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Guerra degli Otto Santi



Fu detta guerra degli Otto Santi quella combattuta dal 1375 al 1378 tra la Chiesa e Firenze con i suoi alleati.
Il nome si riferisce al consiglio di otto cittadini che furono scelti a Firenze per dirigere le cose della guerra.

Le cause della guerra
All'origine del conflitto furono gli abusi commessi dai legati pontifici, governatori dei possedimenti italiani della Chiesa, mentre la sede del papato si trovava in Avignone ormai da settant'anni. In questo periodo, inoltre, i Fiorentini avevano rifiutato di finanziare la guerra tra il Papato e i Visconti, causando ovviamente attriti con la Santa Sede.
Nel 1371 il cardinale di Bologna Pierre d'Estaing, legato pontificio per l'Italia, aveva occupato Perugia ed iniziato la costruzione di una nuova fortezza. Queste operazioni, ritenevano i Fiorentini, erano le premesse per un tentativo di invasione del loro territorio.
In questa situazione di estrema tensione, nel giugno 1375 la compagnia di Giovanni Acuto, al servizio della Chiesa, entrò in territorio fiorentino. Fu l'occasione per il partito contrario alla Chiesa, che faceva capo alla famiglia Ricci, per prendere il sopravvento sulla scena politica cittadina e dichiarare guerra al Papato.

Le alleanze
Il 24 luglio 1375 fu concluso un trattato di alleanza tra Firenze e Bernabò Visconti. Contemporaneamente i Fiorentini lavorarono per far aderire alla loro causa gli altri comuni toscani. Vi riuscirono con Siena e Arezzo e, alcuni mesi più tardi, con Lucca e Pisa. Aderirono anche molte città suddite della Chiesa, ad eccezione di Ascoli e Foligno.

Gli Otto della Guerra
Furono eletti otto cittadini, due per ogni quartiere, ai quali conferire pieni poteri per la direzione delle azioni di guerra e di polizia:
del quartiere di Santo Spirito: Alessandro de' Bardi, Giovanni Dini,
del quartiere di Santa Croce: Giovanni Magalotti, Andrea Salviati,
del quartiere di Santa Maria Novella: Tommaso Strozzi, Guccio Gucci,
del quartiere di San Giovanni: Matteo Soldi, Giovanni di Mone.
Questo consiglio veniva normalmente definito degli Otto di Guardia e Balia o degli Otto della Guerra ma in quest'occasione gli otto magistrati furono detti "Otto Santi" per sottolineare l'ingiustizia della scomunica che Gregorio XI aveva scagliato su di loro.

Rivolte negli Stati della Chiesa
I Fiorentini adottarono la strategia di sobillare rivolte negli stati della Chiesa sfruttando il malcontento verso i legati pontifici e sostenne queste rivolte con aiuti militari e interventi diplomatici.
Si sollevarono Viterbo e Città di Castello e, come gli Otto avevano previsto, la Chiesa distrasse le truppe che controllavano Perugia. Era l'occasione che i Perugini aspettavano per ribellarsi a loro volta. Il legato Géraud Dupuy non riuscì a resistere benché si rinchiudesse in una fortezza e il 1 gennaio 1376 fuggì da Perugia. Poco dopo si ribellarono Gubbio, Urbino, Todi e altre città dell'Italia centrale soggette alla Chiesa e tutte furono liberate con aiuti fiorentini.
Il 20 marzo 1376 fu cacciato il presidio pontificio di Bologna.
Perugia e Bologna si dichiararono repubbliche. Altre città liberate riconobbero la signoria delle famiglie più importanti come i Montefeltro a Urbino o gli Ordelaffi a Forlì.

Reazione della Chiesa
Il papa, che si trovava ancora in Avignone, chiese aiuti contro le città ribelli all'Imperatore, a Genova e a altri stati.
Si tentarono trattative con la mediazione del doge di Genova e della regina di Napoli, ma fallita la diplomazia, Gregorio XI aprì un processo accusando i Fiorentini di aver usurpato territori della Chiesa maltrattando i prelati e istigando i sudditi alla rivolta. Il 27 maggio 1367 la Compagnia dei Bretoni al soldo della Chiesa mosse da Avignone contro Firenze, la comandava Roberto da Ginevra.
La Compagnia attraversò il Bolognese portando strage e devastazione, Bologna fu assediata ma resistette.

Il papato torna a Roma
Gregorio XI, papa dal 1370, superò le proprie esitazioni anche per effetto delle esortazioni di Santa Caterina da Siena, e il 13 settembre 1376 partì da Avignone per ristabilire a Roma la sede del papato e porre fine alla cosiddetta cattività avignonese iniziata nel 1309.
Il suo viaggio ebbe termine il 17 gennaio 1377, quando Gregorio XI entrò in Roma accolto dalla popolazione in festa.

Le trattative e la pace
Il 26 gennaio 1377 il papa Gregorio XI ricevette a Roma tre ambasciatori fiorentini incaricati di trattare a pace. Il pontefice richiese un ingente indennizzo e l'impegno da parte dei Fiorentini di non intervenire in favore di altre città ribelli al dominio pontificio. I Fiorentini rifiutarono.
Nell'aprile 1377 Giovanni Acuto passò alla lega antipapale con la sua compagnia.
Il 21 agosto 1377 Bologna si arrese e trornò sotto il controllo della Chiesa. Mentre la politica dei Fiorentini verso la Chiesa si faceva più dura, Gregorio XI invitò Bernabò Visconti a fare da mediatore e venne convocato il congresso di Sarzana. Mentre il congresso era ancora in corso, Gregorio XI morì (27 marzo 1378) e i lavori vennero sospesi.
Il nuovo papa Urbano IV ed il nuovo gonfaloniere Salvestro de'Medici ripresero le trattative e raggiunsero la pace che fu firmata a Tivoli il 28 luglio 1378. Il 29 ottobre 1378 fu pubblicata la bolla di assoluzione dei Fiorentini.


Riferimenti letteratura:
  • Alessandro Gherardi - La guerra dei Fiorentini con papa Gregorio XI detta Guerra degli Otto Santi


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