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Erlembardo Cotta
Appartenente a una famiglia di nobiltà feudale milanese, fratello di
Landolfo Cotta
, nel
1063
subentrò al fratello nella guida del movimento dei
Patarini
attivo contro la simonia e il concubinaggio del clero.
A
Roma
nel
1064
visitò papa
Alessandro II
che approvò la sua attività e gli ordinò di affiancarsi al diacono Arialdo.
Nel
1066
ottenne la scomunica per l'arcivescovo di
Milano
Guido da Velate colpevole di simonia. L'arcivescovo suscitò una rivolta costringendo alla fuga Erlembaldo e Arialdo, quest'ultimo venne ucciso ma Erlembardo si salvò e continuò a lottare contro il nuovo arcivescovo Goffredo o Gotofredo. Guido da Velate tentò di ottenere di nuovo la cattedra arcivescovile ma Erlembardo scelse Attone come arcivescovo e Gotofredo dovette rinunciare alla carica (
1072
). Il papa
Gregorio VII
confermò la nomina di Attone.
Nel
1075
, durante le celebrazioni pasquali, Erlembardo rifiutò il crisma consacrato da un vescovo ritenuto simoniaco. Scatenò così l'ira dei suoi avversari che lo uccisero davanti alla cattedrale.
Rimase insepolto per diversi giorni, infine fu inumato dai suoi seguaci senza la presenza di sacerdoti nella chiesa di San Dionigi.
Nel maggio
1095
papa
Urbano II
e l'arcivescovo Arnolfo III fecero traslare i suoi resti in un sepolcro più dignitoso con un'iscrizione in cui Erlemdardo veniva definito
miles Christi
. La cerimonia valse come canonizzazione.
Nel
1528
la salma, insieme a quella di altri santi, fu trasferita in duomo.
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