunando fonti e cavalieri portando gli inabili alla guerra in luoghi sicuri nelle Ardenne. Quando tuttavia si rese conto che molti dei suoi lo abbandonavano e andavano a mettersi a disposizione dei Romani, Indutiomaro scrisse a Cesare della sua disponibilità a fare altrettanto.
4) Cesare, in procinto di partire per la Britannia, convocò Indutiomaro con duecento ostaggi. Cesare lo accolse benevolmente, quindi riconciliò tutti i principi dei Treveri con Cingetorige ma così facendo provocò la gelosia di Indutiomaro. 5) Giunto a Porto Izio con le legioni, Cesare venne a sapere che un gruppo di quaranta navi non aveva potuto completare il viaggio a causa di una tempesta ed era totnato indietro. Tutte le altre navi erano pronte. Giunsero cavalieri da tutta la Gallia e i principi di tutti i popoli. Cesare prese come ostaggi questi ultimi per evitare insurrezioni in sua assenza e lasciò in Gallia solo le persone più fidate.
6) Dumnorige eduo era tra quanti avrebbero seguito Cesare che lo sapeva molto ascoltato dai Galli. Il suo buon rapporto con Cesare gli procurò antipatie presso la sua gente che gli negò il permesso di rimanere in patria e, prima di partire controvoglia, prese a istigare i principi galli insinuando che Cesare volesse portarli in Britannia per poi eliminarli. Tentò di convincerli a reagire e si fece promettere che ogni decisione venisse presa di comune accordo.
Molti riferirono a Cesare queste macchinazioni.
7) Il vento contrario ritardò la partenza dei Romani per venticinque giorni. Quando finalmente Cesare comandò di imbarcarsi, Dunmorige si allontanò con i cavalieri edui diretto in patria. Cesare rimandò la partenza e incaricò la cavalleria di riportare indietro Dumnorige, eventualmente uccidendolo se avesse opposto resistenza. Raggiunto dalla cavalleria romana, Dumnorige rifiutò di tornare, si difese con le armi e venne ucciso come ordinato da Cesare.
8) Cesare lasciò in Gallia Labieno con tre legioni, duemila cavalieri e l'incarico di curare i rifornimenti, di sorvegliare il porto, di raccogliere informazioni su quanto avveniva in Gallia.
Con cinque legioni e duemila cavalieri, Cesare salpò al tramonto ma durante la notte il vento cadde e l'alta marea spinse lontana la flotta. Il giorno successivo le navi raggiunsero a remi la costa della Britannia e non trovarono nemici ad aspettarle. Più tardi Cesare seppe che all'apparire all'orizzonte delle sue oltre ottocento navi, i Britanni spaventati erano fuggiti sulle alture.
9) Una volta sbarcato, Cesare affidò la flotta a Quinto Atrio e marciò di notte per dodici miglia fino ad incontrare le armate dei nemici. Respinti dalla cavalleria, i Britanni si rifugiarono tra le selve e da qui presero a lanciare frecce, ma furono scacciati dai soldati della settima legione serrati e protetti da un tetto di scudi. Non conoscendo i luoghi, Cesare vietò di allontanarsi per seguire i Britanni.
10) Il mattino seguente Cesare mandò tre schiere all'inseguimento dei fuggitivi, quando li avevano quasi raggiunti, attivarono dei cavalieri mandati da Quinto Atrio ad annunciare che una tempesta aveva portato gravi danni alle navi romane.
11) Quando ebbe queste notizie, Cesare richiamò indietro le legioni e la cavalleria, quindi si recò a constatare personalmente i danni alla flotta che erano veramente gravi. Prese la decisione di tirare in secco tutte le navi e di proteggerle con una fortificazione, opera che richiese dieci giorni di lavoro ininterrotto. Una volta che il lavoro fu ben avviato Cesare tornò al fronte e trovò che i Britanni si erano confederati e avevano affidato il comando ad un capo di nome Cassivellauno.